Home Infezione da Xylella fastidiosa degli ulivi nel Salento
Speciale Xylella fastidiosa nel Salento, tutti gli aggiornamenti sull'infezione da Xylella fastidiosa nel Salento. Gli ulivi malati: evoluzione della situazione, proposte, possibili cure, lo spettro dell'eradicazione delle piante d'ulivo nel Salento.

Ugento– Per le aziende di trasformazione interventi economici per i frantoi oleari che intendono mantenere la struttura in vita e contributi finalizzati alla dismissione dell’attività di trasformazione (rottamazione/conversione degli impianti); per le aziende agricole interventi di sostegno al reimpianto con cultivar resistenti alla Xylella o altre specie immuni, semplificazione delle autorizzazioni all’espianto nelle aree infette per le piante compromesse, interventi finalizzati all’aumento del corpo fondiario e misure di contrasto all’abbandono delle terre; per i vivai in zona infetta la possibilità di produrre piante di ulivo resistenti da distribuire sul proprio territorio; la piattaforma rivendicativa ma non solo messa a punto dalla prima assemblea di frantoiani del salento ieri a Ugento, in vista della audizione di domani a Montecitorio, davanti alla commissione Agricoltura della Camera dei deputati.

Pur convocata nel giro di 48 ore, l’assemblea ha visto un centinaio di partecipanti, segno evidente di un bisogno di visibilità e di partecipazione alle problematiche piombate nel Salento insieme al’arrivo della Xylella fastidiosa, batterio da quarantena secondo Unione europea e studiosi. E’ infatti emersa in pieno l’esigenza di essere rappresentati a Roma e nell’Unione, raccogliendo la disponibilità delle associazioni dei coltivatori e dei produttori olivicoli – convocate per domani – di presentare anche le loro richieste maturate nel confronto ugentino.

Per la rinascita della nostra terra – si legge nella nota che dovrà arrivare in mano al ministro Gian Marco Centinaio – siamo convinti sia necessario ed impellente, oggi più che mai, ripensare e riprogrammare l’intero comparto oleicolo; tutto questo sarà possibile solo con un Suo autorevole e vigoroso intervento”. Non si tratta soltanto del paesaggio, prima del 2013 “rappresentato da sterminati e lussureggianti oliveti che da millenni colorano la terra rossa salentina, oggi una tela, spettrale ed angusta, dalle tinte cineree e desolanti”.

Giovanni Melcarne

L’olivicoltura traina, per passare all’aspetto economico non proprio trascurabile, “l’intero comparto agricolo ed è da sempre fonte principale di reddito per oltre 270mila aziende sul territorio regionale (il 22% delle imprese olivicole italiane) che coprono il 30% dell’intera produzione nazionale di olio extra vergine d’oliva; di queste oltre 51mila unità sono le aziende radicate nel territorio della sola provincia di Lecce”. Questi numeri, purtroppo, “stanno calando vertiginosamente alla luce della situazione attuale, sempre più drammatica”. In 15 anni, per processi naturali i frantoi operanti in Puglia sono passati da poco più di 400 a 220 (dati Camera di commercio), con un brusco incremento di dismissioni negli ultimi anni.  E non è finita. Giovanni Melcarne, di Gagliano del Capo, animatore dell’associazione a difesa degli ulivi sotto attacco e ora tra i promotori di un’associazione autonoma denominata Frantoi oleari salentini, aperta anche alle province di Brindisi e Taranto, aggiunge: “Nei prossimi due-tre anni, con questa tendenza in atto, molti altri frantoi salteranno”.

Chiesto un piano di azione “Pertanto – riprende la nota per il ministro – come garanti e difensori degli interessi del nostro territorio, mossi dall’alto senso di responsabilità che contraddistingue il nostro operare quotidiano, sentiamo il dovere di essere propositivi e pronti a supportare l’azione del Governo, contribuendo fattivamente alla rinascita dell’intera filiera. Si rende pertanto necessario, a nostro avviso, l’emanazione di un “piano d’azione”, fattibile e immediato, per la ricostruzione del potenziale olivicolo e della relativa filiera”. I punti sono quelli prima richiamati.

 

 

 

Gallipoli – La Commissione europea ha tirato le somme: l’area da quarantena a causa dell’attacco della Xylella fastidiosa è aumentata, annettendo una fascia di territorio della provincia di Bari. Troppo pochi gli ulivi infetti e non abbattuti né rimossi. Nel 2018 su 241 ordinanze neanche una ha raggiunto lo scopo, L’anno precedente il numero si è attestato su circa 900 eradicazioni. Certo, ci sono vincoli normativi, paesaggistici, urbanistici che andrebbero superato con un decreto apposito; ci sono problemi col catasto non aggiornato per cui è difficile spesso individuare i titolari dell’appezzamento ai quali notificare le ordinanze, per cui si pensa di trovare il modo di procedere d’urgenza, rinviando a dopo le procedure burocratiche. Ma i conti non tornano e la delegazione europea arrivata lunedì in zona, è ripartita per Roma e poi Bruxelles portando con sé solo gli apprezzamenti per un sistema di monitoraggio nella zona di contenimento che ha funzionato. Dai loro dati si evince che su circa 7 milioni di piante, soltanto 3.800 in quell’area sono risultate colpite dal batterio e nessuna in focolai in cui gli alberi contagiati sono stati rimossi.

Gli ispettori della Ue, direzine generale per la salute e la sicurezza delle piante, hanno fatto il loro lavoro ed ora tocca al Ministero delle politiche agricole ed alla Regione Puglia cercare di rinviare, quantomeno, la nuova mappa redatta (foto) da cui si evince l’indicazione di una nuova zona infetta, come preannunciato e temuto nelle scorse settimane. Comunque vada, le condizioni politiche intorno al grave problema sembrano finalmente essersi chiarite: l’intero Consiglio regionale ha votato un documento pieno di impegni da rispettare, da parte della Regione, del governo centrale e dell’Europa, ritenuta per la prima volta in modo esplicito colpevole di scarsa vigilanza alle frontiere (principalmente nel porto di Rotterdam, il più trafficato del continente) circa l’importazione di specie vegetali e di piante ornamentali. Si tratta di vedere adesso cosa concretamente produrrà questo nuovo ed inedito clima unitario da cui tutti si attendono molto. Anche per recuperare qualcosa dei cinque anni di polemiche, ricorsi, ricerche, scontri. E senza nessun provvedimento concreto.

Gallipoli – Ricerca di cloni di Leccino più resistenti a Xylella, dispostivi nanotech per far arrivare a destinazione le cure, l’utilizzo della sanse per uso alimentare, la tecnica degli innesti e molto altro. Coldiretti Lecce ha chiamato all’appello presso la propria sede di via Bari ricercatori e docenti universitari lo scorso 31 maggio, per presentare le sette idee progettuali (tre già avviate) di cui è partner, per la rigenerazione agraria del Salento e la lotta al fastidioso batterio. «Abbiamo sentito da subito la necessità di far diventare questo territorio un laboratorio a cielo aperto – ha detto il presidente Pantaleo Piccinno alla platea – abbiamo lavorato per creare una rete di ricercatori, non solo pugliesi, convinti che solo da una virtuosa collaborazione tra gli enti di ricerca potranno nascere le soluzioni per salvare il nostro patrimonio olivicolo e per disegnare scenari di rigenerazione ambientale e agricola».

L’assemblea Giovani Coldiretti

L’agronomo Giovanni D’Amato (Coopolio Salento) ha presentato il progetto Biocodiro, ovvero l’impiego di ioni e chelati da far assorbire in via radicale alla pianta per attenuare i sintomi del Codiro. Gianluca Bleve (di Tricase) e Giovanni Mita dell’Ispa Cnr Lecce hanno spiegato il progetto “Passata d’oliva”, uno studio che ha trasformato la sansa da prodotto di scarto a prodotto alimentare biologico di grande valore nutrizionale. Francesca Baldassarre (foto) dell’Università del Salento ha invece illustrato lo stato dell’arte del progetto Nanotool, che prevede la messa a punto di una nuova generazione di fitofarmaci a base di nanoparticelle di ossido di rame e ossido di zinco.

Riflettori poi sui gruppi operativi – una sinergia tra ricercatori e agricoltori – che stanno mettendo a punto i progetti nell’ambito del Partenariato europeo per l’innovazione.  Il professor Angelo Corallo (Università del Salento) ha illustrato il progetto “TyTo Alba” che studia modelli di parchi agricoli multifunzionali ad alta valenza paesaggistica ed il progetto “Simple” per l’elaborazione di un sistema di serre idroponiche automatizzato per la coltivazione a pergolato. Il professor Vito Nicola Savino, del centro di ricerca Basile Caramia, ha spiegato il progetto “Biosavex” che ha come obiettivo l’individuazione di germoplasma di ulivo resistente all’infezione ed anche il progetto “Sogesom”, dedicato allo sviluppo della tecnica agronomica degli innesti. «Gli occhi dell’Italia e dell’Europa sono puntati sulla Puglia – ha detto il professor Gucci dell’Università di Pisa – le soluzioni che saranno prospettate per questo territorio saranno importanti per tutto il mondo visto che xylella è un problema causato dalla globalizzazione, una fitopatia che arriva con la movimentazione delle piante ornamentali».

Gallipoli – Sia pure in due tornate ma con un prezioso lavorio di limature e affermazioni, la Regione Puglia ha finalmente trovato il modo per dire, con un documento ufficiale unitario, cosa vuole che si faccia per frenare il contagio degli ulivi ed anche per il futuro agricolo delle zone più colpite, come la provincia di Lecce, a partire dalla zona di Gallipoli e della fascia jonica, e ricreare un paesaggio ed una economia in ginocchio. Il Consiglio regionale ha infatti approvato all’unanimità poche ore fa l’ordine del giorno sulla Xylella che impegna la Giunta regionale ad attivare in particolare una tavolo tecnico-scientifico permanente sulla Xylella, con la partecipazione di rappresentanti dell’Osservatorio fitosanitario, dell’Arif (agenzia regionale irrigazione e foreste), del Consiglio nazionale delle ricerche, delle Università di Bari Lecce e Foggia, degli Ordini professionali e delle associazioni di categoria.

Un Piano sostenibile per la rigenerazione agricola, paesaggistica e di sviluppo delle zone colpite Punto secondo: predisporre, d’intesa con il Ministero delle politiche agricole, un Piano di sviluppo agricolo, paesaggistico e di rigenerazione dei territori colpiti “coerente con i principi della sostenibilità economica, ambientale e sociale”. Il piano deve prevedere “misure compensative per i danni subiti dalle aziende olivicole, dai frantoi, dal sistema vivaistico e vitivivaistico sia direttamente, attraverso la perdita del potenziale produttivo, sia indirettamente, per la necessità di implementare le misure fitosanitarie obbligatorie per il controllo dei vettori”. Questo strumento particolare “deve dedicare particolare attenzione ai piccoli agricoltori che costituiscono buona parte delle aziende agricole del territorio pugliese”.

“Nessun controllo sulle importazioni di materiali vegetali nella Ue” Il documento finale votato da tutti i gruppi consiliari inoltre “impegna anche la Giunta regionale ed il suo presidente, Michele Emiliano, a chiedere al Governo nazionale e, per suo tramite, all’Unione europea le risorse finanziarie necessarie per la tutela del paesaggio e dell’ambiente e per garantire la sostenibilità delle azioni di contenimento e di eradicazione”. In maniera chiara ed esplicita, si richiama l’Ue alle proprie responsabilità per non aver attivato alcun tipo di controllo sulle importazioni di materiale vegetale, in particolare nello scalo di Rotterdam (Olanda) su cui molti indizi convergono relativamente alle importazioni di piante ornamentali dal Centro America: la stessa sottospecie di Xylella fastidiosa è stata individuata nelle piante da caffè del Costa Rica. Solo da poco e dopo lo scoppio del caso Xylella (con casi di piante importate ma malate rintracciati in Olanda e Spagna, tra gli altri), le autorità europee hanno attività un centro di controllo su questo tipo di importazioni.

