L’antica tradizione del teatro gallipolino

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La Filodrammatica del Circolo culturale giovanile di Gallipoli

Simu Salentini. I suggestivi angoli del centro storico di Gallipoli, con i vicoli, stradine, corti, balconi mensolati, logge e scale rappresentano una scenografia naturale per una commedia popolare.

Negli anni Trenta e fino agli anni Sessanta,  improvvisate compagnie di amici, si esibiscono in case private nel periodo carnevalesco. Luigi De Vittorio scriveva commedie appositamente per l’occasione. Tra queste la più rappresentata è “Lu Scarparu”, con parti femminili recitate da uomini travestiti da donna.

Intanto, una comitiva di amici, guidati con sapienza e passione da don Luciano Solidoro trascorreva le fredde serate invernali nel teatrino della parrocchia di san Francesco d’Assisi a preparare qualche commedia in lingua, di carattere religioso o strappalacrime. Memorabile la rappresentazione de “La nemica” di Dario Niccodemi.

Grazie però, alla scoperta in Biblioteca dei manoscritti delle 5 commedie di Nicola Patitari, da parte di  don Luciano, si cominciò a parlare di teatro dialettale. Qui cominciavano ad esibirsi Rita Biondo, Giovanni De Matteis, Luigi Natali, Fernando Cartenì. Ed ecco allora che, quasi per gioco, si cominciò a preparare le prime rappresentazioni. “Serra vecchia nu serra cchiui”, “La linfa del prof. Hoch”, “Massaru Ntoni” del Patitari. Poi fu la volta di “Ulia trou furtuna” di Emilio Passeri. Ma già nel 1868 Gallipoli aveva la sua brava “Compagnia Filodrammatica degli operai” diretta da Emanuele Barba e da Nicola Cataldi.

Il primo vero impulso però lo diede il Circolo Culturale Giovanile, presieduto da Fernando Cartenì, l’attuale Patron del Premio Barocco, costituitosi in quegli anni. L’idea viene maturata durante le prove di teatro che avvenivano in quel teatrino umido e buio. Nasce così nel 1971 il primo Festival di “Casa Nostra”. Nel 1975, nell’ambito della 6^ Edizione, il Gruppo teatrale del Circolo presenta la commedia “Labbiggiata” (due atti drammatici di Uccio Piro, con la regia dello stesso autore). In questi anni si affermavano come attori i fratelli Casole ( Vincenzo ed Emanuele), Mba Pì Tricarico, Luciano Solidoro, Ruggero Gabellone, il compianto Nicola Tramacere.

L’anno dopo il Gruppo filodrammatico del Circolo culturale giovanile, nell’ambito della Rassegna del teatro salentino presenta al Politeama di Lecce “Caddipulini allu nfiernu” di Uccio Piro. Sempre lo stesso gruppo teatrale al 7° Festival di Casa Nostra del 1976, propone “Rrobba t’emicranti” di Walfredo De Matteis.

Intanto nasceva, nel 1975, la Compagnia teatrale della Comunità del Canneto  ed è seguita fin dall’inizio, nelle sue molteplici iniziative, dall’allora parroco del Santuario Maria SS. del Canneto, don Santo Tricarico.

Nel 1977 si costituisce il Gruppo Amatori d’Arte “La Funtana77” e con la regia di Gino Cuppone, vince il primo premio a Lecce con la commedia di Uccio Piro “La fija de la mamma serena”.

Sempre nello stesso anno  De Matteis ritorna con un’altra commedia: “Tiempu t’elezzioni”. Ed è lo stesso gruppo a presentarla al teatro Schipa. Nel 1983 la compagnia teatrale “La Maschera” conquista la vittoria a Lecce con la commedia “Sciardi” di Uccio Piro.

Nel 1990 il Gruppo teatrale della comunità del Canneto diretto da Gino Cuppone trionfa a Lecce con “Bundari” di Uccio Piro.

Teatro originale, ricco di “humus e pathos” come ama ripetere il commediografo Piro. Negli ultimi anni sono sorte altre compagnie, tra queste quella dei Ragazzi di Via Malinconico, che alternano commedie in lingua e in dialetto. Tecnicamente molto preparati ma purtroppo nei testi mancano le due caratteristiche fondamentali. A causa della rielaborazione di testi che non appartengono alla cultura, alle tradizioni e alla storia di Gallipoli. Tutto ciò a discapito

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