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Nardò – Fibra ottica, approvvigionamento idrico, depuratore carente: sono queste le carenze tra le più più pesanti che registrano gli imprenditori che operano nella zona industriale di Nardò e Galatone, come spesso riferito e documentato su “Piazzasalento” con riferimento alle iniziative prese da Assoimprese e dalla presidente Angela Simone. Ora la precaria situazione operativa viene ripresa e rilanciata. “Da troppo tempo le imprese della zona industriale di Nardò e Galatone sono costrette a gestire autonomamente servizi e problematiche senza nessun ausilio da parte delle Amministrazioni pubbliche. Dimenticata, abbandonata e trascurata sotto ogni aspetto, questa realtà rischia di essere esclusa dal mercato, sminuita e poco conosciuta all’esterno, perdendo così opportunità di crescita importanti”: parte da questa denuncia l’intervento in Regione del consigliere regionale Cristian Casili (capogruppo del M5S, foto), che ha depositato una richiesta di audizione dei rappresentanti delle parti coinvolte in Commissione Attività produttive a Bari.

“Diverse sono le criticità segnalate dagli imprenditori – afferma in una nota Casili – tra le quali la mancanza di acqua potabile; il manto stradale dissestato e le strade illuminate solo per alcuni tratti; l’assenza di manutenzione e pulizia delle strade e del verde pubblico; la mancanza di isole ecologiche per la raccolta differenziata dei rifiuti; nessuna segnaletica idonea per indicare gli impianti”. I risvolti della situazione attuale sono davvero sconcertanti: ““La mancanza di servizi igienico-sanitari – rileva Casili – dovuti alla mancata erogazione di acqua potabile non consente alle aziende di ottemperare agli standard normativi e, cosa ancor più grave, di ottenere ulteriori certificazioni che garantirebbero una maggiore competitività sul mercato”.

Uno scenario “paradossale” per il consigliere regionale con riferimento, tra l’altro, anche al fatto che “le aziende versano regolarmente gli oneri di urbanizzazione, tasse e contributi vari, senza averne alcun corrispettivo in termini di servizi primari offerti. “Anzi, il Consorzio Asi di Lecce per qualsiasi azione compiuta dalle imprese – conclude Casili – pretende un “Contributo di Infrastrutturazione” esorbitante e sproporzionato che, per le piccole medie imprese insediate nel distretto, già vessate da una tassazione eccessiva, appare iniquo. Nel corso dell’audizione chiederemo chiarimenti su questo “contributo di infrastrutturazione”, di cui chiederemo conto circa la congruità rispetto allo stato in cui versa l’intera area”.

Gallipoli – Non sorgerà, almeno per adesso, nessuna struttura ricettivo-alberghiera nella zona industriale di Gallipoli, che si affaccia sulla Provincia per Chiesanuova di Sannicola, la 52. La richiesta della società di Lecce “Sea srl”, sede in via Trinchese 9, presentata il 12 dicembre del 2017 finisce in archivio. A portarcela il dirigente del settore, la dottoressa Maria Teresa De Lorenzis, che nella determina pubblicata in questi giorni spiega perché.

Per poter essere esaminata ed eventualmente autorizzata, l’istanza della società leccese, avrebbe dovuto raccogliere una serie di parere positivi, alcuni del Comune (vari settori) e poi di Provincia di Lecce, Regione, Consorzio Asi, Soprintendenza ai beni ambientali artistici e storici, Comando provinciale dei vigili del fuoco, Asl di Lecce, Arpa Puglia (agenzia regionale per l’ambiente). In sede di prima riunione della Conferenza dei servizi in cui acquisire i pareri dovuti per legge, non era risultata ancora approvata da parte della Regione Puglia la variazione al piano Asi di Gallipoli “che consentirebbe la realizzazione di strutture produttive del tipo oggetto del’istanza presentata”. Il 7 febbraio scorso la Regione preannuncia il proprio parere favorevole al nuovo Piano Asi che però resta ancora inefficace perché manca del parere di compatibilità paesaggistico in base al Piano paesaggistico territoriale regionale.

