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xylella fastidiosa

TAVIANO. Riflettori puntati su agricoltura e Xylella nell’incontro di venerdì 17 novembre alle ore 18,30 presso il Palazzo Marchesale, promosso dall’associazione culturale “Cambia-menti”. A distanza di quasi tre anni dal primo convegno realizzato dal gruppo tavianese, si torna a discutere di territorio ed economia, segnate entrambe dal flagello della Xylella fastidiosa sugli ulivi. “Fascia costiera ionica: quale futuro per l’agricoltura?” è il titolo dell’incontro realizzato in collaborazione con il collettivo fotografico Xima (che ha anche allestito una mostra nella sala Miggiano) e con il patrocinio del Comune di Taviano. Dopo i saluti del presidente e del Sindaco di Taviano Giuseppe Tanisi, interverrà l’assessore all’agricoltura e mercato ortofrutticolo, promozione e valorizzazione risorse Marco Stefàno. La parola andrà poi agli esperti Fabio Ippolito (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali – Università del Salento), Antonio Longo e Pierpaolo Luca (Sud-Project), i quali illustreranno il frutto del loro lavoro sul tema oggetto di dibattito: prove sperimentali messe in atto per il contenimento del batterio Xylella fastidiosa con interventi endoterapici associati ad induttori di resistenza; sperimentazione di colture arboree alternative all’olivo mediante l’utilizzo di acque reflue affinate; estirpazione e reimpianto: normativa, varietà consigliate, tecniche colturali, aree geografiche vocate e risorse finanziarie disponibili nel Programma di Sviluppo Rurale Puglia 2014-2020.

 

UGGIANO LA CHIESA – “Emergenza Xylella: olivicoltura e rinascita del settore” è l’incontro promosso dal Comune di Uggiano la Chiesa, in collaborazione con Aprol Lecce, venerdì 3 novembre, alle ore 18, presso l’auditorium Santi Medici. In primo piano il recente via libera al reimpianto degli ulivi nel Salento arrivato dal Comitato fitosanitario permanente di Bruxelles (entro gennaio è attesa la ratifica della decisione da parte dell’Unione Europea). Saranno presenti, oltre al sindaco Salvatore Piconese, il presidente di Aprol Lecce Pantaleo Greco e il vice presidente della Commissione agricoltura della Regione Puglia Ernesto Abaterusso.

«Si tratta di un’iniziativa pubblica sul tema del “reimpianto” degli ulivi e sulla possibilità che i nostri coltivatori possano ridefinire una nuova prospettiva per il settore olivicolo. Inoltre, il Comune di Uggiano la Chiesa, in collaborazione con Aprol, metterà a disposizione dei cittadini uno sportello pubblico per informare e assistere i produttori agricoli», afferma il sindaco Piconese.

Gallipoli – Arrivano 42 milioni ai produttori olivicoli colpiti dalla Xylella fastidiosa, all’indomani del “via libera” del Comitato fitosanitario europeo al reimpianto ed alla commercializzazione di barbatelle di vigna anche se solo di tre cultivar. E, per una volta, i finanziamenti provenienti dal Piano regionale di sviluppo rurale mettono d’accordo tutti, viste i distinguo e i rimproveri per i “ritardi” piovuti da dentro e da fuori la maggioranza del presidente Michele Emiliano dopo la positiva risposta di Bruxelles. “I fondi stanziati dalla Regione Puglia attraverso il Piano di sviluppo rurale sono un primo decisivo passo per il rilancio dell’indotto economico di olivicoltori e vivaisti salentini, in attesa che l’Ue e tutti gli stati membri recepiscano le direttive del Comitato fitosanitario sul reimpianto degli ulivi. Finanziamenti importanti anche perché arrivano con la tempistica giusta, è bene sottolinearlo, rispetto al lavoro svolto a Bruxelles”. Ma tutto questo, seppur fondamentale, non è sufficiente; si può e si deve fare di più”: è la valutazione del consigliere Sergio Blasi di Melpignano, che enumera i successivi passi. Il governo nazionale dovrebbe aggiungere ai 42 milioni una sua quota di co-finanziamento; poi vanno trovati i modi di tutelare anche i piccoli proprietari terrieri salentini, che poi sono la gran parte degli olivicoltori, “ad oggi tagliati fuori da qualsiasi forma di aiuto economico”. A riprova, si sottolinea il dato che delle circa 1.650 domande di ristoro presentate alla Regione, “la maggior parte arrivano proprio da proprietari di piccoli e piccolissimi appezzamenti olivetati, da uno a tre ettari, fuori di fatto dal comparto economico, che però costituiscono la spina dorsale del paesaggio olivicolo salentino”, secondo Blasi. Servono qui di per loro “interventi specifici, diversificati da quelli previsti per il comparto oleario”. “Proporrò uno specifico provvedimento per la tutela dei piccoli e piccolissimi proprietari di appezzamenti olivetati da inserire in sede di approvazione della legge di Bilancio 2018, la cui discussione avverrà in Consiglio regionale il prossimo dicembre”, conclude Blasi.

 

Gallipoli – Il “via libera” tanto atteso è finalmente arrivato: si possono ripiantare ulivi nella zona infettata dal batterio Xylella fastidiosa. Il divieto – imposto con una decisione comunitaria di luglio del 2015 – viene tolto anche per tutte lee specie ospiti, come i mandorli. Non solo: il Comitato fitosanitario europeo stamattina ha “raccomandato” di mettere a dimora ulivi delle due varietà risultate resistenti all’attacco del batterio da quarantena cioè Leccino e Favolosa, ma se un agricoltore vorrà reimpiantare l’Ogliarola, specie che invece risente pesantemente le conseguenze dell’attacco, lo potrà fare senza incorrere in sanzioni; importante e tassativo è che si trovi a 20 km dal limite sud della zona cuscinetto. In altre parole lo potrà fare a Taviano, non a Surbo.

Oltre a “liberare” gli ulivi, la decisione del comitato tecnico europeo affranca anche le barbatelle della zona di Otranto relativamente a tre cultivar (Negramaro, Primitivo e Cabernet Sauvignon), che la ricerca scientifica ha dimostrato essere fuori dal raggio di azione della Xylella. I vivaisti di quella zona del Salento possono tirare un sospiro di sollievo e tornare a commercializzare il loro prodotto dopo uno stallo che ha messo in ginocchio numerose aziende agricole. A conti fatti, dei 4.500 km quadrati col disco rosso, per 3.500 è scattato il semaforo verde. Per il capitolo degli alberi monumentali inoltre è stato escluso l’espianto in caso di ulivi secolari anche se nel raggio dei 100 metri da una pianta infetta “a patto che vengano protetti dal vettore tramite reti e ispezionati periodicamente”.

Spetta ora ai livelli nazionale e regionale calare nella pratica e gestire questa nuova situazione. Come indirizzare gli olivicoltori verso la ripresa di un settore stremato in questi quattro anni di calvario; come premiare chi sceglierà di privilegiare le cultivar scientificamente testate dai ricercatori: queste ed altre questioni saranno a breve affrontate a Roma e a Bari.

