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Nardò. La Cantina sociale di Nardò brinda ai suoi primi 80 anni. E per l’occasione raduna tutti nel suo stabilimento, al civico 43 di via De Gasperi il prossimo sabato 18 novembre alle ore 20, per una serata di tradizione e musica. Obiettivo dell’evento “Cantina in festa” è la promozione dello storico sodalizio presieduto da Luigi Durante, dei prodotti e delle tradizioni locali, con degustazioni a cura di “Bassafiamma” e vino, naturalmente. Sul palco allestito in largo stazione saliranno Luigi Bruni & Mediterranean psychedelic orkestra e “Quattru venti” con Rachele Andrioli, Rocco Nigro, Emanuele Licci, Giancarlo Paglialunga. L’evento è realizzato con il patrocinio del Comune di Nardò, il quale ha comunicato di non poter concedere il contributo economico richiesto inizialmente dalla Cantina sociale, pari a 800 euro, ma di concedere la collaborazione dell’Ente tramite la fornitura di un congruo numero di transenne.

Approfondimento anche su cucina povera e legumi, per grandi e piccoli, con l’evento collaterale promosso da Fluxus Cooperativa e finanziato nell’ambito del bando regionale InPuglia365 – sapori e colori d’autunno, sempre in via De Gasperi. “Salento, dove è ricca la cucina povera” metterà in tavola – e in cattedra – il “Cece di Nardò” con l’esperienza degustativa al buio guidata dal gastronomo-giornalista Massimo Vaglio. I partecipanti, bendati, assaggeranno un piatto di legumi, e impareranno a riconoscere, dal punto di vista organolettico, le caratteristiche e il gusto del cece locale, rispetto alle altre varietà. Per i bambini, inoltre, spazio a giochi e filastrocche, assieme a un cono di carta paglia di ceci fritti, lo snack tipico di un tempo. 

L’ingresso dello stabilimento e il presidente Roberto De Benedittis

L’ingresso dello stabilimento e il presidente Roberto De Benedittis

Roberto De BenedittisNardò. «C’è stato un momento particolare, perché molti vitigni sono stati espiantati a causa delle politiche nazionali ed europee che hanno finanziato gli svellimenti»: lo dice Roberto De Benedittis, presidente della Cantina sociale di Nardò.
La cantina fino a 7-8 anni fa portava avanti anche l’olificio, che è stato poi chiuso per motivi ambientali (i residenti si lamentavano degli odori e dei rumori). Negli anni passati ha acceduto ai fondi Pfi (Piano filiera integrato), che ha permesso di modernizzare l’azienda con circa 300mila euro.
Secondo De Benedittis negli anni passati i coltivatori salentini hanno commesso degli errori di valutazione, in alcuni casi risultati fatali: «La maggior parte delle commesse venivano dal Nord, dove i nostri vini erano utilizzati per ‘tagliare’ quelli settentrionali. Quindi la commercializzazione del nostro prodotto era demandata ad altri che la portavano avanti con un altro marchio. E infatti, la crisi ha danneggiato le realtà che erano sul mercato senza marchio, mentre quelle che hanno realizzato investimenti una trentina d’anni fa si sono imposte».

Quella della cantina sociale neretina, che ad oggi conta una cinquantina di soci, quasi tutti di Nardò con qualcuno di Galatone, è una buona annata: «A livello qualitativo direi eccellente – dice ancora De Benedittis – nella norma per quanto riguarda le quantità. Questa tendenza è frutto di alcune scelte: l’anno scorso pur mantenendo una qualità alta, abbiamo avuto una quantità limitata, ma negli ultimi anni il trend è stabile. Quello tra quantità e qualità è un rapporto importante, perchè se la prima aumenta ne risente la seconda. Noi abbiamo deciso di creare un prodotto attento alla qualità, anche riducendo le dimensioni dell’azienda otto anni fa».

