Home Infezione da Xylella fastidiosa degli ulivi nel Salento
Speciale Xylella fastidiosa nel Salento, tutti gli aggiornamenti sull'infezione da Xylella fastidiosa nel Salento. Gli ulivi malati: evoluzione della situazione, proposte, possibili cure, lo spettro dell'eradicazione delle piante d'ulivo nel Salento.

xylella - foto 10.6.2015  (1)GALLIPOLI. L’Unione europea è vicina a perdere la pazienza, mentre l’Italia ha perso già milioni di ulivi qui in Puglia e alcuni milioni di euro qualora venisse condannata dall’Alta Corte europea. Se entro due mesi – sessanta giorni – non verranno tolte di mezzo le piante ormai scheletriche ammalate di Xylella, l’Italia verrà deferita alla Magistratura di Bruxelles. Non si sa se questa volta si troverà la strada adatta per fare quanto era stato programmato già nel 2015 col commissario straordinario, il comandante del Corpo forestale di Puglia Giuseppe Silletti. Nominato a febbraio, il comandante Silletti si era dimesso a fine dicembre dello stesso anno, non essendo riuscito praticamente a fare nulla di quanto chiedeva sia l’Unione europea sia il governo nazionale. In quel periodo Silletti aveva visto comparire, oltre a proteste di gruppi ambientalisti strenui difensori dell’intoccabilità degli alberi sia pur malati, anche la magistratura amministrativa: il Tar del Lazio aveva bloccato le eradicazioni delle piante sane ma esistenti nel raggio dei 100 metri da quella infetta), poi anche di quella penale (la Procura di Lecce, che ha riscritto nell’ordinanza di sequestro di tutti gli ulivi di Lecce e Brindisi, poi tolto). La decisione della commissione europea, peraltro tiepida sul monitoraggio in corso da qualche tempo sulle zone al limite di quelle infette, mette in primo piano adesso questo scoglio. In soffitta tornano le ricerche che in questi due ultimi anni hanno dato più di una speranza circa le varietà di ulivo (due al momento) in grado di resistere al batterio ed al disseccamento rapido. “E’ il batterio a far seccare gli ulivi – ha ribadito l’Accademia dei Lincei di recente in una nota sul tema che preoccupa tutti gli Stati europei – disconoscerlo favorisce l’epidemia”. Sembra un messaggio indirizzato agli “irriducibili” sostenitori di un complotto speculativo o di pratiche in grado di salvare le piante senza alcun espianto. Tesi tutte da dimostrare, ancor. Ma è purtroppo sotto gli occhi di tutti l’allargamento dell’epidemia e i vasti campi una volta ulivetati ed oggi brulicanti di tronchi e rami grigio scuri che destano oscure inquietudini in quanti erano abituati, fino a quattro.cinque anni fa, a spettacoli ben più affascinanti.

frantoio-macinaIN EVIDENZA. Con la loro azienda di famiglia, i fratelli Primiceri di Casarano hanno da tempo anticipato quella che ormai rischia di diventare una via obbligata. «Già da anni non facciamo più produzione conto terzi pur mantenendo il tratto distintivo dell’“artigianalità industriale” che da sempre ci caratterizza», afferma Rocco Primiceri, responsabile del settore trasformazione, che insieme a Fernando (commerciale) e Cosimo (produzione) ha rilanciato l’eredità raccolta dal padre Marco, riuscendo a fare della “Primoljo” una delle aziende leader nel settore a forte vocazione internazionale.

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IN EVIDENZA. «Bei tempi gli anni ’60 e ’70 quando i frantoi lavoravano giorno e notte, senza discontinuità, da inizio ottobre ad aprile inoltrato»: davanti al deprimente “spettacolo” odierno non si può non rifugiarsi nei periodi molto più faticosi ma anche gratificanti della olivicoltura salentina. Anche qui a Taviano, oggi tristemente con Gallipoli come “il cuore della zona rossa”, da dove sembra essere partita l’infezione che devesta tanta parte del Salento e oltre. A parlare è un anziano e storico frantoiano, con gli occhi lucidi e la voce rotta dall’emozione, Bruno Calzolaro (foto nel suo frantoio), frantoiano 79enne di Taviano che ancora oggi lavora nel frantoio ereditato dal padre Giambattista e messo su nel 1919, dopo il reimpatrio dalla carneficina della prima guerra mondiale.

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Da sinistra, Paolo De Castro e Raffaele Fitto

Da sinistra, Paolo De Castro e Raffaele Fitto

IN EVIDENZA. Un altro passo, forse quello decisivo, per aprire al reimpianto di alberi d’ulivo – resistenti o tolleranti alla Xylella – nelle aree colpite da questa pesta venuta da lontano. Ne hanno dato notizia martedì pomeriggio, 16 maggio, gli europarlamentari Paolo De Castro e Raffaele Fitto (foto). Questa la nota ufficiale: “La Commissione Ue permetterà nelle zone infette della Xylella il reimpianto delle due varietà di olivo, leccino e favolosa, risultate tolleranti al batterio”. I due parlamentari l’estate scorsa avevano presentato una interrogazione su questo decisivo terreno, come dimostrano le aspettative prioritarie di tutti gli operatori. «L’ufficialità – dichiarano De Castro e Fitto – arriverà il 19 giugno ma la decisione presa dal comitato fitosanitario, sostenuta da tutti gli Stati membri ad eccezione solo della Francia, permetterà di creare le condizioni per rilanciare le attività imprenditoriali degli olivicoltori.

