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Puglia  a VinitalyNARDÒ. Vini salentini protagonisti a Vinitaly 2017, la vetrina riservata alle eccellenze nazionali ed internazionali del settore vitivinicolo, in corso di svolgimento a Verona dal 9 al 12 aprile. All’interno del padiglione dedicato alla Regione Puglia troviamo Mottura di Tuglie, presente tra le cantine socie del Consorzio e con il suo “Le Pitre primitivo di Manduria doc 2015” in degustazione a “Vinitaly and the city”. Nello stesso ambito anche l’azienda Bonsegna di Nardò con il suo “Danze della Contessa Nardò rosso doc 2015” e Schola Sarmenti”, sempre di Nardò, con il “Roccamora Nardò rosso doc 2015”.

 

Barbara e Marta Mottura.

Tuglie. “Mottura” e “Alda”, importanti aziende di Tuglie,  protagoniste al Vinitaly 2012, la fiera dedicata a tutte le etichette vitivinicole del panorama internazionale, che si svolge a Verona.

“Mottura, vini del Salento” ha proposto un vero e proprio laboratorio del gusto, facendo degustare ai visitatori l’anteprima della nuova annata di “Le Pitre”: il Primitivo e il Negroamaro del Salento. Le due eccellenze enologiche proposte dalle cantine Mottura  sono state abbinate alle creazioni dei maestri dolciari dell’Alda, la famosa azienda che rivisita in chiave moderna l’arte pasticcera pugliese più tradizionale. Si va dalle proposte al cioccolato, come i “Ficolì” al vino cotto di Primitivo (cremino di fichi con puro fondente extra) alle “Amorene” (amarene candite in crosta di puro fondente), fino alla “Cotognata”, retaggio di una tradizione antica e sempre viva nella cultura dolciaria della Puglia e alle creazioni in pasta di mandorla, perfette da abbinare con il Moscato di Trani di Villa Mottura, prodotto esclusivamente con uve raccolte a mano quando sono leggermente surmature.

«Il progetto “Le Pitre” nasce nel 2005 e mira ad esaltare le potenzialità delle uve autoctone, ad ottimizzare il rapporto tra terreno e vigna e a migliorare la genetica con ricerche clonali – ha spiegato Barbara Mottura, titolare dell’azienda – Ogni vino nato da questo progetto è un’espressione unica del proprio territorio, ha la propria identità, storia e personalità, ma con uno spirito e uno scopo comune: insieme rappresentano il meglio del Salento e dei valori della nostra azienda». Questi vini della Tenuta “Le Pitre” vengono prodotti da vigneti di 60 anni, coltivati “ad alberello”, tecnica questa che consente una maggiore concentrazione di aromi e profumi nei grappoli. Vini speciali che hanno già ricevuto riconoscimenti dal mondo dell’enologia mondiale, come il Primitivo Igt “Rosso Salento” che ha vinto, di recente, la medaglia d’oro al Berliner Wein Trophy, il concorso enologico internazionale svoltosi a Berlino.

Federica Sabato

 Alezio. L’ufficializzazione è arrivata: si farà in Puglia, com’è logico, il primo (in assoluto, poichè non si tratta di una ripresa di iniziative precedenti) Concorso enologico nazionaledei vini Rosati, fermi, frizzanti e spumanti.
Ritenuti fino a qualche anno fa vini di nicchia o “per donne”, questi vini hanno ormai sfondato nel gusto dei consumatori. Lo dicono i dati raccolti dai produttori che vedono un’impennata in quattro anni (2003-2007) del 20% dei consumi; l’incremento è continuato ed ora le previsioni parlano del 18% in questi anni. Il rosato ha come patria indiscussa la Puglia e, in maniera più massiccia, il Salento.
Di recente anche la zona di Manduria si è affacciata in questa specifica e tradizionale produzione, basata in questo caso sul vitigno Primitivo. Più a nord, nella zona di Lucera e San Severo (provincia di Foggia) si segnala una buona coltivazione con uve Bombino nero, Montepulciano e  Sangiovese; nell’area di Castel del Monte invece (Comune di Andria) le uve utilizzate sono il Nero di Troia, Aglianico e Bombino nero. Ma è nel Salento che ci sono le maggiori offerte: da Leverano a Copertino e Nardò, da Salice a Tuglie, Alezio e Matino, con l’utilizzo di uve Negroamaro ed una spruzzata di Malvasia.

L’idea all’assessore regionale Stefano è balenata dopo il vero e proprio exploit all’ultimo Vinitaly di Verona, grazie anche alle indicazioni di tanti produttori salentini; in quella sede si era parlato infatti di un concorso nazionale da tenere in febbraio: si farà in aprile ma cambia poco.

