Home Infezione da Xylella fastidiosa degli ulivi nel Salento
Speciale Xylella fastidiosa nel Salento, tutti gli aggiornamenti sull'infezione da Xylella fastidiosa nel Salento. Gli ulivi malati: evoluzione della situazione, proposte, possibili cure, lo spettro dell'eradicazione delle piante d'ulivo nel Salento.

GALLIPOLI. Non è stato abolito il divieto di piantare alberi di ulivo al posto di quelli uccisi dalla Xylella fastidiosa, batterio da quarantena. La decisione n. 789 del 2015 resta in piedi, a conclusione della “due giorni” di lavori del Comitato fitosanitario europeo, che si tenuta ieri e oggi a Bruxelles.

Tutti d’accordo a Bruxelles ma non sui rimedi. La deludente notizia viene giustificata col fatto che “non è stato possibile mettere ai voti la proposta di modifica della decisione n. 789/2015 sulla Xylella fastidiosa, atto lungamente atteso e su cui la Regione Puglia da tempo si sta spendendo in ogni sede”, come si legge nella nota della Regione, nonostante che, nel corso della discussione tenutasi a Bruxelles, si sia registrato consenso pressoché unanime da parte di tutte le delegazioni sulle tre modifiche che sono di estremo rilievo per il nostro territorio: autorizzazione al reimpianto dell’ulivo, tutela degli alberi monumentali non infetti nei 100 metri da pianta infetta, liberalizzazione della movimentazione delle tre varietà di vite resistenti alla Xylella (Negroamaro, Primitivo, Cabernet Sauvignon). Le divisioni sono emerse sul “che fare”: l’assenza di soluzioni condivise ha bloccato ogni cosa, senza che si completasse l’analisi di tutti gli articoli del testo e senza quindi poterlo votare.

“Delusione grande, dopo tanto ritardo accumulato. “La delusione è grande – affermano il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e l’assessore Leo di Gioia – per una notizia che, ancora una volta, priva gli agricoltori e tutto il territorio salentino della possibilità di immaginare un futuro economicamente sostenibile e di restaurare il paesaggio agrario gravemente compromesso dalla Xylella. Questo stop si aggiunge al ritardo accumulato negli scorsi mesi, in cui avevamo già assistito a diversi rinvii pur in presenza di una bozza di decisione utile alla causa del territorio pugliese. Già prima dell’estate, infatti, avevamo denunciato questa situazione che – nei fatti – penalizza esclusivamente il territorio pugliese, poiché negli altri Stati membri il problema non ha questa vastità e portata, anzi in alcuni di essi è del tutto assente. Per questo, già in occasione del primo rinvio avevamo indirizzato al Ministero una nota per segnalare la necessità di giungere con urgenza al voto e di innescare, grazie all’eliminazione del divieto di impianto dell’ulivo in zona infetta, un meccanismo virtuoso di estirpazione delle piante e di riconversione colturale supportata dai finanziamenti del PSR Puglia misure 5.2 e 4.1, che avrebbe comportato anche una riduzione della pressione di inoculo cioè la riduzione del rischio di espansione della malattia”,

Due giorni di Comitato fitosanitario europeo “utili ma non sufficienti”. E’ ritenuto positivo ma non sufficiente dai governanti pugliesi, il fatto che “gli Stati membri abbiano raggiunto il consenso sulle modifiche di interesse per il territorio pugliese, ma ciò non basta: occorre arrivare all’adozione della decisione formale, per poter attuare in concreto queste previsioni”.

Lunedì Regione dal ministro per preparare nuove mosse. “Nel frattempo non staremo con le mani in mano e già da lunedì avvieremo un confronto col Ministero – assicurano Emiliano e Di Gioia – per iniziare a preparare gli atti nazionali che sono necessari per rendere operativo il diritto di impianto di ulivi in zona infetta, affinché esso possa divenire realtà appena la decisione europea entrerà in vigore. Chiederemo inoltre a Roma di far presente alla Commissione europea che qualora le divergenze di vedute tra gli stati membri sui punti contestati della decisione dovessero protrarsi, sarebbe saggio dividere il testo in due parti, portando così al voto in Ottobre gli articoli su cui vi è unanime consenso”.

GALLIPOLI. “Denuncio ed invito alla denuncia. Molto probabilmente per filiazione da un ormai insopportabile clima antiscientifico, oscurantista e credulone, questa notte a Presicce sono stati distrutti quattro innesti su ulivi nell’ambito di un progetto di ricerca Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche, ndr) finalizzato a rendere le piante resistenti alla Xylella”: la denuncia è del presidente della Commissione regionale bilancio, Fabiano Amati e arriva proprio nelle ore in cui a Bruxelles si decide se concedere il permesso di reimpianto nella zona colpita dal batterio da quarantena. Entro domani infatti il Comitato fitosanitario permanente europeo si pronuncerà in merito, sotto la pressione degli olivicoltori salentini delle loro associazioni e dei parlamentari pugliesi, in prima fila con Raffaele Fitto e Paolo De Castro, e la Regione Puglia col presidente Emiliano e l’assessore Di Gioia.
“Ritengo che tale danneggiamento – prosegue nella sua nota Amati – sia frutto di un piano preordinato perché conosco il movimentismo antiscientifico che ruota intorno all’epidemia Xylella; all’inizio attestato sulla contrarietà alle eradicazioni e alla formazione delle fasce di contenimento ed oggi evolutosi nella contrarietà alle prove di innesto per preservare, a loro dire, le specie autoctone. Senza accorgersi, purtroppo, che così facendo potrebbero al più concorrere alla creazione del nuovo paesaggio lunare pugliese. Esprimo solidarietà al proprietario degli ulivi Giovanni Melcarne (produttore di una Dop del Capo di Leuca, ndr) che ha sporto formale denuncia, e ai ricercatori del Cnr”.
“Qualora venisse ritirato il divieto di impiantare ulivi – ha dichiarato il portavoce del comitato degli olivicoltori salentini, Cosimo Primiceri di Casarano– non ci sarà da festeggiare perché si comincerà soltanto un nuovo lungo percorso”. Il comitato è animato da quanti contestano anche le proprie associazioni di categoria, giudicate poco incisive e determinate in questa battaglia. Il 12 scorso si è tenuta su loro iniziativa una manifestazione di protesta a Lecce.

