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Taviano – Due colpi d’arma di fuoco, sparati da una pistola calibro 9, contro la vetrina di un bar in via Vittorio Emanuele III  angolo via Rosmini, di fronte al Parco Ricchello. E’ accaduto poco rima dell’alba, come hanno raccontato ai carabinieri alcuni vicini. I proiettili hanno provocato due fori nella vetrata d’ingresso dell’esercizio commerciale che, al momento, era chiuso.

Ad accorgersi di quello che a tutti gli effetti appare come un attentato, il gestore del Bar che, aprendo il locale come ogni mattina alle 6. Il titolare ha subito avvisato i carabinieri della locale stazione. Sul posto sono giunti poco dopo anche i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Casarano, che hanno definito anche il tipo di arma usato per “firmare” questo episodio criminale.

“Danni all’interno del bar non ce ne sono stati – hanno riferito alcuni addetti – abbiamo solo ripulito il pavimento dalle schegge di vetro infranti. Non sappiamo nemmeno quando sono stati sparati i colpi”. Il bar, però,  è dotato di un impianto di videocamere di sorveglianza i cui filmati adesso sono al vaglio dei carabinieri. Non risultano pressioni o richieste di tipo estorsivo ai titolari del locale, piuttosto noto e frequentato, almeno finora. Ma la matrice sembra non lasciare dubbi sugli obiettivi finali degli autori.

 

Alessano – Quella parola rassicurante che forse qualcuno si aspettava, non è venuta, non almeno in senso esplicito. Chi conosce le segrete cose della Chiesa non se ne meraviglia: è la Congregazione delle cause dei santi a fare la segnalazione al Papa, al quale spetta poi il decreto. Ma alla gran parte dei 15mila convenuti fin da prima dell’alba nel piazzale del cimitero poco importa: c’è fa giurarci che don Tonino Bello rimarrà don Tonino Bello anche quando l’auspicata elevazione a Beato dovesse ufficialmente arrivare. Gli interventi ufficiali del vescovo di Ugento – S. Maria di Leuca, Vito Angiuli, per oltre dieci anni accanto al salentino vescovo di Molfetta, e del Pontefice venuto dall’Argentina si sono intrecciati su ben altri terreni, quelli che il profeta “che ha legato cielo e terra”, teneva più a cuore e praticava giorno per giorno. Agli espliciti auspici del presule di Finis terrae Francesco ha risposto con un sorriso e con tanti accenti convergenti sui poveri e la Chiesa del grembiule, sulla pace e la lotta a qualsiasi tipo di guerra, sui migranti e la dignità calpestata.

Ammalati, migranti, giovani in primo piano fin da subito con mons. Angiuli Gli ammalati, i migranti, i giovani hanno trovato posto fin nell’incipit dell’intervento di mons. Angiuli, insieme “ai confratelli Vescovi, alle Autorità religiose istituzionali civili e militari, ai familiari di don Tonino Bello. a tutta la gente del Salento”. Insieme alla “grande gioia” la consapevolezza di “vivere oggi un giorno memorabile: l’incontro con Lei lascerà un segno indelebile nella nostra storia e rimarrà sempre vivo nella memoria del popolo salentino”. “La ringraziamo, Padre Santo, per questo Suo gesto di squisita paternità nei riguardi del Servo di Dio, Mons. Antonio Bello, nel XXV anniversario del suo dies natalis. La sosta orante presso la sua tomba – ha rimarcato il vescovo di Ugento – è espressione di sincera ammirazione per l’esempio di vita evangelica che egli ha offerto, ma è anche un invito, rivolto a tutti noi, a seguire i suoi insegnamenti”. Mons. Angiuli ha ricordato davanti ad una folla attenta e a tratti rapita dall’importanza dell’evento “la più bella testimonianza su don Tonino offerta da lui stesso: “Volevo diventare santo – scriveva il parroco di Tricase parlando della sua “evocazione” – cullavo l’idea di passare l’esistenza tra i poveri in terre lontane, aiutando la gente a vivere meglio, annunciando il Vangelo senza sconti, e testimoniando coraggiosamente il Signore Risorto». “Siamo persuasi che questa sua aspirazione – ha ripreso il vescovo – si è pienamente realizzata ed è diventata per noi uno stimolo a incamminarci sulla via della santità; quella via che Lei ci ha invitato a percorrere con la Sua recente Esortazione Apostolica Gaudete et Exsultate. Il Cardinale Carlo Maria Martini, che ha conosciuto personalmente don Tonino, ha scritto che in lui brillava «la centralità assoluta del mistero di Gesù crocifisso e risorto». Anche Mons. Angelo Magagnoli, Rettore del seminario dell’Onarmo di Bologna, era convinto che don Tonino era stato «uno strumento docile per scuotere dal torpore tanti cristiani». E aggiungeva: «Non mi meraviglierei se domani la Chiesa lo dichiarasse santo»3. Non ce ne meravigliamo nemmeno noi. Anzi lo auspichiamo ardentemente”.

La lettera di due ragazzi al vescovo “C’è una forte unione tra loro due” Una testimonianza particolare ha poi raccontato il pastore, riguardante due ragazzi, due ministranti: “Mi hanno inviato una tenerissima lettera nella quale hanno scritto queste parole: «La visita del Papa sulla tomba di don Tonino è segno di forte unione tra loro due. L’episcopato di don Tonino e il pontificato di Papa Francesco hanno in comune la semplicità bella dell’umiltà. Speriamo di vedere presto don Tonino Beato! Don Tonino è vivo esempio per i nostri pastori. È stato per tutti, don Tonino, prima che Vescovo, papà del suo popolo, mostrando una forte paternità». Conferma autorevolmente questo comune sentire mons. Angiuli: “Santità, nelle Sue esortazioni all’amore verso i poveri, all’impegno per la pace, all’accoglienza dei migranti, ci sembra di riascoltare l’eco delle parole che più volte ci ha rivolto il nostro amato don Tonino. Nei Suoi gesti, ci pare di intravedere gli esempi di vita che don Tonino ci ha lasciato. Troppo evidente ci sembra la somiglianza. Ogni volta che Lei appare alla finestra del Palazzo Apostolico, a noi viene in mente il titolo di un libro di don Tonino: Alla finestra la speranza. Sì, Padre Santo, le Sue parole, come quelle di don Tonino, ci aiutano a non farci rubare la speranza”. E allesperanze ha messo le ali “la Sua presenza, oggi qui”.

Papa Francesco: “Da pellegrino su di una tomba tutta piantata per terra” “Sono giunto pellegrino in questa terra che ha dato i natali al Servo di Dio Tonino Bello. Ho appena pregato sulla sua tomba, che non si innalza monumentale verso l’alto, ma è tutta piantata nella terra: Don Tonino, seminato nella sua terra – lui, come un seme seminato –, sembra volerci dire quanto ha amato questo territorio. Su questo vorrei riflettere, evocando anzitutto alcune sue parole di gratitudine: «Grazie, terra mia, piccola e povera, che mi hai fatto nascere povero come te ma che, proprio per questo, mi hai dato la ricchezza incomparabile di capire i poveri e di potermi oggi disporre a servirli. Capire i poveri era per lui vera ricchezza, era anche capire la sua mamma, capire i poveri era la sua ricchezza. Aveva ragione, perché i poveri sono realmente ricchezza della Chiesa. Ricordacelo ancora, don Tonino, di fronte alla tentazione ricorrente di accodarci dietro ai potenti di turno, di ricercare privilegi, di adagiarci in una vita comoda”: Papa Francesco ha cominciato così la narrazione di don Tonino “un nome semplice e familiare che ci parla ancora”. “Non lo disturbavano le richieste, lo feriva l’indifferenza. Non temeva la mancanza di denaro, ma si preoccupava per l’incertezza del lavoro, problema oggi ancora tanto attuale. Non perdeva occasione per affermare che al primo posto sta il lavoratore con la sua dignità, non il profitto con la sua avidità. Non stava con le mani in mano: agiva localmente per seminare pace globalmente, nella convinzione che il miglior modo per prevenire la violenza e ogni genere di guerre è prendersi cura dei bisognosi e promuovere la giustizia”, ha rilevato il Vescovo di Roma, interrotto spesso dagli applausi. E questa terra è terra di pace, ne ha la vocazione, “arca di pace” anzi, che non diventi mai “arco di guerra”, per citare l’amato figlio di Alessano. Questo suo rifiutare titoli ed onori “racconta il suo desiderio di farsi piccolo per essere vicino, di accorciare le distanze, di offrire una mano tesa. Invita all’apertura semplice e genuina del Vangelo. Don Tonino l’ha tanto raccomandata, lasciandola in eredità ai suoi sacerdoti. Diceva: «Amiamo il mondo. Vogliamogli bene. Prendiamolo sotto braccio. Usiamogli misericordia. Non opponiamogli sempre di fronte i rigori della legge se non li abbiamo temperati prima con dosi di tenerezza».

“Che sia sempre di più una Chiesa contemplattiva” “Da questa sua amata terra – ha continuato il Capo spirituale della Chiesa cattolica – che cosa don Tonino ci potrebbe ancora dire? Questo credente con i piedi per terra e gli occhi al Cielo, e soprattutto con un cuore che collegava Cielo e terra, ha coniato, tra le tante, una parola originale, che tramanda a ciascuno di noi una grande missione. Gli piaceva dire che noi cristiani «dobbiamo essere dei contempl-attivi, con due t, cioè della gente che parte dalla contemplazione e poi lascia sfociare il suo dinamismo, il suo impegno nell’azione», della gente che non separa mai preghiera e azione. Caro don Tonino, ci hai messo in guardia dall’immergerci nel vortice delle faccende senza piantarci davanti al tabernacolo, per non illuderci di lavorare invano per il Regno. E noi ci potremmo chiedere se partiamo dal tabernacolo o da noi stessi. Potresti domandarci anche se, una volta partiti, camminiamo; se, come Maria, Donna del cammino, ci alziamo per raggiungere e servire l’uomo, ogni uomo. Se ce lo chiedessi, dovremmo provare vergogna per i nostri immobilismi e per le nostre continue giustificazioni. Ridestaci allora alla nostra alta vocazione; aiutaci ad essere sempre più una Chiesa contemplattiva, innamorata di Dio e appassionata dell’uomo”.

Alessano – Gli aneddoti sono tanti ma tutti convergono su di un aspetto fondamentale di don Tonino Bello: la sua volontà appassionata di abbattere barriere anche interpersonali, per poter dividere il proprio pane, la propria casa, i propri averi con chi ne aveva bisogno. Il “don” gli è rimasto per questo attaccato, anche dopo che aveva rifiutato per tre volte la nomina vescovile. Un nome umile, familiare, come ha detto Papa Francesco durante la sua visita in Puglia, ad Alessano prima e a Molfetta poi. Coerente sempre, senza sforzo alcuno, davanti ai segni del potere, a cui preferiva il potere dei segni, dei gesti, dei simboli. Era stato anche richiamato per questo da chi, in Vaticano, esigeva il ferreo rispetto dell’ortodossia anche nei paramenti. ma lui, niente: via il pastorale pregiato, eccone uno di legno di ulivo ,custodito adesso in quella che è stata la sua sede da presule.