L’unica rassegna nazionale del vino rosato finora si teneva a Monìga del Garda

Alezio. Portare il vino rosato, che come patria ha il Salento, in una dimensione nazionale: è lo scopo della recente e prima iniziativa in assoluto della Regione Puglia in questo specifico campo, che ha ufficializzato a Roma il primo Concorso enologico nazionale dei vini rosati. Qualcosa di serio e di concreto si muove, quindi, a sostegno di una produzione tipica e di qualità che qui nel lontano 1943 vide la luce per mano delle cantine De Castris di Salice. Da allora molta strada è stata fatta soprattutto per migliorare il prodotto e per lanciarlo con tutto il suo carico di vino di prima grandezza.

«Volendo aiutare l’agricoltura a vivere e non a sopravvivere – ha affermato il presidente della Regione, Nichi Vendola –  investiamo ancora una volta sull’innovazione, offrendo migliori opportunità a chi voglia e sia capace di crescere ». Per coloro che hanno seguito, su queste pagine nei mesi scorsi, il racconto incredulo e rammaricato su di una manifestazione sul Garda dal titolo “Italia in rosa” e con sottotitolo “ primo e unico evento nazionale dedicato ai vini rosati”, si apre una realistica e più vicina occasione: c’è chi vuole valorizzare al meglio (e lo fa) i prodotti ideati e “firmati” nei decenni dalla passione dei vitivinicoltori salentini.

Ha dichiarato a “Piazzasalento” l’assessore Dario Stefano, titolare delle Risorse agricole: «Vogliamo promuovere con questo concorso di altissimo profilo  e che non ha precedenti nella storia dei concorsi nazionali dedicati all’enologia di qualità, i nostri rosati, su di uno scenario nazionale. Non una sagra di paese o di paesi – precisa l’assessore pugliese, ricordando le sollecitazioni giuntegli da alcuni centri doc come Matino e Leverano – ma una spinta poderosa per far crescere la conoscenza e le vendite di questo vino». Dal 2003 al 2007 il consumo di questo vino è cresciuto del 20% e si prevede un incremento del 18% nei prossimi anni. La Puglia produce da sola oltre il 50% dei rosati nazionali.

A sovrintendere alla competizione, fissata per il 20 e 21 aprile in un grande albergo di Bari per le selezioni, sarà l’Associazione nazionale degli enologi ed enotecnici, l’Accademia italiana della vite e del vino, il ministero delle Politiche agricole e l’Unioncamere con il coordinamento dell’assessore Stefano. Le scelte dei vincitori saranno  presentate a Otranto il 5 maggio successivo. Sei commissioni di degustazione formate da quattro enologi e un giornalista specializzato, premieranno i primi tre vini delle sei categorie previste, quattro per i rosati tranquilli e frizzanti Dop e Igp e due per i rosati spumanti Dop. Sul sito www.concorsorosatiditalia.it ci sono moduli di partecipazione e regolamento.

A chiedere una maggiore attenzione verso il vino rosato salentino (in Italia si contano poche altre zone di livello: il Chiaretto del Garda e del Veneto, l’Abruzzo con il Montepulciano cerasuolo, una piccola zona del Trentino col Lagrein) erano stati, sotto lo stimolo di questo giornale, produttori e amministratori locali, tra cui i sindaci di Sannicola e Tuglie, la cantina “Rosa del Golfo” di Alezio con Damiano Calò, la cantina “Michele Calò e figli” di Tuglie con Giovanni e Fernando Calò e Giorgio Provenzano della cantina cooperativa di Matino. Persino dal Garda erano arrivate ampie disponibilità ad organizzare un adeguato evento insieme, qui, nella patria del Rosato.

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Il caso del Rosato, nato nel Salento nel ‘43 e festeggiato da qualche anno in riva al lago di Garda era stato segnalato dai figli di Michele Calò, casa vinicola di Tuglie.

Al perchè la terra originaria di quel vino non lo abbia mai messo al centro di attenzioni simili, avanzato da questa “piazza” bella affollata di gente attenta, arriva la risposta di un altro Calò, Damiano, figlio del compianto Mino, dell’azienda vitivinicola di Alezio.

Il giovane imprenditore, tra i relatori nell’ultima edizione di “Italia in Rosa”, si farà portavoce di una proposta, già avanzata verbalmente agli ideatori bresciani, di delocalizzare la rassegna dei rosati, selezionando le partecipazioni magari riservandole ad aziende delle quattro zone produttrici riconosciute: il Salento, l’Abruzzo, il Trentino e il Garda.

Noi ci stiamo, sperando che pure altri soggetti, istituzionali e privati, spingano nella stessa direzione. Anche questo fa un giornale, nella sua incessante opera di tessitura di rapporti, contatti, legami tra le persone attive e reattive di un territorio; stimola a muoversi verso nuove mete, senza accontentarsi di quel che si è e si ha in quel momento. Anche questo è un giornale.

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