Gallipoli – “E’ finito il tempo dei proclami e delle promesse, bene le rassicurazioni dell’assessore Di Gioia ma è tempo di agire con i fatti: a due anni e mezzo dai proclami del presidente Emiliano in campagna elettorale, in cui prometteva e garantiva il suo impegno a risolvere la questione Xylella, è giunto il momento di ascoltare le richieste del territorio e mettere in atto provvedimenti di carattere ordinario e straordinario”: nel giorno della protesta a Lecce con trattori cartelli e slogan contro la Regione, il consigliere Erio Congedo (Fratelli d’Italia) apre una linea di credito per l’assessore Leonardo Di Gioia, di cui i manifestati anche chiesto con una lettera aperta e col corteo di stamattina le dimissioni. “Nell’immediato – chiede il consigliere Congedo – occorrono modifiche al Psr (piano sviluppo regionale)  2014-2020 per calibrarne le misure alla situazione venutasi a creare; ristoro immediato agli operatori agricoli, olivicoli e vivaisti; azione incisiva per ottenere dall’UE la possibilità di reimpianto; sostegno alla ricerca. A questo è necessario affiancare azioni di carattere straordinario e emergenziale, come una legge nazionale che riconosca lo stato di disastro ambientale e possa fungere da ‘piano Marshall’ che ridisegni e rilanci l’agricoltura salentina e l’economia del territorio”.

“Individuare le risorse necessarie ad avviare monitoraggi, coinvolgendo sia gli operatori agricoli locali che tutte le università e gli enti di ricerca, a partire dall’Università del Salento, al fine di studiare il germoplasma delle piante di ulivo che pur trovandosi nelle zone definite infette, non presentano alcun sintomo della malattia”: questo l’obiettivo di una mozione depositata dal consigliere regionale M5S Cristian Casili, di Nardò e vice presidente della V Commissione Ambiente. “Sono frequenti le segnalazioni – continua il consigliere regionale – provenienti anche dai produttori olivicoli leccesi, di piante di ulivo afferenti a varietà sia spontanee che coltivate che non presentano alcun sintomo di infezione. Viceversa pervengono segnalazioni di piante della varietà Leccino, finora considerata resistente, che manifestano i sintomi del disseccamento. Il germoplasma locale rappresenta una risorsa genetica fondamentale costituita da una serie successiva di incroci avvenuti in natura che hanno arricchito la biodiversità olivicola locale, a partire da varietà da sempre esistenti sul nostro territorio, tanto da fornire soluzioni concrete per la gestione della malattia, alternative all’introduzione di cultivar alloctone che essendo estranee ai nostri ambienti richiederebbero tecniche colturali e condizioni pedoclimatiche non coincidenti con quelle del territorio salentino”. Casili ribadisce poi il suo “no” al piano che prevede gli espianti degli ulivi infetti e delle piante anche non malate in un raggio di 200 metri da quelle contagiate e ricorda come “negli Stati Uniti la strategia di gestione della malattia di Pierce che colpisce la vite, abbia escluso da anni la possibilità di eradicazione puntando piuttosto ad una più concreta strategia di convivenza”. E’ dunque più che mai “indispensabile” per Casili “avviare un’attività di monitoraggio e censimento georeferenziato delle piante coltivate e/o semenzali che si trovano nella zona infetta, per ottenere informazioni volte ad individuare le piante che, dalla comparsa dei primi sintomi ad oggi, non manifestano alcun disseccamento”.

Gallipoli – Il monitoraggio nella zona a nord di quella infetta ripresi a ritmo intenso (prima della sosta ferragostana, in quattro mesi e mezzo ne erano stati effettuati 190mila); la Regione Puglia che vara una nuova legge per il contrasto del batterio da quarantena noto come “Xylella fastidiosa”, chiarendo il senso di tre articoli – 5, 6 e 8 – della precedente legge del 29 marzo ’17; alle cultivar di ulivo Leccino e Fantastica, che hanno superato già alcuni test di resistenza al contagio, si potrebbero presto aggiungere altre varietà come il Frantoio ed alcuni ulivi selvatici della zona a sud di Gallipoli, dieci dei quali (su 19)  hanno superato cinque prove di verifica: le principali  novità concrete – ben tenendo presente i tempi della ricerca che per dire la parola finale necessità di anni, non di mesi –  si possono riassumere così e riguardano la provincia di Lecce definita “zona rossa”, e quella cuscinetto che la delimita verso il Brindisino e il Tarantino dove sono ripresi i controlli massicci, da Ostuni a Crispiano, da Brindisi a Fasano, Grottaglie, Martina Franca e Taranto.

Le legge regionale è stata approvata dal Consiglio regionale della Puglia ha approvato il 7 scorso a maggioranza – no del M5S, astensioni da Fi, Ap e Direzione Italia. La Puglia si adegua alle ben note norme europee  per la gestione della batteriosi come quella da Xylella fastidiosa. Si è provato in questi ultimi anni – l’infezione è stata individuata nel 2013 – a svicolare ma alla fine i risultati sono stati deprimenti, basta guardarsi intorno, e i rischi in aumento anche per via di una procedura d’infrazione aperta nei confronti dell’Italia per non aver affrontato in sostanza il grave problema della diffusione della epidemia in tutto il continente.

