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xylella fastidiosa

Alezio – Tre incontri per conoscere e riscoprire il territorio, “per proteggerlo e rinaturalizzarlo”. E’ l’intento del comitato aletino “Acqua Bene Comune-Rete Beni Comuni”, promotore del percorso in-formativo “Il Salento. La storia nel paesaggio, il paesaggio nell’attualità”, composto da tre convegni tematici sull’equilibrio tra economia e tutela dell’ambiente circostante, al via il prossimo 23 giugno. Il ciclo di eventi, promosso da CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica Roma, è realizzato in collaborazione con Comune di Alezio, Museo Civico Messapico di Alezio, Società di Storia Patria – Lecce, Forum Ambiente e Salute – Lecce, C.S.V. Salento – Lecce, Nuova Messapia – Soleto.

Si parte sabato 23 giugno alle ore 18 da AREA LAB Laboratorio Urbano in via Toti con il primo incontro introdotto da Marta Innocente, docente di Matematica e Fisica presso il Liceo Q.Ennio di Gallipoli. Si parlerà di “Olivocoltura e fitopatie nella Storia di Terra d’Otranto: le patologie dell’Ulivo nel Salento tra il presente e i disseccamenti storici”, assieme a Franco Mastrolia, docente della facoltà di Economia Unisalento e Giovanni Seclì di Forum Ambiente e Salute. Sabato 30 giugno alle ore 18 presso il Museo Civico Messapico si prosegue con “Xylella: fatti, rappresentazione, scenari. Pesticidi, Fitofarmaci: decreto Martina, Regolamenti Europei”. Discuteranno Margherita Ciervo, docente dell’ Università di Foggia e Luigi Russo, giornalista, sociologo da CSVSalento. Sabato 7 luglio alle ore 18 sempre presso il Museo Civico Messapico ultimo appuntamento in programma dal titolo “Viaggio alla Riscoperta della Natura e del Paesaggio Salentino. Salento: un paesaggio in rapido mutamento”. Parteciperanno Oreste Caroppo, cultore naturalista; Alfredo Melissano, esperto di Politiche del Territorio; Bruno Vaglio, agronomo. Info: 348.7727307

 

 

Gallipoli – Sia pure in due tornate ma con un prezioso lavorio di limature e affermazioni, la Regione Puglia ha finalmente trovato il modo per dire, con un documento ufficiale unitario, cosa vuole che si faccia per frenare il contagio degli ulivi ed anche per il futuro agricolo delle zone più colpite, come la provincia di Lecce, a partire dalla zona di Gallipoli e della fascia jonica, e ricreare un paesaggio ed una economia in ginocchio. Il Consiglio regionale ha infatti approvato all’unanimità poche ore fa l’ordine del giorno sulla Xylella che impegna la Giunta regionale ad attivare in particolare una tavolo tecnico-scientifico permanente sulla Xylella, con la partecipazione di rappresentanti dell’Osservatorio fitosanitario, dell’Arif (agenzia regionale irrigazione e foreste), del Consiglio nazionale delle ricerche, delle Università di Bari Lecce e Foggia, degli Ordini professionali e delle associazioni di categoria.

Un Piano sostenibile per la rigenerazione agricola, paesaggistica e di sviluppo delle zone colpite Punto secondo: predisporre, d’intesa con il Ministero delle politiche agricole, un Piano di sviluppo agricolo, paesaggistico e di rigenerazione dei territori colpiti “coerente con i principi della sostenibilità economica, ambientale e sociale”. Il piano deve prevedere “misure compensative per i danni subiti dalle aziende olivicole, dai frantoi, dal sistema vivaistico e vitivivaistico sia direttamente, attraverso la perdita del potenziale produttivo, sia indirettamente, per la necessità di implementare le misure fitosanitarie obbligatorie per il controllo dei vettori”. Questo strumento particolare “deve dedicare particolare attenzione ai piccoli agricoltori che costituiscono buona parte delle aziende agricole del territorio pugliese”.

“Nessun controllo sulle importazioni di materiali vegetali nella Ue” Il documento finale votato da tutti i gruppi consiliari inoltre “impegna anche la Giunta regionale ed il suo presidente, Michele Emiliano, a chiedere al Governo nazionale e, per suo tramite, all’Unione europea le risorse finanziarie necessarie per la tutela del paesaggio e dell’ambiente e per garantire la sostenibilità delle azioni di contenimento e di eradicazione”. In maniera chiara ed esplicita, si richiama l’Ue alle proprie responsabilità per non aver attivato alcun tipo di controllo sulle importazioni di materiale vegetale, in particolare nello scalo di Rotterdam (Olanda) su cui molti indizi convergono relativamente alle importazioni di piante ornamentali dal Centro America: la stessa sottospecie di Xylella fastidiosa è stata individuata nelle piante da caffè del Costa Rica. Solo da poco e dopo lo scoppio del caso Xylella (con casi di piante importate ma malate rintracciati in Olanda e Spagna, tra gli altri), le autorità europee hanno attività un centro di controllo su questo tipo di importazioni.

“Le eradicazioni delle piante infette, con le norme in vigore, è praticamente impossibile” La Regione si è assunto il compito anche di attivarsi presso il Governo nazionale “per ottenere interventi normativi speciali che consentano di fronteggiare tempestivamente una situazione di emergenza nazionale grave come quella causata dalla Xylella f., agevolando l’applicazione immediata delle misure fitosanitarie e, in particolare, la rimozione delle piante infette”, cioè le eradicazioni, insieme a misure di sostegno per l’economia pugliese. In questo caso si invoca un decreto legge per consentire gli eradicamenti nella “zona di contenimento” della malattia. Problemi di varia natura normativa, hanno portato finora a magri risultati: su oltre 3.800 piante risultate infette, finora quelle divelte e portate via sono state mille circa. Problemi di natura catastale (in un caso limite su di una particella insistevano undici proprietari), di catasti non aggiornati, di notifiche assai laboriose (soprattutto nel caso di eredi) e di norme urbanistico-paesaggistiche hanno messo in ginocchio la gran parte dei tentativi di rimuovere gli ulivi malati e fonte di propagazione. Il decreto invocato dovrebbe consentire l’eradicazione degli alberi individuati

“Bloccare lo spostamento dei confini delle aree infette ancora più a nord” Il Governo nazionale, infine, su richiesta dell’intera Puglia, è chiamato ad opporsi “in ogni sede” alla modifica dei confini delle aree infette approvata il 23 maggio scorso dal Comitato fitosanitario europeo. Come si ricorderà, proprio a causa del’alto numero di ulivi sotto attacco nella “zona di contenimento” (passati da 700 ad oltre 3mila, censimento del marzo scorso) e dello scarso numero di focolai bloccati sul nascere (quelli estirpati, dopo un anno non presentavano più casi di Xylella), è scaturita l’indicazione di far diventare “di contenimento” l’attuale fascia cuscinetto larga 20 km e che va dallo Jonio all’Adriatico, e sposta i 20 km ancora più a nord, fin nel Barese.

Gallipoli – Anche qui nel Gallipolino, scendendo e salendo lungo la fascia jonica, poi andando verso l’entroterra potranno rispuntare ulivi. La Regione Puglia ha emesso l’ultimo documento che apre la strada a piante delle varietà Leccino e FS17, selezionate dalla ricerca scientifica dopo un paio di anni di lavoro, come resistenti al batterio da quarantena. la pubblicazione dell’atto dirigenziale (Servizio produzioni vivaistiche e controllo organismi nocivi di Bari) è di oggi. “Il Salento potrà rinascere – è uno dei primi commenti – si ritorna a piantare ulivi , un ringraziamento particolare va all’Ipsp (Istituto per la protezione sostenibile delle piante, ndr) del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari che ha reso possibile tutto ciò”. Lo afferma Giovanni Melcarne, produttore olivicolo di fascia Dop del Capo di Leuca ed animatore dell’alleanza di produttori denominata “Voce del’Ulivo”, con riferimento al documento del centro ricerche del 12 marzo scorso. Nella stessa nota il Cnr certificava che “le varietà di vite, agrumi, albicocco, susino, pesco, percoco esposte sia ad inoculazione meccanica del batterio. sia a infezione tramite adulti di “sputacchina” hanno dato esiti sempre negativi, risultando immuni alla Xylella fastidiosa sottospecie pauca”.