Con questi ed altri precedenti – compresi attacchi feroci a lui, uomo di pace, provenienti dall’interno della stessa Chiesa – che lo avevano reso scomodo per le alte gerarchie ma fratello e maestro per il popolo di credenti e non, non poteva non suscitare attenzione un episodio per certi versi marginale se non ci fosse di messo, appunto, don Tonino, con quel suo sorriso a tratti da birichino che l’ha fatta grossa e lo sa. Una folata di vento di una frizzante tramontanella durante l’ascolto dell’intervento di benvenuto di mons. Vito Angiuli, ha portato via dal capo del Pontefice lo zucchetto bianco, segno inequivocabile del numero uno (è rosso porpora per i cardinali e paonazzo per vescovi, monsignori e canonici). Glielo hanno subito riportato ma Papa Bergoglio non lo ha più indossato (pur accusando qualche colpo di tosse). Tra i commenti sorridenti sull’accaduto, ecco quello su Facebook di don Bruno Tarantino di Tuglie, parroco di una frazione di L’Aquila: “Quando ci furono i funerali di Giovanni Paolo II il vento girava le pagine del libro dei vangeli poggiato sulla sua bara. Tutti i commentatori ne videro un segno dello Spirito. Oggi il vento del Salento ha permesso ancora una volta allo Spirito di parlare. Quel vento infatti ha eliminato tutti gli zucchetti (papali, episcopali, curiali, monsignorali). Dico questo perché pochi sanno di un richiamo solenne avuto da don Tonino direttamente da parte della Segreteria di Stato vaticana. Si permetteva la libertà, quando andava a celebrare al suo paese, di non usare lo zucchetto, insieme a tutti i “segni del potere” per lasciare spazio al “potere dei segni”. Ebbene a Roma questo non piaceva, forse nemmeno ad Alessano piaceva a tutti tanto da segnalare il ” caso” a Roma. Oggi davanti alla tomba di don Tonino Bello tutti si sono dovuti togliere lo zucchetto, quello del papa è addirittura volato a terra. Don Tonino è ancora profeta”.

Per la cronaca va detto che anche all’arrivo alla tomba di don Tonino Bello , nel cimitero di Alessano, appena sceso dall’elicottero che lo aveva portato in paese dall’aeroporto di Galatina, Papa Francesco era a capo scoperto, segno anche questo – se si vuole – di quel “potere” esercitato da don Tonino che altrimenti si chiama familiarità, autorevolezza e credibilità.

Alessano – Ancora prima delle prime luci del’alba s’intravede il seguito o i resto della veglia di giovedì sera in piazza don Tonino Bello ad Alessano: alcuni gruppi di quelle migliaia di ragazzi che hanno ascoltato don Luigi Ciotti e gridato con lui il nome del festeggiato – perché di volti tristi se ne sono visti davvero pochi in giro – sono rimasti a dormire nel piazzale del cimitero, sferzato da un vento freddo.

“Un appuntamento atteso da 25 anni…” L’alba cresce e cominciano ad arrivare altri gruppi di giovani e non: sembra la vigilia di uno di quei concerti che non ti puoi assolutamente perdere, inseguito e desiderato da tanto tempo: le torri metalliche sorreggono potenti altoparlanti, recinti delimitano le varie aree riservate alla gente, sul palco e su altri due schermi scorrono immagini di interviste, canti, informazioni di sicurezza.  “E’ un appuntamento atteso da tantissimo – dice un maturo alessanese – certamente da 25 anni” ed ammicca. Sì, la conosciamo, è la profezia – una delle tante – che il parroco di Tricase e poi vescovo di Molfetta aveva fatto durante uno dei suoi ultimi viaggi da Alessano all’episcopio barese, accompagnato da un fratello: “Fra 25 anni farò qualcosa per Alessano”.

“Volevamo essere qua” Alle 6 quattro ragazzine giunte in auto, si dirigono verso il grande spiazzo dell’incontro. Sono allegre e al cronista che chiede loro le ragioni di questa presenza risponde con un filo di imbarazzo Ilaria di Galatone: “Non c’è un motivo vero e proprio, ma volevamo essere qua”. L’area comincia a popolarsi sempre di più. Sugli schermo don Tonino parla dei giovani (“più che servirli, pare che ci si voglia servire di loro”); con la tenerezza solita richiama passi del Vangelo “in cui vi è un chiaro affettuoso sbilanciamento nei loro confronti; in sottofondo va un brano di Sting. Si anuncia che alle 18 nel cimitero ci sarà una messa celebrata dal vescovo di Ugento – S. Maria di Leuca, Vito Angiuli; poi il 4 maggio marcia da Alessano a Leuca, sempre in nome di don Tonino, naturalmente. Pure la “Carta di Leuca”, che verrà ricordata da mons. Angiuli, s’inserisce nel solco del profeta di pace: raduno internazionale di giovani di varie nazioni e religioni che sta facendo da esempio in altre parti d’Italia.

Gli anni amari, la festa di oggi “In quella scuola (l’istituto superiore Salvemini, ndr) – racconta un insegnante di Galatina – ho lavorato per sei anni. I primi tempi mi sorprendevo quando alcuni miei colleghi, nell’ora di buca, se ne andavano nel cimitero. Poi ci sono andato anche io ed ho capito chi andavano a trovare”. Il viaggio del Papa è iniziato da poco: sono le 7,11. Sul palco comincia a condurre i preparativi don Stefano Ancora, parroco di Ugento. Saluta, prova emozionati e corali “Buongiorno Francesco” come risposta alla prima parola detta da Bergoglio non appena eletto alla gente radunata in piazza San Pietro; recita preghiere. Alessandro di Gallipoli è ancora ferito dalle dure critiche (fino alla richiesta di destituzione da vescovo) a don Tonino, vescovo troppo vicino ai poveri e lontano dai potenti per poter piacere alla Chiesa: “Li vedi? Oggi tutti sono qui, ma nessuno dice che cosa ha dovuto passare…”. Sarà smentito da monsignor Angiuli e da don Luigi Ciotti, che quegli anni amari hanno vissuto accanto ad un prelato di cui oggi si celebra la coerenza assai faticosa, dato il contesto pre Bergoglio – col Vangelo. Va il canto “Ala di riserva”; il coro diretto da Filippo Sergio farà da straordinaria colonna sonora per tutta la durata dell’evento.

Manca un altro suo amico, Sergio Torsello L’attesa ha la voce e i ricordi e i pensieri di don Luigi Ciotti (si vede che nella veglia della sera prima non si è risparmiato) e di don Salvatore Leopizzi, Pax Christi, di Gallipoli e amico fraterno di don Tonino. E tutti si è rapiti dalla “meraviglia” per un Papa che viene a pregare sulla tomba di uno che aveva la straordinaria capacità di “seminare speranza”. Arriva una coppia di Alessano; lui è stato amministratori pubblico e amico di uno “che oggi manca”. Ricorda Sergio Torsello, anch’egli amico di don Tonino, di cui aveva scritto sul “Quotidiano di Lecce”, è scomparso nel 2915. Un intellettuale vivace, studioso della cultura popolare e della musica, amata anche dal “maestro” don Tonino; sua la recensione tra l’altro del libro “Militante della pace”. Uno degli addetti alla sicurezza chiede stupito: “Siete di qua? Ma che cosa ha fatto questo don Tonino per avere tutta questa gente…”. Semplicemente, un uomo normale che sarà fatto santo perché è stato come di norma, dovrebbe essere ogni uomo”, per dirla con le parole di don Salvatore Leopizzi.

Nessuno fiata: il Papa è sulla tomba dell’uomo che da grande voleva fare il santo Adesso si è davvero in tanti. Sono passate le 8. Il silenzio cala quando Francesco giunge alla tomba di don Tonino. Nel suo raccoglimento ci sono tutti, ciascuno con i propri sentimenti e le proprie aspirazioni che qui non possono che essere collettive. Sarà una raffica di “Buongiorno, Francesco” gridato tanto forte “da farsi sentire fino a Leuca” ad aprire gli interventi ufficiali, mentre da qualche parte sembra debba spuntare da un momento all’altro quel sorriso disarmante che nessuno riesce a dimenticare di quel giovane che da grande voleva fare il santo.

 

 

Alessano – È conto alla rovescia, ad Alessano, per l’arrivo di Papa Francesco. Dieci anni dopo Ratzinger a Leuca e 24 dopo Wojtyla a Lecce, un pontefice torna, dunque, nel Salento: questa volta seguendo la scia di don Tonino Bello, l’indiscusso “costruttore di speranza e profeta di pace” del quale proprio venerdì 20 aprile ricorre il 25° anniversario della morte. Alessano (suo paese d’origine) e il Salento intero sono da tempo in fermento per preparare al meglio l’evento, al quale sono attese oltre 20.000 persone: il rigoroso protocollo vaticano prevede l’arrivo del Santo Padre in elicottero alle 8.30 nelle adiacenze del cimitero, dopo essere atterrato all’aeroporto militare di Galatina alle 8.20 proveniente in aereo da Ciampino. Il pellegrinaggio alla tomba di don Tonino porterà Bergoglio a calcare il suolo tanto caro all’ex presidente di Pax Christi soltanto per un’ora visto che già alle 9.30 lo attende il volo verso Molfetta per un’altra serie di appuntamenti, sempre nel segno del vescovo scomparso nel 1993, con la celebrazione della messa alle 10.30 al porto ed il decollo alla volta del Vaticano previsto per le 12.

Le misure di sicurezza Imponenti, ma non “soffocanti”, saranno le misure adottate per garantire che tutto possa svolgersi nella massima sicurezza (vietate, ad esempio, le sedie pieghevoli così come i bastoni per i selfie) ma garantendo  quel “contatto” con la gente che Bergoglio ha sempre dimostrato di cercare. Ad accogliere il Papa saranno il vescovo della diocesi di Ugento Santa Maria di Leuca Vito Angiuli e il sindaco di Alessano Francesca Torsello. Personale e riservato sarà il momento di preghiera sulla tomba di don Tonino, con il saluto ai familiari (saranno 16) tra i quali i fratelli Trifone e Marcello Bello. A seguire l’incontro con il pubblico radunato sul piazzale antistante ricavato su di un’area di 18mila metri quadrati (5mila le sedie disponibili): da qui, grazie a due maxi-schermi, sarà possibile assistere alla preghiera davanti alla tomba e, successivamente, pure alla messa da Molfetta. Salvo eccezioni, il Papa dovrebbe salutare una delegazione composta da venti ammalati (le richieste sono state oltre 500), oltre ad una famiglia di rifugiati siriani e ad alcuni immigrati ospiti del locale Sprar.

Gli orari consigliati Gli organizzatori invitano a raggiungere Alessano sin dalle 4.45 e al più tardi fino alle 7.15: per le auto, gli autobus e le moto (ma pure le biciclette) ci saranno percorsi “dedicati” che conducono alle varie arie parcheggio previste. In molti, però, raggiungeranno Alessano prima di venerdì: il tutto esaurito si registra, infatti, nelle strutture ricettive della zona mentre sono state prese d’assalto anche le abitazioni private per l’affitto di qualche giorno. Dai centri limitrofi, inoltre, si prevedono colonne di pellegrini impegnati a percorrere a piedi la distanza verso l’area dell’evento.