“Le eradicazioni delle piante infette, con le norme in vigore, è praticamente impossibile” La Regione si è assunto il compito anche di attivarsi presso il Governo nazionale “per ottenere interventi normativi speciali che consentano di fronteggiare tempestivamente una situazione di emergenza nazionale grave come quella causata dalla Xylella f., agevolando l’applicazione immediata delle misure fitosanitarie e, in particolare, la rimozione delle piante infette”, cioè le eradicazioni, insieme a misure di sostegno per l’economia pugliese. In questo caso si invoca un decreto legge per consentire gli eradicamenti nella “zona di contenimento” della malattia. Problemi di varia natura normativa, hanno portato finora a magri risultati: su oltre 3.800 piante risultate infette, finora quelle divelte e portate via sono state mille circa. Problemi di natura catastale (in un caso limite su di una particella insistevano undici proprietari), di catasti non aggiornati, di notifiche assai laboriose (soprattutto nel caso di eredi) e di norme urbanistico-paesaggistiche hanno messo in ginocchio la gran parte dei tentativi di rimuovere gli ulivi malati e fonte di propagazione. Il decreto invocato dovrebbe consentire l’eradicazione degli alberi individuati

“Bloccare lo spostamento dei confini delle aree infette ancora più a nord” Il Governo nazionale, infine, su richiesta dell’intera Puglia, è chiamato ad opporsi “in ogni sede” alla modifica dei confini delle aree infette approvata il 23 maggio scorso dal Comitato fitosanitario europeo. Come si ricorderà, proprio a causa del’alto numero di ulivi sotto attacco nella “zona di contenimento” (passati da 700 ad oltre 3mila, censimento del marzo scorso) e dello scarso numero di focolai bloccati sul nascere (quelli estirpati, dopo un anno non presentavano più casi di Xylella), è scaturita l’indicazione di far diventare “di contenimento” l’attuale fascia cuscinetto larga 20 km e che va dallo Jonio all’Adriatico, e sposta i 20 km ancora più a nord, fin nel Barese.

Pianta colpita da Xylella

Gallipoli – Come individuare il batterio da quarantena Xylella fastidiosa, che vive e si riproduce nei vasi xilematici degli ulivi e di altre piante? A trovare un sistema diagnostico nuovo ci hanno pensato i ricercatori dell’Università del Salento e del Consiglio nazionale delle ricerche Nanotec di Lecce che hanno visto il loro studio pubblicato in questi giorni su “Scientific Reports, rivista del gruppo “Nature”. Il sistema ideato dal gruppo di ricerca si basa su microsensori ad elevata sensibilità e riesce ad individuare la presenza del patogeno che affligge gli alberi del territorio salentino, comparso circa cinque anni fa proprio nelle campagne tra Gallipoli, Taviano, Racale,  con tempi rapidi di analisi. “Si tratta di un primo importante passo avanti verso la diagnostica in-situ, come valido strumento nelle mani degli esperti del settore per le analisi su campo”, si fa notare in una nota di Unisalento. Ed a costi contenuti.

“Il rilevamento di Xylella fastidiosa, viene solitamente eseguito con tecniche di laboratorio (Elisa e Pcr). In questo lavoro, invece – afferma Serena Chiriacò, ricercatrice del Cnr – i due metodi tradizionali sono stati confrontati con il nuovo test elaborato su biochip elettrochimici, ottenendo risultati sovrapponibili a quelli dei test tradizionali, ma con vantaggi significativi in termini di costi e tempo impiegato per l’analisi”. “Lo sviluppo di nuove tecniche diagnostiche – commenta Andrea Luvisi, ricercatore dell’Università del Salento – rappresenta un’utile risorsa per le azioni di monitoraggio, attività imprescindibile per il contenimento dell’epidemia”.

Questo è solo uno degli ultimi frutti di una solida collaborazione tra l’Università del Salento ed il Cnr Nanotec, che ha permesso la creazione di un team fortemente interdisciplinare con la presenza di patologi e fisiologi vegetali, biologi, biotecnologi e fisici, che hanno lavorato insieme alla realizzazione di un biosensore innovativo in grado di rilevare la presenza del fitopatogeno. “Il lab-on-chip realizzato – concludono i ricercatori – comprende anche un modulo microfluidico che consente di effettuare l’analisi su piccoli volumi di campione, e le sue prestazioni sono competitive rispetto ai metodi diagnostici convenzionali, ma con gli ulteriori vantaggi di portabilità (l’intero dispositivo misura pochi centimetri quadrati), costi contenuti e facilità d’uso. Una volta industrializzata, la tecnologia proposta potrà fornire un metodo di analisi made in Salento, utile per attuare uno screening su larga scala”.

Acquarica del Capo – Incontro pubblico ad Acquarica del Capo per discutere di Xylella e del futuro dell’olivicoltura salentina, a distanza di pochi giorni dall’ultimo documento con cui la Regione Puglia apre la strada a piante delle varietà Leccino e FS17, selezionate dalla ricerca scientifica come resistenti al batterio da quarantena. Martedì 29 maggio alle ore 18,30 presso il castello medievale si parlerà di finanziamenti a fondo perduto per il reimpianto degli oliveti. Interverranno al convegno il Sindaco Francesco Ferraro, Nicola Ruggiero, presidente Consorzio oliveti d’Italia. L’incontro sarà moderato da Nicola Mangialardi, giornalista di Telenorba.

Galatone – Il divorzio si è consumato davanti ad una platea di una ventina di persone, convocate lì dal comitato locale dei Cinque stelle. Le strade si sono divise ma non quella sera di lunedì scorso al Palazzo marchesale di Galatone ma un paio di giorni prima, sabato 19, quando Cristian Casili di Nardò, Antonella Laricchia e quattro parlamentari del Movimento hanno diffuso il loro Patto anti xylella in dieci punti ed il “Popolo degli Ulivi” tutto intero ha strabuzzato gli occhi, incredulo. Galatone è stata l’occasione per il primo contatto ravvicinato tra i componenti di quella che era stata fino a poco fa un’anima sola.

Strade separate: chi a Bari con altri due “No”, chi a lavorare per il patto Maurizio Maccagnano dei pentastellati ha cercato di moderare tra le ultime posizioni di Cristian Casili, e Crocifisso Aloisi, uno dei principali animatori dell’associazione informale che – peraltro – ha dato appuntamento a domani, venerdì 25 maggio alle 9 a Bari per una manifestazione nei pressi della sede Rai al grido di “No agli espianti” e “No ai pesticidi”. E’ il decreto Martina di cui si parla, ma ormai con voci diverse. “Sulla questione del disseccamento, io ho definito “un teatrino” le contrapposizioni – ha afferma Casili – non perché volessi delegittimare l’opera sia della scienza sia di chi vi si contrappone, ma perché siamo ancora qui a parlarne senza fare nulla: gli agricoltori sono molti confusi. La politica – ha detto Casili in un clima quasi surreale – che doveva uscire da queste contrapposizioni, non l’ha fatto: se guardiamo il Governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, un giorno con i magistrati con l’appoggio dei comitati popolari ed ambientalisti, un giorno con la scienza”. Sì, va bene la critica politica, ma intanto che cosa è accaduto ai Cinque stelle per un cambio così radicale di linea? “Il Movimento 5 Stelle ha cambiato posizione? Si è semplicemente evoluto – ha ribattuto Casili – di fronte all’evoluzione della malattia del disseccamento, e rispetto ad alcune posizioni rimaste fisse da anni su di un problema così complesso e ad una malattia che cambia continuamente”.

Casili: “Le cose sono cambiate, basta con vecchie posizioni” Casili ha “semplicemente guardato quello che sta accadendo” ed ha cambiato registro, nella speranza di chiudere un patto in cui siano presenti e attivi anche gli ambientalisti che però non siano ancora ancorati ad infruttuose posizioni tipo “la frode Xylella”, il “complotto” internazionale eccetera. Come si ricorderà, i dieci punti contengono sì il diserbo meccannico, le buone pratiche agricole, alcune innovazioni ma non chiudono più porte e finestre agli eradicamnti “chirurgici” poiché “ogni albero colpito è fonte di inoculo” per altri contagi e neancheescludono i trattamenti chimici “compatibili”. “ La politica in questo momento, anche a costo di essere impopolare, deve alzare la testa di fronte a posizioni che non possiamo più permetterci cercando al contempo di essere costruttivi anche verso coloro che nella fascia di contenimento stanno subendo misure molto drastiche”, ha detto chiaro e tondo il consigliere regionale. 

Delusione e rabbia. Aloisi: “Ci saremmo aspettati l’appoggio della politica locale” Un prezzo da pagare, lo sa bene Casili che lo ha toccato con mano, ci sarà: in qualche cosa si trasformeranno il disappunto, l’amarezza, l’incredulità, persino rabbia, respirati nella sala dell’antico palazzo. Come la delusione di Aloisi, che rimarca un tratto ancora in comune: aver contestato gli attori protagonisti di questa vicenda,, ricercatori compresi. “Il movimento dei cittadini continua a vivere una pressione fortissima; si sta cercando addirittura di additare questi ultimi come i responsabili dell’avanzata del batterio. Allora, con l’ultimo decreto Martina, per rasserenare il clima, ci saremmo aspettati l’appoggio almeno dalla politica regionale (dopo l’abbandono della politica nazionale), e che i nostri rappresentanti locali avrebbero preso la palla al balzo per richiedere un cambio di attori e ripartire da zero. Invece – rincara la dose Aloisi – ci siamo sentiti accusare di complottismo e di essere noi i colpevoli della diffusione del batterio. Il batterio Xylella fastidiosa è stato trovato dal Cnr nell’ottobre del 2013 e si è gridato dopo pochi mesi all’epidemia; ma già tre anni prima, nel 2010, si era tenuto un convegno a Bari per formare dei tecnici su come affrontare il batterio se un giorno si fosse presentato”. “Loro” hanno avuto tutto il tempo a disposizione tutte le risorse e le competenze: possibile che si sia lasciato lì a Gallipoli quel focolaio, se la soluzione era l’eradicazione? Siamo stanchi di sentire queste falsità”.

Nessun ripensamento: “Paghi chi non ha fatto nulla contro il problema” Nessun ripensamento o riesame delle posizioni fin qui sostenute, neanche in assenza di un partner che si riteneva affidabile e prezioso è trapelato durante l’incontro e subito dopo. Le parole d’ordine della manifestazione indetta a Bari domani stanno lì a dimostrarlo. Come le reazioni al vetriolo sulle reti sociali: “Va tutto bene, tanto Pd e M5S ora vanno d’amore e d’accordo sulla Xylella”, vi si legge. C’è chi protesta anche contro gli interventi di “eliminazione delle piante ospiti spontanee lungo fossi, canali e strade: un punto di gravità assoluta”. “Andiamo tutti a Bari per fermare la distruzione degli ulivi, l’avvelenamento delle persone, l’attacco alla Costituzione”, è l’appello di Luigi Russo, un altro degli esponenti di spicco del “Popolo”. Che davanti a Casili ha lanciato una sua proposta: “Io chiedo è questo: se in tutti questi anni non si è trovata la soluzione da parte di chi ha gestito questa questione, perché un movimento politico come i 5 Stelle non chiede la dimissione di chi si è occupato della vicenda finora, visto che non hanno saputo risolvere il problema? La responsabilità scientifica e politica si sta ora riversando sui cittadini attivi perché qualcuno non ha saputo fare il suo mestiere”. Sipario.

