Un premio internazionale per la pietra a secco pugliese

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La Regione Puglia porta a casa un premio internazionale per l’architettura in pietra a secco, l'”International award architecture in stone”. Il concorso alla tredicesima edizione, organizzato da Veronafiere, ha scelto di assegnare il riconoscimento al territorio pugliese perché, si legge nelle motivazioni, “è quello in cui questa cultura costruttiva ha prodotto la maggiore varietà di tipologie architettoniche e modellato l’intero paesaggio”.

La forma più elementare e più antica, in cui questo tipo di architettura si manifesta, è quella dei caratteristici muretti a secco che costituiscono uno dei lineamenti del volto più rustico del Salento. La tecnica costruttiva è molto semplice: si tratta di blocchi di pietra accatastati senza l’uso di cemento, ma per levigarle (qualora non ci avessero già pensato il vento e la salsedine) il “patitaru” (il costruttore) si serviva di “puntazze” (chiodi di grosse dimensioni) e di uno “zzoccu” (un piccone). Spesso ricoperti dalle scràsce, dai rovi, e per questo chiamati anche “scrasciàli”, i muretti a secco avevano la funzione di delimitare un luogo, di proteggere le colture dal vento, di rappresentare un riparo per le serpi.

 

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