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GALLIPOLI. Non è stato abolito il divieto di piantare alberi di ulivo al posto di quelli uccisi dalla Xylella fastidiosa, batterio da quarantena. La decisione n. 789 del 2015 resta in piedi, a conclusione della “due giorni” di lavori del Comitato fitosanitario europeo, che si tenuta ieri e oggi a Bruxelles.

Tutti d’accordo a Bruxelles ma non sui rimedi. La deludente notizia viene giustificata col fatto che “non è stato possibile mettere ai voti la proposta di modifica della decisione n. 789/2015 sulla Xylella fastidiosa, atto lungamente atteso e su cui la Regione Puglia da tempo si sta spendendo in ogni sede”, come si legge nella nota della Regione, nonostante che, nel corso della discussione tenutasi a Bruxelles, si sia registrato consenso pressoché unanime da parte di tutte le delegazioni sulle tre modifiche che sono di estremo rilievo per il nostro territorio: autorizzazione al reimpianto dell’ulivo, tutela degli alberi monumentali non infetti nei 100 metri da pianta infetta, liberalizzazione della movimentazione delle tre varietà di vite resistenti alla Xylella (Negroamaro, Primitivo, Cabernet Sauvignon). Le divisioni sono emerse sul “che fare”: l’assenza di soluzioni condivise ha bloccato ogni cosa, senza che si completasse l’analisi di tutti gli articoli del testo e senza quindi poterlo votare.

“Delusione grande, dopo tanto ritardo accumulato. “La delusione è grande – affermano il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e l’assessore Leo di Gioia – per una notizia che, ancora una volta, priva gli agricoltori e tutto il territorio salentino della possibilità di immaginare un futuro economicamente sostenibile e di restaurare il paesaggio agrario gravemente compromesso dalla Xylella. Questo stop si aggiunge al ritardo accumulato negli scorsi mesi, in cui avevamo già assistito a diversi rinvii pur in presenza di una bozza di decisione utile alla causa del territorio pugliese. Già prima dell’estate, infatti, avevamo denunciato questa situazione che – nei fatti – penalizza esclusivamente il territorio pugliese, poiché negli altri Stati membri il problema non ha questa vastità e portata, anzi in alcuni di essi è del tutto assente. Per questo, già in occasione del primo rinvio avevamo indirizzato al Ministero una nota per segnalare la necessità di giungere con urgenza al voto e di innescare, grazie all’eliminazione del divieto di impianto dell’ulivo in zona infetta, un meccanismo virtuoso di estirpazione delle piante e di riconversione colturale supportata dai finanziamenti del PSR Puglia misure 5.2 e 4.1, che avrebbe comportato anche una riduzione della pressione di inoculo cioè la riduzione del rischio di espansione della malattia”,

Due giorni di Comitato fitosanitario europeo “utili ma non sufficienti”. E’ ritenuto positivo ma non sufficiente dai governanti pugliesi, il fatto che “gli Stati membri abbiano raggiunto il consenso sulle modifiche di interesse per il territorio pugliese, ma ciò non basta: occorre arrivare all’adozione della decisione formale, per poter attuare in concreto queste previsioni”.

Lunedì Regione dal ministro per preparare nuove mosse. “Nel frattempo non staremo con le mani in mano e già da lunedì avvieremo un confronto col Ministero – assicurano Emiliano e Di Gioia – per iniziare a preparare gli atti nazionali che sono necessari per rendere operativo il diritto di impianto di ulivi in zona infetta, affinché esso possa divenire realtà appena la decisione europea entrerà in vigore. Chiederemo inoltre a Roma di far presente alla Commissione europea che qualora le divergenze di vedute tra gli stati membri sui punti contestati della decisione dovessero protrarsi, sarebbe saggio dividere il testo in due parti, portando così al voto in Ottobre gli articoli su cui vi è unanime consenso”.

SPECCHIA. È il giorno del silenzio, cercato e preteso a gran voce da mamma Imma. Silenzio sulla vicenda dai contorni ancora poco chiari, sulle accuse tra le famiglie, sulle infamie riservate ad un territorio intero, sull’assurda morbosità nei racconti. È il giorno del dolore, del raccoglimento, della riflessione. Il giorno dell’ultimo saluto a Noemi Durini, uccisa a 16 anni, dal ragazzo che amava. Intorno alla camera ardente allestita dalla mattina nessuno ha avuto il coraggio di proferir parola. Dalla mattina fino al momento del funerale un corteo muto, contino e lento, è passato per esprimere la propria vicinanza ad una famiglia distrutta dal dolore. Solo silenzio e commozione. Silenzio invocato più volte anche dal vescovo monsignor Vito Angiuli (diocesi di Ugento-S. Maria di Leuca) durante la sua omelia: “Il silenzio è come una carezza, consente all’anima di trovare un percorso di luce anche dentro l’oscurità della morte. Silenzio, assenza di parole ma non di sentimenti, che quando sono incontenibili sfociano nel pianto”. Una comunità abituata a raccogliere centinaia di persone nel proprio centro storico, modello urbano noto dappertutto, si è trovata i riflettori di tutta Italia puntati contro per una vicenda devastante e inaspettata. Specchia, unica cittadina dell’Ambito sociosanitario ad avere un Cav, il Centro antiviolenza, è stata colpita proprio al cuore.
È stato un rapporto malato a causare la morte della ragazza che come tutte le sue coetanee cercava solo l’amore e viveva dell’entusiasmo che quel sentimento le trasmetteva. Lo viveva con la caparbietà, accentuata nelle adolescenti, che dava la forza di affrontare tutto. Con le sue compagne, in classe, ne parlava, talvolta con sofferenza; nessuno si sarebbe mai immaginato che quegli screzi tra i due giovani amanti li avrebbero fatti sprofondare in un baratro.

Maglietta bianca e jeans, con in mano una rosa bianca in segno di purezza, i compagni di scuola non hanno mai lasciato solo il feretro. E nella lettera di commiato letta dopo il rito funebre, le hanno chiesto scusa per non aver capito che dietro quella corazza dura poteva nascondersi una richiesta d’aiuto. Anche il Sindaco Rocco Pagliara, nel suo messaggio, chiede scusa a nome della comunità “perché non abbiamo capito, perché non siamo intervenuti”. Si poteva intervenire? Come? Quando? Gli sguardi tradiscono domande non espresse. “La morte di Noemi e il dolore dei familiari ci appartengono – ha detto ancora il vescovo – segno dell’umana compassione, sono soprattutto un pressante invito a porci interrogativi che non possiamo eludere e mettere sotto il silenzio. E mi rivolgo direttamente a voi giovani, vi supplico: aprite il vostro cuore e svelateci i vostri sentimenti, non rifugiatevi nella solitudine, ma lasciateci intravedere l’immenso desiderio di bene che alberga in voi. Camminiamo mano nella mano”.
Che il sacrificio di Noemi sia da esempio per tutti, questo l’appello condiviso alla fine della cerimonia che si chiude con un atto d’amore e di forza della madre. “Non voglio odio. Non odiate, perché l’odio porta soltanto violenza – afferma senza esitazione mamma Imma – mia figlia è morta, ma ha vinto lo stesso perché lei non provava odio”. E poi rivolgendosi agli amici della figlia ha aggiunto: “A voi ragazzi ora chiedo: se avete problemi, venite a casa di Noemi e parlate. La porta sarà sempre aperta per ascoltarvi”. Alla fine della messa palloncini bianchi in aria e un applauso scrosciante su tutto e tutti.

CASARANO. Confermata anche dalla Corte d’Appello la condanna a 14 anni e 8 mesi di reclusione per Tommaso Montedoro. In attesa degli sviluppi giudiziari dell’operazione “Diarchia”, che lo scorso maggio portò all’arresto (insieme ad altri 13) del 41enne di Casarano (ritenuto al vertice del clan mafioso responsabile dell’esecuzione di Augustino Potenza e del tentato omicidio di Luigi Spennato), la conferma della pena arriva nell’ambito del processo di secondo grado per la precedente operazione “Tam Tam”. L’accusa confermata è quella di traffico di droga.  Lo stesso processo ha, invece, confermato l’assoluzione per Marco e Luigi Giannelli, di Parabita, per i quali la procura aveva invocato 8 mesi . Per i vari imputati nel processo per spaccio di droga ed estorsioni tra Taurisano, Acquarica del Capo, Ugento, Matino e Casarano, è venuta meno l’aggravante dell’associazione mafiosa. Le altre condanne sono per Gregorio Leo (di Vernole) a 5 anni, Rocco Trecchi (Taurisano) 8 anni, Antonio Parrotto (Casarano) 2 anni e 10 mesi,  Rosario Sabato (Taurisano)  3 mesi e 10 giorni, Stefano Ancora (Taurisano) 8 anni e 10 mesi, Adamo Causo (Ugento) 9 anni e 2 mesi, Daniele Manco (Taurisano) 7 anni, Carmelo Mauro (Taurisano) 7 anni e 4 mesi, Sabrina Morciano (Ugento)  1 anno e 8 mesi.

 

Lucio Pedaci e Giovanna Nisco

ALEZIO. Rapina a mano armata nell’abitazione del dottor Lucio Pedaci, il medico ora in pensione più noto di Alezio, e di sua moglie Giovanna Nisco, già Sindaco del paese. I ladri – quattro – sono riusciti a scappare all’arrivo dell’agente della Velialpol e subito dopo dei carabinieri, ma l’esperienza vissuta in quei 10 minuti circa non verrà facilmente dimenticata.