(Nella foto da sinistra Maurizio Maccagnano, Crocifisso Aloisi, Cristian Casili)

Ha collaborato Anna De Matteis

Gallipoli – Anche qui nel Gallipolino, scendendo e salendo lungo la fascia jonica, poi andando verso l’entroterra potranno rispuntare ulivi. La Regione Puglia ha emesso l’ultimo documento che apre la strada a piante delle varietà Leccino e FS17, selezionate dalla ricerca scientifica dopo un paio di anni di lavoro, come resistenti al batterio da quarantena. la pubblicazione dell’atto dirigenziale (Servizio produzioni vivaistiche e controllo organismi nocivi di Bari) è di oggi. “Il Salento potrà rinascere – è uno dei primi commenti – si ritorna a piantare ulivi , un ringraziamento particolare va all’Ipsp (Istituto per la protezione sostenibile delle piante, ndr) del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari che ha reso possibile tutto ciò”. Lo afferma Giovanni Melcarne, produttore olivicolo di fascia Dop del Capo di Leuca ed animatore dell’alleanza di produttori denominata “Voce del’Ulivo”, con riferimento al documento del centro ricerche del 12 marzo scorso. Nella stessa nota il Cnr certificava che “le varietà di vite, agrumi, albicocco, susino, pesco, percoco esposte sia ad inoculazione meccanica del batterio. sia a infezione tramite adulti di “sputacchina” hanno dato esiti sempre negativi, risultando immuni alla Xylella fastidiosa sottospecie pauca”.

“Ripartenza possibile grazie ai ricercatori del Cnr di Bari” E’ merito loro se nella storica determina di questi giorni si può leggere questo: “autorizzare nella zona infetta, ad eccezione dei 20 km della zona di contenimento, l’impianto delle seguenti varietà di ulivo: Leccino e Fs17”. Naturalmente si dovranno utilizzare per il reimpianto ulivi accompagnati da passaporto delle piante e devono conservare traccia della partita di piante ricevute e del fornitore. Gli olivicoltori deovono essere anche informati però, si legge nell’atto della Regione, che “nel tempo possono verificarsi problemi di tenuta della resistenza o di produttività”, non avendo i ricercatori ancora dati riferiti al lungo periodo. Ad ogni modo, coloro che dovranno svellere gli ulivi seccati per  impiantarne delle due varietà indicate, dovranno chiedere la prevista autorizzazione ai Servizi territoriali competenti, seguendo le indicazioni della legge sull’argomento datata 1951.

La lunga trattativa con i detentori della cultivar FS17 per ottenere prezzi accessibili Può dunque riprendere vigore l’iniziativa tempestiva della “Voce dell’ulivo” che nei mesi scorsi aveva intavolato una vera e propria trattativa – in vista dell’ok al reimpianto – con vivaisti in grado di fornire le piante necessarie a costi concordati. Così, da ottobre prossimo saranno a disposizione degli olivicoltori – a partire dai più piccoli – 200mila piante di uivo che saranno distribuiti “ad un prezzo, franco arrivo alle piattaforme di distribuzione, di 2 euro”, secondo le ultime comunicazioni dell’associazione. La quotazione è il frutto “di una lunga trattativa con uno dei vivai concessionari della cultivar FS17 (Favolosa)”, avevano informato i componenti del direttivo dell’associazione di base nata in aperta polemica con le più note associazioni di categoria nel corso di questo ormai lungo dramma con al centro la coltivazione cardine del mondo agricolo salentino e pugliese. Va ricordato che ne fanno parte Federico Manni di Racale; Daniela Specolizzi di Ugento; Giovanni Melcarne (foto) di Gagliano del Capo; Matteo Congedi di Ugento e Francesco Barba di Monteroni, i quali sottolineano che per l’acquisto di Leccino non risulterebbero, al momento, pericoli di oligopoli e di “cartelli” in grado di farne lievitare il prezzo.

 

 

Gallipoli – Un patto col territorio, che è finora mancato, ed una convivenza forzata ma il più possibile innocua da attuarsi in dieci mosse: i consiglieri regionali del M5S Antonella Laricchia e Cristian Casili (di Nardò, al centro) ed i loro parlamentari Patty L’Abbate, Ruggiero Quarto, Giovanni Vianello e Gianpaolo Cassese hanno presentato oggi la loro “ricetta” per cercare di venire a capo di un flagello che è sembrato, almeno finora, incontenibile, individuato per la prima volta nel bacino del Gallipolino e poi propagatosi fino alle province di Brindisi e Taranto. “Con queste linee guida – hanno affermato – il Movimento parte dall’emergenza per far evolvere l’agricoltura pugliese in un’agricoltura sostenibile e di qualità. Per quello proponiamo un vero e proprio “patto con il territorio”: è indispensabile che Governo nazionale, Regione, Comuni, consorzi, ricercatori, agricoltori e cittadini, formino una efficiente “rete operativa” per gestire e contenere in modo condiviso l’avanzare della Xylella. Riteniamo che la Regione Puglia, con i suoi ritardi e inefficienze nelle politiche agricole inerenti la questione, abbia gravi responsabilità; né discutibili piani e decreti legislativi calati dall’alto possono porre un serio freno alla propagazione del batterio”.

Il primo dei dieci punti riguarda le buone pratiche agricole; il secondo interessa il diserbo meccanico “eseguendolo ovunque possibile nel periodo giovanile di sviluppo del vettore philaenus spumarius meglio noto come “sputacchina”;
poi è previsto il diserbo con tecniche innovative nelle aree pubbliche e in quelle marginali difficilmente raggiungibili “attraverso il ricorso a prodotti non residuali oppure ricorrendo alla già collaudata tecnica del pirodiserbo o alla innovativa tecnica del vapore d’acqua ad alta temperatura la cui fattibilità è già oggetto di studio e approfondimento. I Cinque stelle non escludono poi il ricorso a trattamenti con prodotti fitosanitari sostenibili nelle fasce di contenimento nei periodi di diffusione degli adulti di Philaenus spumarius. “Tali prodotti – specificano – devono manifestare efficacia verso il vettore e al contempo contemperare le esigenze delle aziende in Biologico, limitando i trattamenti obbligatori a due secondo tempi e modalità previsti dalle norme vigenti e usando principi attivi compatibili con l’ambiente e la salute”. Da introdurre in questo campo un abbattimento dei costi per l’acquisto di questi presidi fitosanitari attraverso aiuti economici”.

Neppure le eradicazioni sono esclusa ma con “Interventi chirurgici” interessanti le piante malate “dato che gli alberi colpiti da Xylella sono ulteriori fonti di inoculo”. A tale scopo vanno trovate le risorse necessarie per rendere più efficienti i monitoraggi, “dando costante e trasparente informazione agli agricoltori e ai cittadini”. Capitolo reimpianto (sesto punto) nella zona infetta con cultivar ritenute idonee che manifestano tolleranza/resistenza al batterio, “incentivando lo studio e la ricerca sul germoplasma autoctono e l’individuazione di semenzali locali che manifestino resistenza/tolleranza al disseccamento”. Va poi aperto il capitolo della rigenerazione del paesaggio dell’olivo e ricostruzione paesaggistica delle aree maggiormente colpite “che tenga conto dei caratteri identitari del paesaggio pugliese e delle esigenze di carattere sociale ed economici”. Da introdurre poi monitoraggi estesi e ripetuti della Regione, eseguiti con modalità idonee anche per studi geostatistici”. Per concludere gli esponenti del M5S chiedono , controlli tempestivi ed efficaci sull’adempimento delle azioni di controllo del vettore, con sanzioni ed
esecuzione in danno e una ricerca scientifica multidisciplinare “mirata alla comprensione della diffusione e gestione di Xylella fastidiosa”.

Gallipoli – Mercoledì 23 maggio alle ore 12 si riunirà il Consiglio regionale per un’altra seduta avente per tema “Xylella e il disseccamnto nel territorio pugliese”. relazionerà ai consiglieri l’assessore all’Agricoltura Leonardo Di Gioia; tirerà le somme il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano (foto). Nella stessa giornata ad un paio di migliaia di km da Bari, i Servizi fitosanitari degli Stati dell’Unione si ritrovano per esaminare gli ultimi dati e stabilire se spostare o meno la fascia cuscinetto ancora più a nord, praticamente alle porte di Bari. Terzo appuntamento: il 25 a Bari è indetta una manifestazione delle associazioni ambientaliste e movimenti per chiedere il ritiro del “decreto Martina”, l’atto con cui si recepiscono le indicazioni operative della Commissione Ue in fatto di contenimento della diffusione del micidiale batterio con il blocco – tramite insetticidi – del principale insetto vettore, la “sputacchina”.

Intanto anche il Comune di Gallipoli ha preso posizione. con un’ordinanza il Sindaco Stefano Minerva ha vietato interventi con insetticidi sul territorio gallipolino. Ma come detto, il fronte dei Sindaci non è compatto, anzi solo una minoranza ha messo mano ad ordinanze sindacali o ricorsi giudiziari (con Zollino che rivendica la primogenitura, il 3 maggio, strappandola a Nardò). A tal proposito il consigliere regionale Cristian Casili (M5S) ha provocatoriamente rivolto loro una domanda: “Sanno quanti trattamenti si utilizzano per le produzioni orticole, per i vigneti e quant’altro? Perchè non fanno una campagna di informazione per i contadini che entrano nelle farmacie agricole e comprano il glifosato inquinando le campagne?”. Dalla lista delle sostanze chimiche che il Servizio fitosanitario pugliese sta per emanare, proprio in virtù del decreto ministeriale, dovrebbe sparire l’Imidacoprid messo fuori legge dall’Ue proprio in queste settimane.

La giunta nazionale della Cia, infine, dopo un sopralluogo nel Brindisino e a Presicce, ha ribadito i suoi punti fermi. Che sono abbattimenti degli alberi infetti (motivo per cui i ritardi accumulati hanno messo l’Italia sotto accusa a Bruxelles) senza più indugi; concreti aiuti per il mondo olivicolo così duramente colpito ed al settore del vivaismo; usare nei quattro trattamenti previsti da qui a dicembre solo di sostanze che vanno bene anche per aziende condotte con protocolli bio (la differenza di costi dovrebbe essere, secondo la Confederazione italiana agricoltori, a carico delle Istituzioni). Messa all’angolo da più parti, la Regione mete a punto la linea difensiva chiamando  in causa i ricorsi giudiziari che hanno rallentato ogni tipo di attività; le resistenze degli agricoltori; i vincoli di natura urbanistica e paesaggistica. “Per questo è necessario – ha dichiarato l’assessore Leonardo Di Gioia – un decreto legge che semplifichi gli interventi da parte dei nostri uffici”.

 

Gallipoli – Un dato che poco circola ma che è reale è che proprio qui, in queste zone del Gallipolino fino ad AlezioTaviano, Racale, Melissano, Alliste e Ugento, dove per prima ha colpito la Xylella fastidiosa quattro anni fa circa, lasciando dietro di sé un deserto grigiastro, le quattro irrorazioni con insetticidi che dovrebbero essere fatte entro dicembre – come indicato da Direttive Ue e rilanciato dal ministero e dalla Regione – non si faranno poiché gli insetti vettori, dove tutto è secco, semplicemente non ci sono.

