“Troppe tracce di pesticidi”: gli Usa rifiutano il nostro olio

olio d'oliva

Da più parti lo si esclude, tra le cause del morbo ancora ignoto degli ulivi salentini, ma il tema dell’inquinamento del suolo e del sottosuolo fino alla falda acquifera torna spesso a fare capolino in ogni occasione in cui alcune piante denunciano all’improvviso sofferenze e malattie più o meno note. Non poteva quindi non emergere adesso, mentre tiene banco il caso degli ulivi. Soprattutto se si pensa a cosa è accaduto circa quattro mesi fa molto lontano da qui.

Nei porti statunitensi di New York e Seattle (foto)sono stati bloccati 98 container di olio extravergine di oliva (qualcosa come 10mila quintali di prodotto) provenienti da diverse regoni italiane tra cui la Puglia. Motivo: eccessive tracce di pesticidi, in particolare di quello usato per combattere la mosca dell’ulivo, in gergo tecnico il clorpirifos etile. Gli americani non lo vogliono più quest’olio di qualità che pure apprezzano molto, se è contaminato da sostanze che possono essere nocive per la salute, anche se consentite dalle norme dell’Unione europea.

Ma mentre a Bruxelles si sta prendendo in considerazione  il varo di nuove e più restrittive norme, la Regione Puglia tra le prime ha provveduto a mettere un freno all’uso del discusso e sospetto fitofarmaco, dettando limiti più rigidi nell’impiego di certe sostanze chimiche in base ai rischi segnalati dallo stesso Osservatorio fitosanitario regionale. La Regione ha anche stabilito che l’uso di simili pesticidi non è più consentito oltre la data del 30 giugno, periodo in cui avviene la inoleazione.

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