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La larva di sputacchina

Gallipoli – “La Commissione europea conferma che l’uso di pesticidi chimici pericolosi è vietato in Puglia, contro quanto disposto dal Decreto Martina”: lo afferma l’eurodeputato di Liberi e Uguali Massimo Paolucci che in una interrogazione denunciava la presenza nella lista di pesticidi suggeriti dal Ministero dell’Agricoltura per il contrasto alla Xylella dell’Imidacloprid, un pesticida pericoloso per le api e gli altri insetti impollinatori e dunque per l’agricoltura e i suoi raccolti. Il pesticida è ormai vietato per tutti gli usi in campo aperto in Europa. La netta risposta, che ribadisce quanto detto in altre sedi europee, consente di svelare anche un fraintendimento tecnico da cui è bene sgomberare il campo. Non prima di una breve cronistoria.

La decisione del 27 aprile scorso a tutela delle api L’Imidacloprid è dunque ufficialmente fuori gioco e non da oggi nella lotta al contrasto della diffusione del batterio Xylella fastidiosa che ha colpito in primo luogo il Salento – zona di Gallipoli-Taviano – per poi risalire fino a lambire la provincia di Bari, come attesta l’ultima mappa elaborata dalla Commissione europea con la zona cuscinetto arrivata nelle campagne di Locorotondo. Lo scorso aprile, esattamente il 27, gli Stati membri dell’Unione avevano approvato la proposta della Commissione per vietare l’uso all’aperto di tre insetticidi neonicotinoidi (l’imidacloprid e il clothianidin della Bayer e il tiamethoxam della Syngenta) ritenuti pericolosi per le api, limitandone l’utilizzo alle sole serre. Oltre all’Italia, avevano votato a favore del divieto Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Paesi Bassi, Austria, Svezia, Grecia, Portogallo, Irlanda, Slovenia, Estonia, Cipro, Lussemburgo, Malta, che rappresentano il 76,1% della popolazione dell’Ue. Quattro i Paesi contrari al divieto: Romania, Repubblica Ceca, Ungheria e Danimarca. Otto gli astenuti: Polonia, Belgio, Slovacchia, Finlandia, Bulgaria, Croazia, Lettonia e Lituania.

Italia primo Paese a sospendere l’impiego di questi neonicotinoidi nel 2008 “I neonicotinoidi sono degli insetticidi sistemici. Il loro utilizzo – si legge in una nota della Cia (Confederazione italiana agricoltori) del Piemonte – comprende la concia delle sementi di mais, del cotone, del colza, della bietola e del girasole, trattamenti fogliari di molti fruttiferi e di piante ornamentali e trattamenti granulari al terreno. L’Italia è stata il primo Paese a sospendere l’impiego dei neonicotinoidi. Lo ha fatto nel lontano 2008 con divieti temporanei, rinnovati poi a ogni scadenza. A maggio 2013 anche la Commissione Europea ne vietò l’utilizzo per due anni, e poi di proroga in proroga fino ad oggi. Dopo anni di polemiche lo stop ai neonicotinoidi è diventato definitivo e sarà applicabile dalla fine del 2018. Agli agricoltori italiani non resterà che rimettersi alla decisione presa dalla maggioranza degli Stati membri, avvalorata dal parere scientifico dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare. L’Europa dovrà controllare – auspica l’organizzazione degli agricoltori – che tutti gli Stati membri, anche quelli che hanno votato contro il bando dei neonicotinoidi, rispettino il divieto, per evitare forme di concorrenza sleale”.

Un allegato “inutile” ha generato l’allarme Questa riconferma da parte della Commissione Ue porge l’occasione anche per ristabilire un dato certo e assodato davanti a dubbi, sospetti ed accuse all’ex ministro Martina (Politiche agricole) e al suo decreto messo sotto processo proprio perchè ritenuto favorevole all’uso di insetticidi fuori legge per fermare la sputacchina, il principale insetto vettore. In una vicenda in cui gli scontri tra portatori di opposte tesi non sono mancati, come si potuto creare quest’altro equivoco in cui sono caduti anche esponenti politici? “Tutto è nato – racconta un ricercatore del Cnr di Bari che ha partecipato in questa fase all’approntamento delle misure legislative – dal fatto che in un allegato del decreto ci fossero, allegati appunto, i risultati di prove sperimentali condotte su principi attivi quali Imidacloprid, studio peraltro vecchio di due anni fa. Questo errore materiale – racconta il testimone diretto, carte alla mano – ha dato la stura a polemiche infondate, nonostante si sia fatta chiarezza in tutte le sedi ormai”. Va aggiunto che il decreto Martina affida al Servizio fitosanitario della Regione il compito di stabilire le sostanze chimiche da usare tra quelle indicate l’Imidacloprid non c’è. Ma come è finito nel fascicolo quell’allegato praticamente inservibile? Sarebbe stato un errore materiale, si sostiene, “perchè comunque ininfluente e vecchio” trattandosi di principi attivi messi al bando. “In ogni caso – è la conclusione – l’uso di Imidacloprid non è stato mai autorizzato”. Nè da Roma né da Bari.

 

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Gallipoli – La Commissione europea ha tirato le somme: l’area da quarantena a causa dell’attacco della Xylella fastidiosa è aumentata, annettendo una fascia di territorio della provincia di Bari. Troppo pochi gli ulivi infetti e non abbattuti né rimossi. Nel 2018 su 241 ordinanze neanche una ha raggiunto lo scopo, L’anno precedente il numero si è attestato su circa 900 eradicazioni. Certo, ci sono vincoli normativi, paesaggistici, urbanistici che andrebbero superato con un decreto apposito; ci sono problemi col catasto non aggiornato per cui è difficile spesso individuare i titolari dell’appezzamento ai quali notificare le ordinanze, per cui si pensa di trovare il modo di procedere d’urgenza, rinviando a dopo le procedure burocratiche. Ma i conti non tornano e la delegazione europea arrivata lunedì in zona, è ripartita per Roma e poi Bruxelles portando con sé solo gli apprezzamenti per un sistema di monitoraggio nella zona di contenimento che ha funzionato. Dai loro dati si evince che su circa 7 milioni di piante, soltanto 3.800 in quell’area sono risultate colpite dal batterio e nessuna in focolai in cui gli alberi contagiati sono stati rimossi.

Gli ispettori della Ue, direzine generale per la salute e la sicurezza delle piante, hanno fatto il loro lavoro ed ora tocca al Ministero delle politiche agricole ed alla Regione Puglia cercare di rinviare, quantomeno, la nuova mappa redatta (foto) da cui si evince l’indicazione di una nuova zona infetta, come preannunciato e temuto nelle scorse settimane. Comunque vada, le condizioni politiche intorno al grave problema sembrano finalmente essersi chiarite: l’intero Consiglio regionale ha votato un documento pieno di impegni da rispettare, da parte della Regione, del governo centrale e dell’Europa, ritenuta per la prima volta in modo esplicito colpevole di scarsa vigilanza alle frontiere (principalmente nel porto di Rotterdam, il più trafficato del continente) circa l’importazione di specie vegetali e di piante ornamentali. Si tratta di vedere adesso cosa concretamente produrrà questo nuovo ed inedito clima unitario da cui tutti si attendono molto. Anche per recuperare qualcosa dei cinque anni di polemiche, ricorsi, ricerche, scontri. E senza nessun provvedimento concreto.

Gallipoli – Ricerca di cloni di Leccino più resistenti a Xylella, dispostivi nanotech per far arrivare a destinazione le cure, l’utilizzo della sanse per uso alimentare, la tecnica degli innesti e molto altro. Coldiretti Lecce ha chiamato all’appello presso la propria sede di via Bari ricercatori e docenti universitari lo scorso 31 maggio, per presentare le sette idee progettuali (tre già avviate) di cui è partner, per la rigenerazione agraria del Salento e la lotta al fastidioso batterio. «Abbiamo sentito da subito la necessità di far diventare questo territorio un laboratorio a cielo aperto – ha detto il presidente Pantaleo Piccinno alla platea – abbiamo lavorato per creare una rete di ricercatori, non solo pugliesi, convinti che solo da una virtuosa collaborazione tra gli enti di ricerca potranno nascere le soluzioni per salvare il nostro patrimonio olivicolo e per disegnare scenari di rigenerazione ambientale e agricola».

L’assemblea Giovani Coldiretti

L’agronomo Giovanni D’Amato (Coopolio Salento) ha presentato il progetto Biocodiro, ovvero l’impiego di ioni e chelati da far assorbire in via radicale alla pianta per attenuare i sintomi del Codiro. Gianluca Bleve (di Tricase) e Giovanni Mita dell’Ispa Cnr Lecce hanno spiegato il progetto “Passata d’oliva”, uno studio che ha trasformato la sansa da prodotto di scarto a prodotto alimentare biologico di grande valore nutrizionale. Francesca Baldassarre (foto) dell’Università del Salento ha invece illustrato lo stato dell’arte del progetto Nanotool, che prevede la messa a punto di una nuova generazione di fitofarmaci a base di nanoparticelle di ossido di rame e ossido di zinco.

Riflettori poi sui gruppi operativi – una sinergia tra ricercatori e agricoltori – che stanno mettendo a punto i progetti nell’ambito del Partenariato europeo per l’innovazione.  Il professor Angelo Corallo (Università del Salento) ha illustrato il progetto “TyTo Alba” che studia modelli di parchi agricoli multifunzionali ad alta valenza paesaggistica ed il progetto “Simple” per l’elaborazione di un sistema di serre idroponiche automatizzato per la coltivazione a pergolato. Il professor Vito Nicola Savino, del centro di ricerca Basile Caramia, ha spiegato il progetto “Biosavex” che ha come obiettivo l’individuazione di germoplasma di ulivo resistente all’infezione ed anche il progetto “Sogesom”, dedicato allo sviluppo della tecnica agronomica degli innesti. «Gli occhi dell’Italia e dell’Europa sono puntati sulla Puglia – ha detto il professor Gucci dell’Università di Pisa – le soluzioni che saranno prospettate per questo territorio saranno importanti per tutto il mondo visto che xylella è un problema causato dalla globalizzazione, una fitopatia che arriva con la movimentazione delle piante ornamentali».

Pianta colpita da Xylella

Gallipoli – Come individuare il batterio da quarantena Xylella fastidiosa, che vive e si riproduce nei vasi xilematici degli ulivi e di altre piante? A trovare un sistema diagnostico nuovo ci hanno pensato i ricercatori dell’Università del Salento e del Consiglio nazionale delle ricerche Nanotec di Lecce che hanno visto il loro studio pubblicato in questi giorni su “Scientific Reports, rivista del gruppo “Nature”. Il sistema ideato dal gruppo di ricerca si basa su microsensori ad elevata sensibilità e riesce ad individuare la presenza del patogeno che affligge gli alberi del territorio salentino, comparso circa cinque anni fa proprio nelle campagne tra Gallipoli, Taviano, Racale,  con tempi rapidi di analisi. “Si tratta di un primo importante passo avanti verso la diagnostica in-situ, come valido strumento nelle mani degli esperti del settore per le analisi su campo”, si fa notare in una nota di Unisalento. Ed a costi contenuti.

“Il rilevamento di Xylella fastidiosa, viene solitamente eseguito con tecniche di laboratorio (Elisa e Pcr). In questo lavoro, invece – afferma Serena Chiriacò, ricercatrice del Cnr – i due metodi tradizionali sono stati confrontati con il nuovo test elaborato su biochip elettrochimici, ottenendo risultati sovrapponibili a quelli dei test tradizionali, ma con vantaggi significativi in termini di costi e tempo impiegato per l’analisi”. “Lo sviluppo di nuove tecniche diagnostiche – commenta Andrea Luvisi, ricercatore dell’Università del Salento – rappresenta un’utile risorsa per le azioni di monitoraggio, attività imprescindibile per il contenimento dell’epidemia”.

