Home Infezione da Xylella fastidiosa degli ulivi nel Salento
Speciale Xylella fastidiosa nel Salento, tutti gli aggiornamenti sull'infezione da Xylella fastidiosa nel Salento. Gli ulivi malati: evoluzione della situazione, proposte, possibili cure, lo spettro dell'eradicazione delle piante d'ulivo nel Salento.


foto di Milly Barba

Gallipoli – Una ventina di pattuglie di carabinieri della Forestale a portare informazioni utili agli olivicoltori delle fasce di contenimento e cuscinetto circa il contrasto al contagio da Xylella fastidiosa; una nuova mappa della situazione con la fascia cuscinetto che slitta di alcuni chilometri più a nord, collocandosi nei territori di Fasano (Brindisi) – Monopoli (Bari), passando da Locorotondo, Martina Franca, Crispiano e Statte nel Tarantino (l’utima mappa nella foto grande), anche se la novità-Locorotondo è collegata ai focolai trovati in settembre a Cisternino (Brindisi) con il conseguente spostamento della fascia cuscinetto di 10 km più a nord. Sono queste le novità di oggi – con polemiche – sul doloroso terreno dell’infezione che ha colpito gli ulivi (ed altre specie vegetali) da quasi cinque anni, dapprima nella zona Gallipoli-Taviano. A far salire l’allarme sarebbero “3.100 nuovi alberi infetti e sette focolai” individuati nell’area di contenimento e in quella cuscinetto (sopra la quale vi è la Puglia ancora indenne). Ma, per la Regione, i dati sono cambiati “ma di poco”. In attesa della fine del monitoraggio per poter fare raffronti con dati più omogenei.

“Situazione fuori controllo, pure la Valle d’Itria contaminata” Ai toni allarmati usati anche da alcuni media, si aggiungono le prese di posizione di alcuni consiglieri regionali di opposizione. “In un contesto assolutamente critico ed emergenziale, ci sono iniziative lodevoli come quella dell’Arma che avvierà una campagna di prevenzione e contrasto alla Xylella. Un contributo prezioso dei Carabinieri forestali e del generale Silletti (foto) che ringraziamo a nome della comunità”: è la dichiarazione di Nino Marmo, presidente del gruppo consiliare di Forza Italia, il quale invita i militi a svolgere il loro compito “anche intimando ai Comuni, alle Province, all’Anas e Società Autostrade ad effettuare la pulizia e disinfestazione delle cunette laterali alle strade di rispettiva competenza, per eliminare la ‘sputacchina’ (insetto vettore)”. “Sarebbe indispensabile inoltre, vigilare anche sui tempi, in particolare sulla celerità e tempestività della pulizia e disinfestazione”, conclude marmo che chiede al governo regionale di aumentare le risorse finanziarie: “Quelle a disposizione sono scarse”. Un sopralluogo personale in Valle d’Itria ha lasciato piuttosto preoccupato il consigliere Renato Perrini (Noi con l’Italia). “La notizia di oggi, ovvero l’ulteriore aumento di casi positivi al contagio da Xylella (si parla di un numero quadruplicato di ulivi colpiti rispetto ai due mesi precedenti nella fascia di contenimento), non fa che confermare le preoccupazioni che ho espresso la scorsa settimana presentando un’interrogazione”, afferma il consigliere regionale. “Ero stato chiamato da alcuni agricoltori, in particolare della zona della Valle d’Itria, a seguito dei dati emersi lo scorso mese, e questa mattina sono andato a verificare. Il sopralluogo che ho effettuato – racconta Perrini – mostra una situazione decisamente allarmante, e devo dire che parlando proprio con loro ho compreso che l’infezione non è per nulla sotto controllo”. “Qualora risultasse vero che il contagio da Xylella fosse ‘fuori controllo’ (di fatto, gli ultimissimi numeri diffusi paleserebbero tale affermazione) – conclude Perrini – non solo la Regione Puglia dovrà dare delle spiegazioni all’intero Consiglio regionale, ma dovrà attrezzarsi, nel qui e ora, con interventi urgenti e straordinari”.

Campagna 2017-18: controllati 1.626 km quadrati nelle fasce di contenimento e cuscinetto; su 169.124 piante, 3.058 infette.”Il Servizio fitosanitario della Regione Puglia precisa che non esiste alcun boom di casi Xylella, come dimostrano i dati”, è la replica dell’assessore alle Politiche agricole Leonardo Di Gioia e del direttore del dipartimento, Gianluca Nardone. “A febbraio 2018 è ripreso il monitoraggio da parte dell’Arif (Agenzia regionale per attività irrigua e forestale, ndr) per completare la zona di contenimento e la zona indenne non concluse a dicembre 2017. L’ultimo aggiornamento disponibile è stato inviato al Servizio fitosanitario nazionale e, per suo tramite, alla Commissione europea, dà evidenza del monitoraggio al 23 marzo 2018. Nel complesso, la campagna 2017-18 ha riguardato 1.626 chilometri quadrati di territorio nelle fasce di contenimento e cuscinetto con il prelievo e l’analisi di campioni da 169.124 piante di cui 3.058  trovate infette. La situazione si è quindi modificata, ma non di molto – assicura l’assessore Di Gioia – rispetto ai dati provvisori disponibili al 31 dicembre del 2017 i quali davano conto di 125.345 campioni analizzati e 2.980 piante infette. Come è facile verificare, con i nuovi dati il tasso di piante infette sul totale delle ispezionate si è ridotto dal 2,3% all1,8%”. In pratica, si sarebbero contati 78 casi in più da dicembre a fine marzo scorso. Nella conferenza stampa di questa mattina sull’argomento, l’assessore ha ringraziato i carabinieri forestali per l’opera svolta e per la campagna di prevenzione che è stata lanciata da qui a fine parile. “Il ringraziamento che rivolgo è anche per lo stile di lavoro che stanno praticando: prima che repressivo, un approccio basato da sempre sulla condivisione, collaborazione e partecipazione”. Le buone pratiche da comunicare e da attuare sono sempre quelle indicate dall’Ue: aratura e rimozione delle erbacce in cui le larve della “sputacchina” diventano insetti e micidiali propagatori della batteriosi.

Piano sviluppo agricolo: previsti 50 milioni per aziende agricole che intendono reinvestire “La Regione – ha concluso Di Gioia – sta mettendo in campo tutte le azioni, risorse e strategie possibili per supportare e ristorare gli olivicoltori. Con il Ministero, per esempio, abbiamo previsto rimborsi per la calamità da Xylella, attingendo al fondo di solidarietà nazionale. Attraverso il Psr (piano sviluppo rurale, ndr) Puglia abbiamo previsto circa 50 milioni mettendo a disposizione  misure che abbiamo studiato ad hoc per consentire alle aziende olivicole ricadenti nei territori colpiti di ricominciare a fare investimenti”. A vedere cosa si è fatto e come stanno le cose, a breve la Commissione europea invierà un suo componente in Puglia per l’ennesima verifica sul campo, progetti di ricerca compresi.

Foto

Gallipoli – Man mano che si avvicinano le conclusioni dei progetti di ricerca contro il batterio da quarantena Xylella fastidiosa che ha pesantemente colpito gli ulivi dell’intero Salento, si presentano i risultati e le indicazioni quantomeno per contenere l’espansione della malattia, trovare il modo per conviverci con altre varietà di ulivi o addirittura per debellarla (traguardo non raggiunto in altre parte del mondo colpite da questa batteriosi. Tra prudenze e  speranze, in attesa di conferme scientifiche accreditate e conclusive, si torna comunque a riportare al centro di questi anni questo male sconosciuto fino a cinque anni fa circa.

