Home Tags Posts tagged with "xylella"

xylella

Michele Emiliano

Bari – Appello della Regione ai Comuni interessati all’istruttoria delle richiestre di risarcimento per i danni causati dal batterio Xylella: “Fate presto, siete in ritardo”. Lo ha firmato l’assessore alle Risorse agroalimentari: “Non tutti i Comuni interessati hanno terminato la procedura di inserimento dei dati delle istanze presentate dagli agricoltori colpiti da Xylella fastidiosa, al fine di quantificare il danno e consentire agli stessi di accedere finalmente ai risarcimenti previsti dal decreto legislativo 102 del 2004. E’ per questo motivo – prosegue Di Gioia – che ho ritenuto opportuno scrivere al presidente Anci Puglia, Domenico Vitto, sì da sollecitare le amministrazioni comunali nel portare a termine le richieste”. SEmpre dalla Regione si apprende che “dai dati raccolti da portale telematico, messo a punto da Innovapuglia, su 1.627 istanze protocollate e relativi fascicoli aziendali validati, risultano oggi 807 le domande, ricadenti in 72 Comuni salentini, per le quali non è possibile ancora determinare il danno”. Il motivo che blocca le procedure sta in “diverse anomalie cui è necessario provvedano con rapidità le Amministrazioni comunali”. “Sono certo – conclude -, nella piena responsabilità e collaborazione dei Comuni, cui per legge è affidata la chiusura di tale procedura, si possa in tempi strettissimi risolvere e superare tali disfunzioni, che purtroppo gravano ogni giorno di più sugli agricoltori e le loro attività produttive. E, al contempo, allungano l’attesa di quanti hanno, invece, già terminato la propria richiesta”.

Alezio – Ha avuto un altro effetto positivo il premio giornalistico intitolato allo scomparso Antonio Maglio. Nell’ultima edizione dell’agosto scorso, la manifestazione che si tiene ad Alezio per volontà dell’associazione omonima, aveva ospitato per conferigli il premio alla carriere Tony Capuozzo, inviato speciale delle reti Mediaset. In quella occasione Capuozzo aveva preso contatto con la complessa questione relativa il terribile morbo che affligge gli ulivi del Salento (e non solo, ormai), causandone la morte. Alezio, Gallipoli, Taviano rappresentano purtroppo la “culla” in cui il patogeno da quarantena ha attecchito per la prima volta nei primi mesi del 2013, prima di essere diagostica scientificamente dal professore Martelli Agraria, Università di Bari) nell’ottobre dello stesso anno. Da quel momento in poi si è srotolata una drammatica quanto incredibile storia piena di contraddizioni, tra presunti complotti, obiettivi ostacoli (data la novità assoluta della Xylella in Europa), ricercatori messi alla gogna e piani d’interventi appassiti – pure loro – sul nascere. L’ideatore e conduttore della trasmissione “Terra!” si era impegnato ad approfondire l’argomento e così è stato.  Poco prima della mezzanotte del 6 novembre “Terra!” ha trasmesso una puntata ricca di chiarimenti e approfondimenti che ha avuto molto successo. Una forte denuncia contro inefficienze e narrazioni insensate, una pagina pressoché esemplare di buona informazione. L’associazione “Antonio Maglio” ha ringraziato Tony Capuozzo e la sua squadra di inviati. Per vedere la puntata ecco il link: http://www.video.mediaset.it/video/terra/full/a-macchia-d-olio-6-novembre_773570.html.

LEUCA. Un particolare tipo di compost potrebbe contribuire a salvare gli ulivi salentini dall’attacco della Xylella fastidiosa? Ancora non è scientificamente provato, ma uno dei progetti di sperimentazione in corso ci sta provando. Teatro è il Parco naturale regionale “Otranto – Santa Maria di Leuca”; su alcuni terreni si sta sperimentando un intervento di agricoltura biologica che, qualora desse i risultati sperati, potrebbe essere esteso a tutti e 12 i Comuni che si affacciano sulla costa adriatica meridionale. Il progetto finanziato dalla Regione si chiama “Mabis” e punta alla diffusione e all’applicazione dei metodi di agricoltura biologica integrata e sostenibile, finalizzata al contenimento del complesso di disseccamento rapido dell’olivo (codiro) nelle aree agricole. I partner dell’Ente parco, presieduto dall’ingegnere Nicola Panico, sono l’Università degli studi della Basilicata (rappresentata dal rettore Aurelia Sole), attraverso il Dipartimento delle culture europee e del Mediterraneo: architettura, ambiente, patrimoni culturali (Dicem), e lo spin-off universitario Agrenement di Matera (amministrato da Giuseppe Carlucci). Nella pratica l’esperimento consiste nello spandimento sui terreni di un compost con un contenuto specifico di nutrienti e proprietà organiche ritenute adatte, che unito a un’adeguata irrigazione dovrebbe portare l’olivo a rafforzare le sue difese immunitarie fino a debellare il batterio. La prima fase è iniziata con lo spandimento del compost su tre terreni ubicati a San Dana (frazione di Gagliano del Capo), Alessano e Tricase, con una dose di 160 tonnellate ogni mezzo ettaro. Ora si attende l’analisi degli esperti di UniBas per capire se effettivamente la Xylella stia scomparendo da quegli oliveti. «Secondo noi, le misure biologiche sono la migliore soluzione per intervenire – ha spiegato il presidente Panico – il territorio salentino potrà rinascere se torniamo al modo antico di fare agricoltura unendovi la pratica dell’allevamento».

GALLIPOLI. Non è stato abolito il divieto di piantare alberi di ulivo al posto di quelli uccisi dalla Xylella fastidiosa, batterio da quarantena. La decisione n. 789 del 2015 resta in piedi, a conclusione della “due giorni” di lavori del Comitato fitosanitario europeo, che si tenuta il 21 e 22 settembre a Bruxelles.

Tutti d’accordo a Bruxelles ma non sui rimedi. La deludente notizia viene giustificata col fatto che “non è stato possibile mettere ai voti la proposta di modifica della decisione n. 789/2015 sulla Xylella fastidiosa, atto lungamente atteso e su cui la Regione Puglia da tempo si sta spendendo in ogni sede”, come si legge nella nota della Regione, nonostante che, nel corso della discussione tenutasi a Bruxelles, si sia registrato consenso pressoché unanime da parte di tutte le delegazioni sulle tre modifiche che sono di estremo rilievo per il nostro territorio: autorizzazione al reimpianto dell’ulivo, tutela degli alberi monumentali non infetti nei 100 metri da pianta infetta, liberalizzazione della movimentazione delle tre varietà di vite resistenti alla Xylella (Negroamaro, Primitivo, Cabernet Sauvignon). Le divisioni sono emerse sul “che fare”: l’assenza di soluzioni condivise ha bloccato ogni cosa, senza che si completasse l’analisi di tutti gli articoli del testo e senza quindi poterlo votare.

