Ulivi, il campo di battaglia. «Cosa va fatto ora»

«E’ necessaria un’azione immediata di potatura, trinciatura, sarchiatura e aratura dei terreni olivetati della zona infetta da Xylella fastidiosa nella zona salentina per evitare il diffondersi del vettore, ovvero dell’insetto sputacchina, causa della propagazione del fitopatogeno»: a dodici giorni dalla nomina (12 febbraio) e a nove dal primo sopralluogo nella zona più colpita (15 febbraio), il commissario di Protezione civile e comandante della Forestale in Puglia, Giuseppe Silletti, lancia la prima indicazione operativa, proprio mentre a Lecce sfilano olivicoltori, produttori di olio e trattori.
«Tra poco più di un mese – spiega Silletti – ci sarà la schiusa delle uova: i giovani insetti, ancora stanziali, sono soliti vivere sulle erbacce presenti ai piedi degli olivi: buone pratiche colturali adeguate, interventi periodici, come la potatura, tesi all’arieggiamento delle piante e miglioramento dello stato vegetativo, possono ridurre in maniera imponente tali vettori, senza alcun impatto ambientale».

Un messaggio soft mentre crescono le preoccupazioni per quel che dovrebbe accadere da maggio ad agosto quando le sputacchine risaliranno per il caldo sugli alberi e lì dovrebbero essere raggiunte da una intensa nube di fitofarmacia, in particolare dall’Imidacloprid ritenuto assai pericoloso dalla stessa Ue che pure spinge sempre più decisamente a stringere d’assedio il contagio prima che si propaghi altrove. Sono Paesi come Spagna, Portogallo e Francia a sollecitare un’azione energica newi confronti dell’Italia che, nonostante due decisioni (febbraio e luglio 2014) ancora non avrebbe fatto nulla.

Così sembra da fuori, tanto che nel consulto fissato per oggi e domani (26 e 27)  c’è chi pensa che potrebbe scattare un procedimento di infrazione nei confronti del governo italiano. Toccherà anche al dottor Silletti convincere i commissari europei del contrario. Ma a Bruxelles ci sarebbe un altro nodo da sciogliere, evidenziato dal deputato Giuseppe L’Abbate: lo stato di calamità proclamato dal Consiglio dei ministri il 10 febbraio scorso, passo necessario per poi procedere alla nomina del commissario, non ha convinto in pieno. Secondo la Commissione Ue, nella richiesta inoltrata per avere l’autorizzazione “non è stata totalmente esplicitata l’immediata debellazione del batterio”. Un cavillo superabile? Si spera. E si aspetta il piano del commissario che dovrebbe arrivare a giorni, come assicurato nel primo incontro con i giornalisti in località “Li Sauli” tra Gallipoli e Taviano, accompagnato dal dottor Donato Boscia (Cnr Bari). «Voglio parlare con tutti, dobbiamo agire insieme, non c’è altra scelta», ha assicurato Silletti. C’è da giurare che saranno in molti a mettersi in lista d’attesa.

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