Questo è solo uno degli ultimi frutti di una solida collaborazione tra l’Università del Salento ed il Cnr Nanotec, che ha permesso la creazione di un team fortemente interdisciplinare con la presenza di patologi e fisiologi vegetali, biologi, biotecnologi e fisici, che hanno lavorato insieme alla realizzazione di un biosensore innovativo in grado di rilevare la presenza del fitopatogeno. “Il lab-on-chip realizzato – concludono i ricercatori – comprende anche un modulo microfluidico che consente di effettuare l’analisi su piccoli volumi di campione, e le sue prestazioni sono competitive rispetto ai metodi diagnostici convenzionali, ma con gli ulteriori vantaggi di portabilità (l’intero dispositivo misura pochi centimetri quadrati), costi contenuti e facilità d’uso. Una volta industrializzata, la tecnologia proposta potrà fornire un metodo di analisi made in Salento, utile per attuare uno screening su larga scala”.

Acquarica del Capo – Incontro pubblico ad Acquarica del Capo per discutere di Xylella e del futuro dell’olivicoltura salentina, a distanza di pochi giorni dall’ultimo documento con cui la Regione Puglia apre la strada a piante delle varietà Leccino e FS17, selezionate dalla ricerca scientifica come resistenti al batterio da quarantena. Martedì 29 maggio alle ore 18,30 presso il castello medievale si parlerà di finanziamenti a fondo perduto per il reimpianto degli oliveti. Interverranno al convegno il Sindaco Francesco Ferraro, Nicola Ruggiero, presidente Consorzio oliveti d’Italia. L’incontro sarà moderato da Nicola Mangialardi, giornalista di Telenorba.

Alezio – Riflettori accesi sul futuro dell’agricoltura salentina nel convegno organizzato dagli attivisti del Movimento 5 Stelle di Alezio, in programma questa sera, alle 19,30 presso l’Area Lab di via Toti. L’incontro sarà moderato da Rocco Merenda e Pierpaolo Ronzino. Agli interrogativi posti da “Le agricolture nel Salento: quale futuro? Declino o rinascita?” proveranno a dare delle risposte gli ospiti presenti: Cristian Casili (foto), consigliere regionale M5S e agronomo, parlerà di Banca terreni di Puglia, Piani di sviluppo rurale, Xylella; Cristina Monti, esperta di politiche di sviluppo agricolo; Giuseppe Brillante, direttore di Coldiretti Lecce, parlerà di contratto per la rigenerazione dell’agricoltura salentina; Carlo Ferrari di Natura Bio Salento, di agricoltura biologica e il caso cava in località Arpa. Il meeting sarà seguito da un dibattito pubblico.

Galatone – Il divorzio si è consumato davanti ad una platea di una ventina di persone, convocate lì dal comitato locale dei Cinque stelle. Le strade si sono divise ma non quella sera di lunedì scorso al Palazzo marchesale di Galatone ma un paio di giorni prima, sabato 19, quando Cristian Casili di Nardò, Antonella Laricchia e quattro parlamentari del Movimento hanno diffuso il loro Patto anti xylella in dieci punti ed il “Popolo degli Ulivi” tutto intero ha strabuzzato gli occhi, incredulo. Galatone è stata l’occasione per il primo contatto ravvicinato tra i componenti di quella che era stata fino a poco fa un’anima sola.

Strade separate: chi a Bari con altri due “No”, chi a lavorare per il patto Maurizio Maccagnano dei pentastellati ha cercato di moderare tra le ultime posizioni di Cristian Casili, e Crocifisso Aloisi, uno dei principali animatori dell’associazione informale che – peraltro – ha dato appuntamento a domani, venerdì 25 maggio alle 9 a Bari per una manifestazione nei pressi della sede Rai al grido di “No agli espianti” e “No ai pesticidi”. E’ il decreto Martina di cui si parla, ma ormai con voci diverse. “Sulla questione del disseccamento, io ho definito “un teatrino” le contrapposizioni – ha afferma Casili – non perché volessi delegittimare l’opera sia della scienza sia di chi vi si contrappone, ma perché siamo ancora qui a parlarne senza fare nulla: gli agricoltori sono molti confusi. La politica – ha detto Casili in un clima quasi surreale – che doveva uscire da queste contrapposizioni, non l’ha fatto: se guardiamo il Governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, un giorno con i magistrati con l’appoggio dei comitati popolari ed ambientalisti, un giorno con la scienza”. Sì, va bene la critica politica, ma intanto che cosa è accaduto ai Cinque stelle per un cambio così radicale di linea? “Il Movimento 5 Stelle ha cambiato posizione? Si è semplicemente evoluto – ha ribattuto Casili – di fronte all’evoluzione della malattia del disseccamento, e rispetto ad alcune posizioni rimaste fisse da anni su di un problema così complesso e ad una malattia che cambia continuamente”.

Casili: “Le cose sono cambiate, basta con vecchie posizioni” Casili ha “semplicemente guardato quello che sta accadendo” ed ha cambiato registro, nella speranza di chiudere un patto in cui siano presenti e attivi anche gli ambientalisti che però non siano ancora ancorati ad infruttuose posizioni tipo “la frode Xylella”, il “complotto” internazionale eccetera. Come si ricorderà, i dieci punti contengono sì il diserbo meccannico, le buone pratiche agricole, alcune innovazioni ma non chiudono più porte e finestre agli eradicamnti “chirurgici” poiché “ogni albero colpito è fonte di inoculo” per altri contagi e neancheescludono i trattamenti chimici “compatibili”. “ La politica in questo momento, anche a costo di essere impopolare, deve alzare la testa di fronte a posizioni che non possiamo più permetterci cercando al contempo di essere costruttivi anche verso coloro che nella fascia di contenimento stanno subendo misure molto drastiche”, ha detto chiaro e tondo il consigliere regionale. 

Delusione e rabbia. Aloisi: “Ci saremmo aspettati l’appoggio della politica locale” Un prezzo da pagare, lo sa bene Casili che lo ha toccato con mano, ci sarà: in qualche cosa si trasformeranno il disappunto, l’amarezza, l’incredulità, persino rabbia, respirati nella sala dell’antico palazzo. Come la delusione di Aloisi, che rimarca un tratto ancora in comune: aver contestato gli attori protagonisti di questa vicenda,, ricercatori compresi. “Il movimento dei cittadini continua a vivere una pressione fortissima; si sta cercando addirittura di additare questi ultimi come i responsabili dell’avanzata del batterio. Allora, con l’ultimo decreto Martina, per rasserenare il clima, ci saremmo aspettati l’appoggio almeno dalla politica regionale (dopo l’abbandono della politica nazionale), e che i nostri rappresentanti locali avrebbero preso la palla al balzo per richiedere un cambio di attori e ripartire da zero. Invece – rincara la dose Aloisi – ci siamo sentiti accusare di complottismo e di essere noi i colpevoli della diffusione del batterio. Il batterio Xylella fastidiosa è stato trovato dal Cnr nell’ottobre del 2013 e si è gridato dopo pochi mesi all’epidemia; ma già tre anni prima, nel 2010, si era tenuto un convegno a Bari per formare dei tecnici su come affrontare il batterio se un giorno si fosse presentato”. “Loro” hanno avuto tutto il tempo a disposizione tutte le risorse e le competenze: possibile che si sia lasciato lì a Gallipoli quel focolaio, se la soluzione era l’eradicazione? Siamo stanchi di sentire queste falsità”.

Nessun ripensamento: “Paghi chi non ha fatto nulla contro il problema” Nessun ripensamento o riesame delle posizioni fin qui sostenute, neanche in assenza di un partner che si riteneva affidabile e prezioso è trapelato durante l’incontro e subito dopo. Le parole d’ordine della manifestazione indetta a Bari domani stanno lì a dimostrarlo. Come le reazioni al vetriolo sulle reti sociali: “Va tutto bene, tanto Pd e M5S ora vanno d’amore e d’accordo sulla Xylella”, vi si legge. C’è chi protesta anche contro gli interventi di “eliminazione delle piante ospiti spontanee lungo fossi, canali e strade: un punto di gravità assoluta”. “Andiamo tutti a Bari per fermare la distruzione degli ulivi, l’avvelenamento delle persone, l’attacco alla Costituzione”, è l’appello di Luigi Russo, un altro degli esponenti di spicco del “Popolo”. Che davanti a Casili ha lanciato una sua proposta: “Io chiedo è questo: se in tutti questi anni non si è trovata la soluzione da parte di chi ha gestito questa questione, perché un movimento politico come i 5 Stelle non chiede la dimissione di chi si è occupato della vicenda finora, visto che non hanno saputo risolvere il problema? La responsabilità scientifica e politica si sta ora riversando sui cittadini attivi perché qualcuno non ha saputo fare il suo mestiere”. Sipario.

(Nella foto da sinistra Maurizio Maccagnano, Crocifisso Aloisi, Cristian Casili)

Ha collaborato Anna De Matteis

Gallipoli – La polemica non è certo mancata ed anche aspra, durante il Consiglio regionale monotematico – dopo i precedenti in cinque anni quasi dall’individuazione del batterio della Xylella nelle campagna tra Gallipoli e Taviano – svoltosi ieri a Bari. Ma la situazione – insieme alla pressione della Commissione europea sempre più preoccupata dall’espandersi del contagio – è tale che il presidente dell’assise Mario Loizzo (foto) sta puntando a trovare un momento di sintesi tra le parie posizioni per “fronteggiare” eventuali altre richieste e decisioni finalizzate a tenere sotto il più stretto controllo la grave malattia che ha colpito in particolare gli ulivi salentini. “Il Consiglio regionale si sforzerà di produrre una posizione unica e condivisa da tutte le forze politiche in occasione del sopralluogo che gli ispettori Ue faranno in Puglia la prossima settimana per verificare lo stato di attuazione delle misure di contrasto all’avanzare della xylella”, recita una nota diffusa da Bari. “A questo obiettivo punta la mediazione del presidente del Consiglio regionale che a conclusione del dibattito – si legge ancora – ha invitato le forze politiche a rinviare il voto sui quattro ordini del giorno presentati nel corso della seduta, per individuare in ciascuno di essi gli elementi propositivi da inserire in un documento che caratterizzi la posizione della Puglia”. Capigruppo e consiglieri accettando la proposta avanzata dal presidente Loizzo, sono al lavoro per giungere ad un documento unitario che possa poi essere votato all’unanimità dal Consiglio regionale nella riunione in programma la prossima settimana.

Com’è noto, è intenzione dei commissari europei estendere la “zona rossa”, praticamente tutta la provincia di Lecce, di altri 20 km verso nord, intaccando così le limitrofe province di Brindisi e Taranto.

Gallipoli – Mercoledì 23 maggio alle ore 12 si riunirà il Consiglio regionale per un’altra seduta avente per tema “Xylella e il disseccamnto nel territorio pugliese”. relazionerà ai consiglieri l’assessore all’Agricoltura Leonardo Di Gioia; tirerà le somme il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano (foto). Nella stessa giornata ad un paio di migliaia di km da Bari, i Servizi fitosanitari degli Stati dell’Unione si ritrovano per esaminare gli ultimi dati e stabilire se spostare o meno la fascia cuscinetto ancora più a nord, praticamente alle porte di Bari. Terzo appuntamento: il 25 a Bari è indetta una manifestazione delle associazioni ambientaliste e movimenti per chiedere il ritiro del “decreto Martina”, l’atto con cui si recepiscono le indicazioni operative della Commissione Ue in fatto di contenimento della diffusione del micidiale batterio con il blocco – tramite insetticidi – del principale insetto vettore, la “sputacchina”.

Intanto anche il Comune di Gallipoli ha preso posizione. con un’ordinanza il Sindaco Stefano Minerva ha vietato interventi con insetticidi sul territorio gallipolino. Ma come detto, il fronte dei Sindaci non è compatto, anzi solo una minoranza ha messo mano ad ordinanze sindacali o ricorsi giudiziari (con Zollino che rivendica la primogenitura, il 3 maggio, strappandola a Nardò). A tal proposito il consigliere regionale Cristian Casili (M5S) ha provocatoriamente rivolto loro una domanda: “Sanno quanti trattamenti si utilizzano per le produzioni orticole, per i vigneti e quant’altro? Perchè non fanno una campagna di informazione per i contadini che entrano nelle farmacie agricole e comprano il glifosato inquinando le campagne?”. Dalla lista delle sostanze chimiche che il Servizio fitosanitario pugliese sta per emanare, proprio in virtù del decreto ministeriale, dovrebbe sparire l’Imidacoprid messo fuori legge dall’Ue proprio in queste settimane.