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L’area degli ultimi esperimenti in piena “zona rossa”

L’area degli ultimi esperimenti in piena “zona rossa”

IN EVIDENZA. Verificare in maniera definitiva l’immunità della vite. Quella che può sembrare una stravaganza è invece uno dei principali segmenti in cui la ricerca sta producendo i maggiori sforzi nella battaglia per contenere l’attacco della Xylella fastidiosa, individuata per la prima volta in Europa proprio qui nel Salento dagli studiosi del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari. Al momento, sono i due progetti finanziati con 14 milioni dall’Unione europea – Xfactors e Ponte” – a dispiegare un’azione a tutto campo, ovviamente con i tempi che la ricerca richiede tra intuizioni, verifiche, protocolli e conclusioni ufficiali. Regione, Università di Bari, Centro di ricerche Basile Caramia, col coordinamento del Cnr barese hanno raggiunto dei risultati “preliminari” già noti (due cultivar risultate resistenti al batterio che provoca il disseccamento rapido degli ulivi) “anche se non ci sono ancora – mettono le mani avanti i ricercatori – le osservazioni di lungo periodo e dati di comparazione”. «Ma gli elementi individuati sono incoraggianti», si lascia sfuggire il sempre prudente dottor Donato Boscia (Cnr Bari), in prima linea fin dagli inizi di questa drammatica scoperta. Gli aggiornamenti sulle attività in atto parlano di 300 cultivar (specie di ulivi) sotto osservazione in particolare nei campi di Parabita e Presicce-Acquarica del Capo.

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XylellaIN EVIDENZA. È tornata a circolare con insistenza in questi giorni la copia della deliberazione della Giunta regionale n. 1999 del 13 dicembre 2016 dal titolo “Misure fitosanitarie per contrastare la diffusione della Xylella fastidiosa sul territorio regionale” che modifica un precedente atto. Sul sito della Regione Puglia la delibera è diventata in questi giorni un vero e proprio appello ai contadini. La sua ricomparsa non è casuale: quel vademecum sulle buone pratiche è finalizzato a bloccare il più possibile il vettore (la sputacchina) che diffonde il morbo micidiale. È infatti noto anche ai non olivicoltori ormai, che l’insetto attualmente è ancora allo stato di larva a livello del suolo agricolo (in erbe spontanee) ma che con i primi caldi sale sulla chioma degli ulivi e diventa incontrollabile. Per cui questo periodo è fondamentale per tentare di ridurre i contagi che intanto segnalano casi nuovi, da ultimo, anche a Carovigno (Brindisi). «A poco meno di due settimane dalla comparsa dei primi adulti della sputacchina le misure di contenimento languono (in particolare le lavorazioni meccaniche superficiali di terreni ed altre aree private e pubbliche nelle zone demarcate) – si legge sul sito infoxylella.it – e l’informazione sulla loro importanza, obbligatorietà ed urgenza stenta a decollare. Un ritardo o un’applicazione solo parziale e limitata di tali misure di salvaguardia, in presenza di nuovi focolai sul fronte di avanzamento del batterio e della malattia, significherà un ulteriore avanzamento dell’epidemia di parecchi chilometri, la distruzione di altri paesaggi agrari, l’amplificazione di un danno economico e sociale già di enorme portata».

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xylellaPRESICCE. «Una produzione di olive diminuita del 50% ed un reddito per gli olivicoltori ridotto quasi a zero»: questo lo scenario drammatico causato dalla Xylella nel Salento e delineato da Roberto Moncalvo, presidente nazionale di Coldiretti, in occasione della sua recente visita a Presicce. Anche i terreni una volta olivetati hanno visto ridursi drasticamente il proprio valore di mercato, addirittura del 50%. Ma gli agricoltori salentini non si rassegnano a vedere distrutto il patrimonio incalcolabile rappresentato dai milioni di ulivi secolari e proprio tramite Coldiretti continuano ad esercitare le loro pressioni sull’Unione Europea affinchè venga abolita la norma che proibisce il reimpianto delle piante condannate a morte dal batterio della Xylella. Questa linea ha l’appoggio del commissario europeo all’Alimentazione, ma non ha ricevuto ancora il via libera dell’Ue. Nel frattempo vanno registrati i dati confortanti registrati di recente in merito ad una sperimentazione messa in essere proprio da Coldiretti su 12 ettari di uliveto individuati tra Presicce, Ugento e Castrignano del Capo.

