«Vado in Svizzera» e Elena sceglie di valicare le Alpi

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Elena Merenda

Alezio. «Due anni fa, di fronte all’ennesimo rischio di non lavorare, ho dato una sbirciatina al di là della frontiera, per sondare il terreno in Svizzera. Lavoravo ormai da quattro anni nelle scuole superiori in Italia, a Luino, al confine con la Svizzera. Mi trovavo bene in quella scuola ma ero pur sempre una “precaria” e quindi, di fronte a una contrazione di cattedre, a una diminuzione delle classi, o a qualche nuovo docente di ruolo, a nulla sarebbe valsa la mia esperienza: avrei rischiato di perdere il lavoro.

Così ho fatto un concorso per insegnare nelle scuole del Canton Ticino»: inizia così il racconto di Elena, Merenda, insegnante di Alezio. è l’altra faccia del precariato, o almeno di quello spettro con cui convivono tante docenti in Italia e nel Salento,  con un altro esito.
«Il concorso è stato abbastanza selettivo: prove scritte e orali e una sorta di colloquio di assunzione. Dopo alcuni mesi – continua la dottoressa Merenda – sono stata convocata direttamente dal Direttore di una scuola media e il giorno dopo ho avuto un colloquio con lui. In quei 20 minuti ho capito che non me ne sarei andata facilmente. In una mezza mattinata non solo avevo il posto di lavoro, ma avevo in mano tutto ciò che negli anni precedenti avevo dovuto prendere passo per passo… Un’aula tutta per te, con tv, armadietto, lavandino, lavagna luminosa, proiettore, chiave di varie porte, chiave della macchinetta del caffè, chiave del parcheggio…».
Buono l’incontro con alunni e colleghi; ottimo quello con i genitori: «Loro qui ti vedono come qualcuno in grado di educare i propri figli, quindi da rispettare a priori; purtroppo in molti casi non è così nella scuola italiana».

La prof, che convive col suo compagno di Tuglie, non è ancora nominata “a tempo indeterminato”, ma il sistema svizzero garantisce comunque il lavoro a chi ha superato il concorso. «Così mi ritrovo a insegnare italiano e latino in una scuola media. Esatto, latino.  E’ un corso opzionale ma rientra nelle materie di insegnamento».

Ma poichè gli “esami non finiscono mai” ecco che proprio quest’anno, dopo tanta attesa, è arrivata la nomina in ruolo in Italia, provincia di Varese. Il dilemma: rifiutare l’indiscussa qualità del sistema svizzero o dire “addio” alla scuola italiana,”per la quale sento comunque di aver dato tanto, in poco tempo” e arrivare a insegnare a Lecce magari tra 15 anni? «È possibile che si debba rinunciare all’idea di una vita con la propria famiglia se si insegue il lavoro che più ci appassiona? Forse sì», ha concluso la prof.

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