Per quanto riguarda le misure di eradicazione del patogeno, ecco la nota testuale della Regione: “Si prevede la rimozione immediata della pianta infetta, di tutte le piante notoriamente infette e delle piante che presentano sintomi della possibile infezione o sospettate di essere infette nel raggio di 100 metri, oltre all’abbattimento delle piante ospiti presenti, a prescindere dal loro stato di salute. Vengono inoltre specificati i siti, nel cui raggio di 200 metri il servizio fitosanitario regionale ha disposto la rimozione immediata di tutte le piante risultate infette. In riferimento all’accesso al fondo di solidarietà nazionale per la compensazione del mancato reddito a causa della batteriosi, la legge prevede che si applichi anche alle aziende vivaistiche non agricole, che producono cioè in substrati diversi dal suolo agrario. Per quanto riguarda invece la tutela degli ulivi monumentali, che secondo la legge non vanno rimossi ma isolati, si specifica che la norma vale per le piante non infette ricadenti nel raggio di 100 metri di distanza dalla pianta infetta nella zona delimitata soggetta a misure di eradicazione. Al fine di sostenere la vitalità degli ulivi monumentali infetti, la sperimentazione scientifica è consentita nella zona infetta ad esclusione della zona di 20 km nella quale si applicano le misure di contenimento”.

Sono le stesse regole che aveva recepito il commissario straordinario tanto invocato ed alla fine arrivato nel febbraio 2015, il comandante della Forestale Giuseppe Silletti; solo che a queste severe  misure la Puglia e il governo si allineano dopo quasi due anni, con il commissario andato via; con la Regione che ha avocato a sé la gestione dell’affaire Xylella; con una ininfluente task force di tecnici e scienziati nominata dal presidente Emiliano, che ha rappresentato solo la frantumazione dei saperi davanti ad un nemico mai conosciuto prima.

Si vedrà se adesso ci sarà la forza di procedere nella direzione indicata e sostenuta dai ricercatori dei Pasi che col batterio hanno dovuto fare i conti, dagli Usa al Brasile, a Taiwan. Alternative non pare ce ne siano o almeno non sono emerse né sono state sperimentate e certificate con un qualche successo dal fronte degli oppositori agli eradicamenti.

Il 12 intanto il comitato olivicolo salentino batte un colpo a Lecce con una nuova manifestazioni con trattori e agricoltori di tutto il Leccese; raduno al Foro Boario e poi il corteo fino all’ufficio provinciale dell’Agricoltura. Niente bandiere e niente sigle di associazioni e di sindacati, hanno deciso gli organizzatori, che hanno eletto come propria sede quella di “Primolio” sulla Casarano-Supersano, portavoce Cosimo  Primiceri di Casarano.  Ed anche questo è un segnale tangibile delle rotture e della crisi di rappresentanza che questo attacco agli ulivi ha prodotto nel mondo agricolo.  Il comitato mette sul banco degli imputati la Regione e l’assessore Leonardo Di Gioia, giudicato senza mezzi termini “inadeguato”. Il tempo perso per decidere oggi ciò che era già chiaro ieri è l’accusa principale, rivolta sia a coloro che non hanno difeso quelle misure contenute nel piano Silletti, sia a quanti lo hanno contrastato in tutti i modi, comprese le denunce alla Procura di Lecce. Lunga comunque la lista delle cose che si dovrebbero fare “con urgenza”, dallo sblocci dei fondi fin qui annunciati e decisi, alla nomina di un commissario al posto dell’assessore Di Gioia; dall’estensione dello stato di calamità anche per il 2018 all’autorizzazione a reimpiantare da subito le varietà risultate fin qui capaci di convivere con la Xylella senza morire.

Dall’associazione  “Agrinsieme”, che riunisce le organizzazioni tradizionali di agricoltori, ed olivicoltori, oltre al rammarico per non essere stata coinvolta nella manifestazione di martedì prossimo, viene la proposta di una assemblea dei Sindaci convocata dalla Provincia, a cui invitare i massimi esponenti di Regione, Governo, Commissione europea.

BARI. Istituito un fondo di 100mila euro per andare incontro alle aziende agricole danneggiate dalla Xylella. Il contributo è utilizzabile per allungare la durata dei piani di ammortamento per la riduzione degli interessi passivi entro i 15mila euro nell’arco di tre esercizi finanziari. La misura era stata annunciata alcuni mesi fa dal presidente della Giunta regionale Michele Emiliano ed oggi è stata approvata dal Consiglio regionale a maggioranza. Tra gli oppositori ecco la nota molto critica di Andrea Caroppo, capogruppo di Fi: “Uno schiaffo che grida vendetta: sei mesi fa, Emiliano promise agli agricoltori interessati dalla Xylella di accordare subito l’azione di accompagnamento degli olivicoltori per la moratoria di mutui e crediti. Ed oggi si propone in aula del Consiglio di votare un emendamento vergognoso che destina 100 mila euro, una cifra da barzelletta, per far fronte ad un impegno del genere e bocciando la mia proposta di stanziare 5milioni di euro”.

 

GAGLIANO DEL CAPO. Il 28 luglio, alla scadenza naturale, il ConsorzioDop Terra d’Otranto ha rinnovato i suoi vertici durante l’assemblea dei soci, ad oggi oltre trenta aziende olearie della provincia di Lecce ma anche del Brindisino e del Tarantino. Costituito nel 2002 e riconosciuto ufficialmente dal Ministero competente un anno dopo, il Consorzio ha rieletto alla presidenza l’imprenditore Giovanni Melcarne di Gagliano del Capo; la vicepresidenza è andata a Francesco Barba di Monteroni. Il nuovo consiglio è composto da: Daniela Anna Specolizzi di Ugento, Realina Cucugliato di Vernole, Elisa Petrucci di Lecce, Donato Taurino di Squinzano, Matteo Congedi di Ugento, Pantaleo Piccinno di Caprarica, oltre ovviamente a Melcarne e Barba.
“Questo cda guiderà il Consorzio per altri tre anni, in piena crisi del dramma Xylella, e avrà il principale compito di contribuire a dare un futuro all’olio di pregio a marchio Dop Terra D’Otranto”, si legge nella nota emessa alla fine dei lavori. “Questo è un direttivo per gran parte rinnovato, con l’ingresso in consiglio di una nuova figura maschile e ben tre nuove figure femminili. Cda uesto che sarà sicuramente all’altezza della situazione che oggi il Salento sta vivendo  afferma il presidente Melcarne – nei prossimi tre anni avremo il compito, difficile ma non impossibile, di dare un futuro alle nostre aziende che in questi anni hanno investito molto per migliorare la qualità del prodotto olio da olive e che oggi viene venduto a marchio Dop Terra D’Otranto. Infatti l’olio extra vergine Dop negli anni è diventato sempre di più il simbolo del ‘buon Salento’ e ambasciatore del nostro territorio nel mondo”.
Nei programmi del nuovo direttivo c’è l’avvio delle procedure  per la modifica del disciplinare di produzione, “introducendo dei parametri ancora più restrittivi riguardanti la qualità dell’olio, ma soprattutto introducendo nuove cultivar che ormai fanno parte del nostro territorio da circa un secolo”. Infine, si seguirà con estrema attenzione la sperimentazione riguardante “la selezione di semenzali resistenti a Xylella aventi una parte del patrimonio genetico delle nostre cultivar, vero futuro dell’olivicoltura salentina”.