Di fronte a questo quadro normativo, “che non consente la realizzazione della strutturaoggetto dell’istanza”, la dirigente ha archiviato la pratica della “Sea srl”. Che potrebbe però riprendere vigore nel momento in cui il nuovo piano Asi di Gallipoli venisse approvato dalla Regione; in esso si prevede che il 10% massimo di suolo edificabile della zona industriale può essere destinato a strutture ricettivo-alberghiere.

Gallipoli – L’acqua scorre e gli imprenditori esultano. Dopo oltre dieci anni finalmente la zona industriale di Gallipoli potrà usufruire del servizio di acqua bianca e del metano. “Un momento storico –  dice Aldo Reho di Reho Mare. Sentire l’acqua fluire attraverso le tubazioni è stata una vera emozione. Adesso si apre un nuovo scenario per tutti noi e sicuramente altri imprenditori decideranno di dare avvio a nuove attività”. Da tempo i titolari delle ditte presenti conducevano una battaglia per sbloccare una situazione penalizzante per l’area industriale e per ottenere soprattutto l’allaccio all’acquedotto.  Le aziende presenti infatti per un decennio si sono accollato ogni anno oneri altissimi per l’approvvigionamento idrico; costi che per alcuni ammontavano ad oltre 30mila euro annui. L’amministrazione Minerva, sin dal suo insediamento, ha sollecitato ripetutamente il consorzio Asi e l’Acquedotto pugliese promuovendo diversi incontri per la soluzione del problema.  “Nell’ultimo anno – commenta il sindaco Stefano Minerva- abbiamo mantenuto un dialogo costante con gli enti competenti e a seguito degli incontri con il presidente Aqp e con l’ingegnere Rainò siamo riusciti ad attivare la fornitura dell’acqua alla zona industriale. Devo dire anche grazie alla sollecitudine del presidente del consorzio e all’impegno della dottoressa Antonella Greco, componente del Consiglio di amministrazione dell’Asi”. Anche l’allaccio al metano è un traguardo importante ottenuto peraltro a costo zero per le case comunali. “Abbiamo utilizzato i residui di metratura a disposizione per le condotte del gas – continua Minerva – realizzando l’infrastruttura necessaria a servire la zona in questione. Ritengo l’episodio un evento epico.  Quest’area può oggi vantare servizi importanti e questo deve essere un monito per gli imprenditori ad investire nella nostra zona industriale”

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GALLIPOLI. Sorgerà nella zona industriale, lotto 4, uno “stabilimento per la messa in riserva di rifiuti non pericolosi e lo stoccaggio di aggregati riciclati. Nei giorni scorsi il dirigente comunale del settore Sviluppo economico ha indetto una conferenza dei servizi per provvedere al rilascio delle autorizzazioni previste; nella riunione del 26 ottobre quindi, presso gli uffici di via Pavia, si darà corso alle procedure decisionali alla presenza della ditta che ha presentato istanza per la realizzazione di questo genere di impianto, la “Ambiente & riciclo srl” di Galatone.