“Ripartenza possibile grazie ai ricercatori del Cnr di Bari” E’ merito loro se nella storica determina di questi giorni si può leggere questo: “autorizzare nella zona infetta, ad eccezione dei 20 km della zona di contenimento, l’impianto delle seguenti varietà di ulivo: Leccino e Fs17”. Naturalmente si dovranno utilizzare per il reimpianto ulivi accompagnati da passaporto delle piante e devono conservare traccia della partita di piante ricevute e del fornitore. Gli olivicoltori deovono essere anche informati però, si legge nell’atto della Regione, che “nel tempo possono verificarsi problemi di tenuta della resistenza o di produttività”, non avendo i ricercatori ancora dati riferiti al lungo periodo. Ad ogni modo, coloro che dovranno svellere gli ulivi seccati per  impiantarne delle due varietà indicate, dovranno chiedere la prevista autorizzazione ai Servizi territoriali competenti, seguendo le indicazioni della legge sull’argomento datata 1951.

La lunga trattativa con i detentori della cultivar FS17 per ottenere prezzi accessibili Può dunque riprendere vigore l’iniziativa tempestiva della “Voce dell’ulivo” che nei mesi scorsi aveva intavolato una vera e propria trattativa – in vista dell’ok al reimpianto – con vivaisti in grado di fornire le piante necessarie a costi concordati. Così, da ottobre prossimo saranno a disposizione degli olivicoltori – a partire dai più piccoli – 200mila piante di uivo che saranno distribuiti “ad un prezzo, franco arrivo alle piattaforme di distribuzione, di 2 euro”, secondo le ultime comunicazioni dell’associazione. La quotazione è il frutto “di una lunga trattativa con uno dei vivai concessionari della cultivar FS17 (Favolosa)”, avevano informato i componenti del direttivo dell’associazione di base nata in aperta polemica con le più note associazioni di categoria nel corso di questo ormai lungo dramma con al centro la coltivazione cardine del mondo agricolo salentino e pugliese. Va ricordato che ne fanno parte Federico Manni di Racale; Daniela Specolizzi di Ugento; Giovanni Melcarne (foto) di Gagliano del Capo; Matteo Congedi di Ugento e Francesco Barba di Monteroni, i quali sottolineano che per l’acquisto di Leccino non risulterebbero, al momento, pericoli di oligopoli e di “cartelli” in grado di farne lievitare il prezzo.

 

 

Gallipoli – Un patto col territorio, che è finora mancato, ed una convivenza forzata ma il più possibile innocua da attuarsi in dieci mosse: i consiglieri regionali del M5S Antonella Laricchia e Cristian Casili (di Nardò, al centro) ed i loro parlamentari Patty L’Abbate, Ruggiero Quarto, Giovanni Vianello e Gianpaolo Cassese hanno presentato oggi la loro “ricetta” per cercare di venire a capo di un flagello che è sembrato, almeno finora, incontenibile, individuato per la prima volta nel bacino del Gallipolino e poi propagatosi fino alle province di Brindisi e Taranto. “Con queste linee guida – hanno affermato – il Movimento parte dall’emergenza per far evolvere l’agricoltura pugliese in un’agricoltura sostenibile e di qualità. Per quello proponiamo un vero e proprio “patto con il territorio”: è indispensabile che Governo nazionale, Regione, Comuni, consorzi, ricercatori, agricoltori e cittadini, formino una efficiente “rete operativa” per gestire e contenere in modo condiviso l’avanzare della Xylella. Riteniamo che la Regione Puglia, con i suoi ritardi e inefficienze nelle politiche agricole inerenti la questione, abbia gravi responsabilità; né discutibili piani e decreti legislativi calati dall’alto possono porre un serio freno alla propagazione del batterio”.

Il primo dei dieci punti riguarda le buone pratiche agricole; il secondo interessa il diserbo meccanico “eseguendolo ovunque possibile nel periodo giovanile di sviluppo del vettore philaenus spumarius meglio noto come “sputacchina”;
poi è previsto il diserbo con tecniche innovative nelle aree pubbliche e in quelle marginali difficilmente raggiungibili “attraverso il ricorso a prodotti non residuali oppure ricorrendo alla già collaudata tecnica del pirodiserbo o alla innovativa tecnica del vapore d’acqua ad alta temperatura la cui fattibilità è già oggetto di studio e approfondimento. I Cinque stelle non escludono poi il ricorso a trattamenti con prodotti fitosanitari sostenibili nelle fasce di contenimento nei periodi di diffusione degli adulti di Philaenus spumarius. “Tali prodotti – specificano – devono manifestare efficacia verso il vettore e al contempo contemperare le esigenze delle aziende in Biologico, limitando i trattamenti obbligatori a due secondo tempi e modalità previsti dalle norme vigenti e usando principi attivi compatibili con l’ambiente e la salute”. Da introdurre in questo campo un abbattimento dei costi per l’acquisto di questi presidi fitosanitari attraverso aiuti economici”.

Neppure le eradicazioni sono esclusa ma con “Interventi chirurgici” interessanti le piante malate “dato che gli alberi colpiti da Xylella sono ulteriori fonti di inoculo”. A tale scopo vanno trovate le risorse necessarie per rendere più efficienti i monitoraggi, “dando costante e trasparente informazione agli agricoltori e ai cittadini”. Capitolo reimpianto (sesto punto) nella zona infetta con cultivar ritenute idonee che manifestano tolleranza/resistenza al batterio, “incentivando lo studio e la ricerca sul germoplasma autoctono e l’individuazione di semenzali locali che manifestino resistenza/tolleranza al disseccamento”. Va poi aperto il capitolo della rigenerazione del paesaggio dell’olivo e ricostruzione paesaggistica delle aree maggiormente colpite “che tenga conto dei caratteri identitari del paesaggio pugliese e delle esigenze di carattere sociale ed economici”. Da introdurre poi monitoraggi estesi e ripetuti della Regione, eseguiti con modalità idonee anche per studi geostatistici”. Per concludere gli esponenti del M5S chiedono , controlli tempestivi ed efficaci sull’adempimento delle azioni di controllo del vettore, con sanzioni ed
esecuzione in danno e una ricerca scientifica multidisciplinare “mirata alla comprensione della diffusione e gestione di Xylella fastidiosa”.

Casarano – “La decisione di ricorrere ai pesticidi per affrontare la sindrome del disseccamento rapido degli ulivi è assolutamente contraria alle indicazioni di salvaguardia della salute umana, del contenimento e della riduzione dei danni, del principio di precauzione. Il ricorso ai pesticidi disattende, in toto, le raccomandazioni degli organismi scientifici, pone deliberatamente le popolazioni a esposizioni chimiche dannose, pregiudica le generazioni future, compromette le matrici ambientali, concausa mutazioni epigenetiche”: non lascia margini di dubbio l’intervento – l’ultimo di una lunga serie sull’argomento Xylella – della Lega italiana per la lotta contro il tumore, sede provinciale di Casarano. Con una nota diffusa oggi a firma della presidente Marianna Burlando (foto), la Lilt richiama il proprio dovere a dire all’opinione pubblica circa “i rischi per la salute derivanti da emergenze ambientali di diversa origine che si presentano nel territorio”. Rientra in questa casistica “la questione del disseccamento rapido degli ulivi (Co.Di.Ro) nel Salento, sul cui tema  nell’aprile 2015 Lilt inviò alle Istituzioni regionali, nazionali e della Commissione europea un documento circostanziato sulle gravi implicazioni sanitarie connesse all’adozione di determinate strategie fitosanitarie”. L’allerta di allora si ripropone oggi “con più drammaticità alla luce del decreto Martina e alla luce delle mutate caratteristiche epidemoilogiche, chimico-fisiche e tossicologiche della matrice suole del Salento leccese”.