La veglia con don Luigi Ciotti e don Salvatore Leopizzi Significativa sarà la veglia della notte precedente animata, nella piazza intitolata proprio all’ex vescovo di Mofetta, dai giovani e dagli scout (in totale almeno 800) e da quanti vorranno unirsi. All’iniziativa, organizzata dall’Ufficio di pastorale diocesana giovanile di Ugento-Santa Maria di Leuca, sarà presente anche don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e don Salvatore Leopizzi di Gallipoli, di Pax Christi ed amico fraterno di don Tonino. Verranno letti brani del presule nato ad Alessano il 18 marzo del 1935 ed il suo messaggio “universale” verrà replicato anche dai tanti filmati che lo ritraggono nei momenti più significati della sua vita pastorale. Gli stessi giovani (per loro è prevista la possibilità di dormine nella scuola elementare) animeranno anche l’attesa delle prime ore del mattino.

La diretta televisiva Per quanti non potranno vivere dal vivo la visita del Papa, Tv2000 garantirà una programmazione speciale nell’arco dell’intera giornata, con le dirette da Alessano e Molfetta, ospiti in studio e testimonianze. Nel corso della giornata, l’emittente Cei manderà in onda documentari e film a tema: alle 12.20 e alle 19 “Sui passi di don Tonino” documentario a cura di Cristiana Caricato e Nicola Ferrante con le testimonianze dei fratelli Trifone e Marcello e dei più stretti collaboratori che hanno condiviso con don Tonino i momenti più intensi della sua vita ed in seconda serata il documentario “La croce e la fisarmonica” di Giovanni Panozzo attraverso gli occhi e le parole di chi ha incontrato e conosciuto profondamente don Tonino (tra cui don Salvatore Leopizzi e Giancarlo Piccinni, di Gallipoli).

I doni e la cornice L’addobbo florale che abbellirà il palco durante la celebrazione è stato donato dal Comune di Taviano e dalle aziende florovivaistiche della città. Sul palco verà pure portata la settecentesca icona originale della Madonna di Leuca, proveniente dalla basilica di De Finibus Terrae, sulla quale il Pontefice poserà il suo dono: un rosario d’oro e onice. La diocesi offrirà il denaro raccolto nelle varie parrocchie nel corso della Quaresima (da destinarsi secondo le intenzioni benefiche di Bergoglio) e un quadro d’argento raffigurante la Madonna di Leuca. Altri doni da parte della Fondazione Don Tonino Bello (un pastorale in legno d’ulivo) e una serie di prodotti artigianali, mentre il Comune di Alessano donerà un quadro.  Per l’occasione, infine,  Poste Italiane ha previsto anche uno speciale annullo filatelico.

 

Tricase – «La maggior parte dei ragazzi di Tricase sa nuotare grazie a lui». Questo è il ricordo predominante in chi ha frequentato la parrocchia della Natività prima ancora che don Tonino Bello diventasse vescovo (la nomina risale al 10 agosto 1982). Con lui, i giovani di quegli anni erano soliti andare a mare e “misurarsi” con la sua innata competitività, messa in moto sempre al fine di coinvolgere, di integrare. Anche a Tricase (dov’è stato parroco dal gennaio 1979 al 1982, quando ricevette la consacrazione a vescovo), di lui si ricordano i sorrisi sempre accesi, le parole semplici, il suo prodigarsi verso la comunità, ma anche la Ritmo blu “tutta scassata” e il suo ciclomotore “Ciao” (fino al 27 maggio in mostra in parrocchia insieme ad altrui suoi cimeli). E le sue celebrazioni, sempre piene.  «Le sue omelie erano sempre diverse, ogni volta la chiesa era sempre piena, si dovevano aggiungere delle sedie oltre agli scanni. Don Tonino non rimaneva mai sull’altare, scendeva in mezzo ai fedeli e parlava della vita quotidiana con parole semplici. Era unico. Dopo di lui non ho mai visto la chiesa così gremita», ricorda Maria Grazia Sodero, oggi docente presso l’Istituto professionale di Tricase intitolato proprio al parroco nato nella vicina Alessano, il 18 marzo del 1935, e scomparso appena 58 anni dopo, il 20 aprile del 1993 a Molfetta, dov’era vescovo.

Gli attuali “prof” lo ricordano come docente «L’Istituto è dedicato alla figura indimenticabile di “Don Tonino Bello”, parroco della chiesa madre di Tricase e vescovo di Molfetta-Giovinazzo-Terlizzi e Ruvo di Puglia, profeta della cultura degli ultimi e della pace nel mondo», si legge sul sito della scuola. Tra i luoghi di don Tonino, l’Istituto professionale (già liceo classico) occupa un posto di rilievo per averlo avuto come docente. E molti dei professori o del personale impiegato attualmente lo ha pure avuto come “prof”. «Questa stanza – afferma la dirigente Anna Lena Manca mostrando il suo ufficio – era una delle classi in cui don Tonino insegnava. E quando il 28 aprile del 2009 l’istituto venne intitolato a lui, con una cerimonia presieduta da don Luigi Ciotti, l’emozione fu tangibile». Oggi nel piccolo “Giardino dei grandi” dell’istituto c’è un alberello di ulivo a ricordarlo.

La mano tesa verso i giovani Ma a Tricase c’è anche chi ricorda una piazza Pisanelli inaccessibile per la tanta gente presente al momento della sua consacrazione a vescovo e il silenzio assordante e colmo di emozione quando si stese a terra per baciare il pavimento. È ancora riecheggiano le sue parole: «Ringrazio Dio per il dono che mi ha concesso». «Come si può dimenticarlo! Lo ricordo come se fosse ieri. Io – è il commento di Silvana Zocco, ausiliaria dell’istituto – sono cresciuta con lui in piazza Pisanelli e mia sorella è stata sposata da lui. Per il matrimonio non ha voluto un centesimo». Che fosse aperto a tutti, senza preclusioni per nessuno, è opinione comune. Così come il fatto che fosse sempre pronto ad  accettare ogni tipo di collaborazione quando si trattava di tendere una mano verso i giovani e gli ultimi. «Erano i primi anni 80 quando anche a Tricase si diffuse l’uso delle droghe. Io – afferma il docente Rocco Panico – facevo parte di un’associazione laica, ma non si tirò indietro quando gli chiedemmo un aiuto. Anzi, ci consigliò e supportò nel nostro lavoro».

La passione per lo sport  Don Tonino è ricordato come docente anche ad Ugento, quando insegnava al seminario. «Stava sempre con noi, ci faceva giocare sempre a calcio o a pallavolo. Da Bologna – ricorda il docente Ippazio Caloro – portò l’amore per la pallavolo contribuendo in maniera decisiva alla diffusione di questo sport in paese». Per tutti, la beatificazione altro non è che una naturale evoluzione per uno che è stato “più che giusto”.

“L’alba del Papa” e la promessa mantenuta Ad Alessano per “l’alba del Papa”in questi giorni di preparazione all’arrivo del Papa, c’è chi si è recato al cimitero per sistemarlo, e chi non ha resistito a sbirciare nei luoghi in cui sarà accolto Bergoglio. Anche se non si nascondono le apprensioni. «Sono attese troppe persone: dovranno lasciare la macchina molto lontano e raggiungere a piedi il cimitero. Speriamo che Alessano “non collassi”», si lascia scappare uno dei vecchietti che gioca a carte al bar davanti alla Fondazione del paese. Già per la veglia della vigilia (con don Luigi Ciotti e don Salvatore Leopizzi) sono attesi in oltre un migliaio, tra scout e giovani delle parrocchie (che passeranno la notte in paese aspettando l’“alba del Papa”), tra canti e preghiere a partire dalle 22 nella piazza centrale dove si affaccia la collegiata del Santissimo. Lasciando il suo paese per l’ultima volta, il 15 febbraio del 1993 (pochi mesi prima della sua morte) don Tonino si congedò da amici e parenti ricordando a tutti che “in un modo o nell’altro” vi avrebbe fatto ritorno. Oggi sono in molti a ricordare la sua profezia: «Tra 25 anni sarò io a dare qualcosa ad Alessano e a Molfetta». E la promessa è stata mantenuta.

Gallipoli – “La prima volta che l’ho visto era il gennaio del 1982. Accompagnavo monsignor Bettazzi, allora presidente internazionale di Pax Christi; dopo una conferenza a Gallipoli eravamo diretti a Tricase per parlare in una scuola di pace e solidarietà. Finito l’incontro, ci fermammo a pranzo dalle suore d’Ivrea. Lì, con don Eugenio Licchetta, che aveva organizzato l’iniziativa, c’era anche il parroco della chiesa madre tricasina, don Tonino Bello appunto”: cominciava così un incontro che sarebbe durato tutta la vita e dopo. Lo racconta don Salvatore Leopizzi nel libro edito da Manni “Don Tonino Bello, croce e fisarmonica” del 2008. “Per me quell’incontro segnò l’inizio della grande amicizia con don Tonino. Un legame umano davvero entusiasmante e sicuramente  provvidenziale”, prosegue don Salvatore che martedì 17 aprile, alle ore 18,30 nella sua chiesa di S. Antonio di Padova racconterà questo ed altri ricordi. La riunione avrà inizio alle 19,45 e s’intitola “Incontriamo don Tonino Bello”, in vista della venuta di Papa Francesco in occasione della venticinquennale della scomparsa del parroco profeta, come lo chiamano in tanti.

Nel corso della serata verranno forniti elementi organizzativi circa i due pullman che da Gallipoli partiranno nelle prime ore del 20 aprile verso Molfetta e verso Alessano. Ma soprattutto si conoscerà qualcosa di più e più a fondo un rapporto davvero esemplare e duraturo. “Riconosco di avere un grande debito personale di gratitudine e riconoscenza – dice don Salvatore – per gli innumerevoli e immeritati benefici ricevuti. La sua amicizia, la sua condivisione dell’impegno in Pax Christi, le confidenze fraterne, la premurosa ospitalità a Molfetta ed Alessano, i viaggi in Terra Santa, in Etiopia (nella foto), in diverse parti d’Italia sono un immenso patrimonio spirituale”. Ricorda ancora don Salvatore: “Allora don Tonino era proprio come un uomo normale? mi chiese uno studente alla fine di un incontro in cui avevo parlato della sua carica di umanità tanto esemplare quanto straordinaria. Sì, ho risposto. Don Tonino era proprio come dovrebbe essere di norma ogni uomo”.