“Delusione grande, dopo tanto ritardo accumulato. “La delusione è grande – affermano il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e l’assessore Leo di Gioia – per una notizia che, ancora una volta, priva gli agricoltori e tutto il territorio salentino della possibilità di immaginare un futuro economicamente sostenibile e di restaurare il paesaggio agrario gravemente compromesso dalla Xylella. Questo stop si aggiunge al ritardo accumulato negli scorsi mesi, in cui avevamo già assistito a diversi rinvii pur in presenza di una bozza di decisione utile alla causa del territorio pugliese. Già prima dell’estate, infatti, avevamo denunciato questa situazione che – nei fatti – penalizza esclusivamente il territorio pugliese, poiché negli altri Stati membri il problema non ha questa vastità e portata, anzi in alcuni di essi è del tutto assente. Per questo, già in occasione del primo rinvio avevamo indirizzato al Ministero una nota per segnalare la necessità di giungere con urgenza al voto e di innescare, grazie all’eliminazione del divieto di impianto dell’ulivo in zona infetta, un meccanismo virtuoso di estirpazione delle piante e di riconversione colturale supportata dai finanziamenti del PSR Puglia misure 5.2 e 4.1, che avrebbe comportato anche una riduzione della pressione di inoculo cioè la riduzione del rischio di espansione della malattia”,

Due giorni di Comitato fitosanitario europeo “utili ma non sufficienti”. E’ ritenuto positivo ma non sufficiente dai governanti pugliesi, il fatto che “gli Stati membri abbiano raggiunto il consenso sulle modifiche di interesse per il territorio pugliese, ma ciò non basta: occorre arrivare all’adozione della decisione formale, per poter attuare in concreto queste previsioni”.

Lunedì Regione dal ministro per preparare nuove mosse. “Nel frattempo non staremo con le mani in mano e già da lunedì avvieremo un confronto col Ministero – assicurano Emiliano e Di Gioia – per iniziare a preparare gli atti nazionali che sono necessari per rendere operativo il diritto di impianto di ulivi in zona infetta, affinché esso possa divenire realtà appena la decisione europea entrerà in vigore. Chiederemo inoltre a Roma di far presente alla Commissione europea che qualora le divergenze di vedute tra gli stati membri sui punti contestati della decisione dovessero protrarsi, sarebbe saggio dividere il testo in due parti, portando così al voto in Ottobre gli articoli su cui vi è unanime consenso”.

GALLIPOLI. “Denuncio ed invito alla denuncia. Molto probabilmente per filiazione da un ormai insopportabile clima antiscientifico, oscurantista e credulone, questa notte a Presicce sono stati distrutti quattro innesti su ulivi nell’ambito di un progetto di ricerca Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche, ndr) finalizzato a rendere le piante resistenti alla Xylella”: la denuncia è del presidente della Commissione regionale bilancio, Fabiano Amati e arriva proprio nelle ore in cui a Bruxelles si decide se concedere il permesso di reimpianto nella zona colpita dal batterio da quarantena. Entro domani infatti il Comitato fitosanitario permanente europeo si pronuncerà in merito, sotto la pressione degli olivicoltori salentini delle loro associazioni e dei parlamentari pugliesi, in prima fila con Raffaele Fitto e Paolo De Castro, e la Regione Puglia col presidente Emiliano e l’assessore Di Gioia.
“Ritengo che tale danneggiamento – prosegue nella sua nota Amati – sia frutto di un piano preordinato perché conosco il movimentismo antiscientifico che ruota intorno all’epidemia Xylella; all’inizio attestato sulla contrarietà alle eradicazioni e alla formazione delle fasce di contenimento ed oggi evolutosi nella contrarietà alle prove di innesto per preservare, a loro dire, le specie autoctone. Senza accorgersi, purtroppo, che così facendo potrebbero al più concorrere alla creazione del nuovo paesaggio lunare pugliese. Esprimo solidarietà al proprietario degli ulivi Giovanni Melcarne (produttore di una Dop del Capo di Leuca, ndr) che ha sporto formale denuncia, e ai ricercatori del Cnr”.
“Qualora venisse ritirato il divieto di impiantare ulivi – ha dichiarato il portavoce del comitato degli olivicoltori salentini, Cosimo Primiceri di Casarano– non ci sarà da festeggiare perché si comincerà soltanto un nuovo lungo percorso”. Il comitato è animato da quanti contestano anche le proprie associazioni di categoria, giudicate poco incisive e determinate in questa battaglia. Il 12 scorso si è tenuta su loro iniziativa una manifestazione di protesta a Lecce.

Gallipoli – Il monitoraggio nella zona a nord di quella infetta ripresi a ritmo intenso (prima della sosta ferragostana, in quattro mesi e mezzo ne erano stati effettuati 190mila); la Regione Puglia che vara una nuova legge per il contrasto del batterio da quarantena noto come “Xylella fastidiosa”, chiarendo il senso di tre articoli – 5, 6 e 8 – della precedente legge del 29 marzo ’17; alle cultivar di ulivo Leccino e Fantastica, che hanno superato già alcuni test di resistenza al contagio, si potrebbero presto aggiungere altre varietà come il Frantoio ed alcuni ulivi selvatici della zona a sud di Gallipoli, dieci dei quali (su 19)  hanno superato cinque prove di verifica: le principali  novità concrete – ben tenendo presente i tempi della ricerca che per dire la parola finale necessità di anni, non di mesi –  si possono riassumere così e riguardano la provincia di Lecce definita “zona rossa”, e quella cuscinetto che la delimita verso il Brindisino e il Tarantino dove sono ripresi i controlli massicci, da Ostuni a Crispiano, da Brindisi a Fasano, Grottaglie, Martina Franca e Taranto.

Le legge regionale è stata approvata dal Consiglio regionale della Puglia ha approvato il 7 scorso a maggioranza – no del M5S, astensioni da Fi, Ap e Direzione Italia. La Puglia si adegua alle ben note norme europee  per la gestione della batteriosi come quella da Xylella fastidiosa. Si è provato in questi ultimi anni – l’infezione è stata individuata nel 2013 – a svicolare ma alla fine i risultati sono stati deprimenti, basta guardarsi intorno, e i rischi in aumento anche per via di una procedura d’infrazione aperta nei confronti dell’Italia per non aver affrontato in sostanza il grave problema della diffusione della epidemia in tutto il continente.

Per quanto riguarda le misure di eradicazione del patogeno, ecco la nota testuale della Regione: “Si prevede la rimozione immediata della pianta infetta, di tutte le piante notoriamente infette e delle piante che presentano sintomi della possibile infezione o sospettate di essere infette nel raggio di 100 metri, oltre all’abbattimento delle piante ospiti presenti, a prescindere dal loro stato di salute. Vengono inoltre specificati i siti, nel cui raggio di 200 metri il servizio fitosanitario regionale ha disposto la rimozione immediata di tutte le piante risultate infette. In riferimento all’accesso al fondo di solidarietà nazionale per la compensazione del mancato reddito a causa della batteriosi, la legge prevede che si applichi anche alle aziende vivaistiche non agricole, che producono cioè in substrati diversi dal suolo agrario. Per quanto riguarda invece la tutela degli ulivi monumentali, che secondo la legge non vanno rimossi ma isolati, si specifica che la norma vale per le piante non infette ricadenti nel raggio di 100 metri di distanza dalla pianta infetta nella zona delimitata soggetta a misure di eradicazione. Al fine di sostenere la vitalità degli ulivi monumentali infetti, la sperimentazione scientifica è consentita nella zona infetta ad esclusione della zona di 20 km nella quale si applicano le misure di contenimento”.

