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vincenzo barba

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vincenzo barba gallipoliGallipoli – Ma l’appoggio di Barba a Fasano è stato un aiuto o una penalizzazione? La domanda fatta al neo Sindaco Stefano Minerva durante la conferenza stampa di oggi ha avuto questa risposta: “Credo proprio che l’abbia danneggiato negli ultimi giorni del voto finale. Ma penso pure che questa intesa c’era già al primo turno, nonostante le smentite. Comunque la scelta dell’elettore, al di là di tutto, è chiara ed è a favore di una nuova generazione di amministratori”. Del resto, sempre a proposito del dilemma accennato, i voti sono lì: Flavio Fasano è passato da 5.045 suffragi a 5.530; Minerva da 4.735 a 5.810. Risultato: Quintana – che si è molto mosso in favore del candidato del centrosinistra, tanto che a festeggiare nella tarda serata di domenica c’era pure lui nel comitato di Minerva – batte Barba 2-0. Con qualche ritorno di cui si parla con insistenza: sua potrebbe essere la presidenza del Consiglio comunale gallipolino.

L’ex parlamentare invece nell’ultimo suo comizio ha disorientato non poco persino i suoi più fedeli seguaci, i “barbiani”, come li chiama lui, per contenuti e per modalità piuttosto pesanti. Con risultati alla fine negativi: il suo candidato di ripiego, Fasano, ne è uscito sconfitto e lui appare decisamente ininfluente e all’angolo. Da dove probabilmente verrà fuori ancora una volta, grazie a qualche sua funambolica trovata. Ma c’è chi pensa che ormai in Fi (e nel centrodestra) è tempo di fare i conti una volta per tutte. Con o senza Barba.

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gallipoli centrodestra e quintana 4 maggio '16

nella foto la presentazione ufficiale del candidato Sindaco Quintana nella sede di Fi, il 4 maggio scorso

Gallipoli – L’aria è piena degli ultimi annunci: l’uno sarà in piazza Tellini col suo alleato maggiore, il presidente della Regione Emiliano; l’altro agli ultimi ritocchi della festa, sul lungomare Marconi, senza partner politici. Paradossalmente, sembrano altri gli impegnati a lavorare casa-casa per far tornare alle urne chi è già andato a votare domenica 5 e smuovere chi non ci è andato proprio. Minerva e Fasano però seguono con l’orecchio attento, ora dopo ora, per verificare chi degli alleati trovati per strada (non richiesti, almeno ufficialmente) vale di più. Se l’ex parlamentare forzista Barba, schierato con Flavio, o l’ex candidato sindaco Quintana, abbandonato in corsa proprio dal leader di Fi, che si è schierato per l’altro concorrente, Stefano. Entrambi, Barba e Quintana, sperano di risultare decisivi nell’esito finale, che si avrà nella notte tra domenica e lunedì prossimi. Sarebbe bello poter piantare una bandierina nella mappa che ha visto la marcia trionfale di uno o dell’altro dei contendenti, divisi dopo il primo round da 300 voti circa. Del resto, tolto questo obiettivo di ripiegho, cosa resta al centrodestra gallipolino, in frantumi come non mai? Eccoli allora, Barba e Quintana,  a tentare un’ultima disperata mobilitazione, sia pure a vantaggio di altri, degli antagonisti politici di ieri (Fasano) e di oggi (Minerva). Da questa gara parallela uscirà probabilmente il numero uno del polo di destra prossimo venturo.

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vincenzo barbaGALLIPOLI. Con una ironia che sembra non abbandonarlo neanche nei momenti più confusi, l’on. Vincenzo Barba (foto) ha fatto durare giusto poche ore quel senso di sollievo che aveva preso i sostenitori del centrodestra jonico dopo l’annuncio, su di un quotidiano, che Forza Italia aveva fatto dietro front ed era tornata col candidato Sindaco Sandro Quintana. Niente vero: “La nostra coalizione vanta due liste, che si rafforzano giorno dopo giorno e che hanno espresso come candidato a Sindaco l’ingegnere Pippi Barba, persona conosciuta a Gallipoli, di arcinota moralità e di grande managerialità”, doti che evidentemente non appartengono ad altri candidati. Così, dopo aver bacchettato Flavio Fasano (Gallipoli Futura), “che non arriverà neanche al ballottaggio”, l’ex parlamentare rimanda tutto in alto mare, dopo aver scritto che “noi siamo pronti ad ogni tipo di soluzione che maturerà fino all’ultimo secondo utile per la presentazione delle liste”.