La giunta nazionale della Cia, infine, dopo un sopralluogo nel Brindisino e a Presicce, ha ribadito i suoi punti fermi. Che sono abbattimenti degli alberi infetti (motivo per cui i ritardi accumulati hanno messo l’Italia sotto accusa a Bruxelles) senza più indugi; concreti aiuti per il mondo olivicolo così duramente colpito ed al settore del vivaismo; usare nei quattro trattamenti previsti da qui a dicembre solo di sostanze che vanno bene anche per aziende condotte con protocolli bio (la differenza di costi dovrebbe essere, secondo la Confederazione italiana agricoltori, a carico delle Istituzioni). Messa all’angolo da più parti, la Regione mete a punto la linea difensiva chiamando  in causa i ricorsi giudiziari che hanno rallentato ogni tipo di attività; le resistenze degli agricoltori; i vincoli di natura urbanistica e paesaggistica. “Per questo è necessario – ha dichiarato l’assessore Leonardo Di Gioia – un decreto legge che semplifichi gli interventi da parte dei nostri uffici”.

 

Il professor Giovanni Martelli dell’Accademia dei Georgofili di Firenze e docente emerito dell’Università di Bari

Gallipoli – Ancora “giorni decisivi” in arrivo nell’affannosa battaglia contro l’espandersi del batterio Xylella fastidiosa, ritenuto da studiosi ed esperti il principale fattore di disseccamento rapido degli ulivi salentini. Sono trascorsi oltre quattro anni dalla sua individuazione nelle campagne tra Gallipoli e nella fascia jonica fino a Ugento (ottobre 2013) e gli scenari si ripetono drammaticamente: a seguito dei monitoraggi in corso, con la scoperta di nuovi focolai con ulivi infetti, seguono invariabilmente e periodicamente slittamenti verso Nord della fascia di contenimento e cuscinetto. L’ultimo rinvenimento in agro di Cisternino (Brindisi) ed altri elementi potrebbe adesso indurre i Comitati fitosanitari  dell’Unione europea convocati a Bruxelles la prossima settimana, a spostare fino a Polignano a mare il versante settentrionale della zona cuscinetto, da poco fissato nel territorio di Locorotondo (Bari). Intanto è di queste ore la notizia che la Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia europea per inadempienze proprio sulla questione Xylella (insieme alle mancate misure sullo smog e per lo smaltimento di rifiuti radioattivi).

“Responsabile la Regione” per Marmo (Fi) Ne prende spunto per un’altra bordata di critiche al governo regionale il presidente del  del gruppo regionale di Forza Italia, Nino Marmo. “La Giunta pugliese sta premendo la penna sul foglio e sprecando inchiostro, laddove la prima responsabile dell’emergenza Xylella è proprio la Regione, con oltre 12 anni di gravissime omissioni. Ed ora si apprestano affannosamente a levare gli scudi della protesta, a richiedere interventi del governo italiano affinché faccia opposizione alla possibile decisione dell’Ue di estendere le ‘zone rosse’ fino ai territori di Bari, Fasano e Taranto”. Per il consigliere Marmo, “se fosse stato attuato il Piano Silletti, oggi non avremmo una ghigliottina sulla testa che minaccia l’economia olivicola e vivaistica dell’intera Regione, anche nei luoghi dove le piante infette sono di numero quasi irrisorio”. “In questa assenza di governo forte che ha già prodotto le conseguenze che conosciamo, poi, c’è pure chi discute l’utilizzo intelligente e mirato dei fitofarmaci! Ci vorrebbe un bagno di umiltà (improbabile) da parte di chi ha fallito – conclude Marmo – ma anche forte determinazione per iniziare almeno a contenere il dilagarsi dell’infezione”.

Abaterusso (Leu): “No ai pesticidi” Ma anche su quest’altro versante – trattamenti con insetticidi decretati dal ministro Martina e recepiti dalla Regione, secondo direttive europee di un paio di anni fa – infuriano polemiche. “La decisione del Governo di imporre l’uso di alcuni pesticidi sta destando non poche preoccupazioni tra gli operatori del comparto agricolo pugliese. È inaccettabile che un settore chiave dello sviluppo pugliese debba subire decisioni simili che calpestano i dati epidemiologici, il territorio e con esso la sostenibilità e la tutela della salute dell’ambiente e delle persone”: lo sostiene Ernesto Abaterusso di Patù, consigliere regionale Leu-Art. 1, schierandosi a favore dei “disobbedienti” accanto ai quali si sono schierati alcuni Sindaci con ordinanze e ricorsi (tra cui Nardò, Galatone, Scorrano, Taurisano, Neviano). Secondo Abaterusso “vi sono forti dubbi sugli effetti positivi che l’uso dei pesticidi potrebbe recare nel contrasto al batterio della Xylella fastidiosa e della decisione dell’Ue di vietare l’utilizzo di alcune di queste sostanze”. “Chiediamo pertanto al Governo di fare un passo indietro e di attivarsi per correggere le misure fitosanitarie più critiche e devastanti per l’agricoltura salentina, già di per sé martoriata, e la tutela della salute delle persone”, è la conclusione del consigliere.

Le rassicurazioni del prof. Martelli Che si tratti di prodotti testati, di trattamenti che si facevano e si fanno sugli ulivi almeno due volte (in primavera e in estate), che anche l’agricoltura biologica può usare sostanze chimiche “evidentemente necessarie” non sembra convincere molti, neanche se certe affermazioni provengono da esperti riconosciuti a livello internazionale, come il prof. Giovanni Paolo Martelli (foto), dell’Università di Bari, facoltà di Agraria. L’assunto “la Xylella non si può fermare, l’insetto vettore sì” ribadito e argomentato ieri su Gazzetta del Mezzogiorno dal prof. Martelli, non nasconde rischi e pericoli come in tutti i casi in cui si utilizzino sostanze chimiche senza competenza e controllo, “ma chi crede che si possa andare avanti con i pannicelli caldi, si faccia un giro nel Leccese, nella zona di Gallipoli e poi ne parliamo”.

L’unica novità positiva, tra tante divisioni e aspri confronti a volte su basi incerte e non documentate, è il prossimo benestare definitivo al reimpianto di ulivi nella zona rossa, praticamente l’intera provincia di Lecce, delle varietà risultate ai ricercatori resistenti al batterio da quarantena.

Gallipoli – Un dato che poco circola ma che è reale è che proprio qui, in queste zone del Gallipolino fino ad AlezioTaviano, Racale, Melissano, Alliste e Ugento, dove per prima ha colpito la Xylella fastidiosa quattro anni fa circa, lasciando dietro di sé un deserto grigiastro, le quattro irrorazioni con insetticidi che dovrebbero essere fatte entro dicembre – come indicato da Direttive Ue e rilanciato dal ministero e dalla Regione – non si faranno poiché gli insetti vettori, dove tutto è secco, semplicemente non ci sono.

Nelle zone secche trattamenti inutili ormai. Il problema dei patentini L’altro dato è che per attuare questi interventi con i componenti chimici indicati (acetamiprid, neonicotinoide, e deltametrina, piretroide) i contadini devono essere “abilitati” da un patentino che conseguono dopo un corso specifico: quanti ce ne sono operativi e disposti ad eseguire gli obblighi ormai in vigore? I patentini, già prima della comparsa del batterio venuto dal Centro America, erano conseguiti proprio perchè quelle sostanze, unite ad altre, vengono utilizzate come da routine per combattere in agricoltura comuni parassiti, come ad esempio la mosca dell’ulivo e la tignola, oltre che per disinfestazioni urbane (per esempio, quelle anti larvali contro le zanzare). “Decreto ministeriale e deliberazione regionale sembrano fatti apposta per far vedere alla Commissione europea che l’Italia sta facendo quanto dovuto”: c’è chi lo dice a mezza voce, considerando  comunque che le sostanze da impiegare nei trattamenti sono state valutate e approvate dall’Efsa, l’ente europeo per la sicurezza alimentare, anche se su alcuni di questi vi è una discussione in corso che potrebbe portare ad un eventuale blocco dell’utilizzo nel prossimo anno. Ad oggi l’Efsa, anche sul temuto principio attivo denominato glifosate, si è espressa classificandolo come non carcerogeno (contraria la Svezia). Naturalmente se ci si limita nelle dosi e dei tempi consentiti: da qui l’esigenza, rilevata da più parti, di continui controlli e monitoraggi.

In campo gli europarlamentari Fitto e De Castro Nel frattempo anche questa volta come in precedenza in altri momenti topici (l’esistenza o meno della Xylella, il piani per eradicazioni mirate) è tutto uno scontro in cui, troppo spesso, il punto centrale – bloccare almeno gli insetti vettori – si smarrisce nel polverone delle polemiche settarie. Provano a introdurre qualche elemento di auspicato equilibrio due europarlamentari che, fin dagli inizi, hanno portato in seno all’Unione europea una linea mediana e unitaria; Raffaele Fitto (Conservatori e riformisti europei) e Paolo De Castro (Socialisti e democratici, nella foto). “Basta “santoni” nell’agricoltura pugliese, molti dei quali sono gli stessi che hanno impedito di mettere in atto il piano di eradicazione degli ulivi infettati dalla xyella o presenti nella zona cuscinetto e che oggi hanno iniziato una nuova crociata contro l’uso dei fitofarmaci previsti nel decreto del Ministero dell’Agricoltura proprio come “misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione della xylella fastidiosa nel territorio della Repubblica italiana”.

“Stare dalla parte della scienza”: richiamo ai Sindaci Fitto e De Castro si schierano con gli scienziati, i ricercatori, gli esperti contro “pseudo ambientalisti che, purtroppo, in alcuni casi rivestono anche ruoli pubblici e quindi producono danni peggiori con i loro provvedimenti”, con riferimento ad alcuni Sindaci (Nardò, Nociglia, Scorrano che hanno messo mano ad ordinanze urgenti vietando l’uso dei pesticidi; Galatone ha intrapreso invece la strada del ricorso giudiziario contro il decreto Martina). “Gli insetticidi previsti nel decreto – ribadiscono i due europarlamentari – sono autorizzati non solo dal Ministero della Sanità, ma dalla Commissione europea che affida all’Efsa (sicurezza alimentare) il minuzioso controllo che viene svolto da un gruppo di scienziati altamente qualificati. Noi ci fidiamo di loro! Ci fidiamo della parole di chi, come il prof Martelli, oggi spiega che sono da sempre stati usati (anche nell’agricoltura biologica) e che i risultati, quelli positivi, che la nostra agricoltura ha raggiunto negli ultimi 50 anni sono dovuti anche al loro uso”. Infine un altro riferimento ad amministratori pubblici locali: “Bene ha fatto il sindaco di Lecce a non imbarcarsi in questa crociata senza senso e senza scienza. Chi ha ruoli istituzionali non dovrebbe mai cavalcare ondate populistiche così pericolose che nel Salento hanno già prodotto danni irreparabili”.

Il ricorso di Galatone: “Dal 2019 alcuni neonicotinoidi indicati nel decreto saranno vietati” “Il decreto appare in contrasto con quanto previsto dallo stesso Ministero nel “Piano di azione nazionale (Pan) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari” introdotto con decreto del 22 gennaio 2014 che stabilisce: “ai fini della tutela della salute e della sicurezza pubblica è necessario ridurre l’uso dei prodotti fitosanitari o dei rischi connessi al loro utilizzo nelle aree frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili, ricorrendo a mezzi alternativi (meccanici, fisici, biologici)”; si legge nella deliberazione della Giunta comunale galatonese presieduta da Flavio Filoni. “La stessa autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) – si aggiunge – aveva concluso che “la maggior parte dei modi in cui i pesticidi neonicotinoidi vengono usati rappresenta un rischio per le api selvatiche e quelle mellifere”, conclusione che poi ha comportato la messa al bando di 3 neonicotonoidi (imidacloprid, il clothianidin e il tiamethoxam). Infine il 27 aprile scorso i Paesi membri dell’Ue hanno approvato la richiesta della Commissione europea di porre fine all’utilizzo nei campi all’aperto dei tre neonicotinoidi nocivi a partire dalla fine del 2018, consentendone l’uso solo in serra.  Non si vede quindi come alcuni di questi neonicotinoidi siano inseriti nel  decreto nell’elenco dei pesticidi/insetticidi da usare per la lotta al Philaenus spumarium (il principale insetto vettore, ndr)”.