Sono le stesse regole che aveva recepito il commissario straordinario tanto invocato ed alla fine arrivato nel febbraio 2015, il comandante della Forestale Giuseppe Silletti; solo che a queste severe  misure la Puglia e il governo si allineano dopo quasi due anni, con il commissario andato via; con la Regione che ha avocato a sé la gestione dell’affaire Xylella; con una ininfluente task force di tecnici e scienziati nominata dal presidente Emiliano, che ha rappresentato solo la frantumazione dei saperi davanti ad un nemico mai conosciuto prima.

Si vedrà se adesso ci sarà la forza di procedere nella direzione indicata e sostenuta dai ricercatori dei Pasi che col batterio hanno dovuto fare i conti, dagli Usa al Brasile, a Taiwan. Alternative non pare ce ne siano o almeno non sono emerse né sono state sperimentate e certificate con un qualche successo dal fronte degli oppositori agli eradicamenti.

Il 12 intanto il comitato olivicolo salentino batte un colpo a Lecce con una nuova manifestazioni con trattori e agricoltori di tutto il Leccese; raduno al Foro Boario e poi il corteo fino all’ufficio provinciale dell’Agricoltura. Niente bandiere e niente sigle di associazioni e di sindacati, hanno deciso gli organizzatori, che hanno eletto come propria sede quella di “Primolio” sulla Casarano-Supersano, portavoce Cosimo  Primiceri di Casarano.  Ed anche questo è un segnale tangibile delle rotture e della crisi di rappresentanza che questo attacco agli ulivi ha prodotto nel mondo agricolo.  Il comitato mette sul banco degli imputati la Regione e l’assessore Leonardo Di Gioia, giudicato senza mezzi termini “inadeguato”. Il tempo perso per decidere oggi ciò che era già chiaro ieri è l’accusa principale, rivolta sia a coloro che non hanno difeso quelle misure contenute nel piano Silletti, sia a quanti lo hanno contrastato in tutti i modi, comprese le denunce alla Procura di Lecce. Lunga comunque la lista delle cose che si dovrebbero fare “con urgenza”, dallo sblocci dei fondi fin qui annunciati e decisi, alla nomina di un commissario al posto dell’assessore Di Gioia; dall’estensione dello stato di calamità anche per il 2018 all’autorizzazione a reimpiantare da subito le varietà risultate fin qui capaci di convivere con la Xylella senza morire.

Dall’associazione  “Agrinsieme”, che riunisce le organizzazioni tradizionali di agricoltori, ed olivicoltori, oltre al rammarico per non essere stata coinvolta nella manifestazione di martedì prossimo, viene la proposta di una assemblea dei Sindaci convocata dalla Provincia, a cui invitare i massimi esponenti di Regione, Governo, Commissione europea.

BARI. Istituito un fondo di 100mila euro per andare incontro alle aziende agricole danneggiate dalla Xylella. Il contributo è utilizzabile per allungare la durata dei piani di ammortamento per la riduzione degli interessi passivi entro i 15mila euro nell’arco di tre esercizi finanziari. La misura era stata annunciata alcuni mesi fa dal presidente della Giunta regionale Michele Emiliano ed oggi è stata approvata dal Consiglio regionale a maggioranza. Tra gli oppositori ecco la nota molto critica di Andrea Caroppo, capogruppo di Fi: “Uno schiaffo che grida vendetta: sei mesi fa, Emiliano promise agli agricoltori interessati dalla Xylella di accordare subito l’azione di accompagnamento degli olivicoltori per la moratoria di mutui e crediti. Ed oggi si propone in aula del Consiglio di votare un emendamento vergognoso che destina 100 mila euro, una cifra da barzelletta, per far fronte ad un impegno del genere e bocciando la mia proposta di stanziare 5milioni di euro”.

 

xylella - foto 10.6.2015  (1)GALLIPOLI. L’Unione europea è vicina a perdere la pazienza, mentre l’Italia ha perso già milioni di ulivi qui in Puglia e alcuni milioni di euro qualora venisse condannata dall’Alta Corte europea. Se entro due mesi – sessanta giorni – non verranno tolte di mezzo le piante ormai scheletriche ammalate di Xylella, l’Italia verrà deferita alla Magistratura di Bruxelles. Non si sa se questa volta si troverà la strada adatta per fare quanto era stato programmato già nel 2015 col commissario straordinario, il comandante del Corpo forestale di Puglia Giuseppe Silletti. Nominato a febbraio, il comandante Silletti si era dimesso a fine dicembre dello stesso anno, non essendo riuscito praticamente a fare nulla di quanto chiedeva sia l’Unione europea sia il governo nazionale. In quel periodo Silletti aveva visto comparire, oltre a proteste di gruppi ambientalisti strenui difensori dell’intoccabilità degli alberi sia pur malati, anche la magistratura amministrativa: il Tar del Lazio aveva bloccato le eradicazioni delle piante sane ma esistenti nel raggio dei 100 metri da quella infetta), poi anche di quella penale (la Procura di Lecce, che ha riscritto nell’ordinanza di sequestro di tutti gli ulivi di Lecce e Brindisi, poi tolto). La decisione della commissione europea, peraltro tiepida sul monitoraggio in corso da qualche tempo sulle zone al limite di quelle infette, mette in primo piano adesso questo scoglio. In soffitta tornano le ricerche che in questi due ultimi anni hanno dato più di una speranza circa le varietà di ulivo (due al momento) in grado di resistere al batterio ed al disseccamento rapido. “E’ il batterio a far seccare gli ulivi – ha ribadito l’Accademia dei Lincei di recente in una nota sul tema che preoccupa tutti gli Stati europei – disconoscerlo favorisce l’epidemia”. Sembra un messaggio indirizzato agli “irriducibili” sostenitori di un complotto speculativo o di pratiche in grado di salvare le piante senza alcun espianto. Tesi tutte da dimostrare, ancor. Ma è purtroppo sotto gli occhi di tutti l’allargamento dell’epidemia e i vasti campi una volta ulivetati ed oggi brulicanti di tronchi e rami grigio scuri che destano oscure inquietudini in quanti erano abituati, fino a quattro.cinque anni fa, a spettacoli ben più affascinanti.

L’area degli ultimi esperimenti in piena “zona rossa”

L’area degli ultimi esperimenti in piena “zona rossa”

IN EVIDENZA. Verificare in maniera definitiva l’immunità della vite. Quella che può sembrare una stravaganza è invece uno dei principali segmenti in cui la ricerca sta producendo i maggiori sforzi nella battaglia per contenere l’attacco della Xylella fastidiosa, individuata per la prima volta in Europa proprio qui nel Salento dagli studiosi del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari. Al momento, sono i due progetti finanziati con 14 milioni dall’Unione europea – Xfactors e Ponte” – a dispiegare un’azione a tutto campo, ovviamente con i tempi che la ricerca richiede tra intuizioni, verifiche, protocolli e conclusioni ufficiali. Regione, Università di Bari, Centro di ricerche Basile Caramia, col coordinamento del Cnr barese hanno raggiunto dei risultati “preliminari” già noti (due cultivar risultate resistenti al batterio che provoca il disseccamento rapido degli ulivi) “anche se non ci sono ancora – mettono le mani avanti i ricercatori – le osservazioni di lungo periodo e dati di comparazione”. «Ma gli elementi individuati sono incoraggianti», si lascia sfuggire il sempre prudente dottor Donato Boscia (Cnr Bari), in prima linea fin dagli inizi di questa drammatica scoperta. Gli aggiornamenti sulle attività in atto parlano di 300 cultivar (specie di ulivi) sotto osservazione in particolare nei campi di Parabita e Presicce-Acquarica del Capo.