L’aria di fiducia per la ritrovata unità che stava aleggiando in questi ambienti politici, si era nutrita anche della voce circa un incontro sabato sera a Sannicola tra Barba e Quintana, auspice un altro dei tanti candidati sindaci del centrodestra in questa tornata, l’avvocato Nicola Brunetti, durato anch’egli al primo posto della coalizione appena poche ore. Di questa riunione segreta ne era venuto a conoscenza anche Fasano che sulla sua pagina face book aveva immortalato Barba, Quintana e Guglielmetti (ex consigliere, il più votato nella precedente tornata) come complottasti notturni e comunque alleati, per il primo turno e anche per il secondo, pronti cioè ad appoggiare Stefano Minerva (centrosinistra) al ballottaggio pur di sbarrargli la strada verso Palazzo Balsamo. Si era pure appreso che la serata sannicolese si era aperta con forti tensioni tra Barba e Quintana che però si erano andate poi stemperando fino a sfociare in una ritrovata intesa. Molto apparente, evidentemente.

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palazzo balsamo sede municipio gallipoli foto di Emiliano PiccioloGALLIPOLI. In una giornata molto convulsa in casa degli azzurri, si sono susseguiti due comunicati. Il primo del coordinatore cittadino Antonio Baldari, che rendere conto di una lunga riunione di ieri pomeriggio finita a tarda, confermava l’accordo con gli altri partiti del centrodestra che punta su Sandro Quintana, ex consigliere provinciale ed esponente del’Udc, a candidato a Sindaco per le prossime votazioni comunali, non senza aver elogiata la capacità diu ascolto e partecipazione delle varie anime dei Forza Italia, insieme ai responsabili regionali e provinciali.
Poche ore dopo l’on. Vincenzo Barba lanciava questo comunicato dal titolo “”Chiedo a Quintana di ritirare la sua candidatura”, Ecco il resto integrale.

Quintana si è rivelato un vero e proprio bluff. Con il suo comunicato stampa di ieri ha certificato – con posta Pec – la conclusione della sua sbandierata e finta esperienza di candidato unitario del centrodestra.
Non entro nel merito delle parole scialbe e offensive sul mio conto nel pieno convincimento che si sia soffermato soltanto ad apporre la firma su una pappardella presentatagli; ognuno risponde della propria storia e della propria moralità e lui ha ancora tantissima strada da fare prima di poter minimamente pensare di potersi raffrontare a Vincent Barba.
Il problema è tutto politico e chi nella coalizione che lo sostiene non se ne accorge fa soltanto finta di non vedere, per ragioni che appaiono abbastanza ovvie a chi ha un minimo di perspicacia.
Una frase rende ridicole le sue argomentazioni e le fa crollare come un muro di falsità ed è quella in cui racconta la storiella della “granitica unità” del centrodestra a suo sostegno.
L’unità esisteva soltanto nella sua fervida fantasia, poiché il partito che lo avrebbe dovuto sostenere, alla fine della fiera, dopo le tante promesse, è schierato con i suoi big a sostegno di Minerva.
Quintana, uno e trino, si è presentato prima come esponente dell’Udc, poi di Italia Destati e, infine, come la nuova carta vincente del movimento Area Popolare. Non sappiamo quale sia la verità, ma ci sembra proprio di assistere al famoso gioco delle tre carte. E ugualmente, se non peggio, dicasi per il suo scribacchino.
Per quanto mi riguarda questa candidatura – parola mia!!! – non esiste, non è spendibile, non è più ipotizzabile, poiché svuotata di immagine, contenuti politici e condivisione all’esterno. Resta in piedi soltanto il suo accordo con Perruccio, che si sente vicesindaco in pectore, ma non c’è alcuna alchimia e sinergia tra le forze politiche che lo dovrebbero sostenere.

