Ulivi malati: in campo lo studioso venuto dagli Usa

GALLIPOLI. In contrada “la Castellana” il professore Rodrigo Almeida, studioso presso l’Università californiana di Berkeley ed esperto di particolari batteri infestanti come la “Xylella fastidiosa”, è arrivato intorno alle 11, accompagnato dal professore Donato Boscia, direttore dell’Istituto di virologia vegetale di Bari, e dal professore Giovanni Martelli dell’Università di Bari e dell’Accademia fiorentina dei Georgofili. Ha lasciato per strada il suo bagaglio (imbarcato all’aeroporto parigino “Charles De Gaulle” non è ancora giunto a Bari Palese) ed ha trovato un fascio di apprensioni e interrogativi, lui che il batterio l’ha visto all’opera quando ha messo sotto attacco i vigneti della California.

La versione nostrana sembrerebbe di un altro tipo, considerata la riconosciuta capacità di mutazione della Xylella. “Il quadro che abbiamo di fronte e le ricerche fin qui effettuate sul Dna del batterio – afferma il professore Boscia – conferma alcuni elementi rassicuranti: non ci sono problemi per la vite e gli agrumi. Non possiamo essere altrettanto rassicuranti per gli ulivi”.

Ma allora, perchè parlare di abbattimenti delle piante infette? “Ulivi come questi – dice il professor Martelli indicando sconsolato il panorama che lo circonda – si abbattono da soli. Per le piante di confine bisogna stabilire alcune cose. Il problema fondamentale è capire come si diffonde la malattia: attraverso i vettori o è l’ulivo a essere fonte di contagio?Nel primo caso le piante sono recuperabili, nel secondo non si può evitare l’abbattimento. Ci vuole tempo, stiamo ancora studiando”. Poi anche da un esperto in materia trapela una qualche insofferenza, in seguito alla nostra domanda: “E’ vero, questa fitopatia si è manifestata due anni fa in territorio di Alezio, per un’estensione di circa dieci ettari. Perchè lo abbiamo saputo solo ora?”.

Sul tavolo resta però un dato ufficiale: la deliberazione della Giunta regionale che stabilisce quattro zone (d’insediamento, focolaio, tampone e di sicurezza) relative misure da adottare, compreso lo sradicamento nell’area focolaio, nel tentativo di bloccare il propagarsi del morbo come sancisce una Direttiva dell’Unione europea davanti a attacchi patogeni classificati A1. Si tratta di drastiche e ineludibili – parrebbe – misure da quarantena. Che si fa davanti a tali inequivoche ingiunzioni? “La Regione ha dovuto fare quel provvedimento per rassicurare l’Ue. Nella realtà – spiega anonimamente un funzionario regionale – tutto è ancora da decidere”.

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