Vaste (Poggiardo) – Dal 26 al 30 agosto nel Casino De Viti di Vaste si svolgerà la prima edizione del Brio Piano Festival per la direzione artistica di Valeria Vetruccio, in collaborazione con il Conservatorio Tito Schipa di Lecce. “Brio”, come si sottolinea nel comunicato stampa, sta per “gioia interiore che nasce da un senso di benessere e di ottimismo”, che la musica può dare anche in periodi, come quello attuale, in cui il termine sembra fuori posto. Il programma è di alto profilo come quello dei musicisti che si esibiranno.

Si inizia domenica 26 agosto alle ore 21, con il maestro Riccardo Risaliti che eseguirà le monumentali Variazioni Goldberg di Bach, con un’introduzione storica del prof. Corrado De Bernart, docente di pianoforte presso il Conservatorio di Lecce; il 28 agosto, sempre alle 21, Valentina Parentera, introdotta dalla prof.ssa Valeria Vetruccio, terrà un recital con musiche di Liszt, Rachmaninov e Debussy; il 29 sarà la volta dei Talenti del Brio Festival, gli studenti in concerto, sempre alle 21; il 30 agosto, giornata di chiusura del festival, alle 11.30 il pianista Emanuele Arciuli terrà una lecture sulla musica contemporanea dedicata ai pianisti del corso: alle 21 Mariagrazia Lioy eseguirà il Concerto in la minore di Schumann, in una versione cameristica accompagnata dal Brio Ensemble (introduzione del prof. Giacomo Fronzi).

Il ruolo dei giovani studenti A parte la qualità dei tre concerti, bisogna sottolineare il ruolo degli studenti che prenderanno parte alla master class tenuta dal Maestro Riccardo Risaliti, pianista e didatta di fama internazionale. Potranno vivere l’esperienza di una full-immersion nella musica in quella che per loro può essere definita una residenza artistica.

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Alla storia dell’arte e a quella dell’evoluzione del territorio e dei suoi abitanti appartiene anche il luogo dove si svolgerà il festival. Il Casino De Viti sin dal Seicento ha seguito le vicende della popolazione e dell’economia salentina. All’inizio era un casino di caccia dove i nobili trascorrevano il loro tempo libero, lontani da occhi indiscreti. Nel Settecento fu aggiunto il salone monumentale antistante, che esibisce sopra il portone d’ingresso il bassorilievo di un puttino alato. Nell’Ottocento divenne un frantoio e nel secolo successivo fabbrica per la lavorazione e la conservazione del tabacco. Anche oggi esistono tracce rilevanti di queste ultime destinazioni.

Sono state fatte ricerche d’archivio sul capostipite della famiglia De Viti: si tratta di Antonio De Viti Anguissola, profugo della Rivoluzione napoletana. Il suo vero nome era Nicola De Viti e aveva scelto il falso nome per sfuggire alla polizia che lo perseguitava in quanto “antiborbonico, libertino e massonico”.

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