Parabita – Nuovo colpo di scena al Comune di Parabita che torna ad essere commissariato. Questa mattina il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta di sospensiva con la quale la Prefettura di Lecce ed il Ministero dell’Interno chiedevano fosse sospesa (prima ancora di essere annullata) la sentenza del Tar Lazio che aveva riabilitato l’Amministrazione parabitana sciolta per “infiltrazioni malavitose”. Un nuovo ribaltamento di fronti che, con effetto immediato, riporta alla guida del Comune i commissari straordinari che non saranno necessariamente gli stessi insediatisi dopo il primo scioglimento.

A fine settembre la decisione definitiva Dopo lo scioglimento del Consiglio per infiltrazioni mafiose del febbraio 2017, e il reintegro dell’Amministrazione di Alfredo Cacciapaglia il 22 marzo scorso, per effetto della sentenza del Tar Lazio, i giudici del Consiglio di Stato hanno deciso oggi che a Parabita deve restare commissariata. Un dispositivo per alcuni versi sorprendente, visto che si tratta di un “provvedimento – ponte”, chiamato a traghettare Parabita verso la data del 27 settembre, giorno in cui la terza sezione del Consiglio di Stato ha fissato l’udienza di merito e, dunque, un pronunciamento finalmente definitivo sulla questione. Insieme alla sospensiva, poi, Palazzo Spada ha accolto anche la liceità dello stesso appello, secondo gli amministratori comunali giunto “fuori tempo massimo”. Per definizione, la concessione della sospensiva in un ricorso amministrativo non rappresenta un’automatica sentenza di accoglimento del ricorso stesso ma, di certo, in questo caso la situazione si ingarbuglia non poco.

Quella Pec mai letta e l'”errore scusabile” – «Solo con la sentenza di merito – commenta intanto l’avvocato Pietro Quinto, insieme a Luciano Ancora il legale degli amministratori estromessi – potranno essere sciolti i nodi interpretativi posti dalla vicenda, alquanto problematica, dello scioglimento del Consiglio comunale di Parabita». Accogliendo la sospensiva, intanto, il Consiglio di Stato si è già pronunciata circa la “liceità” del ricorso stesso, presentato quando la sentenza del Tar Lazio era data come passata in giudicato, quindi “fuori tempo massimo” per i legali di Cacciapaglia. L’accertata tardività dell’impugnazione, infatti, è stata ritenuta superabile in sede cautelare attraverso la concessione “dell’errore scusabile”. L’Avvocatura dello Stato, infatti, ha spiegato ai giudici, esibendo perizia tecnica, che la sentenza del Tar depositata il 4 aprile non è stata letta per problemi tecnici legati alla pec, la posta elettronica certificata. «Discuteremo nella udienza di merito se questa tesi –continua Quinto- sia fondata o meno sotto il profilo fattuale e giuridico. Ciò anche per la rilevanza che assumerebbe un siffatto principio, se confermato in sede di merito, in quanto valevole in linea generale per tutti gli uffici legali e per tutti gli avvocati ai fini della certezza delle risultanze della notifica a mezzo Pec. L’ordinanza del Consiglio di Stato – conclude il legale – ha però omesso di dare conto della circostanza, documentata con l’esibizione del verbale del 28 marzo 2018, che la sentenza del Tar del Lazio era stata puntualmente eseguita e che l’Amministrazione Cacciapaglia si era regolarmente insediata in sostituzione degli Amministratori straordinari; in termini di tutela cautelare, appare atipica la rimozione di una situazione amministrativa definita, nei mesi di luglio ed agosto, in attesa della decisione di merito fissata per settembre che dovrà farsi carico di rispondere a tutte le complesse questioni giuridiche che interessano la vicenda del Comune di Parabita».

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