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xylelal fastidiosa

Dopo la Xylella sembra essere scoppiata la fase della ricerca. Anarchica. Nessuno è in grado – in Puglia o altrove – di dire chi, dove, come e su quale obiettivo sta svolgendo studi ed esperimenti. Per cui questo già di per sè complesso dramma, gestito ancora con un sistema di comunicazione ai diretti interessati – gli olivicoltori ed a tutti i cittadini preoccupati del futuro di questa terra – assai lacunoso e afono, si arricchisce di un altro capitolo: progetti di ricerca ufficiali e tanti “ufficiosi” di cui spesso l’uno non si relaziona con gli altri, col rischio di duplicati costosi e in conclusione inefficaci. Quando non pericolose.
Se infatti non è in fondo un male questo fiorire di tentativi – anche se è obbligatoria  almeno una comunicazione al Ministero per le risorse agricole – per trovare il sistema di coabitare col batterio da quarantena limitandone al minimo gli effetti, non sembra positivo il fatto che da una possibile azione mitigatrice   nell’area “di insediamento” (provincia di Lecce e focolai del Brindisino), si passi a conclusioni affrettate tipo l’inversione a U circa gli eradicamenti che, pur essendo rimasti finora teorici, restano l’unica arma per contrastare la diffusione del morbo verso il nord della Puglia, oltre i confini della provincia di Brindisi. A proposito, ecco un altro dato preoccupante: nella zona di sorveglianza sottoposta a monitoraggio continuo, è entrato ufficialmente anche Monopoli (Bari), mentre finora l’area si fermava sulla linea Grottaglie-Ceglie messapica-Ostuni.

Intanto l’Unione europea procede di verifica in verifica: il 17 e 18 scorsi si è riunito il Comitato fitosanitario permanente a Bruxelles sulla diffusione del contagio nel Salento e in Corsica. Per fine ottobre si attende la revisione di alcune decisioni fin qui prese in sede comunitaria, in particolare il divieto di reimpianto di ulivi, obiettivo al centro di una battaglia dell’associazione “Voce dell’ulivo” di Racale, una volta acquisiti i primi elementi di una ricerca per l’individuazione delle specie resistenti alla Xylella, come pare sia il Leccino: il secolare “Gigante di Felline” ha dato buoni risultati finora dopo l’innesto  effettuato. Dovrebbe sbrogliarsi anche il caso delle barbatelle, una volta appurato scientificamente che la specie di batterio individuato non attacca la vite e il sistema di indennizzi a privati ed aziende per ogni albero abbattuto. Infine per i primi di novembre si attendono le nuove valutazioni dell’Efsa, l’ente europeo per la sicurezza alimentare.

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