 

 

Gallipoli – Perché un esponente di Chiesa, vescovo, inserito nei piani alti della gerarchia ecclesiastica, è diventato così popolare ed amato nonostante sia scomparso da ormai ben 25 anni? In suo nome si organizzano circoli, scuole, associazioni, manifestazioni sportive come quella intitolata “Corri e cammina con don Tonino”, una gara podistica che si terrà ad Ugento il 29 aprile. La risposta che danno quanti hanno conosciuto e studiato l’opera di don Tonino, come don Salvatore Leopizzi di Gallipoli ha condiviso molte esperienze, è univoca: “Quello che lo ha reso famoso da vescovo, noi lo avevamo già vissuto quando era ancora parroco a Tricase – risponde tra altri Giancarlo Piccinni, presidente della Fondazione “don Tonino Bello” – e lui a quell’incarico di vescovo non ci teneva proprio, tant’è che vi aveva rinunciato per ben due volte. Ha sempre aperto la sua casa ai poveri ed anzi, per non metterli a disagio, era lui stesso ad aprirgli la porta”.

Antesignano del “popolare” Papa Francesco  “Già prima di Papa Francesco ha inaugurato la “Chiesa in uscita”, o come la chiamava lui la “Chiesa del grembiule”, dice don Mimmo Amato di Molfetta, vice postulatore della causa di beatificazione. Agli immigrati, che già allora erano vissuti in parte come un problema, don Tonino inviò una lettera: “Perdonaci –scrisse don Tonino – se non abbiamo saputo levare coraggiosamente la voce per forzare la mano dei nostri legislatori. Ci manca ancora l’audacia di gridare che le norme vigenti in Italia non tutelano i più elementari diritti umani e sono indegne di un popolo libero come il nostro”. “La sua però non è stata un’ideologia – mette in guardia il vescovo di Ugento-S. Maria di Leuca mons. Vito Angiuli – ma è coraggioso annuncio del Vangelo”.

“Basilica maggiore e Basilica minore” In occasione dell’elevazione a Basilica Minore del Santuario della Madonna dei Martiri a Molfetta, come racconta lo stesso don Tonino,  uno dei giovani presenti alla cerimonia gli chiese il significato di Basilica Minore: “Non sapevo rispondere. Allora ho detto: “Basilica significa Casa del Re; questa si chiama Basilica minore perché è di pietra. Tu, invece (rivolto al giovane), sei Basilica Maggiore. Quando è terminato il dibattito –prosegue il racconto del presule – mi sono avviato a piedi verso l’episcopio. Pioveva. Mi ha raggiunto alle spalle un’auto piena di giovani che mi hanno chiesto se volessi salire. Ho accettato il passaggio e ci siamo mossi verso l’episcopio. Era quasi mezzanotte. Quando siamo arrivati nei pressi della mia residenza, mi sono accorto che, appoggiato al portone d’ingresso, c’era un uomo. Si chiamava Giuseppe, un avanzo di galera, un pover’uomo che ormai si era dato all’alcool e al vizio; adesso è morto, ma veniva sempre in episcopio, sul far della sera. Quella volta aveva tardato. Stava riverso, lì davanti, con la bottiglia dell’ubriachezza, con la barba ispida… I ragazzi hanno fermato la macchina. Quello che guidava mi ha detto: “Vescovo, Basilica Maggiore o Basilica Minore?”. Ho risposto: “Basilica Maggiore, Basilica Maggiore!”. E l’abbiamo portato su a dormire”.

Santo sì, ma sino ad un certo punto La vita dei santi (nell’immaginario collettivo don Tonino già lo è) è fatta anche di fragilità e debolezze umane. Naturalmente ne parla anche lui. “Stavo per andare a celebrare la Cresima. Ero in ritardo. Sento suonare all’ episcopio! Anche oggi che è domenica!, esclamai. Apro la porta. C’era una signora con la sua bambina, con l’abito da prima Comunione. Subito le dico: «Signora, anche oggi! Sei già venuta ieri! Che cosa vuoi?», le ho rinfacciato con delicatezza episcopale: «Che cosa vuoi di più! Le scarpette le abbiamo prese alla bambina; l’abito te lo ha dato il parroco don Raffaele. Cosa vuoi ancora?». Allora lei ha detto: «Fammi parlare!». «Adesso ho da fare, devo andare per celebrare la Cresima. Basta, mi hai seccato!». «Fammi dire una parola», ha insistito. «Che cosa vuoi?». «Siamo molti nella nostra famiglia». «E allora?». «Non ho i soldi per pagare il ristorante per tutti». «Vuoi che ti paghi pure il ristorante per i tuoi parenti?” ho proseguito stizzito. «No, no, fammi parlare» Ha tirato fuori il fazzoletto e mi ha detto: «Siccome i soldi che ho raccolto non bastano per tutti, tienili tu per i marocchini». Mi ha lasciato il fazzoletto e se ne è andata con la bambina con l’abito da sposa. Ed io sono rimasto con quel fazzoletto in mano. L’ho aperto. C’erano, mi ricordo, 63.000 lire, a mille a mille. Se in quel momento si fosse aperta una voragine e mi avesse inghiottito – conclude – sarei stato più felice.”

Don Tonino e il ministro della Difesa Pochi giorni prima di morire, fu ospite di Michele Santoro nella trasmissione televisiva su Rai3 “Samarcanda”: tema della serata era l’obiezione di coscienza (un mese prima aveva capeggiato assieme a mons. Luigi Bettazzi la Marcia di Sarajevo) e al Ministro della Difesa che lo invitava ad interessarsi di piuttosto di questioni di chiesa, don Tonino replicò che, proprio perché “Uomo di Chiesa” aveva il  dovere di  parlare  alla coscienza degli uomini, soggiungendo “che vuole che mi interessi solo di quanti ceri accendere sull’altare o del colore dei paramenti liturgici? A distanza di 25 anni, di don Tonino Bello nato ad Alessano si parla ancora, anzi è prossimo agli onori degli Altari: di quel ministro non si ricorda quasi più nessuno.

Alliste – Con i 32.230 euro raccolti con le Uova pasquali a firma dell’associazione di genitori con bimbi malati di tumore “Per un sorriso in più”, la Band di Babbo Natale ha raggiunto e superato i 200mila euro in sette anni di attività, di promozione, di “spina nel fianco nel fianco di chi è soddisfatto”, per dirla con un’espressione di don Tonino Bello. La battaglia certo non è vinta; la malattia si presenta sotto tante forme, per ciascuna di esse bisogna trovare il giusto antidoto e non è affatto facile: lo hanno detto a più riprese i medici del reparto di Oncologia pediatrica del “Vito Fazzi” di Lecce, guidato da Assunta “Titti” Tornesello di Alezio e da pochissimo finalmente con un organico quasi al completo.. C’è ancora molto da fare, dunque, come sanno bene quelli della Band, riuniti ieri pomeriggio nell’auditorium della Media di Alliste per programmare il futuro ed indicare i massimi responsabili. Nuovi. E questa è la novità: il cambiamento prevede il passaggio di mano dall’ideatore e fondatore Giorgio Adamo, ad un nuovo presidente. Gli iscritti – che ieri hanno raccolto le candidature anche per il direttivo – voteranno sabato e domenica prossimi nella sede di Alliste. Per quella importante postazione due le candidature: una riguarda il vicepresidente vicario Antonio Cimino di Racale, proposto dallo stesso Adamo; l’altra candidata è Samantha Alfarano di Melissano. Dopo tre anni, passa la mano anche il presidente onorario Fernando D’Aprile direttore di Piazzasalento. Al suo posto è stato eletto Gianpiero Pisanello di Tuglie (nella foto).

Adamo passa la mano; resta con un ruolo di garanzia Il presidente Adamo si è presentato dimissionario ma resta a dare quanto sarà necessario perché il sodalizio – diventato in questi anni “il più importante della provincia per gli aiuti forniti al reparto” – possa continuare a crescere ed a sensibilizzare le comunità salentine. Sembrano lontani, visti da qui i giorni del 2011 quando un gruppetto di ragazzi dell’Azione cattolica cominciano a nutrire questo sogno: la prima sfilata porta in cassa appena 750. L’associazione diventa legalmente riconosciuta; si comincia a dare una struttura; soprattutto crede che si possa fare. E infatti si fa: dalle prime cinque piazze, originarie e ancora oggi punti di forza, cioè Alliste, Racale, Taviano, Melissano, Ugento, la Sfilata della solidarietà arriverà a coinvolgere paesi anche lontani come Monteroni, Sternatia, Maglie, Specchia. Il credito cresce, il tour prenatalizio diventa sempre più lungo, il conto delle donazioni pure, alimentato da un carburante speciale: si chiama fiducia e Giorgio e i suoi ne fanno una carta di credito inossidabile e inesauribile. Il rendiconto dei soldi maneggiati è maniacale quasi, fino al centesimo, e sempre in pubblico; ricevute e versamenti fanno il giro del web, tramite l’utilizzo dei social network oltre che delle fonti d’informazione come Piazzasalento; le lotterie benefiche passano prima dalla Guardia di finanza e poi si comincia la distribuzione dei blocchetti.

“Se ho svolto bene il mio compito è grazie a tutte queste persone” L’affetto e la stima verso questo giovane leader si è manifestato anche ieri, quando per il collegio dei garanti ha ottenuto 63 voti su 65 schede. Emozionato ed emozionante il suo intervento da presidente dimissionario (l’assemblea è stata presieduta per questo da Anna Toma, iscritta di Racale). “Ho ricevuto in queste ore messaggi di incredulità sul passaggio di consegne (per statuto, Adamo avrebbe potuto svolgere altri due mandati biennali, ndr); a tutti ho risposto che la Band è un progetto comune, di tutti non di una persona, anche se a quella persona l’entrate in quel reparto ha cambiato la vita”. E poi nomi su nomi: non ha voluto dimenticare proprio nessuno, a cominciare da Antonella e Carla che dall’Azione cattolica allistina lo spronarono ad andare avanti e dal suo “padre spirituale” don Massimo D’Aquino. “Particolare il ricordo della compianta Maria Antonietta Caggiula di Taviano, “maestra di danza e di vita”, a cui era particolarmente legato; d’ammirazione quello per la dottoressa Tornesello; affettuoso quello per Federica Parata, una adolescente di Taviano che hanno visto rifiorire alla vita nel “loro” reparto. Non ha resistito il neo ex presidente a replicare ad insinuazioni e qualche illazione maligna: “Fate funzionare le vostre associazioni con lo stesso metodo nostro, tutto alla luce del sole, tutto con trasparenza – ha ribattuto – e poi ne parliamo… Comunque,se ho svolto bene il mio compito è stato grazie a tutte queste persone”.

Con lui, è stato eletto nel collegio di garanzia anche il presidente onorario uscente, Fernando D’Aprile. Per lui e per l’informazione che fornisce il suo giornale parole di apprezzamento e fiducia: “Ringraziamo Fernando D’aprile, ex Presidente onorario, per aver svolto il suo ruolo con carisma e impegno per tutto il nostro operato”, ha detto la portavoce della Band, Emanuela Minutello di Taviano, che ha aggiunto”C’è però ancora molta strada da fare insieme!”. Adamo ne ha ricordato, tra l’altro, la costante collaborazione, la disponibilità e “i consigli come ad un figlio”. Terzo componente del collegio Massimo Coppola di Taviano; supplenti Mino Sgaramella di Ugento e Giovani Compagnone di Racale. Ancora pochi giorni, per eleggere il gruppo dirigente, e si riparte: il tour aspetta, insieme alle decine e decine di associazioni coinvolte. 