Continua a leggere sull’edizione cartacea di Piazzasalento, oppure ricevi il nostro giornale direttamente a casa tua o nella tua casella di posta!

XylellaIN EVIDENZA. È tornata a circolare con insistenza in questi giorni la copia della deliberazione della Giunta regionale n. 1999 del 13 dicembre 2016 dal titolo “Misure fitosanitarie per contrastare la diffusione della Xylella fastidiosa sul territorio regionale” che modifica un precedente atto. Sul sito della Regione Puglia la delibera è diventata in questi giorni un vero e proprio appello ai contadini. La sua ricomparsa non è casuale: quel vademecum sulle buone pratiche è finalizzato a bloccare il più possibile il vettore (la sputacchina) che diffonde il morbo micidiale. È infatti noto anche ai non olivicoltori ormai, che l’insetto attualmente è ancora allo stato di larva a livello del suolo agricolo (in erbe spontanee) ma che con i primi caldi sale sulla chioma degli ulivi e diventa incontrollabile. Per cui questo periodo è fondamentale per tentare di ridurre i contagi che intanto segnalano casi nuovi, da ultimo, anche a Carovigno (Brindisi). «A poco meno di due settimane dalla comparsa dei primi adulti della sputacchina le misure di contenimento languono (in particolare le lavorazioni meccaniche superficiali di terreni ed altre aree private e pubbliche nelle zone demarcate) – si legge sul sito infoxylella.it – e l’informazione sulla loro importanza, obbligatorietà ed urgenza stenta a decollare. Un ritardo o un’applicazione solo parziale e limitata di tali misure di salvaguardia, in presenza di nuovi focolai sul fronte di avanzamento del batterio e della malattia, significherà un ulteriore avanzamento dell’epidemia di parecchi chilometri, la distruzione di altri paesaggi agrari, l’amplificazione di un danno economico e sociale già di enorme portata».

Continua a leggere sull’edizione cartacea di Piazzasalento, oppure ricevi il nostro giornale direttamente a casa tua o nella tua casella di posta!

xylella campi uliviIN EVIDENZA. Uno si chiama “Ponte”, l’altro “Xf – actors”; hanno l’imprimatur europeo che li sostiene con 14 milioni di euro (programma Horizon 2016-20), e mettono insieme attenzioni e collaborazioni di mezzo mondo. Sono i progetti principali con cui studiosi e imprese, Università e Stati, si cimentano con un nemico fino a circa quattro anni fa sconosciuto, almeno nel Vecchio continente: la Xylella fastidiosa, subspeCie Pauca. Entrambi i piani d’attacco al batterio da quarantena ed ai suoi vettori sono stati affidati al Consiglio nazionale delle ricerche, sede di Bari, esplicito riconoscimento del valore scientifico della struttura, messa a dura prova dall’ondata di contestazioni ambientaliste e persino finita in una inchiesta giudiziaria con tanto di sequestro dei computer (poi dissequestrati dopo poche ore). Sono dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Cnr) i ricercatori Donato Boscia e Maria Saponari, nomi ormai noti a quanti seguono da vicino il gravissimo fenomeno del disseccamento degli ulivi che al suo sorgere – primavera 2013 – aveva fatto pensare ad altri aggressori tradizionali (lebbra dell’ulivo in particolare),“Ponte”, anagramma di “organismi infestanti che minacciano l’Europa” (Pest organisms threatening Europe), è un consorzio internazionale con 25 partner tra Istituto di ricerca e piccole e medie imprese del settore olivicolo, provenienti da 13 Stati europei e non: Francia, Spagna, Regno Unito, Austria, Finlandia, Olanda, Norvegia, Costa Rica, Israele, Serbia, Belgio, Germania.

Continua a leggere sull’edizione cartacea di Piazzasalento, oppure ricevi il nostro giornale direttamente a casa tua o nella tua casella di posta!

IN EVIDENZA. Una volta fatti gli innesti, con una cura ed una tensione particolari, ha cominciato a contare le settimane, poi i mesi e – sempre più sollevato – i primi anni. Adesso ne sono passati due e cinque mesi e lui si accinge a compiere i suoi di anni – a  dicembre sono 56 – con lo spirito rinfrancato. Lucio Pisanello di Alezio è un agricoltore esperto ed appassionato. Davanti a questa infezioni degli ulivi “mai vista prima”, le ha tentate di tutte, concimi, zolfo, rame, poltiglia bordolese e poi potature costanti e sempre più radicali: niente da fare contro un batterio venuto da lontano con una tristissima fama. Poi, quella che potrebbe essere la svolta che è in attesa di conferme scientifiche. «Mentre potavo gli uliveti – racconta il contadino apprezzato per le sue indiscusse qualità di innestatore – vedevo il Leccino verdeggiante tra tanto seccume. Allora mi sono chiesto: e se cambiassi la parte superiore dell’albero, il piede è sempre quello?”. Così  ha innestato su di un robusto “succhione” di Oglialora (un ramo che esce direttamente dalla base dell’albero) la varietà Leccino. E quest’anno eccolo mostrare le prime bacche mature e sane ai giornalisti che sono andati a trovarlo. Dal suo fondo in contrada Guardia, tra Alezio e Matino, ci sono passati un po’ tutti,  dai giornalisti inglesi della Bbc a quelli della Rai, dalle “Iene” alle tv locali, ma anche ricercatori del Cnr di Bari e l’europarlamentare verde Josepf Bové.

Continua a leggere sull’edizione cartacea di Piazzasalento, oppure ricevi il nostro giornale direttamente a casa tua o nella tua casella di posta!

 

UGENTO. Il gruppo di ispettori fitosanitari provenienti da tutta l’Unione europea nei giorni scorsi è stato in visita presso il campo sperimentale di ulivi su cui si praticano esperimenti anti Xylella fastidiosa. Gli ospiti, che hanno alloggiato presso il convento dei padri trinitari di Gagliano del Capo, stanno realizzando il programma europeo BTSF, un workshop di sul batterio e sul suo controllo. Gli ispettori sono stati in Puglia dal 7 al 9 novembre.

