Ulivi malati, domande e risposte tra commissario e coltivatori

Il commissario Giuseppe Silletti a Li Sauli

Il commissario Giuseppe Silletti

RACALE. Ma quando è comparsa nel Salento questa malattia che sta sterminando i nostri ulivi? Cosa fare se il vicino non fa niente delle cure obbligatorie? Perché i consorzi di bonifica e gli altri enti non tengono pulite le zone di loro competenza? Queste ed altre le domande fatte per iscritto al commissario per l’emergenza Giuseppe Silletti, nominato il 12 febbraio scorso durante il primo incontro presso la cooperativa Acli di via Ugento, su iniziativa del comitato “Voce dell’ulivo”.

Domanda: “È  accertato che si tratta della Xylella, il batterio da quarantena?”

Risposta del commissario Siletti: “La presenza del batterio e di questo ceppo, per la prima volta classificato in Italia e di cui sappiamo poco, è stata accertata e pubblicata su riviste scientifiche. Ci hanno lavorato in Puglia l’Istituto agronomico mediterraneo di Valenzano,l’Istituto di ricerca e sperimentazione di Locorotondo, l’Università di Bari e il Centro nazionale delle ricerche di Bari. Per me, non ci sono dubbi”.

D: “Ci devono dare i soldi prima che facciamo gli interventi, potature, fresature… e poi li facciamo, altrimenti chissà quando li vediamo”.

R: “Bisogna capire prima se ci saranno gli indennizzi, ma non si può aspettare”.

D: “A noi tocca fare tutti questi lavori a nostre spese, ma fate muovere anche i consorzi di bonifica, la Provincia e i Comuni: da anni non si ripuliscono i canali, le strade provinciali comunali e rurali, i relitti stradali…”

R: “Lo faranno, dovranno tutti fare la loro parte”.

D: La lotta al disseccamento degli ulivi con l’uso massiccio di erbicidi e insetticidi cancellerà con un colpo di spugna tutto il nostro lavoro per avviare e sostenete aziende biologiche”.

R: “Questo è un aspetto importante e reale su cui mi documenterò. Lo porterò all’esame del Ministero”.

D: Ma le prove di patogenicità (per certificare l’individuare esatta del batterio, ndr) sono state fatte?”

R: “Mi risulta che sono iniziate, ma ci vuole tempo per i risultati”.

D: Per le zone incolte, sotto sequestro, o quelle del vicino che non ha fatto niente di quanto è obbligatorio, come facciamo?”

R: “Una denuncia o una segnalazione al Corpo forestale e il giorno dopo interveniamo”.

D: “La malattia si è diffusa sia in terreni coltivati e curati che in quelli incolti, quindi a che servono queste pratiche agronomiche?”

R: “Servono eccome: se un albero è sofferente o sotto stress per altri motivi, la Xylella trova porte aperte…”.

D: “Quando sarà pronto il piano d’azione?”

R: “Solo tempi tecnici. Fra una settimana sarà pronto; poi le squadre dell’Arif (agenzia regionale per le attività irrigue e forestali, ndr) procederanno

D: “Perché non coinvolgete le aziende agricole locali? Certi interventi potrebbero essere affidati ai proprietari, con costi inferiori”.

R: “Lo auspico, la questione è al vaglio del nostro ufficio legale”.

D: “Bisogna preservare le api, che già sono minacciate prima ancora dell’arrivo di queste piogge di insetticidi…”

R: “Avete ragione. Ora è venuto fiori che anche il mirto ospita insetto vettore. La situazione è molto complessa”.

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