Nelle zone secche trattamenti inutili ormai. Il problema dei patentini L’altro dato è che per attuare questi interventi con i componenti chimici indicati (acetamiprid, neonicotinoide, e deltametrina, piretroide) i contadini devono essere “abilitati” da un patentino che conseguono dopo un corso specifico: quanti ce ne sono operativi e disposti ad eseguire gli obblighi ormai in vigore? I patentini, già prima della comparsa del batterio venuto dal Centro America, erano conseguiti proprio perchè quelle sostanze, unite ad altre, vengono utilizzate come da routine per combattere in agricoltura comuni parassiti, come ad esempio la mosca dell’ulivo e la tignola, oltre che per disinfestazioni urbane (per esempio, quelle anti larvali contro le zanzare). “Decreto ministeriale e deliberazione regionale sembrano fatti apposta per far vedere alla Commissione europea che l’Italia sta facendo quanto dovuto”: c’è chi lo dice a mezza voce, considerando  comunque che le sostanze da impiegare nei trattamenti sono state valutate e approvate dall’Efsa, l’ente europeo per la sicurezza alimentare, anche se su alcuni di questi vi è una discussione in corso che potrebbe portare ad un eventuale blocco dell’utilizzo nel prossimo anno. Ad oggi l’Efsa, anche sul temuto principio attivo denominato glifosate, si è espressa classificandolo come non carcerogeno (contraria la Svezia). Naturalmente se ci si limita nelle dosi e dei tempi consentiti: da qui l’esigenza, rilevata da più parti, di continui controlli e monitoraggi.

In campo gli europarlamentari Fitto e De Castro Nel frattempo anche questa volta come in precedenza in altri momenti topici (l’esistenza o meno della Xylella, il piani per eradicazioni mirate) è tutto uno scontro in cui, troppo spesso, il punto centrale – bloccare almeno gli insetti vettori – si smarrisce nel polverone delle polemiche settarie. Provano a introdurre qualche elemento di auspicato equilibrio due europarlamentari che, fin dagli inizi, hanno portato in seno all’Unione europea una linea mediana e unitaria; Raffaele Fitto (Conservatori e riformisti europei) e Paolo De Castro (Socialisti e democratici, nella foto). “Basta “santoni” nell’agricoltura pugliese, molti dei quali sono gli stessi che hanno impedito di mettere in atto il piano di eradicazione degli ulivi infettati dalla xyella o presenti nella zona cuscinetto e che oggi hanno iniziato una nuova crociata contro l’uso dei fitofarmaci previsti nel decreto del Ministero dell’Agricoltura proprio come “misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione della xylella fastidiosa nel territorio della Repubblica italiana”.

“Stare dalla parte della scienza”: richiamo ai Sindaci Fitto e De Castro si schierano con gli scienziati, i ricercatori, gli esperti contro “pseudo ambientalisti che, purtroppo, in alcuni casi rivestono anche ruoli pubblici e quindi producono danni peggiori con i loro provvedimenti”, con riferimento ad alcuni Sindaci (Nardò, Nociglia, Scorrano che hanno messo mano ad ordinanze urgenti vietando l’uso dei pesticidi; Galatone ha intrapreso invece la strada del ricorso giudiziario contro il decreto Martina). “Gli insetticidi previsti nel decreto – ribadiscono i due europarlamentari – sono autorizzati non solo dal Ministero della Sanità, ma dalla Commissione europea che affida all’Efsa (sicurezza alimentare) il minuzioso controllo che viene svolto da un gruppo di scienziati altamente qualificati. Noi ci fidiamo di loro! Ci fidiamo della parole di chi, come il prof Martelli, oggi spiega che sono da sempre stati usati (anche nell’agricoltura biologica) e che i risultati, quelli positivi, che la nostra agricoltura ha raggiunto negli ultimi 50 anni sono dovuti anche al loro uso”. Infine un altro riferimento ad amministratori pubblici locali: “Bene ha fatto il sindaco di Lecce a non imbarcarsi in questa crociata senza senso e senza scienza. Chi ha ruoli istituzionali non dovrebbe mai cavalcare ondate populistiche così pericolose che nel Salento hanno già prodotto danni irreparabili”.

Il ricorso di Galatone: “Dal 2019 alcuni neonicotinoidi indicati nel decreto saranno vietati” “Il decreto appare in contrasto con quanto previsto dallo stesso Ministero nel “Piano di azione nazionale (Pan) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari” introdotto con decreto del 22 gennaio 2014 che stabilisce: “ai fini della tutela della salute e della sicurezza pubblica è necessario ridurre l’uso dei prodotti fitosanitari o dei rischi connessi al loro utilizzo nelle aree frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili, ricorrendo a mezzi alternativi (meccanici, fisici, biologici)”; si legge nella deliberazione della Giunta comunale galatonese presieduta da Flavio Filoni. “La stessa autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) – si aggiunge – aveva concluso che “la maggior parte dei modi in cui i pesticidi neonicotinoidi vengono usati rappresenta un rischio per le api selvatiche e quelle mellifere”, conclusione che poi ha comportato la messa al bando di 3 neonicotonoidi (imidacloprid, il clothianidin e il tiamethoxam). Infine il 27 aprile scorso i Paesi membri dell’Ue hanno approvato la richiesta della Commissione europea di porre fine all’utilizzo nei campi all’aperto dei tre neonicotinoidi nocivi a partire dalla fine del 2018, consentendone l’uso solo in serra.  Non si vede quindi come alcuni di questi neonicotinoidi siano inseriti nel  decreto nell’elenco dei pesticidi/insetticidi da usare per la lotta al Philaenus spumarium (il principale insetto vettore, ndr)”.

 

 

Nardò Galatone – Botta e risposta sui trattamenti a base di insetticidi per bloccare la diffusione del principale insetto diffusore del batterio Xylella fastidiosa. A salire sul palcoscenico con uno dei suoi colpi è stato due giorni fa il Sindaco neretino Giuseppe Mellone (a sinistra) che, in qualità di Ufficiale di Sanità e commissario di governo, ha vietato l’uso di quelle sostanze chimiche, indicate dalla Regione su direttiva della Commissione europea di oltre due anni fa, su tutto il territorio del comune di Nardò, uno dei feudi più vasti dell’intera provincia di Lecce. L’ordinanza “contingibile ed urgente” ha fatto il giro dei media con annesse dichiarazioni di Mellone a sostegno della salute pubblica “a scopo cautelativo e in via precauzionale”. Gli agricoltori che violano quest’obbligo dei quattro trattamenti da qui a dicembre, sono passibili di multe fino a 500 euro.

L’ordinanza sindacale ricorda che il decreto obbliga all’uso di erbicidi “come il glifosato, rispetto ai quali, a più riprese e da fonti autorevoli sono stati denunciati i gravi rischi per la salute umana, oppure all’uso di insetticidi, indicando in maniera specifica alcuni neonicotinoidi e citando in via preferenziale l’acetamiprid, sbilanciando, di fatto, la scelta verso sostanze altamente nocive piuttosto che verso altre (piretine, olio essenziale di arancio dolce), approvate in agricoltura biologica e a basso impatto”, si legge nella nota ufficiale del Comune di Nardò. “Com’è noto, queste sostanze – dice Mellone – possono rimanere nel suolo e nelle falde acquifere per lungo tempo e possono accumularsi nelle piante, comprese quelle a destinazione alimentare umana e animale. Non possono essere imposte per legge. Attenderemo le disposizioni dell’Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia, cui il decreto demanda la decisione sulle modalità operative sui singoli territori, ma nel frattempo vogliamo eliminare ogni rischio e agire tempestivamente a tutela dell’ambiente e della salute”.

La replica, indiretta, arriva da un militante della prima ora della lotta contro le analisi e i provvedimenti ufficiali presi da Ue, Governo, Regione, in materia di Xylella e di disseccamento rapido dell’ulivo. Crocifisso Aloisi (foto a destra), consigliere comunale di Galatone con delega all’Agricoltura, ricorda in una nota diffusa via facebook questi trascorsi e aggiunge: “Sto collaborando con gli altri amici del Popolo degli Ulivi (con i quali condivido moltissimi momenti di questa guerra da almeno 4 anni, presentando anche esposti in Procura) i ricorsi per le aziende, le associazioni e cittadini, per i Comuni, già da un mese (a proposito il 16 maggio ci sarà un altro incontro per il ricorso dei Comuni a Melpignano, siete invitati) eppure qualcuno a Galatone fa finta di non sapere tutto ciò e pensa di fare pressione politica sull’Amministrazione comunale per piantare qualche bandierina”. Detto ciò, l’affondo che sembra diretto proprio alla vicina Amministrazione di Nardò oltre che ad interlocutori galatonesi: “Sappiate che fare un’ordinanza o un manifesto pubblico – afferma Aloisi – è molto semplice, la parte più difficile è rendere concreto ciò che si dice nell’ordinanza o manifesto. Forse avete anche dimenticato che non ci interessa piantare qualche bandierina ma invece vogliamo concretamente risolvere i problemi. E non parliamo prima ma dopo – sottolinea il consigliere – e proprio per quanto riguarda i pesticidi vorrei farvi notare che il nostro Comune ha aderito all’iniziativa europea Città libere da pesticidi , adottando un’apposita delibera di Giunta in tempi non sospetti, la delibera numero 82 del 22 marzo 2018”.

Gallipoli – Il decreto ministeriale del 13 febbraio scorso, basato sulle direttive emanate dalla Commissione europea del 2015, ha riacceso le attenzioni – ancora una volta contrastanti – di tutte le parti in causa, da quelle civiche che hanno tirato forte il segnale di allarme, a quelle istituzionali, chiamate a rispondere punti per punto sul piano nazionale di emergenza anti Xylella, con misure fitosanitarie urgenti da applicare – primo dei quattro interventi previsti nell’anno – a partire da questo mese per bloccare gli insetti che diffondono la malattia mortale per gli ulivi ed altre specie.

Contro la sputacchina si sarebbe già dovuto agire massicciamente nei mesi di marzo e aprile, con arature ed altre “buone pratiche” per impedire alle larve dell’insetto taxi di crescere e diffondersi. E’ stato fatto dalle aziende agricole? A trovare verifiche o inadempienze sono in giro i carabinieri forestali; il bilancio delle perlustrazioni non tarderanno a venire. Ma il fatto che l’insetto adulto sia stato rinvenuto in diverse zone è già una amara risposta. Secondo quanto previsto, è così scattata la fase che prevede impieghi di sostanze chimiche da subito a dicembre.  Con una nota piuttosto circostanziata e in replica a previsioni drammatiche circa gli effetti presunti su ambiente e persone, la Regione e l’assessore Di Gioia sabato pomeriggio hanno indicato le modalità che gli olivicoltori dovranno seguire, rassicurando sugli effetti ritenuti tutti nella norma d autorizzati. Il confronto si è comunque allargato.

Il documento dell’Ordine dei medici L’Ordine dei medici della provincia di Lecce, con un documento firmato dal dottor Giovanni De Filippis, responsabile della commissione “Ambiente e Salute” ha preso posizione ricordando, intanto, che “nel decreto è previsto tra l’altro l’uso di insetticidi, tra cui acetamiprid (neonicotinoide) e deltametrina (piretroide) che, è bene precisare, assieme ad altri sono già utilizzati routinariamente per combattere in agricoltura comuni parassiti, come ad esempio la mosca dell’ulivo e la tignola, oltre che per disinfestazioni urbane”. I neonicotinoidi “sono utilizzati anche – si legge ancora – nel controllo delle infestazioni parassitarie degli animali domestici da compagnia”. Si tratta di prodotti “tossiconocivi” ma che possono, secondo le norme in vigore, essere acquistati ed utilizzati per uso agricolo “solo da personale specificamente formato ed abilitato, cosa che avviene anche a cura del tecnici dei Servizi Igiene degli alimenti e nutrizione (Sian) e Servizi Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (Spesal) del Dipartimento di Prevenzione della Asl”.