PRESICCE. Si chiama “Xylella quick test tollerance” il progetto presentato dalla Coldiretti di Lecce sabato 24 settembre e che apre uno spiraglio nuovo nella lotta contro il patogeno che sta mettendo in serio pericolo la sopravvivenza stessa del patrimonio olivicolo salentino. Il progetto, frutto di una ricerca condotta tra Università di Bari, CNR e Coldiretti, è stato realizzato in un uliveto, già infetto dalla Xylella, di proprietà di Giovanni Melcarne, situato in contrada “Masseria de lu feu”, in territorio di Presicce, nell’ambito della “XI Giornata per la salvaguardia del creato”, promossa dalla diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca, Coldiretti Lecce, il Comune di gagliano del Capo e Gal Capo di S. Maria di Leuca. A presentare il progetto ad un drappello di olivicoltori e tecnici del settore è stato Giuseppe Brillante (direttore provinciale Coldiretti) insieme a Pantaleo Piccinno (presidente provinciale Coldiretti) e Giovanni Melcarne (presidente del Consorzio Dop Terra d’Otranto, nonché proprietario del terreno). «Su un territorio interessato di 12 ettari sono stati innestati mille ulivi secolari con 250 varietà, di cui 70 pugliesi e salentine, per un totale di 5 mila innesti», ha dichiarato il direttore di Coldiretti Giuseppe Brillante. Tra le varietà anche cloni delle cultivar locali, come la Ogliarola e la Cellina.

Continua a leggere sull’edizione cartacea di Piazzasalento, oppure ricevi il nostro giornale direttamente a casa tua o nella tua casella di posta!

xylella-racaleRACALE. “Il batterio della Xilella non riuscirà a distruggere l’olivicoltura salentina”: è l’auspicio emerso da una manifestazione organizzata dalla Coldiretti ad Acquarica del Capo il 10 agosto scorso. Gli olivicoltori del Sud Salento si sono dato appuntamento presso l’azienda dei coniugi Francesco Gianfreda e Francesca Martella, in contrada “Rancate”, dove hanno tenuto a battesimo un progetto di sperimentazione che mira a verificare quali sono le varietà di ulivi più resistenti al micidiale batterio. Il progetto, della Coldiretti di Lecce ma sottoscritto anche da istituzioni universitarie e di ricerca pugliesi, prevede la messa a dimora di 200 piante giovani di ulivi di 16 diverse varietà, dalla Leccino alla Ottobratico, Cassanese, Ogliarola, Carolea, a Itrana, Roggianella e altre. Gli alberi saranno sottoposti a continui controlli sul campo e in laboratorio per testare la loro risposta. Alla cerimonia sono intervenuti i rappresentanti della Coldiretti (Piccinno, presidente provinciale, Brillante, direttore provinciale, e Cantele, presidente regionale), i Sindaci di Acquarica e Ugento (Ferraro e Lecci) e l’onorevole Rocco Palese. E’ stato il padrone di casa Francesco Gianfreda che, dopo aver piantumato personalmente alcuni alberi, ha detto: «Dobbiamo intanto sfatare la convinzione che la Xilella abbia condizionato la qualità del nostro olio. Il mio olio ha vinto il primo premio nel concorso “L’olio d’Italia” ed anche un premio internazionale». Coldiretti ha sollecitato con urgenza le istituzioni affinchè adottino misure adeguate.

Paolo-De-Castro-e-raffaele-fitto

Paolo De Castro e Raffaele Fitto

RACALE. La Germania nei giorni scorsi ha comunicato alle autorità europee di aver riscontrato la presenza del batterio da quarantena Xylella fastidiosa su alcune piante di oleandri. Simili brutte scoperte sono state già fatte in Francia, Corsica e Provenza in particolare. Per cui suona quasi grottesco l’allarme lanciato da un consigliere regionale jonico che parla del contagio “ormai alle porte di Taranto e Bari”. L’europarlamentare pugliese Rosa D’Amato ha chiesto pertanto alla Commissione europea di prendere atto del fatto che “la Xylella non può più essere ritenuta un batterio sconosciuto ma un patogeno europeo”. Sconvolgono le notizie che vengono da lontano al pari di quelle attinenti a realtà più vicine ed a quanto si vede ad occhio nudo nel Leccese, versante più jonico che adriatico finora. Segnalazioni si ripetono sempre più incalzanti, soprattutto da parte di chi, per motivi ignoti, si sentiva al riparo: l’uliveto, alle spalle del “Parco Gondar” a Gallipoli, fino allo scorso inverno era indenne del tutto; oggi è in gran parte malato.

Continua a leggere sull’edizione cartacea di Piazzasalento, oppure ricevi il nostro giornale direttamente a casa tua o nella tua casella di posta!

 

Il presidente provinciale della Coldiretti, Gianni Cantele

Il presidente provinciale della Coldiretti, Gianni Cantele

Il consigliere regionale M5S Cristian Casili di Nardò

Il consigliere regionale M5S Cristian Casili di Nardò

RACALE. Come una maionese impazzatia, la questione Xylella continua a tracimare da ogni dove e non si capisce chi e quando deve mettere la parola fine. A tre anni quasi da quando il micidiale batterio è stato individuato. Nei primi giorni di giugno si è espressa la Corte di giustizia europea: legittimi i provvedimenti emanati dalla Commissione dell’Unione europea; sono “misure appropriate e necessarie” hanno detto i magistrati europei, cui avevano fatto ricorso i loro colleghi italiani dietro gli esposti presentati da alcune aziende olivicole. Si deve procede, abbattimenti nei cento metri della pianta infetta compresi. A meno che le Istituzioni interessate non dimostrino efficaci vie alternative. Tutto chiaro? Macchè. Il primo a intuire la presenza della Xylella fastidiosa – importata sicuramente con le piante ornamentali del Centro America transite senza controlli dal porto di Rotterdam – oil professore Martelli ha detto che non resta che attuare il piano Silletti che a quelle indicazione Ue si conformava. «Attenzione, gli ulivi continuano ad essere sterminati dal batterio da quarantena», ha urlato il presidente di Coldiretti, Gianni Cantele. In effetti, segnalazioni arrivano ogni giorno di zone finora indenni e che da settimane – grazie al caldo – mostrano i terribili segni dell’infezione. Il presidente Emiliano ha riconvocato la task force di studiosi scienziati e tecnici, senza cavarne nulla di concreto e concordato. I suoi oppositori hanno chiesto che questo consesso scientifico sia sciolto in quanto finora inutile. Però si è fatta strada la convinzione che l’Ue ha la responsabilità primaria; prima il consigliere regionale Casili di Nardò (foto) poi lo stesso Emiliano hanno messo sul banco degli imputati la rete protettiva inesistente per questo tipo di importazioni. E le vie d’uscita? «La ricerca ci fornisca le soluzioni», dicono tutti, dagli ambientalisti più accesi alle organizzazioni di coltivatori olivicoli. Ma i ricercatori chiedono tempo, non potendo stabilire neanche quanto. È lo stallo. E la Procura di Lecce ha chiesto altri sei mesi prima di chiudere le indagini. Il sequestro degli ulivi da abbattere resta.

Luigi Pirelli, il primo a sinistra

Luigi Pirelli, il primo a sinistra

ACQUARICA. Neanche la Xilella, con tutti i provvedimenti nefasti che hanno partorito esperti e scienziati presunti o reali, sono stati sufficienti a scalfire l’apprezzamento per l’oggettiva qualità che a tutt’oggi viene riconosciuta all’olio salentino. Lo dimostra il successo ottenuto nell’ambito della manifestazione del premio nazionale “L’Oro d’Italia”, giunto ormai alla sua settima edizione, in cui i produttori ed i frantoi salentini hanno fatto man bassa di premi, dimostrando ancora una volta come la qualità del nostro olio d’oliva extra- vergine non tema confronti con nessuno. Tra gli Attestati di qualità anche un produttore ventottenne di Acquarica, Luigi Pirelli, (primo a sinistra) titolare dell’azienda agricola “Centelle”, e Giuseppe La Puma, titolare dell’azienda “Gli Angeli” di Presicce.