È l’1,48 della notte scorsa quando la signora Nisco viene svegliata da alcuni rumori e dall’attivazione del sistema di allarme anti intrusioni. Si alza, va verso la centralina dell’impianto di vigilanza e si trova davanti quattro persone,  col volto coperto e con tute. Lo choc è stato terribile ma la donna, di tempra piuttosto combattiva, non si è lasciata trascinare dalla paura: davanti a colui che impartiva gli ordini – dall’accento molto vicino alla lingua rumena – perché disattivasse subito l’allarme, ha cercato di tergiversare. Con la speranza che fuggissero, li ha avvisati che di lì a poco sarebbero arrivati carabinieri e polizia privata. Non le hanno creduto. Una volta fuori uso la suoneria, i quattro per “convincerla” con i loro modi ad indicare dov’era la cassaforte, l’hanno ferita con un cacciavite mentre il dottor Pedaci ha rimediato un colpo sferrato al capo col calcio di una pistola.

Ma i minuti trascorsi dall’avvio dell’allarme hanno alla fine giocato a favore delle vittime. Mentre la donna, per evitare guai peggiori a sé ed al congiunto li stava portando verso la cassaforte, cercando sempre di convincerli ad abbandonare l’”impresa” (“Non sapete in che guaio vi state mettendo”, ha ripetuto loro), nel giardino della casa di via Garibaldi è giunto l’agente della Velialpol. I ladri lo hanno visto e hanno dovuto decidere: continuare nell’operazione criminale, sistemando in qualche modo il poliziotto privato, oppure scappare. Sono usciti in giardino pure loro minacciando l’agente se non fosse andato subito via. L’arrivo della pattuglia dei carabinieri li ha convinti che era meglio desistere e se la sono data a gambe.

La banda in queste ore è ricercata in tutta la provincia. Dal racconto dei testimoni ai carabinieri, confermata la nazionalità estera del “capo”, gli altri pare fossero di nazionalità italiana.

“E’ stato terribile vederseli di fronte all’improvviso – ha raccontato poco dopo la signora Nisco, che in cuor suo aveva sperato che l’allarme fosse scattato per un errore – quando hanno minacciato di passare alle maniere forti, ferendoci e facendoci sanguinare ( i due coniugi assumono talvolta medicinali per la circolazione, ndr) abbiamo temuto il peggio. Poi per fortuna sono scappati per evitare di finire in trappola”.

 

GALLIPOLI. “Si è agito molto sull’informazione, per far emergere il malessere sommerso; sulle strutture protette come le case rifugio; sulla legislazione resa più severa; poco lavoro è stato fatto sugli autori delle violenze, quasi abbandonati a se stessi. Attenzione: questo non è giustificazionismo ma volontà di capire la situazione andando oltre lo smarrimento e l’indignazione, formulando ipotesi e risposte”: inizia così l’intervista di “Piazzasalento” a Beatrice Sances, di Alezio, quasi 40 anni spesi tra Consultorio familiare del distretto di Gallipoli e corsi con i ragazzi delle Superiori su educazione delle emozioni, educazione sessuale ed altri temi relativi a quella delicatissima fase della vita che è l’adolescenza. Adolescenti come i due ragazzi di Specchia ed Alessano di cui oggi tutti parlano (e sparlano).

Più di qualcosa si è fatto sul versante delle donne; scarso il lavoro e quindi scarsi i risultati sul “se stesso” dell’uomo violento?

“Le aberrazioni mentali cui assistiamo sgomenti lo dicono; altri atteggiamenti meno eclatanti sembrano più accettabili ma devono preoccupare lo stesso. Il punto di partenza, la radice della questione è, a mio parere, che la donna ha fatto un percorso di emancipazione in cui l’uomo non sempre c’è stato, ha imparato, ha raggiunto un’altra armonia di coppia. Anzi, si è sentito sopraffatto, ridimensionato, senza potere ed allora – specie nelle fasce meno abbienti – ha fatto e fa ricorso alla violenza come uno strumento di affermazione del sé.  Noemi viveva forse una relazione di questo genere”.

Anche se con contrasti interiori molto evidenti, tra dichiarazioni assolute di amore e confidenze dolorose e prossime al distacco…

“Questa è la condizione di fondo degli adolescenti, la distanza tra ciò che si è appreso e quello che fai. La mancanza di coerenza che magari rimproverano agli adulti è un connotato tutto loro: riconosco il male, so che il comportamento più giusto è interrompere quel tipo di rapporto ma poi non lo faccio. È un comportamento in linea con la fase culturale attuale, in cui manca l’elemento della riflessione. Si brucia tutto in fretta, di corsa: ti mando uno stimolo, tu non reagisci come volevo e io mi sento uno scarto, tutto in un fiat. Da quello che vedo, quel 17enne si sentiva uno scartato e nessuno ci aveva messo le mani. Anche quando è uscito dalla caserma dei carabinieri ieri sera tardi, davanti alla folla provocatoriamente lui l’ha aizzata, sbeffeggiata: un’ulteriore tentativo di affermazione di sé, come un bullo: è l’unica piattaforma comunicativa che ha, la forza”.

Per cominciare ad uscire dall’impotente annichilimento e dalla rabbia inconsulta e semplicistica, e per recuperare quel “percorso” che tanti uomini non hanno fatto, da dove bisogna ripartire? Ha dei casi limite, nella sua lunga esperienza, da poter indicare come possibili modelli?

“Nessuna verità rivelata. Quello che cerco di fare col mio lavoro è esaltare la cultura della ‘fragilità’ tanto da farla diventare una risorsa in grado di farci diventare uomini e donne consapevoli di sé. Certamente ogni istituzione educante dovrebbe attrezzarsi per agevolare il percorso di questi nostri giovani avventurieri dell’identità. Poi cominciamo col farci domande prima di esprimere opinioni e giudizi. Perché, ad esempio, l’emozione prevalente nei giovanissimi è la rabbia? cosa manca in questa società in cui ‘tutto è permesso’? Io non ho la risposta ma cominciamo a cercarla e magari scopriremo cose insospettabili in cui anche noi adulti siamo compromessi. Il pensiero in questi momenti va ai tanti ragazzi e ragazze seguiti in questi anni, i cosiddetti ‘minori del Tribunale’, dai quali ho molto imparato, soprattutto che la rabbia è frutto della disperazione e dell’umiliazione”.

CASARANO. Si svolgeranno domani alle 17 a Soleto i funerali di Pierpaolo Serra, il 27enne di Soleto ritrovato senza vita, lo scorso martedì, nella sua abitazione di Perugia. La camera ardente verrà allestita presso la cattedrale dove il feretro del giovane sarà intorno alle 9. Questa mattina, a Perugia, si è svolta l’autopsia per risalire alle cause della morte improvvisa dell’universitario (ad un esame dalla laurea in Medicina) e per individuare eventuali responsabilità di terzi soggetti.

Sotto choc le due comunità salentine più direttamente coinvolte dal dramma, ovvero Soleto, dove il padre del giovane, il professor Elio Serra, noto psichiatra, è stato sindaco per dieci anni, e Casarano, dove la madre del ragazzo, la professoressa Maria Grazia Attanasi, è dirigente del Liceo Scientifico “Giulio Cesare Vanini”.

Per la scuola, queste, sono ore e giorni particolarmente difficili, visto che la notizia della tragedia è giunta proprio in avvio del nuovo anno scolastico. Giusto martedì mattina, la dirigente Attanasi aveva accolto in auditorium, con il suo solito entusiasmo, le “matricole” del “Vanini” in una mattinata di festa, consegnando una rosa ad ognuna delle ragazze presenti. Poche ore dopo la notizia che ha sconvolto per sempre l’esistenza di una famiglia e profondamente segnato l’intera comunità scolastica.

Il particolare momento vissuto dal liceo viene espresso nelle parole che i professori Claudia Costanino e Giuseppe Isernia, collaboratori della dirigente, hanno rivolto (sulla home page del sito istituzionale della scuola) “Alla grande famiglia del “Vanini”, ricordando alcuni versi della poesia “Giorgio per giorno” di Giuseppe Ungaretti, ed invitando ad esprimere la vicinanza alla dirigente “continuando a lavorare, studiare e collaborare al meglio delle nostre possibilità secondo le indicazioni che lei ci ha dato sino a ieri per cercare di alleviarle l’ulteriore carico della quotidianità lavorativa”.

Tantissimi i messaggi di cordoglio e di vicinanza espressi – in queste ore -su facebook non appena la professoressa Attanasi, aggiornando l’immagine di copertina, ha pubblicato la foto di Pierpaolo.

Gallipoli – “E’ finito il tempo dei proclami e delle promesse, bene le rassicurazioni dell’assessore Di Gioia ma è tempo di agire con i fatti: a due anni e mezzo dai proclami del presidente Emiliano in campagna elettorale, in cui prometteva e garantiva il suo impegno a risolvere la questione Xylella, è giunto il momento di ascoltare le richieste del territorio e mettere in atto provvedimenti di carattere ordinario e straordinario”: nel giorno della protesta a Lecce con trattori cartelli e slogan contro la Regione, il consigliere Erio Congedo (Fratelli d’Italia) apre una linea di credito per l’assessore Leonardo Di Gioia, di cui i manifestati anche chiesto con una lettera aperta e col corteo di stamattina le dimissioni. “Nell’immediato – chiede il consigliere Congedo – occorrono modifiche al Psr (piano sviluppo regionale)  2014-2020 per calibrarne le misure alla situazione venutasi a creare; ristoro immediato agli operatori agricoli, olivicoli e vivaisti; azione incisiva per ottenere dall’UE la possibilità di reimpianto; sostegno alla ricerca. A questo è necessario affiancare azioni di carattere straordinario e emergenziale, come una legge nazionale che riconosca lo stato di disastro ambientale e possa fungere da ‘piano Marshall’ che ridisegni e rilanci l’agricoltura salentina e l’economia del territorio”.