 

La “Regine” dell’ultrapremiato film in soccorso della “Regina” di Vernole, l’ulivo millenario sotto attacco del morbo che porta al disseccamento causato dal batterio Xylella fastidiosa. Non sarà solo una testimonianza di amore quella di Helen Mirren, l’attrice premio Oscar, verso questa parte dell’Italia in cui ha anche investito in piantagioni di melograni nella cinquecentesca masseria Matine di Tiggiano assieme al marito, il regista americano Taylor Hackford. Con la sua presenza di sicuro si accenderanno i riflettori, dei media internazionali sulla terribile fitopatia in atto nel Salento. L’appuntamento clou ai piedi dell’ulivo simbolo di una antica convivenza è per il 5 agosto  alle 11 a Strudà (frazione di Vernole) in località Masseria Visciglito. La contadina salentina”, come ama autodefinirsi la famosa attrice britannica, sarà accompagnata dai dirigenti di Coldiretti Lecce e vedrà “in diretta” la buona riuscita degli innesti di varietà resistenti effettuati a giugno su uno degli ulivi monumentali più antichi del mondo, la “Regina”, dedicato all’ex First Lady Michelle Obama; l’ulivo è stato infettato dal batterio da quarantena che ne ha imbrunito la straordinaria chioma e lo sta condannando a morte. Proprio dinanzi alla “Regina” vegetale, la stella di Hollywood lancerà un appello ai colleghi e alla comunità internazionale affinché si faccia di tutto per salvare gli ulivi monumentali della Puglia meridionale, patrimonio non solo italiano ma dell’intero Mediterraneo e del mondo. Coldiretti chiederà in particolare che il premio Oscar si faccia promotore di un piano di “adozione a distanza”, da parte dei colleghi di Hollywood, di altri ulivi monuntali dello straordinario uliveto di Vernole.

xylella - foto 10.6.2015  (1)GALLIPOLI. L’Unione europea è vicina a perdere la pazienza, mentre l’Italia ha perso già milioni di ulivi qui in Puglia e alcuni milioni di euro qualora venisse condannata dall’Alta Corte europea. Se entro due mesi – sessanta giorni – non verranno tolte di mezzo le piante ormai scheletriche ammalate di Xylella, l’Italia verrà deferita alla Magistratura di Bruxelles. Non si sa se questa volta si troverà la strada adatta per fare quanto era stato programmato già nel 2015 col commissario straordinario, il comandante del Corpo forestale di Puglia Giuseppe Silletti. Nominato a febbraio, il comandante Silletti si era dimesso a fine dicembre dello stesso anno, non essendo riuscito praticamente a fare nulla di quanto chiedeva sia l’Unione europea sia il governo nazionale. In quel periodo Silletti aveva visto comparire, oltre a proteste di gruppi ambientalisti strenui difensori dell’intoccabilità degli alberi sia pur malati, anche la magistratura amministrativa: il Tar del Lazio aveva bloccato le eradicazioni delle piante sane ma esistenti nel raggio dei 100 metri da quella infetta), poi anche di quella penale (la Procura di Lecce, che ha riscritto nell’ordinanza di sequestro di tutti gli ulivi di Lecce e Brindisi, poi tolto). La decisione della commissione europea, peraltro tiepida sul monitoraggio in corso da qualche tempo sulle zone al limite di quelle infette, mette in primo piano adesso questo scoglio. In soffitta tornano le ricerche che in questi due ultimi anni hanno dato più di una speranza circa le varietà di ulivo (due al momento) in grado di resistere al batterio ed al disseccamento rapido. “E’ il batterio a far seccare gli ulivi – ha ribadito l’Accademia dei Lincei di recente in una nota sul tema che preoccupa tutti gli Stati europei – disconoscerlo favorisce l’epidemia”. Sembra un messaggio indirizzato agli “irriducibili” sostenitori di un complotto speculativo o di pratiche in grado di salvare le piante senza alcun espianto. Tesi tutte da dimostrare, ancor. Ma è purtroppo sotto gli occhi di tutti l’allargamento dell’epidemia e i vasti campi una volta ulivetati ed oggi brulicanti di tronchi e rami grigio scuri che destano oscure inquietudini in quanti erano abituati, fino a quattro.cinque anni fa, a spettacoli ben più affascinanti.

frantoio-macinaIN EVIDENZA. Con la loro azienda di famiglia, i fratelli Primiceri di Casarano hanno da tempo anticipato quella che ormai rischia di diventare una via obbligata. «Già da anni non facciamo più produzione conto terzi pur mantenendo il tratto distintivo dell’“artigianalità industriale” che da sempre ci caratterizza», afferma Rocco Primiceri, responsabile del settore trasformazione, che insieme a Fernando (commerciale) e Cosimo (produzione) ha rilanciato l’eredità raccolta dal padre Marco, riuscendo a fare della “Primoljo” una delle aziende leader nel settore a forte vocazione internazionale.

