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La sede dell’Unione agricola

Melissano. Il vino melissanese si conferma d’eccellenza. Ne è testimonianza il prestigioso diploma di merito conseguito dall’Unione Agricola, premiata per il miglior vino rosato Igp (Indicazione geografica protetta) nel corso del primo “Concorso enologico nazionale dei rosati d’Italia” organizzato a Bari dalla Regione Puglia con il vaglio del Ministero delle Politiche Agricole.

Alla competizione enologica hanno partecipato circa 2300 aziende vinicole su scala nazionale. La premiazione si è tenuta i primi di maggio nel Castello di Otranto, alla presenza del Ministro delle Politiche Agricole Mario Catania e dell’omologo Assessore regionale Dario Stefàno. Ancora una soddisfazione, quindi, per la cantina cooperativa nata nel 1959 che oggi conta circa 900 soci.

La visita alla “ProWein” di Dusseldorf, una delle fiere enologiche più importanti del mondo, ha spinto l’azienda presieduta da Luigi Caputo a puntare forte anche sui mercati esteri che, nonostante la crisi economica, continuano a richiedere vino italiano. «Ma non un vino qualsiasi – spiegano gli addetti ai lavori dell’Unione agricola – bensì un vino di qualità come, per esempio, il nostro rosato, composto per l’85% da negroamaro e non da incroci di uve rosse e bianche come comunemente si crede».

Qualità, quindi, e diversificazione dell’offerta, insieme alla capillarizzazione della proposta sul territorio. Questi i punti cardini della cooperativa melissanese i cui prodotti, come da diversi anni a questa parte, faranno bella mostra di sé in occasione dell’annuale appuntamento con “Vinimmagine”; la tradizionale sagra che si terrà a Melissano, a ridosso di Ferragosto.

MM

Damiano Calò, presidente di Rosa del Golfo. Il Brut rosé è stato premiato come il migliore a livello nazionale

Alezio. Già il fatto che un’azienda del profondo Sud produca uno spumante ha dello straordinario. Che poi sbaragli la concorrenza di Veneto e Lombadia, specialiste in questo tipo di produzione, è una specie di miracolo che nemmeno la giuria avrebbe potuto prevedere.

Fatto sta che il Brut rosè della cantina Rosa del Golfo di Alezio ha vinto la medaglia d’argento nella sezione “Vini rosati spumanti” del primo Concorso enologico nazionale dedicato ai rosati. La premiazione si è tenuta i primi di maggio a Otranto alla presenza del ministro delle Politiche agricole, Mario Catania.

Il Brut rosè  ha sbaragliato la concorrenza di circa 360 vini provenienti da 19 regioni, e Rosa del Golfo è risultata l’unica cantina leccese premiata. Un riconoscimento che fa bene all’intera regione, che da sola produce il 40% di tutto il rosato italiano. E una soddisfazione per Damiano Calò, presidente di Rosa del Golfo.

Presidente, vi aspettavate questo premio?

«Rosa del Golfo è stata sempre un’azienda di rosati e nel rosato ha creduto ben prima del recente boom. Il Brut rosé ha già vinto un Oscar del Gambero rosso per il miglior rapporto qualità-prezzo e oggi ci inorgoglisce il fatto di essere, tra le tre cantine pugliesi premiate, quella che avuto il riconoscimento più prestigioso».

Come nasce il Brut rosé?

«Una decina d’anni fa abbiamo iniziato a sperimentare. Siamo stati i primi in Italia a spumantizzare con il metodo classico champenoise un rosato fatto da uve negroamaro, tipiche della Puglia. Volevamo dimostrare che il Salento e il negroamaro possono dare grandi rosati anche in lavorazioni complesse».

Visto l’interesse dei mercati esteri per il rosato si parla di “riscossa” per la Cenerentola dei vini. Conferma?

«Il rosato piace ai giovani e va bene negli Usa, in Germania e in Olanda, dove stiamo iniziando a raccogliere i frutti di anni di lavoro. C’è bisogno del supporto delle istituzioni per fare meglio»

Cosa chiederebbe alla Regione?

«Visto che si punta sulla valorizzazione del rosato, si dovrebbe snellire la burocrazia e aiutare gli imprenditori a mettersi in rete, magari creando un Consorzio dei rosati».

