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VIGNETI

Gallipoli – Una operazione in due mosse, una a livello regionale e l’altra a livello nazionale, con un unico scopo: portare sollievo e iniezioni di ripresa ad una agricoltura stremata dall’attacco del patogeno Xylella fastidiosa. Lo propone con una lettera al ministro delle Risorse agricole Maurizio Martina il senatore Dario Stefàno, già assessore regionale all’Agricoltura. Nelle ore in cui si attende da Bruxelles il definitivo via libera al reimpianto di ulivi delle varietà Leccino e Favolosa, riconosciuti dai ricercatori come resistenti al batterio da quarantena venuto dalle Americhe (via Rotterdam, secondo una ricostruzione tra le più plausibili), il senatore salentino lancia la proposta di una “riconversione produttiva” che, accanto ai “nuovi” ulivi, possa vedere sorgere zone coltivate a vite. Stefàno chiede “un tavolo per definire una nuova strategia, condivisa e concordata con il territorio, per la lotta alla Xyella, con cui poter valutare la possibilità di affiancare la riconversione produttiva alle attività di reimpianto di specie resistenti, quali strumenti di rilancio dell’agricoltura nelle zone afflitte dal patogeno”. Il tavolo di lavoro servirebbe a concertare un percorso legislativo fattibile e piuttosto rapido a Bari come a Roma con la legge di bilancio in arrivo. Poiché si tratta di modificare sia l’assegnazione della quota di superficie vitata divisa per regioni, sia quella regionale ripartita per province. Com’è noto, l’Italia ha a disposizione l’aumento dell’1% di impianti di vite pari a 65mila ettari; di questi 800 sono nella disponibilità della Regione pugliese. Ciò che chiede Stefàno è un lieve aumento della quota nazionale a favore della Puglia (da 800 a 850, per esempio) e poi il passo successivo di una più sostanziosa fetta di autorizzazioni di nuovi vigneti, nell’ambito regionale, per il Salento, notoriamente la zona che ha pagato il conto più salato per l’arrivo del morbo micidiale. Una scelta, questa, che lo scorso anno purtroppo non è stata effettuata. Se operata, di concerto col Mipaaf – rileva il parlamentare – entro gennaio prossimo, potrebbe portare benefici già dal prossimo anno”.

Vigneto di Sannicola; in basso Dario Stefano

Vigneto di Sannicola; in basso Dario Stefano

dario stefano

Proprio in questi giorni un agricoltore di Alezio ha ceduto i diritti di impianto del suo vigneto, tre ettari, ad una azienda siciliana ad un prezo che si aggirerebbe intorno ai 13mila euro ad ettaro, è la corsa contro il tempo che grossi produttori italiani stanno facendo per accaparrarsi i diritti con cui allargare i propri vigneti prima che scatti, con l’1 gennaio, il nuovo regime delle autorizzazioni che verranno concesse in base alle disponibilità di ogni singolo Stato europeo (oltre alle quote latte ci sono anche le quote vigneti) e non saranno più trasferibili.
Fino ad un certo punto il governo pugliese aveva per la verità impedito che i diritti venissero portati fuori dalla regione. Una modifica al regolamento dell’Unione europea ha aperto le porte a questi traslochi di pezzi di storia, cultura, economia verso zone del Paese in cui un ettaro di vigne rende molto di più di quanto renda da queste parti. Un esempio: un ettaro di Prosecco vale 130mila euro. In Regione hanno cercato di porre allora in essere dei passaggi intermedi, con l’ok finale degli uffici di via Capruzzi. Poca cosa: un eventuale diniego avrebbe provocato – secondo i legali della Regione – contenziosi con alti rischi di sconfitta. Per cui dal 2009 ad oggi sono scomparsi i diritti per 615 ettari di vigneti pugliesi;  dallo scorso aprile ne sono stati trasferiti altri 197, con un incremento esponenziale davvero pesante. «è un assalto alla diligenza – segnala Giuseppe Coppola, titolare delle Cantine omonime – stanno facendo man bassa produttori veneti e toscani tra il Leccese e il Brindisino. I rischi sono gravi: c’è quello della perdita di identità tanto faticosamente costruita con il contributo della stessa Regione e che le aziende del Nord tornino qui a comprare quello che resta a poco prezzo, sfruttando la nostra identità che oggi tira e facendo scomparire le piccole aziende locali».

L’1 ottobre il senatore Dario Stefano, già assessore regionale alle Politiche agricole, ha scritto una lettera al ministro Maurizio Martina e, per conoscenza al presidente Emiliano, segnalando “deprecabili speculazioni su significativi ettaraggi di vigneti” e il “rischio di un processo di desertificazione di alcune aree del nostro Paese”. La Conferenza delle Regione è spaccata a metà sui criteri di assegnazioni su base regionale o nazionale. Nel frattempo pero, chiede Stefano, “si valuti con tempestività l’opportunità di derogare tale provvedimento”, considerando i pericolosi effetti collaterali tra cui anche la “delocalizzazione in zone a più alta resa per ettaro”.

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