Alessano – “Con questi luoghi don Tonino Bello ha stretto un patto d’amore”: seguendo questo forte e sempre attuale richiamo oggi si sono riuniti i Consigli comunali di Molfetta ed Alessano nella sala consiliare “Gianni Camicella” a Palazzo Giovene a Molfetta, in preparazione della vista di Papa Francesco fissata per il 20 aprile prossimo per il venticinquesimo anniversario del Dies Natalis di Don Tonino Bello. Alla riunione congiunta delle due assise consiliari, hanno partecipato per Alessano il Sindaco Francesca Torsello, il presidente del Consiglio comunale Giuseppe Rizzo, gli assessori ed i consiglieri comunali. Presenti all’evento monsignor Vito Angiuli, vescovo di UgentoS. Maria di Leuca e mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi. Insieme agli omologhi del centro barese guidati dal Sindaco Tommaso Minervini, i rappresentanti alessanesi hanno sottoscritto un patto di gemellaggio “che rafforza i rapporti istituzionali e la condivisione dei principi della pace e della solidarietà, tanto auspicati dal compianto Vescovo di Molfetta”, come si legge in una nota congiunta.

“Molfetta e Alessano sono due comunità del Sud. Molta letteratura è stata costruita
sull’idea antica del Sud come terra di soggezione, di subalternità, di gattopardismo. E di povertà. Pertanto, troppo tempo ci siamo affannati a pianificare con particolate cura una sofisticata rimozione dei limiti e delle angosce del Mezzogiorno, per inseguire il paradigma dello sviluppo senza limiti, dell’appagamento degli appetiti individuali, della costruzione della società dell’usa e getta. Don Tonino, invece, ha fatto delle angustie del Sud un punto di osservazione privilegiato: è stato, in questo, il precursore del pensiero del Sud visto dal Sud e non pensato da altri. In questo risiede una delle radici più feconde della sua profezia”: questo l’incipit dell’intervento del Sindaco Torsello, che ha toccato alcuni punti del pensiero del vescovo di origini alessanesi, tra cui il senso della politica, più volte chiamata in causa: “E’ una delle forme più esigenti, più crocifisse e più organiche dell’esercizio della carità”. “Egli ci ricorda che il politico debba essere innanzitutto “un “un artista, un uomo di genio, una persona di fantasia”. Politica è – ha sottolineato il Sindaco di Alessano –  “arte nobile e difficile. Nobile, perché legata al mistico rigore di alte idealità… Nobile, perché ha come fine il riconoscimento della dignità della persona umana, nella sua dimensione individuale e comunitaria”. Sono pensieri che scuotono le coscienze di chi è chiamato alla responsabilità di governo delle comunità locali. A ciascuno di noi è affidata la missione di cambiare le cose, guai se non fosse così”.

 

Tricase – Ci avrebbe pensato lui stesso, probabilmente, a rendere più rock anche le canzoni del funerale, per farle suonare con il suo stile, unico e inimitabile. Chissà quanti hanno ci pensato assistendo al rito funebre con il quale venerdì 13 aprile amici e parenti hanno salutato per l’ultima volta, nella chiesa madre di Tricase, Jessy Maturo, nome d’arte di Cristiani Ruberto, deceduto prematuramente, a 44 anni, per un infarto mercoledì scorso. Jessy, infatti, aveva la capacità di tradurre tutto ciò che faceva nella sua visione rock, così come ha fatto della sua vita. Anche per questo chi lo ha conosciuto lo piange. Perché è stato un esempio di caparbietà, un uomo che ha sempre fortemente creduto in tutto ciò che faceva.

Le parole di chi l’ha conosciuto bene «È stato un uomo che ha sognato. Nei suoi testi – come ha ricordato don Flavio Ferraro durante l’omelia – è la parola sogno la più ricorrente, ed è bellissimo sapere che in una società che toglie i sogni, lui è riuscito sempre a sognare. È stato anche un uomo che ha amato la pace».Volti rigati dalle lacrime, occhi nascosti dagli occhiali da sole, in una chiesa gremita, intorno ai familiari e ai componenti dei “Super Reverb”, il suo gruppo, la sua seconda famiglia, si sono stretti in silenzio i musicisti che hanno suonato con lui, i fan e tutte le persone che lo hanno conosciuto. Nessuno lo dimenticherà mai. «È stato un artista che ha messo a disposizione la sua voce, ha messo a frutto i suoi doni ogni lacrima verrà asciugata», ha concluso don Flavio. Dopo la celebrazione, soltanto una compagna di scuola del figlio di Jessy ha letto un breve pensiero, ricordandolo come “uomo buono e disponibile” e ringraziandolo per essere stato un interprete del rock puro, capace di portare la sua musica nel cuore di tutti: «Abbi cura di noi da lassù, così come hai sempre fatto qui».

L’ultimo saluto in piazza Pisanelli Niente condoglianze per la famiglia, che invece ha scelto di fare un tributo in piazza Pisanelli. Il feretro è stato trasportato dalla chiesa madre sul sagrato della chiesa di San Domenico e davanti alla piazza piena di gente sono partite le sue due canzoni più rappresentative: “Fino alla luna” e “Il sole è una gioia”. La piazza ha risposto con un lungo e sentito applauso. Per i saluti finali ha preso la parola il fratello Patrick, che ha poi chiamato alcuni amici, e naturalmente i ragazzi dei “Super Reverb”: «Ci ha insegnato tantissimo, non lo dimenticheremo mai». E ancora, lacrime e applausi.

Una borsa di studio per il figlio Franco. Per ricordare e mantenere vivo il ricordo di Jessy, i suoi amici d’accordo con la sua famiglia hanno deciso di istituire una borsa di studio a favore del figlio, Franco Cristian, per alleviare in parte il dolore per la grave perdita e accompagnarlo negli anni a venire. Chiunque volesse contribuire può farlo attraverso un bonifico bancario intestato a Rosanna Torelli, compagna di Cristian e mamma di Franco – Iban: IT67F0760116000001018951879.

 

Gallipoli – C’è un conto da un milione e 300mila euro da saldare quale danno erariale nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di finanza che ha smascherato la presunta truffa con i fondi antiracket tra le provincie di Lecce e di Brindisi. Sulla base di quanto disposto dalla Corte dei conti, i finanzieri hanno disposto il sequestro preventivo di beni immobili e conti correnti bancari tra Lecce, Brindisi, Veglie, Carmiano, Parabita e le provincie di Roma, Siena, Milano e Napoli. Si tratta di patrimoni riconducibili al rappresentante legale dell’associazione antiracket coinvolta e a pubblici dipendenti dei Comuni di Lecce e di Brindisi. L’azione cautelare fa seguito alle risultanze investigative dell’indagine che nel maggio 2017 portò all’arresto della presidente dell’associazione (la 62enne M.A.G.) e dei suoi più stretti collaboratori, accusati di aver posto in essere falsa documentazione finalizzata alla percezione di contributi statali per oltre due milioni di euro. Anomalie sono state riscontrate anche nei rendiconti delle opere di ristrutturazione delle sedi dell’associazione per lavori in parte non eseguiti e, in alcuni casi, rendicontati e pagati due volte.

 

Matteo Spada

Gallipoli – Fino a tre anni fa non era difficile rintracciarne ancora, affissi alla bell’e meglio alle vetrate degli ingressi o in vetrina. Adesso sembrano oggetti di un passato che, sia pur vicino, sembra essere ormai andato. E comunque cambiato. “Affittasi” su corso Roma – per tanti il termometro economico della città, di certo il cuore commerciale – non se ne vedono più. Né nella parte che risulta essere la più “ricercata”, quella cioè dall’inizio e fino a piazza Carducci, né nel tratto successivo fino alla Fontana greca. Semmai si notano cambi di oggetti e materiali in vendita: là dove c’era una edicola (chiusa) ora si trovano prodotti della gastronomia locali; più giù, un negozio di telefonia ha lasciato il posto ad uno di abbigliamento; ancora, invece della vendita di oggetti d’argento in quello stesso locale si vende energia.

Tutta una impressione? e Come sono cambiate le cose dopo la crisi mondiale scoppiata nel 2007 a causa dei prodotti finanziari tossici? Non è una falsa impressione: i dati forniti a Piazzasalento.it dagli uffici comunali del settore, parlano chiaro e testimoniano un andamento tutto in positivo: nel 2015 le aperture su corso Roma sono state 14, sette le chiusure; nel 2016 risultano avviati 19 esercizi mentre cinque hanno cessato l’attività. L’anno scorso, infine, le nuove attività sono state 16 e zero i fallimenti (o trasferimenti, qualche volta). Il principale corso cittadino oggi segnala un negozio in allestimento ed una cessione di attività.

“Inizia a risvegliarsi il comparto del commercio – conferma Matteo Spada (foto), presidente dell’associazione commercianti e imprenditori di Gallipoli nonché operatore immobiliare – ma per tornare ai livelli di prima del 2010 ce ne vorrà parecchio”. Anche perchè la crisi su scala globale ha modificato non poco i meccanismi e le abitudini dei consumatori. Si pensi al boom degli acquisti on line, comodamente da casa propria: basta un computer ed una connessione. “Certamente – aggiunge Spada – gli operatori più sensibili e dinamici hanno trovato qualche modo per andare avanti; i più rigidi e con minori margini di gestione sono nei guai seri”.

Ma a scoppiare non è stato solo il sistema tradizionale del commercio. Anche il settore immobiliare è stato coinvolto. “Su Gallipoli si era creata una bolla incredibile: il costo a metro quadro era maggiore di quello nel centro storico di Lecce”, segnala ancora il presidente Spada. La “bolla” che si è sgonfiata ha oggettivamente aperto la strada ad un mercato più adeguato alle nuove esigenze dei clienti anche per le locazioni, calate di almeno il 25% – 25% rispetto al periodo pre crisi. Anche se restano le differenze che il corso da sempre registra: il più appetito risulta essere ancora il lato sinistro; la seconda parte della centralissima arteria cittadina è “meno cara”, con un abbattimento di canoni che oscilla tra il 10 e il 20%.

Castro – Cemento “abusivo” all’interno della grotta Zinzulusa di Castro. La scoperta è stata fatta dalla Guardia costiera di Otranto che ha sottoposto a sequestro un’area del noto sito naturalistico, tra i più rilevanti al mondo, dopo aver scoperto la presenza di passaggi pedonali pavimentati e attracchi per imbarcazioni realizzati in maniera del tutto abusiva. In particolare, i militari hanno rilevato la presenza di tre punti di attracco muniti di bitte e agganci metallici oltre ad alcuni passaggi pedonali in pietra naturale e cemento realizzati in assenza di titoli autorizzativi e in violazione dei vincoli che insistono in un’area di indiscutibile pregio ambientale. È stata la stessa Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecce a disporre il sequestro preventivo in seguito all’occupazione abusiva dello spazio demaniale e all’esecuzione di opere in assenza di autorizzazioni in area sottoposta a vincoli paesaggistici.