Domani 11 aprile a partire dalle 16 l’Amministrazione comunale di Galatone ha organizzato la presentazione della sperimentazione condotta dal Crea (Centro di ricerca per la patologia vegetale) di Caserta e dall’Università del Salento per la cura degli olivi colpiti dal Codiro (disseccamento rapido dell’ulivo) e Xylella. Tre anni di lavoro finanziati da Ue e Regione, in campi di Veglie, Galatone e Galatina trattati con prodotti a base di rame e zinco e con le chiome degli alberi irrorate tipo aerosol; referenti il prof. Marco Scortichini (foto) del Crea Caserta e il prof. Francesco Paolo Fanizzi dell’Università del Salento. “A seguito di uno studio interdisciplinare effettuato nella “zona infetta” – si legge nella nota del Comune a firma di Crocifisso Aloisi, consigliere comunale con delega all’Agricoltura – è stata verificata la possibilità di ridurre la presenza di Xylella fastidiosa in alberi di Ogliarola salentina e Cellina di Nardò. E’ stato utilizzato un concime utilizzabile anche in agricoltura biologica, a base di zinco, rame ed acido citrico, frutto di un brevetto internazionale. Dopo aver verificato la sua attività battericida e la forte capacità di raggiungere i tessuti xylematici, dove risiede e si moltiplica il batterio – prosegue Aloisi – è stata impostata, per un periodo di tre anni, una prova di campo per verificare la capacità di riduzione dei sintomi e l’effettiva riduzione della carica batterica all’interno dell’albero”. Accanto a queste irrorazioni del fogliame in numero di 6-8 interventi all’anno ed ogni anno, sono previste anche due potature oltre le consuete buone pratiche per mettere fuori gioco gli insetti vettori.

All’iniziativa di Galatone è previsto anche l’intervento del direttore del Dipartimento Agricoltura, Sviluppo rurale ed ambientale della Regione Puglia,  Gianluca Nardone. Questo il programma completo (sede dei lavori di presentazione Palazzo marchesale): ore 16 ritrovo in Piazza Santissimo Crocifisso (nei pressi del Palazzo marchesale); ore 16,30 partenza per andare a visionare i campi sperimentali di Galatone per una prima analisi visiva dei risultati della sperimentazione; ore 18 inizio lavori nella Sala del Palazzo marchesale (foto) con possibilità da parte del pubblico di interagire con i relatori. “Vista la complessità del problema e in attesa che giungano a conclusione altre sperimentazioni in campo sostenute anche dalla Regione Puglia, come quelle che sono indirizzate alla cura dei terreni che, insieme agli interventi di cura rivolti alla pianta, potrebbero dare risultati insperati e risolutivi – conclude Aloisi – riteniamo quindi sia fondamentale un approccio integrato tra le varie sperimentazioni e si spera che, dal confronto continuo, possa nascere una piattaforma condivisa per la risoluzione di quello che è diventato ormai un dramma sociale ed economico”.

Altra iniziativa sul tema Xylella e contrasto è programmato a Gallipoli per il 14 aprile nella Biblioteca comunale nella città vecchia. In una assemblea cittadina, si farà il punto della situazione; relazionerà Cristian Casili, consigliere regionale (M5S) di Nardò e agronomo. L’incontro informativo è fissato per le ore 18.

Ugento – Parte domani pomeriggio a Ugento, frantoio Congedi alle 16, la serie di incontri tecnici per gli olivicoltori alle prese con l’infezione della Xylella fastidiosa. La promuove la Coldiretti Lecce, insieme all’associazione Olivicoltori di Puglia, in vista di un piano articolato di “assistenza alla rigenerazione agricola del Salento dopo il terremoto causato dal batterio da quarantena”. Nell’opificio di via Marina si svolgerà il workshop dal titolo “Cultivar Fs17 – Favolosa: questa sconosciuta”, tenuto da Angela Canale, agronomo ed esperto del settore olivicolo-oleari. Sotto i riflettori la Favolosa, varietà di olivo risultata ancora più resistente del Leccino al batterio patogeno che ha distrutto il bosco del Salento e che potrà a brevissimo essere piantata nell’area infetta della provincia di Lecce. Canale spiegherà le caratteristiche di questa cultivar e darà consigli sul tipo di impianti da effettuare e una serie di informazioni tecniche agli olivicoltori.

“Siamo entrati in una nuova importante fase dell’emergenza Xylella – dicono il presidente di Coldiretti Lecce, Pantaleo Piccinno (originario di Alezio) e il direttore Giuseppe Brillante – che è quello della ricostruzione del territorio salentino che ha subito un vero e proprio terremoto a causa dei danni causati dal batterio con migliaia di ettari di uliveto ormai distrutti. Per questo Coldiretti metterà a disposizione dei soci e degli operatori agricoli le informazioni e le conoscenze più all’avanguardia nel settore olivicolo che potranno diventare la base da cui ripartire per ridisegnare l’agricoltura e il paesaggio del Salento”.

Procede intanto l’operazione dell’associazione autonoma “La voce dell’ulivo” per fornire agli agricoltori interessati le piante di Favolosa disponibili e da mettere a dimora dal prossimo ottobre. L’associazione parla di uno stock da centomila ulivi che saranno prenotati su 12 piattaforme diverse a prezzi contenuti. Si stima, in base alle prenotazioni già arrivate, che molto probabilmente si arriverà a quota 200mila piante, comprese quelle di Leccino, per le quali vi è una consistente richieste.

Taviano – Come e in che misura gli agricoltori salentini potranno accedere ai finanziamenti regionali per l’espianto e il reimpianto degli ulivi attaccati dalla Xylella fastidiosa. Di questo si parlerà in un importante convegno organizzato dalla Vueffe Consulting, di Terlizzi, in collaborazione con il Centro studi Olea – Orto degli Ulivi e la Cooperativa BioSalento, in programma mercoledì 21 febbraio alle ore 17.30 presso la sala “Armando Ria” del Palazzo Marchesale di Taviano. L’evento è patrocinato dall’assessorato all’agricoltura del Comune di Taviano. Durante l’incontro verranno illustrati gli interventi a sostegno per gli investimenti per la redditività, la competività e la sostenibilità delle aziende olivicole della zona infetta colpita dalla Xylella previsti dalla Misura 4.1.C e dalla Sottomisura 5.2 del PSR Puglia. Dopo il saluto del sindaco, Giuseppe Tanisi, sono previsti gli interventi dell’assessore all’agricoltura, Marco Stefano e le relazioni dell’agronomo Giuseppe Vergari, Presidente del Centro studi Olea – Orto degli Ulivi e di Piero Tunno, direttore tecnico della cooperativa BioSalento. Concluderà i lavori l’agronomo Francesco Vendola, amministratore della Vueffe Consulting.

 

Gallipoli – Artisti baresi solidali con i contadini salentini per gli ulivi colpiti dalla Xylella. Nasce così il cortometraggio “Figli di Madre Terra”  prodotto e realizzato dal Teatro delle molliche di Corato, in collaborazione con Morpheus Ego, con il patrocinio di Unapol nazionale e Legambiente Puglia. Il corto è stato selezionato ai Rome Web Awards 2018, gli Oscar italiani del Web, sezione Sociale, e presto sarà presentato in diverse città pugliesi e d’Italia. In 17 minuti vengono trattati i temi dell’amore e del dolore; della problematica comunicazione generazionale; del dialogo con la sfera religiosa e della speranza nel cambiamento. Scritto e interpretato da Francesco Martinelli, direttore artistico del Teatro delle Molliche di Corato, e girato dal regista Michele Pinto, il corto ha lo scopo di sensibilizzare sulle conseguenze devastanti del batterio ed è stato girato nelle campagne di Acaya e soprattutto tra Gallipoli, Racale e Taviano.

Ispira Papa Francesco – L’ispirazione per il progetto, partito nel 2014, è arrivata dall’enciclica di Papa Francesco “Laudato si”, Martinelli partendo dalle cronache ha poi voluto vedere personalmente gli alberi colpiti e le campagne devastate. Da qui la decisione di dare un contributo artistico di sensibilizzazione verso un problema che affligge i secolari testimoni della storia del Salento. Tra gli altri collaboratori si menzionano: Antonio Molinini per le musiche; Libera Martignetti e Sara Matarrese per le interpretazioni; la presenza del piccolo Emauele Karol Martinelli e la partecipazione di Alberto Rubini, al fianco del direttore di produzione Francesca Lucia Perrone e dell’assistente alle riprese Michele Cuonzo; didascalie e composizioni poetiche a cura di Alessandro De Benedittis; traduzioni di Lara Maroccini; grafiche di Danilo Macina.

 

 

Gallipoli – L’Unione europea ha detto la sua su abbattimenti e reimpianti; su questo versante però gli olivicoltori sono ancora in attesa del decreto ministeriale che fissi i “dettagli” (quali le specie da utilizzare? ad esempio). L’Ue ha infatti stabilito che gli Stati membri possono procedere a reimpiantare ulivi, preferibilmente di specie che si stanno rivelando resistenti al batterio Xylella fastidiosa. da Roma fanno sapere che è tutto pronto e che il decreto è alla firma del ministro Maurizio Martina, esaurite le procedute previste.