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xylella campi uliviIN EVIDENZA. Uno si chiama “Ponte”, l’altro “Xf – actors”; hanno l’imprimatur europeo che li sostiene con 14 milioni di euro (programma Horizon 2016-20), e mettono insieme attenzioni e collaborazioni di mezzo mondo. Sono i progetti principali con cui studiosi e imprese, Università e Stati, si cimentano con un nemico fino a circa quattro anni fa sconosciuto, almeno nel Vecchio continente: la Xylella fastidiosa, subspeCie Pauca. Entrambi i piani d’attacco al batterio da quarantena ed ai suoi vettori sono stati affidati al Consiglio nazionale delle ricerche, sede di Bari, esplicito riconoscimento del valore scientifico della struttura, messa a dura prova dall’ondata di contestazioni ambientaliste e persino finita in una inchiesta giudiziaria con tanto di sequestro dei computer (poi dissequestrati dopo poche ore). Sono dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Cnr) i ricercatori Donato Boscia e Maria Saponari, nomi ormai noti a quanti seguono da vicino il gravissimo fenomeno del disseccamento degli ulivi che al suo sorgere – primavera 2013 – aveva fatto pensare ad altri aggressori tradizionali (lebbra dell’ulivo in particolare),“Ponte”, anagramma di “organismi infestanti che minacciano l’Europa” (Pest organisms threatening Europe), è un consorzio internazionale con 25 partner tra Istituto di ricerca e piccole e medie imprese del settore olivicolo, provenienti da 13 Stati europei e non: Francia, Spagna, Regno Unito, Austria, Finlandia, Olanda, Norvegia, Costa Rica, Israele, Serbia, Belgio, Germania.

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RACALE. Controllati 58.071 ettari di uliveti, dei quali 45.706 nella zona cuscinetto tra il Leccese e l’Alto Brindisino; altre ispezioni e prelievi di campini nella zona di contenimento; pochissime le piante risultate infette ed estirpate senza toccare quelle nel raggio dei cento metri; prosecuzione del lavoro iniziato il 29 agosto di 172 agenti fitosanitari, che finirà presumibilmente a fine gennaio prossimo; con loro agiscono anche dipendenti dell’Arif (Agenzia regionale irrigazione e forestazione), laboratori privati e personale regionale. L’intero operazione di monitoraggio costerà un milione 800mila euro. Sarà stata questa mole di lavoro concreto a far avere una impressione positiva al tre ispettori mandati dall’Ue per verificare la situazione e vedere, soprattutto, cosa sta facendo l’Italia contro il flagello Xylella, sottospecie paua. Queste almeno le impressioni in Regionem considerato che il responso ufficiale si avrà fra una decina di giorni. I tre tecnici hanno girato per le campagne di Gallipoli, Taviano e Racale, la zona-culla del’epidemia, a quanto è dato sapere ad oggi; tra i vivai di Otranto e nel Brindisino. Hanno visitato anche il campo sperimentale che si sta svolgendo a Bari a cura dell’Efsa (ente europepo per l’alimentazione) e dal Cnr (Centro nazionale delle ricerche).

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IN EVIDENZA. Una volta fatti gli innesti, con una cura ed una tensione particolari, ha cominciato a contare le settimane, poi i mesi e – sempre più sollevato – i primi anni. Adesso ne sono passati due e cinque mesi e lui si accinge a compiere i suoi di anni – a  dicembre sono 56 – con lo spirito rinfrancato. Lucio Pisanello di Alezio è un agricoltore esperto ed appassionato. Davanti a questa infezioni degli ulivi “mai vista prima”, le ha tentate di tutte, concimi, zolfo, rame, poltiglia bordolese e poi potature costanti e sempre più radicali: niente da fare contro un batterio venuto da lontano con una tristissima fama. Poi, quella che potrebbe essere la svolta che è in attesa di conferme scientifiche. «Mentre potavo gli uliveti – racconta il contadino apprezzato per le sue indiscusse qualità di innestatore – vedevo il Leccino verdeggiante tra tanto seccume. Allora mi sono chiesto: e se cambiassi la parte superiore dell’albero, il piede è sempre quello?”. Così  ha innestato su di un robusto “succhione” di Oglialora (un ramo che esce direttamente dalla base dell’albero) la varietà Leccino. E quest’anno eccolo mostrare le prime bacche mature e sane ai giornalisti che sono andati a trovarlo. Dal suo fondo in contrada Guardia, tra Alezio e Matino, ci sono passati un po’ tutti,  dai giornalisti inglesi della Bbc a quelli della Rai, dalle “Iene” alle tv locali, ma anche ricercatori del Cnr di Bari e l’europarlamentare verde Josepf Bové.