Nardò Galatone – Vecchi problemi ma soprattutto nuove e inaspettate beffe: continua il disagio degli imprenditori che operano nel distretto industriale Nardò-Galatone, che da anni denunciano le carenze del consorzio Asi nella gestione dell’area che conta  una settantina di attività. Le rimostranze delle aziende sono state in questi anni portate avanti da “Assoimprese”, che attraverso la sua presidente Angela Simone (foto) ha continuato a segnalare l’assenza del tronco dell’Acquedotto pugliese, lo stato di degrado delle strade e delle aiuole, l’assenza di illuminazione e videosorveglianza, il malfunzionamento del depuratore che dovrebbe servire l’area.
Sembrava finalmente arrivata a un punto di svolta la questione fibra ottica: alla fine del 2016, finanziati dalla Regione, si erano conclusi i lavori per l’installazione da parte di Telecom. Da quando le operazioni sono terminate, però, tutte le aziende interessate riscontrano malfunzionamenti con la linea telefonica, a fronte di bollette che invece continuano ad arrivare puntuali: “Da diversi mesi – scrivono gli imprenditori in diversi solleciti a Telecom rimasti lettera morta, l’ultimo dei quali ad agosto scorso – le  suddette numerazioni telefoniche aziendali sono soggette a numerosi, gravi e reiterati disservizi che stanno pregiudicando le normali e quotidiane comunicazioni di tutti gli operatori commerciali: guasti sulle linee  telefoniche, impossibilità alla navigazione internet, difficoltà a chiamare e a ricevere chiamate. Inutile  sottolineare – dicono la Simone e i suoi – il  gravissimo  danno, sia economico che d’immagine subìto”.
Ma questa è solo l’ultima delle questioni che va ad aggiungersi all’assenza di acqua: il consorzio Asi l’anno scorso aveva garantito di aver avviato i contatti con l’Acquedotto, ma del tronco mancante non se n’è saputo più nulla e gli imprenditori continuano ad utilizzare pozzi privati con numerose difficoltà rispetto alle autorizzazioni sanitarie. Poi ci sono le difficoltà col depuratore (dopo l’ispezione del Noe, l’anno scorso, sull’impianto considerato non a norma si è intervenuto con dei lavori di messa in sicurezza), e anche –in parte – alla mancanza di illuminazione: “A quanto ne sappiamo – dice la presidente Simone – il servizio di illuminazione dovrebbe essere a carico dei Comuni: nella parte di Galatone è presente, in quella di Nardò invece no, pur con le infrastrutture pronte. Sono tanti gli imprenditori neretini che me lo segnalano – fa sapere – e a giorni chiederemo spiegazioni al sindaco”.

Gallipoli – Un altro anno è passato ma per la zona industriale l’acqua resta ancora un miraggio. Dopo diversi mesi dagli incontri tra Comune, Acquedotto e Consorzio Asi, l’allaccio idrico per una decina di aziende dell’area industriale di Gallipoli resta ancora una speranza. Con grande disappunto degli imprenditori che si vedono costretti da anni a sostenere spese onerose per l’approvvigionamento e poi per lo smaltimento fognario anch’esso ovviamente inesistente). “Ci sentiamo abbandonati e delusi- commenta Francesco Chieco di “Food and Beverage” – è davvero impossibile in queste condizioni pensare di continuare ad investire un solo centesimo”. Il Comune ha fatto però la sua parte, sbloccando una pratica ferma da anni riclassificando il comparto e avviando l’iter per la soluzione del problema; la competenza ora è esclusivamente del Consorzio Asi che deve avviare i lavori per il raccordo con l’acquedotto, essendo le tubazioni già esistenti nell’area industriale. Un’operazione che pare si aggiri intorno ai 20mila euro. Gran parte degli imprenditori che avevano avviato la pratica di ampliamento con l’acquisto del secondo lotto si sono resi disponibili a saldare i relativi oneri a patto che le somme vengano utilizzate per la soluzione del problema. Tra questi anche Aldo Reho di ”Reho Mare”: “Continuare a lavorare senza allaccio idrico e fognario è davvero impossibile, oltre che pesante finanziariamente per le aziende – rileva l’imprenditore – come si fa a pensare di investire e ampliare la produzione in queste condizioni e senza garanzie sul futuro?”. Un’azienda casearia, proprio per questi motivi, ha abbandonato di recente il progetto di apertura, in attesa di tempi migliori. Imbrigliato in questa stessa empasse ma più fiducioso Emanuele Solidoro, titolare di un panificio e di “Facula”, il quale sta lavorando all’apertura di un grosso laboratorio che dovrebbe essere completato nel giro di qualche mese: “Sarebbe impossibile per noi portare avanti una simile attività senza acqua corrente – sottolinea – stiamo andando avanti fiduciosi che presto si avrà una soluzione definitiva anche grazie al Comune che si è impegnato e ha fatto da tramite”. Dagli uffici comunali di via Pavia sono partiti solleciti e si spera di chiudere l’annosa questione entro due-tre mesi.

