Farmacia, il Comune vende

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Melissano, il Municipio

Melissano. In vendita parte della farmacia comunale di Melissano. Nel corso dell’ultimo Consiglio comunale molti “vergogna” e un lungo, ironico applauso da parte del pubblico presente in aula hanno fatto da cornice all’approvazione, da parte della maggioranza dei “Democratici per Melissano” della cessione parziale (il 49% del proprio 51% ovvero il 25% dell’intero pacchetto) delle quote della Farmacia comunale Srl detenute dall’ente. Clima rovente e teso e con il rischio ripetuto di sospensione della seduta. Assente il vicesindaco Valeria Marra per “sopraggiunti motivi personali”.

«Serve liquidità – ha motivato il sindaco Roberto Falconieri – per arginare una situazione di cassa provocata da scelte poco responsabili operate nel periodo 2001/2005 (il sindaco era Sergio Macrì ndr.)», snocciolando debiti per quasi due milioni e mezzo di euro. «Di tanto dovrebbero vergognarsi i rappresentanti del Pd e del Pdl – ha aggiunto – occorre liquidità per ripianare scelte non nostre. Noi non abbiamo aggravato la situazione contabile».

L’asta pubblica partirà da 400mila euro e non potrà scendere al di sotto dei 350mila. Ferruccio Caputo di “Progetto Melissano” (il gruppo ha espresso voto contrario) ha bacchettato il primo cittadino «sicuramente corresponsabile della situazione debitoria vista la sua gestione pluridecennale. Nonostante si sia passati da una perdita ad un utile in cosi poco tempo, a nostro modesto parere, l’utile generato potrebbe essere stato molto di più, se la gestione si fosse attenuta alle previsioni di un magazzino pari a € 95mila cosi come previsto nel progetto; invece nel 2009 si chiude il bilancio con rimanenze di magazzino pari a € 169mila, circa € 70mila più di quanto previsto e il 2010 con € 175mila, ulteriori € 10mila in più rispetto alle scorte minime previste. Come contabilmente noto, anche ai profani in materia, aumentando le scorte di magazzino, diminuisce l’utile di bilancio. La scelta di tale strategia, ossia di raddoppiare il magazzino rispetto a quanto preventivato, è stata una scelta concordata dal Consiglio di Amministrazione? Sapendo che aumentando le scorte diminuisce l’utile, per quale motivo si è dato seguito all’attuazione della seguente strategia? La verità è che siamo prossimi al dissesto e il sindaco ha raschiato il fondo del barile. Chiediamo un atto di amore verso Melissano, revocate la delibera».

Matilde Surano (Progetto Melissano) propone di «far rimanere pubblica la farmacia attraverso un’Opa, un’offerta pubblica azionaria in modo che le famiglie melissanesi ne acquistino le quote». In margine alla seduta, il referente locale dell’Idv, Stefano Scarcella chiede a Procura, Prefetto e Corte dei Conti «di scardinare ogni atto degli ultimi sei anni. Mi domando perché fosse assente il vicesindaco che è moglie dell’ex-revisore dei conti».

Roberto Tundo componente del coordinamento regionale del Popolo della Libertà evidenzia come «il dissenso si è fatto rumorosamente sentire dal pubblico presente in sala, che non ha perso occasione per lamentare la svendita dell’unico bene ormai rimasto nella disponibilità del Comune, mentre dai banchi dell’opposizione i consiglieri comunali di Progetto Melissano incalzavano la maggioranza per farla desistere dall’insano progetto». Poi, per Tundo, «il sospetto. Perché se il Comune è pieno di debiti (qualche milione di euro) si vende solo il 25 per cento delle quote?»

Falconieri ha anche esplicitato la corrispondenza tra l’ente e il direttore della farmacia comunale, Emanuele Vergari, in merito al licenziamento di una farmacista assunta a tempo indeterminato, Giorgia Manco, e del mancato rinnovo del contratto a tempo determinato di una seconda. Gloria Galati. Scelta definita dal socio privato e amministratore «obbligata per salvaguardare i margini di redditività» e dovuta alla congiuntura economica negativa.

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