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IN EVIDENZA. «Bei tempi gli anni ’60 e ’70 quando i frantoi lavoravano giorno e notte, senza discontinuità, da inizio ottobre ad aprile inoltrato»: davanti al deprimente “spettacolo” odierno non si può non rifugiarsi nei periodi molto più faticosi ma anche gratificanti della olivicoltura salentina. Anche qui a Taviano, oggi tristemente con Gallipoli come “il cuore della zona rossa”, da dove sembra essere partita l’infezione che devesta tanta parte del Salento e oltre. A parlare è un anziano e storico frantoiano, con gli occhi lucidi e la voce rotta dall’emozione, Bruno Calzolaro (foto nel suo frantoio), frantoiano 79enne di Taviano che ancora oggi lavora nel frantoio ereditato dal padre Giambattista e messo su nel 1919, dopo il reimpatrio dalla carneficina della prima guerra mondiale.

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Da sinistra, Paolo De Castro e Raffaele Fitto

Da sinistra, Paolo De Castro e Raffaele Fitto

IN EVIDENZA. Un altro passo, forse quello decisivo, per aprire al reimpianto di alberi d’ulivo – resistenti o tolleranti alla Xylella – nelle aree colpite da questa pesta venuta da lontano. Ne hanno dato notizia martedì pomeriggio, 16 maggio, gli europarlamentari Paolo De Castro e Raffaele Fitto (foto). Questa la nota ufficiale: “La Commissione Ue permetterà nelle zone infette della Xylella il reimpianto delle due varietà di olivo, leccino e favolosa, risultate tolleranti al batterio”. I due parlamentari l’estate scorsa avevano presentato una interrogazione su questo decisivo terreno, come dimostrano le aspettative prioritarie di tutti gli operatori. «L’ufficialità – dichiarano De Castro e Fitto – arriverà il 19 giugno ma la decisione presa dal comitato fitosanitario, sostenuta da tutti gli Stati membri ad eccezione solo della Francia, permetterà di creare le condizioni per rilanciare le attività imprenditoriali degli olivicoltori.

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L’area degli ultimi esperimenti in piena “zona rossa”

L’area degli ultimi esperimenti in piena “zona rossa”

IN EVIDENZA. Verificare in maniera definitiva l’immunità della vite. Quella che può sembrare una stravaganza è invece uno dei principali segmenti in cui la ricerca sta producendo i maggiori sforzi nella battaglia per contenere l’attacco della Xylella fastidiosa, individuata per la prima volta in Europa proprio qui nel Salento dagli studiosi del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari. Al momento, sono i due progetti finanziati con 14 milioni dall’Unione europea – Xfactors e Ponte” – a dispiegare un’azione a tutto campo, ovviamente con i tempi che la ricerca richiede tra intuizioni, verifiche, protocolli e conclusioni ufficiali. Regione, Università di Bari, Centro di ricerche Basile Caramia, col coordinamento del Cnr barese hanno raggiunto dei risultati “preliminari” già noti (due cultivar risultate resistenti al batterio che provoca il disseccamento rapido degli ulivi) “anche se non ci sono ancora – mettono le mani avanti i ricercatori – le osservazioni di lungo periodo e dati di comparazione”. «Ma gli elementi individuati sono incoraggianti», si lascia sfuggire il sempre prudente dottor Donato Boscia (Cnr Bari), in prima linea fin dagli inizi di questa drammatica scoperta. Gli aggiornamenti sulle attività in atto parlano di 300 cultivar (specie di ulivi) sotto osservazione in particolare nei campi di Parabita e Presicce-Acquarica del Capo.

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XylellaIN EVIDENZA. È tornata a circolare con insistenza in questi giorni la copia della deliberazione della Giunta regionale n. 1999 del 13 dicembre 2016 dal titolo “Misure fitosanitarie per contrastare la diffusione della Xylella fastidiosa sul territorio regionale” che modifica un precedente atto. Sul sito della Regione Puglia la delibera è diventata in questi giorni un vero e proprio appello ai contadini. La sua ricomparsa non è casuale: quel vademecum sulle buone pratiche è finalizzato a bloccare il più possibile il vettore (la sputacchina) che diffonde il morbo micidiale. È infatti noto anche ai non olivicoltori ormai, che l’insetto attualmente è ancora allo stato di larva a livello del suolo agricolo (in erbe spontanee) ma che con i primi caldi sale sulla chioma degli ulivi e diventa incontrollabile. Per cui questo periodo è fondamentale per tentare di ridurre i contagi che intanto segnalano casi nuovi, da ultimo, anche a Carovigno (Brindisi). «A poco meno di due settimane dalla comparsa dei primi adulti della sputacchina le misure di contenimento languono (in particolare le lavorazioni meccaniche superficiali di terreni ed altre aree private e pubbliche nelle zone demarcate) – si legge sul sito infoxylella.it – e l’informazione sulla loro importanza, obbligatorietà ed urgenza stenta a decollare. Un ritardo o un’applicazione solo parziale e limitata di tali misure di salvaguardia, in presenza di nuovi focolai sul fronte di avanzamento del batterio e della malattia, significherà un ulteriore avanzamento dell’epidemia di parecchi chilometri, la distruzione di altri paesaggi agrari, l’amplificazione di un danno economico e sociale già di enorme portata».

