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villaggio turistico

NARDÒ. Un’antica masseria, ormai in rovina; un esteso bosco di ulivi secolari e il mare azzurro di Sant’Isidoro. È questo contrada “Sarparea De’ Pandi”, uno degli ultimi brandelli tutto sommato ancora incontaminati di quel tratto di costa neretina, aggredito nei decenni da abusivismo edilizio e costruzioni scriteriate. Forse proprio per questo, un luogo appetibile per nuovi insediamenti turistici, tanto da prevederli negli strumenti urbanistici in vigore e piuttosto “graditi”. Ben due i progetti di  villaggi turistici interessano, infatti, la zona, ma uno – il più grande – è diventato ormai un caso internazionale. Ne hanno parlato il Corriere della sera, versione inglese, l’Huffington Post on line, il tedesco Frankfurter Allgemeine, il britannico The Indipendent, La tv La7, ultima puntata.
L’opera più consistente la vorrebbe realizzare la società “Oasi Sarparea”; due i soci, entrambi inglesi: l’immobiliarista Alison Deighton, moglie dell’attuale Segretario al Tesoro del governo Cameron, e il magnate del petrolio Jan Taylor. I due, nel gennaio 2009, dopo aver acquistato da una famiglia neretina il terreno di 30 ettari, in grandissima parte caratterizzata dal Piano regolatore di Nardò come zona “C5” destinata alla realizzazione di alberghi e villaggi turistici, chiedono le autorizzazioni necessarie al progetto che prevedeva la realizzazione di un lussuoso resort a 5 stelle, un “albergo diffuso” con 63 villette e 61 camere d’albergo, tutto calato tra gli ulivi. La scommessa progettuale, opera dello studio di architettura Gensler, uno dei più famosi al mondo per la progettazione biocompatibile, è quella di realizzare i manufatti senza estirpare un solo albero d’ulivo:  una sfida architettonica, agricola e ambientale.

L’investimento ipotizzato è di circa 70 milioni di euro e la realizzazione del resort, stando agli impegni assunti dagli investitori, avrebbe coinvolto il territorio per le maestranze artigianali, professionali e manuali necessarie con una ricaduta occupazionale fino a 100 unità, 50 impiegate nella costruzione del villaggio, e almeno 50 assunte per la gestione del resort. L’ambizioso progetto, a 6 anni di distanza dalla presentazione, si è arenato davanti ad una contesa giudziaria tra gli imprenditori e la Regione, che ha visto annullare il suo parere negativo al Pue (piano urbanistico esecutivo) di “Oasi Sarparea” dal Tribunale amministravo regionale ed ha fatto ricorso al Consiglio di Stato, l’istanza superiore.
I finanziatori hanno denunciato questa “burocrazia” infinita e minacciato di andarsene anche per l’inchiesta giudiziaria promosso dal comitato per la tutela del paesaggio di Nardò preoccupato del destino dell’uliveto secolare.

In attesa che i magistrati del Consiglio di Stato si pronuncino, sulla delicata questione si è scatenata la polemica politica e anche tra tecnici, istituti di urbanistica,  bioarchitetti, organizzazioni di imprenditori. Il Sindaco Marcello Risi resta decisamente pro progetto e, intenzionato a trattenere gli investitori sul territorio, sta tentando con incontri e contatti di ricucire lo strappo tra società inglese e governo regionale, il quale a sua volta chiama “a testimoniare” l’alta percetuale di progetti simili approvati sia pur con modifiche in qualche caso. La linea del Comune ha diversi sostenitori, tutti convinti della bontà dell’investimento ma con una maggiore attenzione al paesaggio unico e delicato di quella zona costiera. La Regione vuole che l’iter ricominci da capo, con la presentazione di un nuovo progetto, meno impattante; la società inglese punta, invece, alla modifica del progetto attuale, per non perdere tutto il lavoro fatto in 6 anni.
«La triste verità – commenta l’ex assessore ai Lavori pubblici in quota Sel, Vincenzo Renna – è che la politica ambientale in Italia la fanno i giudici  con le sentenze e non la politica con atti trasparenti e partecipati».

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