CASARANO – Una foto “emblematica” del periodo, dal punta di vista ambientale e meteorologico, quella scattata e inviata a piazzasalento.it da un lettore di Casarano. Dal “nebbione” che sta caratterizzando da giorni le prime ore del mattino (complice l’alta pressione e l’escursione termica tra il giorno e la notte), spunta ciò che rimane di alcuni alberi d’ulivo fortemente rimondati per la Xylella. In un terreno in stato d’abbandono, dal tronco in primo piano un paio di ramoscelli si ostino, tuttavia, a voler vegetare, in un contesto a dir poco compromesso. Siamo in contrada Palla, in una campagna non lontana dalla strada provinciale per  Supersano.

Continuate ad inviare le vostro foto e segnalazioni all’indirizzo email redazione@piazzasalento.it.

Gallipoli –  “Non è stato un negoziato agevole ma possiamo dire di aver raggiunto gli obiettivi prefissati”: questa la valutazione congiunta del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e dell’assessore Leo di Gioia al “via libera” del Comitato fitosanitario europeo al testo che modifica la Decisione comunitaria n. 789 del 2015 e che attualmente disciplina le misure di contrasto alla Xylella fastidiosa.

La Regione: tutelati anche i Monumentali. In arrivo bando per ripristinare il potenziale produttivo. La più rilevante delle modifiche – per la Regione – è l’autorizzazione al reimpianto di oliveti nelle aree infette. Approvate altre due proposte avanzate dalla Regione Puglia in questi anni di negoziato con Bruxelles: la prima interessa l’importante distretto vivaistico salentino; la seconda riconosce il valore degli ulivi secolari e monumentali i quali, se non infetti, non saranno abbattuti anche nel caso ricadessero nel raggio di 100 metri attorno ad una pianta infetta per essere, invece, isolati con reti e protetti dal contagio esterno”. Per Emiliano e Di Gioia si tratta di “un primo significativo risultato per risarcire il territorio e garantire un futuro al settore olivicolo salentino”, precisano il presidente Emiliano e l’assessore di Gioia. “Abbiamo ora reali opportunità di rilanciare il territorio e guardare con maggior ottimismo al futuro – proseguono i due amministratori regionali – grazie anche alle risorse del Piano sviluppo regionale Puglia 2014-2020: a breve, difatti, pubblicheremo il bando della misura 5.2 per il ripristino del potenziale produttivo. E attiveremo una misura per gli investimenti aziendali specifica per le aziende olivicole salentine colpite da Xylella fastidiosa.  La ricerca ha in questo percorso di rilancio un ruolo imprescindibile: servono nuove cultivar resistenti in grado di convivere con la fitopatia senza intaccare l’economia del territorio. Abbiamo – concludono Emiliano e Di Gioia – pieno supporto da Bruxelles, sia di sostenibilità finanziaria sia operativa.  Come anche, lo auspichiamo, in sede nazionale avendo chiesto al Ministero un intervento anche attraverso un capitolo della legge di bilancio”

Stefàno: merito del Governo per questo primo importante passo. Ma restiamo prudenti. “Un’ottima notizia peri l mondo agricolo pugliese: finalmente arriva l’aggiornamento che tutti aspettavamo con impazienza e che riaccende almeno in parte le speranze degli olivicoltori”: questo il commento del sen. Dario Stefàno, capogruppo in Commissione Agricoltura del Senato ed ex assessore regionale all’Agricoltura. Va riconosciuto il merito al governo italiano, nella persona del Ministro Martina, che ha guidato in questi mesi in sede europea un importante e costante lavoro di squadra, tecnico e diplomatico, per arrivare a questo esito. Il reimpianto rappresenta una scommessa di cui non conosciamo con certezza i risultati a lungo periodo, sicché prudenza vuole che sia considerato come un successo iniziale che libera in parte anche il sistema vitivinicolo da vincoli insopportabili e che ci deve spronare ad accelerare nello sviluppo di soluzioni, supportate sul piano scientifico, per risolvere presto questa drammatica situazione”.
Abaterusso: molte delle risorse del piano di sviluppo siano destinate al contrasto della batteriosi. Tra le prime reazioni c’è quella di Ernesto Abaterusso, capogruppo regionale di Articolo 1, di Patù, soddisfatto ma critico con la Regione: “è una  risposta adeguata alle nostre sollecitazioni e alle esigenze di un intero territorio e di un comparto che rischiano di pagare un prezzo troppo alto per l’inefficienza di una Regione oltremisura distratta” Per Abaterusso la decisione Ue “chiama le istituzioni preposte, in primo luogo la Regione, a una sempre maggiore presa di responsabilità. È quello che Art1-Mdp chiede da tempo al Presidente Emiliano e alla sua Giunta, fino ad oggi rimasto lettera morta: la programmazione di una seria ed efficace strategia di contenimento del fenomeno oltre alla revisione del Psr 2017-2020 per far sì che molte delle risorse a disposizione siano destinate al contrasto della batteriosi”.

Caroppo: Una buona notizia ma la Regione non si azzardi a vantarsene. “Che sia caduto il divieto di reimpianto in parte della zona infetta (quella più a sud della Puglia) è una buona notizia, ma dal Governo regionale nessuno si azzardi a vantarlo come merito – rimarca il consigliere regionale Andrea Caroppo, di recente passato da Fi a Salvini premier – se alla scoperta del batterio si fosse fatto quanto chiesto dalla Ue (il piano straordinario del commissario Silletti, ndr) il divieto non ci sarebbe nemmeno stato. La responsabilità della morte di milioni di alberi e della messa in crisi di un intero settore e del relativo comparto è, infatti, solo di Emiliano che ha prima boicottato e poi omesso di adottare qualunque misura di contrasto al batterio. In ogni caso la Xylella continua ad avanzare: dobbiamo mettere in ginocchio anche il Barese e il Foggiano?».

Blasi: recuperiamo il tempo perduto. E contrastiamo i focolai d’ignoranza anti ricerca. Anche per il consigliere regionale Sergio Blasi “la Regione Puglia è ora chiamata a recuperare il tempo perduto; dovrà altresì porsi il compito di tutelare la ricerca scientifica, di favorire le buone pratiche e di contrastare il diffondersi di focolai d’ignoranza, una epidemia questa più pericolosa della Xylella stessa”. Per Blasi il camino è lungo e in salita; positiva la decisione del Comitato fitosanitario europeo di rafforzare le ispezioni in tutti quei Paesi in cui ci sono specie esposte all’attacco.

Donato Boscia, Cnr Bari

Gallipoli – Si è parlato – e tanto – di Xylella e di Puglia al quarto convegno nazionale sull’olio e l’olivo oggi a Pisa. Grande l’attenzione verso la malattia che ha colpito buona parte del Salento e sui pericoli di una diffusione in altri territori italiani ma anche dei finanziamenti europei che stanno sostenendo i programmi di ricerca che coinvolgono Università e centri di studiosi di mezzo mondo. “L’identificazione nel 2013 di un focolaio di Xylella fastidiosa in uliveti nella penisola salentina ha determinato un’emergenza fitosanitaria di proporzioni senza precedenti per l’Unione europea, per la perdita completa della produttività di gran parte delle piante colpite e l’abbondante presenza di un efficace insetto vettore del batterio”: ha detto tra l’altro Donato Boscia, dell’Istituto per la protezione sostenibile del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari al convegno promosso dalla Scuola Superiore Sant’Anna e dall’Università di Pisa. Per combattere questa “epidemia” sono stati finanziati anche due progetti di ricerca europei, come ha relazionato il dottor Boscia: “Tra le attività di particolare rilievo – ha detto ancora lo studioso – ci sono quella della ricerca nel germoplasma di olivo e di fonti di resistenza alla Xylella fastidiosa”. Del resto il ruolo della ricerca scientifica è utile anche su altri versanti, ha aggiunto Luca Sebastiani della Scuola Sant’Anna, perché sta “cercando di prevedere gli effetti dei cambiamenti climatici in atto per riuscire a offrire agli agricoltori un panorama di varietà dell’olivo più ampio e in grado di mitigarne gli effetti negativi degli eventi climatici estremi che sempre più frequentemente affliggono la coltivazione di questa specie”.