Continua a leggere sull’edizione cartacea di Piazzasalento, oppure ricevi il nostro giornale direttamente a casa tua o nella tua casella di posta!

 

 

by -
0 643

GALLIPOLI. Il Tar del Lazio e alcune decine di aziende agricole del settore olivicolo che a quel Tribunale si erano rivolte, hanno avuto la risposta richiesta: la Corte di giustizia europea riconosce il diritto dell’Unione europea di poter obbligare gli Stati membri a rimuovere le piante infette o potenzialmente infettabili dal batterio da quarantena “Xylella fastidiosa”. L’eradicazione degli ulivi malati e di quelli senza sintomi ma che si trovano nel raggio di cento metri, si definisce misura “proporzionata all’obiettivo di protezione fitosanitaria”. Seppur drastica, è “giustificata dal principale di precauzione”. La Decisione della Ue cui si fa riferimento è quella del maggio dell’anno scorso pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione il 21. L’Osservatorio fitosanitario pugliese – dopo il sequestro disposto dalla Procura della Repubblica di Lecce, le ordinanze del Tar Lazio e del Consiglio di Stato e in attesa di questa sentenza della suprema Corte europea – aveva sospeso le disposizioni di estirpazione delle piante malate. Cosa succederà adesso? Tra i primi interventi si registra quello di Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportelo dei diritti” di Lecce, che spera in un “intervento immediato del Governo affinché si eviti il compimento di uno scempio preannunciato che potrebbe deturpare irrimediabilmente il nostro territorio”. Il consigliere regionale Cristian Casili (M5S), vicepresidente della commissione Ambiente,  afferma: “L’Europa, che è prima responsabile del disastro Xylella non avendo adempiuto correttamente al controllo sullo scambio merci internazionale, oggi si appella al “principio di precauzione” per ricorrere nuovamente alle eradicazioni. Allo stato attuale le eradicazioni non risolveranno nulla e causeranno solo una desertificazione del territorio di cui Emiliano sarà chiamato a rispondere. L’unica strada è quella della ricerca e dello studio multidisciplinare”. I ricercatori, dal canto loro, anche i più ottimisti, circa la “compatibilità”del batterio con alcune specie olivicole, parlano di studi e verifiche lunghe almeno un anno.

ulivo xylella bruciatoServono a rassicurare gli altri Paesi dell’Ue e gli altri produttori pugliesi e italiani, ma i monitoraggi per definire la situazione ad oggi dell’epidemia da Xylella fastodiosa partono sulla carta solo ora, con due mesi di ritardo. E mentre si attende il pronunciamento della Corte di giustizia europea sulle eradicazioni obbligatorie nel raggio di cento metri da alberi infetti – iniziato il 4 scorso con conclusioni previste per il 12 – dei 270 agenti fitosanitari non c’è ancora neppure l’ombra.

Un altro ritardo in questa drammatica vicenda, per l’individuazione ed assunzione per quattro mesi di agronomi, periti e agrotecnici nei tempi indicati dal decreto ministeriale del febbraio scorso, ma nessuno poteva prevedere che l’importante decisione si sarebbe imbattuta nella semiparalisi dell’assessorato all’Agricoltura regionale, generato indirettamente dall’inchiesta giudiziaria in cui sono coinvolti alcuni dirigenti; i malcapitati si astengono per cautela dal firmare provvedimenti ed hanno chiesto di essere trasferiti in altri uffici; la riorganizzazione non è però neanche partita. Negli ultimi giorni lo sblocco.
Un’altra immagine plastica della stasi in via Capruzzi viene dal sito Qui Regione: l’ultimo comunicato relativo all’”emergenza Xylella” risale all’8 aprile circa le misure fitosanitarie che altri (gli olivicoltori) dovevano adottare.

Scadute con aprile le arature e la falciature obbligatorie, si è aperta – almeno formalmente – la fase delle “potature severe”, giudicate assai criticamente dal consigliere regionale Cristian Casili: «Il nuovo piano entro questo mese obbliga ad effettuare la capitozzatura, cioè il taglio di grossi rami anche secolari: è una nuova mattanza degli ulivi». Comunque da maggio ad agosto sono fissati almeno due trattamenti insetticidi per contrastare l’insetto vettore.
In questo quadro a tinte fosche avanzano pericolosissimi luoghi comuni via etere e nei canali Rai: dapprima una puntata del popolare “Don Matteo”, in cui un contadino umbro vantava la bontà del suo olio “a differenza di quello prodotto a Sud”; ora in un’altra fiction (“Come fai sbagli”), davanti ad una foto del Salento, un’attrice commenta: “Eh sì, quegli ulivi adesso non ci sono più”.

ulivi-malati-sp-gallipoli-sud-matino-li-sauli-7-(1)GALLIPOLI. L’ultimo documento ufficiale sul sito della Regione del commissario straordinario, Giuseppe Silletti,  sul dramma della Xylella risale ad oggi, 29 luglio, al 25 giugno. Ha per oggetto la “richiesta di stima della consistenza complessiva delle piante specificate” rivolta ai vivai. Nel frattempo vi è stato un altro sopralluogo dell’Unione europea, in questo caso del commissario alla Salute e sicurezza alimentare, il medico lituano VytenisAndriukaitis il quale, oltre alla tappa in Prefettura, ha voluto vedere la situazione nell’area di Gallipoli-AlezioTaviano, quella di prima infezione, e di Oria, l’ultimo focolaio registrato a quella data a cui oggi bisogna già aggiungere quello di Torchiarolo (Brindisi).
Gli esiti della visita sono stati chiari e comunicati negli incontri con Sindaci, associazioni ambientaliste e dei coltivatori di ulivi: nella fascia larga 20 km a nord della Provincia di Lecce si deve procedere con gli abbattimenti, ritenuti l’unica misura efficace per contenere l’espansione del morbo. «Ritardare ancora queste misure vuol dire danneggiare questo territorio», ha rimarcato il commissario, accompagnato nel triste tour dal dottor Donato Boscia (Cnr di Bari, direttore dell’istituto per la sostenibilità delle piante) e dal neopresidente della Regione Michele Emiliano che, alla fine, sembra aver aggiustato la mira: non più rimettere in discussione tutto quanto e ripartire da zero ma procedere con gli abbattimenti per salvare tutto il resto degli uliveti di Puglia e d’Italia. Con un dubbio consegnato ad Andriukaitis: perché, oltre alle piante infette, buttare giù anche quelle attaccabili dal batterio e che si trovano in un raggio di cento metri? La risposta del commissario e dei ricercatori più esperti è che, “nonostante l’affidabilità dei metodi di controllo, infezioni latenti possono sfuggire”. Da quel che oggi si sa della sputacchina, cento metri dovrebbero bastare per bloccarne il lavorio infettivo. In un primo momento l’Ue voleva un raggio d’azione di 200 metri.