La sua azienda ha sede legale a Varese e sede operativa ad Alezio. Trasferirsi al Nord porterebbe dei vantaggi?

«Forse sì, ma non è un’opzione che prendiamo in considerazione. Restiamo qui dove sono le nostre radici e continuiamo a investire sul territorio (l’anno scorso l’azienda acquistato circa cinque ettari di terreni in località “La Chiusa”, tra Alezio e Sannicola, salvandoli da sicura estirpazione, ndr)».

Valeria Blanco

 Alezio. L’ufficializzazione è arrivata: si farà in Puglia, com’è logico, il primo (in assoluto, poichè non si tratta di una ripresa di iniziative precedenti) Concorso enologico nazionaledei vini Rosati, fermi, frizzanti e spumanti.
Ritenuti fino a qualche anno fa vini di nicchia o “per donne”, questi vini hanno ormai sfondato nel gusto dei consumatori. Lo dicono i dati raccolti dai produttori che vedono un’impennata in quattro anni (2003-2007) del 20% dei consumi; l’incremento è continuato ed ora le previsioni parlano del 18% in questi anni. Il rosato ha come patria indiscussa la Puglia e, in maniera più massiccia, il Salento.
Di recente anche la zona di Manduria si è affacciata in questa specifica e tradizionale produzione, basata in questo caso sul vitigno Primitivo. Più a nord, nella zona di Lucera e San Severo (provincia di Foggia) si segnala una buona coltivazione con uve Bombino nero, Montepulciano e  Sangiovese; nell’area di Castel del Monte invece (Comune di Andria) le uve utilizzate sono il Nero di Troia, Aglianico e Bombino nero. Ma è nel Salento che ci sono le maggiori offerte: da Leverano a Copertino e Nardò, da Salice a Tuglie, Alezio e Matino, con l’utilizzo di uve Negroamaro ed una spruzzata di Malvasia.

L’idea all’assessore regionale Stefano è balenata dopo il vero e proprio exploit all’ultimo Vinitaly di Verona, grazie anche alle indicazioni di tanti produttori salentini; in quella sede si era parlato infatti di un concorso nazionale da tenere in febbraio: si farà in aprile ma cambia poco.

L’unica rassegna nazionale del vino rosato finora si teneva a Monìga del Garda

Alezio. Portare il vino rosato, che come patria ha il Salento, in una dimensione nazionale: è lo scopo della recente e prima iniziativa in assoluto della Regione Puglia in questo specifico campo, che ha ufficializzato a Roma il primo Concorso enologico nazionale dei vini rosati. Qualcosa di serio e di concreto si muove, quindi, a sostegno di una produzione tipica e di qualità che qui nel lontano 1943 vide la luce per mano delle cantine De Castris di Salice. Da allora molta strada è stata fatta soprattutto per migliorare il prodotto e per lanciarlo con tutto il suo carico di vino di prima grandezza.

«Volendo aiutare l’agricoltura a vivere e non a sopravvivere – ha affermato il presidente della Regione, Nichi Vendola –  investiamo ancora una volta sull’innovazione, offrendo migliori opportunità a chi voglia e sia capace di crescere ». Per coloro che hanno seguito, su queste pagine nei mesi scorsi, il racconto incredulo e rammaricato su di una manifestazione sul Garda dal titolo “Italia in rosa” e con sottotitolo “ primo e unico evento nazionale dedicato ai vini rosati”, si apre una realistica e più vicina occasione: c’è chi vuole valorizzare al meglio (e lo fa) i prodotti ideati e “firmati” nei decenni dalla passione dei vitivinicoltori salentini.

Ha dichiarato a “Piazzasalento” l’assessore Dario Stefano, titolare delle Risorse agricole: «Vogliamo promuovere con questo concorso di altissimo profilo  e che non ha precedenti nella storia dei concorsi nazionali dedicati all’enologia di qualità, i nostri rosati, su di uno scenario nazionale. Non una sagra di paese o di paesi – precisa l’assessore pugliese, ricordando le sollecitazioni giuntegli da alcuni centri doc come Matino e Leverano – ma una spinta poderosa per far crescere la conoscenza e le vendite di questo vino». Dal 2003 al 2007 il consumo di questo vino è cresciuto del 20% e si prevede un incremento del 18% nei prossimi anni. La Puglia produce da sola oltre il 50% dei rosati nazionali.