La candidatura di Quintana non ha più un senso logico, almeno che non si voglia far scendere in piazza la banda per far suonare lo strumento solo a un pifferaio.
Siccome sono persona con una sola parola e con un forte senso dell’onore e amo più l’essere che l’apparire, chiedo scusa alla cittadinanza di Gallipoli se fidandomi di Quintana – che si dichiarava capace di unire tutto il centrodestra – ho messo le mie parole e la mia faccia a sostegno di questa iniziativa e ho perso tanto tempo prezioso.
Oggi il bluff e la menzogna sono emersi più chiari che mai e lasciamo lo pseudo candidato sindaco a guardarsi e ammirarsi nello specchio del suo fallimento politico. Noi, certamente, non contribuiremo a vedere affossare Gallipoli sotto la sua guida e come noi la stragrande maggioranza dei nostri concittadini. E così facendo, certamente, gli eviteremo il fastidio di analizzare e valutare con la lente di ingrandimento la composizione della nostra lista. E per questo, per evitare danni a Gallipoli e ai gallipolini, gli chiediamo a gran voce di ritirare la sua candidatura nella convinzione che lascerà sì un vuoto… ma certamente colmabile.

vincenzo barba gallipoliGALLIPOLI. «La sentenza a caratteri cubitali emessa qualche giorno fa dalla Corte di Cassazione, supremo organo della Giustizia italiana, conclude definitivamente la vicenda giudiziaria di cui il sottoscritto e il Gallipoli calcio sono stati vittime nel 2009, quando tal Daniele D’Odorico da Udine si presentò in riva allo Jonio per offrire il suo fantomatico sostegno economico al nostro sogno calcistico»: comincia così una nota dell’allora patron del calcio cittadino e oggi ex parlamentare, Vincenzo Barba (foto) che può finalmente rifarsi sulle tante critiche ed accuse che gli piovvero addosso dopo quegli anni chiusi con una disfatta clamorosa. «Chi in questi anni, per me difficili, ha avuto l’ardire di criticarmi quasi fossimo stati compagni di merende con tal D’Odorico da Udine – rileva Barba – ora deve chiederci scusa e prendere atto che in quella vicenda noi siamo stati solo e soltanto parte lesa, truffati e raggirati da un giovanotto che si era presentato a Gallipoli per rispondere alla nostra richiesta d’aiuto visto che sul territorio tutti erano stati sordi ai nostri appelli».

GALLIPOLI. Con Flavio Fasano già in corsa da tempo, e in attesa del centrodestra che lavora alla riunificazione sotto l’impulso di Vincenzo Barba e di Antonio Baldari (Forza Italia, (foto a sinistra), parte la corsa ufficiale anche di Stefano Minerva con la presentazione al “Bellavista club”. Intorno al giovane democratico fanno quadrato il Pd cittadino, provinciale e regionale (il supporto del presidente segretario Emiliano è scontato),  le compagini di “Puglia in più” (fa capo al sen. Dario Stefano) e la lista “Noi Giovani con Minerva sindaco”. Ma la coalizione tende ad allargarsi con le adesioni comunicate in corso d’opera anche di Sel, Comunisti italiani, Socialisti e Comitato Centro storico che di fatto si staccano dall’intesa formulata ad inizio Febbraio con “Gallipoli 2012” e con il Comitato cittadino di liberazione.

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DA GALLIPOLI A NARDO’. due immagini tra le più importanti della carriera di Fernando Venneri: a sinistra col patron del Gallipoli Vincenzo Barba e col presidente Benito Papadia

Nardò. Il “generale” della segreteria, dove i documenti vanno preparati e presentati a puntino e senza errori: quarantadue anni dietro le quinte di una società. Ne ha viste tante, Fernando Venneri, a volte in silenzio, altre volte facendosi sentire.
«Gioie e dolori – racconta il segretario generale della società granata – il calcio è come la vita. Ma sono anche, e forse soprattutto i momenti bui a comportare una crescita professionale e umana». Momenti di sconforto, come in quel 1999/00 “quando col Nardò perdemmo i playout con la Turris che ci costarono la Serie C2”. Ma anche attimi di puro delirio: «Ad esempio – ricorda Venneri – l’indimenticabile approdo in C2 del 97/98, il Comunale esplose dopo il 4-2 al Maglie». «Tanti sacrifici – prosegue – in un’annata con compagini di prestigio come Fasano e Potenza. L’intera città non stava più nella pelle». Furono quelli gli anni del presidente Benito Papadia, “posato – lo descrive Venneri – un uomo di una certa caratura., voleva ardentemente far divertire la gente e investì tanto nel pallone”.

