Ulivi malati, incontro ad alta tensione commissario-coltivatori. Tra novità buone e cattive

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Un momento dell’incontro ufficiale a Racale

GALLIPOLI. Il batterio Xylella è sbarcato ufficialmente nel Brindisino, bucando il cordone sanitario, la fascia di protezione più a nord rispetto alla zona infetta e separata da questa da una zona cuscinetto che corre dalla costa di Nardò a quella di Lecce attraversando Copertino, Leverano, Novoli, Campi, Squinzano e Trepuzzi.  Lo hanno confermato i laboratori e le fonti ufficiali in queste ore. La prima conseguenza è che la mappatura dell’infezione, così faticosamente elaborata e pubblicata dalla Regione a fine gennaio (era attesa a fine ottobre) dovrà essere rifatta. L’ulteriore effetto a catena piuttosto prevedibile sarà l’aumento esponenziale dell’Unione europea, la cui paura di vedere diffondersi il morbo da quarantena in altri Paesi è già elevata. E già si parla di una richiesta di Bruxelles all’Italia di estendere la larghezza della zona cuscinetto – in cui gli abbattimenti degli alberi sono dati per indiscutibili – da uno a una ventina di chilometri.

L’impressione che si ha è quella di una situazione che rischia di precipitare verso esiti sempre più gravi e drammatici. Se sull’uso di erbicidi e insetticidi i pareri sono discordi tra oppone loro un “no” netto e chi vorrebbe mitigarne l’impatto il più possibile, sull’abbattimento degli ulivi si leva un coro unanime. Lo si è visto anche durante l’incontro ufficiale a Racale tra mondo agricolo e commissario. Quando il dottor Giuseppe Silletti, che è anche comandante della Forestale in Puglia, ha accennato agli eradicamenti come “misura non derogabile”, le centinai di voci stipate nel capannone della coop Acli hanno reagito all’unisono. L’appuntamento col commissario promosso dal comitato “Voce dell’ulivo” era fissato per le 17 e alle 17 erano tutti là i diretti interessati, con una buona quota di olivicoltori giovani, apparsi tra i più smarriti davanti ad un investimento della loro vita che appare fortemente a rischio.

Le risposte alle numerose domande poste hanno chiarito, per molti amaramente, il quadro attuale, co la novità che il campo di battaglia s’allarga ancora di più.

Gli ultimi focolai accertati impongono un cambio di passo che il commissario vorrebbe compiere insieme a tutti i protagonisti del settore. Si è detto d’accordo sulla richiesta di far gestire direttamente alle aziende agricole i fondi per gli interventi di pulizia e di messa in ordine degli uliveti, così cone ha giudciato interessante la proposta di Enzo Mani di Racale (comitato e coop Acli) di fare della zona infetta, praticamente l’intera provincia di Lecce, un laboratorio a cielo aperto. Così come ci si è trovati d’accordo sull’affidare le speranze di una via d’uscita puntando sulla ricerca, finora per la verità non considerata nel piano finanziario con le risorse disponibili pari a 13 milioni 610mila euro. Inoltre, come segno di collaborazione, ha annunciato l’incontro con i Sindaci in Prefettura per martedì prossimo.

Ma le “indicazioni inderogabili” non possono essere aggirate. Per cui si comincerà a breve – non appena il piano d’azione sarà completato – dal Nord Leccese e dai nuovi focolai rimuovendo gli ulivi infetti, poi si procederà verso sud: “Il mio compito è mettere un freno a questo flagello – ha sottolineato il commissario – e poiché non c’è nessun mezzo chimico, l’unico sistema è l’abbattimento”.

Proteste anche quando si è parlato delle operazioni che prenderanno il via ad aprile-maggio contro le larve delle sputacchine, gli insetti che veicolano il batterio da una pianta all’altra. “Sono le stesse sostanze usate per la lotta alla mosca olearia e alla tignola”, ha detto cercando di rassicurare la platea animata da forti tensioni. Sulle quantità gli allarmanti interrogativi sono rimasti tutti aperti. Con due notizie, una buona e una cattiva. La Regione ha chiesto al Ministero della salute già da un mese di registrare il nuovo prodotto, completamente vegetale ed estratto dagli agrumi, in uso in Francia. La cattiva è che la sputacchina frequenta anche il mirto, componente tra i più diffusi della nostra macchia mediterranea.  È a rischio irrorazione anche questa caratteristica del Salento?

“Dobbiamo convincersi tutti che serve una lotta comune contro quella che qualcuno ha chiamato peste. Agiamo – ha esortato Silletti – e conservate le carte comprovanti le vostre spese utili se arriveranno i soldi per i sussidi. Non si può fare altro: c’è un gruppo di monitoraggio che seguirà il mio operato, c’è un comitato scientifico… io starò molto attento, del resto la Forestale ogni giorno predica e pratica la tutela dell’ambiente. O ce la teniamo o la combattiamo”.

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