Un’altra stagione persa: Xylella ringrazia

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fernando d'aprileSono trascorsi quattro anni da quando si sono avuti i primi sentori che qualcosa non andava per il verso giusto: gli ulivi erano malati, di certo, ma nessuno ancora sapeva se si trattava di malanni ciclici o di qualcos’altro. Poi lo scenario si è faticosamente chiarito, piano piano, con le difficoltà, i sospetti, le incredulità ormai note. Ma a cosa è servito conoscere da tanto tempo i connotati dell’assassino silenzioso e micidiale del nostro antico bosco olivetato? Si pensi alla gente comune e, in particolare, agli agricoltori. Quale campagna d’informazione è stata quantomeno tentata dalle Istituzioni, Regione in prima fila? Quale mobilitazione capillare è stata varata? Quale grado di consapevolezza della minaccia e delle necessarie cose da fare si è raggiunto? Su giornali e tv locali di questi giorni si legge l’ennesima puntata di una pervicace quanto incongrua carenza di comunicazione: “Buone pratiche disertate – Così la Xylella avanza”. Arare, potare e ripulire dalle erbacce entro aprile doveva essere da tanto l’impegno rigoroso e periodico per i coltivatori, per stroncare sul nascere l’insetto- taxi che diffonde il contagio. Invece sporadici erano e sporadici e isolati sono rimasti le note, i comunicati e i richiami a chi doveva fare pulizia. Si è così dato al batterio – che ringrazia – un altro anno di campo libero. Noi chi dobbiamo ringraziare?

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