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xylellaPRESICCE. «Una produzione di olive diminuita del 50% ed un reddito per gli olivicoltori ridotto quasi a zero»: questo lo scenario drammatico causato dalla Xylella nel Salento e delineato da Roberto Moncalvo, presidente nazionale di Coldiretti, in occasione della sua recente visita a Presicce. Anche i terreni una volta olivetati hanno visto ridursi drasticamente il proprio valore di mercato, addirittura del 50%. Ma gli agricoltori salentini non si rassegnano a vedere distrutto il patrimonio incalcolabile rappresentato dai milioni di ulivi secolari e proprio tramite Coldiretti continuano ad esercitare le loro pressioni sull’Unione Europea affinchè venga abolita la norma che proibisce il reimpianto delle piante condannate a morte dal batterio della Xylella. Questa linea ha l’appoggio del commissario europeo all’Alimentazione, ma non ha ricevuto ancora il via libera dell’Ue. Nel frattempo vanno registrati i dati confortanti registrati di recente in merito ad una sperimentazione messa in essere proprio da Coldiretti su 12 ettari di uliveto individuati tra Presicce, Ugento e Castrignano del Capo.

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xylella campi uliviIN EVIDENZA. Uno si chiama “Ponte”, l’altro “Xf – actors”; hanno l’imprimatur europeo che li sostiene con 14 milioni di euro (programma Horizon 2016-20), e mettono insieme attenzioni e collaborazioni di mezzo mondo. Sono i progetti principali con cui studiosi e imprese, Università e Stati, si cimentano con un nemico fino a circa quattro anni fa sconosciuto, almeno nel Vecchio continente: la Xylella fastidiosa, subspeCie Pauca. Entrambi i piani d’attacco al batterio da quarantena ed ai suoi vettori sono stati affidati al Consiglio nazionale delle ricerche, sede di Bari, esplicito riconoscimento del valore scientifico della struttura, messa a dura prova dall’ondata di contestazioni ambientaliste e persino finita in una inchiesta giudiziaria con tanto di sequestro dei computer (poi dissequestrati dopo poche ore). Sono dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Cnr) i ricercatori Donato Boscia e Maria Saponari, nomi ormai noti a quanti seguono da vicino il gravissimo fenomeno del disseccamento degli ulivi che al suo sorgere – primavera 2013 – aveva fatto pensare ad altri aggressori tradizionali (lebbra dell’ulivo in particolare),“Ponte”, anagramma di “organismi infestanti che minacciano l’Europa” (Pest organisms threatening Europe), è un consorzio internazionale con 25 partner tra Istituto di ricerca e piccole e medie imprese del settore olivicolo, provenienti da 13 Stati europei e non: Francia, Spagna, Regno Unito, Austria, Finlandia, Olanda, Norvegia, Costa Rica, Israele, Serbia, Belgio, Germania.

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RACALE. Controllati 58.071 ettari di uliveti, dei quali 45.706 nella zona cuscinetto tra il Leccese e l’Alto Brindisino; altre ispezioni e prelievi di campini nella zona di contenimento; pochissime le piante risultate infette ed estirpate senza toccare quelle nel raggio dei cento metri; prosecuzione del lavoro iniziato il 29 agosto di 172 agenti fitosanitari, che finirà presumibilmente a fine gennaio prossimo; con loro agiscono anche dipendenti dell’Arif (Agenzia regionale irrigazione e forestazione), laboratori privati e personale regionale. L’intero operazione di monitoraggio costerà un milione 800mila euro. Sarà stata questa mole di lavoro concreto a far avere una impressione positiva al tre ispettori mandati dall’Ue per verificare la situazione e vedere, soprattutto, cosa sta facendo l’Italia contro il flagello Xylella, sottospecie paua. Queste almeno le impressioni in Regionem considerato che il responso ufficiale si avrà fra una decina di giorni. I tre tecnici hanno girato per le campagne di Gallipoli, Taviano e Racale, la zona-culla del’epidemia, a quanto è dato sapere ad oggi; tra i vivai di Otranto e nel Brindisino. Hanno visitato anche il campo sperimentale che si sta svolgendo a Bari a cura dell’Efsa (ente europepo per l’alimentazione) e dal Cnr (Centro nazionale delle ricerche).

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IN EVIDENZA. Una volta fatti gli innesti, con una cura ed una tensione particolari, ha cominciato a contare le settimane, poi i mesi e – sempre più sollevato – i primi anni. Adesso ne sono passati due e cinque mesi e lui si accinge a compiere i suoi di anni – a  dicembre sono 56 – con lo spirito rinfrancato. Lucio Pisanello di Alezio è un agricoltore esperto ed appassionato. Davanti a questa infezioni degli ulivi “mai vista prima”, le ha tentate di tutte, concimi, zolfo, rame, poltiglia bordolese e poi potature costanti e sempre più radicali: niente da fare contro un batterio venuto da lontano con una tristissima fama. Poi, quella che potrebbe essere la svolta che è in attesa di conferme scientifiche. «Mentre potavo gli uliveti – racconta il contadino apprezzato per le sue indiscusse qualità di innestatore – vedevo il Leccino verdeggiante tra tanto seccume. Allora mi sono chiesto: e se cambiassi la parte superiore dell’albero, il piede è sempre quello?”. Così  ha innestato su di un robusto “succhione” di Oglialora (un ramo che esce direttamente dalla base dell’albero) la varietà Leccino. E quest’anno eccolo mostrare le prime bacche mature e sane ai giornalisti che sono andati a trovarlo. Dal suo fondo in contrada Guardia, tra Alezio e Matino, ci sono passati un po’ tutti,  dai giornalisti inglesi della Bbc a quelli della Rai, dalle “Iene” alle tv locali, ma anche ricercatori del Cnr di Bari e l’europarlamentare verde Josepf Bové.

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UGENTO. Il gruppo di ispettori fitosanitari provenienti da tutta l’Unione europea nei giorni scorsi è stato in visita presso il campo sperimentale di ulivi su cui si praticano esperimenti anti Xylella fastidiosa. Gli ospiti, che hanno alloggiato presso il convento dei padri trinitari di Gagliano del Capo, stanno realizzando il programma europeo BTSF, un workshop di sul batterio e sul suo controllo. Gli ispettori sono stati in Puglia dal 7 al 9 novembre.