 


foto di Milly Barba

Gallipoli – Una ventina di pattuglie di carabinieri della Forestale a portare informazioni utili agli olivicoltori delle fasce di contenimento e cuscinetto circa il contrasto al contagio da Xylella fastidiosa; una nuova mappa della situazione con la fascia cuscinetto che slitta di alcuni chilometri più a nord, collocandosi nei territori di Fasano (Brindisi) – Monopoli (Bari), passando da Locorotondo, Martina Franca, Crispiano e Statte nel Tarantino (l’utima mappa nella foto grande), anche se la novità-Locorotondo è collegata ai focolai trovati in settembre a Cisternino (Brindisi) con il conseguente spostamento della fascia cuscinetto di 10 km più a nord. Sono queste le novità di oggi – con polemiche – sul doloroso terreno dell’infezione che ha colpito gli ulivi (ed altre specie vegetali) da quasi cinque anni, dapprima nella zona Gallipoli-Taviano. A far salire l’allarme sarebbero “3.100 nuovi alberi infetti e sette focolai” individuati nell’area di contenimento e in quella cuscinetto (sopra la quale vi è la Puglia ancora indenne). Ma, per la Regione, i dati sono cambiati “ma di poco”. In attesa della fine del monitoraggio per poter fare raffronti con dati più omogenei.

“Situazione fuori controllo, pure la Valle d’Itria contaminata” Ai toni allarmati usati anche da alcuni media, si aggiungono le prese di posizione di alcuni consiglieri regionali di opposizione. “In un contesto assolutamente critico ed emergenziale, ci sono iniziative lodevoli come quella dell’Arma che avvierà una campagna di prevenzione e contrasto alla Xylella. Un contributo prezioso dei Carabinieri forestali e del generale Silletti (foto) che ringraziamo a nome della comunità”: è la dichiarazione di Nino Marmo, presidente del gruppo consiliare di Forza Italia, il quale invita i militi a svolgere il loro compito “anche intimando ai Comuni, alle Province, all’Anas e Società Autostrade ad effettuare la pulizia e disinfestazione delle cunette laterali alle strade di rispettiva competenza, per eliminare la ‘sputacchina’ (insetto vettore)”. “Sarebbe indispensabile inoltre, vigilare anche sui tempi, in particolare sulla celerità e tempestività della pulizia e disinfestazione”, conclude marmo che chiede al governo regionale di aumentare le risorse finanziarie: “Quelle a disposizione sono scarse”. Un sopralluogo personale in Valle d’Itria ha lasciato piuttosto preoccupato il consigliere Renato Perrini (Noi con l’Italia). “La notizia di oggi, ovvero l’ulteriore aumento di casi positivi al contagio da Xylella (si parla di un numero quadruplicato di ulivi colpiti rispetto ai due mesi precedenti nella fascia di contenimento), non fa che confermare le preoccupazioni che ho espresso la scorsa settimana presentando un’interrogazione”, afferma il consigliere regionale. “Ero stato chiamato da alcuni agricoltori, in particolare della zona della Valle d’Itria, a seguito dei dati emersi lo scorso mese, e questa mattina sono andato a verificare. Il sopralluogo che ho effettuato – racconta Perrini – mostra una situazione decisamente allarmante, e devo dire che parlando proprio con loro ho compreso che l’infezione non è per nulla sotto controllo”. “Qualora risultasse vero che il contagio da Xylella fosse ‘fuori controllo’ (di fatto, gli ultimissimi numeri diffusi paleserebbero tale affermazione) – conclude Perrini – non solo la Regione Puglia dovrà dare delle spiegazioni all’intero Consiglio regionale, ma dovrà attrezzarsi, nel qui e ora, con interventi urgenti e straordinari”.

Campagna 2017-18: controllati 1.626 km quadrati nelle fasce di contenimento e cuscinetto; su 169.124 piante, 3.058 infette.”Il Servizio fitosanitario della Regione Puglia precisa che non esiste alcun boom di casi Xylella, come dimostrano i dati”, è la replica dell’assessore alle Politiche agricole Leonardo Di Gioia e del direttore del dipartimento, Gianluca Nardone. “A febbraio 2018 è ripreso il monitoraggio da parte dell’Arif (Agenzia regionale per attività irrigua e forestale, ndr) per completare la zona di contenimento e la zona indenne non concluse a dicembre 2017. L’ultimo aggiornamento disponibile è stato inviato al Servizio fitosanitario nazionale e, per suo tramite, alla Commissione europea, dà evidenza del monitoraggio al 23 marzo 2018. Nel complesso, la campagna 2017-18 ha riguardato 1.626 chilometri quadrati di territorio nelle fasce di contenimento e cuscinetto con il prelievo e l’analisi di campioni da 169.124 piante di cui 3.058  trovate infette. La situazione si è quindi modificata, ma non di molto – assicura l’assessore Di Gioia – rispetto ai dati provvisori disponibili al 31 dicembre del 2017 i quali davano conto di 125.345 campioni analizzati e 2.980 piante infette. Come è facile verificare, con i nuovi dati il tasso di piante infette sul totale delle ispezionate si è ridotto dal 2,3% all1,8%”. In pratica, si sarebbero contati 78 casi in più da dicembre a fine marzo scorso. Nella conferenza stampa di questa mattina sull’argomento, l’assessore ha ringraziato i carabinieri forestali per l’opera svolta e per la campagna di prevenzione che è stata lanciata da qui a fine parile. “Il ringraziamento che rivolgo è anche per lo stile di lavoro che stanno praticando: prima che repressivo, un approccio basato da sempre sulla condivisione, collaborazione e partecipazione”. Le buone pratiche da comunicare e da attuare sono sempre quelle indicate dall’Ue: aratura e rimozione delle erbacce in cui le larve della “sputacchina” diventano insetti e micidiali propagatori della batteriosi.

Piano sviluppo agricolo: previsti 50 milioni per aziende agricole che intendono reinvestire “La Regione – ha concluso Di Gioia – sta mettendo in campo tutte le azioni, risorse e strategie possibili per supportare e ristorare gli olivicoltori. Con il Ministero, per esempio, abbiamo previsto rimborsi per la calamità da Xylella, attingendo al fondo di solidarietà nazionale. Attraverso il Psr (piano sviluppo rurale, ndr) Puglia abbiamo previsto circa 50 milioni mettendo a disposizione  misure che abbiamo studiato ad hoc per consentire alle aziende olivicole ricadenti nei territori colpiti di ricominciare a fare investimenti”. A vedere cosa si è fatto e come stanno le cose, a breve la Commissione europea invierà un suo componente in Puglia per l’ennesima verifica sul campo, progetti di ricerca compresi.

Foto

Photo Daniele Met

Tricase –  Il mondo della musica salentina perde uno dei suoi esponenti più estrosi, un vero artista che sul palco faceva la differenza. Il rock‘n’roll nel Salento aveva il volto di Cristian Ruberto, in arte Jessy Maturo, scomparso nella notte a causa di un infarto nella sua casa a Marina Serra, dove viveva assieme alla moglie e al figlio Cristian. Avrebbe compiuto 45 anni a maggio la voce e anima del rock’n’roll band “Super Reverb”, con cui si è esibito per l’ultima volta a Marina Serra, lo scorso 6 aprile. Increduli i compagni del gruppo, nato 15 anni fa e con lui affiancato da Salvatore Cafiero alla chitarra, Filippo Longo alla batteria, Tonio Longo al basso. Maturo, originario di Tricase, era noto per la sua voce blues e il suo carisma, grazie ai quali riusciva a dare ad ogni canzone che interpretava una spiccata personalità e originalità. Showman dalla grande presenza scenica, riusciva a coinvolgere il pubblico che lo seguiva ormai ininterrottamente in tutti i live. Dopo una lunga gavetta in giro per l’Europa, l’istrionico musicista era tornato nel Salento. Tante erano le collaborazioni con artisti locali e in ambito nazionale. L’amara notizia della scomparsa ha creato grande eco sui social, dove colleghi, amici e fan continuano a dedicare messaggi e tributi allo showman tricasino: “È andato via troppo presto” è il commento che si legge più spesso sui social.

“È una giornata nera per me, non ho parole. Ho visto Jessy ieri sera, prima che andasse a casa – afferma Daniele Grimaldi, proprietario del Menamè, locale a Tricase Porto dove spesso il gruppo si esibiva -. Stava alla grande, parlava dei suoi nuovi obiettivi, era pieno di idee. Avevamo un rapporto di grande amicizia, ogni sera passava dal bar, anche dopo le sue esibizioni in giro per il Salento, prima di tornare a casa passava da qui. Spesso aspettava, anche in macchina, che chiudessi il locale per ritornare a casa insieme. abitavamo vicini. Era un po’ matto a modo suo, una persona fuori dal comune sicuramente, ma sempre molto educato. Ho perso un fratello”. I fan lo piangono, i componenti del gruppo sono troppo scossi e chiusi nel loro dolore.

“Siamo ancora tutti increduli, per noi tutti era un fratello – è il racconto di Valentina Ricchiuto, cantante e compagna di Filippo Longo, batterista dei Super Reverb – una perdita così improvvisa che non riusciamo a spiegarci. Per quindici anni il gruppo è stato sempre unito, tra loro hanno condiviso l’amore per la musica. Hanno pubblicato tre album, l’ultimo lo scorso anno, con tre brani inediti”. Si ricorda anche ”Il sole è una gioia”, la canzone scritta in onore delle vittime del Bataclan a Parigi, pezzo immancabile nella programmazione delle serate: “Il sole è una gioia, una gioia d’amare, ogni uomo è una vita, una vita da rispettare”, recita la canzone.

“Era un artista indiscusso, formidabile, l’unico che poteva fare quello che faceva e presentarsi nel suo modo – continua Ricchiuto –. Era un’artista nell’animo e si comportava come tale, con uno stile di vita, a volte forse  un po’ sopra le righe, ma sempre in linea con la sua musica e con il suo modo di essere. È stato unico. Ha lasciato un dolore nei suoi ragazzi e in me. Quando è stato possibile abbiamo condiviso delle serate insieme, a lui devo tanto, mi ha insegnato molte cose. Abbiamo perso un punto di riferimento”. La salma è stata trasferita presso l’ospedale “ Vito Fazzi” di Lecce per l’autopsia.

Sergio Blasi

Melpignano – “Come denunciato nelle scorse settimane, l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale, ndr) rilasciata dalla Provincia di Lecce alla “Colacem” di Galatina manca di alcune importantissime prescrizioni ambientali emerse e formalizzate durante la conferenza dei servizi”: lo afferma con una nota ufficiale Sergio Blasi, consigliere regionale di Melpignano.