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zona industriale gallipoliGALLIPOLI. Dopo 12 anni la zona industriale di Gallipoli avrà l’acqua bianca. È quanto emerge da fonti ufficiali anche se non ancora confermate pubblicamente. Finalmente, dopo un percorso lunghissimo, le tante richieste e proteste degli imprenditori cadute nel dimenticatoio e le promesse della politica, la soluzione pare vicina. L’area Pip, che oggi ospita circa 9 aziende e un paio di complessi incompiuti, di fatto è stata completamente abbandonata agli sforzi degli imprenditori che si sono accollati gli oneri e le difficoltà derivanti da un’ingiustizia perpetrata da anni. L’intero polo industriale è di competenza del consorzio Sisri dal quale ormai un decennio fa le ditte hanno acquistato il suolo pagando anche per avere i servizi di luce, allaccio idrico e rete fognaria. Da allora però l’area è servita solo di energia elettrica e le imprese sono costrette a provvedere autonomamente al servizio di acqua potabile e di autospurgo con costi elevati, aumentati di recente, fino a 30mila euro l’anno per qualcuno.

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L’ex Cisi Puglia spa di Casarano, nato agli inizi del 2000 e destinato a fornire supporto alle aziende del calzaturiero che volevano puntare a scarpe di qualità medio alta. Sotto, Luciano Barbetta di Nardò

luciano barbettaDopo aver segnato le buone e le cattive sorti di un intero territorio, il settore del tessile, abbigliamento e calzaturiero (Tac), potrebbe ridare nuovo impulso all’economia locale. Ne sono convinti i promotori del Politecnico del Made in Italy, che nascerà nel cuore del Salento. Sembra la volta buona.
Si tratta di una scuola di alta formazione per designer dello stile e del lusso presieduta da Luciano Barbetta, titolare dell’omonima azienda di abbigliamento a Nardò, con Michele Zonno, di Casarano, ex dirigente della Filanto, alla vicepresidenza.
Tra gli obiettivi che la società si pone vi è quello di riqualificare la manodopera locale espulsa dal ciclo produttivo, formando figure professionali da impiegare nella realizzazione di prodotti di fascia alta.

Ancora incerta la sede della struttura. In lizza e comunque a disposizione sembrerebbero essere i locali dell’ex Cisi Puglia (centro integrato sviluppo imprenditorialità), nella zona industriale di Casarano, e l’ex mercato coperto annesso al chiostro dei carmelitani di Nardò. Nei giorni scorsi è stato lo stesso Barbetta a presentare il progetto alla giunta comunale neretina che sottoporrà la questione all’attenzione dell’assemblea civica.
L’ente conta su una dote finanziaria di 100mila euro messi a disposizione dalle aziende Barbetta di Nardò e Iris Sud di Casarano. Le risorse economiche del Politecnico, però, potrebbe aumentare a breve, grazie al coinvolgimento di altri enti e aziende.