Intanto però chiede spazio la notizia che si parte con gli abbattimenti – almeno di mille piante e in deroga al piano paesaggistico regionale – nella fascia cuscinetto che dovrebbe restare indenne dall’attacco. Così non è stato: già nel settembre scorso si è individuata il primo ulivo infetto, con altri nel messe successivo, Ora si è alle ordinanze per l’abbattimenti in territorio di Cisterino, sull’asse Ostuni-Ceglie Messapica nel Brindisino, che segnano il punto più a nord in cui il flagello si è verificato, con 19 casi conclamati. Per la normativa europea, vanno buttati giù anche gli alberi che si trovano in un raggio di 100 metri dalla pianta sotto attacco. Il Comune di Cisternino ha subito chiesto alla Regione aiuti per accompagnare questa operazione senza farla gravare sulle spalle degli stessi agricoltori.

Intanto gli 11 milioni di aiuti stanziati nel 2015 sono ancora lì. Nei giorni scorsi anche la Coldiretti Lecce aveva sollevato il problema ma da un altro punto di vista. L’associazione di contadini ha scritto ad 83 Sindaci del Salento per sollecitarli nelle istruttoriea delle domande per il ristoro della calamità causata dal patogeno”. “Nei giorni scorsi – scrivono ai primi cittadini il direttore della Coldiretti provinciale, Giuseppe Brillante e il presidente Pantaleo Piccinno (originario di Alezio, foto) – il dipartimento Agricoltura della Regione Puglia ha indirizzato ai Comuni una nota circa gli adempimenti da espletare per il completamento dell’istruttoria delle domande di concessione delle provvidenze a seguito della calamità da Xylella Fastidiosa. Le attività sollecitate sono definite dalla Legge regionale 24/90, modificata dalla Legge regionale 66/17 e si riferiscono a procedimenti di immediata attivazione e definizione”. La Regione fissa il termine massimo di 60 giorni entro cui i Comuni (già messi sotto accusa per i ritardi dalla stessa Regione) dovranno emanare il provvedimento conclusivo delle istruttorie e procedere al pagamento delle provvidenze contributive alle circa 900 imprese agricole rispetto alle 1.500 inizialmente richiedenti. Si tratta di circa 11 milioni di euro, “ottenute dopo una pressante azione sindacale” e stanziati dal ministero delle Politiche agricole ad agosto 2015 e per le quali è indispensabile concludere immediatamente l’iter amministrativo. “Si rischia altrimenti – sottolineano Piccinno e Brillante – di dover assistere alla beffa della restituzione se, entro i tre anni dal decreto ministeriale di riconoscimento, non venissero definitivamente consegnate ai coltivatori che hanno subito un danno superiore al 30 per cento della produzione lorda vendibile”.

 

Giovanni Melcarne

Gallipoli – Contromossa dell’Alleanza di produttori “Voce dell’Ulivo” alle insistenti notizie circa manovre speculative di alcuni vivaisti che si sarebbero “attrezzati” a trarre il massimo profitto dai primi risultati della ricerca finalizzati ad individuare le specie di ulivo resistenti al batterio da quarantena Xylella fastidiosa.

La lunga trattativa con i detentori della cultivar FS17. Da ottobre prossimo saranno a disposizione degli olivicoltori – a partire dai più piccoli – 200mila piante di “Favolosa”. I piccoli ulivi saranno distribuiti “ad un prezzo, franco arrivo alle piattaforme di distribuzione, di 2 euro”. La quotazione è il frutto “di una lunga trattativa con uno dei vivai concessionari della cultivar FS17 (Favolosa)”, informano i componenti del direttivo dell’associazione di base nata in aperta polemica con le più note associazioni di categoria nel corso di questo ormai lungo dramma che vede protagonista la coltivazione cardine del mondo agricolo salentino e pugliese. Ne fanno parte Federico Manni di Racale; Daniela Specolizzi di Ugento; Giovanni Melcarne (foto) di Gagliano del Capo; Matteo Congedi di Ugento e Francesco Barba di Monteroni, i quali sottolineano che per l’acquisto di Leccino non risulterebbero al momento pericoli di oligopoli e di “cartelli” in grado di farne lievitare il prezzo.

Dove inviare le prenotazioni. Queste le aziende agricole che hanno offerto la piattaforma logistica “che può essere ampliata su richiesta, per la prenotazione e distribuzione delle piantine di ulivo di circa dieci mesi di età”, come rilevano gli ideatori dell’iniziativa: Frantoio Congedi Renato, via Leuca, Ugento; Frantoio Congedi Matteo, via Marina, Ugento; Cooperativa Acli Racale, via Provinciale Racale-Ugento, Racale; Frantoio Melcarne Andrea, via della Repubblica, Gagliano del Capo; Frantoio Melcarne Giovanni, via Panoramica, Gagliano del Capo; Azienda agricola Barba Francesco, via S. Filio contrada Saetta, Monteroni; Frantoio Giannuzzi Alessandro, via Vecchia Castrì-Melendugno, Vernole. Per prenotazioni occorrerà utilizzare un modulo specifico e versare la quota minimo del 30% del valore dell’ordine.

I come e i perché della “Voce dell’Ulivo”. “Questa è la prima azione concreta sul territorio dopo la scoperta delle due cultivar resistenti, Leccino e FS17(Favolosa), che mira a garantire all’olivicoltore: un basso costo delle piante brevettate, la garanzia di tracciabilità e sanità delle piantine, un supporto logistico e un supporto tecnico.
Gli agricoltori salentini vogliono tornare a piantare ulivi e noi abbiamo voluto investire sulla nostra e sulla loro caparbietà incominciando dall’acquisto di piante”, è il commento della “Voce dell’Ulivo” che preannuncia altre “iniziative concrete” per accompagnare gli agricoltori nella ricostruzione delle zone del Salento già da tempo distrutte da Xylella, in attesa che si pronunci la scienza in merito all’efficacia degli innesti (tra cui il campo sperimentale tra Presicce e Acquarica del Capo, ndr) per salvare i monumentali e in merito alla resistenza dei semenzali (nella foto). Questi ultimi – è l’annotazione conclusiva – rappresentano un immenso patrimonio genetico autoctono, che certamente potrà garantire un futuro ricco di biodiversità e quindi di soluzioni, tali da far ritornare al vecchio splendore il nostro territorio oggi devastato dal batterio”.

Gallipoli – L’attacco feroce e incessante della Xylella fastidiosa al patrimonio degli ulivi salentini (foto nella zona di Gallipoli) e non solo, visto che le ultime sue tracce si rinvengono anche nell’Alto Brindisino, comincia a produrre effetti collaterali positivi. Non soltanto sul versante della ricerca scientifica internazionale in campo da ormai un anno, ma anche per i sempre più frequenti sguardi rivolti da agricoltori e tecnici verso altre coltivazioni autoctone magari da riprendere e rilanciare. Con tecnologie del tutto contemporanee. “Chi semina tramanda”: è la mission di “Coltivatori di emozioni”, la piattaforma digitale che consente di coltivare e ricevere a distanza i prodotti tipici della terra, sostenendo il territorio, l’ambiente e le tradizioni. Il tutto allo scopo di avvicinare il consumatore alla natura e alle attività agricole rendendolo partecipe del ciclo biologico e dandogli la possibilità di gustare un prodotto sano e genuino.

Fondata nel 2016 a Novoli da Paolo Galloso (foto) – imprenditore, responsabile Ufficio Studi Federazione Anima di Confindustria e docente di Microeconomia – l’iniziativa intende promuovere la nascita di un nuovo ciclo di produzione responsabile in grado di sostenere le microeconomie locali, con opportunità di lavoro per i giovani. Partendo dal dato che l’Italia  – ed il Salento non fa certo eccezione – si contraddistingue per il gran numero di terreni incolti. Attraverso “Coltivatori di emozioni”, essi possono tornare a nuova vita e produrre reddito. Anche perchè proprio ultimamente la Regione Puglia ha varato la legge per concedere a giovani sotto i 35 anni l’utilizzo di terreni pubblici incolti  di aree rurali abbandonate. Insieme alla “Banca della terra di Puglia” che potrebbe rappresentare un ottimo aggancio legislativo.