Gli effetti in tempi lunghi: il parere dell’Efsa, l’orientamento della Commissione Ue Il problema, sostengono i medici, non sono tanto gli effetti a breve sulla salute pubblica “rispettando i tempi di rientro e l’intervallo di carenza o sicurezza che è il tempo necessario alla pianta per metabolizzare il fitosanitario, oltre che i valori limite dei residui sugli alimenti” ma le conseguenze a lungo termine, non ancora provate definitivamente, in particolare i neonicotinoidi come l’acetamiprid. “Infatti l’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare con sede a Parma, ha reso nel dicembre 2017 un parere scientifico alla Commissione europea circa  la potenziale neuro tossicità nella fase di sviluppo di due neonicotinoidi (acetamiprid e imidacloprid), pur riconoscendo che le prove disponibili  sono ancora  inadeguate e quindi richiedono ulteriori ricerche in vitro ed in vivo, ma ritenendoli tali già oggi da consigliare di modificare i valori  tossicologici di riferimento, riducendoli in modo sostanziale”. La Ue è però orientata a confermare l’approvazione all’utilizzo di queste sostanze fino al 2033.

Due le raccomandazioni finali In conclusione, due sono le raccomandazioni della commissione Ambiente e Salute dell’Ordine: Per rafforzare l’efficacia del piano anti Xylella fastidiosa “è necessario che sia la popolazione che gli enti pubblici provvedano a mantenere puliti da erbe infestante tutte le aree incolte, compresi bordi stradali, rotatorie, e aree verdi in generale onde evitare l’ulteriore diffusione del vettore della Xylella”. Seconda raccomandazione: “Pur nella consapevolezza che il Salento non può sottrarsi dagli impegni nazionali ed internazionali finalizzati ad impedire la diffusione di un flagello per l’agricoltura quale la Xylella, ogni misura di contrasto non può prescindere dalla piena tutela della salute dei cittadini anche a lungo termine”.

Casarano – “La decisione di ricorrere ai pesticidi per affrontare la sindrome del disseccamento rapido degli ulivi è assolutamente contraria alle indicazioni di salvaguardia della salute umana, del contenimento e della riduzione dei danni, del principio di precauzione. Il ricorso ai pesticidi disattende, in toto, le raccomandazioni degli organismi scientifici, pone deliberatamente le popolazioni a esposizioni chimiche dannose, pregiudica le generazioni future, compromette le matrici ambientali, concausa mutazioni epigenetiche”: non lascia margini di dubbio l’intervento – l’ultimo di una lunga serie sull’argomento Xylella – della Lega italiana per la lotta contro il tumore, sede provinciale di Casarano. Con una nota diffusa oggi a firma della presidente Marianna Burlando (foto), la Lilt richiama il proprio dovere a dire all’opinione pubblica circa “i rischi per la salute derivanti da emergenze ambientali di diversa origine che si presentano nel territorio”. Rientra in questa casistica “la questione del disseccamento rapido degli ulivi (Co.Di.Ro) nel Salento, sul cui tema  nell’aprile 2015 Lilt inviò alle Istituzioni regionali, nazionali e della Commissione europea un documento circostanziato sulle gravi implicazioni sanitarie connesse all’adozione di determinate strategie fitosanitarie”. L’allerta di allora si ripropone oggi “con più drammaticità alla luce del decreto Martina e alla luce delle mutate caratteristiche epidemoilogiche, chimico-fisiche e tossicologiche della matrice suole del Salento leccese”.

Le situazioni inquinate e le patologie collegate E’ questo il tasto su cui batte la Lilt: le condizioni in cui versa questo territorio per la relazione – ancora del tutto da approfondire – tra inquinamenti, malattie, tumori. “Dallo studio Geneo sulla matrice suolo di 32 Comuni della provincia di Lecce condotto su aree neutre e appena concluso da Lilt e da partner istituzionali quali l’Asl Lecce, l’UniSalento e la Provincia, sono emerse contaminazioni inaspettate (e che 9 anni fa la Provincia di Lecce non aveva rilevato) con livelli altamente critici per sostanze pericolose come l’Arsenico, il Berillio, il Vanadio. I pesticidi, oltre alla cancerogenicità – scrive la dottoressa Burlando – rientrano nella attenzionata categoria degli interferenti o disturbatori endocrini (IE), responsabili di disturbi e di danni a carico della funzionalità del sistema endocrino, causanti effetti avversi sulla salute dell’organismo, della sua progenie o di una (sotto)popolazione. Gli effetti negativi non si esplicano solo sull’individuo esposto ma agiscono sulle stesse cellule germinali, determinando alterazioni che si trasmettono alle generazioni successive”. Il Parlamento europeo, ricorda la Lilt, nella Direttiva 2009/128/CE, “già definiva non sostenibile il modello di agricoltura attualmente dominante basato sull’utilizzo dei pesticidi, e invitava gli Stati membri ad informare la popolazione sui rischi e sugli effetti potenzialmente acuti e cronici per la salute umana imputabili a queste sostanze”.

In Italia altissimo il livello d’impiego di pesticidi Ma è l’Italia intera ad avere un triste primato in materia di utilizzo di pesticidi in agricoltura. “L’Italia – dove il consumo di pesticidi per ettaro è il più alto d’Europa con un valore pari al 33% del consumo di tutti gli Stati – in applicazione della suddetta Direttiva ha approvato il Pan decreto legislativo 14 agosto 2012 n°150,  che si prefigge “di guidare, garantire e monitorare un processo di cambiamento delle pratiche di utilizzo dei prodotti fitosanitari verso forme caratterizzate da maggiore compatibilità e sostenibilità ambientale e sanitaria, con particolare riferimento alle pratiche agronomiche per la prevenzione e/o la soppressione di organismi nocivi” e “inoltre prevede soluzioni migliorative per ridurre l’impatto dei prodotti fitosanitari anche in aree extra agricole frequentate dalla popolazione, quali le aree urbane, le strade, le ferrovie, i giardini, le scuole, gli spazi ludici di pubblica frequentazione e tutte le loro aree a servizio”.

“I prossimi decenni diranno quanta salute delle persone sarà stata compromessa” In conclusione, i dirigenti della Lilt lanciano un avvertimento: “Adottare strategie a base di fitofarmaci per contrastare il disseccamento rapido degli ulivi è una decisione dalle conseguenze altamente impattanti in termini di valutazioni d’impatto ambientale e sanitario che l’epidemiologia dei prossimi decenni non mancherà purtroppo di registrare. Le responsabilità di quanto potrà accadere sono e saranno tutte da rintracciare nelle esposizioni alle molecole di sintesi sparse per contrastare il batterio Xylella e nelle decisioni assunte da quegli Enti, Istituzioni e organismi che, noncuranti delle raccomandazioni ufficiali provenienti dalla ricerca scientifica, hanno scelto di far correre ugualmente i rischi e di compromettere lo stato di salute delle persone e dei loro luoghi di vita”.

 

Casarano, 9 maggio 2018

Bari – “I trattamenti previsti sono sicuri per l’ambiente e per il bio”: lo sostiene in una nota di questo pomeriggio l’assessore regionale alle politiche agricole Leonardo Di Gioia. Che spiega; “A seguito del monitoraggio degli insetti vettori della xylella, è stata rilevata la presenza sul territorio dello stadio adulto di Philaenus spumarius (“sputacchina”), vettore principale del batterio. L’adulto è alato e si sposta dalle erbe spontanee alle piante di olivo su cui, nutrendosi di linfa, può acquisire il batterio da piante di olivo infette e trasmetterlo a piante sane. La forma giovanile è stata combattuta nei mesi di marzo-aprile, attraverso le lavorazioni meccaniche del terreno. Ora è necessario intervenire contro gli adulti con due trattamenti specifici da effettuarsi nel periodo da maggio ad agosto”.

Due trattamenti con sostanze già utilizzate in altre Regioni contro insetti vettori Probabilmente davanti alla preoccupazione montante nelle reti sociali (“Il Salento come una camera a gas” o “Sostanze vietate in Unione europea utilizzate invece nel sud della Puglia”, la Regione ha preso l’iniziativa per cercare di tranquillizzare chi già chiamava alla protesta popolare” come nel caso dei contrasto agli eradicamenti in alcune zone delle province di Lecce e Brindisi. Sotto accusa era finito il decreto ministeriale ” Misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione di Xylella fastidiosa” del 13 febbraio scorso che recepisce l’ormai famosa Decisione dell’Ue numero 789 del 2015, comprese le modifiche successive. Il primo trattamento è da effettuare subito; per il secondo trattamento saranno fornite indicazioni dal Servizio fitosanitario regionale sul periodo ottimale.

Le sostanze in suo in agricoltura biologica Di particolare importanza dato l’allarme in atto questo chiarimento: “Le aziende condotte in integrato devono utilizzare insetticidi già specificamente autorizzati su olivo nei confronti del vettore, a base di acetamiprid o di deltametrina . Per le aziende condotte in biologico, la Regione tramite l’Osservatorio fitosanitario ha avanzato richiesta al ministero della salute di autorizzazione eccezionale per prodotti a base di spinosad o olio essenziale di arancio dolce, già in uso e autorizzati in agricoltura biologica”. In attesa dell’autorizzazione, negli oliveti biologici sarà possibile intervenire impiegando prodotti già autorizzati in Bio sull’olivo.

“Come si evince, risultano infondate le polemiche – si legge nella lunga e dettagliata nota diffusa da Bari – circa un uso indiscriminato, improprio o anomalo di prodotti chimici nocivi all’ambiente. I trattamenti sono già in uso da anni e sono praticati in tutte le Regioni italiane con modularità ed intensità diverse a seconda delle esigenze. In più la Regione Puglia sta costantemente ridefinendo le misure fitosanitarie da applicare nel territorio regionale, tenendo conto degli eventi che sono sopravvenuti successivamente al decreto, proprio per essere costantemente sintonizzata con le più avanzate teorie scientifiche e le ultime norme di volta in volta adottate”.

“Allarme privo di alcun fondamento scientifico” Diversi i fatti nuovi intervenuti e determinanti, secondo la Regione: aggiornamento delle aree delimitate; identificazione di altri due insetti vettori della Xylella; una decisione della Commissione Ue che impone delle restrizioni all’utilizzo di alcuni neonicotinoidi; l’autorizzazione all’uso contro il philaenus della deltametrina; varietà di olivo resistenti. “Il tono allarmistico relativo all’obbligo di effettuare due trattamenti contro il vettore – si ribadisce – è privo di qualsiasi fondamento scientifico, in considerazione che su olivo sono già autorizzate e impiegabili in regime di protezione integrata 56 sostanze attive, tra le quali, 20 ad attività insetticida, che comprendono quattro sostanze appartenenti ai piretroidi, compresa la deltametrina, recentemente autorizzata per l’impiego contro il vettore. Inoltre, si evidenzia che, prima che un prodotto fitosanitario venga autorizzato per uno o più usi – è la conclusione – lo stesso è sottoposto ad una rigorosa valutazione dei rischi in merito a: proprietà chimico-fisiche, tossicologia (riferita a consumatori e operatori), metabolismo e residui, destino ambientale, eco-tossicologia ed efficacia in linea con i processi autorizzativi nazionali ed europei adottati da tutti i paesi dell’unione Europea (Regolamento 1107 del 2009).