Il ministro Maurizio Martina ha firmato il decreto di calamità naturale che ha aperto la via all’arrivo di altri 11 milioni dal fondo di solidarietà nazionale; in buona parte diventeranno aiuti ai coltivatori colpiti nel reddito, naturalmente in base a criteri precisi, Martina ha parlato di 45 giorni entro cui vanno fatte le domande ma le procedure sono imprecisate. Come nebulosa e contraddittoria appare l’ultima cifra (15mila alberi da abbattere a nord del Leccese) e solo relativa ad alberi malati. Infine il secondo piano Silletti è stato vagliato dal governo il 29 scorso.

Eccolo il decreto temuto e invocato. E non lascia spazi a dubbi. Terminati i tira e molla con Bruxelles, le furberie, i rallentamenti, i rimpalli tra Bruxelles, Roma e Bari, gli scontri ideologici nelle comunità e tra gli agricoltori: la Xylella fastidiosa c’è e l’Europa la teme – lo ribadisce, per la verità – tanto da averci imposto le norme da quarantena previste per batteri di tale portata.
In 23 articoli il decreto n. 2180 del Ministero delle risorse agricole, pubblicato lunedì scorso in Gazzetta ufficiale, recepisce e riordina le indicazioni dell’ultima decisione esecutiva europea, abrogando i decreti precedenti del 26 settembre 2014 e del 17 marzo scorso.

La zona “delimitata”, nuova definizione, che nella mappa del 18 giugno (sopra) comprende la zona infetta (la provincia di Lecce) e la zona cuscinetto (più a nord, larga dieci km) dovrà essere indicata sulla segnaletica stradale. «Uno sfregio gratuito ad un territorio a vocazione turistica», è stato il commento di Giuseppe Coppola, olivicoltore di Gallipoli e presidente della sezione Turismo di Confindustria.
Nell’area chiamata adesso “delimitata” si dovrà procedere all’abbattimento di tutti gli alberi infetti, così risultati da analisi, degli alberi che presentano sintomi della malattia e anche quelli sani ma soggetti ad essere attaccati dal batterio, presenti nel raggio di cento metri dalla pianta colpita. Anche quello che era il focolaio di Oria, nel Brindisino, sarà trattato secondo queste indicazioni.

La “zona infetta”, in un precedente pronunciamento lasciata alla sperimentazione e alle buone pratiche per salvare il salvabile, adesso viene tirata dentro nella sua parte di confine con la “cuscinetto”: in una fascia profonda 20 km dovranno essere rase al suolo tutte le piante infette perché fonte di ulteriori contagi. In linea d’aria, si va da Galatone, fino a Galatina, Soleto, Melendugno. Secondo una stima credibile, si parla di alcune centinaia di alberi. Da sradicare anche le piante infette in prossimità di vivai e luoghi in cui si trovano piante di particolare valore storico, sociale, e scientifico (si pensi ad esempio agli ulivi pluricentenari, anch’essi ormai sotto attacco dal Gigante di Felline-Alliste a quelli di Vernole e Strudà). Restando ai vivai, restano confermate tutte le restrizioni a movimentare (quindi vendere) piante rientranti in 188 specie indicate puntalmente nella decisione Ue del maggio scorso. Ai vivaisti, proprio in queste settimane il commissario straordinario Giuseppe Silletti aveva chiesto l’inventario delle specie vegetali in loro possesso in vista di un possibile risarcimento.

Il Leccese – per alcuni “abbandonato” dopo gli ultimi sopralluoghi di marzo con le indicazioni a quelli collegate – torna invece tristemente in campo: tutte le piante gravemente compromesse verranno eradicate. Il pensiero corre alle campagne di Gallipoli, Alezio, Taviano, Racale e di altri paesi, cioè alla originaria “zona rossa” che oggi è diventata in alcuni scorci spettrale con alberi dalle chiome spoglie e dai rami nerastri. Il decreto, firmato dal ministro Maurizio Martina, ha dovuto recepire anche l’eventuale intervento forzato verso “comportamenti impeditivi e dilatori di procedure di eradicazione”, sia che ci si trovi in suolo privato che pubblico.

Sul versante delle “buone pratiche”, in tanti contesti evocate ed in altrettanti evase per anni nonostante i contributi incassati dall’Europa, da gennaio ad aprile di ogni anno si dovrà procedere a fresature, trinciature, diserbo col fuoco per spazzare via le larve delle sputacchine. Da maggio ad agosto sono obbligatori due interventi insetticidi contro gli insetti vettore adulti; da settembre a dicembre sono fissate le azioni di diserbo chimico in base alle “norme ecosostenibili per la difesa fitosanitaria”.

La zona di sorveglianza, quella che la Xylella non dovrà assulutamente superare, sarà ispezionata almeno una volta ogni anno. Infine tutti i piani di ricerca e di studi dovranno essere sottoposti all’attenzione del Servizio fitosanitario regionale. Ma almeno su questo non si registrano ritardi: di tutti gli annunci fatti finora, è stata approvata soltanto la graduatoria del “cluster Tapass” promosso dalla Regione e finanziato con 549mila euro; interessa le tre Università pugliesi e i centri di ricerca.

ALLISTE. Probabilmente non aveva mai visto tante tv e tutte insieme, il Gigante. Frugano con telecamere sofisticate, microfoni ipersensibili su lunghe aste, domande in varie lingue l’ulivo ultracentenario di Felline di Alliste, questa mattina al centro di un evento mediatico e di speranza. L’innesto in diretta, praticamente, di gemme di Leccino sul suo tronco che per secoli e secoli ha ospitato l’Ogliarola. La nuova identità dovrebbe metterlo presto al riparo dagli attacchi – di cui si notano i  primi segnali – della Xylella. Ad organizzare l’incontro in quello che fino a pochi anni fa era un vero bosco di ulivi, tanto folte e vaste le chiome rigogliose,  l’associazione di produttori “Voce dell’ulivo” di Racale, con sede presso la cooperativa Acli di via Ugento. Ospite e testimonial l’europarlamentare ed ecologista José Bové, francese, che non la manda a dire ai militanti salentini in trincea, in particolare a quelli schierati sulla linea “la Xylella non c’è, è tutta una speculazione”. A domanda della giornalista Paola Santangelo della tv svizzera statale Rsi di Lugano, risponde: “Dire ciò è da imbecilli, il batterio c’è, è documentato ed è una catastrofe vegetale, sociale, economica di cui questi agricoltori non sono autori ma vittime: la Ue lo deve riconoscere”. Dice anche altre cose scomode l’europarlamentare del gruppo Verdi: “Il cordone sanitario francese è giusto, sia in entrata in Europa di specie vegetali come le piante ornamentali del Costa Rica, sia per le specie in uscita dalla Puglia. Ma questo non vuol dire penalizzare questa regione, ma tutelare tutto il resto dell’Italia e del Mediterraneo. L’Unione europea deve mettere a disposizione parte del fondo di crisi per i coltivatori e per la ricerca”. E sulle eradicazioni? “Vanno abbattuti gli alberi infetti, sicuro; gli altri no. E vanno sostenute pratiche agronomiche come questa o come quelle che puntano a rimuovere le larve degli insetti vettori con una semplice aratura superficiale delle erbe infestati; del resto, una diffusione massiccia di erbicidi non è assolutamente sostenibile”.