Per tutte le informazioni e per aderire all’iniziativa è sufficiente accedere al sito www.coltivatoridiemozioni.com, di modo che anche chi vive in città può divenire “proprietario” di una coltivazione, seguirne l’andamento stagionale e ricevere a casa i prodotti. Le tipologie di adozione sono quattro. Si va da quella semplice, all’opzione “adotta e assapora”, passando per “adotta e cresci” e “adotta e vivi un’emozione” che offre la possibilità di trascorrere una giornata a contatto con la natura nell’azienda agricola che ha in cura i coltivi adottati. Al termine di ogni transazione, il sistema rilascia il Certificato di adozione.

Ad oggi, patrocinano l’iniziativa: Regione Puglia, Comune di Novoli, Gal Valle della Cupa, Fondazione Emmanuel, Stati generali dell’innovazione, Comunità montana Oltrepò Pavese e Gal Etna Sud.

Gallipoli – Bitonto è fuori dal mondo, dall’altra parte della luna. A Bitonto il Salento appare lontano: “La Xylella? Non ci interessa, è cosa loro…”, Ma i ragazzi della IV C del liceo scientifico bitontino “Galileo Galilei”, che hanno visto come ha divorato gli ulivi delle campagne tra Gallipoli, Taviano. Racale, non la pensano così. “Un impatto impressionante”, dicono, loro che pure al problema si sono avvicinati già da un po’ di tempo, mettendolo al centro di un progetto di alternanza scuola-lavoro.

Vitantonio Allegretti, Francesca Autofermo, Angelo Gabriele Caiati, Michele Cannito, Dominga Cariello, Caterina Colomorea, Nico Oscar Colapinto, Giuseppe De Michele, Fabio Ercole, Giuseppe Ettorre, Fabio Lovascio, Pietro Marrone, Christian Miccione, Antonella Muschitiello, Marilisa Pazienza, Vincenza Robles, Emanuela Sblendorio, Giuseppe Scaraggi sono arrivati nella redazione di Piazzasalento accompagnati dal dottor Federico La Notte del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Bari, e dal prof. Francesco Schiavone; la referente del programma è la professoressa lrene Elia, agronoma.

Un tour sul campo per vedere in diretta i resti delle piante. Prima di arrivare al giornale hanno visitato quello che resta di alcuni oliveti e parlato con gli agricoltori che animano la cooperativa Acli di Racale, presieduta da Enzo Manni. In precedenza hanno visitato i campi sperimentali di Presicce che tante speranze stanno suscitando e l’azienda che produce l’unico Dop in provincia di Lecce, di Giovanni Melcarne a Gagliano del Capo. Naturalmente hanno anche ascoltato e fatto domande a chi sta sul campo ormai da quattro anni di fila: i ricercatori dell’Istituto protezione sostenibile delle piante (un ramo del Cnr), diretto da Donato Boscia.

Raccolto tutto il materiale, ora il passaggio alla divulgazione: come fare? “Abbiamo completato il percorso di formazione e approfonimento – ha detto per tutti Fabio Ercole – ora dobbiamo realizzare gli elaborati e soprattutto trovare il modo per pubblicizzarli, di divulgare quanto appreso”. Già, perchè in questa cittadina dei Barese di circa 60mila abitanti, tutti si sentono al sicuro dal contagio e dal dramma che gli studenti hanno ancora negli occhi. Come si sentivano fuori dalla malattia gli agricoltori del Nord Salento o del Brindisino. Poi si sono visti gli alberi secchi anche lì, con le mappe della Regione che spostavano di volta in volta la zona cuscinetto – quella monitorata costantemente – sempre  più in alto lungo la regione.

“Qui non ci crede nessuno, dicono che tanto non arriverà…”. “C’è molto disinteresse e chi ne parla fa opera di disinformazione. Sentiamo circolare tesi assurde, insostenibili”, dicono i liceali. Come rompere questo muro di indifferenza? Per questo – dicono – sono venuti nel cuore della zona rossa, da un giornale che si è trovato a informare sull’inedita questione diventata subito controversa e terreno di scontro. Durante l’incontro col direttore Fernando D’Aprile e la redazione, si sono toccati diversi punti a partire dall’allarme del giugno 2013 lanciato da Taviano, quando ancora si parlava di una forma pesante di lebbra degli ulivi. Era il primo focolaio su cui si formava l’attenzione pubblica. Da lì mano mano sono stati ricostruiti col giornale i passaggi clou, dai primi indizi che portavano al batterio da quarantena già noto nelle Americhe e a Taiwan (ottobre 2013), alle attese per le prime conferme scientifiche della subspecie Fastidiosa, alle ipotesi negazioniste o portatrici di “rimedi” legati alla tradizione o poco più. Fino agli esperimenti alternativi seguiti con attenzione e senza pregiudizi, ma approdati alla fine – dopo apparenti miglioranti delle piante – a risultati negativi.

Nelle mappe come è esplosa la zona rossa in quattro anni. Cosa si sarebbe potuto fare prima che la zona rossa si espandesse dal Gallipolino fino a Nardò, Ceglie, Oria, Ostuni (dove proprio oggi si è svolto un convegno scientifico) mentre l’intero Salento – anche quello adriatico – provava la morsa della Xylella? Non si sa, ma è certo che, non avendo fatto nulla tra scontri polemiche e inchieste, il morbo si è esteso mentre affondavano uno dopo l’altro tre piani d’intervento del commissario straordinario poi dimessosi. Sono infine partiti grandi e piccoli progetti di ricerca con 15 milioni si euro stanziati e con protagonisti università e centri di ricerca di mezzo mondo. Uno dei quali – denominato “Ponte” – ha concluso proprio in questi giorni i suoi lavori confermando che è il batterio l’agente che provoca il disseccamento rapido degli ulivi. E’ la seconda conferma dopo quella dell’Efsa, l’Ente per la protezione alimentare europea, di Parma. Ma le polemiche non si placano. Nelle stesse ore infatti c’è chi ha subito controbattuto su facebook: “Uno studio scientifico – scrive Luigi Russo – dice che il batterio fa seccare gli ulivi. E dunque? Anche i funghi, anche i metalli pesanti, anche i pesticidi, anche la salinizzazione della falda, anche anche i cambiamenti climatici. Ma come si contrasta il disseccamento? Lo studio non lo dice”.

In regalo un dvd dei liceali del “Quinto Ennio” sull’emergenza: era il 2015. “Dite a chi fa spallucce sull’argomento, che il tempo non lavora a loro favore. Che non c’è da farsi illusioni: basta vedere la sequenza della diffusione della moria di uliveti in quattro anni e si capisce che nessuno è al riparo”, ha risposto il direttore D’Aprile. Non c’è tempo da perdere e voi state svolgendo un’ azione meritoria in una terra che produce olio d’eccellenza e in una Regione che ha riconosciuti undici Dop”, ha concluso il direttore consegnando ai ragazzi un dvd dei loro compagni del “Quinto Ennio” di Gallipoli, indirizzo Scientifico e Classico e intitolato “Sos…teniamo il Salento: è emergenza Xylella”. Era il 2015.

 

Lecce – Nel Salento la tradizione in agricoltura parla hi-tech. Questo il senso del convegno organizzato mercoledì 20 dicembre da Coldiretti giovani impresa Lecce presso il Must, il Museo storico di Lecce. L’appuntamento ha visto docenti e ricercatori illustrare le novità tecnologiche per il mondo rurale ad una platea molto partecipe composta da tanti giovani. Fra le introduzioni di Pantaleo Piccinno (originario di Alezio), presidente Coldiretti Lecce e Antonio Pascali, delegato Coldiretti giovani impresa Lecce – precedute dal saluto del vice sindaco di Lecce Alessandro Delli Noci – e le conclusioni di Gianni Cantele, presidente Coldiretti Puglia, si è potuto assistere alla descrizione del contadino “androide”, come lo ha definito Giulio Reina, esperto in robotica dell’Università del Salento. Una macchina con una vista multispettrale capace di muoversi autonomamente nei campi o applicabile su un drone, in grado di diagnosticare le patologie della pianta, la carenza d’acqua, la maturazione dei frutti e molto altro. Informazioni che possono essere controllate a distanza attraverso una semplice app. «La connettività sarà alla base dell’agricoltura del futuro», ha detto Antonio Arvizzigno, direttore del centro di ricerca Bosch di Bari, nell’illustrare il progetto “Field monitoring”, in grado di misurare temperatura e umidità delle foglie e del terreno, in campo aperto ed in serra e, attraverso una centralina, trasferire i dati ad un Cloud Bosch e sull’applicazione del cellulare.

