I rumori dell’Annuncio

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Simu Salentini. Il Sabato santo a Parabita era davvero un giorno particolare, ora non più svolto come allora.

A mezzogiorno si portava in processione la statua della Madonna (la medesima del venerdì precedente) che si fermava vicino a tutte le macellerie per benedire le carni macellate di fresco (per tutta la settimana si osservava un rigoroso digiuno di consumazione di carni): da quel momento si potevano acquistare e consumare. Appena tornata in chiesa la statua, suonavano le campane e si svolgeva un fenomeno interessantissimo ed originale.

Al primo rintocco avveniva che in tutto il paese, comprese periferie e campagne, ci si fermava e si battevano fortemente gli oggetti che si aveva in mano in quel momento: i contadini “le scieddhre” sulle zappe, le donne cucchiai e forchette sulle padelle, artigiani con i propri strumenti di lavoro, bambini con i propri giocattoli, a scuola sulle lavagne e sui banchi, nelle strade vicino a porte e portoni e così via).

Era il segno della fine della sofferenza e dell’inizio della pace.

Quindi si bruciava la “Caremma” (il fantoccio posizionato su terrazze e balconi) con lo sparo “ta battaria” avvolta sul pupazzo in modo tale da farla completamente bruciare. Finiva la Quaresima.

A mezzanotte messa di Resurrezione. Iniziava la Pasqua, festeggiata con un dieta ricca: “pasta e purpette” e dolci pasquali a base di pasta di mandorla, soprattutto “u pecureddhru”.

Aldo D’Antico

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