“Individuare le risorse necessarie ad avviare monitoraggi, coinvolgendo sia gli operatori agricoli locali che tutte le università e gli enti di ricerca, a partire dall’Università del Salento, al fine di studiare il germoplasma delle piante di ulivo che pur trovandosi nelle zone definite infette, non presentano alcun sintomo della malattia”: questo l’obiettivo di una mozione depositata dal consigliere regionale M5S Cristian Casili, di Nardò e vice presidente della V Commissione Ambiente. “Sono frequenti le segnalazioni – continua il consigliere regionale – provenienti anche dai produttori olivicoli leccesi, di piante di ulivo afferenti a varietà sia spontanee che coltivate che non presentano alcun sintomo di infezione. Viceversa pervengono segnalazioni di piante della varietà Leccino, finora considerata resistente, che manifestano i sintomi del disseccamento. Il germoplasma locale rappresenta una risorsa genetica fondamentale costituita da una serie successiva di incroci avvenuti in natura che hanno arricchito la biodiversità olivicola locale, a partire da varietà da sempre esistenti sul nostro territorio, tanto da fornire soluzioni concrete per la gestione della malattia, alternative all’introduzione di cultivar alloctone che essendo estranee ai nostri ambienti richiederebbero tecniche colturali e condizioni pedoclimatiche non coincidenti con quelle del territorio salentino”. Casili ribadisce poi il suo “no” al piano che prevede gli espianti degli ulivi infetti e delle piante anche non malate in un raggio di 200 metri da quelle contagiate e ricorda come “negli Stati Uniti la strategia di gestione della malattia di Pierce che colpisce la vite, abbia escluso da anni la possibilità di eradicazione puntando piuttosto ad una più concreta strategia di convivenza”. E’ dunque più che mai “indispensabile” per Casili “avviare un’attività di monitoraggio e censimento georeferenziato delle piante coltivate e/o semenzali che si trovano nella zona infetta, per ottenere informazioni volte ad individuare le piante che, dalla comparsa dei primi sintomi ad oggi, non manifestano alcun disseccamento”.

SPECCHIA. Noemi Durini è stata ritrovata due giorni fa; ora ci sono da ritrovare altri pezzi di una vicenda il cui ricordo durerà molto a lungo. Occorrerebbe trovare sempre più spazio per una riflessione corale, di comunità, come ha consigliato da questo giornale la dottoressa Beatrice Sances, per recuperare ritardi pesanti sulle attenzione mai date agli autori degli abusi e dei delitti contro le donne. Ma ribolle ancora troppa rabbia e tanti perché dalle risposte facili e ultimative, che tengono inchiodato questo dolore collettivo.

I nodi da sciogliere.

Sul piano delle indagini gli interrogativi non mancano: la 16enne non è morta per i colpi di pietra sferrati dal suo compagno, come accertato ad un esame diagnostico: allora dice il vero l’autore del crimine, il quale ai carabinieri ha parlato di un coltello? E dove sarebbe finita quest’arma? Di chi sono le macchie di sangue nell’auto della 500 in cui si sarebbe svolto l’ultimo incontro tra i due all’alba di domenica scorsa? Ma il 17enne ha fatto tutto da solo o, come ha urlato a “Telerama” il papà dell’uccisa, l’autore sarebbe il padre del giovane che ora in isolamento in una struttura protetta? L’autopsia di sabato dovrebbe chiarire qualche dubbio.

La guerra tra famiglie.

Resteranno tutti interi e strazianti i rapporti dilaniati tra le due famiglie e tra quelli che ormai sono schieramenti in campo. Era lui la rovina di lei o viceversa? Un gioco al massacro, un altro ancora. Molto pare aver pesato l’arcaica cultura di chi concepisce la donna – quale che sia la sua età – come oggetto di proprietà, silenziosa, sempre al suo posto e sempre obbediente, con autonomia zero. Se questo è, c’è chi pensa che – ad un altro livello, beninteso – anche il minore appare una vittima. Lo scambio di accuse continua, come i particolari che cambiano nel racconto del ragazzo. Sarebbe pentito, avrebbe lasciato in casa un biglietto trovato, dopo il rinvenimento del corpo della ragazza, dalla madre; parole con cui sostiene di aver “fatto tutto per voi, vi voleva ammazzare e fuggire con me a Milano”; scrive di sentirsi un fallito. Lontane ormai le immagini di strafottente bullo all’uscita dalla caserma di Specchia, davanti ad una folla violenta quasi al suo stesso livello, almeno nelle espressioni.

I funerali e il circo mediatico.

La madre di Noemi, puericultrice apprezzata, dopo le due denunce inviate alla Procura dei minori di Lecce, ha avuto anche il coraggio di stoppare un funerale-show (maxischermi fuori dalla chiesa, moto rombanti…). Ha invitato ad un comportamento sobrio durante il piccolo percorso che farà la salma della figlia, dalla casa in chiesa. Ma l’impressione che al circo mediatico, in cui tutti i protagonisti sono “buoni” per fare audience, senza eccezione alcuna, non si riuscirà a togliere questo boccone. Il comitato sorto a Specchia con gruppi e associazioni, avrebbe voluto collaborare ai funerali (data la previsione di una grande folla) ma adesso farà altro: in programma iniziative per ricordare lei e le ragazze come lei, vittime di amori corrosi da antichi veleni.

Le Istituzioni zoppicanti.

Il Comune di Alessano (l’omicida abitava nella frazione di Montesardo) riceve dalla Procura del Tribunale dei Minori di Lecce la richiesta di una relazione sul soggetto L. M.; ha tempo 90 giorni per presentarla a partire dal ricevimento dell’istanza che è di fine agosto. La stessa magistratura per minorenni scrive al Comune di Specchia proponendo l’affidamento di Noemi ai servizi sociali; forse è un modo, un altro dopo quello consigliato a più riprese dalle sue amiche, per allontanarla da lui. La data della comunicazione è del 4 settembre, il giorno dopo l’ufficializzazione della scomparsa della donna. Dopo mesi di silenzio ufficiale, ecco una mossa. Un caso che sia stata fatta appena scattato l’allarme? Dubbio legittimo e denso di possibili conseguenze. Il ministro della Giustizia, Orlando, ci vuole vedere chiaro ed ha inviato i suoi ispettori “per vedere è stato fatto tutto il necessario dopo le due denunce della madre”. Si paventano comportamenti del Tribunale “abnormali”. Pure il Consiglio superiore della magistratura riunirà martedì il comitato di presidenza “per verificare se ci sono stati problemi, omissioni oppure no”.
Questo non lo avrebbe mai immaginato. La tragica protagonista di questa storia non lo avrebbe di certo voluto né mai immaginato, ma la sua barbara uccisione ha aperto una importante cerimonia a Palazzo di giustizia di ecce dove questa mattina si è insediato il nuovo presidente della Corte d’Appello, Roberto Tanisi, di Taviano. Il magistrato ha aperto il suo intervento in un’aula magna gremita, parlando proprio di Noemi, “vittima della più grave delle ingiustizie”.

NARDÒ. Il “Grande Fratello” nel 2015; prima ancora Miss Italia (2011) e il programma tv “Veline” (2012). Poi, lo scorso 7 settembre, riecco in uno studio televisivo la 25enne neretina Mary Falconieri, stavolta non per parlare di spettacolo ma di salute. Intervistata da Barbara D’Urso, Mary ha rivelato che una predisposizione genetica la espone a un’alta probabilità di ammalarsi di tumore. Perciò si farà asportare i seni e, dopo aver realizzato il sogno di diventare mamma, anche le ovaie. Decisioni difficili, laceranti, definitive.

«Ho una storia familiare critica – spiega Mary – con mia mamma colpita da tumore dieci anni fa a 35 anni; mia zia a 37 anni e mia cugina a 31. Sotto consiglio dei medici ho eseguito il test genetico, scoprendo che senza intervento ho l’85% di rischio tumore».

A pochi giorni da quell’intervista, su cui ha molto riflettuto prima di esporsi di nuovo davanti al grande pubblico televisivo, la giovane donna ripercorre la sua storia: «Ho saputo di essere positiva alla mutazione del gene Brca1 ad aprile, dopo un test all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Ho guardato in faccia la realtà e rivissuto i momenti negativi della mia vita con mamma, zia e cugina malate di tumore (più altri casi di parenti lontani)». Così Mary affronta la situazione mettendo da parte ansie e paure: consulta oncologi e senologi e poi vola a Milano, direzione Istituto europeo di Oncologia. «Non ho esitato un secondo – ricorda adesso  – a prendere la decisione: mi opero. Non potrò allattare i miei figli ma non avrò il tumore al seno!”». Poi le reazioni degli amici. «Mi facevano i complimenti per il coraggio ma io so solo che amo la vita e voglio viverla, finché posso, in salute. Puoi nascondere quello che vuoi e far finta di nulla ma poi i nodi vengono al pettine». Altro passaggio delicato e coinvolgente, la scelta di raccontare la sua vicenda in un popolare salotto televisivo. «Mi son chiesta: perché non mandare un buon messaggio ai telespettatori spiegando l’importanza della prevenzione?! Ne ho parlato con gli autori. Ammetto che, stavolta sì, ho avuto paura. Di essere fraintesa». Rischio superato: tantissimi i telespettatori che continuano a scriverle in questi giorni. Un plauso a Mary (impegnata nel corso di studi di infermieristica) arriva anche dai suoi concittadini dell’Ant “Don Tonino Bello”, che si occupa di assistenza oncologica: «Condivido la decisione di Mary Falconieri di seguire i consigli dei medici – dichiara la delegata neretina Luciana Fracella – perché la prevenzione salva la vita. Da quest’anno l’Ant organizza anche giornate dedicate alla prevenzione del tumore tiroideo, essendo riusciti ad acquistare un ecografo». Già, la prevenzione: tema sul quale Mary torna ormai spesso. Con una raccomandazione finale: «Lasciamo stare il gossip: stiamo parlando di cose serie».