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UGENTO. Il gruppo di ispettori fitosanitari provenienti da tutta l’Unione europea nei giorni scorsi è stato in visita presso il campo sperimentale di ulivi su cui si praticano esperimenti anti Xylella fastidiosa. Gli ospiti, che hanno alloggiato presso il convento dei padri trinitari di Gagliano del Capo, stanno realizzando il programma europeo BTSF, un workshop di sul batterio e sul suo controllo. Gli ispettori sono stati in Puglia dal 7 al 9 novembre.

xylella

L’ulivo malato scoperto in un’area di servizio della costa ostunese; è stato abbattuto insieme ad altre dieci piante

IN EVIDENZA. I commissari dell’Unione europea torneranno in Puglia a metà del prossimo mese per l’ennesimo sopralluogo nella terra  attaccata dalla Xylella fastidiosa. Se, come testimonia un funzionario regionale recentemente ascoltato in audizione a Bruxelles, l’Ue sembra un po’ rinfrancata dalle iniziative messe in campo (prima fra tutte l’annunciata – da febbraio – task force di tecnici agricoli per la mappatura delle zone colpite), ugualmente intende seguire la questione che sta suscitando preoccupazioni in Europa ma anche oltre questi confini. Ma le indicazioni recenti hanno rialzato bruscamente il livello di allarme. L’ultimo focolaio è stato rinvenuto a 45 km a nord di Oria, sempre nel Brindisino ma a Rosamarina di Ostuni, in un’area di servizio, in cui erano stati effettuati dei controlli agli ulivi della zona appena un anno fa senza esito alcuno. La pianta è risultata adesso positiva al contagio ed è destinata all’abbattimento come eventuali altre pinate – infette e non – nel raggio dei cento metri. La sentenza della Corte di giustizia europea di settembre non lascia alcun margine: quei magistrati, cui si erano rivolte alcune imprese salentine, hanno valutato proporzionate e giustificate le decisioni prese dalla Commissione di Bruxelles, tanto che subito dopo l’Italia è stata nuovamente messa in mora: occorre procedere con le indicazioni finalizzate a contenere il batterio, che adesso è a trenta km dal confine con la provincia di Bari. Il caldo, tornano a spiegare gli esperti, favorisce l’insetto vettore che infatti e purtroppo risulta vivo e vegeto,. Da qui l’esigenza, mai tramontata ma anche mai portata fino in fondo in maniera sistematica e capillare, delle buone pratiche in modo da togliere alla sputacchina l’habitat favorevole composto da zone incolte ed erbacce che “allevano” in primavera le larve dell’insetto.

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ulivi malati zona la castellana gallipoliNARDÒ. Nell’ultima riunione del Consiglio comunale c’è stato spazio anche per il dramma dell’infezione degli ulivi a causa del batterio Xylella. è stato approvato un documento promosso da Cia Lecce (Confederazione italiana agricoltori) e da Italia Nostra sezione Sud Salento, con il quale si chiede all’Unione europea, al Governo e alla Regione Puglia, l’adozione di una legge speciale, uno specifico progetto di rilancio dell’olivicoltura salentina e interventi di carattere ambientale, paesaggistico e culturale.

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PRESICCE. Si chiama “Xylella quick test tollerance” il progetto presentato dalla Coldiretti di Lecce sabato 24 settembre e che apre uno spiraglio nuovo nella lotta contro il patogeno che sta mettendo in serio pericolo la sopravvivenza stessa del patrimonio olivicolo salentino. Il progetto, frutto di una ricerca condotta tra Università di Bari, CNR e Coldiretti, è stato realizzato in un uliveto, già infetto dalla Xylella, di proprietà di Giovanni Melcarne, situato in contrada “Masseria de lu feu”, in territorio di Presicce, nell’ambito della “XI Giornata per la salvaguardia del creato”, promossa dalla diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca, Coldiretti Lecce, il Comune di gagliano del Capo e Gal Capo di S. Maria di Leuca. A presentare il progetto ad un drappello di olivicoltori e tecnici del settore è stato Giuseppe Brillante (direttore provinciale Coldiretti) insieme a Pantaleo Piccinno (presidente provinciale Coldiretti) e Giovanni Melcarne (presidente del Consorzio Dop Terra d’Otranto, nonché proprietario del terreno). «Su un territorio interessato di 12 ettari sono stati innestati mille ulivi secolari con 250 varietà, di cui 70 pugliesi e salentine, per un totale di 5 mila innesti», ha dichiarato il direttore di Coldiretti Giuseppe Brillante. Tra le varietà anche cloni delle cultivar locali, come la Ogliarola e la Cellina.

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xylella_160329ALLISTE. Ricerca dei migliori modi per contenere l’aggressione del batterio da quarantena Xylella e dei suoi insetti vettori: si parte. Nei giorni scorsi la Regione Puglia ha pubblicato gli elenchi delle società ammesse ai bandi per complessivi 2 milioni di euro. I bandi con codice A e B sono riservati a ricerche, sperimentazioni e trasferimento delle innovazioni in prodotti utili allo studio della Xylella; il bando C è per proposte progettuali di carattere dimostrativo e di applicazione pratica delle conoscenza con progetti pilota. Le attività scientifiche devono durare massimo 36 mesi. Ventinove i concorrenti per il codice A, con un milione di dotazione; ammessi in cinque: “Redoxy del Dipartimento di Scienze del suolo, della pianta e degli aliemnti dell’Università di Bari; “Antidote” del Centro euromediterraneo cambiamenti climatici di Lecce; “Xylmap” dei Servizi informazione territoriale Sit di Noci (Bari); “Fata” del Crea Pav di Roma; “Ciso” del Cnr di Portici (Napoli).