“Prescrizioni disattese e confuse” “Lo certifica la Regione Puglia – prosegue Blasi – che ha esaminato attentamente l’atto di determinazione n.71 del 22/2/2018 (quello con cui la Provincia di Lecce ha formalizzato il rilascio dell’Aia) riscontrando come ‘molte richieste relative al comparto aria sono state prescritte in modo che non paiono cogenti’, mentre ‘appaiono totalmente disattese le indicazioni a valere sulla matrice acqua’. In virtù di questo la Regione chiede dunque alla Provincia di Lecce di ‘procedere tempestivamente ad atto di revisione o integrativo dell’Aia’, secondo le richieste già formalizzate e trasmesse”. La Regione specifica inoltre che “il confronto tra le proposte dei rappresentanti regionali intervenuti nel corso delle conferenze di servizi, le intese raggiunte durante queste ultime e la formulazione finale di detto atto, mette in luce numerose altre mancate corrispondenze”. La Colacem spa, come si ricorderà, produce cementi e leganti idraulici.

Lungo l’elenco dei passi da completare e precisare Questo l’elenco di carenze, lacune e contraddizioni circa il rinnovo dell’Aia operato dalla Provincia, rinnovo contrastato con determinazione da parte dei Comuni dell’area (Galatina, Soleto, Sogliano Cavour, Cutrofiano, Zollino e Corigliano d’Otranto): affidamento al gestore di attività di autocontrollo, monitoraggio a camino e analisi, con contraddittori sistematici e non occasionali da parte di Arpa; tutti gli autocontrolli previsti dovranno essere validati da Arpa, al fine di dare evidenza dell’adeguatezza delle procedure di monitoraggio e controllo delle emissioni convogliate e diffuse, nonché della conferma metrologica del dato (circa campionamento e analisi); previsione cogente e certa di installazione di deposimetri e di una centralina di monitoraggio degli inquinanti in atmosfera a carico del gestore; definizione di punti di massima ricaduta delle emissioni puntuali in atmosfera, integrata con valutazioni cumulative e di area vasta, supportate da idoneo modello diffusionale a ricettori, come già previsto da specifiche misure del Centro Salute/Progetto Jonico-Salentino; definizione specifica dei tempi e delle fasi di attuazione della prescrizione inerente alla realizzazione della copertura del carbonile entro due anni, anziché tre.

Blasi: “Lavoriamo ad un protocollo d’intesa su controlli reali” “Attendiamo dunque che la Provincia si adegui al più presto alle richieste della Regione e produca le integrazioni all’Aia necessarie al territorio, la salute dei cittadini e quella lavoratori di Colacem. In questa direzione va anche il protocollo d’intesa a cui sto lavorando – rileva Blasi – insieme ad Arpa Puglia e Sindaci di Galatina, Soleto, Sogliano Cavour, Cutrofiano, Zollino e Corigliano d’Otranto che permetterà, una volta siglato, di dar vita a un Distretto regolativo ambientale, organismo che tra le altre cose avrà il compito di verificare e monitorare con estrema attenzione le prescrizioni ambientali e sanitarie inserite nelle autorizzazioni e nei permessi (Aia, Via, Vas, eccetera) rilasciati all’interno del comprensorio in questione”.

Nociglia – Si chiama “Rural Revolution” il progetto presentato dai Comuni dell’Unione delle Terre di Mezzo (Botrugno, Giuggianello, Nociglia, Sanarica, San Cassiano, Supersano, Surano) che con un attimo quinto posto su 83 concorrenti della graduatoria regionale ed un  primo posto tra le aggregazioni di piccoli Comuni con abitanti compresi tra i 15mila e i 30mila, ha ottenuto un finanziamento di 3 milioni di euro. La fonte è il bando regionale sulla Rigenerazione urbana, destinato alle aree con particolari condizioni di marginalità sociale ed economica, finalizzato a favorire i processi di contrasto alla povertà e di inclusione sociale delle fasce disagiate della popolazione residente. In questo caso le risorse in arrivo sono un importante traguardo per i paesi del Parco Paduli, per un lavoro iniziato 15 anni fa, e che ancora una volta, ha dato ragione a chi da tempo ha deciso di agire come territorio e non come singole entità: «Quando si lavora in sinergia – commenta infatti il Sindaco di Nociglia e presidente di turno dell’Unione, Massimo Martella (foto) – i risultati arrivano. Il recupero dei nostri beni è fondamentale per dare ancora più lustro alle nostre comunità.»

Un lavoro durato 15 anni. Protagonisti di questo complesso e lungo lavoro sono stati cittadini, associazioni, consorzi del Piano sociale di zona, dipartimenti universitari, Arca-Sud e imprese che, insieme alle amministrazioni comunali “hanno condiviso una strategia capace di coniugare il carattere rurale di questi piccoli centri con un’idea di smart-land, ossia un sistema di servizi intelligente, in grado di migliorare la qualità della vita nei centri urbani, renderli più sostenibili e ecologici, recuperare gli edifici dismessi per potenziare e innovare l’offerta e la qualità dei servizi per i cittadini ed essere più vicini alle esigenze delle fasce di popolazione più disagiate e marginali”, come si sottolinea in un comunicato. Nello specifico questi i progetti da realizzare.

I progetti approvati paese per paese.Nociglia, Comune capofila, mediante il recupero di un edificio dismesso di proprietà pubblica, sarà realizzato un frantoio di comunità, uno spazio destinato agli abitanti – contadini e consumatori del Parco, ma anche una scuola di “social rural innovation”, luogo del confronto e della divulgazione di pratiche agricole sostenibili. Grazie all’accordo di partenariato con l’Ambito sociale di Poggiardo, saranno coinvolti i cittadini titolari di reddito di dignità. A Botrugno la riqualificazione e pedonalizzazione degli spazi di connessione tra la chiesa Madre e la “Congrega” completerà il processo di pedonalizzazione di una parte della rete viaria del centro urbano realizzando un percorso in sicurezza che collegherà vari servizi di natura sociale (asilo d’infanzia, casa di riposo, futuro centro diurno per persone affette da Alzheimer e il centro culturale previsto nel palazzo marchesale Ignazio Guarini). L’intervento di riqualificazione consentirebbe di mettere in sicurezza la mobilità veicolare e ciclopedonale oltre a recuperare l’utilizzo parziale di alcuni edifici che saranno acquisiti dal Comune come sede dei servizi sociali da adibire a case-parcheggio. A Giuggianello la “Foresteria dei Bambini” sarà uno spazio di accoglienza di gruppi di scolari, insieme ai loro accompagnatori, in visita al Parco dei Paduli. La foresteria, oltre ad aprire a nuove prospettive occupazionali, diventa l’occasione per il potenziamento del “servizio integrato per gli affidi e le adozioni”: infatti ospiterà una scuola di Genitorialità, con finalità di sostegno alle famiglie e contrasto della caduta demografica. A Sanarica la riqualificazione di edifici di proprietà comunale, oggi dismessi consentirà la realizzazione della “Casa del Pellegrino” una struttura a vocazione sociale-religiosa, che ospiterà i fedeli che si recano ogni anno in pellegrinaggio, al Santuario della Madonna delle Grazie. In parte dell’edificio troverà spazio la sede dei servizi sociali e casa parcheggio. A San Cassiano sarà realizzata una piazza di comunità: attraverso un laboratorio di cohousing, a cui prederanno parte gli abitanti delle case ex-iacp e Arca Sud Salento, saranno rigenerati edifici e spazi pubblici, avviando la sperimentazione del primo modello di autogestione e manutenzione ordinaria degli spazi e dei fabbricati collettivi in cambio di una calmierazione del costo dell’affitto. A Supersano la “Casa degli animali terapeutici” sarà un parco ha vocazione multifunzionale, poiché è destinata non soltanto alla prevenzione del randagismo e alla tutela delle condizioni psico-fisiche degli animali, ma anche all’organizzazione e promozione dell’adozione dei cani, all’offerta di servizi di dog-sitting, all’organizzazione di attività educative e ricreative per bambini e ragazzi di età scolare. In particolare la struttura sarà destinata in accordo con il Consorzio per la realizzazione del sistema integrato di welfare dell’ambito di Poggiardo e Casarano, al servizio di pet-therapy. A Surano sarà realizzata la Casa della Comunità. Si tratta di recupero e ristrutturazione di un edificio di proprietà comunale e la sua trasformazione in complesso destinato a sede di un poliambulatorio sociale, dei servizi assistenziali domiciliari, dell’anagrafe cittadina, del comando di Polizia municipale. Si tratta di un progetto pilota di integrazione di servizi della comunità.

 

Acquarica del Capo Presicce – Dopo la drammatica fine dell’ultimo incontro della Commissione il 27 febbraio scorso (foto), interrotta a seguito di forti tensione e scambi di accuse, sembrava che il discorso sulla fusione si stesse dirigendo verso un binario morto. Invece sembra che  qualcosa si sta muovendo, grazie anche alla spinta esterna venuta da un appena nato comitato spontaneo “pro referendum”, al quale aderiscono presiccesi e acquaricesi. Le posizioni del comitato in merito alla questione della fusione, sono state diffuse tramite un manifesto affisso nei paesi.

“La parola ai cittadini” è il titolo del manifesto, che parte da una cronistoria sull’andamento del processo unitario. “I Consigli comunali hanno deliberato all’unanimità, nel giugno 2015, gli atti d’indirizzo relativi alla fusione. Ora è arrivato il momento di dare la parola ai cittadini perché si esprimano mediante il referendum consultivo (ex art. 19 dello Statuto regionale). Occorre quindi – si sottolinea – un urgente impegno comune indirizzato ad informare le popolazioni affinché valutino, con cognizione di causa, se pronunciarsi favorevolmente o meno”. La chiosa finale: “Coraggio: il futuro non può attendere”.

“Ad un anno e mezzo dall’istituzione della commissione niente è stato fatto. La commissione ha fallito quello che doveva fare. E questo per il mero interesse personale di qualcuno (di entrambi i paesi) – affermano convinti dal comitato spontaneo – che fa ostruzionismo affinché tutto salti, in questo modo si vorrebbe chiudere il discorso fusione senza passare dal referendum”. Si chieda subito il referendum e si vada al voto entro i primi di ottobre, è l’appello del comitato: “Chi non vuole la fusione deve ottenere questo risultato dalle urne, che è lo strumento più democratico che esiste e non facendo ostruzionismo”. Si è perso tempo e non si può aspettare ulteriormente. “L’anno prossimo si vota in entrambi i paesi e se si continua così i due sindaci non avranno nessun interesse a fare la fusione rimandando a cinque anni di mandato”.

Sul versante istituzionale, il presidente della commissione, Bruno Ricchiuto, ha fatto sapere che in settimana ci sarà un incontro, presumibilmente l’ultimo prima di dare il via alla fase informativa per i cittadini. Nella riunione del 27 febbraio infatti, era presente la responsabile della comunicazione – essenziale per una partecipazione consapevole dei cittadini dei due paesi – e il ragionieri del Comune di Presicce, Enzo Marzo, per alcuni aspetti tecnici relativi a quel settore. I malumori e gli scontri accesi avevano messo in secondo piano il programma della riunione della commissione. Ad ogni modo, davanti all’iniziativa del presidente Ricchiuto, i fondatori del comitato rimarcano l’esigenza di spingere per portare avanti la fusione. Con un “avvertimento”: “Incontreremo i sindaci e ribadiremo che il referendum può essere indetto anche dai cittadini, senza passare dalla Commissione”.

