Le scarpe rimpiazzate dalla droga

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Uno dei tir dei Primiceri

Casarano. Ben 79 automezzi tra tir, rimorchi e semirimorchi, autocarri, furgoni e auto; una nave traghetto da 1.600 tonnellate di stazza; cinque società tra Casarano e Matino; una quarantina di dipendenti tra autisti, marittimi e impiegati: praticamente un impero nel settore dei trasporti, creato anno dopo anno nell’ultimo mezzo secolo e che aveva avuto il suo boom con l’impennata delle calzature e dell’abbigliamento che nel Basso Salento fino a poco fa avevano il loro cuore pulsante e vitalissimo.

Loro, i quattro fratelli Primiceri  oggi al centro di una operazione antidroga tra Italia e Albania, erano cresciuti di pari passo: commesse a non finire per portare scarpe, calze e camicie in ogni parte d’Europa; espansione aziendale proporzionata ad un bussiness che sembrava non sarebbe finito mai; impegni personali crescenti in una azienda in cui, all’occorrenza, mettevano mano anche nelle piccole riparazioni dei camion.

Gli anni del crollo di quel sistema produttivo non devono essere stati leggeri neanche per loro, come per le migliaia di operai espulsi da fabbriche da chiudere. Senza più quella montagna di pacchi da distribuire, che fare? Com’è noto, scarpe e pantaloni non sono stati rimpiazzati da altro in questa parte del Salento.

È vero che Luigi (49 anni), Salvatore (47), Ezio (46) e Osvaldo (43) Primiceri non erano stati a guardare: anzi, avevano cercato di diversificare le commesse, dapprima per intuito poi per impellente necessità; avevano guardato anche ai trasporti marittimi con la “Veronica Line” per la tratta Brindisi-Valona.

Ma qualora si rivelassero vere le accuse che li hanno portati in carcere per presunto traffico internazionale di stupefacenti ed associazione a delinquere, con complici albanesi che poi avrebbero smistato la “merce” fino a Firenze (da dove sono partite le indagini nel 2007) e nel Veneto passando per Roma, si dovrà scrivere un altro capitolo dell’indotto del calzaturiero e dell’abbigliamento travolto da una caduta verticale.

Già, perché mentre tiene ancora, nell’opinione di chi li ha conosciuti, l’immagine consolidatasi nel tempo di una famiglia unita ed operosa, tutta casa e azienda, si fa strada con mezze frasi e qualche elemento a sostegno quest’altra verità, fatta di difficoltà crescenti e suffragata anche dalla relativa modestia dei pagamenti che sarebbero stati effettuati dagli albanesi (otto gli indagati) ai casaranesi: gli inquirenti parlano di 20mila euro a viaggio. Anche se – sempre secondo i magistrati della Procura di Lecce che hanno riempito cento pagine di ordinanza – il rapporto durava da anni e, con dati di fatto meno aleatori, dal 2009. In attesa degli inevitabili sviluppi giudiziari, è stato sequestrato anche il patrimonio dei quattro fratelli, valutato in 20 milioni.

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