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Michele-Emiliano-e-Rocco-PaleseRACALE. A quasi tre anni dal rinvenimento delle prime tracce del batterio Xylella in questo territorio (ottobre 2013, ad opera del prof. Martelli), si prende atto che l’infezione è endemica e non eradicabile; che con essa si dovrà convivere qui e altrove (come in California, del resto, o in alcune zone dell’America del Sud); che bisogna attrezzarsi per una guerra di contrasto alla sua diffusione di lungo periodo. Il presidente della Puglia, Michele Emiliano (sinistra), ha presentato il nuovo piano a Roma, al ministro Maurizio Martina, che ora attende i particolari operativi. Attende risposte entro il 24 prossimo anche l’Unione europea: a Bruxelles chiedono di sapere che cosa l’Italia intende fare in concreto. Pendono due decisioni esecutive – la n. 789 del 2015 e la 764 di quest’anno – che prevedono tra l’altro l’abbattimento delle piante potenzialmente ospiti del batterio che si trovino in un raggio di cento metri da quella infetta. Prevista e sempre più vicina pure la dichiarazione definitiva di procedura d’infrazione, con multe milionarie e blocco totale dell’export agricolo. Una mazzata preannunciata da una lettera inviata a Roma il 25 luglio. Ma Emiliano – che ha dovuto prendere atto che la sua task force di studiosi e tecnici è una torre di Babele – mette sul piatto alcune decisioni operative: i trecento agenti fitosanitari reclutati per il monitoraggio costante e duraturo hanno preso servizio l’8 agosto (anziché il 18 come previsto in un primo tempo). Il personale del Servizio fitosanitario della Regione ha intanto da fine giugno controllato la situazione su circa 4mila ettari dei 78mila richiesti dall’Unione europea. Dalla Regione sono poi partite le prime ordinanze per abbattere gli ulivi malati del focolaio di Oria (Brindisi); lo devono fare i proprietari entro venti giorni.

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xylella-racaleRACALE. “Il batterio della Xilella non riuscirà a distruggere l’olivicoltura salentina”: è l’auspicio emerso da una manifestazione organizzata dalla Coldiretti ad Acquarica del Capo il 10 agosto scorso. Gli olivicoltori del Sud Salento si sono dato appuntamento presso l’azienda dei coniugi Francesco Gianfreda e Francesca Martella, in contrada “Rancate”, dove hanno tenuto a battesimo un progetto di sperimentazione che mira a verificare quali sono le varietà di ulivi più resistenti al micidiale batterio. Il progetto, della Coldiretti di Lecce ma sottoscritto anche da istituzioni universitarie e di ricerca pugliesi, prevede la messa a dimora di 200 piante giovani di ulivi di 16 diverse varietà, dalla Leccino alla Ottobratico, Cassanese, Ogliarola, Carolea, a Itrana, Roggianella e altre. Gli alberi saranno sottoposti a continui controlli sul campo e in laboratorio per testare la loro risposta. Alla cerimonia sono intervenuti i rappresentanti della Coldiretti (Piccinno, presidente provinciale, Brillante, direttore provinciale, e Cantele, presidente regionale), i Sindaci di Acquarica e Ugento (Ferraro e Lecci) e l’onorevole Rocco Palese. E’ stato il padrone di casa Francesco Gianfreda che, dopo aver piantumato personalmente alcuni alberi, ha detto: «Dobbiamo intanto sfatare la convinzione che la Xilella abbia condizionato la qualità del nostro olio. Il mio olio ha vinto il primo premio nel concorso “L’olio d’Italia” ed anche un premio internazionale». Coldiretti ha sollecitato con urgenza le istituzioni affinchè adottino misure adeguate.

ACQUARICA DEL CAPO. Con la piantumazione di 200 giovani alberi d’ulivo di 16 diverse varietà all’interno di un appezzamento di terreno di 2 ettari circa in contrada “Rancate” ad Acquarica, si è dato il via questa mattina al progetto sperimentale della Coldiretti di Lecce, finalizzato alla individuazione di una strategia adatta a sconfiggere il batterio che rischia di distruggere l’olivicoltura salentina. L’esperimento, autorizzato dalla Regione Puglia e realizzato in collaborazione col Consorzio agrario di Lecce e con gli istituti universitari pugliesi, è stato avviato presso l’azienda agricola di Francesco Gianfreda e Francesca Martella, all’interno della quale sono presenti ulivi secolari di varietà “ogliarola” infette da Xylella fastidiosa. Alla cerimonia, presenti numerosi (e interessati) olivicoltori delle zona, hanno preso parte Giuseppe Brillante, Pantaleo Piccinno e Gianni Cantele, rispettivamente direttore provinciale, presidente provinciale e presidente regionale della Coldiretti, i sindaci di Acquarica e Ugento (Francesco Ferraro e Massimo Lecci) e l’onorevole Rocco Palese. Il titolare dell’azienda che ospita la sperimentazione ha sottolineato lo stato di “estrema criticità” dell’olivicoltura salentina: «Se fino a ieri abbiamo utilizzato quanto guadagnavamo dagli ulivi per realizzare gli   appartamenti in zona di mare, oggi dobbiamo utilizzare le entrate provenienti dagli alloggi al mare per poter conservare il nostro patrimonio olivicolo». Un duro attacco alle istituzioni politiche è partito dal sindaco Ferraro: «L’olivicoltura nel Salento è stata da sempre la colonna portante dell’economia. I matrimoni venivano programmati tenendo conto dell’annata buona della raccolta delle olive. Allo stesso modo tante famiglie hanno potuto permettersi di laureare i propri figli grazie alle entrate provenienti dall’olivicoltura, un settore che da lavoro a circa 150mila addetti. Non capisco le istituzioni politiche che si mobilitano se un centinaio di operai perde il posto di lavoro e si rendono latitanti di fronte al rischio che a perdere il lavoro siano decine di migliaia di persone».

