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voce al direttore

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fernando d'aprileIl volontariato per definizione ragiona sul futuro, ha un piede nel domani. Pure se non ce l’hanno nello statuto, le associazioni praticano partecipazione, conoscenza, appartenenza. Senza associazioni non esiste il territorio. Non è vero che dentro ci sono solo persone che stanno male; ci sono pure coloro che vogliono cambiare le cose. I cittadini attivi sono un capitale ed un ponte prezioso tra comunità e Istituzioni.

Questi ed altri appunti, presi durante un caldo incontro (per i contenuti e per la temperatura) proprio su questo “vizio” di esserci, di interferire, di dire la propria per il bene comune (se ne parla nella pagina di Alezio),  hanno fatto riflettere i tanti presenti di diversi paesi e, come un lievito, se riproposti forse fanno sgorgare altri spunti.

Se le associazioni sono un tesoro – come dicono tutti gli amministratori locali, salvo smentirsi sui fatti – mai come adesso sono preziose. Colmano vuoti, aggregano mentre in altri luoghi (nei partiti) manca l’aria; educano allo stare insieme e a trovare i punti d’incontro; accrescono la partecipazione  (mentre cala la voglia di votare); diffondono consapevolezza anche dei luoghi in cui si vive, magari da sempre eppure ancora in parte sconosciuti. Insieme, fanno rete, si conoscono e si consigliano, collaborano, nei momenti migliori aiutano a compiere un passo decisivo: passare dal potere sulle cose al potere delle cose, dei fatti, dei nodi, dei problemi. Quanti pensieri dall'”ennesimo convegno” sull’associazionismo.

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fernando d'aprilePer i 35 anni di “Quotidiano” i colleghi hanno voluto che ricordassi alcuni passaggi del giornale neonato, da primo cronista di cittadina a Lecce a coordinatore delle cronache della provincia, fino alle pagine comprensoriali di Gallipoli, Casarano, Maglie, Galatina, Nardò e Copertino. Pensando al mio debutto a Palazzo Carafa, sede del Comune capoluogo, mi è venuto in mente quell’atteggiamento tra il sorpreso e l’irritato di amministratori e dirigenti. “Ma come, di nuovo qua stai? Vai, vai, ti chiamiamo noi quando abbiamo qualcosa”. Abituati da decenni all’interlocutore unico e distante (la Gazzetta non aveva concorrenti prima di Quotidiano, neanche via etere), non capivano che cosa ci facesse questo intruso in giro per corridoi e uffici, a chiedere notizie, chiarimenti, risposte. Ogni giorno era così in quel palazzo, finchè non si abituarono, grazie anche all’arrivo di tv e radio. Erano i primissimi anni Ottanta. Poi il mondo cambiò. Ma non del tutto, pare.

Oggi a tanti dei collaboratori di “Piazzasalento” amministratori pubblici – senza saperlo – ripetono quel refrain;   stesso atteggiamento, stesso invito: “Che vuoi? Non c’è niente. Quando ci sono notizie ti avvisiamo”. Oppure: “E perché parlate di questo? Scrivete di quest’altro piuttosto”. O ancora degli incredibili quanto sospettosissimi “Chi ve lo ha detto?” davanti addirittura a fatti e documenti pubblicati dal loro stesso Ente. “E perché ne dovete parlare?”. Il mio amico e maestro Antonio Maglio così spronava più di trent’anni fa quella covata di giovani aspiranti giornalisti: “Non dovete avere paura di chiedere a nessuno. Noi siamo le sentinelle dell’opinione pubblica. Chi ha incarichi pubblici deve, DEVE, svuotare le tasche davanti ad un giornalista”.

Ci proviamo, caro Antonio, cari lettori, forti come siamo anche del dovere di informare da parte di chi sta sopra e del diritto a essere informati di quanti stanno sotto, sancito – in modo, certo, più elegante – dalla  Costituzione (articolo 21). Chissà che prima o poi non lo capiscano, senza distinzione di colore politico, tutti i “potenti” al governo della cosa pubblica per mandato popolare. Li ritenete principi troppo ingombranti? Vi risulta più comodo non rendere conto a nessuno? Capiamo, ma non immaginate quanti guai si evitano, con gli occhi della gente addosso…

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fernando d'aprile
La legge istitutiva è del 2006, il piano regolatore è di otto anni dopo. D’accordo, si poteva fare prima (e secondo qualcuno meglio) ma intanto il parco naturale regionale Isola di Sant’Andrea e litorale di Punta Pizzo, si può dire che adesso è davvero nato. Nero su bianco, nelle 33 pagine delle norme di attuazione ci sono gli scopi e come raggiungerli, le classificazioni urbanistiche che indicano cosa si può fare, cosa no e cosa c’è da rimuovere; quali attività economiche vecchie e nuove sono consentite in un ecosistema tanto unico quanto delicato. Sono state individuate anche le aree di sosta per l’estate, arretrandole rispetto a dune e pinete del litorale.

