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xylella fabrizio nardoni

fabrizio nardoniLa gran parte della provincia di Lecce “zona infetta”; l’area confinante a nord “zona cuscinetto” e ancora più sopra il cordone di sicurezza da mare a mare, lungo 70 chilometri. Per la zona colpita dalla malattia fin dagli inizi (primi mesi del 2013) non si parla più, ormai, di sradicamenti, che restano possibili però nell’area intermedia tra la fascia di sicurezza e la zona infetta. Questo si evince dai documenti ufficiali scaturiti dall’attesa quanto poco produttiva riunione di fine agosto a Roma. Intanto però, il cordone sanitario che era stato posizionato poco sopra Lecce e sotto San Pietro Vernotico, nel Brindisino, deve essere molto probabilmente spostato ancora più su: il batterio e le cicaline (farfalline straordinariamente attive) proseguono la loro marcia e gli alberi continuano a seccare in sempre maggior numero. Si sarebbe già ben oltre i 23mila ettari di uliveti colpiti di appena un mese e mezzo fa. Basterebbe questo dato per dare ragione a quanti – associazioni di produttori come la Copagri e la Cia pugliesi – gridano al ritardi che si vanno accumulando. Colpevolmente.

E’ il 27 agosto. Siamo a Roma, via XX Settembre, ministero delle Politiche agricole. è il grande giorno: sul tavolo ci sono la Xylella, fino ad oggi sconosciuta da queste parti, gli insetti che la propagano; intorno al tavolo una ventina di persone, col ministro Maurizio Martina, i dirigenti del suo dicastero e di quelli dell’Ambiente e della Salute; ci sono pure alti esponenti del Corpo forestale dello Stato otre che del Centro nazionale delle ricerche e del Servizio nazionale fitosanitario. Sono  le 12. Ma alle 12,20 manca ancora la Regione Puglia, con l’assessore Fabrizio Nardoni, il capo area Stefano Pagliardini, uomo di fiducia dell’ex assessore Dario Stefano, e altri tecnici. Cosa è successo? Se lo chiedono soprattutto coloro che sanno. Le carte da portare a Roma, con le proposte operative, erano state messe a punto già il 25 agosto: programma della lotta integrata alla malattia; tipo di trattamento per ogni fascia, dall’eradicamento di nuovi focolai ai fitofarmaci; periodicità degli stessi; l’elenco delle aree interessate…

Invece, i pugliesi arrivano (si racconta di una telefonata ironica del ministro all’assessore ritardatario) e confessano: vogliono un comitato scientifico “allargato” (non credono alle conclusioni raggiunte e validate da Efsa e Ue?). Per il resto, quindi, non si può ancora procedere. In poco più di 30 minuti l’emergenza nazionale viene aperta e chiusa. Gridano al ritardo anche i politici di parte avversa (tra cui il sen. Rocco Palese di Acquarica del Capo). Significativamente, con una e mail delle 11,49 dello stesso giorno e pochi minuti prima della riunione romana, la Copagri pugliese si tira fuori: «Non parteciperemo più ad ennesimi incontri interlocutori, i ritardi si stanno accumulando e i danni crescono… in campo una politica che coglie l’occasione per trarne qualche minimo vantaggio elettorale». Come che sia (primarie di entrambi gli schieramenti in arrivo), c’è anche chi si chiede da allora a cosa serva il comitato scientifico, quali altri tempi comporterà, a quali conclusioni arriverà. Intanto, che si fa?

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