Dello stesso tenore l’intervento del parlamentare di Acquarica Rocco Palese, che ha invocato “una legge speciale” per combattere la Xylella prevedendo “poteri straordinari” per un commissario nominato ad hoc. «Per noi la Xylella è stata peggio di un terremoto – ha dichiarato Palese – e un terremoto non si affronta con strumenti convenzionali». Su posizioni differenti il presidente regionale Coldiretti, Gianni Cantele, che ha accusato Ferraro di aver fatto un comizio. «La politica faccia il suo mestiere e proponga soluzioni» ha detto Cantele.  Nel corso della manifestazione si è appreso che sono 54 i comuni che hanno adottato una delibera per chiedere all’Unione Europea di rimuovere il provvedimento che vieta i nuovi impianti olivicoli.

ulivi malati strada alezio-taviano (4)Acquarica del Capo – Sedici varietà diverse di ulivo (sulle 1.200 conosciute) piantate in un campo sperimentale, autorizzato dalla Regione Puglia e realizzato da Coldiretti Lecce a seguito dell’accordo quadro sottoscritto con le Istituzioni universitarie e di ricerca pugliesi. Sponsor principale il Consorzio agrario di Lecce.

La data storica è fissata per mercoledì 10 agosto alle ore 9.30, orario in cui si terrà anche una conferenza stampa “dal vivo”. Saranno messe a dimora circa 200 piante di giovani ulivi ad Acquarica del Capo, contrada Rancate, presso l’azienda agricola dei coniugi Francesca Martella e Francesco Gianfreda, in un appezzamento di due ettari in cui sono presenti già piante secolari di ulivo di varietà ogliarola infette da Xylella fastidiosa.

Sarà anche l’occasione per  “consegnare” ufficialmente le bozze delle deliberazioni dei Comuni salentini per avanzare alle Istituzioni interessate la richiesta di libertà di impianto degli ulivi e delle specie ospiti di xylella, rimuovendo l’attuale veto.

 

 

Paolo-De-Castro-e-raffaele-fitto

Paolo De Castro e Raffaele Fitto

RACALE. La Germania nei giorni scorsi ha comunicato alle autorità europee di aver riscontrato la presenza del batterio da quarantena Xylella fastidiosa su alcune piante di oleandri. Simili brutte scoperte sono state già fatte in Francia, Corsica e Provenza in particolare. Per cui suona quasi grottesco l’allarme lanciato da un consigliere regionale jonico che parla del contagio “ormai alle porte di Taranto e Bari”. L’europarlamentare pugliese Rosa D’Amato ha chiesto pertanto alla Commissione europea di prendere atto del fatto che “la Xylella non può più essere ritenuta un batterio sconosciuto ma un patogeno europeo”. Sconvolgono le notizie che vengono da lontano al pari di quelle attinenti a realtà più vicine ed a quanto si vede ad occhio nudo nel Leccese, versante più jonico che adriatico finora. Segnalazioni si ripetono sempre più incalzanti, soprattutto da parte di chi, per motivi ignoti, si sentiva al riparo: l’uliveto, alle spalle del “Parco Gondar” a Gallipoli, fino allo scorso inverno era indenne del tutto; oggi è in gran parte malato.

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Il presidente provinciale della Coldiretti, Gianni Cantele