Certo, qualcuno storcerà il naso, abituato com’era a fare di un bene pubblico un uso del tutto personale e “libero”, ma si spera che i più comprendano il passo fatto e il regalo incartato da donare a figli e nipoti. E non solo di Gallipoli: già altri studi (il piano delle coste, ad esempio) hanno rimesso al suo posto il sistema di correlazioni che intercorre tra il litorale jonico, fino alle marine di Ugento, e l’entroterra fino alle Serre. È la nostra storia a dirlo.

Il piano appena varato pensa, tra l’altro,  anche agli elettrodotti, a come alleggerire queste presenze. Sarebbe bello se noi pensassimo, nel nostro piccolo, ai rifiuti dei nostri pic nic o agli scarti domestici (nell’area naturalistica ho trovato tra la vegetazione un pesante lampadario…). Il parco è lì e vorrebbe essere trattato come merita: un bene di tutti.

 

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fernando d'aprile

Avremmo dovuto vigilare di più e, senza tentennamenti, denunciare quanto vedevamo o sospettavamo che stesse accadendo, senza girarci dall’altra parte e lasciare soli e vinti coloro che cercavano di farlo.
Avremmo dovuto proteggere questa terra e i suoi tesori dai veleni degli uomini che, accecati dai guadagni sempre più alti, s’imbarbarivano e rendevano barbari pure gli altri.
Avremmo potuto rievocare, proprio in questi giorni, l’immagine dell’Orto degli ulivi senza le ombre inquietanti comparse in questi mesi.
Dovevamo non cedere, per pigrizia o per viltà, sull’educazione alle regole e ai limiti che, se valgono per tutti, diventano civiltà diffusa e bellezza riconosciuta e affidabile.
Al primo corrotto, al primo ammazzato avremmo dovuto serrare le fila, snodando intorno alle nostre comunità una catena inflessibile e poderosa, come sanno fare gli uomini coraggiosamente normali.
Al primo accenno di violenza sarebbe dovuta scattare automaticamente la rete per custodire il debole e l’indifeso  di turno dal prepotente; certo, correndo qualche rischio.
Avremmo dovuto fare tante cose per rendere semplicemente umano questo nostro piccolo mondo.
Adesso la situazione è questa. E in queste condizioni di quante Pasque avremmo bisogno adesso? Auguri.

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fernando d'aprileQuando il loro governatore ha chiuso le discariche che erano in mano alla criminalità, loro si sono subito dati da fare: ventre a terra, hanno messo in moto, una decina di anni fa, un sistema di raccolta separata dei diversi rifiuti da meritarsi premi e riconoscimenti nazionali.

Le “buone pratiche”, copiate altrove con altrettanto successo, portano oggi i cittadini di quel centro virtuoso a ritirare un litro di extravergine per ogni 5 di olii esausti consegnati. Se conferiscono 6 chili di lattine di alluminio hanno in cambio un chilo di buona pasta (l’alluminio riciclato necessita di appena il 5% dell’enegia necessaria per produrlo ex novo).

Campagne di educazione, premi ai cittadini sempre più sensibili, orgoglio diffuso per essere indicati come coloro che dell’emergenza hanno fatto una sfida da vincere alla grande. Tra i premi ricevuti di recente da Legambiente e dall’associazione “Comuni a 5 stelle”, quelli  per il terzo posto per la quota di differenziata in Italia (74%); per la migliore raccolta di materiali elettrici ed elettronici e, appunto, per le buone prassi sperimentate ed esportate. Insomma, dieci anni con lode.

Per sapere dov’è non c’è da guardare lontano: qui si parla di Baronissi, quasi 17mila residenti, sei chilometri a nord di Salerno. Esempi umani di senso civile e impegno sociale.  