 

 

Nardò – Se l’obiettivo dell’ordinanza urgente “anti-pesticidi” emanata dal Sindaco di Nardò Giuseppe Mellone lo scorso 11 maggio era quello di scatenare reazioni, si può considerare ampiamente centrato: da giorni infatti se ne registrano a decine e di segno non univoco. Il decreto Martina e la successiva deliberazione della Giunta regionale, come si ricorderà, prevede quattro trattamenti con insetticidi da qui a dicembre nel tentativo di contrastare la diffusione della Xylella fastidiosa, batterio che da quattro anni sta decimando gli uliveti salentini. Ecco così servito a Nardò il divieto di usare pesticidi, ritenuti anch’essi dannosi per piante, animali e uomini. Mellone è stato il primo sindaco in Puglia a prendere un provvedimento simile seguito dal suo collega di Nociglia; ma altri amministratori hanno annunciato che si muoveranno allo stesso modo. Il “qui non si passa” di Mellone al Ministero, a Nardò è piaciuto persino in casa Pd. Il consigliere comunale Lorenzo Siciliano, dopo aver chiesto un Consiglio comunale monotematico sul tema, ha definito tale ordinanza “mirata a tutelare biodiversità e salute umana, ma che ritengo possa essere condivisa e rivista in alcune parti qualora ne emergesse la necessità, attraverso un confronto con il comparto interessato”. Idem il segretario cittadino dei Giovani democratici Matteo Rizzo, secondo il quale “il Sindaco Mellone ha fatto ciò che giustamente andava fatto. Proteggere la comunità da rischi del genere deve essere la prima preoccupazione di un Sindaco, che si professi di destra, di centro, o di sinistra. Mi auguro che la sana “disobbedienza” di Nardò sia presa da esempio anche dagli altri Sindaci dei diversi Comuni pugliesi”.

Lo scetticismo arriva invece dalle vicine Galatone e Lecce. Crocifisso Aloisi, consigliere comunale galatonese con delega all’Agricoltura, è un attivista della prima ora della lotta contro i provvedimenti presi da Ue, Governo e Regione in materia di Xylella e ulivi. Eppure Aloisi, che per curriculum non può certo essere accusato di remare contro il “Popolo degli Ulivi”, così commenta questa vicenda: «Sappiate che fare un’ordinanza o un manifesto pubblico è molto semplice, la parte più difficile è rendere concreto ciò che si dice nell’ordinanza o manifesto. Forse avete anche dimenticato che non ci interessa piantare qualche bandierina ma vogliamo concretamente risolvere i problemi. E non parliamo prima ma dopo – sottolinea il consigliere – e proprio per quanto riguarda i pesticidi vorrei farvi notare che il nostro Comune ha aderito all’iniziativa europea Città libere da pesticidi, adottando un’apposita delibera di Giunta in tempi non sospetti, la delibera numero 82 del 22 marzo 2018».

A tirarsi fuori da “provvedimenti“ anti-pesticidi è poi il sindaco di Lecce Carlo Salvemini. «Non firmerò – ha scritto oggi rispondendo alle sollecitazioni  – un’ordinanza per vietare l’uso dei fitofarmaci; né impugnerò con ricorso al Tar il decreto sulle “misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione della xylella fastidiosa nel territorio della Repubblica Italiana”. Pur rispettando le motivazioni dell’articolato fronte civico che invoca la disubbidienza nei confronti delle decisioni prese dal Ministero per l’Agricoltura, voglio spiegare perché ho preso questa decisione. Che non scaturisce dall’ignorare le ragioni di tutela di salute pubblica che vengono esposte per contrastare il cosiddetta decreto Martina. Ma – semmai – dal rispetto che si deve ad un tema così delicato, che mi impone di avere fiducia negli organi sovraordinati dell’ordinamento dello Stato su questioni così complesse. Non può essere dimenticato che possono essere impiegati per i trattamenti indicati esclusivamente i prodotti fitosanitari autorizzati dal Ministero della Salute e dalla Commissione Europea, sempre secondo le condizioni d’uso ammesse». «Il processo che autorizza l’uso di fitofarmaci – sottolinea Salvemini in un altro passaggio – è rigorosissimo e sottoposto a periodico aggiornamento. Come posso io sindaco, sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili dentro l’Amministrazione, ignorare questi elementi di conoscenza in nome di un generico principio di precauzione? Credo nella scienza e nel suo metodo. Credo nell’articolato sistema di tutele comunitarie e nazionali poste a tutela della salute pubblica. Credo nello Stato di diritto e quindi che l’agire dello Stato e dei suoi organi sia sempre vincolato e conforme alle leggi vigenti. Credo che gli organi dello Stato le autorità agiscono secondo il principio della buona fede. Ma soprattutto credo che la nostra organizzazione sociale si regga su un atto di fiducia”.

Il dibattito ha superato, com’era prevedibile, i confini salentini. È di ieri anche la presa di posizione del giornalista del “Foglio”, quotidiano nazionale, Luciano Capone. «Dopo i sindaci che vietano il kebab, l’energia nucleare e i sottomarini – commenta sarcastico il giornalista campano – c’è anche quello che vuole proibire i pesticidi pensando addirittura di poter bloccare un decreto ministeriale con un’ordinanza comunale. I pesticidi non solo non uccidono (sono controllati e autorizzati da persone e istituzioni più competenti, con rispetto parlando, del sindaco di Nardò), ma il loro uso per contenere un batterio da quarantena come la Xylella fastidiosa è uno strumento necessario per non far avanzare la malattia che secca gli ulivi”. Si tratta per il commentatore di “un disastro epocale, che è già visibile negli uliveti del Salento desertificati dalla Xylella. Ma la cosa più rivelatrice di questi tempi insensati – conclude – è che nessuno, senza saperlo prima, potrebbe individuare il partito o l’area politica di riferimento del sindaco di Nardò. Un sindaco con questa presa di posizione potrebbe essere del M5S, della destra sovranista, della Lega o del Pd pugliese di Michele Emiliano”.

Tornando da queste parti, su Facebook tra applausi e critiche all’iniziativa del Sindaco neretino, c’è chi solleva un argomento ed aspetti collegati su cui chiede risposte: “Ma gli amministratori neretini – scrivono su Facebook – sanno che sostanze si usano, in base a protocolli per l’agricoltura, per la coltivazione delle angurie in centinaia di ettari dell’Arneo? Sono vietate anche quelle?”.  (nella foto da sinistra Mellone, Siciliano, Rizzo)

Nardò Galatone – Botta e risposta sui trattamenti a base di insetticidi per bloccare la diffusione del principale insetto diffusore del batterio Xylella fastidiosa. A salire sul palcoscenico con uno dei suoi colpi è stato due giorni fa il Sindaco neretino Giuseppe Mellone (a sinistra) che, in qualità di Ufficiale di Sanità e commissario di governo, ha vietato l’uso di quelle sostanze chimiche, indicate dalla Regione su direttiva della Commissione europea di oltre due anni fa, su tutto il territorio del comune di Nardò, uno dei feudi più vasti dell’intera provincia di Lecce. L’ordinanza “contingibile ed urgente” ha fatto il giro dei media con annesse dichiarazioni di Mellone a sostegno della salute pubblica “a scopo cautelativo e in via precauzionale”. Gli agricoltori che violano quest’obbligo dei quattro trattamenti da qui a dicembre, sono passibili di multe fino a 500 euro.

L’ordinanza sindacale ricorda che il decreto obbliga all’uso di erbicidi “come il glifosato, rispetto ai quali, a più riprese e da fonti autorevoli sono stati denunciati i gravi rischi per la salute umana, oppure all’uso di insetticidi, indicando in maniera specifica alcuni neonicotinoidi e citando in via preferenziale l’acetamiprid, sbilanciando, di fatto, la scelta verso sostanze altamente nocive piuttosto che verso altre (piretine, olio essenziale di arancio dolce), approvate in agricoltura biologica e a basso impatto”, si legge nella nota ufficiale del Comune di Nardò. “Com’è noto, queste sostanze – dice Mellone – possono rimanere nel suolo e nelle falde acquifere per lungo tempo e possono accumularsi nelle piante, comprese quelle a destinazione alimentare umana e animale. Non possono essere imposte per legge. Attenderemo le disposizioni dell’Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia, cui il decreto demanda la decisione sulle modalità operative sui singoli territori, ma nel frattempo vogliamo eliminare ogni rischio e agire tempestivamente a tutela dell’ambiente e della salute”.

La replica, indiretta, arriva da un militante della prima ora della lotta contro le analisi e i provvedimenti ufficiali presi da Ue, Governo, Regione, in materia di Xylella e di disseccamento rapido dell’ulivo. Crocifisso Aloisi (foto a destra), consigliere comunale di Galatone con delega all’Agricoltura, ricorda in una nota diffusa via facebook questi trascorsi e aggiunge: “Sto collaborando con gli altri amici del Popolo degli Ulivi (con i quali condivido moltissimi momenti di questa guerra da almeno 4 anni, presentando anche esposti in Procura) i ricorsi per le aziende, le associazioni e cittadini, per i Comuni, già da un mese (a proposito il 16 maggio ci sarà un altro incontro per il ricorso dei Comuni a Melpignano, siete invitati) eppure qualcuno a Galatone fa finta di non sapere tutto ciò e pensa di fare pressione politica sull’Amministrazione comunale per piantare qualche bandierina”. Detto ciò, l’affondo che sembra diretto proprio alla vicina Amministrazione di Nardò oltre che ad interlocutori galatonesi: “Sappiate che fare un’ordinanza o un manifesto pubblico – afferma Aloisi – è molto semplice, la parte più difficile è rendere concreto ciò che si dice nell’ordinanza o manifesto. Forse avete anche dimenticato che non ci interessa piantare qualche bandierina ma invece vogliamo concretamente risolvere i problemi. E non parliamo prima ma dopo – sottolinea il consigliere – e proprio per quanto riguarda i pesticidi vorrei farvi notare che il nostro Comune ha aderito all’iniziativa europea Città libere da pesticidi , adottando un’apposita delibera di Giunta in tempi non sospetti, la delibera numero 82 del 22 marzo 2018”.

Gallipoli – Domani, 11 maggio, alle ore 17 assemblea organizzativa con associazioni, Cittadinanzattiva, Comuni; il 16 maggio alle 16,30 altra assemblea questa volta con aziende agricole e cooperative, entrambe presso la sede del Centro servizi volontariato Salento in via Giovanni Gentile 1, Lecce. Sono queste le prime due iniziative organizzate dal movimento “Il Popolo degli Ulivi” nato subito dopo il rilevamento degli oliveti malati e in via di rapido disseccamento. Dopo il tam tam corso lungo le reti sociali, i contestatori del decreto ministeriale col piano straordinario anti Xylella, su indicazioni della Commissione Ue, e della conseguente deliberazione regionale, i contestatori si organizzano con azioni concrete che prevedono i ricorsi collettivi contro il “decreto dei veleni”.

“L’obbligo di utilizzo di pesticidi nella Puglia meridionale è un’offesa all’intelligenza, oltre che una minaccia seria per la salute delle persone, degli animali e dell’ambiente in generale. Non è questione solo di agricoltura, ma soprattutto di sanità pubblica – si legge nel comunicato odierno – associazioni, apicoltori e aziende bio pugliesi che praticano agricoltura naturale, supportate da numerose realtà extraregionali e da migliaia di cittadini delle province di Lecce, Brindisi e Taranto, contestano duramente le disposizioni del decreto del ministro alle Politiche agricole Maurizio Martina del 6 aprile scorso e avviano una campagna di disobbedienza”. Questo provvedimento – si ricorda – è lo stesso contenuto nel piano Silletti (dal nome del commissario in carica allora per l’emergenza Xylella e capo del Corpo forestale), con cui si introduceva l’obbligo di due trattamenti chimici da maggio ad agosto e di altri due nel periodo successivo fino a dicembre e che adesso i disobbedienti di allora respingono nuovamente al mittente. Tali trattamenti peraltro non sono più “fortemente raccomandati” ma obbligatori e quindi sanzionabili anche con multe che potranno colpire i proprietari di fondi, gli enti pubblici.