Il presidente provinciale della Coldiretti, Gianni Cantele

Il consigliere regionale M5S Cristian Casili di Nardò

Il consigliere regionale M5S Cristian Casili di Nardò

RACALE. Come una maionese impazzatia, la questione Xylella continua a tracimare da ogni dove e non si capisce chi e quando deve mettere la parola fine. A tre anni quasi da quando il micidiale batterio è stato individuato. Nei primi giorni di giugno si è espressa la Corte di giustizia europea: legittimi i provvedimenti emanati dalla Commissione dell’Unione europea; sono “misure appropriate e necessarie” hanno detto i magistrati europei, cui avevano fatto ricorso i loro colleghi italiani dietro gli esposti presentati da alcune aziende olivicole. Si deve procede, abbattimenti nei cento metri della pianta infetta compresi. A meno che le Istituzioni interessate non dimostrino efficaci vie alternative. Tutto chiaro? Macchè. Il primo a intuire la presenza della Xylella fastidiosa – importata sicuramente con le piante ornamentali del Centro America transite senza controlli dal porto di Rotterdam – oil professore Martelli ha detto che non resta che attuare il piano Silletti che a quelle indicazione Ue si conformava. «Attenzione, gli ulivi continuano ad essere sterminati dal batterio da quarantena», ha urlato il presidente di Coldiretti, Gianni Cantele. In effetti, segnalazioni arrivano ogni giorno di zone finora indenni e che da settimane – grazie al caldo – mostrano i terribili segni dell’infezione. Il presidente Emiliano ha riconvocato la task force di studiosi scienziati e tecnici, senza cavarne nulla di concreto e concordato. I suoi oppositori hanno chiesto che questo consesso scientifico sia sciolto in quanto finora inutile. Però si è fatta strada la convinzione che l’Ue ha la responsabilità primaria; prima il consigliere regionale Casili di Nardò (foto) poi lo stesso Emiliano hanno messo sul banco degli imputati la rete protettiva inesistente per questo tipo di importazioni. E le vie d’uscita? «La ricerca ci fornisca le soluzioni», dicono tutti, dagli ambientalisti più accesi alle organizzazioni di coltivatori olivicoli. Ma i ricercatori chiedono tempo, non potendo stabilire neanche quanto. È lo stallo. E la Procura di Lecce ha chiesto altri sei mesi prima di chiudere le indagini. Il sequestro degli ulivi da abbattere resta.

ulivo xylella bruciatoServono a rassicurare gli altri Paesi dell’Ue e gli altri produttori pugliesi e italiani, ma i monitoraggi per definire la situazione ad oggi dell’epidemia da Xylella fastodiosa partono sulla carta solo ora, con due mesi di ritardo. E mentre si attende il pronunciamento della Corte di giustizia europea sulle eradicazioni obbligatorie nel raggio di cento metri da alberi infetti – iniziato il 4 scorso con conclusioni previste per il 12 – dei 270 agenti fitosanitari non c’è ancora neppure l’ombra.

Un altro ritardo in questa drammatica vicenda, per l’individuazione ed assunzione per quattro mesi di agronomi, periti e agrotecnici nei tempi indicati dal decreto ministeriale del febbraio scorso, ma nessuno poteva prevedere che l’importante decisione si sarebbe imbattuta nella semiparalisi dell’assessorato all’Agricoltura regionale, generato indirettamente dall’inchiesta giudiziaria in cui sono coinvolti alcuni dirigenti; i malcapitati si astengono per cautela dal firmare provvedimenti ed hanno chiesto di essere trasferiti in altri uffici; la riorganizzazione non è però neanche partita. Negli ultimi giorni lo sblocco.
Un’altra immagine plastica della stasi in via Capruzzi viene dal sito Qui Regione: l’ultimo comunicato relativo all’”emergenza Xylella” risale all’8 aprile circa le misure fitosanitarie che altri (gli olivicoltori) dovevano adottare.

Scadute con aprile le arature e la falciature obbligatorie, si è aperta – almeno formalmente – la fase delle “potature severe”, giudicate assai criticamente dal consigliere regionale Cristian Casili: «Il nuovo piano entro questo mese obbliga ad effettuare la capitozzatura, cioè il taglio di grossi rami anche secolari: è una nuova mattanza degli ulivi». Comunque da maggio ad agosto sono fissati almeno due trattamenti insetticidi per contrastare l’insetto vettore.
In questo quadro a tinte fosche avanzano pericolosissimi luoghi comuni via etere e nei canali Rai: dapprima una puntata del popolare “Don Matteo”, in cui un contadino umbro vantava la bontà del suo olio “a differenza di quello prodotto a Sud”; ora in un’altra fiction (“Come fai sbagli”), davanti ad una foto del Salento, un’attrice commenta: “Eh sì, quegli ulivi adesso non ci sono più”.

mappa-xylella-aprile-2016RACALE. Il 4 maggio la Corte di giustizia europea si pronuncia sugli eradicamenti degli ulivi infetti ed anche di quelli ritenuti indenni ma che ricadono in un raggio di cento metri da quelli malati. Il fasciolo sui ricorsi e le opposizioni agli sradicamenti, compresa l’iniziativa della Procura della Repubblica di Lecce che ha messo sotto sequestro le piante indiziate, è stato passato dai giudizi europei dai loro colleghi del Tribunale amministrativo del Lazio, cui si erano rivolti alcuni imprenditori agricoli del Brindisino. E a Lussemburgo hanno deciso che la questione Xylella merita la procedura d’urgenza rispetto ad altre vertenze pure in calendario in questi giorni.