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L’ulivo malato scoperto in un’area di servizio della costa ostunese; è stato abbattuto insieme ad altre dieci piante

IN EVIDENZA. I commissari dell’Unione europea torneranno in Puglia a metà del prossimo mese per l’ennesimo sopralluogo nella terra  attaccata dalla Xylella fastidiosa. Se, come testimonia un funzionario regionale recentemente ascoltato in audizione a Bruxelles, l’Ue sembra un po’ rinfrancata dalle iniziative messe in campo (prima fra tutte l’annunciata – da febbraio – task force di tecnici agricoli per la mappatura delle zone colpite), ugualmente intende seguire la questione che sta suscitando preoccupazioni in Europa ma anche oltre questi confini. Ma le indicazioni recenti hanno rialzato bruscamente il livello di allarme. L’ultimo focolaio è stato rinvenuto a 45 km a nord di Oria, sempre nel Brindisino ma a Rosamarina di Ostuni, in un’area di servizio, in cui erano stati effettuati dei controlli agli ulivi della zona appena un anno fa senza esito alcuno. La pianta è risultata adesso positiva al contagio ed è destinata all’abbattimento come eventuali altre pinate – infette e non – nel raggio dei cento metri. La sentenza della Corte di giustizia europea di settembre non lascia alcun margine: quei magistrati, cui si erano rivolte alcune imprese salentine, hanno valutato proporzionate e giustificate le decisioni prese dalla Commissione di Bruxelles, tanto che subito dopo l’Italia è stata nuovamente messa in mora: occorre procedere con le indicazioni finalizzate a contenere il batterio, che adesso è a trenta km dal confine con la provincia di Bari. Il caldo, tornano a spiegare gli esperti, favorisce l’insetto vettore che infatti e purtroppo risulta vivo e vegeto,. Da qui l’esigenza, mai tramontata ma anche mai portata fino in fondo in maniera sistematica e capillare, delle buone pratiche in modo da togliere alla sputacchina l’habitat favorevole composto da zone incolte ed erbacce che “allevano” in primavera le larve dell’insetto.

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ulivi malati zona la castellana gallipoliNARDÒ. Nell’ultima riunione del Consiglio comunale c’è stato spazio anche per il dramma dell’infezione degli ulivi a causa del batterio Xylella. è stato approvato un documento promosso da Cia Lecce (Confederazione italiana agricoltori) e da Italia Nostra sezione Sud Salento, con il quale si chiede all’Unione europea, al Governo e alla Regione Puglia, l’adozione di una legge speciale, uno specifico progetto di rilancio dell’olivicoltura salentina e interventi di carattere ambientale, paesaggistico e culturale.

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PRESICCE. Si chiama “Xylella quick test tollerance” il progetto presentato dalla Coldiretti di Lecce sabato 24 settembre e che apre uno spiraglio nuovo nella lotta contro il patogeno che sta mettendo in serio pericolo la sopravvivenza stessa del patrimonio olivicolo salentino. Il progetto, frutto di una ricerca condotta tra Università di Bari, CNR e Coldiretti, è stato realizzato in un uliveto, già infetto dalla Xylella, di proprietà di Giovanni Melcarne, situato in contrada “Masseria de lu feu”, in territorio di Presicce, nell’ambito della “XI Giornata per la salvaguardia del creato”, promossa dalla diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca, Coldiretti Lecce, il Comune di gagliano del Capo e Gal Capo di S. Maria di Leuca. A presentare il progetto ad un drappello di olivicoltori e tecnici del settore è stato Giuseppe Brillante (direttore provinciale Coldiretti) insieme a Pantaleo Piccinno (presidente provinciale Coldiretti) e Giovanni Melcarne (presidente del Consorzio Dop Terra d’Otranto, nonché proprietario del terreno). «Su un territorio interessato di 12 ettari sono stati innestati mille ulivi secolari con 250 varietà, di cui 70 pugliesi e salentine, per un totale di 5 mila innesti», ha dichiarato il direttore di Coldiretti Giuseppe Brillante. Tra le varietà anche cloni delle cultivar locali, come la Ogliarola e la Cellina.

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xylella_160329ALLISTE. Ricerca dei migliori modi per contenere l’aggressione del batterio da quarantena Xylella e dei suoi insetti vettori: si parte. Nei giorni scorsi la Regione Puglia ha pubblicato gli elenchi delle società ammesse ai bandi per complessivi 2 milioni di euro. I bandi con codice A e B sono riservati a ricerche, sperimentazioni e trasferimento delle innovazioni in prodotti utili allo studio della Xylella; il bando C è per proposte progettuali di carattere dimostrativo e di applicazione pratica delle conoscenza con progetti pilota. Le attività scientifiche devono durare massimo 36 mesi. Ventinove i concorrenti per il codice A, con un milione di dotazione; ammessi in cinque: “Redoxy del Dipartimento di Scienze del suolo, della pianta e degli aliemnti dell’Università di Bari; “Antidote” del Centro euromediterraneo cambiamenti climatici di Lecce; “Xylmap” dei Servizi informazione territoriale Sit di Noci (Bari); “Fata” del Crea Pav di Roma; “Ciso” del Cnr di Portici (Napoli).

