Ulivi malati: “Mano alle tasche, c’è molto da fare”

ULIVI MALATI – «Dobbiamo intervenire con tempestività, per evitare che la patologia che colpisce quest’area del Salento si estenda a tutta la Puglia», ha detto il ministro delle Politiche agricole, la campana Nunzia De Girolamo (a destra). Per intervenire occorrono però i soldi, tanti soldi. L’assessore regionale Fabrizio Nardoni parla di 30 milioni di danni, di 6mila alberi ormai compromessi e di 8mila ettari coinvolti ed ha rivolto gli occhi e le mani al governo nazionale, mettendo intanto a disposizione quel che c’è, appena 350mila euro. «Siamo incatenati dal patto di stabilità» ha spiegato l’assessore al suo omologo della Provincia di Lecce, Francesco Pacella (in alto a sinistra) di Ugento, che lo criticava per l’esiguità della somma.

Le stime fatte dalle varie associazioni di produttori olivicoli varia dai 300 ai 500 milioni: una enormità se si pensa che l’intero fondo nazionale per le calamità è di 18 milioni. Tutti però sono convinti che bisogna fare in fretta: dopo un periodo di latenza di un paio di anni, il morbo è esploso e si sta diffondendo a ritmi veramente preoccupanti. Ecco allora la chiamata all’Unione europea, da parte del governo (che col ministero competente ha annunciato l’invio di 40 tecnici specializzati), di europarlamentari come Sergio Silvestris e Paolo De Castro, che hanno scritto al commissario europeo per l’Agricoltura Dacian Ciolos, di Coldiretti e Cia.

Ma che cosa si dovrebbe fare con tanti euro? Basta leggere la deliberazione della Giunta regionale di fine ottobre – in particolare gli allegati 1 e 2 – per capire che gli interventi saranno complessi e lunghi nel tempo. Lasciando da parte il capitolo della ricerca non ancora ultimato (importantissimo sarà individuare i siti degli insetti vettore per bloccare almeno la diffusione del contagio), c’è da fare tanto oltre l’area tra Gallipoli, Sannicola, Tuglie, Alezio, Taviano. Racale, Alliste. dove gli ulivi aggrediti sembrano destinati a morire. Bisogna trattare con insetticidi e diserbanti i bordi stradali e mantenerli puliti per molto tempo; ripulire a fondo tutti i canali naturali e quelli di bonifica; realizzare misure preventive in parchi e aree protette; monitorare puntualmente, soprattutto nelle zone focolaio, tampone e di sicurezza, gli uliveti, per individuare subito eventuali insorgenze sospette.

Poi c’è tutta la partita che riguarda gli olivicoltori, chiamati a obblighi e divieti costosi (come le pulizie straordinarie con insetticidi contro erbe infestanti e spontanee) oltre che problematici (come, per esempio, tenere le parti potate e secche nei campi per un mese…). «Non possiamo farcela da soli», ha segnalato Coldiretti.

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