Il segnale è chiaro: l’Unione europea guarda all’epidemia batterica con la solita paura, fin da quando si è individuati l’agente aggressore, molto probabilmente finito in Italia e nei vivai del Gallipolino attraverso la porta (troppo spalancata e senza controlli) del porto olandese di Rotterdam. A rendere ancora più evidente la preoccupazione vi è la notizia che il governo grco si è costituoto parte civile (cioè potenzialmente danneggiata) presso la Corte di giustizia che deciderà, in soldoni, se il provvedimento esecutivo emesso dala Ue – il n. 789 del maggio 2015 – sia da ritenere efficace e valido a tutti gli effetti.
Se così fosse e a parte prevedibili ulteriori ricorsi giudiziari, gli abbattimenti dovrebbero riprendere e in una zona ben più ampia di quella delimiata un anno fa. L’ultima cartina del contagio infatti sposta la linea della zona da tenere sotto controllo fin sopra Ostuni (Adriatico) e sopra Avetrana (Jonio).
Qui si apre un altro capitolo dolente: quale che sia la sentenza della Corte europea, dovrebbe già essere pronto un monitoraggio recente della situazione, deciso oltre un mese fa. Solo che i 270 agenti fitosanitari (agronomi, periti e agrotecnici) stanno ancora sulla carta e circa 231mila ettari tra i due mari aspettano di essere visionati. «Forse non riusciremo neanche a trovarli tutti i tecnici che ci servono», temono al Dipartimento Agricoltura della Regione. Intanto le buone pratiche dovrebbero andare avanti: con maggio le larve di sputacchima, insetto vettore, diventano adulte.

ulivi malati zona la castellana gallipoliRACALE. Abbattimenti degli alberi infetti in aree esterne a quelle gi+ infette; potature particolari ma senza eradicazioni delle piante entro i cento metri dall’ulivo malato, come aveva deciso l’Unione europea che, in un primo momento, aveva indicato l’area da quarantena in due metri di raggio; buone pratiche in maniera sempre più diffusa ed estesa, come si dovrebbe fare sempre in pratica; assunzione per quattro mesi di 270 tecnici tra agronomi, peiriti agrari e agrotecnici per monitorare dalle province di Brindisi e Bari in su. Il piano regionale, del “dopo-Silletti”, dal nome del’ex comissario per l’emergenza durato meno di un anno e attuale capo del Corpo forestale di Puglia, ha preso forma e proprio in questi giorni è all’esame dei comitati nazionali fitosanitari riunti a Bruxelles.

Non è detto che il piano sia accolto bene e che gli altri Paesi europei si sentano rassicurati dalle misure adottate dalla Regione Puglia e sostenute dal ministero dell’Agricoltura. Come si ricorderà, gli interventi da attuare in casi di presenza di batteri da quarantena, come la Xylella fastidiosa e le sue sottospecie, sono piuttosto drastici e nel Salento hanno portato allo svellimento di ulivi per alcune centinaia. Le misure partite dall’Italia per l’Ue sono comunque differenziate in base alle diverse classificazioni delle zone interessate; gli ulivi secolari sono comunque protetti.

Mentre la Procura di Lecce segue l’evolversi della situazione dopo aver messo sotto sequestro gli ulivi evitandone l’abbattimento, la Corte di Giustizia europea ha respinto il ricorso di 29 aziende biologiche, condannandole alle spese, che volevano contrastare il piano Silletti in materia di fitofarmaci soprattutto e di quanto contenuto nel decreto del ministro Martina del 19 giugno 2015. Tra le imprese “bocciate” dai giudici europei ce ne sono di Alliste, Galatone, Lequile, Lecce, Salve, Miggiano, Specchia, Ugento, Castrignano del Capo, Cutrofiano, Presicce, Calimera, Melendugno, Ruffano, Trepuzzi, Tricase, Maglie ed Erchie (Brindisi).

xylella gallipoli zona suali

Dal sito “infoxylella” due foto dello stesso luogo, in zona Sauli tra Gallipoli e Taviano, scattate a distanza di due anni e mezzo

«La Xylella fastidiosa è responsabile della malattia che sta distruggendo gli alberi di ulivo nell’Italia Meridionale, secondo quanto confermato da un nuovo studio. L’oleandro e la poligala a foglie di mirto muoiono a causa del ceppo pugliese del batterio, ma i limoni, la vite e il leccio sembrano essere resistenti»: inizia così il documento ufficiale della massima Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) con sede a Reggio Emilia.
Le ormai note “prove di patogenicità” – invocate con una forte dose di scetticismo da parte di alcuni gruppi ambientalisti ma che richiedevano del tempo per essere concluse – hanno dato ragione alle intuizioni dei ricercatori del Cnr di Bari, al dirigente Donato Boscia e al professore Martelli, della Facoltà di agraria del capoluogo regionale. Il progetto che ha dato le temute conferme, è stato finanziato dalla stessa Efsa: «Sono questi i risultati di un’indagine sui diversi ospiti della X. fastidiosa CoDiRo condotta in Puglia nel corso degli ultimi due anni. Gli scienziati del Consiglio nazionale delle ricerche – si legge nella nota ufficiale – hanno esposto le principali varietà di piante da frutto perenni al batterio attraverso l’inoculazione artificiale e l’esposizione agli insetti vettori sul campo. Sono state testate piante da frutto mediterranee, come l’ulivo, la vite, il limone, il mandorlo, il pesco, il ciliegio e il pruno, oltre ad essenze boschive come il leccio e specie ornamentali come l’oleandro e la poligala a foglie di mirto».

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