Gallipoli – Una operazione in due mosse, una a livello regionale e l’altra a livello nazionale, con un unico scopo: portare sollievo e iniezioni di ripresa ad una agricoltura stremata dall’attacco del patogeno Xylella fastidiosa. Lo propone con una lettera al ministro delle Risorse agricole Maurizio Martina il senatore Dario Stefàno, già assessore regionale all’Agricoltura. Nelle ore in cui si attende da Bruxelles il definitivo via libera al reimpianto di ulivi delle varietà Leccino e Favolosa, riconosciuti dai ricercatori come resistenti al batterio da quarantena venuto dalle Americhe (via Rotterdam, secondo una ricostruzione tra le più plausibili), il senatore salentino lancia la proposta di una “riconversione produttiva” che, accanto ai “nuovi” ulivi, possa vedere sorgere zone coltivate a vite. Stefàno chiede “un tavolo per definire una nuova strategia, condivisa e concordata con il territorio, per la lotta alla Xyella, con cui poter valutare la possibilità di affiancare la riconversione produttiva alle attività di reimpianto di specie resistenti, quali strumenti di rilancio dell’agricoltura nelle zone afflitte dal patogeno”. Il tavolo di lavoro servirebbe a concertare un percorso legislativo fattibile e piuttosto rapido a Bari come a Roma con la legge di bilancio in arrivo. Poiché si tratta di modificare sia l’assegnazione della quota di superficie vitata divisa per regioni, sia quella regionale ripartita per province. Com’è noto, l’Italia ha a disposizione l’aumento dell’1% di impianti di vite pari a 65mila ettari; di questi 800 sono nella disponibilità della Regione pugliese. Ciò che chiede Stefàno è un lieve aumento della quota nazionale a favore della Puglia (da 800 a 850, per esempio) e poi il passo successivo di una più sostanziosa fetta di autorizzazioni di nuovi vigneti, nell’ambito regionale, per il Salento, notoriamente la zona che ha pagato il conto più salato per l’arrivo del morbo micidiale. Una scelta, questa, che lo scorso anno purtroppo non è stata effettuata. Se operata, di concerto col Mipaaf – rileva il parlamentare – entro gennaio prossimo, potrebbe portare benefici già dal prossimo anno”.

Gallipoli – Se non cambiano le davvero sudate carte in tavola e se il Comitato fitosanitario europeo il 18 e 19 ottobre modifica la precedente Decisione comunitaria del 2015, sotto l’albero di Natale o giù di lì gli olivicoltori pugliesi troveranno tre novità da tempo invocate. Dopo quella data e a risultato acquisito su possibilità di reimpianto di varietà di ulivo resistenti alla Xylella, tutela dei Monumentali non infetti nel raggio di cento metri da pianta già attaccata e liberalizzazione di tre varietà di vite immuni dal batterio, ci vorranno due mesi circa perché la nuova Decisione sia pubblicata e diventi efficace. Salvo imprevisti che a questo punto non dovrebbero più esserci, il traguardo che consente un minimo di respiro – non immediato ai fini della capacità di produrre da parte dei giovani alberi – sarà tagliato.

“Dobbiamo dire grazie al mondo scientifico – afferma Giovani Melcarne, a capo di una società che produce olio Dop a Gagliano del Capo e dintorni – questo risultato è merito loro, del loro lavoro”. Un altro grazie allo stesso indirizzo lo manda per un altro motivo: “Intorno a questo grave problema – aggiunge Melcarne – si è creato un solido rapporto di collaborazione e fiducia tra i ricercatori e gli agricoltori di base, che hanno suggerito o seguito indicazioni che hanno poi portato a risultati come la varietà Favolosa e il Leccino in grado di convivere senza danni col batterio; adesso è la volta dei semenzali, gli ulivi selvatici. Ora però non dobbiamo perdere tempo: ne va dell’entusiasmo e dell’interesse che tanti di noi ancora nutrono verso questo comparto, mentre alcuni hanno già deposto le armi, scoraggiati”.

Non si poteva fare prima? Mentre gli amministratori pubblici ed i politici si dividono tra accusatori pessimisti e prudentemente ottimisti, chi ha seguito con occhio tecnico la vicenda non si straccia le vesti, avendo peraltro detto per tempo – in veste di ricercatore – che i tempi di sperimentazioni e verifiche non potevano essere inferiori ai due anni. L’Unione europea deve, di conseguenza e prima di cambiare decisioni già ufficializzate, aspettare l’ultima parola dalla loro bocca. “Dicono che si poteva fare già a giugno ciò che si farà ad ottobre – dice il dottor Donato Boscia, direttore dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante del Consiglio nazionale delle ricerche, sede di Bari – ma quella riunione di fine giugno tra la direzione generale della Commissione europea e gli uomini-chiave dei diversi progetti, con due giorni di domande su tutti gli aspetti, ha aperto la strada alle conclusioni che si andranno a tirare, nel contempo giustificando agli occhi dell’Europa la bontà degli investimenti fatti nella ricerca”.   Sempre in veste di coordinatore dei maggiori progetti europei con partecipanti internazionali – X factor e Ponte – Boscia parteciperà il 13 e 14 novembre alla Conferenza europea sulla Xylella che si terrà a Palma di Maiorca, isole baleari.  Non è un caso: adesso è la Spagna sotto tiro, nelle isole in questione appunto per gli ulivi e per il mandorlo nella zona di Siviglia ed Alicante e anche da lì hanno invitato il Cnr di Bari, in vista della Conferenza europea che sarà curata dall’Efsa (ente dell’Ue) e dai coordinatori dei maggiori progetti finalizzati proprio alla ricerca delle cultivar resistenti all’epidemia.

Nuovi focolai, in questa fase in cui i controlli sono ripresi a ritmi serrati, sono stati riscontrati nelle campagne di Ceglie messapica, Cisternino e Ostuni. Con un focolaio vero e proprio: alcuni alberi infetti che i proprietari non volevano espiantare per evitare la propagazione del contagio, sono stati incendiati due notti fa da ignoti. Ma c’è chi pensa che la tensione (o disperazione) è arrivata ormai a livelli tali che qualcuno sta cominciando illusoriamente a pensare di poter fare da sé.