Non solo tanto granata. Oltre ai sei anni di Galatina e alla parentesi di Manduria, Venneri è stato segretario negli anni migliori del Gallipoli, l’ultima vittima del Nardò la scorsa domenica tra le mura amiche. «Le promozioni in C1 e in B – afferma – resteranno delle soddisfazioni indelebili della mia carriera». Stagioni con al timoniere Vincenzo Barba, “un personaggio in tutti i sensi con una smisurata voglia di primeggiare”. «Grazie al calcio – prosegue – diventò onorevole, sindaco, senatore e, scherzando, un giorno gli dissi: “se il Papa diventasse laico, ti proclamerebbero perfino pontefice”.
Tornando al presente, Venneri vede molto bene il presidente del Toro Maurizio Fanuli, “perché ama ed è amato da Nardò. I tifosi con lui sognano e fanno bene ma affinché il calcio neretino torni a calcare le categorie che merita, occorre unione di intenti;, tutte le componenti – conclude – devono remare nella medesima direzione”.

vincenzo barbaGALLIPOLI. Ancora attesa e riflessione ponderata nel centrodestra gallipolino anche per capire, forse, le mosse degli altri schieramenti e in particolare l’effetto della candidatura a sindaco di Flavio Fasano e dell’impegno della sua associazione “Gallipoli Futura”. A chiamare a breve a raccolta il popolo del centrodestra sarà come sempre Vincenzo Barba (foto), massimo referente cittadino di Oltre con Fitto, che già dopo la caduta dell’amministrazione ha invitato i partiti della coalizione a superare divisioni e incomprensioni (anche con l’ex candidato sindaco Toti Di Mattina) e ricostruire l’alleanza. E sulla quadratura del cerchio per la scelta del candidato sindaco si potrebbe anche optare di ricorre alle Primarie. Salvo che non ci sia invece una convergenza di massima sul nome dello stesso ex parlamentare o su quello del già consigliere regionale e comunale Antonio Barba. Quella di creare una nuova aggregazione per la costituzione di un Polo moderato sarebbe un strada percorribile per i Conservatori e riformisti di Barba che potrebbe portare al tavolo della coalizione anche liste e movimenti civici, pezzi dell’Udc, l’ex Puglia Prima di Tutto, e ricucire anche con i berlusconiani di Forza Italia e il gruppo di Noi con Salvini di Guglielmo de Santis. Ipotesi e movimenti ancora agli albori in attesa di definire al meglio strategie e schieramenti e capire anche chi saranno i candidati sindaci ufficiali che il centrodestra sarà chiamato a sfidare nella corsa a Palazzo Balsamo.

davide calvi copia

Da sinistra Davide Calvi e Marcello Barone

GALLIPOLI. Il raggiungimento dell’obiettivo salvezza con largo anticipo poteva essere il viatico migliore per pianificare la nuova stagione, un’opportunità non sfruttata dalla Ssd Gallipoli, che continua a farsi male, costretta a convivere ciclicamente con gli effetti della crisi societaria. Il duo formato da Sandro Quintana e Davide Calvi, subentrato a Marcello Barone nel dicembre 2014, conclusa la stagione, ha avviato trattative per cedere le quote societarie. La situazione è parsa subito di non facile soluzione, sulla scena è ricomparso anche l’ex patron Vincenzo Barba, il quale ha delineato per Gallipoli un progetto calcistico lungimirante e strettamente collegato all’Us Lecce. Di fatto, l’unica trattativa concreta per la cessione della società è quella avviata con un gruppo di imprenditori leccesi, facenti capo a Gianluca Fiorentino, in passato a Manduria e Cavallino.