GALLIPOLI. Primo esempio. Ha realizzato un nuovo complesso abitativo in città in questi ultimi anni. Quando gli si chiede “come vanno le vendite?“ guarda i cartelli ancora col “vendesi” e dice: “Li avrei venduti già tutti, di sicuro, se solo avessi accettato denaro in contanti”. Ma non è legalmente possibile: Sono immobili da 350-450mila euro l’uno. “Sa quanti commercianti, imprenditori e… altri hanno scatoloni pieni di soldi a casa? Non può immaginare. Ma poiché proviene da attività non dichiarate fiscalmente, non possono che trovare sbocchi non ufficiali”. Qui o altrove.

Secondo esempio. Poco importa se questo episodio è accaduto l’anno scorso o in queste settimane, il senso non muta. Un uomo si ritira a casa nel centro storico a bordo del suo motociclo. È quasi l’alba. Entra, lascia il borsello che porta con sé e va in un’altra stanza. Qualcuno deve averlo seguito o lo stava aspettando conoscendo bene lui e i suoi orari, chissà. Il borsello sparisce, con dentro documenti e soldi. Tanti soldi, tanti da non poter andare a fare denuncia per il furto. Sarebbero altri guai: come giustificare quei 15mila euro in contanti? Cosa dire ai carabinieri? Certo, non la verità: erano il guadagno di due settimane di “apecalessino”. Senza scontrini.

Terzo esempio. Imperversano soprattutto nella città vecchia – così dicono ristoratori e loro dipendenti – gruppi di vacanzieri che cenano e poi spariscono, facendo ricorso a sistemi tra i più fantasiosi. Ma gli autori dei raggiri non possono certo essere ammirati: i danni sono dell’ordine di migliaia di euro. Che fare? Denunciare alle forze dell’ordine, come sarebbe ovvio? Ci pensano ma l’ipotesi viene lasciata cadere; se vengono “quelli”, poi magari fanno domande sul personale, vogliono vedere documenti, controllano qualche conto… No, meglio fare da sé, fare un patto di “mutuo soccorso” e stare con gli occhi aperti. Nel caso con maggiore risonanza, così è stato. Tanti colpi ma nessuno che abbia denunciato, alla fine, qualcun altro. Pure le botte (“sacrosante”) in nero.

A Lecce e in provincia i posti letto sono 87.800 tra alberghi (306: a Riccione sono 400), b&b, case vacanza, camping. Nello stesso periodo – anno 2016 – gli arrivi registrati durante l’estate per il comparto turismo e collegati, sono stati 915mila; molto probabilmente e realmente sono stati molti di più. Dai dati della Camera di commercio di Lecce le tendenze registrate sono in crescita: alloggi e ristorazione +30%; servizi alla persone +11,6;  servizi alle imprese +40%. Da giugno a fine agosto di quest’anno, secondo la Cna Balneatori, il solo turismo marino ha segnato un +23% in Puglia, anche se al primo posto resta l’Emilia Romagna (due punti in più).

Il settore tira e anche se – come a Gallipoli – proprio in agosto si notano flessioni per alberghi e campeggi, la gallina dalle uova d’oro continua a vivere il suo ciclo prezioso. Come il sempre massiccio movimento economico non dichiarato, che agisce senza lasciare tracce, che fa sparire gran parte di quelle “uova d’oro”. Lo dicono, oltre il diffuso e verificato sentire comune, gli incassi dalle tasse di soggiorno. Se la pubblicistica corrente incorona Gallipoli, i soldi incassati da presenze vere dichiarano che la “regina” del Salento è Ugento: 400mila euro incamerati contro i poco più di 300mila della “città bella”. Segue a distanza Nardò.

Se non per fatti di cronaca nera (nella media con altri centri molto attrattivi); se ci sono alcune criticità persistenti nell’organizzazione locale della stagione clou (temi trattati nei precedenti due servizi Il “caso Gallipoli”/1 e Il “caso Gallipoli”/2), per la mole di risorse sotterranee, il “caso Gallipoli” allora esiste? Naturalmente non ci sono dati, ma stime desumibili sì. Si pensi intanto che la Regione certifica che solo un turista su cinque è “in chiaro”, dichiarato, ufficiale. Ma nella classifica dei vacanzieri invisibili Gallipoli è in cima alla classifica con Lecce e Ugento. Tra le conseguenze – l’utilizzo di un ambiente pregiato senza giusti ritorni per la comunità – eccone un’altra: tanta moneta non arriva ad irrorare adeguatamente i tanti addetti che fanno vivere bar, ristoranti, stabilimenti balneari, imprese di pulizie, fornitori di servizi vari. Si parla di retribuzioni nei due mesi centrali di 400 euro a settimana (per quattro ore giornaliere che diventano il doppio nel fine settimana ma con la stessa paga), senza giorno di riposo; di voucher di 10 euro usati per “coprire” la prestazione e l’aggiunta di contanti per arrivare ai 25 canonici. Anche quest’anno – ne sono convinti al sindacato – a fine stagione ci sarà la pioggia di vertenze degli ormai ex addetti; in moltissimi casi finiranno con transazioni concordate per evitare lunghi processi. Intanto il fiume di euro scorre, insensibile alle vicende umane. Ma dove va a finire? Se ne parlerà nel prossimo servizio. E forse si potrà intravedere in cosa consiste davvero il “caso Gallipoli”.

Leuca (Castrignano del Capo) – Un supplemento di valutazione circa le indagini geofisiche relative alle prospezioni nell’area del Mar Ionio al largo delle coste Salentine finalizzate alla ricerca nel settore degli idrocarburi: è quanto è stato deciso dal viceministro dello Sviluppo economico,  Teresa Bellanova, davanti alle preoccupate richieste giunte da più parti circa le conseguenze nell’ambiente marino delle ricerche di  idrocarburi con metodo – ritenuto molto impattante – dell’aria compressa sparata sul fondo marino per le ricerche. L’obiettivo della viceministro è approfondire le conoscenze proprio sulle attività di “prospezione geofisica ed offshore tale da vagliare le recenti innovazioni tecnologiche quale passaggio propedeutico all’eventuale concessione di questo e analoghi permessi di ricerca”.

L’iniziativa di Teresa Bellanova segue l’emanazione da parte del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio

e del mare, di concerto col Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo, del Decreto di compatibilità ambientale in relazione alla richiesta di prospezione a suo tempo avanzata dalla “Global Med Llcc”. La decisione del “Gruppo tecnico” in arrivo è stato comunicato anche al presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone.

“E’ evidente la necessità di contemperare la sicurezza delle nostre coste e dei nostri mari, considerata prioritaria – rileva la viceministro – con le attività di ricerca, anche alla luce delle iniziative più rilevanti che vedono impegnato il Mise, a partire dalla Strategia energetica nazionale mirata ad una forte decarbonizzazione e che dunque segna un punto rilevantissimo verso un futuro libero dall’utilizzo delle fonti fossili”.

“Vorrei ancora ricordare – prosegue Teresa Bellanova – che a marzo il Governo ha nominato il neo-Presidente del Comitato per la sicurezza delle operazioni a mare (Comitato Offshore) ai sensi del il Decreto legislativo n. 145/2015, recependo la Direttiva 2013/30/Ue e dando ulteriore attenzione alla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi, creando ulteriori punti di verifica per autorizzare le attività in mare. E che, inoltre, nel luglio scorso, con il pieno supporto del nostro Ministero, il Decreto Legislativo n. 104/2017 di aggiornamento della disciplina Via, ha accolto il principio che tutti i rilievi geofisiciattraverso l’uso della tecnica airgun siano soggetti a Via nazionale, senza sconti”. La viceministro inoltre richiama il dato che nel “Primo rapporto sugli effetti per l’ecosistema marino della tecnica dell’airgun”, curato da Ispra ed uscito a dicembre 2016, sono indicati nuovi ed interessanti sviluppi di tecnologie alternative che utilizzano sorgenti a zero impatto sull’ambiente”.