Ed ancora, nel Core Lab dell’Ateneo salentino, il prof. Angelo Corallo, moderatore dell’incontro, ed il suo team studiano soluzioni innovative. «Si sta realizzando un software  ha detto la dottoressa Maria Elena Latino – che recepisce i dati ambientali da sensori disposti nelle coltivazioni e li utilizza per raccontare su basi oggettive le caratteristiche del prodotto stesso». In questo modo il consumatore legge sulle etichette dati reali. Direttamentedall’Università di Davis (California), Luca Brillante ha illustrato i processi più innovativi utilizzati negli States in viticoltura. Una serie di tecnologie che permettono di rilevare le eterogeneità dei vigneti, come i punti di maggiore stress o vigoria della vite. Mentre è del Politecnico di Bari la “Sono heat exchanger”, una macchina ad ultrasuoni capace di ottimizzare la frantumazione della pasta d’oliva per rilasciare una quantità maggiore di olio e polifenoli che nel processo tradizionale rimangono intrappolati nel materiale di scarto.

Rocco Palese

Bari – Secondo avviso ai Comuni: o vi sbrigate oppure diamo i soldi del risarcimento danni a quanti sono in regola con le domande: a distanza di un mese la Regione Puglia col Dipartimento all’Agricoltura lancia un nuovo forte sollecito a quegli Enti che ancora non hanno sanato o completato le richieste rivolte loro dai cittadini agricoltori.

Ultimatum ai Comuni: le domande incomplete restano oltre 800. Come si ricorderà, ci sono disponibili 11 milioni di euro per i residenti nei 71 Comuni (dei quali solo quattro di fuori provincia, nel Brindisino) danneggiati dalla calamità della batteriosi venuta da lontano. Un mese fa delle 1.627 richieste, ne risultavano ferme negli ufficili comunali ben 807. A distanza di trenta giorni la situazione è cambiata di poco o nulla. In alcune domande manca la delega a tecnico abilitato; in altre mancano semplicemente dati sul prima e sul dopo del’attacco Xylella; poche (una cinquantina) risultano sprovviste di numero di protocollo del Comune. Da qui l’ultimatum della Regione: entro dieci giorni si mettano le carte a posto, il sito Innovapuglia è sempre lì disponibile, basta concludere bene le pratiche. Da Bari si sottolinea che in questa situazione non si può neanche procedere a liquidare le domande regolari. Tra i Comuni quello col maggior numero di istanze è Ugento; seguono Parabita, Collepasso, Cutrofiano e Matino. 

Abbattimenti: è polemica tra Bruxelles, Parigi e Bari. Intanto monta, questa volta con il governo regionale nel mirino, un’altra polemica. “La Regione Puglia è attiva su più fronti nel fermare l’avanzata della Xylella fastidiosa senza se e senza ma, sapendo della necessità di dover abbattere le piante infette. Un impegno che contempla, altresì, anche tutte quelle azioni a sostegno dei produttori colpiti dal batterio, in termini di indennizzi e di investimenti in ricerca”: questo il commento dell’assessore alle Risorse agroalimentari della Regione, Leonardo di  Gioia, all’indomani della riunione promossa dal ministro all’Agricoltura francese tenutasi a Parigi, ove il Commissario Ue alla Salute Vytenis Andriukaitis aveva invitato il Governo nazionale e la Puglia a “un maggiore impegno” nell’abbattimento delle piante infette.

Rinviata legge essenziale per operare in aree con vincolo paesaggistico. “Il Commissario Ue ci ha riconosciuto gli sforzi intrapresi sino ad oggi: la Regione Puglia ha, difatti, abbattuto tutte quelle piante colpite dal batterio, con un risultato del 97%delle piante accertate infette. Le restanti piante sono in procinto di essere estirpate. Ma sussistono zone con vincoli paesaggistici per le quali è stato necessario lavorare a un disegno di legge per ovviare a violazioni, anche di natura penale, delle norme vigenti in materia. Lo schema di legge è già stato approvato in Giunta e lunedì sarà sottoposto al vaglio della IV Commissione. E’ importante ricordare che in questo momento dell’anno, è comunque molto improbabile la trasmissione del batterio”. Era il 2 dicembre.

Per l’ultimo rinvio protesta dell’on. Rocco Palese: “Inconcepibile”.. Il passaggio in commissione annunciato (e poi in Consiglio regionale) è stato poi rinviato facendo arrabbiare l’on. Rocco Palese (di Acquarica del Capo): “Già la Giunta regionale in ritardo ha approvato il disegno di legge; adesso hanno deciso un rinvio incredibile e inconcepibile. Senza quella norma che modifica i vincoli paesaggistici, il Servizio fitosanitario non può procedere agli abbattimenti, come sollecitato dalla’Unione europea”. Rammaricato per il rinvio anche l’assessore Di Gioia che ha agitato nuovamente lo spettro delle sanzioni che scattano per non aver rispettato le procedure stabilite. L’assessore ha promesso che a breve si riparerà al tempo perduto.

GALATONE. A lezione di buone pratiche colturali a Galatone con il corso teorico-pratico “La cura dell’oliveto salentino”, organizzato da “Spazi Popolari-AgriCultura Organica Rigenerativa” e in programma l’1 e 2 dicembre presso il Palazzo Marchesale. L’iniziativa, realizzata con il patrocinio del Comune di Galatone, fa luce sulle pratiche di olivicoltura, e si articola in due giornate. Alle lezioni teoriche di venerdì 1 a partire dalle 16,30 sulle tecniche di arboricoltura applicata all’olivo, tecniche di potatura tradizionale e sistemi di miglioramento e tutela dell’agrobiodiversità salentina seguirà, sabato alle ore 9, la parte pratica del corso su come e dove effettuare i tagli di potatura, i sistemi di sicurezza da adottare e come riconoscere e controllare i principali parassiti e patogeni presenti nell’oliveto. Gli incontri saranno tenuti da Bruno Vaglio, agronomo, Margherita D’Amico, biologa, Ivano Gioffreda, olivicoltore. Per info e iscrizioni: spazipopolari@gmail.com – 388.2422830, 389.0861680.

TAVIANO. Quale futuro per l’agricoltura nella fascia costiera jonica dopo la perdita dell’olivicoltura? Se ne è parlato in un convegno a Taviano, organizzato dall’associazione “Cambia-Menti”, che ha visto la presenza di alcuni ricercatori dell’Università del Salento. L’agronomo Fabio Ippolito ha esposto un progetto elaborato tra Università del Salento, Antonio Longo dello Studio Project in collaborazione con il comune di Gallipoli, che riguarda la possibilità di utilizzare le acque reflue affinate provenienti dal depuratore di Gallipoli ed attualmente sversate in mare per il 95%, per favorire la coltivazione irrigua di alcune specie alternative all’olivo, come fico, pero, cotogno, melograno, pistacchio e avocado. In sostanza il futuro dell’agricoltura dei nostri paesi potrebbe puntare su altre varietà colturali per diversificare.

Si è pure parlato di estirpazione e reimpianto: normativa, varietà consigliate, tecniche colturali, aree geografiche votate e risorse finanziarie disponibili nel Psr (Piano sistema Rurale) 2014-2020. L’ha fatto Pierpaolo Luca del Consorzio “Oro di Puglia” che ha cercato di fare chiarezza sui possibili reimpianti attingendo a misure di finanziamento all’interno del Piano Sistema Rurale. Infine Antonio Longo dello Studio Proiect ha dato conto di alcuni risultati ottenuti da prove sperimentali in un campo pilota di Neviano, messe in atto per il contenimento del batterio Xylella fastidiosa. “Nello specifico – ha sottolineato il professore Longo – l’utilizzo del rame chelato, iniettato nei vasi xillematici consente alla pianta di assorbire lo stesso elemento e di abbassare notevolmente la carica batterica con una ripresa vegetativa notevole della pianta stessa”.