I dirigenti del Gallipoli, dopo un avvio spedito, hanno ritenuto opportuno prendersi una pausa di riflessione, essendo sopraggiunte “divergenze di vedute” sull’esito della trattativa così come affermato da Davide Calvi, non più convinto a cedere le quote societarie. Per la cessione al di fuori di Gallipoli, è stato necessario acquisire la liberatoria dell’ex presidente Marcello Barone, il quale, comunque, ha posto la condizione che il titolo sportivo continui ad essere un patrimonio intoccabile della città di Gallipoli. Non poteva mancare la “chicca”: l’interessamento di una cordata di imprenditori del Kazakistan. Nell’ambaradan un comunicato della Curva sud: «Esprimiamo profonda rabbia nel constatare che ancora una volta lo scenario che si presenta è dei più inquietanti… Meritiamo una vera società fatta di gente onesta e innamorata dei nostri colori, non di dilettanti allo sbaraglio in cerca di notorietà».

francesco errico sindaco giuramentoGALLIPOLI. I consiglieri Luigi Caiffa e Giancarlo Padovano (Udc) replicano al sindaco Francesco Errico (sempre dimissionario) ponendo alcune domande sull’attuale crisi e sulla maggioranza venuta fuori dalle elezioni amministrative del 2012. «Ci chiediamo e chiediamo al Sindaco – affermano i due consiglieri – quale natura politica oggi ha quella maggioranza». Il riferimento è anche agli “strani movimenti in corso nella forsennata necessità di sia pur possibili soluzioni pasticciate che mal si contrapporrebbero a quella volontà elettorale”. Caiffa e Padovano parlano di “trasversalità di comodo” nella maggioranza vincitrice di quelle elezioni (un centrosinistra composto da Udc, Pd e liste civiche), “dove addirittura ci sono nomine, atti deliberativi proposti e votate da alcuni consiglieri di opposizione”. L’attenzione passa poi alle attuali elezioni regionali: «Come mai, ancora una volta in questa campagna elettorale, consiglieri di maggioranza stanno sostenendo candidati del già fu centrodestra?». Malgrado le critiche all’amministrazione Errico (“una locomotiva impazzita”), i due dell’Udc  si dicono “a disposizione”, « ma solo se ci sarà la rinnovata e condivisa volontà di rilanciare l’alleanza politico-amministrativa del 2012 con una rinnovata squadra capace di poggiare il suo impegno su programmi e volontà sottoscritti dalle forze politiche e dalle liste civiche che hanno vinto le elezioni».

Anche l’ex senatore Vincenzo Barba (“Oltre con Fitto”)  replica ad Errico  ribadendo che “se volesse davvero bene alla città, Errico non penserebbe a nessun bis e a nessun ter, ma farebbe le valigie e lascerebbe entrare un po’ di aria fresca in quelle stanze che da tre anni respirano solo l’odore stantio della spartizione secondo il motto: ‘stavolta prendo io, che la prossima prendi tu, che poi ancora tocca a me’”.  Barba prende atto che a Palazzo Balsamo non c’è più maggioranza “ed è su questo che l’ex Sindaco deve rispondere, senza fare analisi sulle scorse europee o sulle prossime regionali” ed infine rivendica a sé il dovere di intervenire in quanto ex primo cittadino, ex consigliere comunale, ex consigliere regionale, ex Deputato, ex Senatore ed ex – number-one – di tutto”, rivendicando anche il dovere “di preparare i festeggiamenti per la fine di questo lungo periodo di oscurantismo”.

 

 

vincenzo barba gallipoliGALLIPOLI. Immediata la reazione del senatore Vincenzo Barba (“oltre con Fitto”) alla notizia delle dimissioni del sindaco Francesco Errico. In una sua nota sottolinea che l’esito della Giunta Errico era previsto sin dall’inizio: “Ad essere sinceri, ma proprio sinceri – scrive – noi sin dal primo giorno di Amministrazione Errico ci eravamo ben accorti che nel sugo non c’erano polpette bensì patate… per dirla alla gallipolina“. Già dalle dichiarazioni programmatiche di Errico era chiaro che “dietro una facciata decisionista c’era in realtà il più classico degli inciuci basato solo e soltanto su equilibri di potere che si sarebbero rotti nel giro di poco tempo, non garantendo all’esecutivo di portare a termine il suo mandato elettorale”.