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MAGLIE. Sono 59 le persone indagate dai carabinieri nell’ambito dell’operazione “Contatto” che ha portato, alle prime luci dell’alba, all’arresto di 47 soggetti. Ad essere coinvolti sono anche un ex assessore (di Sogliano Cavour) posto ai domiciliari, un appuntato dei carabinieri, un vigile urbano di Sogliano ed un poliziotto penitenziario in servizio nel carcere di Lecce. L’indagine, condotta dal febbraio 2013 sino al giugno del 2016 dal Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia dei Carabinieri di Maglie ha consentito di svelare molteplici infiltrazioni, a vari livelli, entrando nei gangli dell’associazione mafiosa facente parte del clan “Coluccia” di Noha-Galatina ma con interessi e ramificazioni in molti altri comuni della provincia quali Sogliano Cavour (19 i coinvolti), Galatina (6), Cutrofiano (7), Corigliano d’Otranto (4), Castrignano de’ Greci, Melpignano, Soleto, Sternatia, Cursi (2), Castrì di Lecce, Martano, Otranto, Calimera, Muro Leccese e Cavallino. Sin dalla scorsa notte i militari del Comando provinciale dei carabinieri di Lecce, in collaborazione con il Nucleo investigativo del Comando provinciale di Mialno e della Comapgnia di Tolmezzo, hanno portato in esecuzione 47 provvedimenti cautelati: 20 in carcere, 17 agli arresti domiciliari, 7 misure coercitive dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e tre interdizioni temporanee dai pubblici uffici.  In azione anche il Nucleo elicotteri carabinieri di bari palese e due unità del Nucleo cinofili di Modugno. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione di tipo mafioso, estorsione, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione abusiva di armi, ricettazione, rapina, furto aggravato, porto abusivo di armi, detenzione e spaccio di stupefacenti, abuso d’ufficio, usura, favoreggiamento personale, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, truffa, minaccia aggravata e lesioni personali con l’aggravante delle modalità mafiose.

“Nessuna imposta è prevista per pajare e furnieddhri in abbandono”. A fare chiarezza su quello che rischia di trasformarsi in vero e proprio “caos-tributi” è il “Collegio provinciale dei geometri e geometri laureati” alla luce degli avvisi (al momento “bonari”) che l’Agenzia delle entrate sta inviando ai proprietari dei cosiddetti “fabbricati ex rurali”. L’invito, al momento, è quello di dichiarare al Catasto quanto andava fatto già entro il 30 novembre 2012 (sulla base del Decreto 201/2011) per evitare, mediante il ravvedimento operoso, ulteriori sanzioni. Pur invitando, “vista la complessità dell’argomento”, i proprietri che hanno ricevuto tali avvisi a rivolgersi al geometra di fiducia, il presidente del Collegio professionale leccese, Eugenio Rizzo, interviene per fare chiarezza.

«Per tutti i fabbricati “ex rurali”, furnieddhri, pajare, lamie o simili, che hanno sì perduto i requisiti di ruralità, ma che si trovano in stato di abbandono, privi di infissi, di pavimenti, di impianti e di ogni altra opera di finitura, è sufficiente rispondere all’avviso bonario inviato dall’Agenzia delle Entrate, mediante la compilazione del modulo allegato, all’interno del quale è possibile indicare l’apposita casistica, per la quale nessun altro adempimento è dovuto al cittadino, che non è neppure tenuto a pagare alcuna sanzione», fa sapere Rizzo che sta seguendo da vicino la questione insieme ai geometri Federico Cortese e Giuseppe Nobile, entrambi componenti della Commissione Catasto. Diversa sorte, invece, per gli altri fabbricati “ex rurali” che invece vengono utilizzati come deposito oppure sono stati ristrutturati a scopo abitativo: avendo perso il requisito della “ruralità”, per questi sussisteva già l’obbligo del censimento nel Catasto edilizio urbano, con l’attribuzione da parte del professionista tecnico incaricato dell’accatastamento, di una rendita che diviene base imponibile per ogni adempimento fiscale (Imu e altro). Anche in questo caso occorre, però, fare delle valutazioni perché “oltre i cinque anni la sanzione potrebbe anche essere già prescritta”. Quindi, le sanzioni indicate nell’avviso bonario dell’Agenzia si riferiscono ai fabbricati che conservano tuttora i requisiti di ruralità, ma che sono ancora censiti nel Catasto con la possibilità, tuttavia, di godere delle agevolazioni fiscali previste mediante l’annotazione in visura di una “annotazione di ruralità.

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SANTA CESAREA TERME. Ore di paura a Santa Cesarea Terme per l’incendio divampato intorno alle 13 nel bosco che sovrasta il paese. Per domare le fiamme, ed evitare il loro propagarsi tra le abitazioni, sono intervenuti anche due idrovolante ed un aereo “canadair” della Protezione civile che hanno fatto per ore la spola con il mare per rifornirsi d’acqua. Le operazioni di spegnimento sono durate sino al tardo pomeriggio e hanno attirato l’attenzione dei turisti presenti. Complice anche il vento da nord, è stato necessario evacuare due alberghi mentre un’altra struttura è rimasta a lungo irraggiungibile. Il fumo ha invaso completamente la cittadina adriatica creando non pochi disagi tra cittadini e bagnanti. In azione anche un elicottero che per ore ha sorvolato la zona. Più difficile da controllare sono state le fiamme nella parte di pineta che sovrasta il belvedere, verso le nuove terme, lì dove si crede sia scoppiato l’incendio. L’ipotesi più accreditata è che possa essersi trattato di un atto doloso se, come pare, i focolai sono stati più d’uno. Di certo si è trattato dell’incendio più grave dall’inizio dell’estate.

MATINO. Quattro chilometri a piedi, da Matino a Casarano, per aprire l’anno pastorale. Il pellegrinaggio diocesano è in programma venerdì primo settembre dalla parrocchia Santa Famiglia di Matino al Cuore Immacolato di Maria in contrada Botte a Casarano, con partenza alle ore 18.30. Alle 20, all’arrivo a Casarano, sarà il vescovo della diocesi di Nardò- Gallipoli, monsignor Fernando Filograna, a presiedere la celebrazione eucaristica insieme a tutti i sacerdoti presenti. La giornata diocesana assume un particolare significato nella ricorrenza del centenario dell’apparizione della Madonna di Fatima, cui la parrocchia casaranese, guidata da don Antonio Pinto, è particolarmente devota.  Ad animare il percorso con il canto e la preghiera saranno gli studenti  del seminario minore di Nardò e quelli del Maggiore di Molfetta e Roma. Proprio per favorire un’ampia partecipazione di tutti i fedeli all’iniziativa, il vescovo invita tutti i parroci a sospendere le celebrazioni pomeridiane nelle rispettive parrocchie e ad incoraggiare la presenza di giovani e ragazzi.

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Melpignano – Una novantina di interventi sanitari appena per un pubblico stimato tra le 150mila e le 180mila persone. Il dato reso noto dall’Ufficio stampa dell’Asl vuol dire che è andato tutto bene nella “due giorni” di Melpignano, quello delle prove finali e quello dello spettacolo, della “notte della Taranta” versione 2017. Nell’80% dei casi si è trattato di ebbrezza da alcol, di mix con sostanze psicotrope; non sono mancati feriti per piccoli traumi e qualche affanno cardiaco quasi tutti da codice verde.

“La gestione sanitaria del Concertone, infatti, è stata studiata nei minimi particolari: uomini, mezzi e strutture da impiegare e procedure da attuare. Il lavoro vero degli uomini del 118, affiancati dai volontari della Croce rossa italiana – si precisa dall’Asl Lecce – è però cominciato già il 24 agosto, quando è stato allestito il Campo sanitario (Presidio medico avanzato): un vero e proprio ospedale da campo su un’area di 4mila metri quadri, di cui 260 coperti, completamente perimetrata e presidiata da personale addetto”.

“L’obiettivo, pienamente centrato, di questo grande dispiegamento di forze – dichiara il direttore generale dell’Asl, Silvana Melli – era tutelare la salute della popolazione e degli operatori impegnati nell’evento, permettendo ad una manifestazione di così grande richiamo di svolgersi nella massima sicurezza, grazie ad un Piano dei soccorsi meticoloso, che non ha lasciato nulla al caso. Ed ha colto nel segno anche l’invito a vivere la Notte della Taranta come uno straordinario momento di aggregazione e di sano divertimento, senza eccessi”. Rispetto al 2016, si fa notare, c’è stata una diminuzione degli interventi di soccorso del 15%. Al centro del meccanismo dei soccorsi il Servizio 118, guidato dal direttore Maurizio Scardia, chiamato a coordinare il  Posto di comando avanzato sanitario

Non bastano due giorni di tramontana di fine agosto a cacciar via l’estate. Già si parla di una settima ondata di caldo intenso fuori dalle medie stagionali. Prevista ancora afa e quindi aria condizionata a go-go. D’altronte , così è l’estate, guai a dirne male.  “Ci dice male de la state, dice male de mammasa” e ancora “Ci dice male de la state, ulìa mpicatu” così ammoniscono gli antichi modi di dire.  In fondo “Ddo fiate a ll’annu, nu vvene la state”, meglio, quindi, godercela, quando c’è con tutte le sue caratteristiche, afa e siccità comprese. Anzi, “Pregamu lu Petreternu, la state cu èggia state, e lu jernu cu èggia jernu” perché “Se lu jernu nu jerniscia, la state nu statiscia”. Inutile accanirsi dietro le previsioni meteo facendone oggetto di continue dissertazioni, da quello che si ricava dalla saggezza popolare in estate le cose devono andare prorprio come vanno. Se è agosto, ci deve essere sole e tanto caldo e non bisogna lasciarsi ingannare da qualche nuvola passeggera: “Nule de state e sserenu de jernu, nu ffare ffidamentu”.  Non sempre l’acqua, che viene spesso invocata,  è una benedizione. Tutt’altro: “ Acqua de state la piscia lu diaulu” e “Acqua de state, pisciazza de Lucifero” e quindi  beato chi la sopporta: “Acqua  de state, jata a cci la pate”

In conclusione, l’estate è una bella stagione, perché anche chi è in difficoltà riesce a vivere dignitosamente, accontentandosi di poco e in buona salute:“La state è la mamma de li puareddi” perché “La state fannu latte puru li ceddi”.  Non manca l’esortazione ai contadini a continuare a impegnarsi nei lavori dei campi e a programmare l’attività dei mesi successivi perché  “Ci dorme la state, disciuna lu jernu”. Esortazione fatta propria dalle operose massaie impegnate nel sole estivo a seccare  pomodori, zucchine e peperoni per gustosissimi piatti nelle giornate fredde d’inverno.