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Gallipoli – “E’ finito il tempo dei proclami e delle promesse, bene le rassicurazioni dell’assessore Di Gioia ma è tempo di agire con i fatti: a due anni e mezzo dai proclami del presidente Emiliano in campagna elettorale, in cui prometteva e garantiva il suo impegno a risolvere la questione Xylella, è giunto il momento di ascoltare le richieste del territorio e mettere in atto provvedimenti di carattere ordinario e straordinario”: nel giorno della protesta a Lecce con trattori cartelli e slogan contro la Regione, il consigliere Erio Congedo (Fratelli d’Italia) apre una linea di credito per l’assessore Leonardo Di Gioia, di cui i manifestati anche chiesto con una lettera aperta e col corteo di stamattina le dimissioni. “Nell’immediato – chiede il consigliere Congedo – occorrono modifiche al Psr (piano sviluppo regionale)  2014-2020 per calibrarne le misure alla situazione venutasi a creare; ristoro immediato agli operatori agricoli, olivicoli e vivaisti; azione incisiva per ottenere dall’UE la possibilità di reimpianto; sostegno alla ricerca. A questo è necessario affiancare azioni di carattere straordinario e emergenziale, come una legge nazionale che riconosca lo stato di disastro ambientale e possa fungere da ‘piano Marshall’ che ridisegni e rilanci l’agricoltura salentina e l’economia del territorio”.

“Individuare le risorse necessarie ad avviare monitoraggi, coinvolgendo sia gli operatori agricoli locali che tutte le università e gli enti di ricerca, a partire dall’Università del Salento, al fine di studiare il germoplasma delle piante di ulivo che pur trovandosi nelle zone definite infette, non presentano alcun sintomo della malattia”: questo l’obiettivo di una mozione depositata dal consigliere regionale M5S Cristian Casili, di Nardò e vice presidente della V Commissione Ambiente. “Sono frequenti le segnalazioni – continua il consigliere regionale – provenienti anche dai produttori olivicoli leccesi, di piante di ulivo afferenti a varietà sia spontanee che coltivate che non presentano alcun sintomo di infezione. Viceversa pervengono segnalazioni di piante della varietà Leccino, finora considerata resistente, che manifestano i sintomi del disseccamento. Il germoplasma locale rappresenta una risorsa genetica fondamentale costituita da una serie successiva di incroci avvenuti in natura che hanno arricchito la biodiversità olivicola locale, a partire da varietà da sempre esistenti sul nostro territorio, tanto da fornire soluzioni concrete per la gestione della malattia, alternative all’introduzione di cultivar alloctone che essendo estranee ai nostri ambienti richiederebbero tecniche colturali e condizioni pedoclimatiche non coincidenti con quelle del territorio salentino”. Casili ribadisce poi il suo “no” al piano che prevede gli espianti degli ulivi infetti e delle piante anche non malate in un raggio di 200 metri da quelle contagiate e ricorda come “negli Stati Uniti la strategia di gestione della malattia di Pierce che colpisce la vite, abbia escluso da anni la possibilità di eradicazione puntando piuttosto ad una più concreta strategia di convivenza”. E’ dunque più che mai “indispensabile” per Casili “avviare un’attività di monitoraggio e censimento georeferenziato delle piante coltivate e/o semenzali che si trovano nella zona infetta, per ottenere informazioni volte ad individuare le piante che, dalla comparsa dei primi sintomi ad oggi, non manifestano alcun disseccamento”.

ulivi malati zona la castellana gallipoliNARDÒ. Nell’ultima riunione del Consiglio comunale c’è stato spazio anche per il dramma dell’infezione degli ulivi a causa del batterio Xylella. è stato approvato un documento promosso da Cia Lecce (Confederazione italiana agricoltori) e da Italia Nostra sezione Sud Salento, con il quale si chiede all’Unione europea, al Governo e alla Regione Puglia, l’adozione di una legge speciale, uno specifico progetto di rilancio dell’olivicoltura salentina e interventi di carattere ambientale, paesaggistico e culturale.

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ACQUARICA DEL CAPO. Con la piantumazione di 200 giovani alberi d’ulivo di 16 diverse varietà all’interno di un appezzamento di terreno di 2 ettari circa in contrada “Rancate” ad Acquarica, si è dato il via questa mattina al progetto sperimentale della Coldiretti di Lecce, finalizzato alla individuazione di una strategia adatta a sconfiggere il batterio che rischia di distruggere l’olivicoltura salentina. L’esperimento, autorizzato dalla Regione Puglia e realizzato in collaborazione col Consorzio agrario di Lecce e con gli istituti universitari pugliesi, è stato avviato presso l’azienda agricola di Francesco Gianfreda e Francesca Martella, all’interno della quale sono presenti ulivi secolari di varietà “ogliarola” infette da Xylella fastidiosa. Alla cerimonia, presenti numerosi (e interessati) olivicoltori delle zona, hanno preso parte Giuseppe Brillante, Pantaleo Piccinno e Gianni Cantele, rispettivamente direttore provinciale, presidente provinciale e presidente regionale della Coldiretti, i sindaci di Acquarica e Ugento (Francesco Ferraro e Massimo Lecci) e l’onorevole Rocco Palese. Il titolare dell’azienda che ospita la sperimentazione ha sottolineato lo stato di “estrema criticità” dell’olivicoltura salentina: «Se fino a ieri abbiamo utilizzato quanto guadagnavamo dagli ulivi per realizzare gli   appartamenti in zona di mare, oggi dobbiamo utilizzare le entrate provenienti dagli alloggi al mare per poter conservare il nostro patrimonio olivicolo». Un duro attacco alle istituzioni politiche è partito dal sindaco Ferraro: «L’olivicoltura nel Salento è stata da sempre la colonna portante dell’economia. I matrimoni venivano programmati tenendo conto dell’annata buona della raccolta delle olive. Allo stesso modo tante famiglie hanno potuto permettersi di laureare i propri figli grazie alle entrate provenienti dall’olivicoltura, un settore che da lavoro a circa 150mila addetti. Non capisco le istituzioni politiche che si mobilitano se un centinaio di operai perde il posto di lavoro e si rendono latitanti di fronte al rischio che a perdere il lavoro siano decine di migliaia di persone».

Dello stesso tenore l’intervento del parlamentare di Acquarica Rocco Palese, che ha invocato “una legge speciale” per combattere la Xylella prevedendo “poteri straordinari” per un commissario nominato ad hoc. «Per noi la Xylella è stata peggio di un terremoto – ha dichiarato Palese – e un terremoto non si affronta con strumenti convenzionali». Su posizioni differenti il presidente regionale Coldiretti, Gianni Cantele, che ha accusato Ferraro di aver fatto un comizio. «La politica faccia il suo mestiere e proponga soluzioni» ha detto Cantele.  Nel corso della manifestazione si è appreso che sono 54 i comuni che hanno adottato una delibera per chiedere all’Unione Europea di rimuovere il provvedimento che vieta i nuovi impianti olivicoli.

ulivi malati strada alezio-taviano (4)Acquarica del Capo – Sedici varietà diverse di ulivo (sulle 1.200 conosciute) piantate in un campo sperimentale, autorizzato dalla Regione Puglia e realizzato da Coldiretti Lecce a seguito dell’accordo quadro sottoscritto con le Istituzioni universitarie e di ricerca pugliesi. Sponsor principale il Consorzio agrario di Lecce.

La data storica è fissata per mercoledì 10 agosto alle ore 9.30, orario in cui si terrà anche una conferenza stampa “dal vivo”. Saranno messe a dimora circa 200 piante di giovani ulivi ad Acquarica del Capo, contrada Rancate, presso l’azienda agricola dei coniugi Francesca Martella e Francesco Gianfreda, in un appezzamento di due ettari in cui sono presenti già piante secolari di ulivo di varietà ogliarola infette da Xylella fastidiosa.