TAVIANO. Riflettori puntati su agricoltura e Xylella nell’incontro di venerdì 17 novembre alle ore 18,30 presso il Palazzo Marchesale, promosso dall’associazione culturale “Cambia-menti”. A distanza di quasi tre anni dal primo convegno realizzato dal gruppo tavianese, si torna a discutere di territorio ed economia, segnate entrambe dal flagello della Xylella fastidiosa sugli ulivi. “Fascia costiera ionica: quale futuro per l’agricoltura?” è il titolo dell’incontro realizzato in collaborazione con il collettivo fotografico Xima (che ha anche allestito una mostra nella sala Miggiano) e con il patrocinio del Comune di Taviano. Dopo i saluti del presidente e del Sindaco di Taviano Giuseppe Tanisi, interverrà l’assessore all’agricoltura e mercato ortofrutticolo, promozione e valorizzazione risorse Marco Stefàno. La parola andrà poi agli esperti Fabio Ippolito (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali – Università del Salento), Antonio Longo e Pierpaolo Luca (Sud-Project), i quali illustreranno il frutto del loro lavoro sul tema oggetto di dibattito: prove sperimentali messe in atto per il contenimento del batterio Xylella fastidiosa con interventi endoterapici associati ad induttori di resistenza; sperimentazione di colture arboree alternative all’olivo mediante l’utilizzo di acque reflue affinate; estirpazione e reimpianto: normativa, varietà consigliate, tecniche colturali, aree geografiche vocate e risorse finanziarie disponibili nel Programma di Sviluppo Rurale Puglia 2014-2020.

 

Michele Emiliano

Bari – Appello della Regione ai Comuni interessati all’istruttoria delle richiestre di risarcimento per i danni causati dal batterio Xylella: “Fate presto, siete in ritardo”. Lo ha firmato l’assessore alle Risorse agroalimentari: “Non tutti i Comuni interessati hanno terminato la procedura di inserimento dei dati delle istanze presentate dagli agricoltori colpiti da Xylella fastidiosa, al fine di quantificare il danno e consentire agli stessi di accedere finalmente ai risarcimenti previsti dal decreto legislativo 102 del 2004. E’ per questo motivo – prosegue Di Gioia – che ho ritenuto opportuno scrivere al presidente Anci Puglia, Domenico Vitto, sì da sollecitare le amministrazioni comunali nel portare a termine le richieste”. SEmpre dalla Regione si apprende che “dai dati raccolti da portale telematico, messo a punto da Innovapuglia, su 1.627 istanze protocollate e relativi fascicoli aziendali validati, risultano oggi 807 le domande, ricadenti in 72 Comuni salentini, per le quali non è possibile ancora determinare il danno”. Il motivo che blocca le procedure sta in “diverse anomalie cui è necessario provvedano con rapidità le Amministrazioni comunali”. “Sono certo – conclude -, nella piena responsabilità e collaborazione dei Comuni, cui per legge è affidata la chiusura di tale procedura, si possa in tempi strettissimi risolvere e superare tali disfunzioni, che purtroppo gravano ogni giorno di più sugli agricoltori e le loro attività produttive. E, al contempo, allungano l’attesa di quanti hanno, invece, già terminato la propria richiesta”.

UGGIANO LA CHIESA – “Emergenza Xylella: olivicoltura e rinascita del settore” è l’incontro promosso dal Comune di Uggiano la Chiesa, in collaborazione con Aprol Lecce, venerdì 3 novembre, alle ore 18, presso l’auditorium Santi Medici. In primo piano il recente via libera al reimpianto degli ulivi nel Salento arrivato dal Comitato fitosanitario permanente di Bruxelles (entro gennaio è attesa la ratifica della decisione da parte dell’Unione Europea). Saranno presenti, oltre al sindaco Salvatore Piconese, il presidente di Aprol Lecce Pantaleo Greco e il vice presidente della Commissione agricoltura della Regione Puglia Ernesto Abaterusso.

«Si tratta di un’iniziativa pubblica sul tema del “reimpianto” degli ulivi e sulla possibilità che i nostri coltivatori possano ridefinire una nuova prospettiva per il settore olivicolo. Inoltre, il Comune di Uggiano la Chiesa, in collaborazione con Aprol, metterà a disposizione dei cittadini uno sportello pubblico per informare e assistere i produttori agricoli», afferma il sindaco Piconese.

Gallipoli – Arrivano 42 milioni ai produttori olivicoli colpiti dalla Xylella fastidiosa, all’indomani del “via libera” del Comitato fitosanitario europeo al reimpianto ed alla commercializzazione di barbatelle di vigna anche se solo di tre cultivar. E, per una volta, i finanziamenti provenienti dal Piano regionale di sviluppo rurale mettono d’accordo tutti, viste i distinguo e i rimproveri per i “ritardi” piovuti da dentro e da fuori la maggioranza del presidente Michele Emiliano dopo la positiva risposta di Bruxelles. “I fondi stanziati dalla Regione Puglia attraverso il Piano di sviluppo rurale sono un primo decisivo passo per il rilancio dell’indotto economico di olivicoltori e vivaisti salentini, in attesa che l’Ue e tutti gli stati membri recepiscano le direttive del Comitato fitosanitario sul reimpianto degli ulivi. Finanziamenti importanti anche perché arrivano con la tempistica giusta, è bene sottolinearlo, rispetto al lavoro svolto a Bruxelles”. Ma tutto questo, seppur fondamentale, non è sufficiente; si può e si deve fare di più”: è la valutazione del consigliere Sergio Blasi di Melpignano, che enumera i successivi passi. Il governo nazionale dovrebbe aggiungere ai 42 milioni una sua quota di co-finanziamento; poi vanno trovati i modi di tutelare anche i piccoli proprietari terrieri salentini, che poi sono la gran parte degli olivicoltori, “ad oggi tagliati fuori da qualsiasi forma di aiuto economico”. A riprova, si sottolinea il dato che delle circa 1.650 domande di ristoro presentate alla Regione, “la maggior parte arrivano proprio da proprietari di piccoli e piccolissimi appezzamenti olivetati, da uno a tre ettari, fuori di fatto dal comparto economico, che però costituiscono la spina dorsale del paesaggio olivicolo salentino”, secondo Blasi. Servono qui di per loro “interventi specifici, diversificati da quelli previsti per il comparto oleario”. “Proporrò uno specifico provvedimento per la tutela dei piccoli e piccolissimi proprietari di appezzamenti olivetati da inserire in sede di approvazione della legge di Bilancio 2018, la cui discussione avverrà in Consiglio regionale il prossimo dicembre”, conclude Blasi.

 

Gallipoli – Il “via libera” tanto atteso è finalmente arrivato: si possono ripiantare ulivi nella zona infettata dal batterio Xylella fastidiosa. Il divieto – imposto con una decisione comunitaria di luglio del 2015 – viene tolto anche per tutte lee specie ospiti, come i mandorli. Non solo: il Comitato fitosanitario europeo stamattina ha “raccomandato” di mettere a dimora ulivi delle due varietà risultate resistenti all’attacco del batterio da quarantena cioè Leccino e Favolosa, ma se un agricoltore vorrà reimpiantare l’Ogliarola, specie che invece risente pesantemente le conseguenze dell’attacco, lo potrà fare senza incorrere in sanzioni; importante e tassativo è che si trovi a 20 km dal limite sud della zona cuscinetto. In altre parole lo potrà fare a Taviano, non a Surbo.

Oltre a “liberare” gli ulivi, la decisione del comitato tecnico europeo affranca anche le barbatelle della zona di Otranto relativamente a tre cultivar (Negramaro, Primitivo e Cabernet Sauvignon), che la ricerca scientifica ha dimostrato essere fuori dal raggio di azione della Xylella. I vivaisti di quella zona del Salento possono tirare un sospiro di sollievo e tornare a commercializzare il loro prodotto dopo uno stallo che ha messo in ginocchio numerose aziende agricole. A conti fatti, dei 4.500 km quadrati col disco rosso, per 3.500 è scattato il semaforo verde. Per il capitolo degli alberi monumentali inoltre è stato escluso l’espianto in caso di ulivi secolari anche se nel raggio dei 100 metri da una pianta infetta “a patto che vengano protetti dal vettore tramite reti e ispezionati periodicamente”.