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Gallipoli – La drammatica mezzanotte tra mercoledì e giovedì, in cui sono state vissute e viste scene che a molti hanno fatto ricordare il panico di Torino in piazza San Carlo per la presunta presenza di una bomba, ha fatto deflagrare soltanto e per fortuna un fenomeno sotto traccia che, pur non essendo nuovo evidenzierebbe in questa stagione una recrudescenza insopportabile: l’evasione dall’obbligo di pagare il conto dei clienti dopo aver consumato cene, per lo più. “In tanti se ne vanno insalutati ospiti – dice uno dei tanti ristoratori del centro storico – con i sotterfugi più strani. Ogni sera perdiamo centinaia di euro. Non ne possiamo più”.  Il fenomeno delle “cene a scrocco” sarebbe dunque un dato di fatto tanto concreto quanto nascosto. Qualcosa di simile è stato segnalato in queste settimane in altre località turistiche della provincia, ma a Gallipoli gli effetti sarebbero più pesanti, a giudicare da quanto raccontano gli operatori della ristorazione quasi in coro. Intanto va detto che il problema sembra circoscritto al solo centro storico, nelle ore serali e nei luoghi più affollati, in particolare piazza Imbriani e via Antonietta De Pace ed anche lungo le mura. “Quasi ogni sera abbiamo assistito a quelle scene di guardie e ladri di una volta, in cui gli avventori ‘abusivi’ di ristoranti e trattorie fuggivano tra la folla e nelle stradine inseguiti da camerieri e titolari”, dice un sottufficiale in congedo che dà una mano in un ristorante nella piccola ed affollatissima Imbriani. Tanto che c’è chi,come al ristorante sulle mura “Lo Scoglio delle Sirene”, scottato dalle perdite degli anni passati, è corso ai ripari installando le telecamere: i cartelli che lo segnalano hanno avuto l’effetto di far girare al largo i “furbi”. E se da più parti si accusano insistentemente i giovani quali autori del furto, va aggiunto il dato che ora fanno loro compagnia comitive di persone di mezza età (sui 50 anni tanto per intenderci) e anche famiglie con passeggino al seguito. In un ristorante protagonisti del raggiro sarebbe stata una coppia di inglesi “almeno a giudicare da come lo parlavano ostentatamente, per poi, approfittando di una nostra distrazione, allontanarsi con tutto l’aplomb inglese possibile”, confida la responsabile di un ristorante sulla riviera di ponente. Fumare una sigaretta, andare in bagno, il bambino che piange, tutte le scuse sono buone per allontanarsi quanto basta per tentare la fuga. “Tutto ciò, nell’assenza totale di forze dell’ordine, tranne ogni tanto qualche vigile provvisorio, per tutta l’estate – si sfogano unanimi i ristoratori – non possiamo andare avanti così. Qualche risposta ci voleva…”. Che tipo di risposta? Vi siete sentiti tra ristoratori? Vi siete organizzati per dare magari una “lezione” a qualcuno? Risposte non ce ne sono, ma si lasciano immaginare. La reazione “corale” al finto attentato di mercoledì pochi minuti dopo mezzanotte sta lì a dimostrarlo. Come il fatto che nessuno ha denunciato nessuno. (Ha collaborato Amleto Abbate)

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MELPIGNANO. Con la sua tela ha raggiunto tutti gli angoli del mondo e continua a lasciare tracce del suo passaggio silenzioso (ma non troppo). La taranta continua a tessere, tra un passo di danza e un intreccio di note e si prepara a festeggiare i venti anni dell’evento che la celebra, la “Notte” del prossimo 26 agosto a Melpignano. Succede così che, come nel gioco di rimandi di sguardi e inviti che ne caratterizza la danza, la pizzica con i suoi viaggi ritorna sempre a casa, più forte di prima. Come Nicoletta Manni, nata e cresciuta a Santa Barbara, frazione di Galatina, a 13 anni ammessa alla Scuola di ballo dell’Accademia Teatro della Scala. Nel suo curriculum ci sono Berlino, la Compagnia Scaligera, prestigiose tournée, Parigi, l’America, la Cina. E un presente come prima ballerina del Teatro alla Scala e un posto da protagonista accanto a Roberto Bolle, nei suoi spettacoli in giro per il mondo. L’ètoile salentina alla Notte della Taranta ci era stata già nel 2014, quando ha avuto modo di apprezzarne la bellezza della musica. Sabato ci tornerà, ma a danzare sul palco del Concertone finale, come protagonista assoluta. A segnare l’apertura dell’evento a tutte le arti, la prima ballerina danzerà ne “La preghiera della madri” dall’artista israeliana Yael Deckelbaum. “Ho accolto subito con grande entusiasmo l’invito della Fondazione Notte della Taranta. Sono orgogliosa di danzare nella mia terra – commenta – ma soprattutto sono felice di poter dare il mio contributo e trasmettere attraverso la mia esibizione un messaggio importante: la pace, tema di questa edizione, particolarmente significativo in questo momento storico”.

Ogni “ritorno” porta sempre con sè anche un viaggio verso nuove culture e contaminazioni: nel suo ultimo volo all’estero, la taranta ha raggiunto il quartiere del Casino di Montecarlo, dove a luglio scorso Antonio Castrignanò ha esportato il ritmo della tradizione salentina nella prima edizione della “F(ê)aites de la danse” organizzata da Ballets de Montecarlo, il Principato e Montecarlo Société des Bains de Mer. Una lunga maratona durante la quale il coreografo Jean-Christophe Maillot ha puntato sulla potenza musicale della tradizione salentina cucendogli addosso i suoi nuovi balletti. Ad accompagnare Castrignanò tanti musicisti: Rocco Nigro, Gianluca Longo, Giuseppe Spedicato, Max Pellizzari, Gianni Gelao, Luigi Marra, Antonio Aprile, Cristian Musio, Joele Micelli, il Maestro Eliseo Castrignanò.

Torre dell’Alto vista da Portoselvaggio foto Fernando Spirito

NARDÒ. Il pericolo veniva dal mare perciò era necessario difendersi. Il Salento, ponte di transito da Oriente a  Occidente, con le sue coste prevalentemente basse, è stato nel passato testimone e vittima anche di sbarchi di inaudita violenza. Valga per tutti l’assalto a Otranto dei Turchi nel 1480 con l’uccisione degli Ottocento Martiri, destinato a rimanere impresso nella memoria e a suggerire strumenti di difesa o soltanto di avvistamento del pericolo. Le pietre, ancora oggi, ci raccontano questa storia di tentativi di difesa sulla costa che da Brindisi percorre tutto il Capo di Leuca fino alle marine di Nardò: sono le Torri costiere che costituivano una prima barriera spesso in relazione con una seconda cinta difensiva formata dalle masserie fortificate.  Per anni abbandonate a un lento degrado, le Torri ora nella maggior parte restaurate, alcune consegnate alla fruizione pubblica, altre di proprietà privata,  continuano a raccontarci stralci di storia. Come fa il bel libro di Cesare De Salve “Torri costiere. La difesa delle coste del Salento al tempo di Carlo V” pubblicato la scorsa estate per i tipi dell’Editrice salentina  con  foto dello Studio De Salve di Tuglie.

Nel 1503 l’Italia meridionale  annessa alla Spagna, divenne “viceregno” e fu proprio Carlo V a immaginare un sistema di protezione delle coste salentine costituito da una serie di torri costiere. Nel 1533 il viceré Don Pedro di Toledo emanò un’ordinanza che imponeva ai privati possessori di torri di ristrutturarle e di renderle agibili ed efficienti. Nel 1563 seguì un’altra ordinanza, questa volta  del viceré Don Perafan de Ribera, che ordinava nuova costruzione di torri.  Avvenne così  che nel 1748 il regno di Napoli contava 379 torri costiere, poco più di 80 nella Terra d’Otranto. Progettate a Napoli, erano costruite da maestranze locali, soprattutto leccesi.

Il testo di De Salve, dopo un breve excursus storico, esamina le diverse tipologie: Torri tipiche del Regno di Napoli; Torri a base circolare, grandi, medie e piccole; Torri della serie di Nardò a base quadrata; Torri tipo masseria; Torri atipiche. Seguono 62 schede da Torre Specchiolla (località Casalabate)   a Torre Castiglione (Porto Cesareo), passando, per citare le più note, da Torre del Serpe, Torre Sant’Emiliano, Torre Vado, Torre Suda, Torre Pizzo, Torre Inserraglio, Torre Lapillo. Un capitolo è dedicato a quelle  scomparse o mai costruite; in conclusione un agevole glossario.

Un testo che invoglia per qualche ora ad andare “via dalla pazza folla” agostana e a ritrovare nelle torri costiere il fascino del racconto della storia. Le pietre, a saperle ascoltare, hanno ancora qualcosa da dirci.