Le situazioni inquinate e le patologie collegate E’ questo il tasto su cui batte la Lilt: le condizioni in cui versa questo territorio per la relazione – ancora del tutto da approfondire – tra inquinamenti, malattie, tumori. “Dallo studio Geneo sulla matrice suolo di 32 Comuni della provincia di Lecce condotto su aree neutre e appena concluso da Lilt e da partner istituzionali quali l’Asl Lecce, l’UniSalento e la Provincia, sono emerse contaminazioni inaspettate (e che 9 anni fa la Provincia di Lecce non aveva rilevato) con livelli altamente critici per sostanze pericolose come l’Arsenico, il Berillio, il Vanadio. I pesticidi, oltre alla cancerogenicità – scrive la dottoressa Burlando – rientrano nella attenzionata categoria degli interferenti o disturbatori endocrini (IE), responsabili di disturbi e di danni a carico della funzionalità del sistema endocrino, causanti effetti avversi sulla salute dell’organismo, della sua progenie o di una (sotto)popolazione. Gli effetti negativi non si esplicano solo sull’individuo esposto ma agiscono sulle stesse cellule germinali, determinando alterazioni che si trasmettono alle generazioni successive”. Il Parlamento europeo, ricorda la Lilt, nella Direttiva 2009/128/CE, “già definiva non sostenibile il modello di agricoltura attualmente dominante basato sull’utilizzo dei pesticidi, e invitava gli Stati membri ad informare la popolazione sui rischi e sugli effetti potenzialmente acuti e cronici per la salute umana imputabili a queste sostanze”.

In Italia altissimo il livello d’impiego di pesticidi Ma è l’Italia intera ad avere un triste primato in materia di utilizzo di pesticidi in agricoltura. “L’Italia – dove il consumo di pesticidi per ettaro è il più alto d’Europa con un valore pari al 33% del consumo di tutti gli Stati – in applicazione della suddetta Direttiva ha approvato il Pan decreto legislativo 14 agosto 2012 n°150,  che si prefigge “di guidare, garantire e monitorare un processo di cambiamento delle pratiche di utilizzo dei prodotti fitosanitari verso forme caratterizzate da maggiore compatibilità e sostenibilità ambientale e sanitaria, con particolare riferimento alle pratiche agronomiche per la prevenzione e/o la soppressione di organismi nocivi” e “inoltre prevede soluzioni migliorative per ridurre l’impatto dei prodotti fitosanitari anche in aree extra agricole frequentate dalla popolazione, quali le aree urbane, le strade, le ferrovie, i giardini, le scuole, gli spazi ludici di pubblica frequentazione e tutte le loro aree a servizio”.

“I prossimi decenni diranno quanta salute delle persone sarà stata compromessa” In conclusione, i dirigenti della Lilt lanciano un avvertimento: “Adottare strategie a base di fitofarmaci per contrastare il disseccamento rapido degli ulivi è una decisione dalle conseguenze altamente impattanti in termini di valutazioni d’impatto ambientale e sanitario che l’epidemiologia dei prossimi decenni non mancherà purtroppo di registrare. Le responsabilità di quanto potrà accadere sono e saranno tutte da rintracciare nelle esposizioni alle molecole di sintesi sparse per contrastare il batterio Xylella e nelle decisioni assunte da quegli Enti, Istituzioni e organismi che, noncuranti delle raccomandazioni ufficiali provenienti dalla ricerca scientifica, hanno scelto di far correre ugualmente i rischi e di compromettere lo stato di salute delle persone e dei loro luoghi di vita”.

 

Casarano, 9 maggio 2018

Ugento – Parte domani pomeriggio a Ugento, frantoio Congedi alle 16, la serie di incontri tecnici per gli olivicoltori alle prese con l’infezione della Xylella fastidiosa. La promuove la Coldiretti Lecce, insieme all’associazione Olivicoltori di Puglia, in vista di un piano articolato di “assistenza alla rigenerazione agricola del Salento dopo il terremoto causato dal batterio da quarantena”. Nell’opificio di via Marina si svolgerà il workshop dal titolo “Cultivar Fs17 – Favolosa: questa sconosciuta”, tenuto da Angela Canale, agronomo ed esperto del settore olivicolo-oleari. Sotto i riflettori la Favolosa, varietà di olivo risultata ancora più resistente del Leccino al batterio patogeno che ha distrutto il bosco del Salento e che potrà a brevissimo essere piantata nell’area infetta della provincia di Lecce. Canale spiegherà le caratteristiche di questa cultivar e darà consigli sul tipo di impianti da effettuare e una serie di informazioni tecniche agli olivicoltori.

“Siamo entrati in una nuova importante fase dell’emergenza Xylella – dicono il presidente di Coldiretti Lecce, Pantaleo Piccinno (originario di Alezio) e il direttore Giuseppe Brillante – che è quello della ricostruzione del territorio salentino che ha subito un vero e proprio terremoto a causa dei danni causati dal batterio con migliaia di ettari di uliveto ormai distrutti. Per questo Coldiretti metterà a disposizione dei soci e degli operatori agricoli le informazioni e le conoscenze più all’avanguardia nel settore olivicolo che potranno diventare la base da cui ripartire per ridisegnare l’agricoltura e il paesaggio del Salento”.

Procede intanto l’operazione dell’associazione autonoma “La voce dell’ulivo” per fornire agli agricoltori interessati le piante di Favolosa disponibili e da mettere a dimora dal prossimo ottobre. L’associazione parla di uno stock da centomila ulivi che saranno prenotati su 12 piattaforme diverse a prezzi contenuti. Si stima, in base alle prenotazioni già arrivate, che molto probabilmente si arriverà a quota 200mila piante, comprese quelle di Leccino, per le quali vi è una consistente richieste.

Taviano – Come e in che misura gli agricoltori salentini potranno accedere ai finanziamenti regionali per l’espianto e il reimpianto degli ulivi attaccati dalla Xylella fastidiosa. Di questo si parlerà in un importante convegno organizzato dalla Vueffe Consulting, di Terlizzi, in collaborazione con il Centro studi Olea – Orto degli Ulivi e la Cooperativa BioSalento, in programma mercoledì 21 febbraio alle ore 17.30 presso la sala “Armando Ria” del Palazzo Marchesale di Taviano. L’evento è patrocinato dall’assessorato all’agricoltura del Comune di Taviano. Durante l’incontro verranno illustrati gli interventi a sostegno per gli investimenti per la redditività, la competività e la sostenibilità delle aziende olivicole della zona infetta colpita dalla Xylella previsti dalla Misura 4.1.C e dalla Sottomisura 5.2 del PSR Puglia. Dopo il saluto del sindaco, Giuseppe Tanisi, sono previsti gli interventi dell’assessore all’agricoltura, Marco Stefano e le relazioni dell’agronomo Giuseppe Vergari, Presidente del Centro studi Olea – Orto degli Ulivi e di Piero Tunno, direttore tecnico della cooperativa BioSalento. Concluderà i lavori l’agronomo Francesco Vendola, amministratore della Vueffe Consulting.

 

Gallipoli – L’attacco feroce e incessante della Xylella fastidiosa al patrimonio degli ulivi salentini (foto nella zona di Gallipoli) e non solo, visto che le ultime sue tracce si rinvengono anche nell’Alto Brindisino, comincia a produrre effetti collaterali positivi. Non soltanto sul versante della ricerca scientifica internazionale in campo da ormai un anno, ma anche per i sempre più frequenti sguardi rivolti da agricoltori e tecnici verso altre coltivazioni autoctone magari da riprendere e rilanciare. Con tecnologie del tutto contemporanee. “Chi semina tramanda”: è la mission di “Coltivatori di emozioni”, la piattaforma digitale che consente di coltivare e ricevere a distanza i prodotti tipici della terra, sostenendo il territorio, l’ambiente e le tradizioni. Il tutto allo scopo di avvicinare il consumatore alla natura e alle attività agricole rendendolo partecipe del ciclo biologico e dandogli la possibilità di gustare un prodotto sano e genuino.

