Te tutti li santi cappottu e quanti

Un vigneto in zona Pizzo, Gallipoli

Simu Salentini. Novembre si apre con tutti i santi e l’invito è quello di riguardarsi “Te tutti li santi cappottu e quanti”. Se non si è provveduto, le numerose fiere autunnali offrono quanto serve per affrontare autunno e inverno: capi di vestiario, ma anche legumi, frutta secca, attrezzi per la campagna. Si dice anche: “Te tutti li santi, ci sta rretu  passa nnanti”, a indicare che in quel giorno vengono ricordati proprio tutti, anche i santi che non trovano posto nel calendario.

Un saluto, il 2 novembre,  a quelli che non sono più con noi  “Bonasera a tutti ui/siti stati comu nui/imu essere comu a bbui/bonasera a tutti ui”. Nel giorno dedicato al ricordo dei morti in alcuni paesi si usava  aprire le “capase” e mangiare i fichi secchi con le mandorle, profumate di alloro.

Il vino nuovo è alle porte, ma prima di S. Martino c’è S. Leonardo, il 6 novembre, che richiama il contadino al suo lavoro: “Te San Linardu chianta le fae ca è tardu”

Poi S. Martino, l’11 novembre che si “dilata” fino al 12, come a Taviano: “Te San Martinieddhu minti alle utti lu spinieddhu”.

Si spera che il vino sia buono perché “Quandu lu vinu è bbonu, lu vindi puru senza frasca” senza cioè mettere un segno di riconoscimento all’ingresso della “puteca”, un ramo di alloro o di mirto.

E se non è buono quello di quest’anno c’è sempre quello della scorsa stagione perché “Vinu te ddoi anni, oju te n’annu, pane te ‘nu giurnu e ou te n’ora”. È una caratteristica dei proverbi e dei detti popolari, considerati fonte di saggezza, quella di non escludersi a vicenda, ma di sommarsi l’uno all’altro rispondendo così alle esigenze variegate di chi li usa per avvalorare il proprio punto di vista.

Se il vino è pronto, gli ulivi sono carichi di promesse perché l’oliva sugli alberi così dice: “Su signura te ertu palazzu/ verde suntu e niura me fazzu/casciu an terra e nu me scrafazzu/ vau alla chiesia e luce fazzu”. E ancora:”L’ulia chiù pende, chiù rende”. Non poteva essere altrimenti, visto che l’ulivo è considerato una pianta sacra, per il mito legato a Minerva e per i cattolici perché credono che un cavo tronco d’ulivo abbia dato riparo alla sacra famiglia inseguita dai soldatio di Erode. “Aprite ulia e scundi Maria”. In ogni caso, vite e ulivo sono resi “sacri” dal lavoro e dal sudore di tanti agricoltori salentini.

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