Sarà anche l’occasione per  “consegnare” ufficialmente le bozze delle deliberazioni dei Comuni salentini per avanzare alle Istituzioni interessate la richiesta di libertà di impianto degli ulivi e delle specie ospiti di xylella, rimuovendo l’attuale veto.

 

 

mappa-xylella-aprile-2016RACALE. Il 4 maggio la Corte di giustizia europea si pronuncia sugli eradicamenti degli ulivi infetti ed anche di quelli ritenuti indenni ma che ricadono in un raggio di cento metri da quelli malati. Il fasciolo sui ricorsi e le opposizioni agli sradicamenti, compresa l’iniziativa della Procura della Repubblica di Lecce che ha messo sotto sequestro le piante indiziate, è stato passato dai giudizi europei dai loro colleghi del Tribunale amministrativo del Lazio, cui si erano rivolti alcuni imprenditori agricoli del Brindisino. E a Lussemburgo hanno deciso che la questione Xylella merita la procedura d’urgenza rispetto ad altre vertenze pure in calendario in questi giorni.

Il segnale è chiaro: l’Unione europea guarda all’epidemia batterica con la solita paura, fin da quando si è individuati l’agente aggressore, molto probabilmente finito in Italia e nei vivai del Gallipolino attraverso la porta (troppo spalancata e senza controlli) del porto olandese di Rotterdam. A rendere ancora più evidente la preoccupazione vi è la notizia che il governo grco si è costituoto parte civile (cioè potenzialmente danneggiata) presso la Corte di giustizia che deciderà, in soldoni, se il provvedimento esecutivo emesso dala Ue – il n. 789 del maggio 2015 – sia da ritenere efficace e valido a tutti gli effetti.
Se così fosse e a parte prevedibili ulteriori ricorsi giudiziari, gli abbattimenti dovrebbero riprendere e in una zona ben più ampia di quella delimiata un anno fa. L’ultima cartina del contagio infatti sposta la linea della zona da tenere sotto controllo fin sopra Ostuni (Adriatico) e sopra Avetrana (Jonio).
Qui si apre un altro capitolo dolente: quale che sia la sentenza della Corte europea, dovrebbe già essere pronto un monitoraggio recente della situazione, deciso oltre un mese fa. Solo che i 270 agenti fitosanitari (agronomi, periti e agrotecnici) stanno ancora sulla carta e circa 231mila ettari tra i due mari aspettano di essere visionati. «Forse non riusciremo neanche a trovarli tutti i tecnici che ci servono», temono al Dipartimento Agricoltura della Regione. Intanto le buone pratiche dovrebbero andare avanti: con maggio le larve di sputacchima, insetto vettore, diventano adulte.

ulivi malati zona la castellana gallipoliRACALE. Abbattimenti degli alberi infetti in aree esterne a quelle gi+ infette; potature particolari ma senza eradicazioni delle piante entro i cento metri dall’ulivo malato, come aveva deciso l’Unione europea che, in un primo momento, aveva indicato l’area da quarantena in due metri di raggio; buone pratiche in maniera sempre più diffusa ed estesa, come si dovrebbe fare sempre in pratica; assunzione per quattro mesi di 270 tecnici tra agronomi, peiriti agrari e agrotecnici per monitorare dalle province di Brindisi e Bari in su. Il piano regionale, del “dopo-Silletti”, dal nome del’ex comissario per l’emergenza durato meno di un anno e attuale capo del Corpo forestale di Puglia, ha preso forma e proprio in questi giorni è all’esame dei comitati nazionali fitosanitari riunti a Bruxelles.

Non è detto che il piano sia accolto bene e che gli altri Paesi europei si sentano rassicurati dalle misure adottate dalla Regione Puglia e sostenute dal ministero dell’Agricoltura. Come si ricorderà, gli interventi da attuare in casi di presenza di batteri da quarantena, come la Xylella fastidiosa e le sue sottospecie, sono piuttosto drastici e nel Salento hanno portato allo svellimento di ulivi per alcune centinaia. Le misure partite dall’Italia per l’Ue sono comunque differenziate in base alle diverse classificazioni delle zone interessate; gli ulivi secolari sono comunque protetti.

Mentre la Procura di Lecce segue l’evolversi della situazione dopo aver messo sotto sequestro gli ulivi evitandone l’abbattimento, la Corte di Giustizia europea ha respinto il ricorso di 29 aziende biologiche, condannandole alle spese, che volevano contrastare il piano Silletti in materia di fitofarmaci soprattutto e di quanto contenuto nel decreto del ministro Martina del 19 giugno 2015. Tra le imprese “bocciate” dai giudici europei ce ne sono di Alliste, Galatone, Lequile, Lecce, Salve, Miggiano, Specchia, Ugento, Castrignano del Capo, Cutrofiano, Presicce, Calimera, Melendugno, Ruffano, Trepuzzi, Tricase, Maglie ed Erchie (Brindisi).

xylella gallipoli zona suali

Dal sito “infoxylella” due foto dello stesso luogo, in zona Sauli tra Gallipoli e Taviano, scattate a distanza di due anni e mezzo

«La Xylella fastidiosa è responsabile della malattia che sta distruggendo gli alberi di ulivo nell’Italia Meridionale, secondo quanto confermato da un nuovo studio. L’oleandro e la poligala a foglie di mirto muoiono a causa del ceppo pugliese del batterio, ma i limoni, la vite e il leccio sembrano essere resistenti»: inizia così il documento ufficiale della massima Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) con sede a Reggio Emilia.
Le ormai note “prove di patogenicità” – invocate con una forte dose di scetticismo da parte di alcuni gruppi ambientalisti ma che richiedevano del tempo per essere concluse – hanno dato ragione alle intuizioni dei ricercatori del Cnr di Bari, al dirigente Donato Boscia e al professore Martelli, della Facoltà di agraria del capoluogo regionale. Il progetto che ha dato le temute conferme, è stato finanziato dalla stessa Efsa: «Sono questi i risultati di un’indagine sui diversi ospiti della X. fastidiosa CoDiRo condotta in Puglia nel corso degli ultimi due anni. Gli scienziati del Consiglio nazionale delle ricerche – si legge nella nota ufficiale – hanno esposto le principali varietà di piante da frutto perenni al batterio attraverso l’inoculazione artificiale e l’esposizione agli insetti vettori sul campo. Sono state testate piante da frutto mediterranee, come l’ulivo, la vite, il limone, il mandorlo, il pesco, il ciliegio e il pruno, oltre ad essenze boschive come il leccio e specie ornamentali come l’oleandro e la poligala a foglie di mirto».

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xylella_160329Questo il documento ufficiale dell’Autorità per la sicurezza alimentare (Efsa) dell’Unione europea sulla grave epidemia che ha colpito gli ulivi del Salento.