Fondata nel 2016 a Novoli da Paolo Galloso (foto) – imprenditore, responsabile Ufficio Studi Federazione Anima di Confindustria e docente di Microeconomia – l’iniziativa intende promuovere la nascita di un nuovo ciclo di produzione responsabile in grado di sostenere le microeconomie locali, con opportunità di lavoro per i giovani. Partendo dal dato che l’Italia  – ed il Salento non fa certo eccezione – si contraddistingue per il gran numero di terreni incolti. Attraverso “Coltivatori di emozioni”, essi possono tornare a nuova vita e produrre reddito. Anche perchè proprio ultimamente la Regione Puglia ha varato la legge per concedere a giovani sotto i 35 anni l’utilizzo di terreni pubblici incolti  di aree rurali abbandonate. Insieme alla “Banca della terra di Puglia” che potrebbe rappresentare un ottimo aggancio legislativo.

Per tutte le informazioni e per aderire all’iniziativa è sufficiente accedere al sito www.coltivatoridiemozioni.com, di modo che anche chi vive in città può divenire “proprietario” di una coltivazione, seguirne l’andamento stagionale e ricevere a casa i prodotti. Le tipologie di adozione sono quattro. Si va da quella semplice, all’opzione “adotta e assapora”, passando per “adotta e cresci” e “adotta e vivi un’emozione” che offre la possibilità di trascorrere una giornata a contatto con la natura nell’azienda agricola che ha in cura i coltivi adottati. Al termine di ogni transazione, il sistema rilascia il Certificato di adozione.

Ad oggi, patrocinano l’iniziativa: Regione Puglia, Comune di Novoli, Gal Valle della Cupa, Fondazione Emmanuel, Stati generali dell’innovazione, Comunità montana Oltrepò Pavese e Gal Etna Sud.

TAVIANO. Quale futuro per l’agricoltura nella fascia costiera jonica dopo la perdita dell’olivicoltura? Se ne è parlato in un convegno a Taviano, organizzato dall’associazione “Cambia-Menti”, che ha visto la presenza di alcuni ricercatori dell’Università del Salento. L’agronomo Fabio Ippolito ha esposto un progetto elaborato tra Università del Salento, Antonio Longo dello Studio Project in collaborazione con il comune di Gallipoli, che riguarda la possibilità di utilizzare le acque reflue affinate provenienti dal depuratore di Gallipoli ed attualmente sversate in mare per il 95%, per favorire la coltivazione irrigua di alcune specie alternative all’olivo, come fico, pero, cotogno, melograno, pistacchio e avocado. In sostanza il futuro dell’agricoltura dei nostri paesi potrebbe puntare su altre varietà colturali per diversificare.

Si è pure parlato di estirpazione e reimpianto: normativa, varietà consigliate, tecniche colturali, aree geografiche votate e risorse finanziarie disponibili nel Psr (Piano sistema Rurale) 2014-2020. L’ha fatto Pierpaolo Luca del Consorzio “Oro di Puglia” che ha cercato di fare chiarezza sui possibili reimpianti attingendo a misure di finanziamento all’interno del Piano Sistema Rurale. Infine Antonio Longo dello Studio Proiect ha dato conto di alcuni risultati ottenuti da prove sperimentali in un campo pilota di Neviano, messe in atto per il contenimento del batterio Xylella fastidiosa. “Nello specifico – ha sottolineato il professore Longo – l’utilizzo del rame chelato, iniettato nei vasi xillematici consente alla pianta di assorbire lo stesso elemento e di abbassare notevolmente la carica batterica con una ripresa vegetativa notevole della pianta stessa”.

TAVIANO. Riflettori puntati su agricoltura e Xylella nell’incontro di venerdì 17 novembre alle ore 18,30 presso il Palazzo Marchesale, promosso dall’associazione culturale “Cambia-menti”. A distanza di quasi tre anni dal primo convegno realizzato dal gruppo tavianese, si torna a discutere di territorio ed economia, segnate entrambe dal flagello della Xylella fastidiosa sugli ulivi. “Fascia costiera ionica: quale futuro per l’agricoltura?” è il titolo dell’incontro realizzato in collaborazione con il collettivo fotografico Xima (che ha anche allestito una mostra nella sala Miggiano) e con il patrocinio del Comune di Taviano. Dopo i saluti del presidente e del Sindaco di Taviano Giuseppe Tanisi, interverrà l’assessore all’agricoltura e mercato ortofrutticolo, promozione e valorizzazione risorse Marco Stefàno. La parola andrà poi agli esperti Fabio Ippolito (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali – Università del Salento), Antonio Longo e Pierpaolo Luca (Sud-Project), i quali illustreranno il frutto del loro lavoro sul tema oggetto di dibattito: prove sperimentali messe in atto per il contenimento del batterio Xylella fastidiosa con interventi endoterapici associati ad induttori di resistenza; sperimentazione di colture arboree alternative all’olivo mediante l’utilizzo di acque reflue affinate; estirpazione e reimpianto: normativa, varietà consigliate, tecniche colturali, aree geografiche vocate e risorse finanziarie disponibili nel Programma di Sviluppo Rurale Puglia 2014-2020.

 

UGGIANO LA CHIESA – “Emergenza Xylella: olivicoltura e rinascita del settore” è l’incontro promosso dal Comune di Uggiano la Chiesa, in collaborazione con Aprol Lecce, venerdì 3 novembre, alle ore 18, presso l’auditorium Santi Medici. In primo piano il recente via libera al reimpianto degli ulivi nel Salento arrivato dal Comitato fitosanitario permanente di Bruxelles (entro gennaio è attesa la ratifica della decisione da parte dell’Unione Europea). Saranno presenti, oltre al sindaco Salvatore Piconese, il presidente di Aprol Lecce Pantaleo Greco e il vice presidente della Commissione agricoltura della Regione Puglia Ernesto Abaterusso.

«Si tratta di un’iniziativa pubblica sul tema del “reimpianto” degli ulivi e sulla possibilità che i nostri coltivatori possano ridefinire una nuova prospettiva per il settore olivicolo. Inoltre, il Comune di Uggiano la Chiesa, in collaborazione con Aprol, metterà a disposizione dei cittadini uno sportello pubblico per informare e assistere i produttori agricoli», afferma il sindaco Piconese.

Gallipoli – Arrivano 42 milioni ai produttori olivicoli colpiti dalla Xylella fastidiosa, all’indomani del “via libera” del Comitato fitosanitario europeo al reimpianto ed alla commercializzazione di barbatelle di vigna anche se solo di tre cultivar. E, per una volta, i finanziamenti provenienti dal Piano regionale di sviluppo rurale mettono d’accordo tutti, viste i distinguo e i rimproveri per i “ritardi” piovuti da dentro e da fuori la maggioranza del presidente Michele Emiliano dopo la positiva risposta di Bruxelles. “I fondi stanziati dalla Regione Puglia attraverso il Piano di sviluppo rurale sono un primo decisivo passo per il rilancio dell’indotto economico di olivicoltori e vivaisti salentini, in attesa che l’Ue e tutti gli stati membri recepiscano le direttive del Comitato fitosanitario sul reimpianto degli ulivi. Finanziamenti importanti anche perché arrivano con la tempistica giusta, è bene sottolinearlo, rispetto al lavoro svolto a Bruxelles”. Ma tutto questo, seppur fondamentale, non è sufficiente; si può e si deve fare di più”: è la valutazione del consigliere Sergio Blasi di Melpignano, che enumera i successivi passi. Il governo nazionale dovrebbe aggiungere ai 42 milioni una sua quota di co-finanziamento; poi vanno trovati i modi di tutelare anche i piccoli proprietari terrieri salentini, che poi sono la gran parte degli olivicoltori, “ad oggi tagliati fuori da qualsiasi forma di aiuto economico”. A riprova, si sottolinea il dato che delle circa 1.650 domande di ristoro presentate alla Regione, “la maggior parte arrivano proprio da proprietari di piccoli e piccolissimi appezzamenti olivetati, da uno a tre ettari, fuori di fatto dal comparto economico, che però costituiscono la spina dorsale del paesaggio olivicolo salentino”, secondo Blasi. Servono qui di per loro “interventi specifici, diversificati da quelli previsti per il comparto oleario”. “Proporrò uno specifico provvedimento per la tutela dei piccoli e piccolissimi proprietari di appezzamenti olivetati da inserire in sede di approvazione della legge di Bilancio 2018, la cui discussione avverrà in Consiglio regionale il prossimo dicembre”, conclude Blasi.