A sovrintendere alla competizione, fissata per il 20 e 21 aprile in un grande albergo di Bari per le selezioni, sarà l’Associazione nazionale degli enologi ed enotecnici, l’Accademia italiana della vite e del vino, il ministero delle Politiche agricole e l’Unioncamere con il coordinamento dell’assessore Stefano. Le scelte dei vincitori saranno  presentate a Otranto il 5 maggio successivo. Sei commissioni di degustazione formate da quattro enologi e un giornalista specializzato, premieranno i primi tre vini delle sei categorie previste, quattro per i rosati tranquilli e frizzanti Dop e Igp e due per i rosati spumanti Dop. Sul sito www.concorsorosatiditalia.it ci sono moduli di partecipazione e regolamento.

A chiedere una maggiore attenzione verso il vino rosato salentino (in Italia si contano poche altre zone di livello: il Chiaretto del Garda e del Veneto, l’Abruzzo con il Montepulciano cerasuolo, una piccola zona del Trentino col Lagrein) erano stati, sotto lo stimolo di questo giornale, produttori e amministratori locali, tra cui i sindaci di Sannicola e Tuglie, la cantina “Rosa del Golfo” di Alezio con Damiano Calò, la cantina “Michele Calò e figli” di Tuglie con Giovanni e Fernando Calò e Giorgio Provenzano della cantina cooperativa di Matino. Persino dal Garda erano arrivate ampie disponibilità ad organizzare un adeguato evento insieme, qui, nella patria del Rosato.

I vigneti della cantina Rosa del Golfo

Alezio. E’ “interessante e positivo che del vino del Salento si parli anche fin su a Brescia”, secondo Giorgio Provenzano, il vicepresidente della centenaria cooperativa “Cantine del Matino” che statuto originale alla mano, risale all’anno 1899.

L’idea di  Damiano Calò, presidente della Cantina “Rosa del Golfo” di Alezio, di delocalizzare la manifestazione “Italia in rosa”, magari rendendola itinerante tra le terre genitrici del rosato (Abruzzo, Garda, Trentino e Salento) trova attenzione ed interesse. Prende voce quel Salento che ha dato vita per primo al vino rosato;  si pensa a Severino Garofano – enologo che data la sua opera nel settore si è avvalso del titolo di “principe del Salento” – che fa risalire i primi rosati agli anni ‘20 del secolo scorso;  allora erano definiti “spaccabicchiere”, in quanto l’uva nera veniva premuta direttamente nel torchio. Il famoso enologo ritiene che il Rosato “è vino tipico del Salento, appartiene alle sue tradizioni”.

Organizzare un evento tipico sarebbe una buona opportunità anche secondo Provenzano: «Un’iniziativa del genere dovrebbe avere una grande portata, potrebbe essere localizzata in una grande città». Suggerisce il presidente, ingegnere Ettore De Luca: «Magari con la collaborazione di alcune autorità originarie del Salento che ricoprono ruoli di un certo livello nel settore come  l’assessore regionale alle Risorse agricole alimentari Dario Stefano e l’europarlamentare Paolo de Castro, attuale presidente della Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale».

Più nel concreto scende il sindaco di Sannicola, il cui territorio in parte è nell’area del Doc Alezio. Giuseppe Nocera pensa ad una architettura che potrebbe trovare corpo inviando i giusti stimoli ad istituzioni (Regione, Provincia, Comuni) e soggetti privati (Lega coop “che ha fatto un ottimo lavoro per l’uva da tavola”) e lega il Rosato ad altri picchi d’eccellenza come l’olio; poi lancia due direttrici: «Si può fare e anche molto bene mettendo in campo due operazioni: la prima – osserva Nocera – riguarda la produzione di qualità, il marchio, i produttori; la seconda operazione si connette al marketing territoriale basato anche sui nuovi strumenti come l’e-commerce su cui, come Sac,   stiamo già ragionando».