Per tre anni, dice il senatore, “per rispetto della volontà popolare che si era espressa in maniera incontrovertibile a favore della proposta politica di Francesco Errico, siamo stati in totale ed invidiabile silenzio, convinti come siamo che l’opinione dei cittadini va sempre e comunque rispettata, quando si vince ma anche e soprattutto quando si perde”. Anni che sono considerati “lunghi, difficili e dannosi, dannosissimi”. E infine l’augurio che il Sindaco perseveri nella sua scelta “prosegua sul sentiero delle dimissioni, per il bene di una città che merita il meglio ed anche, a dirla tutta, per il bene suo poiché nelle ultime settimane lo abbiamo visto stanco, teso, nervoso, irascibile oltre ogni forma dei comportamenti consentibili”.

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Gallipoli. Quei mille euro erano il “pizzo” pagato dal commerciante E. P. al boss Giuseppe Barba, oggi collaboratore dei magistrati, o una parte della somma pattuita per garantire voti allo stesso E. P. candidato al Consiglio comunale ed eletto poi col massimo dei suffragi? Questa la questione da sbrogliare per gli inquirenti che hanno iniziato ad indagare nell’ambito delle elezioni del 2006. E. P. era candidato in una delle otto liste (quella di Forza Italia) che sostenevano l’allora candidato sindaco, on. Vincenzo Barba.

Secondo quanto affermato in aula a Lecce nelle udienze del 22 giugno e 13 luglio da Giuseppe Barba, il commerciante aspirante consigliere avrebbe consegnato 5mila euro al malavitoso per acquisire voti; Barba avrebbe poi fatto riunioni con i suoi familiari in cui avrebbe parlato anche della promessa di 30mila voti fattagli, a suo dire, dall’onorevole in persona. Inoltre, sempre secondo quanto affermato davanti ai giudici del tribunale, il pentito (anche se ancora non ufficiale) avrebbe visto 40mila euro in contanti e in una borsa che gli avrebbe mostrato mentre erano in un’auto E. P., il quale si sarebbe vantato del budget che gli avevano messo a disposizione i suoi sponsor.

«Il mio cliente avrebbe stanziato ben 70mila euro per essere eletto consigliere comunale? Possiamo credere a questa barzelletta?», ha controbattuto  il legale del commerciante-consigliere supervotato, Luigi Suez, il quale ha messo in  risalto le “indicazioni generiche e discordanti sul denaro che Barba avrebbe preso” dal suo assistito  ed ha ribadito la tesi secondo cui le richieste dell’attuale collaborante non sarebbero altro che pure e semplici estorsioni per ottenere protezione.

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Vincenzo Barca

Gallipoli. Fra chi “trascura” la sconfitta e e chi la “enfatizza”, il Pdl gallipolino si lecca le ferite, mettendole bene in mostra.

Se per il parlamentare Vincenzo Barba la causa principale dello “scarso risultato” è la frammentazione del centrodestra – inserendo in quest’area politica anche due degli altri candidati sindaci, cioè il fresco ex Giuseppe Perruccio e l’ex magistrato Aldo Petrucci -, per il capolista di “Puglia prima di tutto”, Giuseppe Coppola, “si raccoglie ciò che si semina”: «L’autoreferenzialità degli ultimi anni non paga, la lotta alla singola persona non paga, serve la volontà per cambiare rotta», ha detto per essere più chiaro. Come si vede analisi non proprio convergenti, con pronte repliche.

L’on. Barba di certo è uno che non demorde: «Non credo sia il caso nelle nostre file di ricorrere al cilicio. Mi chiedo, per esempio, dall’alto di quale consenso personale qualcuno possa puntare l’indice verso uno schieramento che dal 2001 ad oggi ha conseguito una vittoria dietro l’altra».

Se proprio ci si deve guardare in casa, allora si veda lo “scarso risultato di new entry o cavalli di ritorno”, facendo pensare a tutti che il riferimento sia a Coppola . Il quale però ha trovato in Toti Di Mattina, il perdente nello spareggio, una sponda: «Le sconfitte si chiamano sconfitte; dobbiamo riflettere serenamente sui motivi per cui gli elettori sanciscono che il Pdl è primo partito e poi spariscono nel secondo turno», dicendosi convinto che la gente è stanca di insulti, ripicche personali, oltre agli errori.

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Vincenzo Barca

Gallipoli. Fra chi “trascura” la sconfitta e e chi la “enfatizza”, il Pdl gallipolino si lecca le ferite, mettendole bene in mostra.