 

Gallipoli – Il “via libera” tanto atteso è finalmente arrivato: si possono ripiantare ulivi nella zona infettata dal batterio Xylella fastidiosa. Il divieto – imposto con una decisione comunitaria di luglio del 2015 – viene tolto anche per tutte lee specie ospiti, come i mandorli. Non solo: il Comitato fitosanitario europeo stamattina ha “raccomandato” di mettere a dimora ulivi delle due varietà risultate resistenti all’attacco del batterio da quarantena cioè Leccino e Favolosa, ma se un agricoltore vorrà reimpiantare l’Ogliarola, specie che invece risente pesantemente le conseguenze dell’attacco, lo potrà fare senza incorrere in sanzioni; importante e tassativo è che si trovi a 20 km dal limite sud della zona cuscinetto. In altre parole lo potrà fare a Taviano, non a Surbo.

Oltre a “liberare” gli ulivi, la decisione del comitato tecnico europeo affranca anche le barbatelle della zona di Otranto relativamente a tre cultivar (Negramaro, Primitivo e Cabernet Sauvignon), che la ricerca scientifica ha dimostrato essere fuori dal raggio di azione della Xylella. I vivaisti di quella zona del Salento possono tirare un sospiro di sollievo e tornare a commercializzare il loro prodotto dopo uno stallo che ha messo in ginocchio numerose aziende agricole. A conti fatti, dei 4.500 km quadrati col disco rosso, per 3.500 è scattato il semaforo verde. Per il capitolo degli alberi monumentali inoltre è stato escluso l’espianto in caso di ulivi secolari anche se nel raggio dei 100 metri da una pianta infetta “a patto che vengano protetti dal vettore tramite reti e ispezionati periodicamente”.

Spetta ora ai livelli nazionale e regionale calare nella pratica e gestire questa nuova situazione. Come indirizzare gli olivicoltori verso la ripresa di un settore stremato in questi quattro anni di calvario; come premiare chi sceglierà di privilegiare le cultivar scientificamente testate dai ricercatori: queste ed altre questioni saranno a breve affrontate a Roma e a Bari.

CASARANO – Una foto “emblematica” del periodo, dal punta di vista ambientale e meteorologico, quella scattata e inviata a piazzasalento.it da un lettore di Casarano. Dal “nebbione” che sta caratterizzando da giorni le prime ore del mattino (complice l’alta pressione e l’escursione termica tra il giorno e la notte), spunta ciò che rimane di alcuni alberi d’ulivo fortemente rimondati per la Xylella. In un terreno in stato d’abbandono, dal tronco in primo piano un paio di ramoscelli si ostino, tuttavia, a voler vegetare, in un contesto a dir poco compromesso. Siamo in contrada Palla, in una campagna non lontana dalla strada provinciale per  Supersano.

Continuate ad inviare le vostro foto e segnalazioni all’indirizzo email redazione@piazzasalento.it.

Gallipoli –  “Non è stato un negoziato agevole ma possiamo dire di aver raggiunto gli obiettivi prefissati”: questa la valutazione congiunta del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e dell’assessore Leo di Gioia al “via libera” del Comitato fitosanitario europeo al testo che modifica la Decisione comunitaria n. 789 del 2015 e che attualmente disciplina le misure di contrasto alla Xylella fastidiosa.

La Regione: tutelati anche i Monumentali. In arrivo bando per ripristinare il potenziale produttivo. La più rilevante delle modifiche – per la Regione – è l’autorizzazione al reimpianto di oliveti nelle aree infette. Approvate altre due proposte avanzate dalla Regione Puglia in questi anni di negoziato con Bruxelles: la prima interessa l’importante distretto vivaistico salentino; la seconda riconosce il valore degli ulivi secolari e monumentali i quali, se non infetti, non saranno abbattuti anche nel caso ricadessero nel raggio di 100 metri attorno ad una pianta infetta per essere, invece, isolati con reti e protetti dal contagio esterno”. Per Emiliano e Di Gioia si tratta di “un primo significativo risultato per risarcire il territorio e garantire un futuro al settore olivicolo salentino”, precisano il presidente Emiliano e l’assessore di Gioia. “Abbiamo ora reali opportunità di rilanciare il territorio e guardare con maggior ottimismo al futuro – proseguono i due amministratori regionali – grazie anche alle risorse del Piano sviluppo regionale Puglia 2014-2020: a breve, difatti, pubblicheremo il bando della misura 5.2 per il ripristino del potenziale produttivo. E attiveremo una misura per gli investimenti aziendali specifica per le aziende olivicole salentine colpite da Xylella fastidiosa.  La ricerca ha in questo percorso di rilancio un ruolo imprescindibile: servono nuove cultivar resistenti in grado di convivere con la fitopatia senza intaccare l’economia del territorio. Abbiamo – concludono Emiliano e Di Gioia – pieno supporto da Bruxelles, sia di sostenibilità finanziaria sia operativa.  Come anche, lo auspichiamo, in sede nazionale avendo chiesto al Ministero un intervento anche attraverso un capitolo della legge di bilancio”

Stefàno: merito del Governo per questo primo importante passo. Ma restiamo prudenti. “Un’ottima notizia peri l mondo agricolo pugliese: finalmente arriva l’aggiornamento che tutti aspettavamo con impazienza e che riaccende almeno in parte le speranze degli olivicoltori”: questo il commento del sen. Dario Stefàno, capogruppo in Commissione Agricoltura del Senato ed ex assessore regionale all’Agricoltura. Va riconosciuto il merito al governo italiano, nella persona del Ministro Martina, che ha guidato in questi mesi in sede europea un importante e costante lavoro di squadra, tecnico e diplomatico, per arrivare a questo esito. Il reimpianto rappresenta una scommessa di cui non conosciamo con certezza i risultati a lungo periodo, sicché prudenza vuole che sia considerato come un successo iniziale che libera in parte anche il sistema vitivinicolo da vincoli insopportabili e che ci deve spronare ad accelerare nello sviluppo di soluzioni, supportate sul piano scientifico, per risolvere presto questa drammatica situazione”.
Abaterusso: molte delle risorse del piano di sviluppo siano destinate al contrasto della batteriosi. Tra le prime reazioni c’è quella di Ernesto Abaterusso, capogruppo regionale di Articolo 1, di Patù, soddisfatto ma critico con la Regione: “è una  risposta adeguata alle nostre sollecitazioni e alle esigenze di un intero territorio e di un comparto che rischiano di pagare un prezzo troppo alto per l’inefficienza di una Regione oltremisura distratta” Per Abaterusso la decisione Ue “chiama le istituzioni preposte, in primo luogo la Regione, a una sempre maggiore presa di responsabilità. È quello che Art1-Mdp chiede da tempo al Presidente Emiliano e alla sua Giunta, fino ad oggi rimasto lettera morta: la programmazione di una seria ed efficace strategia di contenimento del fenomeno oltre alla revisione del Psr 2017-2020 per far sì che molte delle risorse a disposizione siano destinate al contrasto della batteriosi”.