“Presentino prove scientifiche e sull’efficacia dei trattamenti” Dopo aver definito una “bomba chimica” quanto potrebbe accadere con le sostanze usate nel trattamenti previsti da Fasano a Leuca, arriva la proposta: “Aziende agricole, associazioni e cittadini chiedono con urgenza alle istituzioni preposte, la convocazione di un tavolo tecnico con esperti del settore in cui si spieghi, punto per punto, quali sono le prove scientifiche dell’efficacia dei trattamenti che andrebbero ad avvelenare ulteriormente un territorio fortemente provato, dimostrando, dati alla mano, che gli stessi non avranno conseguenze sulla salute pubblica”. Il movimento di protesta ricorda fra l’altro che “l’Isde Italia, l’associazione dei medici per l’ambiente, si è detta fortemente preoccupata per quanto sta succedendo e per i comprovati rischi per la salute”. Una linea vicina a quanto asserito dall’Ordine dei medici della provincia di Lecce, per i quali si tratta di sostanze chimiche autorizzate e giù usate in Italia e in Puglia; ma lo stesso Ordine ha precisato che se nei tempi brevi controlli e smaltimento naturale di simili prodotti possono avere esiti trascurabili, non vi è certezza sulle conseguenze possibili a lungo termine in fatto di equilibrio ambientale.

Le perplessità di Federconsumatori Esprime perplessità sul decreto ministeriale la Federconsumatori di Lecce. “Si tratta di interventi che, in base ad una prima lettura del testo di legge, sembrano esporre la nostra Regione a concreti rischi di contaminazione dell’aria e del suolo, con pregiudizio per la salute dei cittadini e per la biodiversità del territorio pugliese. Un’ulteriore conseguenza dalla portata non prevedibile è la decimazione degli insetti impollinatori, che travolgerebbe la produzione di alberi da frutto, legumi e ortaggi allogami, e comporterebbe l’estinzione delle piante infestanti che sono alla base della nostra attuale alimentazione vegetale”, si legge nel loro comunicato. Federconsumatori Lecce auspica che  “possa prevalere un approccio maggiormente sostenibile nella gestione di parassiti e infestanti, orientato alla riduzione dell’uso della chimica, alla promozione di buone pratiche che valorizzino le risorse naturali locali e i processi biologici per ripristinare e migliorare la fertilità del suolo, favorire un uso più efficiente dell’acqua, aumentare la biodiversità delle colture e del patrimonio zootecnico”.

Gallipoli – Il decreto ministeriale del 13 febbraio scorso, basato sulle direttive emanate dalla Commissione europea del 2015, ha riacceso le attenzioni – ancora una volta contrastanti – di tutte le parti in causa, da quelle civiche che hanno tirato forte il segnale di allarme, a quelle istituzionali, chiamate a rispondere punti per punto sul piano nazionale di emergenza anti Xylella, con misure fitosanitarie urgenti da applicare – primo dei quattro interventi previsti nell’anno – a partire da questo mese per bloccare gli insetti che diffondono la malattia mortale per gli ulivi ed altre specie.

Contro la sputacchina si sarebbe già dovuto agire massicciamente nei mesi di marzo e aprile, con arature ed altre “buone pratiche” per impedire alle larve dell’insetto taxi di crescere e diffondersi. E’ stato fatto dalle aziende agricole? A trovare verifiche o inadempienze sono in giro i carabinieri forestali; il bilancio delle perlustrazioni non tarderanno a venire. Ma il fatto che l’insetto adulto sia stato rinvenuto in diverse zone è già una amara risposta. Secondo quanto previsto, è così scattata la fase che prevede impieghi di sostanze chimiche da subito a dicembre.  Con una nota piuttosto circostanziata e in replica a previsioni drammatiche circa gli effetti presunti su ambiente e persone, la Regione e l’assessore Di Gioia sabato pomeriggio hanno indicato le modalità che gli olivicoltori dovranno seguire, rassicurando sugli effetti ritenuti tutti nella norma d autorizzati. Il confronto si è comunque allargato.

Il documento dell’Ordine dei medici L’Ordine dei medici della provincia di Lecce, con un documento firmato dal dottor Giovanni De Filippis, responsabile della commissione “Ambiente e Salute” ha preso posizione ricordando, intanto, che “nel decreto è previsto tra l’altro l’uso di insetticidi, tra cui acetamiprid (neonicotinoide) e deltametrina (piretroide) che, è bene precisare, assieme ad altri sono già utilizzati routinariamente per combattere in agricoltura comuni parassiti, come ad esempio la mosca dell’ulivo e la tignola, oltre che per disinfestazioni urbane”. I neonicotinoidi “sono utilizzati anche – si legge ancora – nel controllo delle infestazioni parassitarie degli animali domestici da compagnia”. Si tratta di prodotti “tossiconocivi” ma che possono, secondo le norme in vigore, essere acquistati ed utilizzati per uso agricolo “solo da personale specificamente formato ed abilitato, cosa che avviene anche a cura del tecnici dei Servizi Igiene degli alimenti e nutrizione (Sian) e Servizi Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (Spesal) del Dipartimento di Prevenzione della Asl”.

Gli effetti in tempi lunghi: il parere dell’Efsa, l’orientamento della Commissione Ue Il problema, sostengono i medici, non sono tanto gli effetti a breve sulla salute pubblica “rispettando i tempi di rientro e l’intervallo di carenza o sicurezza che è il tempo necessario alla pianta per metabolizzare il fitosanitario, oltre che i valori limite dei residui sugli alimenti” ma le conseguenze a lungo termine, non ancora provate definitivamente, in particolare i neonicotinoidi come l’acetamiprid. “Infatti l’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare con sede a Parma, ha reso nel dicembre 2017 un parere scientifico alla Commissione europea circa  la potenziale neuro tossicità nella fase di sviluppo di due neonicotinoidi (acetamiprid e imidacloprid), pur riconoscendo che le prove disponibili  sono ancora  inadeguate e quindi richiedono ulteriori ricerche in vitro ed in vivo, ma ritenendoli tali già oggi da consigliare di modificare i valori  tossicologici di riferimento, riducendoli in modo sostanziale”. La Ue è però orientata a confermare l’approvazione all’utilizzo di queste sostanze fino al 2033.

Due le raccomandazioni finali In conclusione, due sono le raccomandazioni della commissione Ambiente e Salute dell’Ordine: Per rafforzare l’efficacia del piano anti Xylella fastidiosa “è necessario che sia la popolazione che gli enti pubblici provvedano a mantenere puliti da erbe infestante tutte le aree incolte, compresi bordi stradali, rotatorie, e aree verdi in generale onde evitare l’ulteriore diffusione del vettore della Xylella”. Seconda raccomandazione: “Pur nella consapevolezza che il Salento non può sottrarsi dagli impegni nazionali ed internazionali finalizzati ad impedire la diffusione di un flagello per l’agricoltura quale la Xylella, ogni misura di contrasto non può prescindere dalla piena tutela della salute dei cittadini anche a lungo termine”.

Bari – “I trattamenti previsti sono sicuri per l’ambiente e per il bio”: lo sostiene in una nota di questo pomeriggio l’assessore regionale alle politiche agricole Leonardo Di Gioia. Che spiega; “A seguito del monitoraggio degli insetti vettori della xylella, è stata rilevata la presenza sul territorio dello stadio adulto di Philaenus spumarius (“sputacchina”), vettore principale del batterio. L’adulto è alato e si sposta dalle erbe spontanee alle piante di olivo su cui, nutrendosi di linfa, può acquisire il batterio da piante di olivo infette e trasmetterlo a piante sane. La forma giovanile è stata combattuta nei mesi di marzo-aprile, attraverso le lavorazioni meccaniche del terreno. Ora è necessario intervenire contro gli adulti con due trattamenti specifici da effettuarsi nel periodo da maggio ad agosto”.

Due trattamenti con sostanze già utilizzate in altre Regioni contro insetti vettori Probabilmente davanti alla preoccupazione montante nelle reti sociali (“Il Salento come una camera a gas” o “Sostanze vietate in Unione europea utilizzate invece nel sud della Puglia”, la Regione ha preso l’iniziativa per cercare di tranquillizzare chi già chiamava alla protesta popolare” come nel caso dei contrasto agli eradicamenti in alcune zone delle province di Lecce e Brindisi. Sotto accusa era finito il decreto ministeriale ” Misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione di Xylella fastidiosa” del 13 febbraio scorso che recepisce l’ormai famosa Decisione dell’Ue numero 789 del 2015, comprese le modifiche successive. Il primo trattamento è da effettuare subito; per il secondo trattamento saranno fornite indicazioni dal Servizio fitosanitario regionale sul periodo ottimale.

Le sostanze in suo in agricoltura biologica Di particolare importanza dato l’allarme in atto questo chiarimento: “Le aziende condotte in integrato devono utilizzare insetticidi già specificamente autorizzati su olivo nei confronti del vettore, a base di acetamiprid o di deltametrina . Per le aziende condotte in biologico, la Regione tramite l’Osservatorio fitosanitario ha avanzato richiesta al ministero della salute di autorizzazione eccezionale per prodotti a base di spinosad o olio essenziale di arancio dolce, già in uso e autorizzati in agricoltura biologica”. In attesa dell’autorizzazione, negli oliveti biologici sarà possibile intervenire impiegando prodotti già autorizzati in Bio sull’olivo.

“Come si evince, risultano infondate le polemiche – si legge nella lunga e dettagliata nota diffusa da Bari – circa un uso indiscriminato, improprio o anomalo di prodotti chimici nocivi all’ambiente. I trattamenti sono già in uso da anni e sono praticati in tutte le Regioni italiane con modularità ed intensità diverse a seconda delle esigenze. In più la Regione Puglia sta costantemente ridefinendo le misure fitosanitarie da applicare nel territorio regionale, tenendo conto degli eventi che sono sopravvenuti successivamente al decreto, proprio per essere costantemente sintonizzata con le più avanzate teorie scientifiche e le ultime norme di volta in volta adottate”.

“Allarme privo di alcun fondamento scientifico” Diversi i fatti nuovi intervenuti e determinanti, secondo la Regione: aggiornamento delle aree delimitate; identificazione di altri due insetti vettori della Xylella; una decisione della Commissione Ue che impone delle restrizioni all’utilizzo di alcuni neonicotinoidi; l’autorizzazione all’uso contro il philaenus della deltametrina; varietà di olivo resistenti. “Il tono allarmistico relativo all’obbligo di effettuare due trattamenti contro il vettore – si ribadisce – è privo di qualsiasi fondamento scientifico, in considerazione che su olivo sono già autorizzate e impiegabili in regime di protezione integrata 56 sostanze attive, tra le quali, 20 ad attività insetticida, che comprendono quattro sostanze appartenenti ai piretroidi, compresa la deltametrina, recentemente autorizzata per l’impiego contro il vettore. Inoltre, si evidenzia che, prima che un prodotto fitosanitario venga autorizzato per uno o più usi – è la conclusione – lo stesso è sottoposto ad una rigorosa valutazione dei rischi in merito a: proprietà chimico-fisiche, tossicologia (riferita a consumatori e operatori), metabolismo e residui, destino ambientale, eco-tossicologia ed efficacia in linea con i processi autorizzativi nazionali ed europei adottati da tutti i paesi dell’unione Europea (Regolamento 1107 del 2009).

In campo l’Osservatorio fitosanitario Infine il rischio per i turisti. L’Osservatorio fitosanitario regionale fa sapere che “non risulta vi sia alcun allarme per la cittadinanza o per i turisti legato all’impiego di prodotti fitosanitari né si può ritenere la Puglia una regione nella quale avvengono pratiche anomale o ad oggi ambientalmente non sostenibili. In altre Regioni italiane con ampie superfici interessate da colture di rilievo nazionale si evidenziano intensità di intervento quanto meno equivalente per: agrumi (56 sostanze attive autorizzate e impiegabili in regime di protezione integrata, tra cui 19 ad attività insetticida, che comprendono anche sostanze appartenenti a piretroidi e neonocotinoidi), melo (151 sostanze attive autorizzate e impiegabili in regime di protezione integrata, tra cui 40 ad attività insetticida, che comprendono anche sostanze appartenenti a piretroidi e neonocotinoidi), pero (141 sostanze attive autorizzate e impiegabili in regime di protezione integrata, tra cui 39 ad attività insetticida, che comprendono anche sostanze appartenenti a piretroidi e neonocotinoidi), mais (64 sostanze attive autorizzate e impiegabili in regime di protezione integrata, tra cui 20 ad attività insetticida, che comprendono anche sostanze appartenenti ai piretroidi), frumento (87 sostanze attive autorizzate e impiegabili in regime di protezione integrata, tra cui 15 ad attività insetticida, che comprendono anche sostanze appartenenti a piretroidi e neonocotinoidi)”.