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fernando d'aprileSe una categoria di operatori turistici si riunisce, sotto l’incalzare della Procura antimafia, allo scopo di manifestare un chiaro e netto “No” al racket delle estorsioni, e fino all’ultimo non si capisce se l’incontro è pubblico o no…

Se, poco prima dell’inizio dei lavori, un organizzatore avverte al microfono: “Ci sono quelli della tv… faranno qualche ripresa da dietro e poi vanno via, niente primi piani”…
Se un cronista seminascosto in fondo alla sala assiste all’abbandono polemico della rappresentante dell’associazione antiracket, l’unica ufficialmente annunciata e invitata (se ne parlerà su di un quotidiano sette giorni dopo)…
Se anche nella nota stampa finale diffusa dal gruppo in questione c’è una foto con tante nuche in primo piano e il tavolo della presidenza sullo sfondo…
Se l’adesione ad associazioni antiracket a titolo personale è stata approvata con diverse mani rimaste abbassate…
…beh, c’è più di qualcosa che non va. Pericolosamente.

Nota bene: tralasciamo volutamente luoghi, nomi e date di questo fatto. Non sono importanti qui le persone protagoniste di questo caso, quanto il clima che si respira tra questi ed anche altri operatori economici di questo bello ed amato Salento. Non ce lo nascondiamo.   
 

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fernando d'aprileQuando due anni fa s’interruppe, fu un trauma e non solo per i gallipolini. Il Carnevale storico, finito sui biglietti della lotteria nazionale con Venezia e Putignano, pensato per sbancare anche in estate  o per essere esportato nei paesi vicini, era rimasto a secco.

Bloccati da ferree norme nazionali gli 80mila euro del Comune e non trovata nessun’altra strada praticabile (sì, la Fondazione, ma di là da venire…), sembrava tutto irrimediabilmente perduto. Ottantamila euro sono una cifra, mica bruscolini e i benefattori sì, ci potevano pure essere ma a quale prezzo? Niente, si chiude.

Invece no. Ecco Stefano, Alberto, Francesca, Luigi, Cosimo, Franco, Giovanni, Antonio e tutti gli altri che hanno raccolto l’invito del Comune (sostanziato da appoggi concreti), ne hanno fatto una sfida e con la loro “Fabbrica” l’hanno vinta. Potevano rimanerne schiacciati dal “peso” di una tradizione pluridecennale e dal “ma chi ce lo fa fare…”.

Hanno preferito armarsi di coraggio,  suscitare interesse, raccogliere fiducia e, di conseguenza, anche sponsor, procedendo faticosamente – è certo, con chissà quanti momenti di sconforto – controcorrente. Come loro, anche altrove sono state buttate vie le maschere dell’indifferenza e dell’apatia per arrivare al traguardo insieme, colorati e sorridenti.
Magari accadesse più spesso, anche in altri settori del nostro vivere sociale.

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fernando d'aprile Non pare del tutto fuori luogo l’insofferenza dell’assessore regionale alla Qualità dell’ambiente. Ricorda ai Sindaci che protestano, che tre anni di rinvii della ecotassa nazionale non hanno cambiato granché in Puglia e che l’aumento del 5% dell’aliquota di rifiuti differenziati in carta e cartoni, plastica, vetri e lattine in fondo non è poi una scommessa impossibile.

Gli amministratori locali ribattono però che il ciclo dei rifiuti, in cui sia previsto il trattamento anche degli scarti umidi (verdure, frutta…) che pesano tanto e fanno lievitare i costi dello smaltimento, non è ancora completato ed efficiente, per cui le colpe per i risultati così bassi sono semmai a Bari. Su queste due posizioni si potrebbe continuare a dibattere per mesi, trovando sempre da una parte o dall’altra qualcuno che tira fuori la prova schiacciante. A che pro?

I dati raccolti e pubblicati dalla Regione, anno dopo anno,  sono più o meno stabili come andamento: in genere si notano piccoli progressi o altrettanto minuscoli regressi. I cittadini, si dice, non collaborano, sono pigri, non gli va di tenere in casa i bidoncini ancorché di bei colori. è vero, le abitudini pesano ma ad un certo punto, soprattutto quelle brutte, vanno cambiate. Ne va di mezzo l’ambiente, la salute e, da fine giugno, ancora una volta la tasca. Che sia quest’ultima la chiave di volta finale? La sfida è comunque lanciata. E non si scappa.