Caroppo: Una buona notizia ma la Regione non si azzardi a vantarsene. “Che sia caduto il divieto di reimpianto in parte della zona infetta (quella più a sud della Puglia) è una buona notizia, ma dal Governo regionale nessuno si azzardi a vantarlo come merito – rimarca il consigliere regionale Andrea Caroppo, di recente passato da Fi a Salvini premier – se alla scoperta del batterio si fosse fatto quanto chiesto dalla Ue (il piano straordinario del commissario Silletti, ndr) il divieto non ci sarebbe nemmeno stato. La responsabilità della morte di milioni di alberi e della messa in crisi di un intero settore e del relativo comparto è, infatti, solo di Emiliano che ha prima boicottato e poi omesso di adottare qualunque misura di contrasto al batterio. In ogni caso la Xylella continua ad avanzare: dobbiamo mettere in ginocchio anche il Barese e il Foggiano?».

Blasi: recuperiamo il tempo perduto. E contrastiamo i focolai d’ignoranza anti ricerca. Anche per il consigliere regionale Sergio Blasi “la Regione Puglia è ora chiamata a recuperare il tempo perduto; dovrà altresì porsi il compito di tutelare la ricerca scientifica, di favorire le buone pratiche e di contrastare il diffondersi di focolai d’ignoranza, una epidemia questa più pericolosa della Xylella stessa”. Per Blasi il camino è lungo e in salita; positiva la decisione del Comitato fitosanitario europeo di rafforzare le ispezioni in tutti quei Paesi in cui ci sono specie esposte all’attacco.

Donato Boscia, Cnr Bari

Gallipoli – Si è parlato – e tanto – di Xylella e di Puglia al quarto convegno nazionale sull’olio e l’olivo oggi a Pisa. Grande l’attenzione verso la malattia che ha colpito buona parte del Salento e sui pericoli di una diffusione in altri territori italiani ma anche dei finanziamenti europei che stanno sostenendo i programmi di ricerca che coinvolgono Università e centri di studiosi di mezzo mondo. “L’identificazione nel 2013 di un focolaio di Xylella fastidiosa in uliveti nella penisola salentina ha determinato un’emergenza fitosanitaria di proporzioni senza precedenti per l’Unione europea, per la perdita completa della produttività di gran parte delle piante colpite e l’abbondante presenza di un efficace insetto vettore del batterio”: ha detto tra l’altro Donato Boscia, dell’Istituto per la protezione sostenibile del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari al convegno promosso dalla Scuola Superiore Sant’Anna e dall’Università di Pisa. Per combattere questa “epidemia” sono stati finanziati anche due progetti di ricerca europei, come ha relazionato il dottor Boscia: “Tra le attività di particolare rilievo – ha detto ancora lo studioso – ci sono quella della ricerca nel germoplasma di olivo e di fonti di resistenza alla Xylella fastidiosa”. Del resto il ruolo della ricerca scientifica è utile anche su altri versanti, ha aggiunto Luca Sebastiani della Scuola Sant’Anna, perché sta “cercando di prevedere gli effetti dei cambiamenti climatici in atto per riuscire a offrire agli agricoltori un panorama di varietà dell’olivo più ampio e in grado di mitigarne gli effetti negativi degli eventi climatici estremi che sempre più frequentemente affliggono la coltivazione di questa specie”.

Gallipoli – Una operazione in due mosse, una a livello regionale e l’altra a livello nazionale, con un unico scopo: portare sollievo e iniezioni di ripresa ad una agricoltura stremata dall’attacco del patogeno Xylella fastidiosa. Lo propone con una lettera al ministro delle Risorse agricole Maurizio Martina il senatore Dario Stefàno, già assessore regionale all’Agricoltura. Nelle ore in cui si attende da Bruxelles il definitivo via libera al reimpianto di ulivi delle varietà Leccino e Favolosa, riconosciuti dai ricercatori come resistenti al batterio da quarantena venuto dalle Americhe (via Rotterdam, secondo una ricostruzione tra le più plausibili), il senatore salentino lancia la proposta di una “riconversione produttiva” che, accanto ai “nuovi” ulivi, possa vedere sorgere zone coltivate a vite. Stefàno chiede “un tavolo per definire una nuova strategia, condivisa e concordata con il territorio, per la lotta alla Xyella, con cui poter valutare la possibilità di affiancare la riconversione produttiva alle attività di reimpianto di specie resistenti, quali strumenti di rilancio dell’agricoltura nelle zone afflitte dal patogeno”. Il tavolo di lavoro servirebbe a concertare un percorso legislativo fattibile e piuttosto rapido a Bari come a Roma con la legge di bilancio in arrivo. Poiché si tratta di modificare sia l’assegnazione della quota di superficie vitata divisa per regioni, sia quella regionale ripartita per province. Com’è noto, l’Italia ha a disposizione l’aumento dell’1% di impianti di vite pari a 65mila ettari; di questi 800 sono nella disponibilità della Regione pugliese. Ciò che chiede Stefàno è un lieve aumento della quota nazionale a favore della Puglia (da 800 a 850, per esempio) e poi il passo successivo di una più sostanziosa fetta di autorizzazioni di nuovi vigneti, nell’ambito regionale, per il Salento, notoriamente la zona che ha pagato il conto più salato per l’arrivo del morbo micidiale. Una scelta, questa, che lo scorso anno purtroppo non è stata effettuata. Se operata, di concerto col Mipaaf – rileva il parlamentare – entro gennaio prossimo, potrebbe portare benefici già dal prossimo anno”.

Gallipoli – Se non cambiano le davvero sudate carte in tavola e se il Comitato fitosanitario europeo il 18 e 19 ottobre modifica la precedente Decisione comunitaria del 2015, sotto l’albero di Natale o giù di lì gli olivicoltori pugliesi troveranno tre novità da tempo invocate. Dopo quella data e a risultato acquisito su possibilità di reimpianto di varietà di ulivo resistenti alla Xylella, tutela dei Monumentali non infetti nel raggio di cento metri da pianta già attaccata e liberalizzazione di tre varietà di vite immuni dal batterio, ci vorranno due mesi circa perché la nuova Decisione sia pubblicata e diventi efficace. Salvo imprevisti che a questo punto non dovrebbero più esserci, il traguardo che consente un minimo di respiro – non immediato ai fini della capacità di produrre da parte dei giovani alberi – sarà tagliato.

“Dobbiamo dire grazie al mondo scientifico – afferma Giovani Melcarne, a capo di una società che produce olio Dop a Gagliano del Capo e dintorni – questo risultato è merito loro, del loro lavoro”. Un altro grazie allo stesso indirizzo lo manda per un altro motivo: “Intorno a questo grave problema – aggiunge Melcarne – si è creato un solido rapporto di collaborazione e fiducia tra i ricercatori e gli agricoltori di base, che hanno suggerito o seguito indicazioni che hanno poi portato a risultati come la varietà Favolosa e il Leccino in grado di convivere senza danni col batterio; adesso è la volta dei semenzali, gli ulivi selvatici. Ora però non dobbiamo perdere tempo: ne va dell’entusiasmo e dell’interesse che tanti di noi ancora nutrono verso questo comparto, mentre alcuni hanno già deposto le armi, scoraggiati”.

