Ulivi, si parte. Ma evitiamo la confusione

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fernando d'aprileSi vanno diradando, finalmente, le nebbie dal campo di battaglia su cui si affronterà la malattia che porta i nostri ulivi a seccare. Martedì scorso il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di calamità naturale. Il passo successivo sarà la nomina di un commissario di Protezione civile, una figura di alto profilo e con ampi poteri in grado di gestire – senza sporcarsi – i 13 milioni finora disponibili potendo evitare avvisi pubblici, gare di appalti, procedure di selezione e burocrazie varie pressoché azzerate proprio dalla riconosciuta calamità.

Era quello che volevano quasi tutti, fino a minacciare cortei di protesta e occupazioni del Consiglio regionale. Le cose da fare sono chiare e scritte nel decreto ministeriale del settembre scorso. Si parte, allora.
Ma proprio adesso, ecco salire sulla scena altri protagonisti, oltre quelli che già la occupano, con proposte non proprio chiare. Un gruppo di Sindaci si dice pronto a nominare un team di agronomi; la Provincia pochi giorni fa ha insediato una cabina di regia; si susseguono convegni sul che fare… Per la verità, nel novero delle uscite un po’ fuori tempo va di diritto messo quel Comitato consultivo nominato dall’assessorato regionale (oltre venti persone) nel novembre scorso, quando ci si aspettava ben altro da quella Istituzione.

Che dire? Benvengano le attenzioni e gli stimoli ma stiamo attenti pure a non rivestire ruoli che sono di altri. Chi ha compiti e responsabilità se li deve sentire addosso. Perchè potrebbe essere chiamato a risponderne. Nel bene e nel male. Chiaramente.

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