In campo l’Osservatorio fitosanitario Infine il rischio per i turisti. L’Osservatorio fitosanitario regionale fa sapere che “non risulta vi sia alcun allarme per la cittadinanza o per i turisti legato all’impiego di prodotti fitosanitari né si può ritenere la Puglia una regione nella quale avvengono pratiche anomale o ad oggi ambientalmente non sostenibili. In altre Regioni italiane con ampie superfici interessate da colture di rilievo nazionale si evidenziano intensità di intervento quanto meno equivalente per: agrumi (56 sostanze attive autorizzate e impiegabili in regime di protezione integrata, tra cui 19 ad attività insetticida, che comprendono anche sostanze appartenenti a piretroidi e neonocotinoidi), melo (151 sostanze attive autorizzate e impiegabili in regime di protezione integrata, tra cui 40 ad attività insetticida, che comprendono anche sostanze appartenenti a piretroidi e neonocotinoidi), pero (141 sostanze attive autorizzate e impiegabili in regime di protezione integrata, tra cui 39 ad attività insetticida, che comprendono anche sostanze appartenenti a piretroidi e neonocotinoidi), mais (64 sostanze attive autorizzate e impiegabili in regime di protezione integrata, tra cui 20 ad attività insetticida, che comprendono anche sostanze appartenenti ai piretroidi), frumento (87 sostanze attive autorizzate e impiegabili in regime di protezione integrata, tra cui 15 ad attività insetticida, che comprendono anche sostanze appartenenti a piretroidi e neonocotinoidi)”.

 


foto di Milly Barba

Gallipoli – Una ventina di pattuglie di carabinieri della Forestale a portare informazioni utili agli olivicoltori delle fasce di contenimento e cuscinetto circa il contrasto al contagio da Xylella fastidiosa; una nuova mappa della situazione con la fascia cuscinetto che slitta di alcuni chilometri più a nord, collocandosi nei territori di Fasano (Brindisi) – Monopoli (Bari), passando da Locorotondo, Martina Franca, Crispiano e Statte nel Tarantino (l’utima mappa nella foto grande), anche se la novità-Locorotondo è collegata ai focolai trovati in settembre a Cisternino (Brindisi) con il conseguente spostamento della fascia cuscinetto di 10 km più a nord. Sono queste le novità di oggi – con polemiche – sul doloroso terreno dell’infezione che ha colpito gli ulivi (ed altre specie vegetali) da quasi cinque anni, dapprima nella zona Gallipoli-Taviano. A far salire l’allarme sarebbero “3.100 nuovi alberi infetti e sette focolai” individuati nell’area di contenimento e in quella cuscinetto (sopra la quale vi è la Puglia ancora indenne). Ma, per la Regione, i dati sono cambiati “ma di poco”. In attesa della fine del monitoraggio per poter fare raffronti con dati più omogenei.

“Situazione fuori controllo, pure la Valle d’Itria contaminata” Ai toni allarmati usati anche da alcuni media, si aggiungono le prese di posizione di alcuni consiglieri regionali di opposizione. “In un contesto assolutamente critico ed emergenziale, ci sono iniziative lodevoli come quella dell’Arma che avvierà una campagna di prevenzione e contrasto alla Xylella. Un contributo prezioso dei Carabinieri forestali e del generale Silletti (foto) che ringraziamo a nome della comunità”: è la dichiarazione di Nino Marmo, presidente del gruppo consiliare di Forza Italia, il quale invita i militi a svolgere il loro compito “anche intimando ai Comuni, alle Province, all’Anas e Società Autostrade ad effettuare la pulizia e disinfestazione delle cunette laterali alle strade di rispettiva competenza, per eliminare la ‘sputacchina’ (insetto vettore)”. “Sarebbe indispensabile inoltre, vigilare anche sui tempi, in particolare sulla celerità e tempestività della pulizia e disinfestazione”, conclude marmo che chiede al governo regionale di aumentare le risorse finanziarie: “Quelle a disposizione sono scarse”. Un sopralluogo personale in Valle d’Itria ha lasciato piuttosto preoccupato il consigliere Renato Perrini (Noi con l’Italia). “La notizia di oggi, ovvero l’ulteriore aumento di casi positivi al contagio da Xylella (si parla di un numero quadruplicato di ulivi colpiti rispetto ai due mesi precedenti nella fascia di contenimento), non fa che confermare le preoccupazioni che ho espresso la scorsa settimana presentando un’interrogazione”, afferma il consigliere regionale. “Ero stato chiamato da alcuni agricoltori, in particolare della zona della Valle d’Itria, a seguito dei dati emersi lo scorso mese, e questa mattina sono andato a verificare. Il sopralluogo che ho effettuato – racconta Perrini – mostra una situazione decisamente allarmante, e devo dire che parlando proprio con loro ho compreso che l’infezione non è per nulla sotto controllo”. “Qualora risultasse vero che il contagio da Xylella fosse ‘fuori controllo’ (di fatto, gli ultimissimi numeri diffusi paleserebbero tale affermazione) – conclude Perrini – non solo la Regione Puglia dovrà dare delle spiegazioni all’intero Consiglio regionale, ma dovrà attrezzarsi, nel qui e ora, con interventi urgenti e straordinari”.

Campagna 2017-18: controllati 1.626 km quadrati nelle fasce di contenimento e cuscinetto; su 169.124 piante, 3.058 infette.”Il Servizio fitosanitario della Regione Puglia precisa che non esiste alcun boom di casi Xylella, come dimostrano i dati”, è la replica dell’assessore alle Politiche agricole Leonardo Di Gioia e del direttore del dipartimento, Gianluca Nardone. “A febbraio 2018 è ripreso il monitoraggio da parte dell’Arif (Agenzia regionale per attività irrigua e forestale, ndr) per completare la zona di contenimento e la zona indenne non concluse a dicembre 2017. L’ultimo aggiornamento disponibile è stato inviato al Servizio fitosanitario nazionale e, per suo tramite, alla Commissione europea, dà evidenza del monitoraggio al 23 marzo 2018. Nel complesso, la campagna 2017-18 ha riguardato 1.626 chilometri quadrati di territorio nelle fasce di contenimento e cuscinetto con il prelievo e l’analisi di campioni da 169.124 piante di cui 3.058  trovate infette. La situazione si è quindi modificata, ma non di molto – assicura l’assessore Di Gioia – rispetto ai dati provvisori disponibili al 31 dicembre del 2017 i quali davano conto di 125.345 campioni analizzati e 2.980 piante infette. Come è facile verificare, con i nuovi dati il tasso di piante infette sul totale delle ispezionate si è ridotto dal 2,3% all1,8%”. In pratica, si sarebbero contati 78 casi in più da dicembre a fine marzo scorso. Nella conferenza stampa di questa mattina sull’argomento, l’assessore ha ringraziato i carabinieri forestali per l’opera svolta e per la campagna di prevenzione che è stata lanciata da qui a fine parile. “Il ringraziamento che rivolgo è anche per lo stile di lavoro che stanno praticando: prima che repressivo, un approccio basato da sempre sulla condivisione, collaborazione e partecipazione”. Le buone pratiche da comunicare e da attuare sono sempre quelle indicate dall’Ue: aratura e rimozione delle erbacce in cui le larve della “sputacchina” diventano insetti e micidiali propagatori della batteriosi.

Piano sviluppo agricolo: previsti 50 milioni per aziende agricole che intendono reinvestire “La Regione – ha concluso Di Gioia – sta mettendo in campo tutte le azioni, risorse e strategie possibili per supportare e ristorare gli olivicoltori. Con il Ministero, per esempio, abbiamo previsto rimborsi per la calamità da Xylella, attingendo al fondo di solidarietà nazionale. Attraverso il Psr (piano sviluppo rurale, ndr) Puglia abbiamo previsto circa 50 milioni mettendo a disposizione  misure che abbiamo studiato ad hoc per consentire alle aziende olivicole ricadenti nei territori colpiti di ricominciare a fare investimenti”. A vedere cosa si è fatto e come stanno le cose, a breve la Commissione europea invierà un suo componente in Puglia per l’ennesima verifica sul campo, progetti di ricerca compresi.

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Gallipoli – Man mano che si avvicinano le conclusioni dei progetti di ricerca contro il batterio da quarantena Xylella fastidiosa che ha pesantemente colpito gli ulivi dell’intero Salento, si presentano i risultati e le indicazioni quantomeno per contenere l’espansione della malattia, trovare il modo per conviverci con altre varietà di ulivi o addirittura per debellarla (traguardo non raggiunto in altre parte del mondo colpite da questa batteriosi. Tra prudenze e  speranze, in attesa di conferme scientifiche accreditate e conclusive, si torna comunque a riportare al centro di questi anni questo male sconosciuto fino a cinque anni fa circa.

Domani 11 aprile a partire dalle 16 l’Amministrazione comunale di Galatone ha organizzato la presentazione della sperimentazione condotta dal Crea (Centro di ricerca per la patologia vegetale) di Caserta e dall’Università del Salento per la cura degli olivi colpiti dal Codiro (disseccamento rapido dell’ulivo) e Xylella. Tre anni di lavoro finanziati da Ue e Regione, in campi di Veglie, Galatone e Galatina trattati con prodotti a base di rame e zinco e con le chiome degli alberi irrorate tipo aerosol; referenti il prof. Marco Scortichini (foto) del Crea Caserta e il prof. Francesco Paolo Fanizzi dell’Università del Salento. “A seguito di uno studio interdisciplinare effettuato nella “zona infetta” – si legge nella nota del Comune a firma di Crocifisso Aloisi, consigliere comunale con delega all’Agricoltura – è stata verificata la possibilità di ridurre la presenza di Xylella fastidiosa in alberi di Ogliarola salentina e Cellina di Nardò. E’ stato utilizzato un concime utilizzabile anche in agricoltura biologica, a base di zinco, rame ed acido citrico, frutto di un brevetto internazionale. Dopo aver verificato la sua attività battericida e la forte capacità di raggiungere i tessuti xylematici, dove risiede e si moltiplica il batterio – prosegue Aloisi – è stata impostata, per un periodo di tre anni, una prova di campo per verificare la capacità di riduzione dei sintomi e l’effettiva riduzione della carica batterica all’interno dell’albero”. Accanto a queste irrorazioni del fogliame in numero di 6-8 interventi all’anno ed ogni anno, sono previste anche due potature oltre le consuete buone pratiche per mettere fuori gioco gli insetti vettori.

All’iniziativa di Galatone è previsto anche l’intervento del direttore del Dipartimento Agricoltura, Sviluppo rurale ed ambientale della Regione Puglia,  Gianluca Nardone. Questo il programma completo (sede dei lavori di presentazione Palazzo marchesale): ore 16 ritrovo in Piazza Santissimo Crocifisso (nei pressi del Palazzo marchesale); ore 16,30 partenza per andare a visionare i campi sperimentali di Galatone per una prima analisi visiva dei risultati della sperimentazione; ore 18 inizio lavori nella Sala del Palazzo marchesale (foto) con possibilità da parte del pubblico di interagire con i relatori. “Vista la complessità del problema e in attesa che giungano a conclusione altre sperimentazioni in campo sostenute anche dalla Regione Puglia, come quelle che sono indirizzate alla cura dei terreni che, insieme agli interventi di cura rivolti alla pianta, potrebbero dare risultati insperati e risolutivi – conclude Aloisi – riteniamo quindi sia fondamentale un approccio integrato tra le varie sperimentazioni e si spera che, dal confronto continuo, possa nascere una piattaforma condivisa per la risoluzione di quello che è diventato ormai un dramma sociale ed economico”.

Altra iniziativa sul tema Xylella e contrasto è programmato a Gallipoli per il 14 aprile nella Biblioteca comunale nella città vecchia. In una assemblea cittadina, si farà il punto della situazione; relazionerà Cristian Casili, consigliere regionale (M5S) di Nardò e agronomo. L’incontro informativo è fissato per le ore 18.