La Xylella fastidiosa è responsabile della malattia che sta distruggendo gli alberi di ulivo nell’Italia Meridionale, secondo quanto confermato da un nuovo studio. L’oleandro e la poligala a foglie di mirto muoiono a causa del ceppo pugliese del batterio, ma i limoni, la vite e il leccio sembrano essere resistenti.
Sono questi i risultati di un’indagine sui diversi ospiti della X. fastidiosa CoDiRo condotta in Puglia nel corso degli ultimi due anni. Gli scienziati del Consiglio Nazionale delle Ricerche hanno esposto le principali varietà di piante da frutto perenni al batterio attraverso l’inoculazione artificiale e l’esposizione agli insetti vettori sul campo.
Sono state testate piante da frutto mediterranee, come l’ulivo, la vite, il limone, il mandorlo, il pesco, il ciliegio e il pruno, oltre ad essenze boschive come il leccio e specie ornamentali come l’oleandro e la poligala a foglie di il mirto. Il progetto è stato finanziato dall’EFSA.
Giuseppe Stancarelli, capo dell’unità dell’EFSA che si occupa della salute degli animali e delle piante, ha detto: “I risultati confermano che il ceppo CoDiRo della X. Fastidiosa causa il disseccamento degli ulivi. Questo è un passo in avanti importante perché possiamo valutare accuratamente il rischio di una diffusione epidemica dalla Puglia solo colmando le lacune sulla conoscenza della varietà di ospiti e sull’epidemiologia del ceppo pugliese.”

Le piante di ulivo inoculate hanno mostrato gli stessi gravi sintomi – disseccamento e avvizzimento – di quelli osservati sul campo. Tuttavia non tute le varietà di ulivo rispondono alla stessa maniera. Per esempio, il batterio sembra impiegare molto più tempo a colonizzare – e con una più passa concentrazione batterica – le varietà Coratina, Leccino e Frantoio, rispetto al cultivar Cellina di Nardò, che è uno dei più comuni nell’area contaminata.
I ricercatori affermano che sono necessari altri test su un più alto numero di cultivar di ulivo per capire la differenza nella risposta.
Gli esperimenti sul campo hanno dimostrato che la Sputacchina (Philaenus spumarius) – un insetto che è molto diffuso in Puglia – può trasmettere il batterio all’ulivo, all’oleandro e alla poligala a foglie di mirto. L’infezione è stata rilevata sei mesi dopo l’esposizione agli insetti, quando le piante non presentavano ancora i sintomi della malattia.

Nessuno dei limoni, delle viti e dei lecci esposti allo P. spumarius è risultato positivo alla X. Fastidiosa. Allo stesso modo, limoni, viti e lecci inoculati non si sono infettati sistematicamente e non hanno sviluppato sintomi sospetti.
Ulteriori osservazioni e test saranno necessari per ottenere dati certi sulle piante da frutto a nocciolo.
Tutte le piante inoculate saranno tenute sotto osservazione per almeno un’altra stagione vegetativa, mentre gli esperimenti continueranno per altri dieci anni.
Il Dottor Stancarelli ha aggiunto: “I risultati del progetto riducono significativamente le incertezze che circondano i rischi connessi al ceppo CoDiRo della X. Fastidiosa per il territorio dell’UE e aiuteranno a organizzare future ricerche.
Successivi esperimenti sul campo e in laboratorio, dovranno ulteriormente esplorare le risposte degli ulivi mediterranei, con l’obiettivo di identificare varietà tolleranti o resistenti che possano essere coltivate nelle aree infette dalla X. Fastidiosa.
Ci aspettiamo nuove scoperte che ci assistano a controllare questa malattia dai progetti di ricerca finanziati dal programma europeo Horizon 2020”.

Traduzione dall’inglese a cura del prof. Aldo Magagnino

ulivo xylella bruciatoRACALE. Intensificare (o introdurre in certi casi, vedendo lo stato di alcuni oliveti in abbandono) le buone pratiche, cioè arature, fresature, pulizia dei terreni; vietare l’impianto di specie vegetali riconosciute come preferite dal batterio; eliminare le piante ospitanti l’insetto vettore e la Xylella lungo strade e canali; usare sostanze chimiche insetticide tra le undici indicate per evitare il proliferare della “sputacchina” e contenere quindi l’espansione del contagio; infine, procedere a potature severe e ad abbattimenti di alberi infetti nella zona di contenimento e in ogni eventuale focolaio che la forestale dovesse rilevare: questi i punti messi nel documento che la task force della Regione (una sessantina di componenti tra professionisti, ricercatori e studiosi) che per la terza volta il presidente Michele Emiliano ha riunito a Bari in questi ultimi giorni.

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xylella

Marco Scortichini e Cristos Xyloiannis

E’ tutto un fiorire di convegni e interviste, di accuse e indicazioni. E di accenni a risultati “positivi” ma non definitivi nè scientificamente validati nella lotta alla Xylella dell’ulivo. Trascurando, per il terzo anno di seguito, l’incentivo alle buone pratiche che tutti dicono essere comunque utili ma per le quali non si vede nè un piano generale, magari con sostegni finanziari (non va dimenticato lo stato di abbandono di numerosi uliveti),  nè  controlli a tappeto. Il professore Marco Scortichini (foto a sinistra), batteriologo e direttore del Centro di ricerca per la frutticoltura di Caserta, ha richiamato tutti alla realtà: «Questa malattia – ha dichiarato a “Quotidiano” – che si chiami diseccamento rapido dell’ulivo o Xylella fastidiosa, ha bisogno quantomeno di essere tenuta sotto controllo. La sputacchina (l’insetto vettore, ndr) fra poco tornerà a colpire ed altri territori potrebbero essere danneggiati». Come si ricorderà, è in questi mesi che la larva cresce fino a diventare insetto in maggio: le operazioni cui ci si riferisce tendono proprio a bloccarne lo sviluppo in queste settimane: «Anche nell’area salentina, che non va abbandonata altrimenti diventerà un bacino di inoculo molto pericoloso», avverte il docente.
Ospite di Coldiretti – che ha organizzato una serie di incontri scientifici – il professore Cristos Xyloiannis (a destra), dell’Università della Basilicata e del Dipartimento delle colture europee e mediterranee, ha bocciato il piano Silletti (dal nome del commissario per l’emergenza poi dimissionario), gli eradicamenti (ritenuti inutili) ma anche l’Europa che non ha controlli efficaci alle frontiere, soprattutto in Olanda e verso le piante provenienti dal Costa Rica (si sospetta autorevolmente che sia stata questa la via d’ingresso del batterio da quarantena). Che la Xylella ci sia non è più in discussione tra gli scienziati, che però non trovano indicazioni univoche. «Non si deve parlare solo di batterio e vettore, ma anche di altri elementi altrettanto importanti per la ricerca. E intanto occuparsi della sopravvivenza delle piante», ha detto fra l’altro lo studioso.

Intanto affiorano segnali positivi, ma ancora in attesa di conferme scientifiche, da una sperimentazione  durata cinque mesi in alcuni uliveti di Matino, Presicce, Sannicola, Vernole, Leverano, a cura di Copagri e Ateneo di Foggia. «Occorono almeno altri dodici mesi», mettono le mani avanti i ricercatori, impegnati a programmare altre prove sul campo che cominceranno proprio in questo mese. Ciò che si può osservare è che le piante reagiscono, dopo le cure a base di aratture, fresature e potature e quelle fitoiatriche, con impiego di prodotti combinati fra loro.