Se per il parlamentare Vincenzo Barba la causa principale dello “scarso risultato” è la frammentazione del centrodestra – inserendo in quest’area politica anche due degli altri candidati sindaci, cioè il fresco ex Giuseppe Perruccio e l’ex magistrato Aldo Petrucci -, per il capolista di “Puglia prima di tutto”, Giuseppe Coppola, “si raccoglie ciò che si semina”: «L’autoreferenzialità degli ultimi anni non paga, la lotta alla singola persona non paga, serve la volontà per cambiare rotta», ha detto per essere più chiaro. Come si vede analisi non proprio convergenti, con pronte repliche.

L’on. Barba di certo è uno che non demorde: «Non credo sia il caso nelle nostre file di ricorrere al cilicio. Mi chiedo, per esempio, dall’alto di quale consenso personale qualcuno possa puntare l’indice verso uno schieramento che dal 2001 ad oggi ha conseguito una vittoria dietro l’altra».

Se proprio ci si deve guardare in casa, allora si veda lo “scarso risultato di new entry o cavalli di ritorno”, facendo pensare a tutti che il riferimento sia a Coppola . Il quale però ha trovato in Toti Di Mattina, il perdente nello spareggio, una sponda: «Le sconfitte si chiamano sconfitte; dobbiamo riflettere serenamente sui motivi per cui gli elettori sanciscono che il Pdl è primo partito e poi spariscono nel secondo turno», dicendosi convinto che la gente è stanca di insulti, ripicche personali, oltre agli errori.

Palazzo Balsamo, foto di Emiliano Picciolo

Gallipoli. Ancora nessun candidato sindaco ufficiale per le elezioni amministrative di primavera, nonostante il desiderio dell’on. Barba che avrebbe voluto il sindaco del centrodestra entro Natale.

Per ora solo manovre tra i partiti ed alcune voci, tra cui quella della rinuncia a scendere in campo del magistrato in pensione Aldo Petrucci, dato per candidato con il supporto di due liste civiche. Intorno a questa personalità si erano andate coagulando altre forse e liste politiche: il gruppo Venneri, la lista di Giuseppe Coppola, il Pd, ma proprio da alcuni dirigenti provinciali di quest’ultimo partito sarebbero giunti pareri contrari.

Il Pdl ha ovviamente incamerato l’appoggio della “Puglia prima di tutto” di Giovanni De Marini e Salvatore Andrisani, e della Dc di Enzo Benvenga. Per il nome del candidato si parla di un testa a testa tra il consigliere provinciale Salvatore Di Mattina e Giuseppe Perruccio. In città però la sensazione è che a scendere in campo sarà alla fine Vincenzo Barba, con la benedizione di Raffaele Fitto. Troppo pesante candidare il fidato nipote Antonio: dovrebbe rinunciare alla Regione.

Nel Pd, al momento, prevale l’ipotesi di un’intesa con “Grande Gallipoli” di Giuseppe Coppola e Giuseppe  Venneri che porterebbe alla candidatura di Francesco Errico, ormai ex Udc ma che può contare su di  un buon gruppo di sostenitori di quel partito.

Remo Natali pare abbia accettato l’invito a candidarsi con la coalizione che comprende Sinistra ecologia e libertà, il movimento “La Puglia per Vendola” e Socialisti italiani.  Sul suo nome l’allenaza Pd e altre liste si era interrogata ma non aveva trovato l’unanimità. Così l’ex assessore del sindaco Foscarini, nonché candidato sindaco nel 1993 per Rifondazione, ha deciso di restare in corsa ma con la sinistra soltanto. Natali, già nel 2001 ad un passo dalla candidatura per il centrosinistra, potrebbe giocare un brutto scherzo al Pd e soci, per le simpatie che appare in grado di attirare tra i democratici scontenti. Davanti a questa candidatura, Pompeo Dimitri ha fatto un passo indietro.