GALLIPOLI. Disordinato e contraddittorio il Ferragosto trascorso ieri a Gallipoli. Atti vandalici, di nuovo un’ambulanza bloccata lungo la litoranea, divieti di sosta e passi carrabili non rispettati, scene di maleducazione. Tutto già visto negli scorsi anni, si dirà. Ma a questo si è contrapposto un dato per nulla confortante: il calo registrato in questi 15 giorni di agosto da molte strutture ricettive rivolte ad un target medio alto di clientela. La domanda è calata e non di poco: dal 10 al 15%, fra tutti il dato dei campeggi sembra essere quello più eloquente, in quanto strutture di grande capienza e che già l’anno scorso avevano tirato la linea del totale a mento 20%. “Anche noi – commenta Michele Minerva del “Camping la Vecchia Torre” – registriamo una forte flessione in questi primi 15 giorni di agosto”.  Il confronto che fanno gli operatori è con i numeri degli ultimi tre anni; quindi vi è una tendenza in atto, su cui riflettere.

“La gente c’è – dicono ad un noleggio di biciclette e motocicli (preferiscono rimanere nell’anonimato) –  ma è sicuramente meno rispetto allo scorso anno; inoltre questo tipo di attività in questi anni si sono moltiplicate e quindi con questo calo si fatica a risultare competitivi e in attivo”. Tutti d’accordo anche sul successo di un giugno sopra la media e il flop di queste settimane in cui erano concentrate le speranze di molti. Ota si guarda al prossimo sabato come ad un punto di svolta per risalire, passato il picco del turismo giovanile e fidando su alcuni ospiti che avevano prenotato – si parla di alberghi – per agosto ed hanno poi preferito spostare il soggiorno o a giugno o a settembre. “E’ in atto una sorta di parabola – continuano – che, a dispetto dell’apparenza, mostra ora una Gallipoli che rientra in uno standard più ragionevole”.

In effetti nei giorni precedenti il 14 la litoranea sud nell’orario di punta risultava scorrevole e il centro storico in notturna chiudeva per buona parte i battenti già intorno alle 2 di notte. La baraonda si è consumata tra il 14 e il 15 anche a causa del concentrarsi di tanti eventi di richiamo nei locali di intrattenimento e nelle spiagge. In zona Lido San Giovanni, dove vige un’ordinanza di divieto di vendita di alcolici dalle 15 del pomeriggio in occasione dei concerti, era in realtà facile reperire bevande alcoliche così come altre sostanze illecite, sia in pieno giorno che di notte. “Ho visto con i miei occhi gli spacciatori all’uscita di un grosso concerto – racconta una lettrice di “Piazzasalento” con le buste di cellophane in mano piene di dosi di diverse droghe”. C’è chi ci fa notare che in qualche locale le capienze massime sarebbero state superate abbondantemente.

Lidi pieni e corsa al lettino lo scenario di giorno; da Lido San Giovanni al canale dei Samari strada intasata di pedoni, ciclisti, auto: un’autoambulanza a sirene spiegate è rimasta di fatto bloccata, Nella notte di ferragosto è stata divelta completamente la staccionata in legno in prossimità del primo lido attrezzato ed ora la situazione si presenta con qualche rischio per i passanti. Disagi e proteste oltre l’ordinario infine a Baia Verde dove “mai come quest’anno – dicono residenti e villeggianti – in tanti se ne sono fregati della zona a traffico limitato”. Lo rileva anche l’associazione lamenta il non rispetto della ztl e gli scarsi controlli per tenere a freno, di giorno e di notte, eccessi, rumori, vandali e spacciatori. “Mai vista una cosa simile – scrivono alcuni interessati sconvolti –  così derisi e irrisi, con auto parcheggiate anche davanti ai dissuasori con passo carrabile, permessi profumatamente pagati al Comune”.

GALLIPOLI. A Nardò dopo due firme solenni di altrettanti accordi intercomunali (coinvolto anche Porto Cesareo ed i suoi reflui), Regione e Comune sono tornati indietro: niente condotta a mare, lunga 2 km, sì al riutilizzo “totale” dei reflui depurati; scarico a mare resta, proprio sotto costa, per i momenti di “troppo pieno”. A Gallipoli, dove la condotta a mare venne decisa alcuni anni fa, non se n’è mai fatto nulla e ancora c’è chi la reclama. A maggior ragione quando il mare, sul litorale nord in località San Leonardo, presenta il conto. “Venite a vedere alle prime ore del mattino – sollecitano gli operatori turistici della zona, costretti a convivere da 15 anni con il divieto di balneazione – quando il mare sotto costa cambia colore (poi l’inclinazione del sole non lo evidenzia più in modo così netto, ndr) e poi qualcuno ci dica come si può  continuare a fare impresa in questa condizione”.

La denuncia arriva in pieno agosto, senza temere che il rimbombo dei media possa nuocere alle attività in essere tra l’inizio della liotrnaea nord e Torre Sabea. Sono esasperati. Né è servito a molto, anzi, il recente protocollo d’intesa sottoscritto da Regione, Aqp, Provincia, Comune e Consorzio di bonifica Ugento li Foggi. In 12 pagine non c’è neanche un accenno alla condotta sottomarina che loro auspicano come soluzione a tutti i problemi. Grazie all’impianto di affinamento di cui è dotato l’impianto depurativo di Gallipoli (al servizio anche di Alezio, Tuglie e Sannicola), si produrranno acque depurate al massimo grado (tabella 4 in gergo) da utilizzare nel distretto irriguo “Brile – Trappeto Raho” di 33 ettari tramite la rete distributiva dl consorzio di bonifica.  Un’altra parte sarà assorbita dall’area di rispetto del depuratore, di circa 6 ettari, in cui in base ad un progetto dell’Acquedotto, verranno impiantati alberi di alto fusto. E il resto dei reflui affinati? Nei momenti della stagione irrigua in cui si verificheranno disponibilità eccessive, le stesse prenderanno la strada dello Jonio, tramite il canale Serrazze che confluisce nel ronco principale di un altro canale, quello dei Samari che sfocia sulla litoranea sud in prossimità dei grandi alberghi. Nella stagione in cui non si innaffiano i campi, quando il surplus sarà quindi maggiore, i reflui non saranno affinati, saranno solo trattati al minimo (tabella 1) e raggiungeranno – proprio com’è adesso – il mare Jonio con sbocco dalla socgliera. Con le conseguenze – cromatiche ma non solo – che si possono vedere a occhio nudo. Nel protocollo  del 3 agosto scorso si stabiliscono anche gli oneri e si stabilisce che questa convenzione tra Istituzioni ed enti durerà fino al 31 dicembre 2018.

Oltre le carte però, starebbero riaffiorando altri orientamenti pro condotta sottomarina. È sicuramente a favore l’assessore alla Tutela del territorio e vicesindaco Cosimo Alemanno. Lo stesso Sindaco Stefano Minerva nei giorni scorsi ha effettuato un sopralluogo con l’assessore regionale all’Ambiente, Anna Maria Curcuruto, a San Leonardo, per far vedere “in diretta” la situazione attuale. Anche in questa occasione si sarebbe parlato della necessità della condotta che porti i reflui depurati al largo. Dando per scontato l’inevitabile scarico a mare quantomeno per i mesi di scarso utilizzo della risorsa idrica, come peraltro ribadito pochi mesi fa dall’allora assessore regionale Giovanni Giannini in un convegno in città, resta da capire il definitivo orientamento del presidente Michele Emiliano che – come si diceva in apertura – la condotta a mare ha azzerato in quel di Nardò per gli scarichi di Nardò e Porto Cesareo.

Lunghe code per entrare nel parcheggio del porto

GALLIPOLI. “Allora va tutto bene? Se le cose che accadono qui (droga, furti, vendita di alcol senza regole…) succedono anche a Rimini e Riccione, bisogna accettarle?”: le reazioni al primo articolo su il “Caso Gallipoli”/1 non si sono fatte attendere. I più hanno compreso che ci sono fenomeni generali ancorché negativi, diffusi in ogni latitudine. Simili episodi di cronaca nera si assomigliano e sono tipici delle località affollate. Gli spacciatori ad esempio, come i caporali con i braccianti, seguono i flussi disegnati dai gusti giovanili: è il loro mercato e non lo perdono un attimo di vista. Insomma, appare piuttosto azzardato definire Gallipoli un “Caso”, se è per questo.

Ci sono però – ed i più lo sottolineano – fatti e punti critici tipicamente gallipolini. Scrive un lettore: “Possibile che in questa città,chiunque si trovi a fare il sindaco,non riesca mai a programmare la stagione estiva molto prima e nel migliore dei modi? Eppure,sappiamo che tipo di turismo arriva in città ogni anno, sappiamo degli abusi di alcol e droga,sappiamo delle case pollaio,delle bici contro mano,dei tavolini selvaggi, del volume della musica alta sino all’alba…“.

A Rimini, giusto per mantenere un confronto indispensabile cinque-sei anni fa, non cisi accampa in spiaggia: è vitato. Il problema è stato risolto dagli albergatori che hanno riservato parte dei parcheggi per chi vuole dormire in casso a pelo e sotto le stelle ad un passo dal mare. Qui le proteste sono dei bagnanti che – o perché hanno i bimbi piccoli o per motivi di salute – arrivano in spiaggia alle 7 e trovano tende, rifiuti, piccoli wc improvvisati. Come e perché nin si sono ancora trovate soluzioni alle ormaei notissime criticità? Risponde il Sindaco Stefano Minerva, alla sua prima estate (nella precedente era stato appena eletto).