 


foto di Milly Barba

Gallipoli – Una ventina di pattuglie di carabinieri della Forestale a portare informazioni utili agli olivicoltori delle fasce di contenimento e cuscinetto circa il contrasto al contagio da Xylella fastidiosa; una nuova mappa della situazione con la fascia cuscinetto che slitta di alcuni chilometri più a nord, collocandosi nei territori di Fasano (Brindisi) – Monopoli (Bari), passando da Locorotondo, Martina Franca, Crispiano e Statte nel Tarantino (l’utima mappa nella foto grande), anche se la novità-Locorotondo è collegata ai focolai trovati in settembre a Cisternino (Brindisi) con il conseguente spostamento della fascia cuscinetto di 10 km più a nord. Sono queste le novità di oggi – con polemiche – sul doloroso terreno dell’infezione che ha colpito gli ulivi (ed altre specie vegetali) da quasi cinque anni, dapprima nella zona Gallipoli-Taviano. A far salire l’allarme sarebbero “3.100 nuovi alberi infetti e sette focolai” individuati nell’area di contenimento e in quella cuscinetto (sopra la quale vi è la Puglia ancora indenne). Ma, per la Regione, i dati sono cambiati “ma di poco”. In attesa della fine del monitoraggio per poter fare raffronti con dati più omogenei.

“Situazione fuori controllo, pure la Valle d’Itria contaminata” Ai toni allarmati usati anche da alcuni media, si aggiungono le prese di posizione di alcuni consiglieri regionali di opposizione. “In un contesto assolutamente critico ed emergenziale, ci sono iniziative lodevoli come quella dell’Arma che avvierà una campagna di prevenzione e contrasto alla Xylella. Un contributo prezioso dei Carabinieri forestali e del generale Silletti (foto) che ringraziamo a nome della comunità”: è la dichiarazione di Nino Marmo, presidente del gruppo consiliare di Forza Italia, il quale invita i militi a svolgere il loro compito “anche intimando ai Comuni, alle Province, all’Anas e Società Autostrade ad effettuare la pulizia e disinfestazione delle cunette laterali alle strade di rispettiva competenza, per eliminare la ‘sputacchina’ (insetto vettore)”. “Sarebbe indispensabile inoltre, vigilare anche sui tempi, in particolare sulla celerità e tempestività della pulizia e disinfestazione”, conclude marmo che chiede al governo regionale di aumentare le risorse finanziarie: “Quelle a disposizione sono scarse”. Un sopralluogo personale in Valle d’Itria ha lasciato piuttosto preoccupato il consigliere Renato Perrini (Noi con l’Italia). “La notizia di oggi, ovvero l’ulteriore aumento di casi positivi al contagio da Xylella (si parla di un numero quadruplicato di ulivi colpiti rispetto ai due mesi precedenti nella fascia di contenimento), non fa che confermare le preoccupazioni che ho espresso la scorsa settimana presentando un’interrogazione”, afferma il consigliere regionale. “Ero stato chiamato da alcuni agricoltori, in particolare della zona della Valle d’Itria, a seguito dei dati emersi lo scorso mese, e questa mattina sono andato a verificare. Il sopralluogo che ho effettuato – racconta Perrini – mostra una situazione decisamente allarmante, e devo dire che parlando proprio con loro ho compreso che l’infezione non è per nulla sotto controllo”. “Qualora risultasse vero che il contagio da Xylella fosse ‘fuori controllo’ (di fatto, gli ultimissimi numeri diffusi paleserebbero tale affermazione) – conclude Perrini – non solo la Regione Puglia dovrà dare delle spiegazioni all’intero Consiglio regionale, ma dovrà attrezzarsi, nel qui e ora, con interventi urgenti e straordinari”.

Campagna 2017-18: controllati 1.626 km quadrati nelle fasce di contenimento e cuscinetto; su 169.124 piante, 3.058 infette.”Il Servizio fitosanitario della Regione Puglia precisa che non esiste alcun boom di casi Xylella, come dimostrano i dati”, è la replica dell’assessore alle Politiche agricole Leonardo Di Gioia e del direttore del dipartimento, Gianluca Nardone. “A febbraio 2018 è ripreso il monitoraggio da parte dell’Arif (Agenzia regionale per attività irrigua e forestale, ndr) per completare la zona di contenimento e la zona indenne non concluse a dicembre 2017. L’ultimo aggiornamento disponibile è stato inviato al Servizio fitosanitario nazionale e, per suo tramite, alla Commissione europea, dà evidenza del monitoraggio al 23 marzo 2018. Nel complesso, la campagna 2017-18 ha riguardato 1.626 chilometri quadrati di territorio nelle fasce di contenimento e cuscinetto con il prelievo e l’analisi di campioni da 169.124 piante di cui 3.058  trovate infette. La situazione si è quindi modificata, ma non di molto – assicura l’assessore Di Gioia – rispetto ai dati provvisori disponibili al 31 dicembre del 2017 i quali davano conto di 125.345 campioni analizzati e 2.980 piante infette. Come è facile verificare, con i nuovi dati il tasso di piante infette sul totale delle ispezionate si è ridotto dal 2,3% all1,8%”. In pratica, si sarebbero contati 78 casi in più da dicembre a fine marzo scorso. Nella conferenza stampa di questa mattina sull’argomento, l’assessore ha ringraziato i carabinieri forestali per l’opera svolta e per la campagna di prevenzione che è stata lanciata da qui a fine parile. “Il ringraziamento che rivolgo è anche per lo stile di lavoro che stanno praticando: prima che repressivo, un approccio basato da sempre sulla condivisione, collaborazione e partecipazione”. Le buone pratiche da comunicare e da attuare sono sempre quelle indicate dall’Ue: aratura e rimozione delle erbacce in cui le larve della “sputacchina” diventano insetti e micidiali propagatori della batteriosi.

Piano sviluppo agricolo: previsti 50 milioni per aziende agricole che intendono reinvestire “La Regione – ha concluso Di Gioia – sta mettendo in campo tutte le azioni, risorse e strategie possibili per supportare e ristorare gli olivicoltori. Con il Ministero, per esempio, abbiamo previsto rimborsi per la calamità da Xylella, attingendo al fondo di solidarietà nazionale. Attraverso il Psr (piano sviluppo rurale, ndr) Puglia abbiamo previsto circa 50 milioni mettendo a disposizione  misure che abbiamo studiato ad hoc per consentire alle aziende olivicole ricadenti nei territori colpiti di ricominciare a fare investimenti”. A vedere cosa si è fatto e come stanno le cose, a breve la Commissione europea invierà un suo componente in Puglia per l’ennesima verifica sul campo, progetti di ricerca compresi.

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Gallipoli – Man mano che si avvicinano le conclusioni dei progetti di ricerca contro il batterio da quarantena Xylella fastidiosa che ha pesantemente colpito gli ulivi dell’intero Salento, si presentano i risultati e le indicazioni quantomeno per contenere l’espansione della malattia, trovare il modo per conviverci con altre varietà di ulivi o addirittura per debellarla (traguardo non raggiunto in altre parte del mondo colpite da questa batteriosi. Tra prudenze e  speranze, in attesa di conferme scientifiche accreditate e conclusive, si torna comunque a riportare al centro di questi anni questo male sconosciuto fino a cinque anni fa circa.

Domani 11 aprile a partire dalle 16 l’Amministrazione comunale di Galatone ha organizzato la presentazione della sperimentazione condotta dal Crea (Centro di ricerca per la patologia vegetale) di Caserta e dall’Università del Salento per la cura degli olivi colpiti dal Codiro (disseccamento rapido dell’ulivo) e Xylella. Tre anni di lavoro finanziati da Ue e Regione, in campi di Veglie, Galatone e Galatina trattati con prodotti a base di rame e zinco e con le chiome degli alberi irrorate tipo aerosol; referenti il prof. Marco Scortichini (foto) del Crea Caserta e il prof. Francesco Paolo Fanizzi dell’Università del Salento. “A seguito di uno studio interdisciplinare effettuato nella “zona infetta” – si legge nella nota del Comune a firma di Crocifisso Aloisi, consigliere comunale con delega all’Agricoltura – è stata verificata la possibilità di ridurre la presenza di Xylella fastidiosa in alberi di Ogliarola salentina e Cellina di Nardò. E’ stato utilizzato un concime utilizzabile anche in agricoltura biologica, a base di zinco, rame ed acido citrico, frutto di un brevetto internazionale. Dopo aver verificato la sua attività battericida e la forte capacità di raggiungere i tessuti xylematici, dove risiede e si moltiplica il batterio – prosegue Aloisi – è stata impostata, per un periodo di tre anni, una prova di campo per verificare la capacità di riduzione dei sintomi e l’effettiva riduzione della carica batterica all’interno dell’albero”. Accanto a queste irrorazioni del fogliame in numero di 6-8 interventi all’anno ed ogni anno, sono previste anche due potature oltre le consuete buone pratiche per mettere fuori gioco gli insetti vettori.

All’iniziativa di Galatone è previsto anche l’intervento del direttore del Dipartimento Agricoltura, Sviluppo rurale ed ambientale della Regione Puglia,  Gianluca Nardone. Questo il programma completo (sede dei lavori di presentazione Palazzo marchesale): ore 16 ritrovo in Piazza Santissimo Crocifisso (nei pressi del Palazzo marchesale); ore 16,30 partenza per andare a visionare i campi sperimentali di Galatone per una prima analisi visiva dei risultati della sperimentazione; ore 18 inizio lavori nella Sala del Palazzo marchesale (foto) con possibilità da parte del pubblico di interagire con i relatori. “Vista la complessità del problema e in attesa che giungano a conclusione altre sperimentazioni in campo sostenute anche dalla Regione Puglia, come quelle che sono indirizzate alla cura dei terreni che, insieme agli interventi di cura rivolti alla pianta, potrebbero dare risultati insperati e risolutivi – conclude Aloisi – riteniamo quindi sia fondamentale un approccio integrato tra le varie sperimentazioni e si spera che, dal confronto continuo, possa nascere una piattaforma condivisa per la risoluzione di quello che è diventato ormai un dramma sociale ed economico”.

Altra iniziativa sul tema Xylella e contrasto è programmato a Gallipoli per il 14 aprile nella Biblioteca comunale nella città vecchia. In una assemblea cittadina, si farà il punto della situazione; relazionerà Cristian Casili, consigliere regionale (M5S) di Nardò e agronomo. L’incontro informativo è fissato per le ore 18.

Gallipoli – Due buone notizie in tema di olivicoltura sotto stress a causa dell’attacco del batterio da quarantena denominato Xylella fastidiosa. Il Ministero delle Politiche agricole ha pubblicato oggi i risultati dei più recenti monitoraggi su scala nazionale. Tranne la provincia di Lecce e una parte di quelle di Brindisi e Taranto, l’infezione risulta sconosciuta in tutto il resto d’Italia. Le indagini svoltesi nell’ultimo scorcio del 2017, più massicce e complete che nel resto d’Europa, hanno dato esito negativo in tutti i 12.594 casi esaminati nel resto della Puglia. La zona di contenimento quindi sembra resistere alla espansione della malattia che ha messo in ginocchio gli uliveti tra Gallipoli e Taviano, dove l’organismo nocivo è comparso per la prima volta più di quattro anni fa. Sperando ovviamente che le “buone pratiche agricole” imposte dalla Regione e necessarie a distruggere gli insetti vettori già allo stato larvale, siano state effettuate come da indicazioni (previste sanzioni per i trasgressori).