Al momento, i soggetti coinvolti nel progetto sono la Banca Popolare Pugliese, Confindustria Lecce, la Provincia, l’Università del Salento, l’Istituto per l’economia del Salento e le aziende Elata, Emmegiemme Shoes, Unoerre, Chetta, Ciccarese Confezioni, Italian Fashion Team, Tailor diffusion, Tif Italia.
La ricetta del presidente Barbetta è chiara: si deve necessariamente valorizzare la manodopera di qualità, collocandola su produzioni di altissima fascia, attraendo così investimenti nazionali ed internazionali in controtendenza con la delocalizzazione generalizzata della produzione. Altrimenti per il Salento non ci sarà futuro. Che questa strada possa essere quella giusta è testimoniato dalla Iris sud di Casarano, che in un periodo di pesante recessione e di crisi del settore, è riuscita ad aumentare il proprio fatturato.

zona industriale galatone  (3)GALATONE. Organizzata dall’“AssoImprese” del distretto industriale Galatone-Nardò, si è svolta lo scorso 15 dicembre la “Giornata eco-industriale”. La manifestazione, organizzata in collaborazione con l’associazione “Emys” di Gallipoli, ha avuto luogo presso la zona industriale (foto) del distretto la cui nuova “veste”, ripulita ed ordinata è stata nell’occasione inaugurata e presentata al pubblico e alle autorità.
Durante la manifestazione, inoltre, gli educatori ambientali di “Emys”, hanno accompagnato i presenti in un percorso guidato presso gli impianti di riciclaggio dei rifiuti e presso le aziende partner del progetto. «Questa giornata rappresenta una tappa importante di un percorso ideato e fortemente voluto dalla presidente di “AssoImprese”, Angela Simone, che in collaborazione con la Provincia e le imprese della zona industriale di Galatone-Nardò, si prodiga da tempo per la riqualificazione del territorio e la sensibilizzazione per la tutela dell’ambiente», fanno sapere i promotori. L’associazione si è, infatti, aggiudicata nel marzo dello scorso anno il bando provinciale sul rinnovo, il recupero e la valorizzazione delle zone industriali, grazie al quale nei mesi passati ha potuto provvedere all’esecuzione dei lavori di rimozione dei rifiuti abbandonati e di pulizia delle aiuole spartitraffico della zona, che versavano in una situazione di completo degrado.

Mino PiccioneSANNICOLA. Sorgerà nella zona industriale, su una superficie di 950 metri quadri, e sarà terminato entro il 2015. Il progetto dell’Ecocentro cittadino comincia a prendere forma dopo che dalla Regione è arrivato l’ok, nell’ambito del Programma operativo Fesr 007/2013, per il finanziamento di 250 mila euro all’elaborato tecnico presentato per il Comune dall’ingegnere Giordano Carrozzo.
«Il duplice obiettivo che il Comune conta di raggiungere attraverso la sua realizzazione – spiega il sindaco Mino Piccione (foto) – è quello di tutelare l’ambiente e di migliorare il servizio di raccolta differenziata, con un concreto abbattimento della produzione di rifiuti da conferire in discarica ed un conseguente risparmio economico nei confronti dei cittadini.  Inoltre – conclude il Primo cittadino – grazie alla realizzazione dell’ecocentro si dovrebbe finalmente porre un argine al triste fenomeno dell’abbandono nelle nostre campagne e sui cigli delle strade di ingombranti e rifiuti di ogni genere che non solo deturpano il territorio ma recano un considerevole danno ambientale».

Nel nuovo impianto troveranno posto una serie di contenitori per le diverse tipologie di rifiuti, da quelli ordinari e comuni a quelli più insoliti e particolari il cui smaltimento richiede procedure più specifiche (non solo carta, vetro e plastica, dunque, ma anche monitor Tv, stampanti, toner, olii minerali e vegetali, inerti e potature.
L’isola ecologica, inoltre, sarà ad impatto visivo “zero” perché l’intera area sarò recintata e schermata da una fascia di verde con alberi e cespugli autoctoni, e negli orari di apertura il servizio sarà gestito da uno o più addetti che controlleranno il regolare conferimento dei rifiuti.

Voce al Direttore

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Ci siamo. Puntuale come ogni anno, il balletto delle cifre è qui tra noi: quanti ne mancano all’appello? “Almeno il 40%”. “Macché! Siamo al...