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Michele-Emiliano-e-Rocco-PaleseRACALE. A quasi tre anni dal rinvenimento delle prime tracce del batterio Xylella in questo territorio (ottobre 2013, ad opera del prof. Martelli), si prende atto che l’infezione è endemica e non eradicabile; che con essa si dovrà convivere qui e altrove (come in California, del resto, o in alcune zone dell’America del Sud); che bisogna attrezzarsi per una guerra di contrasto alla sua diffusione di lungo periodo. Il presidente della Puglia, Michele Emiliano (sinistra), ha presentato il nuovo piano a Roma, al ministro Maurizio Martina, che ora attende i particolari operativi. Attende risposte entro il 24 prossimo anche l’Unione europea: a Bruxelles chiedono di sapere che cosa l’Italia intende fare in concreto. Pendono due decisioni esecutive – la n. 789 del 2015 e la 764 di quest’anno – che prevedono tra l’altro l’abbattimento delle piante potenzialmente ospiti del batterio che si trovino in un raggio di cento metri da quella infetta. Prevista e sempre più vicina pure la dichiarazione definitiva di procedura d’infrazione, con multe milionarie e blocco totale dell’export agricolo. Una mazzata preannunciata da una lettera inviata a Roma il 25 luglio. Ma Emiliano – che ha dovuto prendere atto che la sua task force di studiosi e tecnici è una torre di Babele – mette sul piatto alcune decisioni operative: i trecento agenti fitosanitari reclutati per il monitoraggio costante e duraturo hanno preso servizio l’8 agosto (anziché il 18 come previsto in un primo tempo). Il personale del Servizio fitosanitario della Regione ha intanto da fine giugno controllato la situazione su circa 4mila ettari dei 78mila richiesti dall’Unione europea. Dalla Regione sono poi partite le prime ordinanze per abbattere gli ulivi malati del focolaio di Oria (Brindisi); lo devono fare i proprietari entro venti giorni.

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xylella-racaleRACALE. “Il batterio della Xilella non riuscirà a distruggere l’olivicoltura salentina”: è l’auspicio emerso da una manifestazione organizzata dalla Coldiretti ad Acquarica del Capo il 10 agosto scorso. Gli olivicoltori del Sud Salento si sono dato appuntamento presso l’azienda dei coniugi Francesco Gianfreda e Francesca Martella, in contrada “Rancate”, dove hanno tenuto a battesimo un progetto di sperimentazione che mira a verificare quali sono le varietà di ulivi più resistenti al micidiale batterio. Il progetto, della Coldiretti di Lecce ma sottoscritto anche da istituzioni universitarie e di ricerca pugliesi, prevede la messa a dimora di 200 piante giovani di ulivi di 16 diverse varietà, dalla Leccino alla Ottobratico, Cassanese, Ogliarola, Carolea, a Itrana, Roggianella e altre. Gli alberi saranno sottoposti a continui controlli sul campo e in laboratorio per testare la loro risposta. Alla cerimonia sono intervenuti i rappresentanti della Coldiretti (Piccinno, presidente provinciale, Brillante, direttore provinciale, e Cantele, presidente regionale), i Sindaci di Acquarica e Ugento (Ferraro e Lecci) e l’onorevole Rocco Palese. E’ stato il padrone di casa Francesco Gianfreda che, dopo aver piantumato personalmente alcuni alberi, ha detto: «Dobbiamo intanto sfatare la convinzione che la Xilella abbia condizionato la qualità del nostro olio. Il mio olio ha vinto il primo premio nel concorso “L’olio d’Italia” ed anche un premio internazionale». Coldiretti ha sollecitato con urgenza le istituzioni affinchè adottino misure adeguate.

ACQUARICA DEL CAPO. Con la piantumazione di 200 giovani alberi d’ulivo di 16 diverse varietà all’interno di un appezzamento di terreno di 2 ettari circa in contrada “Rancate” ad Acquarica, si è dato il via questa mattina al progetto sperimentale della Coldiretti di Lecce, finalizzato alla individuazione di una strategia adatta a sconfiggere il batterio che rischia di distruggere l’olivicoltura salentina. L’esperimento, autorizzato dalla Regione Puglia e realizzato in collaborazione col Consorzio agrario di Lecce e con gli istituti universitari pugliesi, è stato avviato presso l’azienda agricola di Francesco Gianfreda e Francesca Martella, all’interno della quale sono presenti ulivi secolari di varietà “ogliarola” infette da Xylella fastidiosa. Alla cerimonia, presenti numerosi (e interessati) olivicoltori delle zona, hanno preso parte Giuseppe Brillante, Pantaleo Piccinno e Gianni Cantele, rispettivamente direttore provinciale, presidente provinciale e presidente regionale della Coldiretti, i sindaci di Acquarica e Ugento (Francesco Ferraro e Massimo Lecci) e l’onorevole Rocco Palese. Il titolare dell’azienda che ospita la sperimentazione ha sottolineato lo stato di “estrema criticità” dell’olivicoltura salentina: «Se fino a ieri abbiamo utilizzato quanto guadagnavamo dagli ulivi per realizzare gli   appartamenti in zona di mare, oggi dobbiamo utilizzare le entrate provenienti dagli alloggi al mare per poter conservare il nostro patrimonio olivicolo». Un duro attacco alle istituzioni politiche è partito dal sindaco Ferraro: «L’olivicoltura nel Salento è stata da sempre la colonna portante dell’economia. I matrimoni venivano programmati tenendo conto dell’annata buona della raccolta delle olive. Allo stesso modo tante famiglie hanno potuto permettersi di laureare i propri figli grazie alle entrate provenienti dall’olivicoltura, un settore che da lavoro a circa 150mila addetti. Non capisco le istituzioni politiche che si mobilitano se un centinaio di operai perde il posto di lavoro e si rendono latitanti di fronte al rischio che a perdere il lavoro siano decine di migliaia di persone».

Dello stesso tenore l’intervento del parlamentare di Acquarica Rocco Palese, che ha invocato “una legge speciale” per combattere la Xylella prevedendo “poteri straordinari” per un commissario nominato ad hoc. «Per noi la Xylella è stata peggio di un terremoto – ha dichiarato Palese – e un terremoto non si affronta con strumenti convenzionali». Su posizioni differenti il presidente regionale Coldiretti, Gianni Cantele, che ha accusato Ferraro di aver fatto un comizio. «La politica faccia il suo mestiere e proponga soluzioni» ha detto Cantele.  Nel corso della manifestazione si è appreso che sono 54 i comuni che hanno adottato una delibera per chiedere all’Unione Europea di rimuovere il provvedimento che vieta i nuovi impianti olivicoli.

Voce al Direttore

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Le immagini che scorrono e scorreranno sugli schermi fino a sera tardi ed in parte anche domani, sono le ultime che hanno il sapore...