Spetta ora ai livelli nazionale e regionale calare nella pratica e gestire questa nuova situazione. Come indirizzare gli olivicoltori verso la ripresa di un settore stremato in questi quattro anni di calvario; come premiare chi sceglierà di privilegiare le cultivar scientificamente testate dai ricercatori: queste ed altre questioni saranno a breve affrontate a Roma e a Bari.

CASARANO – Una foto “emblematica” del periodo, dal punta di vista ambientale e meteorologico, quella scattata e inviata a piazzasalento.it da un lettore di Casarano. Dal “nebbione” che sta caratterizzando da giorni le prime ore del mattino (complice l’alta pressione e l’escursione termica tra il giorno e la notte), spunta ciò che rimane di alcuni alberi d’ulivo fortemente rimondati per la Xylella. In un terreno in stato d’abbandono, dal tronco in primo piano un paio di ramoscelli si ostino, tuttavia, a voler vegetare, in un contesto a dir poco compromesso. Siamo in contrada Palla, in una campagna non lontana dalla strada provinciale per  Supersano.

Continuate ad inviare le vostro foto e segnalazioni all’indirizzo email redazione@piazzasalento.it.

Gallipoli –  “Non è stato un negoziato agevole ma possiamo dire di aver raggiunto gli obiettivi prefissati”: questa la valutazione congiunta del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e dell’assessore Leo di Gioia al “via libera” del Comitato fitosanitario europeo al testo che modifica la Decisione comunitaria n. 789 del 2015 e che attualmente disciplina le misure di contrasto alla Xylella fastidiosa.

La Regione: tutelati anche i Monumentali. In arrivo bando per ripristinare il potenziale produttivo. La più rilevante delle modifiche – per la Regione – è l’autorizzazione al reimpianto di oliveti nelle aree infette. Approvate altre due proposte avanzate dalla Regione Puglia in questi anni di negoziato con Bruxelles: la prima interessa l’importante distretto vivaistico salentino; la seconda riconosce il valore degli ulivi secolari e monumentali i quali, se non infetti, non saranno abbattuti anche nel caso ricadessero nel raggio di 100 metri attorno ad una pianta infetta per essere, invece, isolati con reti e protetti dal contagio esterno”. Per Emiliano e Di Gioia si tratta di “un primo significativo risultato per risarcire il territorio e garantire un futuro al settore olivicolo salentino”, precisano il presidente Emiliano e l’assessore di Gioia. “Abbiamo ora reali opportunità di rilanciare il territorio e guardare con maggior ottimismo al futuro – proseguono i due amministratori regionali – grazie anche alle risorse del Piano sviluppo regionale Puglia 2014-2020: a breve, difatti, pubblicheremo il bando della misura 5.2 per il ripristino del potenziale produttivo. E attiveremo una misura per gli investimenti aziendali specifica per le aziende olivicole salentine colpite da Xylella fastidiosa.  La ricerca ha in questo percorso di rilancio un ruolo imprescindibile: servono nuove cultivar resistenti in grado di convivere con la fitopatia senza intaccare l’economia del territorio. Abbiamo – concludono Emiliano e Di Gioia – pieno supporto da Bruxelles, sia di sostenibilità finanziaria sia operativa.  Come anche, lo auspichiamo, in sede nazionale avendo chiesto al Ministero un intervento anche attraverso un capitolo della legge di bilancio”

Stefàno: merito del Governo per questo primo importante passo. Ma restiamo prudenti. “Un’ottima notizia peri l mondo agricolo pugliese: finalmente arriva l’aggiornamento che tutti aspettavamo con impazienza e che riaccende almeno in parte le speranze degli olivicoltori”: questo il commento del sen. Dario Stefàno, capogruppo in Commissione Agricoltura del Senato ed ex assessore regionale all’Agricoltura. Va riconosciuto il merito al governo italiano, nella persona del Ministro Martina, che ha guidato in questi mesi in sede europea un importante e costante lavoro di squadra, tecnico e diplomatico, per arrivare a questo esito. Il reimpianto rappresenta una scommessa di cui non conosciamo con certezza i risultati a lungo periodo, sicché prudenza vuole che sia considerato come un successo iniziale che libera in parte anche il sistema vitivinicolo da vincoli insopportabili e che ci deve spronare ad accelerare nello sviluppo di soluzioni, supportate sul piano scientifico, per risolvere presto questa drammatica situazione”.
Abaterusso: molte delle risorse del piano di sviluppo siano destinate al contrasto della batteriosi. Tra le prime reazioni c’è quella di Ernesto Abaterusso, capogruppo regionale di Articolo 1, di Patù, soddisfatto ma critico con la Regione: “è una  risposta adeguata alle nostre sollecitazioni e alle esigenze di un intero territorio e di un comparto che rischiano di pagare un prezzo troppo alto per l’inefficienza di una Regione oltremisura distratta” Per Abaterusso la decisione Ue “chiama le istituzioni preposte, in primo luogo la Regione, a una sempre maggiore presa di responsabilità. È quello che Art1-Mdp chiede da tempo al Presidente Emiliano e alla sua Giunta, fino ad oggi rimasto lettera morta: la programmazione di una seria ed efficace strategia di contenimento del fenomeno oltre alla revisione del Psr 2017-2020 per far sì che molte delle risorse a disposizione siano destinate al contrasto della batteriosi”.

Caroppo: Una buona notizia ma la Regione non si azzardi a vantarsene. “Che sia caduto il divieto di reimpianto in parte della zona infetta (quella più a sud della Puglia) è una buona notizia, ma dal Governo regionale nessuno si azzardi a vantarlo come merito – rimarca il consigliere regionale Andrea Caroppo, di recente passato da Fi a Salvini premier – se alla scoperta del batterio si fosse fatto quanto chiesto dalla Ue (il piano straordinario del commissario Silletti, ndr) il divieto non ci sarebbe nemmeno stato. La responsabilità della morte di milioni di alberi e della messa in crisi di un intero settore e del relativo comparto è, infatti, solo di Emiliano che ha prima boicottato e poi omesso di adottare qualunque misura di contrasto al batterio. In ogni caso la Xylella continua ad avanzare: dobbiamo mettere in ginocchio anche il Barese e il Foggiano?».

Blasi: recuperiamo il tempo perduto. E contrastiamo i focolai d’ignoranza anti ricerca. Anche per il consigliere regionale Sergio Blasi “la Regione Puglia è ora chiamata a recuperare il tempo perduto; dovrà altresì porsi il compito di tutelare la ricerca scientifica, di favorire le buone pratiche e di contrastare il diffondersi di focolai d’ignoranza, una epidemia questa più pericolosa della Xylella stessa”. Per Blasi il camino è lungo e in salita; positiva la decisione del Comitato fitosanitario europeo di rafforzare le ispezioni in tutti quei Paesi in cui ci sono specie esposte all’attacco.

Donato Boscia, Cnr Bari

Gallipoli – Si è parlato – e tanto – di Xylella e di Puglia al quarto convegno nazionale sull’olio e l’olivo oggi a Pisa. Grande l’attenzione verso la malattia che ha colpito buona parte del Salento e sui pericoli di una diffusione in altri territori italiani ma anche dei finanziamenti europei che stanno sostenendo i programmi di ricerca che coinvolgono Università e centri di studiosi di mezzo mondo. “L’identificazione nel 2013 di un focolaio di Xylella fastidiosa in uliveti nella penisola salentina ha determinato un’emergenza fitosanitaria di proporzioni senza precedenti per l’Unione europea, per la perdita completa della produttività di gran parte delle piante colpite e l’abbondante presenza di un efficace insetto vettore del batterio”: ha detto tra l’altro Donato Boscia, dell’Istituto per la protezione sostenibile del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari al convegno promosso dalla Scuola Superiore Sant’Anna e dall’Università di Pisa. Per combattere questa “epidemia” sono stati finanziati anche due progetti di ricerca europei, come ha relazionato il dottor Boscia: “Tra le attività di particolare rilievo – ha detto ancora lo studioso – ci sono quella della ricerca nel germoplasma di olivo e di fonti di resistenza alla Xylella fastidiosa”. Del resto il ruolo della ricerca scientifica è utile anche su altri versanti, ha aggiunto Luca Sebastiani della Scuola Sant’Anna, perché sta “cercando di prevedere gli effetti dei cambiamenti climatici in atto per riuscire a offrire agli agricoltori un panorama di varietà dell’olivo più ampio e in grado di mitigarne gli effetti negativi degli eventi climatici estremi che sempre più frequentemente affliggono la coltivazione di questa specie”.