 I vigili urbani stagionali dovevano essere 20, alla fine dei conti oggi sono 10 o poco più: cosa è successo?

“I vigili stabili sono 15; in più altri 12 ora sono operativi sebbene siano stagionali. Proprio in questi giorni stiamo completando il concorso per la selezione di nuovi vigili per avvalerci di altre unità. Purtroppo la burocrazia ha allungato i tempi ma anche su questo l’Amministrazione ha voluto dare una svolta. Tra le recenti Amministrazioni nessuna si era preoccupata di ampliare il corpo di Polizia municipale. Qualcosa si muove, lo dico sempre, dateci tempo e fiducia”.

Nelle riunioni in Prefettura si è parlato di rinforzare le forze dell’ordine sul territorio, oltre che di coordinamento? Se sì, quali rinforzi sono giunti a Gallipoli?

“Anche quest’anno abbiamo fatto richiesta di altre unità, ma ne sono giunte in numero ridotto. Questo perché i ‘problemi’ non sono presenti solo sul territorio gallipolino, come qualcuno vuole far credere, quindi le forze sono state spalmate su tutta la zona. La verità è anche che i rinforzi non bastano mai!”.

Dopo le 2 con la cessazione del servizio di polizia municipale, il centro storico perde il suo fascino e diventa terra di nessuno per clamore e abusi vari: che si fa?

“In realtà, non noto la situazione peggiorata rispetto agli anni scorsi: il rispetto delle regole è richiesto, si cerca con i controlli di far fronte all’inciviltà e alla maleducazione. Sicuramente non è l’oasi di pace e tranquillità che vorremmo, ma la situazione è in ripresa. Tanti i blitz e i controlli effettuati: alcuni hanno scelto il rispetto, altri continuano con gli illeciti. Quel che è certo è che noi ci proviamo veramente a riportare ordine, decoro e rispetto. L’ostacolo peggiore? Chi si lamenta senza dare un vero contributo”.

I parcheggi al servizio dei lidi sembrano funzionare; restano vuoti e semisconosciuti e senza servizio navette – servizio annunciato dal Comune, del  resto – quelli alle porte della città, soprattutto sul versante nord (ingresso da Lecce): cosa è successo?

“Ci abbiamo messo un po’ ad ingranare, è vero. I tempi sono slittati per via di alcuni ritardi che non sono sempre dipesi da noi. Tutte le aree individuate si possono utilizzare, ma quello in via Lecce non è ancora attrezzato. Non appena tutto sarà come previsto provvederemo anche ad apporre la dovuta segnaletica. Il sistema dei parcheggi è veramente una sfida complessa che sono sicuro supereremo alla grande”.

Il parcheggio nel porto resta un imbuto infernale.

“L’altra sera hanno gridato al caos: sono intervenuto sul posto, ma il parcheggio dell’area ‘Blue Salento’ era semi-vuoto e alcuni si ostinavano a voler andare nell’area portuale, per avvicinarsi una manciata di metri in più. Il problema peggiore è che ancora noi gallipolini siamo convinti che l’unico modo per raggiungere un luogo sia quello di arrivarci in macchina a ridosso della meta. Nelle altre culture o più semplicemente quando si viaggia, si tende sempre a muoversi a piedi. Perché nella nostra città questo metodo non funziona? Capisco che è difficile, ma a migliorarsi non sempre è richiesto tanto impegno, a volte basta solo la volontà. Non nego che il caos si crei, ma quando vi sono tante macchine risulta poi inevitabile”.

Rifiuti e servizi di raccolta: com’è stato l’impatto con il nuovo gestore? Dei servizi nuovi?

Assolutamente tranquillo, dopo un periodo di assestamento la nuova ditta ha ingranato regolarmente. Anzi, da qualche giorno, è attivo il terzo turno: operatori ecologici sono dunque operativi anche in tarda serata. Purtroppo il senso civico a volte è del tutto assente: mi chiedo se non fosse più semplice prestare maggiore attenzione ed avere più cura del proprio paese invece che lamentarsi della sporcizia in città. Dobbiamo amare di più la nostra Gallipoli;abbiamo una fortuna immensa e non ce ne rendiamo conto.

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GALLIPOLI. Vendita abusiva di alcol, sanzionati nuovamente esercenti; due di loro segnalati alla Prefettura. Diciassettenne precipita dalla terrazza dell’albergo. Un chilo di cocaina e quattro di marijuana; arrestati due spacciatori incensurati. Turista aggredito e rapinato in pieno centro. Dallo zaino del predone da spiaggia spunta un tesoro. A spasso con la famiglia e con diverse dosi di cocaina. Sono i titoli di cronaca nera dei giornali pubblicati dal 5 al 9 agosto scorsi a Rimini e Riccione, notizie purtroppo tipiche della stagione e dei luoghi ad alta concentrazione di turisti per lo più giovani. Simili a quelle in circolazione sul “caso” Gallipoli, assurto pure quest’anno alle cronache di tutta Italia come la terra di nessuno aperta a tutte le scorribande. La città jonica non sembra un caso da studio neanche restringendo l’osservazione e il confronto ad altre località rinomate del Salento. Pochi giorni da due diciassettenni provenienti da Avezzano (Abruzzo) e con alloggi a Gallipoli, sono state beccate mentre spacciavano Mdma (micidiale droga sintetica) a Santa Cesarea terme, nei pressi di una nota discoteca. Da altre parti di questa provincia si segnalano sui media episodi frequenti di zuffe per accaparrarsi un pezzo di spiaggia, peraltro piena di rifiuti abbandonati, come a Torra Chianca, una delle marine di Lecce. Il parcheggio selvaggio blocca gli autobus in quella località; si denuncia anche il “vezzo” di lavare l’auto in mezzo alla strada. Più giù e sempre sull’Adriatico, a Roca (Melendugno) sui giornali è comparsa la denuncia dei villeggianti di una “situazione anarchica, senza regola alcuna”; nell’altra marina di Melendugno, Torre dell’Orso, è stata sgomberata dalle forze dell’ordine una pineta diventata bivacco e “mercatino” del tutto illegale. Di lidi totalmente abusivi se ne sono rinvenuti e continuano ad essere individuati e sequestrati da Porto Cesareo, sullo Jonio, a Pescoluse di Salve, vicino Leuca (Gallipoli, almeno finora, nell’elenco non c’è).

“Tutto il mondo è paese”, ha commentato un lettore di Piazzasalento in uno dei servizi pubblicati, presentatosi come un viaggiatore di lunga esperienza. Certo è meglio avere comunque un quadro di riferimento più ampio, un contesto adeguato prima di lasciarsi andare a commenti stroncanti ristretti solo a quanto accade nel proprio paese. Anche poliziotti e carabinieri, nel loro primo comunicato congiunto con cui sollecitano la collaborazione dei cittadini, non hanno tralasciato di sottolineare che  l’afflusso di così tanti turisti “è anche una tentazione per quei malintenzionati che volessero perpetrare reati , soprattutto di tipo predatorio”. Gli utenti delle reti sociali sono stati messi sull’avviso dal Sindaco Minerva: casi di diffamazione e attacchi infondati alla città non verranno più tollererati, ha avvertito il primo cittadino. Per Minerva ci sarebbe anche una guerra preordinata di alcuni media contro una città ed un territorio che hanno tolto primati ed affari ad altri competitori italiani. Forse c’è anche questo ma appare certo che il “caso Gallipoli” non si regge molto in piedi. Gallipoli non è Gomorra, pur presentando aspetti di alta criticità propri e da non sottovalutare. La criminalità organizzata? La programmazione troppo carente? Sono altri capitoli infatti (di cui si dirà) di una situazione complessa; se caso nazionale è, lo è per via del forte richiamo che continua a sprigionare, al pari di pochissime altre località per vacanze.

 

GALLIPOLI. Dalla nuova caserma in comune, alle operazioni in comune, fino agli appelli in comune: se questa estate vuole novità concrete eccone una, indiscutibile. Polizia e carabinieri lanciano la “sicurezza partecipata”, la più efficace che possa esistere e c’è da crederci. Protagonista il cittadino che può segnalare “eventuali persone sospette, atteggiamenti anomali anche vicino ad abitazioni altrui”. Loro, poliziotti e carabinieri sono pronti ad intervenire per verificare come stanno le cose.
“la collaborazione tra forze di polizia e cittadini aumenta – questo l’altro scopo dell’invito ad attivarsi – senza dubbio il livello di sicurezza percepita”. Anche perché si possono conoscere, nei limiti del possibile, le iniziative, i controlli, i risultati ottenuti. Polizia e carabinieri richiamano gli arresti di spacciatori, le espulsioni di stranieri irregolari, i controlli amministrativi negli esercizi pubblici, la prevenzione nell’uso ed abuso di alcol e stupefacenti.
Le operazioni congiunte continueranno fino alla fine dell’estate, fino a quando cioè il flusso di turisti italiani e stranieri sarà ai massimi livelli. “L’afflusso di turisti però è anche una tentazione per quei malintenzionati che volessero perpetrare reati , soprattutto di tipo predatorio”, si legge nella nota congiunta. Avanti dunque con unità operative specializzate sulla criminalità organizzata e sul controllo del territorio.

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Le immagini che scorrono e scorreranno sugli schermi fino a sera tardi ed in parte anche domani, sono le ultime che hanno il sapore...