Nel terzo polo il neocommissario del Fli Roby Cataldi spera sull’intesa con Udc e Api ma con un proprio candidato sindaco. Ma la delegazione Udc, composta da Tonino Abate, Giancarlo Padovano, Luigi Caiffa e guidata da Sandro Quintana, sta intanto cercando di sciogliere il nodo delle allenaze e delle frizioni interne.  Saranno comunque della partita  “Gallipoli è Tua” di Giorgio Casalino, Cosimo Corciulo e Alberto Leopizzi, “Noi ci siamo” composta da rappresentanti di diverse categorie sociali. Non ha ancora deciso il gruppo “Volta la carta” di Tony Piteo e Antonio Zac Zacchino.

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Da sinistra: Vincenzo Barba, Luigi Natali, Aldo Petrucci

Gallipoli. Il Pd ha deciso, Giovani De Marini (Puglia prima di tutto) è indeciso, il Pdl fa il pieno di tessere e strapazza gli avversari 10 a 1. Nella lunga serie, che durerà fino a primavera, di mosse, contromosse, tattiche e occhiatacce più o meno perenni, qualcosa al momento sembra definirsi in un certo senso.

Il partito democratico, ad esempio, sembra aver ormai preso atto che con la vendoliana Sel non c’è niente da fare: il primo partito, con la benedizione pare dei dirigenti provinciali, è intenzionato a praticare la strada delle “larghe intese”, in altre parole riproporre la maggioranza formatasi nel novembre 2010 e durata fino alla fine di giugno scorso.

Intorno al partito di Luigi Natali e Roberto Piro ci sono quindi il gruppo del sindaco uscente Giuseppe Venneri, “Grande Gallipoli” di Giuseppe Coppola e quella parte dell’Udc che fa capo a Francesco Errico, vice di Venneri. La Sel di Pompeo De Mitri non ci sta: lo ha ribadito nell’ultima riunione di partiti e partitini del centrosinistra gallipolino, per cui sarà divorzio. Il Pd invece riunirà il direttivo e subito dopo darà il via alle riunioni “con chi ci sta”, Pdl escluso naturalmente.

Ma il round dei tesseramenti appena conclusi è finito con un ko tecnico a favore del partito dell’on. Vincenzo Barba coordinato da Giorgio Cacciatori: 1.700, più o meno, i tagliandi staccati in casa berlusconiana, 160 circa quelli dei democratici. Allora si può ritenere già finito anche il match che ha in palio il titolo di primo cittadino? E’ ovviamente troppo presto per dirlo, ma c’è di più.

La formidabile, a volte debordante, presenza del parlamentare pidiellino, che tende a fare da solo più che a fare squadra, continua a provocare scricchiolii, dopo la spaccatura del centrodestra dell’autunno scorso. Stavolta ad essere tentato dalla presa di distanze è De Marini, che si dice sia stato contattato direttamente da Fini per passare con Fli e il terzo polo.
Non sarà stato solo per autocompiacimento che l’ingenere ex amministratore ci ha pensato, propendendo alla fine per una pausa di riflessione. Non gli saranno certo piaciute le voci che dicono di un accordo, già stretto, tra l’onorevole, l’Udc di Sandro Quintana e pezzi di ex pd che hanno conti da regolare col partito locale e, soprattutto, provinciale. «E io che ci sto a fare?», deve essersi detto De Marini. Ed ecco subito partito il segnale.

In questo quadro senza cornice l’ipotesi di Aldo Petrucci, al di là delle intenzioni dell’interessato che infatti tace, può prendere oggettivamente quota. Coppola si è già esposto (“La volontà di rinnovamento va accolta con favore”), invitando il magistrato in pensione a fare un passo avanti. Ci sono sotterranee resistenze nel Pdl (Petrucci avrebbe fatto sapere che, eventualmente, non vorrebbe accanto presenze imbarazzanti) e forse riservatissimi abboccamenti. Da parte di chi? Il primo pensiero, tra quelli possibili, va a quella parte di centrodestra che proprio in nome del “rinnovamento” ha rotto con il parlamentare accordandosi col Pd.

C’è insomma chi pensa che se le parole d’ordine sono così simili, l’esito non può che essere uno. Resterebbe il “no ai partiti” di Petrucci, ma in tempi in cui fioriscono alleanze più o meno civiche, che problema c’è?

Voce al Direttore

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Ora che è passata la festa – giusta: logistica adeguata a compiti delicati e decisivi per il grado di vivibilità – possiamo tentare...