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ulivi malati in contrada Mazzì, tra Alezio e Gallipoli

ulivi malati in contrada Mazzì, tra Alezio e Gallipoli

California, 1997. Julia Hill, ventitre anni, salì sulla cima di una sequoia millenaria destinata ad essere abbattuta per mano di un’industria del legno. Restò su una piccola piattaforma per 738 giorni (poco più di due anni), e scese dall’albero dopo che l’azienda assicurò di conservarlo insieme all’area circostante. Tasmania, 2011. Miranda Gibson, trentenne, scalò un eucalipto di 60 metri pronto a diventare legname. Il suo soggiorno sulla pianta, durato ininterrottamente 449 giorni, finì a causa di un incendio che la costrinse ad abbandonare la zona. Grazie alla sua impresa la foresta vergine australiana divenne patrimonio dell’umanità. Salento, aprile 2015. Nelle campagne di Oria una donna di San Cesario si arrampicò su un ulivo per bloccarne l’abbattimento; una donna di Melendugno rimase per nove ore su un ulivo in contrada Duchessa a Veglie. Ometto le loro generalità per non fare un torto ai tanti altri uomini e donne che fisicamente (e pacificamente) hanno difeso per mesi gli ulivi del Salento dalle ruspe; mezzi messi in moto per attuare un intervento fitosanitario che per molti aspetti è apparso come un autentico delirio di distruzione. Nella strage sono caduti circa millecinquecento ulivi, alcuni di essi secolari.

Impossibile dimenticare Renata Fonte, trentatre anni, insegnante di Nardò che nel 1984 pagò il prezzo più alto per aver contrastato la speculazione edilizia di Portoselvaggio. Successivamente riconosciuta vittima di mafia, e Portoselvaggio primo parco naturale regionale della Puglia. Per i più giovani, ricordo “La posta in gioco”, libro e film che descrissero la triste vicenda. Altre due donne, le dottoresse Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci della Procura della Repubblica di Lecce insieme al capo Cataldo Motta, prima di Natale bloccano il piano Silletti con un decreto di sequestro preventivo d’urgenza, dieci indagati e diversi filoni d’indagine ancora in corso. Decreto convalidato dal gip Alcide Maritati. In futuro sarebbe bello che mai più nessuno salisse su un albero, se non per lavoro o per gioco.

Dott. Fabio Coppola – Veglie

Ulivi sradicati per cercare di frenare, secondo i piani elaborati in base alle indicazioni europee, la diffusione del batterio

Ulivi sradicati per cercare di frenare, secondo i piani elaborati in base alle indicazioni europee, la diffusione del batterio

RACALE. Prima che scadesse l’ultimatum dell’Unione europea, che ha avvisato l’Italia dell’avvio di una procedura d’infrazione, il governo ha risposto presentando controdeduzioni e proposte per l’immediato futuro al 59° giorno dei 60 disponibili. Cosa è stato fatto per contrastare la Xylella fastidiosa e il disseccamento rapido degli ulivi; la dichiarazione per decreto di area indenne valida per tutta Italia tranne il Salento, col passaporto per le piante; il piano nazionale della ricerca; la prosecuzione delle buone pratiche agricole. Ma la carta vincente, in una montagna di documenti e corrispondenze sempre più alta, potrebbe rivelarsi paradossalmente proprio l’intervento della Procura della Repubblica che ha messo sotto chiave gli alberi da abbattere perchè malati e il pronunciamento del Tribunale amministrativo del Lazio che ha demandato alla Corte di giustizia dell’Unione alcune questioni pregiudiziali per le quali bisogna attendere l’autorevole risposta. Il governo italiano non può, di conseguenza, essere accusato di inadempienze, che poi sarebbero alla base della temutissima diffusione del batterio da quarantena.

A tal proposito, l’europarlamentare Rosa D’Amato (M5S) è tornata a chiedere alla Commissione Ue che la presenza della Xylella, variante Pauca, sia dichiarata ormai endemica in Europa e come tale derubricata dalla lista A1 (batteri da quarantena con misure estreme quali gli eradicamenti) ad A2. Ne ha parlato da ultimo il giornale inglese “The Guardian” circa la presenza del batterio in Gran Bretagna; prima ancora tracce sono state verificate in Corsica e nella Francia continentale.

A livello locale, mentre continuano i momenti di preoccupata riflessione (nei giorni scorsi a Nardò è stato trattato il tema “Ulivi e Xylella, un nodo gordiano giuridico e scientifico” a cura dei Lions club), le associazioni dei produttori provano a fare qualcosa. “21 richieste e 8 proposte, protocollate presso la Regione Puglia il 10 febbraio 2016: il Popolo degli Ulivi ancora una volta si mostra propositivo verso le Istituzioni per risolvere le problematiche inerenti il fenomeno dei disseccamenti degli ulivi e della Xylella in Puglia, ma non solo. Affronta la problematica con una visione di più ampio respiro, coinvolgendo tutto il comparto agricoltura” si legge in una nota dell’associazione con sede a Racale.

La Confederazione produttori agricoli Copagri, dal canto suo, ha aperto uno sportello a Taurisano e Taviano; ha avviato corsi sui fitofarmaci a Taurisano, Presicce, Racale, Gemini di Ugento, Parabita, Matino, Casarano e Monteroni; un corso sui trattori a Casarano e Parabita e uno per piattaforme aree (potatura in cestelli) a Racale. Dalla stessa organizzazione viene un duro attacco al ministro Martina e al governo pugliese: «Non c’è coordinamento tra i vari livelli e la task force annunciatra da Emiliano praticamente non è mai partita». In effetti, dopo due riunioni plenarie dei circa 60 esperti, il presidente ha preso atto che non ci sono vedute comuni e neanche indicazioni.

ulivi malati zona la castellana gallipoliChi glielo spiega ora ad un contadino che l’emergenza non c’è più ma la malattia degli ulivi sì? L’ennesima capriola è stata compiuta sabato scorso quando è scaduto l’anno dello “stato d’emergenza” proclamato dal Consiglio dei ministri e che aveva portato alla conseguente nomina del commissario per l’emergenza. Adesso, niente più commissario – che, per la verità, in un anno ha prodotto tre piani d’intervento sulla carta e poco altro nella pratica – e gestione alla Regione che, un anno e mezzo fa, si era mobilitata e in modo politicamente trasversale, perché fosse emanato lo “stato di emergenza”: di fronte all’aggressione del batterio da quarantena, una sottospecie della Xylella, un decreto straordinario avrebbe rimosso parte delle lungaggini burocratiche e consentito interventi più celeri per fronteggiare un nemico del tutto nuovo da queste parti.

Così non è stato: sui piani ufficiali si sono divisi scienziati e ricercatori, sono fioccate ombre e sospetti fino all’intervento della magistratura di Lecce che, in base a relazione di due docenti universitario, contestati da altri, hanno messo sotto sequestro gli ulivi attaccati e da espiantare.

In attesa di conclusioni da parte delle istituzioni europee (che impongono misure drastiche come gli eradicamenti contro i batteri da quarantena) e nazionali, dovrebbero ripartire di buona lena le buone pratiche agricole, trascurate in una buona parte degli uliveti salentini in quanto antieconomiche. Questi abbandoni hanno obiettivamente indebolito le piante e impoverito i terreni, contribuendo – questa la tesi dei ricercatori finiti sotto inchiesta – a rendere più micidiale l’impatto della Xylella che ha fatto seccare centinaia di ulivi e che, ancora oggi, si fa notare per la sua capacità espansiva. Per questo l’epidemia è stata definita “Complesso del disseccamento rapido dell’ulivo” (Codiro). Per questo aspetto relativo alla cura dei terreni ulivetati, I prossimi mesi sono decisivi: l’insetto maggior imputato circa la diffusione della malattia, la sputacchina, ha da marzo a maggio il suo ciclo vitale, prima larva tra le erbe al suolo e poi insetto sulla chioma degli ulivi. Se si riuscisse a rompere questo processo sarebbe già un risultato che limiterebbe i danni.