La cantina non vende più vini sfusi, ma li distribuisce nel formato contenuto nelle tipiche lattine in pet, oppure in bottiglia. Gli acquirenti non sono solo locali, anzi: «Le produzioni in pet vengono acquistate da catene come Coop e Conad, e da due-tre anni intratteniamo un rapporto con le filiali in Emilia Romagna, con risultati soddisfacenti». Per il resto, molti i clienti impegnati nella ristorazione, e molti turisti, che dopo aver comprato il vino in loco d’estate se lo fanno spedire anche in inverno. E ci sono anche delle forniture per l’Inghilterra, una volta al mese. «Ma la commercializzazione diretta resta quella prevalente –  precisa il presidente De Benedittis – e di solito i vini distribuiti in pet non sono pregiati, ma nei nostri si trova la base di quelli imbottigliati”.
I prezzi delle bottiglie variano dai 3 euro e 50 ai 7 euro e 50, con tante varietà: rosato, ambra (degustato anche all’expo) con le varietà birichino e rosè, bianco fiano (con le varietà birichino frizzante e portoselvaggio fermo). Tra i rossi il Guercio (Negramaro barricato), il Gea mater (primitivo), l’Anteus (negramaro in purezza), per una produzione tutta Doc.

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Pasquale Stifani

Pasquale Stifani

TAURISANO. L’azienda olivicola “Ninfeo” del giovane imprenditore taurisanese Pasquale Stifani si conferma in forte crescita di produzione e di qualità, malgrado le vicissitudini e le criticità che negli ultimi tempi stanno attanagliando la coltivazione delle olive. “Lacrime di Venere” è il sigillo aziendale, autentico prodotto di qualità, che è la scelta strategica di Stifani, da cui deriva un olio di oliva di categoria superiore, ottenuto direttamente dal frutto e unicamente mediante procedimenti meccanici.

L’azienda ha sede a Taurisano sulla Provinciale per Ruffano, si estende in 7 ettari di uliveto, dove sono comprese 2.800 piante, produzione e imbottigliamento avviene presso la Coop Acli di Racale.  “Ninfeo” si è affermato  nei test nazionali, dove vanno a confrontarsi le migliori aziende italiane e tutte quelle del bacino del Mediterraneo, con produttori giunti da Spagna, Grecia, Croazia ed altri paesi. Così è stato nel 6° concorso degli Oli extravergini di oliva italiana, svoltosi a Fano e nel prestigioso 4° concorso “L’Oro del Mediterraneo”, tenutosi a Gallipoli qualche tempo fa.

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NARDÒ. C’è chi il vino lo beve, e poi c’è chi il vino lo usa per mettere in piedi delle opere d’arte. Il San Martino degli alunni delle classi seconda A e B del plesso “Don Milani” del Polo 1 è stato reso speciale dalla possibilità di dipingere col vino: l’esperienza, inserita nel progetto “L’orto a portata di mano”, è stata realizzata presso l’azienda vinicola “Schola Sarmenti”, con l’aiuto della pittrice “enoica” Arianna Greco, rinomata  artista conosciuta in tutta Italia.
«I bambini – dice la Greco, che ha svelato alcuni dei suoi segreti ai piccoli – hanno disegnato su tela prima a matita, poi con carboncino nero e fusaggine, dal vivo, una bottiglia, un grappolo e un bicchiere. Ciascuno poi ha effettuato aggiunte a proprio piacimento. Sono seguiti i metodi di sfumatura e di utilizzo dei materiali da me indicati, e infine l’intingere i pennelli in Negroamaro e Primitivo, realizzando 46 quadri».

Le opere prodotte dagli alunni dell’istituto diretto dal professor Bruno Tiene saranno presentate ad Expo 2015, mentre quella realizzata dall’artista per l’occasione sarà donata alla scuola, per poter realizzare verso Natale un’asta di beneficenza.
Gli alunni sono stati, tra l’altro, messi in condizione di notare le differenze qualitative e cromatiche dei vari vini utilizzati per le produzioni artistiche.
Arianna Greco lavora a questa fortunata sperimentazione della “pittura enoica” dal 2012, data dalla quale ha avuto inizio la sua ribalta nelle più importanti kermesse artistiche ed enogastronomiche della penisola.
Il progetto vede la collaborazione di Coldiretti, del Comune, degli istituti “Moccia” e “Vanoni”, delle sezioni neretine di Slow food e Legambiente, dell’azienda Raimondo Portorico e del Consorzio agrario di Nardò, tutti uniti con un solo obbiettivo: la costruzione “di ambiti mentali e comportamentali tesi al rispetto della natura, ad una coscienza ecologica e ad una sana alimentazione”.

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Ora che è passata la festa – giusta: logistica adeguata a compiti delicati e decisivi per il grado di vivibilità – possiamo tentare...