L’altra buona notizia è che finalmente lo stesso Ministero ha pubblicato il decreto che consente il reimpianto di ulivi nella zona infetta. Si può dunque procedere a piantare ulivi delle specie che i ricercatori hanno verificato essere resistenti alla Xylella, tra cui la Favolosa che l’associazione di coltivatori “Amici del’ulivo” ha messo al centro di un accordo d’acquisto antispeculazione con vivai italiani. Finalmente, dopo una lunga e incomprensibile odissea, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale per il contrasto a Xylella fastidiosa che autorizza l’impianto di ulivi nella zona infetta. Adesso la Regione proceda celermente con le indicazioni operative circa le varietà ammesse”. Coldiretti Lecce tira un respiro di sollievo ed incalza: “Sono state accolte le nostre richieste – dicono il presidente di Coldiretti Lecce, Pantaleo Piccinno (sopra a sinistra) e il direttore Giuseppe Brillante – Ci battiamo da anni perché venga restituita al Salento la libertà imprenditoriale ed una speranza di futuro. Con queste motivazioni, siamo scesi in strada con i trattori il 10 agosto del 2015 ed il 18 marzo 2017, abbiamo fatto in modo che parlamentari europei di diverso orientamento politico, come Paolo De Castro e Raffaele Fitto, sposassero la stessa battaglia, e dopo aver pressato in tutti i modi le istituzioni con incontri e manifestazioni vediamo finalmente accolta la nostra istanza principale. Adesso ci aspettiamo la pubblicazione celere dei bandi del Psr che possano contribuire alla rigenerazione agricola”. Dopo la pubblicazione del decreto,  ci si aspetta la pubblicazione dei bandi destinati alla rigenerazione agricola: quello relativo alla misura 4.1C del PSR (investimenti in agricoltura) che, come è stato assicurato, prevede finanziamenti per 32 milioni di euro, ed ancora quello relativo alla misura 5.2 per il ripristino del capitale produttivo, nonché il bando per la rinegoziazione dei mutui e l’abbattimento degli interessi.

Sul Piano di sviluppo rurale e sulle conseguenze pratiche di alcuni ritardi della Regione interviene il consigliere regionale Cristian Casili (foto a destra), di Nardò,  vicepresidente della commissione Ambiente: “L’agricoltura pugliese vive un dramma epocale. Dall’assessore Di Gioia continuiamo a sentire tante belle parole, ma è necessario rispondere con i fatti al grido di dolore sollevato dall’intero settore. L’impasse che sta interessando il Psr pugliese che vale 1,6 miliardi di euro ha praticamente immobilizzato gli investimenti di centinaia di aziende, molte delle quali costrette a ricorrere ai Tar. A ciò si aggiunge la disperazione del comparto olivicolo che, in provincia di Lecce, ha visto un crollo vertiginoso delle produzioni e un abbandono sempre più consistente delle campagne. Un’intera filiera olivicola compromessa – sostiene Casili – che ha comportato la chiusura di diversi frantoi e la perdita di migliaia di posti di lavoro. Una situazione diventata ormai insostenibile, ma che Emiliano e la sua giunta continuano a sottovalutare, guardando dalla finestra il susseguirsi degli eventi”. Per il consigliere, per risollevare il settore olivicolo non sono sufficienti le ultime misure 4.1c e 5.2 del PSR a sostegno delle aziende olivicole in zona infetta, che interesseranno numero esiguo di aziende. “Oggi – continua il vicepresidente della Commissione Ambiente – quello che serve è avere le idee chiare per il futuro partendo dall’analisi di uno scenario utile a contestualizzare gli interventi proposti. La portata di questa malattia che sta causando il disseccamento dei nostri ulivi purtroppo coinvolgerà un territorio sempre più ampio.

 

Gallipoli – Ci saranno tutti i maggiori protagonisti e coloro che attualmente sono impegnati nei progetti di ricerca finanziati dall’Unione europea e dalla Regione Puglia; ci saranno anche coloro che dapprima hanno intuito e poi cercato e avuto purtroppo conferme nell’estate 2013 nel bacino del Gallipolino; ci sarà soprattutto l’occasione di avere un quadro di indagini e di possibili (ma non ancora ufficiali) soluzioni quantomeno per far convivere gli ulivi salentini e pugliesi con il flagello venuto da lontano che si chiama Xylella fastidiosa, batterio da quarantena: il ceppo individuato qui è lo stesso rintracciato nel Centro America ospite di alcune piante ornamentali. L’appuntamento è per mercoledì 21 marzo alle ore 17 presso Villa La Rocca, in via Celso Ulpiani 27 a Bari; titolo del convegno “Comunicare la scienza: La Xylella e il deperimento rapido degli ulivi”.

L’iniziativa è promossa dalla sezione Biblioteca e Comunicazione istituzionale del Consiglio regionale della Puglia e dall’Accademia pugliese delle Scienze ed è finalizzata a consentire ad un pubblico specializzato e non, di conoscere quale sia la situazione attuale della Xylella fastidiosa. Oltre alla descrizione della patologia di questo batterio sulle piante colpite, si tratteranno temi relativi al sistema di monitoraggio della diffusione della malattia e agli aspetti epidemiologici.

Apriranno i lavori Giuseppe Musicco, dirigente della sezione Studio e Documentazione a supporto dell’attività legislativa del Consiglio regionale della Puglia ed Eugenio Scandale, presidente dell’Accademia pugliese delle Scienze. Introdurrà Giovanni Martelli, professore emerito dell’Università degli Studi di Bari ed Accademico dell’Accademia pugliese delle Scienze. Interverranno: Donato Boscia – dirigente di Ricerca del Consiglio nazionale delle ricerche – Istituto per la Protezione sostenibile delle piante di Bari; Maria Saponari, ricercatrice del Cnr presso lo stesso Istituto di Bari come Pasquale Saldarelli, primo ricercatore del Cnr; Piefederico La Notte, ricercatore del Cnr e dell’Istituto di Bari;  Michele Digiaro – PhD, ricercatore del “Ciheam” di Bari; Franco Valentini, ricercatore Ciheam Bari e Francesco Porcelli, associato, Disspa Università di Bari “Aldo Moro”, Entomology Advisor Ciheam. Condurrà i lavori Tonio Tondo, giornalista. L’incontro è aperto a tutti.

Casarano – “I tristemente famosi sputi, contenenti gli stadi giovanili di Philaenus spumarius (volgarmente Sputacchina, ndr), sono ormai ben visibili sulla vegetazione spontanea al suolo. Nelle foto scattate pochi giorni fa in agro di Casarano sono ritratti, su una comune pianta spontanea come il crisantemo giallo (Glebionis coronaria), sputi contenenti neanidi di I e II età ovvero i primi due di cinque successivi stadi giovanili che precedono la comparsa degli adulti, questi ultimi in grado di volare e trasmettere il batterio su olivo e altre piante ospiti”: a richiamare l’attenzione sugli interventi che dal dicembre 2016 sono obbligatori per prevenire la crescita e la diffusione dell’insetto taxi della Xylella fastidiosa sono ormai in tanti (tra cui Infoxylella, da cui è tratto il brano precedente), ma nelle campagne si notano ancora ben poche arature e diserbi finalizzati a debellare le larve dell’insetto, favorito peraltro dalle temperature miti. “L’avvio della generazione 2018, con la schiusa delle uova e la comparsa delle neanidi di I età, è comunque risalente a qualche settimana addietro come risulta dal primo ritrovamento a Lecce e
Valenzano (Bari) il 6 febbraio scorso (nell’ambito del Progetto H2020 POnTE, Attività “Studio della biologia di Aphrophoridae in Puglia”)”, si aggiunge.

Arature e diserbi dall’1 marzo al 30 aprile per bloccare le larve In accordo alla deliberazione della Giunta regionale n. 1999 del 13 dicembre 2016, intitolata ”Aggiornamento delle Misure fitosanitarie per contrastare la diffusione della Xylella fastidiosa sul territorio regionale”, anche quest’anno persiste l’obbligo di controllo delle “popolazioni dei vettori allo stadio giovanile (foto scattata il 7 marzo) mediante lavorazioni meccaniche o altri metodi autorizzati in tutti i terreni pubblico/privati, agricoli/extra-agricoli ricadenti nelle aree demarcate “infetta”, “contenimento e cuscinetto”, “tampone”. Il periodo che può risultare determinante sul piano quantomeno del contenimento dell’infezione, va dall’1 marzo al 30 di aprile.

Controlli della Regione: in due mesi oltre 2mila ulivi infetti nella zona cuscinetto La Regione annuncia controlli e intanto resta sotto attacco per la lentezza con cui vanno avanti i ristori per gli agricoltori colpiti dal morbo; da qui un altro recente sollecito ai Comuni ancora inadempienti sul piano burocratico. Intanto però Intanto però gli agenti selezionati ed affiancati al Servizio fitosanitario regionale monitorano la zona cuscinetto ed i risultati non sono proprio incoraggianti. negli anni ’16-’17 gli alberi infatti individuati sono stati 893; dal 2 gennaio e fino ai primi di marzo le piante risultate positive sono state ben 2.251. Il totale degli ulivi da buttare giù al momento è di 2.986.

Sentenza: “i monumentali non si toccano anche se malati”. Ed è polemica A complicare la situazione, qualora ce ne fosse bisogno, è arrivata la sentenza del Tar Puglia che ha bloccato i tagli nella zona contenimento-cuscinetto di tutte le piante nel raggio di cento metri da quella malata, ritenendo il provvedimento regionale carente di motivazioni. I giudici amministrativi hanno comunque escluso dalle eradicazioni gli alberi “monumentali”. Dal Servizio fitosanitario regionale è stato ribadito che nelle zone interessate dagli abbattimenti non ci sono “monumentali”.  Critiche dal Consiglio nazionale olivicoltori: “Va bene la difesa strenua del paesaggio e di alberi che sono dei monumenti – hanno scritto in una nota – ma è più importante tutelare l’apparenza o privilegiare la sostanza, tra cui l’esistenza della olivicoltura nazionale?”.

Gallipoli – Artisti baresi solidali con i contadini salentini per gli ulivi colpiti dalla Xylella. Nasce così il cortometraggio “Figli di Madre Terra”  prodotto e realizzato dal Teatro delle molliche di Corato, in collaborazione con Morpheus Ego, con il patrocinio di Unapol nazionale e Legambiente Puglia. Il corto è stato selezionato ai Rome Web Awards 2018, gli Oscar italiani del Web, sezione Sociale, e presto sarà presentato in diverse città pugliesi e d’Italia. In 17 minuti vengono trattati i temi dell’amore e del dolore; della problematica comunicazione generazionale; del dialogo con la sfera religiosa e della speranza nel cambiamento. Scritto e interpretato da Francesco Martinelli, direttore artistico del Teatro delle Molliche di Corato, e girato dal regista Michele Pinto, il corto ha lo scopo di sensibilizzare sulle conseguenze devastanti del batterio ed è stato girato nelle campagne di Acaya e soprattutto tra Gallipoli, Racale e Taviano.

Ispira Papa Francesco – L’ispirazione per il progetto, partito nel 2014, è arrivata dall’enciclica di Papa Francesco “Laudato si”, Martinelli partendo dalle cronache ha poi voluto vedere personalmente gli alberi colpiti e le campagne devastate. Da qui la decisione di dare un contributo artistico di sensibilizzazione verso un problema che affligge i secolari testimoni della storia del Salento. Tra gli altri collaboratori si menzionano: Antonio Molinini per le musiche; Libera Martignetti e Sara Matarrese per le interpretazioni; la presenza del piccolo Emauele Karol Martinelli e la partecipazione di Alberto Rubini, al fianco del direttore di produzione Francesca Lucia Perrone e dell’assistente alle riprese Michele Cuonzo; didascalie e composizioni poetiche a cura di Alessandro De Benedittis; traduzioni di Lara Maroccini; grafiche di Danilo Macina.

 

 

Gallipoli – L’Unione europea ha detto la sua su abbattimenti e reimpianti; su questo versante però gli olivicoltori sono ancora in attesa del decreto ministeriale che fissi i “dettagli” (quali le specie da utilizzare? ad esempio). L’Ue ha infatti stabilito che gli Stati membri possono procedere a reimpiantare ulivi, preferibilmente di specie che si stanno rivelando resistenti al batterio Xylella fastidiosa. da Roma fanno sapere che è tutto pronto e che il decreto è alla firma del ministro Maurizio Martina, esaurite le procedute previste.