Ugento – Parte domani pomeriggio a Ugento, frantoio Congedi alle 16, la serie di incontri tecnici per gli olivicoltori alle prese con l’infezione della Xylella fastidiosa. La promuove la Coldiretti Lecce, insieme all’associazione Olivicoltori di Puglia, in vista di un piano articolato di “assistenza alla rigenerazione agricola del Salento dopo il terremoto causato dal batterio da quarantena”. Nell’opificio di via Marina si svolgerà il workshop dal titolo “Cultivar Fs17 – Favolosa: questa sconosciuta”, tenuto da Angela Canale, agronomo ed esperto del settore olivicolo-oleari. Sotto i riflettori la Favolosa, varietà di olivo risultata ancora più resistente del Leccino al batterio patogeno che ha distrutto il bosco del Salento e che potrà a brevissimo essere piantata nell’area infetta della provincia di Lecce. Canale spiegherà le caratteristiche di questa cultivar e darà consigli sul tipo di impianti da effettuare e una serie di informazioni tecniche agli olivicoltori.

“Siamo entrati in una nuova importante fase dell’emergenza Xylella – dicono il presidente di Coldiretti Lecce, Pantaleo Piccinno (originario di Alezio) e il direttore Giuseppe Brillante – che è quello della ricostruzione del territorio salentino che ha subito un vero e proprio terremoto a causa dei danni causati dal batterio con migliaia di ettari di uliveto ormai distrutti. Per questo Coldiretti metterà a disposizione dei soci e degli operatori agricoli le informazioni e le conoscenze più all’avanguardia nel settore olivicolo che potranno diventare la base da cui ripartire per ridisegnare l’agricoltura e il paesaggio del Salento”.

Procede intanto l’operazione dell’associazione autonoma “La voce dell’ulivo” per fornire agli agricoltori interessati le piante di Favolosa disponibili e da mettere a dimora dal prossimo ottobre. L’associazione parla di uno stock da centomila ulivi che saranno prenotati su 12 piattaforme diverse a prezzi contenuti. Si stima, in base alle prenotazioni già arrivate, che molto probabilmente si arriverà a quota 200mila piante, comprese quelle di Leccino, per le quali vi è una consistente richieste.

Taviano – Come e in che misura gli agricoltori salentini potranno accedere ai finanziamenti regionali per l’espianto e il reimpianto degli ulivi attaccati dalla Xylella fastidiosa. Di questo si parlerà in un importante convegno organizzato dalla Vueffe Consulting, di Terlizzi, in collaborazione con il Centro studi Olea – Orto degli Ulivi e la Cooperativa BioSalento, in programma mercoledì 21 febbraio alle ore 17.30 presso la sala “Armando Ria” del Palazzo Marchesale di Taviano. L’evento è patrocinato dall’assessorato all’agricoltura del Comune di Taviano. Durante l’incontro verranno illustrati gli interventi a sostegno per gli investimenti per la redditività, la competività e la sostenibilità delle aziende olivicole della zona infetta colpita dalla Xylella previsti dalla Misura 4.1.C e dalla Sottomisura 5.2 del PSR Puglia. Dopo il saluto del sindaco, Giuseppe Tanisi, sono previsti gli interventi dell’assessore all’agricoltura, Marco Stefano e le relazioni dell’agronomo Giuseppe Vergari, Presidente del Centro studi Olea – Orto degli Ulivi e di Piero Tunno, direttore tecnico della cooperativa BioSalento. Concluderà i lavori l’agronomo Francesco Vendola, amministratore della Vueffe Consulting.

 

Gallipoli – Artisti baresi solidali con i contadini salentini per gli ulivi colpiti dalla Xylella. Nasce così il cortometraggio “Figli di Madre Terra”  prodotto e realizzato dal Teatro delle molliche di Corato, in collaborazione con Morpheus Ego, con il patrocinio di Unapol nazionale e Legambiente Puglia. Il corto è stato selezionato ai Rome Web Awards 2018, gli Oscar italiani del Web, sezione Sociale, e presto sarà presentato in diverse città pugliesi e d’Italia. In 17 minuti vengono trattati i temi dell’amore e del dolore; della problematica comunicazione generazionale; del dialogo con la sfera religiosa e della speranza nel cambiamento. Scritto e interpretato da Francesco Martinelli, direttore artistico del Teatro delle Molliche di Corato, e girato dal regista Michele Pinto, il corto ha lo scopo di sensibilizzare sulle conseguenze devastanti del batterio ed è stato girato nelle campagne di Acaya e soprattutto tra Gallipoli, Racale e Taviano.

Ispira Papa Francesco – L’ispirazione per il progetto, partito nel 2014, è arrivata dall’enciclica di Papa Francesco “Laudato si”, Martinelli partendo dalle cronache ha poi voluto vedere personalmente gli alberi colpiti e le campagne devastate. Da qui la decisione di dare un contributo artistico di sensibilizzazione verso un problema che affligge i secolari testimoni della storia del Salento. Tra gli altri collaboratori si menzionano: Antonio Molinini per le musiche; Libera Martignetti e Sara Matarrese per le interpretazioni; la presenza del piccolo Emauele Karol Martinelli e la partecipazione di Alberto Rubini, al fianco del direttore di produzione Francesca Lucia Perrone e dell’assistente alle riprese Michele Cuonzo; didascalie e composizioni poetiche a cura di Alessandro De Benedittis; traduzioni di Lara Maroccini; grafiche di Danilo Macina.

 

 

Gallipoli – L’Unione europea ha detto la sua su abbattimenti e reimpianti; su questo versante però gli olivicoltori sono ancora in attesa del decreto ministeriale che fissi i “dettagli” (quali le specie da utilizzare? ad esempio). L’Ue ha infatti stabilito che gli Stati membri possono procedere a reimpiantare ulivi, preferibilmente di specie che si stanno rivelando resistenti al batterio Xylella fastidiosa. da Roma fanno sapere che è tutto pronto e che il decreto è alla firma del ministro Maurizio Martina, esaurite le procedute previste.

Intanto però chiede spazio la notizia che si parte con gli abbattimenti – almeno di mille piante e in deroga al piano paesaggistico regionale – nella fascia cuscinetto che dovrebbe restare indenne dall’attacco. Così non è stato: già nel settembre scorso si è individuata il primo ulivo infetto, con altri nel messe successivo, Ora si è alle ordinanze per l’abbattimenti in territorio di Cisterino, sull’asse Ostuni-Ceglie Messapica nel Brindisino, che segnano il punto più a nord in cui il flagello si è verificato, con 19 casi conclamati. Per la normativa europea, vanno buttati giù anche gli alberi che si trovano in un raggio di 100 metri dalla pianta sotto attacco. Il Comune di Cisternino ha subito chiesto alla Regione aiuti per accompagnare questa operazione senza farla gravare sulle spalle degli stessi agricoltori.

Intanto gli 11 milioni di aiuti stanziati nel 2015 sono ancora lì. Nei giorni scorsi anche la Coldiretti Lecce aveva sollevato il problema ma da un altro punto di vista. L’associazione di contadini ha scritto ad 83 Sindaci del Salento per sollecitarli nelle istruttoriea delle domande per il ristoro della calamità causata dal patogeno”. “Nei giorni scorsi – scrivono ai primi cittadini il direttore della Coldiretti provinciale, Giuseppe Brillante e il presidente Pantaleo Piccinno (originario di Alezio, foto) – il dipartimento Agricoltura della Regione Puglia ha indirizzato ai Comuni una nota circa gli adempimenti da espletare per il completamento dell’istruttoria delle domande di concessione delle provvidenze a seguito della calamità da Xylella Fastidiosa. Le attività sollecitate sono definite dalla Legge regionale 24/90, modificata dalla Legge regionale 66/17 e si riferiscono a procedimenti di immediata attivazione e definizione”. La Regione fissa il termine massimo di 60 giorni entro cui i Comuni (già messi sotto accusa per i ritardi dalla stessa Regione) dovranno emanare il provvedimento conclusivo delle istruttorie e procedere al pagamento delle provvidenze contributive alle circa 900 imprese agricole rispetto alle 1.500 inizialmente richiedenti. Si tratta di circa 11 milioni di euro, “ottenute dopo una pressante azione sindacale” e stanziati dal ministero delle Politiche agricole ad agosto 2015 e per le quali è indispensabile concludere immediatamente l’iter amministrativo. “Si rischia altrimenti – sottolineano Piccinno e Brillante – di dover assistere alla beffa della restituzione se, entro i tre anni dal decreto ministeriale di riconoscimento, non venissero definitivamente consegnate ai coltivatori che hanno subito un danno superiore al 30 per cento della produzione lorda vendibile”.

 

Giovanni Melcarne

Gallipoli – Contromossa dell’Alleanza di produttori “Voce dell’Ulivo” alle insistenti notizie circa manovre speculative di alcuni vivaisti che si sarebbero “attrezzati” a trarre il massimo profitto dai primi risultati della ricerca finalizzati ad individuare le specie di ulivo resistenti al batterio da quarantena Xylella fastidiosa.

La lunga trattativa con i detentori della cultivar FS17. Da ottobre prossimo saranno a disposizione degli olivicoltori – a partire dai più piccoli – 200mila piante di “Favolosa”. I piccoli ulivi saranno distribuiti “ad un prezzo, franco arrivo alle piattaforme di distribuzione, di 2 euro”. La quotazione è il frutto “di una lunga trattativa con uno dei vivai concessionari della cultivar FS17 (Favolosa)”, informano i componenti del direttivo dell’associazione di base nata in aperta polemica con le più note associazioni di categoria nel corso di questo ormai lungo dramma che vede protagonista la coltivazione cardine del mondo agricolo salentino e pugliese. Ne fanno parte Federico Manni di Racale; Daniela Specolizzi di Ugento; Giovanni Melcarne (foto) di Gagliano del Capo; Matteo Congedi di Ugento e Francesco Barba di Monteroni, i quali sottolineano che per l’acquisto di Leccino non risulterebbero al momento pericoli di oligopoli e di “cartelli” in grado di farne lievitare il prezzo.

Dove inviare le prenotazioni. Queste le aziende agricole che hanno offerto la piattaforma logistica “che può essere ampliata su richiesta, per la prenotazione e distribuzione delle piantine di ulivo di circa dieci mesi di età”, come rilevano gli ideatori dell’iniziativa: Frantoio Congedi Renato, via Leuca, Ugento; Frantoio Congedi Matteo, via Marina, Ugento; Cooperativa Acli Racale, via Provinciale Racale-Ugento, Racale; Frantoio Melcarne Andrea, via della Repubblica, Gagliano del Capo; Frantoio Melcarne Giovanni, via Panoramica, Gagliano del Capo; Azienda agricola Barba Francesco, via S. Filio contrada Saetta, Monteroni; Frantoio Giannuzzi Alessandro, via Vecchia Castrì-Melendugno, Vernole. Per prenotazioni occorrerà utilizzare un modulo specifico e versare la quota minimo del 30% del valore dell’ordine.

I come e i perché della “Voce dell’Ulivo”. “Questa è la prima azione concreta sul territorio dopo la scoperta delle due cultivar resistenti, Leccino e FS17(Favolosa), che mira a garantire all’olivicoltore: un basso costo delle piante brevettate, la garanzia di tracciabilità e sanità delle piantine, un supporto logistico e un supporto tecnico.
Gli agricoltori salentini vogliono tornare a piantare ulivi e noi abbiamo voluto investire sulla nostra e sulla loro caparbietà incominciando dall’acquisto di piante”, è il commento della “Voce dell’Ulivo” che preannuncia altre “iniziative concrete” per accompagnare gli agricoltori nella ricostruzione delle zone del Salento già da tempo distrutte da Xylella, in attesa che si pronunci la scienza in merito all’efficacia degli innesti (tra cui il campo sperimentale tra Presicce e Acquarica del Capo, ndr) per salvare i monumentali e in merito alla resistenza dei semenzali (nella foto). Questi ultimi – è l’annotazione conclusiva – rappresentano un immenso patrimonio genetico autoctono, che certamente potrà garantire un futuro ricco di biodiversità e quindi di soluzioni, tali da far ritornare al vecchio splendore il nostro territorio oggi devastato dal batterio”.

