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2 novembre 2014: polizia allo stadio “Bianco” di Gallipoli per la gara contro il Taranto

2 novembre 2014: polizia allo stadio “Bianco” di Gallipoli per la gara contro il Taranto

«Siamo in mano ad un manipolo di “topi di fogna”  che abbiamo il dovere di smascherare e consegnare alla giustizia»: questa la categorica presa di posizione del presidente dell’Atletico Aradeo, Antonio Tramacere, dopo gli episodi di violenza che hanno caratterizzato, a  fine novembre scorso, la sfida con il Taurisano. Si era su un campo di Seconda categoria, ma quanto accaduto è paradigma di quanto accade sovente sui campi di calcio, dai professionisti ai dilettanti.

La reazione del dirigente aradeino può essere la dimostrazione che qualcosa sta cambiando, ovvero che, laddove si vive il calcio davvero per pura passione,  non ci si rassegna più a considerare di “routine” l’aggressione all’avversario, la sassaiola, la caccia all’arbitro. Anche ad Ugento, dopo il bilancio dei disordini per la gara contro lo Scorrano, il presidente Massimo De Nuzzo ha espresso l’intenzione di abbandonare affermando: «Questo non è calcio».
Daspo (ovvero il divieto prefettizio di accedere a manifestazioni sportive) e massicci dispiegamenti delle forze dell’ordine fanno ormai parte del normale contorno di una gara di calcio, anche nei polverosi capetti dei campionati minori, dove la gara viene attesa spesso da uno sparuto numero di spettatori. Garantire l’ordine pubblico è diventato, però, sempre più difficile a fronte dei tagli alla spesa, così come evidenziato dallo stesso Vito Tisci, presidente del Comitato regionale della Lega nazionale dilettanti e responsabile nazionale della Figc per il settore giovanile e scolastico, il quale ha chiesto alle società di collaborare.

Tanti, troppi, sono gli episodi di violenza che rovinano il calcio, anche e soprattutto quello di provincia dove la passione dovrebbe essere più genuina. Ma così spesso non è visto che, dietro gare dal discutibile interesse tecnico, finoscono per celarsi interessi spesso ignorati dagli stessi tifosi.
Di “infiltrazioni” tra calcio e organizzazioni criminali è scritto, nero su bianco, nella recente relazione del presidente della Corte d’Appello di Lecce. “Il pallone come attività dove riciclare proventi illeciti”, dunque, beffando la passione di quanti ancora ci credono. «In quest’ambito di tendenziale controllo del territorio e di acquisizione del consenso, si collocano i segnali desumibili da infiltrazioni di esponenti della criminalità organizzata in squadre di calcio, che si pongono nel contempo, come canali di riciclaggio dei proventi di attività illecite attraverso investimenti apparentemente legali», ha affermato il presidente della Corte d’Appello Marcello Dell’Anna. Da contraltare a tale fosca prospettiva c’è la realtà, quanto mai viva, dei campionati tra Amatori, juniores e del calcio in oratorio.

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