Non si poteva fare prima? Mentre gli amministratori pubblici ed i politici si dividono tra accusatori pessimisti e prudentemente ottimisti, chi ha seguito con occhio tecnico la vicenda non si straccia le vesti, avendo peraltro detto per tempo – in veste di ricercatore – che i tempi di sperimentazioni e verifiche non potevano essere inferiori ai due anni. L’Unione europea deve, di conseguenza e prima di cambiare decisioni già ufficializzate, aspettare l’ultima parola dalla loro bocca. “Dicono che si poteva fare già a giugno ciò che si farà ad ottobre – dice il dottor Donato Boscia, direttore dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante del Consiglio nazionale delle ricerche, sede di Bari – ma quella riunione di fine giugno tra la direzione generale della Commissione europea e gli uomini-chiave dei diversi progetti, con due giorni di domande su tutti gli aspetti, ha aperto la strada alle conclusioni che si andranno a tirare, nel contempo giustificando agli occhi dell’Europa la bontà degli investimenti fatti nella ricerca”.   Sempre in veste di coordinatore dei maggiori progetti europei con partecipanti internazionali – X factor e Ponte – Boscia parteciperà il 13 e 14 novembre alla Conferenza europea sulla Xylella che si terrà a Palma di Maiorca, isole baleari.  Non è un caso: adesso è la Spagna sotto tiro, nelle isole in questione appunto per gli ulivi e per il mandorlo nella zona di Siviglia ed Alicante e anche da lì hanno invitato il Cnr di Bari, in vista della Conferenza europea che sarà curata dall’Efsa (ente dell’Ue) e dai coordinatori dei maggiori progetti finalizzati proprio alla ricerca delle cultivar resistenti all’epidemia.

Nuovi focolai, in questa fase in cui i controlli sono ripresi a ritmi serrati, sono stati riscontrati nelle campagne di Ceglie messapica, Cisternino e Ostuni. Con un focolaio vero e proprio: alcuni alberi infetti che i proprietari non volevano espiantare per evitare la propagazione del contagio, sono stati incendiati due notti fa da ignoti. Ma c’è chi pensa che la tensione (o disperazione) è arrivata ormai a livelli tali che qualcuno sta cominciando illusoriamente a pensare di poter fare da sé.

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Gallipoli – “E’ finito il tempo dei proclami e delle promesse, bene le rassicurazioni dell’assessore Di Gioia ma è tempo di agire con i fatti: a due anni e mezzo dai proclami del presidente Emiliano in campagna elettorale, in cui prometteva e garantiva il suo impegno a risolvere la questione Xylella, è giunto il momento di ascoltare le richieste del territorio e mettere in atto provvedimenti di carattere ordinario e straordinario”: nel giorno della protesta a Lecce con trattori cartelli e slogan contro la Regione, il consigliere Erio Congedo (Fratelli d’Italia) apre una linea di credito per l’assessore Leonardo Di Gioia, di cui i manifestati anche chiesto con una lettera aperta e col corteo di stamattina le dimissioni. “Nell’immediato – chiede il consigliere Congedo – occorrono modifiche al Psr (piano sviluppo regionale)  2014-2020 per calibrarne le misure alla situazione venutasi a creare; ristoro immediato agli operatori agricoli, olivicoli e vivaisti; azione incisiva per ottenere dall’UE la possibilità di reimpianto; sostegno alla ricerca. A questo è necessario affiancare azioni di carattere straordinario e emergenziale, come una legge nazionale che riconosca lo stato di disastro ambientale e possa fungere da ‘piano Marshall’ che ridisegni e rilanci l’agricoltura salentina e l’economia del territorio”.

“Individuare le risorse necessarie ad avviare monitoraggi, coinvolgendo sia gli operatori agricoli locali che tutte le università e gli enti di ricerca, a partire dall’Università del Salento, al fine di studiare il germoplasma delle piante di ulivo che pur trovandosi nelle zone definite infette, non presentano alcun sintomo della malattia”: questo l’obiettivo di una mozione depositata dal consigliere regionale M5S Cristian Casili, di Nardò e vice presidente della V Commissione Ambiente. “Sono frequenti le segnalazioni – continua il consigliere regionale – provenienti anche dai produttori olivicoli leccesi, di piante di ulivo afferenti a varietà sia spontanee che coltivate che non presentano alcun sintomo di infezione. Viceversa pervengono segnalazioni di piante della varietà Leccino, finora considerata resistente, che manifestano i sintomi del disseccamento. Il germoplasma locale rappresenta una risorsa genetica fondamentale costituita da una serie successiva di incroci avvenuti in natura che hanno arricchito la biodiversità olivicola locale, a partire da varietà da sempre esistenti sul nostro territorio, tanto da fornire soluzioni concrete per la gestione della malattia, alternative all’introduzione di cultivar alloctone che essendo estranee ai nostri ambienti richiederebbero tecniche colturali e condizioni pedoclimatiche non coincidenti con quelle del territorio salentino”. Casili ribadisce poi il suo “no” al piano che prevede gli espianti degli ulivi infetti e delle piante anche non malate in un raggio di 200 metri da quelle contagiate e ricorda come “negli Stati Uniti la strategia di gestione della malattia di Pierce che colpisce la vite, abbia escluso da anni la possibilità di eradicazione puntando piuttosto ad una più concreta strategia di convivenza”. E’ dunque più che mai “indispensabile” per Casili “avviare un’attività di monitoraggio e censimento georeferenziato delle piante coltivate e/o semenzali che si trovano nella zona infetta, per ottenere informazioni volte ad individuare le piante che, dalla comparsa dei primi sintomi ad oggi, non manifestano alcun disseccamento”.

ulivi malati zona la castellana gallipoliNARDÒ. Nell’ultima riunione del Consiglio comunale c’è stato spazio anche per il dramma dell’infezione degli ulivi a causa del batterio Xylella. è stato approvato un documento promosso da Cia Lecce (Confederazione italiana agricoltori) e da Italia Nostra sezione Sud Salento, con il quale si chiede all’Unione europea, al Governo e alla Regione Puglia, l’adozione di una legge speciale, uno specifico progetto di rilancio dell’olivicoltura salentina e interventi di carattere ambientale, paesaggistico e culturale.

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ACQUARICA DEL CAPO. Con la piantumazione di 200 giovani alberi d’ulivo di 16 diverse varietà all’interno di un appezzamento di terreno di 2 ettari circa in contrada “Rancate” ad Acquarica, si è dato il via questa mattina al progetto sperimentale della Coldiretti di Lecce, finalizzato alla individuazione di una strategia adatta a sconfiggere il batterio che rischia di distruggere l’olivicoltura salentina. L’esperimento, autorizzato dalla Regione Puglia e realizzato in collaborazione col Consorzio agrario di Lecce e con gli istituti universitari pugliesi, è stato avviato presso l’azienda agricola di Francesco Gianfreda e Francesca Martella, all’interno della quale sono presenti ulivi secolari di varietà “ogliarola” infette da Xylella fastidiosa. Alla cerimonia, presenti numerosi (e interessati) olivicoltori delle zona, hanno preso parte Giuseppe Brillante, Pantaleo Piccinno e Gianni Cantele, rispettivamente direttore provinciale, presidente provinciale e presidente regionale della Coldiretti, i sindaci di Acquarica e Ugento (Francesco Ferraro e Massimo Lecci) e l’onorevole Rocco Palese. Il titolare dell’azienda che ospita la sperimentazione ha sottolineato lo stato di “estrema criticità” dell’olivicoltura salentina: «Se fino a ieri abbiamo utilizzato quanto guadagnavamo dagli ulivi per realizzare gli   appartamenti in zona di mare, oggi dobbiamo utilizzare le entrate provenienti dagli alloggi al mare per poter conservare il nostro patrimonio olivicolo». Un duro attacco alle istituzioni politiche è partito dal sindaco Ferraro: «L’olivicoltura nel Salento è stata da sempre la colonna portante dell’economia. I matrimoni venivano programmati tenendo conto dell’annata buona della raccolta delle olive. Allo stesso modo tante famiglie hanno potuto permettersi di laureare i propri figli grazie alle entrate provenienti dall’olivicoltura, un settore che da lavoro a circa 150mila addetti. Non capisco le istituzioni politiche che si mobilitano se un centinaio di operai perde il posto di lavoro e si rendono latitanti di fronte al rischio che a perdere il lavoro siano decine di migliaia di persone».