“Si tratta di fronteggiare l’attacco e contenerlo”, ha dichiarato il presidente della Regione Michele Emiliano. Sua l’idea di una task force, un gruppo di scienziati ed esperti di una sessantina di elementi; ma dopo le prime riunioni lo stesso presidente ha dovuto prendere atto che le risposte e le vedute sull’argomento sono lungi dall’essere unitarie.

Dapprima la segnalazione della Coldiretti, poi la conferma del Cnr (Centro nazionale delle ricerche) di Bari: è Xylella il batterio isolato in un uliveto di Avetrana, lungo la direttrice con Salice salentino (venti km distanziano il centro tarantino da quello leccese). È la prima volta comunque che il ceppo “paica” di Xylella si segnala in provncia di Taranto. Non è una buona notizia. Né è un buon auspicio la temperatura mite di questa invernata; si ricorderà che è col caldo che le larve di sputacchina, l’insetto vettore maggiormente sotto accusa, diventano adulte e dalle erbe alla base dell’albero di ulivo salgono sui rami e cominciano la loro nefasta attività.
Proprio per questo e appena nominato, l’anno scorso il commissario straordinario Silletti era partito con la sensibilizzazione sulle buone pratiche agricole: arature, fresature, diserbo e quant’altro attiene ad una buona conduzione agricola. Si dovrebbe fare lo stesso anche quest’anno, da qui fino a maggio compreso, per fare terra bruciata non intorno agli ulivi bensì intorno agli insetti.

Lo “stato d’emergenza” è acqua passata: sarebbe scaduto insieme al commissario – salvo rinnovo – in questi primi giorni di febbraio, ma l’inchiesta giudiziaria ha tra l’altro affrettato i tempi, con le dimissioni del capo della Forestale pugliese e col presidente della Regione Emiliano (foto) che ha deciso che di emergenza, almeno dal punto di vista burocratico-tecnico. non si parla più. Per la ricerca la Regione ha intanto stanziato 7 milioni del proprio bilancio
Per il resto, la questione – che certamente si presta a speculazioni come temono alcuni gruppi di ambientalisti – è entrata in un’altra fase transitoria. Ministero, Regione e Unione europea procedono con incontri per stabilire come procedere. Gli eradicamenti di alberi infetti (circa 4mila secondo le ultime stime) sembrano essere accantonati; anche l’Ue, chiamata in causa dalla Procura di Lecce, appare titubante. E nel mondo scientifico proseguono polemiche e smentite, come quella del prof. Pourcell (Usa): secondo alcuni avrebbe detto che espiantare alberi sarebbe un errore. Non era vero.Certa sarebbe invece la resistenza della cultivar Leccino all’aggressione del batterio da quarantena.

XYLEFA_24GALLIPOLI. “Il leccino reagisce alla presenza di Xylella, accendendo una serie di geni che decodificano proteine coinvolte nella resistenza mentre l’Ogliarola di Lecce no”: una speranza diventa realtà scientifica, per voce di un autorevole studiosi di agricoltura e degli ulivi, il prof. Martelli. Il sollievo, piuttosto, corposo, lo esprime l’associazione di produttori olivicoli “Voce dell’Ulivo”: “Il riscontro ai nostri monitoraggi nella ricerca di cultivar tolleranti resistenti e’ arrivato. il leccino e’ resistente! Ora bisogna partire dal meccanismo di difesa del leccino per trovare una cura per le nostre varieta’ autoctone. Attendiamo conferme scientifiche anche sulle nostre osservazioni riguardanti coratina, frantoio e pendolino”.

Tutto ciò mentre ieri il presidente della Regione Michele Emiliano ha riunito per la seocnda volta il folto gruppo di scienziati ed esperti (circa sessanta sono diventati) per studiare questa nuova fase dopo il blocco degli eradicamenti anche delle piante infette per volontà della magistratura di Lecce.

xylella - foto 10.6.2015  (1)RACALE. Lunedì il ministro alle Risorse agricole, Maurizio Martina, s’incontrerà a Bruxelles col commissario per la Sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, che nel luglio scorso ha visitato l’area di Gallipoli a causa degli ulivi malati. Il faccia-a-faccia dovrebbe servire a tirar fuori dalla paralisi la battaglia per vincere il disseccamento rapido degli ulivi del Leccese e non solo.
La situazione si presenta molto ingarbugliata, tra minacce di sanzioni all’Italia per aver di fatto frenato quanto previsto dalla Decisione esecutiva del maggio scorso, recepita dal secondo piano-Silletti (dal nome del commissario per l’emergenza oggi sotto inchiesta e dimissionario) e giudici amministrativi del Tar Lazio, che invece ritengono che sia la Commissione Ue a dover essere messa sotto accusa da giudici europei, prima di verificare le eventuali responsabilità delle Istituzioni italiane, obbligate a recepire quelle indicazioni che stabilivano eradicamenti delle piante malate e di quelle soggette presenti in un raggio di cento metri.

Ma non è certo questo l’unico nodo dell’intrigata matassa. Il sequestro delle piante infettate dal batterio Xylella, disposto dalla Procura della Repubblica di Lecce e convalidato dal giudice delle indagini preliminari, ha provocato una serie di interpretazioni, a volte contraddittorie. Se, in effetti, da un lato viene data per certa la presenza della Xylella, non sarebbe chiaro nè da quanto tempo il batterio da quarantena sia attivo nel Salento, nè di quale variante si tratti: i due periti nominati dalla Procura hanno parlato ipoteticamente e per la prima volta di nove diverse varianti. Ancora: se resta opinabile la perplessità dei magistrati circa la correttezza degli interventi messi in parte in atto (non sarebbe questa la cura più idonea per una malattia individuata ma non ancora vinta in nessun’altra parte del mondo), appare fondata l’obiezione di una colpevole trascuratezza: Unione europea, Italia e Regione Puglia non si sarebbero per niente preoccupate di prevedere gli effetti delle operazioni decise sui terreni colpiti con l’uso di anticrittogamici ed erbicidi, la cosiddetta Vas (valutazione ambientale strategica) che lo stato di emergenza di certo, secondo i magistrati inquirenti, non rimuove.

«Lasciate lavorare i ricercatori», si dice da più parti; pochi sono però disposti ad ascoltare l’ammonimento successivo: «Ci vorrà qualche anno per avere qualche certezza in più; fra qualche tempo la ricerca potrà dire se la Xylella agisce da sola oppure no nell’attacco agli ulivi, », come ha detto di recente a “Presadiretta” di RaiTre Gian PaoloAccotto, direttore dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Centro nazionale delle ricerche), sede di Torino e responsabile delle unità operative di Portici (Napoli), Firenze e Bari, dove lavorano due dei dieci indagati dalla magistratura. Anche il campo della scienza risulta profondamente solcato da tesi e controtesi e pericolose frettolosità per cui non si attendono le necessarie verifiche scientifiche prima di annunciare vie di uscita. «Si riprendano intanto i monitoraggi e le buone pratiche«, dice il presidente Emiliano. Almeno quelli si possono fare.

Voce al Direttore

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Ora che è passata la festa – giusta: logistica adeguata a compiti delicati e decisivi per il grado di vivibilità – possiamo tentare...