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zona industriale casarano

Zona industriale Casarano

Zona industriale Casarano

CASARANO. Nonostante sia una delle aree industriali più ampie dell’intera provincia, risulta priva di copertura Adsl. È questo uno dei tanti paradossi della zona industriale di Casarano. Le aziende che vi operano, infatti, sono costrette a trovare soluzioni in proprio allo scopo di poter usufruire degli imprescindibili servizi che la linea veloce offre, visto che le compagnie telefoniche ritengono troppo oneroso il cablaggio dell’area. La soluzione, però, sta per arrivare grazie ad un bando regionale che porterà la banda “ultra larga” in 45 aree produttive di 40 comuni, tra i quali anche Casarano e Gallipoli.

Regione, ministero dello Sviluppo economico e Infratel, società che si occuperà delle procedure di accesso ai fondi da parte degli operatori economici, hanno messo sul tavolo 62 milioni di euro. I lavori dovrebbero concludersi entro la fine del giugno 2016. In tal modo si cercherà di rendere maggiormente appetibile l’area con l’obiettivo di attrarre investimenti ed insediamenti produttivi che possano rilanciare l’attività e l’economia casaranesi. Del resto, come ha sottolineato lo stesso presidente della Regione Nichi Vendola, nel corso della conferenza stampa di presentazione del progetto, “la banda ultra larga è l’equivalente di ciò che è stata la ferrovia cento anni fa. Banda larga e banda ultra larga hanno a che fare con l’esercizio pieno dei diritti di cittadinanza fondamentali”.

«Le imprese innovative – ha, poi, aggiunto l’assessore Loredana Capone – non possono raggiungere gli ambiziosi risultati che si prefiggono se non hanno un accesso competitivo alle reti di trasmissione dati ad altissima velocità».
Tutto ciò, sino ad oggi, è stato precluso alle aziende della zona industriale di Casarano. A breve, però, le cose cambieranno grazie all’arrivo delle fibre ottiche in grado di supportare la connettività sino a 100 megabit per secondo.

zona industriale casarano (2)CASARANO. Il clima di paura e insicurezza che regna nella zona industriale sarà spazzato via entro giugno. Prima dell’estate, infatti, sarà realizzato ed attivato il sistema di videosorveglianza. Il problema della sicurezza pubblica è tornato al centro dell’attenzione dopo che, nei giorni scorsi, è stato messo a segno un maxi-furto ai danni della Iris sud, azienda di calzature di lusso con sede nella zona industriale. È dal 2010 che la zona industriale è teatro di ripetuti furti. Nel febbraio 2011 si registrano ben quattro grossi colpi nel giro di tre settimane.

Da qui la lettera inviata nei giorni scorsi al prefetto e sottoscritta da tutti gli imprenditori della zona industriale.«Nessuno di noi – dice Larisio Di Paola, titolare della Tilcaff – è più tranquillo. Sapevamo che prima o poi sarebbe successo di nuovo. Era solo questione di tempo. Ci siamo stancati di dover attendere che accada qualcosa perché si parli del problema. Ecco perché abbiamo scritto al prefetto e perché chiediamo che, questa volta, vengano presi dei tempestivi e concreti provvedimenti». Il progetto preliminare dell’impianto di videosorveglianza era stato approvato nel luglio del 2012. Ora, però, pare si sia giunti alla svolta decisiva.

Finanziato per 320mila e 600 euro dal Programma operativo nazionale- Sicurezza per lo sviluppo, il progetto prevede l’installazione di 52 videocamere dislocate sull’intero territorio comunale. Di queste, ben 18 monitoreranno i punti di accesso, gli incroci principali e le strade di deflusso della zona industriale, nella speranza di renderla più sicura. Della questione si è parlato anche nell’ultimo consiglio comunale, quando il consigliere Gabriele Caputo (Pd) ha chiesto lumi sul progetto di videosorveglianza. A rispondere è stato il sindaco Gianni Stefàno (Fi). «Il bando – replica il primo cittadino – sta per essere pubblicato. Nei prossimi 40 giorni individueremo la ditta che dovrà eseguire l’impianto. Quest’ultimo sarà realizzato in circa due mesi. Tra tempi tecnici e burocratici – conclude – contiamo di avere l’impianto funzionante entro giugno».

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Le telecamere saranno installate anche nella zona industriale

Casarano. Arrivano le telecamere per contrastare l’escalation di criminalità in città. Il Ministero dell’Interno ha, infatti, approvato di recente il progetto di videosorveglianza proposto dal Comune di Casarano grazie al quale (per un importo complessivo di 320.600 euro) ben 47 occhi elettronici vigileranno sui siti “sensibili” del centro e delle periferie sino alla zona industriale.