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L'editoriale di Fernando D'AprileIl traguardo è di assoluto prestigio e ingioiella ancora di più questa terra generosa, nonostante alcune nostre cadute, trascuratezze, sciatterie. È certo che non abbiamo saputo ricambiarla in tante occasioni ma, nonostante tutto e grazie ad alcuni, si fanno anche passi importanti nella giusta direzione.

Le patate novelle, impregnate dei segreti della terra rossa e della fatica di generazioni di contadini, stanno per entrare sotto il robusto ombrello europeo dei prodotti da riconoscere e tutelare. Un successo, indiscusso, di un manipolo di persone che non hanno lasciato perdere aspirazioni che risalgono addirittura agli anni Settanta.

Sì, avete letto bene. Tanto c’è voluto per ottenere un marchio che sa di qualità (che già c’era), di identità (idem) e reddito (che si andava perdendo). Più di tre decenni per ottenere la Dop… ma non saranno stati troppi?

Ad inizio d’anno ho sentito da radio Rai che hanno srotolato un altro cavo transoceanico – costosissimo  – per agevolare lo scambio di notizie su borse e finanze tra le due sponde atlantiche, risparmiando 57 centesimi di secondo rispetto alle condizioni precedenti. Certo, le speculazioni oscure e onnivore hanno bisogno di schizzare a mille per cogliere al volo le più redditizie e spregiudicate operazioni. Non sta scritto da nessuna parte, però, che la buona economia e la politica nobile debbano andare, qui o altrove, a passi lunghi trent’anni.

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Fernando D'Aprile, direttore di PiazzasalentoVa bene. Anzi, per scaramanzia, potrebbe andare bene dotarsi di regole e contenere gli eccessi di onde sonore che rendono invivibili alcune zone del litorale jonico, a Gallipoli soprattutto ma anche a Torre Suda, Torre San Giovanni di Ugento e altrove. Il turismo balneare, contenuto quindi in pochissime ma caldissime settimane, attira ben 80 turisti dei 100 che arrivano da queste parti. Troppo per un solo richiamo che potrebbe anche passare di moda.
Dopo le norme, perciò, ci attende un altro lavoro: creare il giusto richiamo, utilizzando con intelligenza ed efficacia gli strumenti esistenti, intorno ai riti religiosi natalizi e pasquali; ai giacimenti culturali presenti in modo capillare in ogni paese del litorale e dell’interno, da offrire agli appassionati ed alle scolaresche; ai gusti inimitabili dei nostri vini, dell’olio e del modo tutto nostro di preparare o accompagnare pietanze con essi.
Finora questi pacchetti,  che altrove muovono flussi a due cifre, qui hanno convinto arrivi assai marginali, dell’ordine del 2-4%. Poi però, davanti a Casaranello o al Santuario della Lizza, restano a bocca aperta e si stropicciano gli occhi, increduli. Insomma, la materia prima c’è indiscutibilmente. Per cui,  come ha detto qualcuno su queste pagine, se ci credono loro perchè non ci dovremmo credere noi? Diamoci da fare.

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Fernando D'Aprile, direttore di Piazzasalento

Ci siamo. Questo giornale che avete tra le mani e che in tanti aspettate come fosse un amico di famiglia, è alla vigilia di altri passi importanti. Controcorrente, ma come dice un’Autorità mondiale con toni fraterni, bisogna avere il coraggio di farlo. Come fossimo tutti giovani.
La nuova (e nostra) sede della redazione è pronta, in via Sigismondo Castromediano, a un passo da piazza Carducci e da corso Roma a Gallipoli. Ci troverete lì dopo i primi di maggio.
Ci troverete di sicuro, garantito, col sistema che stiamo mettendo a punto e che fisserà alcuni luoghi del vostro paese in cui il giornale, se non vi è arrivato per un qualche motivo, sarà ad attendervi. Così si razionalizza e si migliora il sistema per raggiungervi.
È la vigilia anche di un nuovo ampliamento della nostra “Piazza”, con altri quattro paesi che si uniranno a questa rete di contatti, incontri, relazioni. Si attualizzerà infine il sito, con le notizie dell’ultima ora.
Sono tutti frutti degli stimoli che ci date in continuazione. Se poi – come negli Usa, dove le comunità si organizzano per finanziare i propri giornali o per promuoverne di nuovi – aumentassero i sostegni concreti a questo servizio sociale che si chiama informazione, vi assicuriamo che… non ci offenderemo.

Voce al Direttore

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Ora che è passata la festa – giusta: logistica adeguata a compiti delicati e decisivi per il grado di vivibilità – possiamo tentare...