Gallipoli – Una operazione in due mosse, una a livello regionale e l’altra a livello nazionale, con un unico scopo: portare sollievo e iniezioni di ripresa ad una agricoltura stremata dall’attacco del patogeno Xylella fastidiosa. Lo propone con una lettera al ministro delle Risorse agricole Maurizio Martina il senatore Dario Stefàno, già assessore regionale all’Agricoltura. Nelle ore in cui si attende da Bruxelles il definitivo via libera al reimpianto di ulivi delle varietà Leccino e Favolosa, riconosciuti dai ricercatori come resistenti al batterio da quarantena venuto dalle Americhe (via Rotterdam, secondo una ricostruzione tra le più plausibili), il senatore salentino lancia la proposta di una “riconversione produttiva” che, accanto ai “nuovi” ulivi, possa vedere sorgere zone coltivate a vite. Stefàno chiede “un tavolo per definire una nuova strategia, condivisa e concordata con il territorio, per la lotta alla Xyella, con cui poter valutare la possibilità di affiancare la riconversione produttiva alle attività di reimpianto di specie resistenti, quali strumenti di rilancio dell’agricoltura nelle zone afflitte dal patogeno”. Il tavolo di lavoro servirebbe a concertare un percorso legislativo fattibile e piuttosto rapido a Bari come a Roma con la legge di bilancio in arrivo. Poiché si tratta di modificare sia l’assegnazione della quota di superficie vitata divisa per regioni, sia quella regionale ripartita per province. Com’è noto, l’Italia ha a disposizione l’aumento dell’1% di impianti di vite pari a 65mila ettari; di questi 800 sono nella disponibilità della Regione pugliese. Ciò che chiede Stefàno è un lieve aumento della quota nazionale a favore della Puglia (da 800 a 850, per esempio) e poi il passo successivo di una più sostanziosa fetta di autorizzazioni di nuovi vigneti, nell’ambito regionale, per il Salento, notoriamente la zona che ha pagato il conto più salato per l’arrivo del morbo micidiale. Una scelta, questa, che lo scorso anno purtroppo non è stata effettuata. Se operata, di concerto col Mipaaf – rileva il parlamentare – entro gennaio prossimo, potrebbe portare benefici già dal prossimo anno”.

LEUCA. Un particolare tipo di compost potrebbe contribuire a salvare gli ulivi salentini dall’attacco della Xylella fastidiosa? Ancora non è scientificamente provato, ma uno dei progetti di sperimentazione in corso ci sta provando. Teatro è il Parco naturale regionale “Otranto – Santa Maria di Leuca”; su alcuni terreni si sta sperimentando un intervento di agricoltura biologica che, qualora desse i risultati sperati, potrebbe essere esteso a tutti e 12 i Comuni che si affacciano sulla costa adriatica meridionale. Il progetto finanziato dalla Regione si chiama “Mabis” e punta alla diffusione e all’applicazione dei metodi di agricoltura biologica integrata e sostenibile, finalizzata al contenimento del complesso di disseccamento rapido dell’olivo (codiro) nelle aree agricole. I partner dell’Ente parco, presieduto dall’ingegnere Nicola Panico, sono l’Università degli studi della Basilicata (rappresentata dal rettore Aurelia Sole), attraverso il Dipartimento delle culture europee e del Mediterraneo: architettura, ambiente, patrimoni culturali (Dicem), e lo spin-off universitario Agrenement di Matera (amministrato da Giuseppe Carlucci). Nella pratica l’esperimento consiste nello spandimento sui terreni di un compost con un contenuto specifico di nutrienti e proprietà organiche ritenute adatte, che unito a un’adeguata irrigazione dovrebbe portare l’olivo a rafforzare le sue difese immunitarie fino a debellare il batterio. La prima fase è iniziata con lo spandimento del compost su tre terreni ubicati a San Dana (frazione di Gagliano del Capo), Alessano e Tricase, con una dose di 160 tonnellate ogni mezzo ettaro. Ora si attende l’analisi degli esperti di UniBas per capire se effettivamente la Xylella stia scomparendo da quegli oliveti. «Secondo noi, le misure biologiche sono la migliore soluzione per intervenire – ha spiegato il presidente Panico – il territorio salentino potrà rinascere se torniamo al modo antico di fare agricoltura unendovi la pratica dell’allevamento».

Gallipoli – Se non cambiano le davvero sudate carte in tavola e se il Comitato fitosanitario europeo il 18 e 19 ottobre modifica la precedente Decisione comunitaria del 2015, sotto l’albero di Natale o giù di lì gli olivicoltori pugliesi troveranno tre novità da tempo invocate. Dopo quella data e a risultato acquisito su possibilità di reimpianto di varietà di ulivo resistenti alla Xylella, tutela dei Monumentali non infetti nel raggio di cento metri da pianta già attaccata e liberalizzazione di tre varietà di vite immuni dal batterio, ci vorranno due mesi circa perché la nuova Decisione sia pubblicata e diventi efficace. Salvo imprevisti che a questo punto non dovrebbero più esserci, il traguardo che consente un minimo di respiro – non immediato ai fini della capacità di produrre da parte dei giovani alberi – sarà tagliato.

“Dobbiamo dire grazie al mondo scientifico – afferma Giovani Melcarne, a capo di una società che produce olio Dop a Gagliano del Capo e dintorni – questo risultato è merito loro, del loro lavoro”. Un altro grazie allo stesso indirizzo lo manda per un altro motivo: “Intorno a questo grave problema – aggiunge Melcarne – si è creato un solido rapporto di collaborazione e fiducia tra i ricercatori e gli agricoltori di base, che hanno suggerito o seguito indicazioni che hanno poi portato a risultati come la varietà Favolosa e il Leccino in grado di convivere senza danni col batterio; adesso è la volta dei semenzali, gli ulivi selvatici. Ora però non dobbiamo perdere tempo: ne va dell’entusiasmo e dell’interesse che tanti di noi ancora nutrono verso questo comparto, mentre alcuni hanno già deposto le armi, scoraggiati”.

Non si poteva fare prima? Mentre gli amministratori pubblici ed i politici si dividono tra accusatori pessimisti e prudentemente ottimisti, chi ha seguito con occhio tecnico la vicenda non si straccia le vesti, avendo peraltro detto per tempo – in veste di ricercatore – che i tempi di sperimentazioni e verifiche non potevano essere inferiori ai due anni. L’Unione europea deve, di conseguenza e prima di cambiare decisioni già ufficializzate, aspettare l’ultima parola dalla loro bocca. “Dicono che si poteva fare già a giugno ciò che si farà ad ottobre – dice il dottor Donato Boscia, direttore dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante del Consiglio nazionale delle ricerche, sede di Bari – ma quella riunione di fine giugno tra la direzione generale della Commissione europea e gli uomini-chiave dei diversi progetti, con due giorni di domande su tutti gli aspetti, ha aperto la strada alle conclusioni che si andranno a tirare, nel contempo giustificando agli occhi dell’Europa la bontà degli investimenti fatti nella ricerca”.   Sempre in veste di coordinatore dei maggiori progetti europei con partecipanti internazionali – X factor e Ponte – Boscia parteciperà il 13 e 14 novembre alla Conferenza europea sulla Xylella che si terrà a Palma di Maiorca, isole baleari.  Non è un caso: adesso è la Spagna sotto tiro, nelle isole in questione appunto per gli ulivi e per il mandorlo nella zona di Siviglia ed Alicante e anche da lì hanno invitato il Cnr di Bari, in vista della Conferenza europea che sarà curata dall’Efsa (ente dell’Ue) e dai coordinatori dei maggiori progetti finalizzati proprio alla ricerca delle cultivar resistenti all’epidemia.

Nuovi focolai, in questa fase in cui i controlli sono ripresi a ritmi serrati, sono stati riscontrati nelle campagne di Ceglie messapica, Cisternino e Ostuni. Con un focolaio vero e proprio: alcuni alberi infetti che i proprietari non volevano espiantare per evitare la propagazione del contagio, sono stati incendiati due notti fa da ignoti. Ma c’è chi pensa che la tensione (o disperazione) è arrivata ormai a livelli tali che qualcuno sta cominciando illusoriamente a pensare di poter fare da sé.

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...