Intanto però chiede spazio la notizia che si parte con gli abbattimenti – almeno di mille piante e in deroga al piano paesaggistico regionale – nella fascia cuscinetto che dovrebbe restare indenne dall’attacco. Così non è stato: già nel settembre scorso si è individuata il primo ulivo infetto, con altri nel messe successivo, Ora si è alle ordinanze per l’abbattimenti in territorio di Cisterino, sull’asse Ostuni-Ceglie Messapica nel Brindisino, che segnano il punto più a nord in cui il flagello si è verificato, con 19 casi conclamati. Per la normativa europea, vanno buttati giù anche gli alberi che si trovano in un raggio di 100 metri dalla pianta sotto attacco. Il Comune di Cisternino ha subito chiesto alla Regione aiuti per accompagnare questa operazione senza farla gravare sulle spalle degli stessi agricoltori.

Intanto gli 11 milioni di aiuti stanziati nel 2015 sono ancora lì. Nei giorni scorsi anche la Coldiretti Lecce aveva sollevato il problema ma da un altro punto di vista. L’associazione di contadini ha scritto ad 83 Sindaci del Salento per sollecitarli nelle istruttoriea delle domande per il ristoro della calamità causata dal patogeno”. “Nei giorni scorsi – scrivono ai primi cittadini il direttore della Coldiretti provinciale, Giuseppe Brillante e il presidente Pantaleo Piccinno (originario di Alezio, foto) – il dipartimento Agricoltura della Regione Puglia ha indirizzato ai Comuni una nota circa gli adempimenti da espletare per il completamento dell’istruttoria delle domande di concessione delle provvidenze a seguito della calamità da Xylella Fastidiosa. Le attività sollecitate sono definite dalla Legge regionale 24/90, modificata dalla Legge regionale 66/17 e si riferiscono a procedimenti di immediata attivazione e definizione”. La Regione fissa il termine massimo di 60 giorni entro cui i Comuni (già messi sotto accusa per i ritardi dalla stessa Regione) dovranno emanare il provvedimento conclusivo delle istruttorie e procedere al pagamento delle provvidenze contributive alle circa 900 imprese agricole rispetto alle 1.500 inizialmente richiedenti. Si tratta di circa 11 milioni di euro, “ottenute dopo una pressante azione sindacale” e stanziati dal ministero delle Politiche agricole ad agosto 2015 e per le quali è indispensabile concludere immediatamente l’iter amministrativo. “Si rischia altrimenti – sottolineano Piccinno e Brillante – di dover assistere alla beffa della restituzione se, entro i tre anni dal decreto ministeriale di riconoscimento, non venissero definitivamente consegnate ai coltivatori che hanno subito un danno superiore al 30 per cento della produzione lorda vendibile”.

 

Gallipoli – Bitonto è fuori dal mondo, dall’altra parte della luna. A Bitonto il Salento appare lontano: “La Xylella? Non ci interessa, è cosa loro…”, Ma i ragazzi della IV C del liceo scientifico bitontino “Galileo Galilei”, che hanno visto come ha divorato gli ulivi delle campagne tra Gallipoli, Taviano. Racale, non la pensano così. “Un impatto impressionante”, dicono, loro che pure al problema si sono avvicinati già da un po’ di tempo, mettendolo al centro di un progetto di alternanza scuola-lavoro.

Vitantonio Allegretti, Francesca Autofermo, Angelo Gabriele Caiati, Michele Cannito, Dominga Cariello, Caterina Colomorea, Nico Oscar Colapinto, Giuseppe De Michele, Fabio Ercole, Giuseppe Ettorre, Fabio Lovascio, Pietro Marrone, Christian Miccione, Antonella Muschitiello, Marilisa Pazienza, Vincenza Robles, Emanuela Sblendorio, Giuseppe Scaraggi sono arrivati nella redazione di Piazzasalento accompagnati dal dottor Federico La Notte del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Bari, e dal prof. Francesco Schiavone; la referente del programma è la professoressa lrene Elia, agronoma.

Un tour sul campo per vedere in diretta i resti delle piante. Prima di arrivare al giornale hanno visitato quello che resta di alcuni oliveti e parlato con gli agricoltori che animano la cooperativa Acli di Racale, presieduta da Enzo Manni. In precedenza hanno visitato i campi sperimentali di Presicce che tante speranze stanno suscitando e l’azienda che produce l’unico Dop in provincia di Lecce, di Giovanni Melcarne a Gagliano del Capo. Naturalmente hanno anche ascoltato e fatto domande a chi sta sul campo ormai da quattro anni di fila: i ricercatori dell’Istituto protezione sostenibile delle piante (un ramo del Cnr), diretto da Donato Boscia.

Raccolto tutto il materiale, ora il passaggio alla divulgazione: come fare? “Abbiamo completato il percorso di formazione e approfonimento – ha detto per tutti Fabio Ercole – ora dobbiamo realizzare gli elaborati e soprattutto trovare il modo per pubblicizzarli, di divulgare quanto appreso”. Già, perchè in questa cittadina dei Barese di circa 60mila abitanti, tutti si sentono al sicuro dal contagio e dal dramma che gli studenti hanno ancora negli occhi. Come si sentivano fuori dalla malattia gli agricoltori del Nord Salento o del Brindisino. Poi si sono visti gli alberi secchi anche lì, con le mappe della Regione che spostavano di volta in volta la zona cuscinetto – quella monitorata costantemente – sempre  più in alto lungo la regione.

“Qui non ci crede nessuno, dicono che tanto non arriverà…”. “C’è molto disinteresse e chi ne parla fa opera di disinformazione. Sentiamo circolare tesi assurde, insostenibili”, dicono i liceali. Come rompere questo muro di indifferenza? Per questo – dicono – sono venuti nel cuore della zona rossa, da un giornale che si è trovato a informare sull’inedita questione diventata subito controversa e terreno di scontro. Durante l’incontro col direttore Fernando D’Aprile e la redazione, si sono toccati diversi punti a partire dall’allarme del giugno 2013 lanciato da Taviano, quando ancora si parlava di una forma pesante di lebbra degli ulivi. Era il primo focolaio su cui si formava l’attenzione pubblica. Da lì mano mano sono stati ricostruiti col giornale i passaggi clou, dai primi indizi che portavano al batterio da quarantena già noto nelle Americhe e a Taiwan (ottobre 2013), alle attese per le prime conferme scientifiche della subspecie Fastidiosa, alle ipotesi negazioniste o portatrici di “rimedi” legati alla tradizione o poco più. Fino agli esperimenti alternativi seguiti con attenzione e senza pregiudizi, ma approdati alla fine – dopo apparenti miglioranti delle piante – a risultati negativi.

Nelle mappe come è esplosa la zona rossa in quattro anni. Cosa si sarebbe potuto fare prima che la zona rossa si espandesse dal Gallipolino fino a Nardò, Ceglie, Oria, Ostuni (dove proprio oggi si è svolto un convegno scientifico) mentre l’intero Salento – anche quello adriatico – provava la morsa della Xylella? Non si sa, ma è certo che, non avendo fatto nulla tra scontri polemiche e inchieste, il morbo si è esteso mentre affondavano uno dopo l’altro tre piani d’intervento del commissario straordinario poi dimessosi. Sono infine partiti grandi e piccoli progetti di ricerca con 15 milioni si euro stanziati e con protagonisti università e centri di ricerca di mezzo mondo. Uno dei quali – denominato “Ponte” – ha concluso proprio in questi giorni i suoi lavori confermando che è il batterio l’agente che provoca il disseccamento rapido degli ulivi. E’ la seconda conferma dopo quella dell’Efsa, l’Ente per la protezione alimentare europea, di Parma. Ma le polemiche non si placano. Nelle stesse ore infatti c’è chi ha subito controbattuto su facebook: “Uno studio scientifico – scrive Luigi Russo – dice che il batterio fa seccare gli ulivi. E dunque? Anche i funghi, anche i metalli pesanti, anche i pesticidi, anche la salinizzazione della falda, anche anche i cambiamenti climatici. Ma come si contrasta il disseccamento? Lo studio non lo dice”.

In regalo un dvd dei liceali del “Quinto Ennio” sull’emergenza: era il 2015. “Dite a chi fa spallucce sull’argomento, che il tempo non lavora a loro favore. Che non c’è da farsi illusioni: basta vedere la sequenza della diffusione della moria di uliveti in quattro anni e si capisce che nessuno è al riparo”, ha risposto il direttore D’Aprile. Non c’è tempo da perdere e voi state svolgendo un’ azione meritoria in una terra che produce olio d’eccellenza e in una Regione che ha riconosciuti undici Dop”, ha concluso il direttore consegnando ai ragazzi un dvd dei loro compagni del “Quinto Ennio” di Gallipoli, indirizzo Scientifico e Classico e intitolato “Sos…teniamo il Salento: è emergenza Xylella”. Era il 2015.

 

Rocco Palese

Bari – Secondo avviso ai Comuni: o vi sbrigate oppure diamo i soldi del risarcimento danni a quanti sono in regola con le domande: a distanza di un mese la Regione Puglia col Dipartimento all’Agricoltura lancia un nuovo forte sollecito a quegli Enti che ancora non hanno sanato o completato le richieste rivolte loro dai cittadini agricoltori.

Ultimatum ai Comuni: le domande incomplete restano oltre 800. Come si ricorderà, ci sono disponibili 11 milioni di euro per i residenti nei 71 Comuni (dei quali solo quattro di fuori provincia, nel Brindisino) danneggiati dalla calamità della batteriosi venuta da lontano. Un mese fa delle 1.627 richieste, ne risultavano ferme negli ufficili comunali ben 807. A distanza di trenta giorni la situazione è cambiata di poco o nulla. In alcune domande manca la delega a tecnico abilitato; in altre mancano semplicemente dati sul prima e sul dopo del’attacco Xylella; poche (una cinquantina) risultano sprovviste di numero di protocollo del Comune. Da qui l’ultimatum della Regione: entro dieci giorni si mettano le carte a posto, il sito Innovapuglia è sempre lì disponibile, basta concludere bene le pratiche. Da Bari si sottolinea che in questa situazione non si può neanche procedere a liquidare le domande regolari. Tra i Comuni quello col maggior numero di istanze è Ugento; seguono Parabita, Collepasso, Cutrofiano e Matino. 

Abbattimenti: è polemica tra Bruxelles, Parigi e Bari. Intanto monta, questa volta con il governo regionale nel mirino, un’altra polemica. “La Regione Puglia è attiva su più fronti nel fermare l’avanzata della Xylella fastidiosa senza se e senza ma, sapendo della necessità di dover abbattere le piante infette. Un impegno che contempla, altresì, anche tutte quelle azioni a sostegno dei produttori colpiti dal batterio, in termini di indennizzi e di investimenti in ricerca”: questo il commento dell’assessore alle Risorse agroalimentari della Regione, Leonardo di  Gioia, all’indomani della riunione promossa dal ministro all’Agricoltura francese tenutasi a Parigi, ove il Commissario Ue alla Salute Vytenis Andriukaitis aveva invitato il Governo nazionale e la Puglia a “un maggiore impegno” nell’abbattimento delle piante infette.

Rinviata legge essenziale per operare in aree con vincolo paesaggistico. “Il Commissario Ue ci ha riconosciuto gli sforzi intrapresi sino ad oggi: la Regione Puglia ha, difatti, abbattuto tutte quelle piante colpite dal batterio, con un risultato del 97%delle piante accertate infette. Le restanti piante sono in procinto di essere estirpate. Ma sussistono zone con vincoli paesaggistici per le quali è stato necessario lavorare a un disegno di legge per ovviare a violazioni, anche di natura penale, delle norme vigenti in materia. Lo schema di legge è già stato approvato in Giunta e lunedì sarà sottoposto al vaglio della IV Commissione. E’ importante ricordare che in questo momento dell’anno, è comunque molto improbabile la trasmissione del batterio”. Era il 2 dicembre.

Per l’ultimo rinvio protesta dell’on. Rocco Palese: “Inconcepibile”.. Il passaggio in commissione annunciato (e poi in Consiglio regionale) è stato poi rinviato facendo arrabbiare l’on. Rocco Palese (di Acquarica del Capo): “Già la Giunta regionale in ritardo ha approvato il disegno di legge; adesso hanno deciso un rinvio incredibile e inconcepibile. Senza quella norma che modifica i vincoli paesaggistici, il Servizio fitosanitario non può procedere agli abbattimenti, come sollecitato dalla’Unione europea”. Rammaricato per il rinvio anche l’assessore Di Gioia che ha agitato nuovamente lo spettro delle sanzioni che scattano per non aver rispettato le procedure stabilite. L’assessore ha promesso che a breve si riparerà al tempo perduto.

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...