Dello stesso tenore l’intervento del parlamentare di Acquarica Rocco Palese, che ha invocato “una legge speciale” per combattere la Xylella prevedendo “poteri straordinari” per un commissario nominato ad hoc. «Per noi la Xylella è stata peggio di un terremoto – ha dichiarato Palese – e un terremoto non si affronta con strumenti convenzionali». Su posizioni differenti il presidente regionale Coldiretti, Gianni Cantele, che ha accusato Ferraro di aver fatto un comizio. «La politica faccia il suo mestiere e proponga soluzioni» ha detto Cantele.  Nel corso della manifestazione si è appreso che sono 54 i comuni che hanno adottato una delibera per chiedere all’Unione Europea di rimuovere il provvedimento che vieta i nuovi impianti olivicoli.

ulivi malati strada alezio-taviano (4)Acquarica del Capo – Sedici varietà diverse di ulivo (sulle 1.200 conosciute) piantate in un campo sperimentale, autorizzato dalla Regione Puglia e realizzato da Coldiretti Lecce a seguito dell’accordo quadro sottoscritto con le Istituzioni universitarie e di ricerca pugliesi. Sponsor principale il Consorzio agrario di Lecce.

La data storica è fissata per mercoledì 10 agosto alle ore 9.30, orario in cui si terrà anche una conferenza stampa “dal vivo”. Saranno messe a dimora circa 200 piante di giovani ulivi ad Acquarica del Capo, contrada Rancate, presso l’azienda agricola dei coniugi Francesca Martella e Francesco Gianfreda, in un appezzamento di due ettari in cui sono presenti già piante secolari di ulivo di varietà ogliarola infette da Xylella fastidiosa.

Sarà anche l’occasione per  “consegnare” ufficialmente le bozze delle deliberazioni dei Comuni salentini per avanzare alle Istituzioni interessate la richiesta di libertà di impianto degli ulivi e delle specie ospiti di xylella, rimuovendo l’attuale veto.

 

 

mappa-xylella-aprile-2016RACALE. Il 4 maggio la Corte di giustizia europea si pronuncia sugli eradicamenti degli ulivi infetti ed anche di quelli ritenuti indenni ma che ricadono in un raggio di cento metri da quelli malati. Il fasciolo sui ricorsi e le opposizioni agli sradicamenti, compresa l’iniziativa della Procura della Repubblica di Lecce che ha messo sotto sequestro le piante indiziate, è stato passato dai giudizi europei dai loro colleghi del Tribunale amministrativo del Lazio, cui si erano rivolti alcuni imprenditori agricoli del Brindisino. E a Lussemburgo hanno deciso che la questione Xylella merita la procedura d’urgenza rispetto ad altre vertenze pure in calendario in questi giorni.

Il segnale è chiaro: l’Unione europea guarda all’epidemia batterica con la solita paura, fin da quando si è individuati l’agente aggressore, molto probabilmente finito in Italia e nei vivai del Gallipolino attraverso la porta (troppo spalancata e senza controlli) del porto olandese di Rotterdam. A rendere ancora più evidente la preoccupazione vi è la notizia che il governo grco si è costituoto parte civile (cioè potenzialmente danneggiata) presso la Corte di giustizia che deciderà, in soldoni, se il provvedimento esecutivo emesso dala Ue – il n. 789 del maggio 2015 – sia da ritenere efficace e valido a tutti gli effetti.
Se così fosse e a parte prevedibili ulteriori ricorsi giudiziari, gli abbattimenti dovrebbero riprendere e in una zona ben più ampia di quella delimiata un anno fa. L’ultima cartina del contagio infatti sposta la linea della zona da tenere sotto controllo fin sopra Ostuni (Adriatico) e sopra Avetrana (Jonio).
Qui si apre un altro capitolo dolente: quale che sia la sentenza della Corte europea, dovrebbe già essere pronto un monitoraggio recente della situazione, deciso oltre un mese fa. Solo che i 270 agenti fitosanitari (agronomi, periti e agrotecnici) stanno ancora sulla carta e circa 231mila ettari tra i due mari aspettano di essere visionati. «Forse non riusciremo neanche a trovarli tutti i tecnici che ci servono», temono al Dipartimento Agricoltura della Regione. Intanto le buone pratiche dovrebbero andare avanti: con maggio le larve di sputacchima, insetto vettore, diventano adulte.

ulivi malati zona la castellana gallipoliRACALE. Abbattimenti degli alberi infetti in aree esterne a quelle gi+ infette; potature particolari ma senza eradicazioni delle piante entro i cento metri dall’ulivo malato, come aveva deciso l’Unione europea che, in un primo momento, aveva indicato l’area da quarantena in due metri di raggio; buone pratiche in maniera sempre più diffusa ed estesa, come si dovrebbe fare sempre in pratica; assunzione per quattro mesi di 270 tecnici tra agronomi, peiriti agrari e agrotecnici per monitorare dalle province di Brindisi e Bari in su. Il piano regionale, del “dopo-Silletti”, dal nome del’ex comissario per l’emergenza durato meno di un anno e attuale capo del Corpo forestale di Puglia, ha preso forma e proprio in questi giorni è all’esame dei comitati nazionali fitosanitari riunti a Bruxelles.

Non è detto che il piano sia accolto bene e che gli altri Paesi europei si sentano rassicurati dalle misure adottate dalla Regione Puglia e sostenute dal ministero dell’Agricoltura. Come si ricorderà, gli interventi da attuare in casi di presenza di batteri da quarantena, come la Xylella fastidiosa e le sue sottospecie, sono piuttosto drastici e nel Salento hanno portato allo svellimento di ulivi per alcune centinaia. Le misure partite dall’Italia per l’Ue sono comunque differenziate in base alle diverse classificazioni delle zone interessate; gli ulivi secolari sono comunque protetti.

Mentre la Procura di Lecce segue l’evolversi della situazione dopo aver messo sotto sequestro gli ulivi evitandone l’abbattimento, la Corte di Giustizia europea ha respinto il ricorso di 29 aziende biologiche, condannandole alle spese, che volevano contrastare il piano Silletti in materia di fitofarmaci soprattutto e di quanto contenuto nel decreto del ministro Martina del 19 giugno 2015. Tra le imprese “bocciate” dai giudici europei ce ne sono di Alliste, Galatone, Lequile, Lecce, Salve, Miggiano, Specchia, Ugento, Castrignano del Capo, Cutrofiano, Presicce, Calimera, Melendugno, Ruffano, Trepuzzi, Tricase, Maglie ed Erchie (Brindisi).

xylella gallipoli zona suali

Dal sito “infoxylella” due foto dello stesso luogo, in zona Sauli tra Gallipoli e Taviano, scattate a distanza di due anni e mezzo

«La Xylella fastidiosa è responsabile della malattia che sta distruggendo gli alberi di ulivo nell’Italia Meridionale, secondo quanto confermato da un nuovo studio. L’oleandro e la poligala a foglie di mirto muoiono a causa del ceppo pugliese del batterio, ma i limoni, la vite e il leccio sembrano essere resistenti»: inizia così il documento ufficiale della massima Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) con sede a Reggio Emilia.
Le ormai note “prove di patogenicità” – invocate con una forte dose di scetticismo da parte di alcuni gruppi ambientalisti ma che richiedevano del tempo per essere concluse – hanno dato ragione alle intuizioni dei ricercatori del Cnr di Bari, al dirigente Donato Boscia e al professore Martelli, della Facoltà di agraria del capoluogo regionale. Il progetto che ha dato le temute conferme, è stato finanziato dalla stessa Efsa: «Sono questi i risultati di un’indagine sui diversi ospiti della X. fastidiosa CoDiRo condotta in Puglia nel corso degli ultimi due anni. Gli scienziati del Consiglio nazionale delle ricerche – si legge nella nota ufficiale – hanno esposto le principali varietà di piante da frutto perenni al batterio attraverso l’inoculazione artificiale e l’esposizione agli insetti vettori sul campo. Sono state testate piante da frutto mediterranee, come l’ulivo, la vite, il limone, il mandorlo, il pesco, il ciliegio e il pruno, oltre ad essenze boschive come il leccio e specie ornamentali come l’oleandro e la poligala a foglie di mirto».

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...