Gallipoli – L’attacco feroce e incessante della Xylella fastidiosa al patrimonio degli ulivi salentini (foto nella zona di Gallipoli) e non solo, visto che le ultime sue tracce si rinvengono anche nell’Alto Brindisino, comincia a produrre effetti collaterali positivi. Non soltanto sul versante della ricerca scientifica internazionale in campo da ormai un anno, ma anche per i sempre più frequenti sguardi rivolti da agricoltori e tecnici verso altre coltivazioni autoctone magari da riprendere e rilanciare. Con tecnologie del tutto contemporanee. “Chi semina tramanda”: è la mission di “Coltivatori di emozioni”, la piattaforma digitale che consente di coltivare e ricevere a distanza i prodotti tipici della terra, sostenendo il territorio, l’ambiente e le tradizioni. Il tutto allo scopo di avvicinare il consumatore alla natura e alle attività agricole rendendolo partecipe del ciclo biologico e dandogli la possibilità di gustare un prodotto sano e genuino.

Fondata nel 2016 a Novoli da Paolo Galloso (foto) – imprenditore, responsabile Ufficio Studi Federazione Anima di Confindustria e docente di Microeconomia – l’iniziativa intende promuovere la nascita di un nuovo ciclo di produzione responsabile in grado di sostenere le microeconomie locali, con opportunità di lavoro per i giovani. Partendo dal dato che l’Italia  – ed il Salento non fa certo eccezione – si contraddistingue per il gran numero di terreni incolti. Attraverso “Coltivatori di emozioni”, essi possono tornare a nuova vita e produrre reddito. Anche perchè proprio ultimamente la Regione Puglia ha varato la legge per concedere a giovani sotto i 35 anni l’utilizzo di terreni pubblici incolti  di aree rurali abbandonate. Insieme alla “Banca della terra di Puglia” che potrebbe rappresentare un ottimo aggancio legislativo.

Per tutte le informazioni e per aderire all’iniziativa è sufficiente accedere al sito www.coltivatoridiemozioni.com, di modo che anche chi vive in città può divenire “proprietario” di una coltivazione, seguirne l’andamento stagionale e ricevere a casa i prodotti. Le tipologie di adozione sono quattro. Si va da quella semplice, all’opzione “adotta e assapora”, passando per “adotta e cresci” e “adotta e vivi un’emozione” che offre la possibilità di trascorrere una giornata a contatto con la natura nell’azienda agricola che ha in cura i coltivi adottati. Al termine di ogni transazione, il sistema rilascia il Certificato di adozione.

Ad oggi, patrocinano l’iniziativa: Regione Puglia, Comune di Novoli, Gal Valle della Cupa, Fondazione Emmanuel, Stati generali dell’innovazione, Comunità montana Oltrepò Pavese e Gal Etna Sud.

Gallipoli – Bitonto è fuori dal mondo, dall’altra parte della luna. A Bitonto il Salento appare lontano: “La Xylella? Non ci interessa, è cosa loro…”, Ma i ragazzi della IV C del liceo scientifico bitontino “Galileo Galilei”, che hanno visto come ha divorato gli ulivi delle campagne tra Gallipoli, Taviano. Racale, non la pensano così. “Un impatto impressionante”, dicono, loro che pure al problema si sono avvicinati già da un po’ di tempo, mettendolo al centro di un progetto di alternanza scuola-lavoro.

Vitantonio Allegretti, Francesca Autofermo, Angelo Gabriele Caiati, Michele Cannito, Dominga Cariello, Caterina Colomorea, Nico Oscar Colapinto, Giuseppe De Michele, Fabio Ercole, Giuseppe Ettorre, Fabio Lovascio, Pietro Marrone, Christian Miccione, Antonella Muschitiello, Marilisa Pazienza, Vincenza Robles, Emanuela Sblendorio, Giuseppe Scaraggi sono arrivati nella redazione di Piazzasalento accompagnati dal dottor Federico La Notte del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Bari, e dal prof. Francesco Schiavone; la referente del programma è la professoressa lrene Elia, agronoma.

Un tour sul campo per vedere in diretta i resti delle piante. Prima di arrivare al giornale hanno visitato quello che resta di alcuni oliveti e parlato con gli agricoltori che animano la cooperativa Acli di Racale, presieduta da Enzo Manni. In precedenza hanno visitato i campi sperimentali di Presicce che tante speranze stanno suscitando e l’azienda che produce l’unico Dop in provincia di Lecce, di Giovanni Melcarne a Gagliano del Capo. Naturalmente hanno anche ascoltato e fatto domande a chi sta sul campo ormai da quattro anni di fila: i ricercatori dell’Istituto protezione sostenibile delle piante (un ramo del Cnr), diretto da Donato Boscia.

Raccolto tutto il materiale, ora il passaggio alla divulgazione: come fare? “Abbiamo completato il percorso di formazione e approfonimento – ha detto per tutti Fabio Ercole – ora dobbiamo realizzare gli elaborati e soprattutto trovare il modo per pubblicizzarli, di divulgare quanto appreso”. Già, perchè in questa cittadina dei Barese di circa 60mila abitanti, tutti si sentono al sicuro dal contagio e dal dramma che gli studenti hanno ancora negli occhi. Come si sentivano fuori dalla malattia gli agricoltori del Nord Salento o del Brindisino. Poi si sono visti gli alberi secchi anche lì, con le mappe della Regione che spostavano di volta in volta la zona cuscinetto – quella monitorata costantemente – sempre  più in alto lungo la regione.

“Qui non ci crede nessuno, dicono che tanto non arriverà…”. “C’è molto disinteresse e chi ne parla fa opera di disinformazione. Sentiamo circolare tesi assurde, insostenibili”, dicono i liceali. Come rompere questo muro di indifferenza? Per questo – dicono – sono venuti nel cuore della zona rossa, da un giornale che si è trovato a informare sull’inedita questione diventata subito controversa e terreno di scontro. Durante l’incontro col direttore Fernando D’Aprile e la redazione, si sono toccati diversi punti a partire dall’allarme del giugno 2013 lanciato da Taviano, quando ancora si parlava di una forma pesante di lebbra degli ulivi. Era il primo focolaio su cui si formava l’attenzione pubblica. Da lì mano mano sono stati ricostruiti col giornale i passaggi clou, dai primi indizi che portavano al batterio da quarantena già noto nelle Americhe e a Taiwan (ottobre 2013), alle attese per le prime conferme scientifiche della subspecie Fastidiosa, alle ipotesi negazioniste o portatrici di “rimedi” legati alla tradizione o poco più. Fino agli esperimenti alternativi seguiti con attenzione e senza pregiudizi, ma approdati alla fine – dopo apparenti miglioranti delle piante – a risultati negativi.

Nelle mappe come è esplosa la zona rossa in quattro anni. Cosa si sarebbe potuto fare prima che la zona rossa si espandesse dal Gallipolino fino a Nardò, Ceglie, Oria, Ostuni (dove proprio oggi si è svolto un convegno scientifico) mentre l’intero Salento – anche quello adriatico – provava la morsa della Xylella? Non si sa, ma è certo che, non avendo fatto nulla tra scontri polemiche e inchieste, il morbo si è esteso mentre affondavano uno dopo l’altro tre piani d’intervento del commissario straordinario poi dimessosi. Sono infine partiti grandi e piccoli progetti di ricerca con 15 milioni si euro stanziati e con protagonisti università e centri di ricerca di mezzo mondo. Uno dei quali – denominato “Ponte” – ha concluso proprio in questi giorni i suoi lavori confermando che è il batterio l’agente che provoca il disseccamento rapido degli ulivi. E’ la seconda conferma dopo quella dell’Efsa, l’Ente per la protezione alimentare europea, di Parma. Ma le polemiche non si placano. Nelle stesse ore infatti c’è chi ha subito controbattuto su facebook: “Uno studio scientifico – scrive Luigi Russo – dice che il batterio fa seccare gli ulivi. E dunque? Anche i funghi, anche i metalli pesanti, anche i pesticidi, anche la salinizzazione della falda, anche anche i cambiamenti climatici. Ma come si contrasta il disseccamento? Lo studio non lo dice”.

In regalo un dvd dei liceali del “Quinto Ennio” sull’emergenza: era il 2015. “Dite a chi fa spallucce sull’argomento, che il tempo non lavora a loro favore. Che non c’è da farsi illusioni: basta vedere la sequenza della diffusione della moria di uliveti in quattro anni e si capisce che nessuno è al riparo”, ha risposto il direttore D’Aprile. Non c’è tempo da perdere e voi state svolgendo un’ azione meritoria in una terra che produce olio d’eccellenza e in una Regione che ha riconosciuti undici Dop”, ha concluso il direttore consegnando ai ragazzi un dvd dei loro compagni del “Quinto Ennio” di Gallipoli, indirizzo Scientifico e Classico e intitolato “Sos…teniamo il Salento: è emergenza Xylella”. Era il 2015.

 

Lecce – Nel Salento la tradizione in agricoltura parla hi-tech. Questo il senso del convegno organizzato mercoledì 20 dicembre da Coldiretti giovani impresa Lecce presso il Must, il Museo storico di Lecce. L’appuntamento ha visto docenti e ricercatori illustrare le novità tecnologiche per il mondo rurale ad una platea molto partecipe composta da tanti giovani. Fra le introduzioni di Pantaleo Piccinno (originario di Alezio), presidente Coldiretti Lecce e Antonio Pascali, delegato Coldiretti giovani impresa Lecce – precedute dal saluto del vice sindaco di Lecce Alessandro Delli Noci – e le conclusioni di Gianni Cantele, presidente Coldiretti Puglia, si è potuto assistere alla descrizione del contadino “androide”, come lo ha definito Giulio Reina, esperto in robotica dell’Università del Salento. Una macchina con una vista multispettrale capace di muoversi autonomamente nei campi o applicabile su un drone, in grado di diagnosticare le patologie della pianta, la carenza d’acqua, la maturazione dei frutti e molto altro. Informazioni che possono essere controllate a distanza attraverso una semplice app. «La connettività sarà alla base dell’agricoltura del futuro», ha detto Antonio Arvizzigno, direttore del centro di ricerca Bosch di Bari, nell’illustrare il progetto “Field monitoring”, in grado di misurare temperatura e umidità delle foglie e del terreno, in campo aperto ed in serra e, attraverso una centralina, trasferire i dati ad un Cloud Bosch e sull’applicazione del cellulare.

Ed ancora, nel Core Lab dell’Ateneo salentino, il prof. Angelo Corallo, moderatore dell’incontro, ed il suo team studiano soluzioni innovative. «Si sta realizzando un software  ha detto la dottoressa Maria Elena Latino – che recepisce i dati ambientali da sensori disposti nelle coltivazioni e li utilizza per raccontare su basi oggettive le caratteristiche del prodotto stesso». In questo modo il consumatore legge sulle etichette dati reali. Direttamentedall’Università di Davis (California), Luca Brillante ha illustrato i processi più innovativi utilizzati negli States in viticoltura. Una serie di tecnologie che permettono di rilevare le eterogeneità dei vigneti, come i punti di maggiore stress o vigoria della vite. Mentre è del Politecnico di Bari la “Sono heat exchanger”, una macchina ad ultrasuoni capace di ottimizzare la frantumazione della pasta d’oliva per rilasciare una quantità maggiore di olio e polifenoli che nel processo tradizionale rimangono intrappolati nel materiale di scarto.

Voce al Direttore

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