Si tratta di un’opportunità offerta dal “Pon sicurezza per lo sviluppo. Obiettivo convergenza 2007-2013”, cofinanziato dall’Unione europea e dallo Stato italiano per migliorare le condizioni di sicurezza nelle regioni entrate a far parte dell’“Obiettivo convergenza”, ovvero Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.

Il progettto redatto dall’Ufficio tecnico comunale prevede alcune telecamere del tipo fisso mentre altre del tipo mobile, che consentono, cioè, di essere pilotate da una cabina di regia per ampliare l’area di vigilanza. Tutta la città (o quasi) avrà questo tipo di copertura con la quale si spera di arginare il fenomeno della microcriminalità che negli ultimi tempi ha colpito, con la stessa facilità, negozi del centro, benzinai, abitazioni private e persino chiese ed opifici industriali.

Spie accese, dunque, sulle principali strade di accesso alla città, quali via Supersano, Ruffano, Maglie (nei pressi della cittadella commerciale), Matino (anche nell’area cimiteriale), De Andrè (verso la zona industriale), Solferino (ponte sulla ferrovia), Covile (per Ugento e Melissano) e Piave (verso Taurisano).

Occhi puntati anche sulle principali aree del centro con  la viglianza elettronica garantita anche su piazza Petracca, San Domenico, San Giovanni ma anche Bastianutti (chiesetta di Casaranello) e Umberto I, dove l’area dei giardini Ingrosso verranno controllati da tre telecamere mobili ed una fissa..

Altre zone sotto controllo saranno le scuole, con telecamere in azione in via Messina (zona stadio) e piazza Vittime Civili, via Adda (scuola elementare). Tra i siti sensibili anche il tribunale (con due telecamere mobili ed una fissa), il parcheggio di via Cavour ed il mercato coperto di via Matino.

L’area industriale, tra le più colpite dai furti anche di una certa entità,  avrà un controllo particolare con il controllo degli accessi con sei postazioni fisse ed una mobile.

A fronte del finanziamento ottenuto, il Comune dovrà impegnarsi a garantire la copertura delle spese di gestione e manutenzione del sistema per cinque anni con decorrenza dall’entrata in funziona dell’impianto.

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La fabbrica di radiofarmaci

Casarano. Non c’è pace per il centro di produzione di radio farmaci. Dopo il ricorso al Consiglio di Stato da parte di un’azienda di Ruvo di Puglia, giunge un’interrogazione ministeriale a risposta scritta formulata da un senatore della Repubblica.

Sin dalla sua edificazione nella zona industriale, il centro realizzato dal consorzio Radion trovò la forte resistenza da parte di un comitato spontaneo guidato dall’associazione «Idee insieme». Tra i contrari, c’era chi avanzava forti preoccupazioni per la sicurezza dell’impianto e chi, invece, contestava l’iter burocratico attraverso il quale erano state concesse le autorizzazioni alla costruzione del centro.

È proprio sulla base di alcune presunte irregolarità che la Itel Telecomunicazioni aveva presentato, nel 2008, un ricorso al Tar, poi respinto con sentenza del 10 maggio 2010. La Itel, però, non demorde e decide di appellarsi al Consiglio di Stato nel tentativo di far valere le proprie ragioni.

Non meno pesanti i rilievi formulati dal senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, il quale vuole vederci chiaro sui 4milioni 618mila euro a fondo perduto concessi dalla Regione al consorzio Radion, nell’ambito del Por 2000-2006.

Dalle ricerche condotte dal senatore, infatti, risulterebbe che «dalla data della sua costituzione, il 28 novembre 2006, fino a tutt’oggi, la società Radion è rimasta totalmente inattiva e priva di mezzi e di organizzazione, pur essendo l’unico soggetto legittimato a ottenere e ad impiegare i finanziamenti concessi dalla Regione. I finanziamenti erogati con determinazione del 22 ottobre 2007 non risulterebbero essere stati ricevuti da Radion, nemmeno in minima parte, e detto finanziamento risulterebbe, tuttavia, essere stato erogato». Eppure, il regolamento regionale che disciplina le agevolazioni nell’ambito dei Pit dispone la revoca del finanziamento qualora il programma non venga ultimato entro i termini previsti dai bandi. Termini che, per l’impianto in questione, scadevano il 30 giugno 2008.

«Risulta – incalza Lettieri – che né il consorzio Radion, a tutt’oggi inattivo, né i singoli consorziati abbiano rispettato alcuno dei termini previsti dalla normativa generale e specifica delle agevolazioni concesse, decadendo dalla possibilità di usufruire delle medesime».

Da qui l’interrogazione di Lettieri per sapere se e quali controlli siano stati effettuati dal comitato di sorveglianza del Por Puglia 2000-2006 e quali provvedimenti siano stati  presi.

Alberto Nutricati

Voce al Direttore

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