E i possibili partner di Moniga del Garda, dov’è nata “Italia in rosa” cinque anni fa, che ne pensano?  «Per noi è fondamentale unirci ai quattro luoghi che producono il rosato d’eccellenza»: lo dice Luca Franceschini, che tiene le chiavi dell’organizzazione dell’evento sul Garda. «Così come Vinitaly si articola in tante altre iniziative oltre quella di Verona –   così potremmo fare noi col nostro marchio registrato. Ci si può pensare seriamente, perchè serve»,  conclude Franceschini.

Damiano Calò (Rosa del Golfo) e Giovanni e Fernando Calò (Michele Calò e fi gli)

Sannicola. Una iniziativa dedicata al vino rosato nella terra, il Salento, in cui è nato una settantina di ani fa? Si manifestano assensi e interesse, privati e pubblici, sulla idea-provocazione lanciata da “Piazzasalento”. Se la possono fare a Moniga del Garda, paese di 2.500 abitanti, il Comune e il consorzio di produttori del Chiaretto, perchè non pensare a qualcosa di simile anche qui, finalmente?

Damiano Calò della “Rosa del Golfo” di Alezio, che di recente ha acquisito cinque ettari di un vigneto storico a Sannicola, è stato uno dei relatori nell’ultima edizione (la quarta) di “Italia in Rosa”, “unico evento nazionale dedicato ai migliori vini rosati”, come affermano i promotori lombardi.

«Parlando con gli organizzatori lì a Moniga – racconta Damiano Calò – ho avanzato l’idea di farne una iniziativa itinerante, magari limitando le partecipazioni alle tre-quattro zone vocate, il Garda, l’Abruzzo, il Salento e il Trentino. Si potrebbe lavorare in questa direzione, ma non da soli».

«Noi ce lo auguriamo, perchè il rosato è una bandiera di tipicità – afferma Fernando Calò della “Michele Calò e figli” di Tuglie – di rossi e bianchi ce ne sono tanti… Anche il Lagrein del Trentino o il Chiaretto  del Garda sono diversi dal nostro rosato. Ma loro sono molto forti commercialmente, si organizzano, si uniscono in consorzi, cosa che manca qui nel Salento. E se si farà una rassegna di qualità del rosato che sia di tutto il Salento, non di una zona».

Moniga del Garda è un paesino di 2.500 abitanti ma il Comune ha accanto un poderoso consorzio di produttori vitivinicoli. L’idea su cui lavorare può essere dunque questa?

Il più sollecito a rispondere è Daniele Ria, sindaco di Tuglie: «Solo negli ultimi anni il Salento ha cominciato ad investire a fondo nei vini di qualità, con risultati straordinari e riconoscimenti nelle più importanti rassegne vinicole. Tra la produzione di qualità un posto di riguardo lo merita il rosato, un tipo di vino che è molto apprezzato sui mercati internazionali.

L’idea quindi di dare  spazio ad iniziative promozionali locali che possano mettere in risalto un prodotto così importante ed apprezzato nel mondo e per il quale molti produttori salentini hanno investito enormi risorse per migliorarne la qualità, credo debba essere presa in seria considerazione dagli amministratori locali» conclude Ria.

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Il caso del Rosato, nato nel Salento nel ‘43 e festeggiato da qualche anno in riva al lago di Garda era stato segnalato dai figli di Michele Calò, casa vinicola di Tuglie.

Al perchè la terra originaria di quel vino non lo abbia mai messo al centro di attenzioni simili, avanzato da questa “piazza” bella affollata di gente attenta, arriva la risposta di un altro Calò, Damiano, figlio del compianto Mino, dell’azienda vitivinicola di Alezio.

Il giovane imprenditore, tra i relatori nell’ultima edizione di “Italia in Rosa”, si farà portavoce di una proposta, già avanzata verbalmente agli ideatori bresciani, di delocalizzare la rassegna dei rosati, selezionando le partecipazioni magari riservandole ad aziende delle quattro zone produttrici riconosciute: il Salento, l’Abruzzo, il Trentino e il Garda.

Noi ci stiamo, sperando che pure altri soggetti, istituzionali e privati, spingano nella stessa direzione. Anche questo fa un giornale, nella sua incessante opera di tessitura di rapporti, contatti, legami tra le persone attive e reattive di un territorio; stimola a muoversi verso nuove mete, senza accontentarsi di quel che si è e si ha in quel momento. Anche questo è un giornale.

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