Ad ascoltare José Bové – No Global, gandhiano, pro Greenpeace, figlio di un agronomo e di una insegnante di scienze naturali – inviati oltre che dalla Svizzera, dalla Francia, della Rai e di alcune tv e giornali locali. E qualche contestatore di quello che viene definito “affaire” riferito al batterio da quarantena, che continua a fare strage, intanto. “Chi ha autorizzato quegli innesti su di un ulivo secolare? Dove sono le autorizzazioni?”, scriverà su facebook uno di loro, preannunciando l’ennesima denuncia.

Il Gigante guarda tutti dall’alto: ne ha viste di generazioni di uomini, più o meno attenti alla sua e alla loro salute, di fatiche e sudori, di annate di piena intervallate da quelle vuote, di attacchi della mosca e di lebbra. Ne è uscito sempre vincitore, evidentemente, tanto che la sua età intimorisce: 1400 anni, 1700… Tutti naturali, però. Certo, adesso è un’altra cosa, una cosa mai vista finora. Ora ha addosso un nemico sconosciuto che inaridisce i suoi vasi e ne brucia le foglie; alcuni rami hanno il colore di dopo un incendio, altri sono stati potati e hanno lasciato uno squarcio di cielo. “Prima non c’era questo buco, era tutto un bosco, le chiome degli alberi si toccavano – racconta piuttosto sconfortato Enzo Marzano, proprietario del fondo – poi abbiamo dovuto fare i primi tagli, ottobre 2013; abbiamo provato tutti i sistemi possibili, argento, alluminio, quelli classici… adesso proviamo con gli innesti di un’altra varietà che pare resistere alla Xylella. Speriamo bene, perché siamo davvero sconfortati. Se andasse male pure questo tentativo? Seccherà, ma io non ho il cuore di tagliarlo, di farne legna, no”. A chi obietta che non è tempo di innesti questo, risponde Pietro Angelico di Alliste, barese di origine e tecnico esperto in questa pratica che ha già sperimentato, con risultati finora positivi, sul suo oliveto: “E’ vero, siamo al limite; il periodo giusto è aprile-maggio, ma non proprio fuori tempo”, dice, prevedendo una chioma rinnovata e rigogliosa per il Gigante da qui a quattro-cinque anni. Naturalmente, se tutto dovesse andare per il verso che tutti auspicano.

E intanto? “Intanto Comuni, Provincia hanno incassato l’Imu… e che hanno fatto? Loro, i consorzi di bonifica, hanno ripulito un metro quadrato da qualche parte? Un’aiuola, un ciglio stradale, un canale… niente, non hanno fatto niente. E mi vengono ancora a dire che non ci sono soldi!”, urla quasi Antonio Stifani, coltivatore di Taurisano, all’indirizzo di un malcapitato amministratore allistino che gli aveva risposto proprio così. Stifani, già amministratore comunale nel suo paese, ne ha anche per i vicini: “Noi siamo i tutori di un patrimonio, tocca a noi proteggerlo eppure in tanti non hanno fatto nulla. Chi non ha i mezzi, chi dice che l’integrazione europea non basta, deve essere sostituito dagli Enti pubblici. Ora leggo che l’ultimo decreto – prosegue Stifani – c’è la sospensione dell’integrazione che doveva servire proprio per la cura dell’albero, e di poteri sostitutivi nei confronti del proprietario inadempiente. Speriamo che davvero sia applicato”.

Gli aderenti della “Voce dell’ulivo”, di Racale, Alezio, Ugento, Taviano ed altri paesi fino a Gagliano del Capo, hanno indossato le magliette “salviamo gli ulivi” e fornito fette di pane condite con extravergine. Con una nota ribadiscono che l’iniziativa è nata dal continuo monitoraggio della situazione e dal continuo contatto con gli olivicoltori: “Loro hanno rilevato come la pratica agronomica dell’innesto sia stata utilizzata da più di un anno e sino ad oggi risultata efficace. L’innesto consente di sfruttare uno dei mezzi di autodifesa della pianta, rappresentato dalla capacità di ‘compartimentalizzazione vascolare’”, cioè – spiegano – la capacità di isolare le parti legnose contenenti i vasi conduttori ostruiti e riprodurre nuovo xilema indenne da otturazioni con nuovo apparato fogliare non aggredibile. C’è la mano dei ricercatori del Centro nazionale delle ricerche di Bari dietro a tutto ciò, da tempo convinti che – così come negli Stati uniti – la Xylella per ora non si vince, ma ci si convive individuando le cultivar più resistenti al suo micidiale attacco. “Tortu, stratortu, chinu te nnuti… natu a qua mmenzu a sta terra russa”, come canta Mino De Santis, il Gigante li guarda e spera di non fare la fine di quell’ulivo un po’ più giovane di lui e poco distante, a cui il male ha già bruciato letteralmente il cuore.

xylella (19)GALLIPOLI. Si è svolto nei giorni scorsi, presso il Comune di Gallipoli, sede del punto informativo dell’Antenna Pon (Programma operativo nazionale) Puglia – Ricerca e Innovazione 2014-2020, un tavolo tecnico di discussione e confronto per raccogliere proposte dal mondo della ricerca, dagli agricoltori, enti e associazioni sul tema del disseccamento degli ulivi nel Salento. L’incontro ha affrontato ad ampio raggio le questioni relative la sostenibilità, la valorizzazione e la produzione degli ulivi salentini, cercando i presupposti per far convergere differenti competenze ed esperienze (pratiche) e si pone l’obiettivo di utilizzare le future risorse sul tema “Agrifood” e “Social Innovation” individuati dal programma Pon Ricerca e Innovazione come temi prioritari, in sinergia con il Pon Scuola, per favorire una maggiore consapevolezza e conoscenza del tema.

L’intento del laboratorio di idee che ha preso forma attraverso i lavori del tavolo tecnico, è quello di candidare sul Pon Ricerca e Innovazione 2014-2020 uno o più progetti di ricerca partendo dalla domanda e dai fabbisogni del territorio e delle comunità locali. A breve, sulla base delle proposte raccolte si darà vita a una piattaforma progettuale condivisa.

L’incontro è stato condotto dall’arch. Lastilla, responsabile dell’Antenna Pon R&I Puglia e dal dott. Cesari, ricercatore ed esperto di agricoltura per la stessa Antenna. Sono intervenuti al tavolo tecnico, tra gli altri, autorevoli esperti giunti da tutta la Puglia e dalle regioni vicine, come il prof. Fanizzi dell’Università del Salento, il prof. Ciccarone dell’Università di Foggia, il prof. Scortichini del Cra di Caserta, il prof. Palumbo del Cra di Bari, il dott. Pallara del Crea, assieme a rappresentanti di Agritalia, Cra-Oli, Cra di Rende (Cosenza), imprese, produttori agricoli e produzioni farmaceutiche.

 

Voce al Direttore

by -
Ora che è passata la festa – giusta: logistica adeguata a compiti delicati e decisivi per il grado di vivibilità – possiamo tentare...