Melpignano – Torna a fare tappa nel Salento “Buono a sapersi”, il programma di Rai Uno condotto da Elisa Isoardi che lunedì 9 aprile si collegherà dall’azienda “Pr.ali.na” di Melpignano. A partire dalle 11.05 si parlerà di piselli, tipico legume di stagione, e per questo l’inviato Ivan Bacchi avrà modo di illustrare il profondo legame con il territorio che caratterizza l’azienda di trasformazione agro-alimentare sorta nel 1991 (grazie all’iniziativa di un gruppo di giovani professionisti spinti da passioni e da esperienze comuni), con l’intento di “difendere e valorizzare il territorio e la sua agro-biodiversità”. Tre le “finestre” previste all’interno della nota trasmissione della Rai, dapprima per mostrare dove nascono i piselli (ovvero il tema centrale della puntata), poi per illustrare le modalità di trasformazione e chiudere con la presentazione del prodotto finale nell’ambito della degustazione di prodotti tipici.

All’estero il 60% del prodotto «Ancora oggi la nostra azienda mantiene le caratteristiche proprie di un laboratorio artigianale coniugando la scelta delle materie prime ed il rispetto della tradizione con la tecnologia ed i processi di controllo industriali», afferma Valentina Avantaggiato, figlia della fondatrice Lisella Dal Porto. Oggi la “Produzioni alimenti naturali” ha dodici dipendenti ed esporta all’estero, principalmente in Giappone, Australia, Stati Uniti, Germania, Inghilterra e Irlanda, il 60% dei suoi prodotti tra sughi, condimenti, zuppe, conserve naturali e da poco anche marmellate. «Particolare attenzione è quella che poniamo  alla sostenibilità ambientale dell’intero ciclo produttivo», continua la giovane responsabile commerciale. Dello scorso novembre è la campagna di “equity crowdfunding” che,  puntando a sostenere i prodotti “made in Salento”, ha allargato la partecipazione societaria (tramite il portale WeAreStarting.it), “raggiungendo i 100mila euro prefissati addirittura in anticipo rispetto al previsto”, come conferma Avantaggiato. Ma come è avvenuto il contatto con la Rai?  «In realtà sono stati loro a cercarci, tramite un nostro cliente. Poi hanno preso informazioni sui nostri prodotti e hanno visto che, probabilmente, facevamo al caso loro».

La puntata di lunedì 9 aprile La puntata dedicata al pisello, “un legume leggero e digeribile, ricchi di fibre ed utili a chi soffre di patologie gastrointestinali”, prevede anche l’intervento dell’agronomo Augusto Tocci che spiegherà come riconoscere le varie specie e qualità, la dietista Lucia Bioletti, che ne illustrerà le proprietà benefiche  sottolineando il modo migliore per cucinarli, la mastra di cucina Maria Paola Carcaterra che preparerà un’insalata russa a regola d’arte mentre la collega Cristina Lunardini proporrà una crema di piselli con le mandorle ed il maestro gelatiere Dario Rossi mostrerà come fare il gelato di piselli. Spazio, infine, anche al “borsino” della spesa, con le quotazioni di “Mr. Prezzo”, Claudio Guerrini, dal mercato “Orientale” di Genova.

Il precedente con “Reho mare” Già lo scorso 14 dicembre le telecamere del programma condotto dalla Isoardi erano state tra Racale (Torre Suda) e Gallipoli per illustrare la coltivazione in mare e le fasi di produzione dell’allevamento “Reho mare” nell’ambito di una puntata dedicata alla spigola

Salve – Un intero condominio è stato denunciato dai carabinieri per furto aggravato di e continuato di acqua. L’episodio, comune a molte situazioni di morosità, è stato riscontrato dai tecnici dell’Acquedotto pugliese e accertato dai militari della Stazione di Salve che hanno denunciato in stato di libertà 14 condomini di una palazzina popolari. Accertato il mancato pagamento delle forniture, verso la fine del 2016 erano stati gli operai della società idrica a staccare, fisicamente, il contatore relativo alla fornitura idrica della palazzina murandone la nicchia che lo ospitava. A distanza di un anno, però l’Acquedotto ha verificato come la stessa nicchia fosse stata liberata dalla muratura e come gli stessi condomini avessero provveduto a ripristinare abusivamente la fornitura idrica per tutti gli appartamenti realizzando una nuova tubatura con un nuovo contatore che eludeva il precedente. Dopo aver raccolto “gravi indizi di colpevolezza”, i carabinieri hanno attribuito a tutti i  condomini il reato di furto aggravato e continuato denunciato i responsabili alla Procura della Repubblica. A carico degli stessi c’è anche il nuovo conto dell’Aqp pari a circa 13mila euro per un prelievo illecito di ben 4.248 metri cubi d’acqua. L’importo va a sommarsi alle precedenti bollette mai pagate.

Giuseppe Mellone

Nardò – Sei milioni di euro per interventi di “Rigenerazione urbana sostenibile” per i Comuni di Nardò, Porto Cesareo e Leverano, con l’Ente neretino capofila: sono arrivati grazie a programmi dell’Unione europea, in particolare con l’Asse prioritario XII Sviluppo Urbano Sostenibile Azione 12.1 del Por Fesr e Fse anni 2014-2020.

L’aumento dei fondi da parte della Regione Ieri la Giunta regionale ha aumentati i fondi a favore di queste operazioni di risanamento aprendo le porte alle proposte ammissibili per il loro valore progettuale ma non finanziate con la prima graduatoria utile. “Abbiamo mantenuto un impegno preciso: aumentare le risorse disponibili per allargare il numero dei soggetti beneficiari e per dar sostegno a tanti progetti innovativi e virtuosi”: lo afferma l’assessore alla Pianificazione territoriale Alfonso Pisicchio a proposito della variazione di bilancio deliberata dalla Giunta regionale per aumentare i fondi disponibili del bando sulla Rigenerazione urbana. “Con questa variazione – spiega l’assessore – dall’iniziale dotazione di 115 milioni di euro siamo passati a complessivi 175, grazie ad altri 60 milioni a valere sull’azione del Patto per il Sud “Rigenerazione urbana sostenibile”. Una vera boccata di ossigeno che ci permetterà di scorrere la graduatoria, ancora provvisoria, scaturita dall’esame delle 83 proposte progettuali pervenute e per un valore complessivo di 300 milioni di euro”.

La proposta di Nardò: al centro un immobile in abbandono della Curia Nardò, come noto, ha inserito nella sua proposta il complesso dell’ex Antoniano (foto), dopo aver stretto un accordo con la Diocesi di Nardò-Gallipoli, proprietaria del complesso. L’immobile occupa un lotto compreso tra le vie Pitagora, Leonardo Da Vinci e Generale Cantore, e rappresenta un elemento architettonico rilevante, anche in considerazione del contesto urbano, ma è da tempo dismesso e in stato di completo abbandono. Grazie a queste risorse ed all’azione di recupero e riqualificazione prevista, l’ex Antoniano potrà essere uno snodo importante per la riqualificazione del quartiere e per l’offerta dei servizi relativi ai fabbisogni individuati dal Piano sociale di zona per  l’inclusione sociale e per il contrasto alla povertàIn una nota il Comune prende spunto da quest’ultimo risultato per richiamare gli interventi di “rigenerazione” fin qui avviati come la riqualificazione dell’area intorno alla chiesa dell’Incoronata (demolizione del “nuovo” palazzo di città e realizzazione del parco pubblico con fondi di bilancio comunale); realizzazione della rete di piste ciclabili previste dal progetto CicloNardò (finanziato con 1 milione e 420 mila euro), l’intervento di riqualificazione quasi ultimato della villetta di via Papa Giovanni XXIII, nei pressi di Parco Raho; la realizzazione del nuovo campo di calcetto in via Grazia Deledda di zona Penta.

Il Sindaco: “Guariamo una ferita di quel quartiere” “Questo finanziamento – afferma il sindaco Giuseppe Mellone (foto sopra) – ci permette di recuperare un edificio abbandonato, che è una ferita per quel quartiere, di colmare bisogni ed esigenze sociali di quell’area e di tutta la comunità, di dare un aspetto nuovo al quartiere stesso. Il recupero dell’ex Antoniano, infatti, è molto di più di un’azione tesa a restituire dignità architettonica, strutturale e funzionale a un profilo della città quasi dimenticato. In questo frangente devo ringraziare anche pubblicamente Sua Eccellenza mons. Fernando Filograna per l’enorme disponibilità a condividere questo percorso. Così come ringrazio Nicola D’Alessandro per il coordinamento del progetto, i componenti del mio staff, i tre tecnici coinvolti, Gregorio Raho, Daniele De Fabrizio e Antonio Vetrugno, il dirigente del settore Cosimo Pellegrino, per aver portato a casa un altro importante risultato”. “Il tema della rigenerazione urbana – dice l’assessore all’Urbanistica Ettore Tollemeto – è la grande scommessa della rinascita della nostra città, una scommessa che stiamo vincendo con scelte e percorsi lungimiranti”.

 

Gallipoli – Al grido di “Siamo tutti qua, rivogliamo la Purità”, promossa dal comitato spontaneo costituitosi sul web “Giù le mani dalla spiaggia della Purità”, si è svolta stamattina la programmata manifestazione  cui hanno partecipato circa 200 persone, comprese mamme con bambini al seguito. Il corteo è partito dalla spiaggia della Purità, ha attraversato le vie principali del centro storico, per poi dirigersi in piazza Aldo Moro, dove si sono via via susseguiti gli interventi di organizzatori e manifestanti e, da ultimo, del sindaco Stefano Minerva. Presenti fin dall’inizio, i consiglieri comunali Vincenzo Piro, Mino Nazaro e Sandro Quintana; presente pure l’associazione “Fideliter Excubat”.

Le tante voci dei partecipanti La portavoce del movimento Anna Papa, ha ringraziato i presenti e, ironicamente, anche qualche  “denigratore virtuale” assente: scopo della manifestazione – è stato ribadito – è non attendere passivamente gli eventi ma riappropriarsi del proprio ruolo di cittadini cui sta a cuore la vita e le bellezze naturali della propria città, tra cui, appunto  “lu core tu malone” irrimediabilmente  compromesso – sempre a detta dei manifestanti – dai massi depositati recentemente per consolidare il bastione e Palazzo Ferocino con un tratto di spiaggia finita sott’acqua. “I pescatori anziani – ha detto Anna Papa – ci dicono che le mura in ammollo per così tanto tempo non si erano mai viste prima”. Non è mancata qualche frecciatina contro le “beghe politiche di cui la città è stufa”. Poi la conclusione della portavoce: “Non basta puntare il dito, rimbocchiamoci le maniche tutti e diamo il buon esempio”. Luigi Liaci ha letto una sua poesia in vernacolo che finisce così “ndane ccisu nnu fiju…u Core tu Malone”. Il consigliere Quintana (verso la fine dell’intervento interrotto da qualcuno) ha sollecitato il Sindaco,arrivato nel frattempo, a stanziare in bilancio parte del ricavato dai parcheggi del porto per fare uno studio serio sul fenomeno della presunta erosione non solo nella spiaggia della Purità, ma anche sull’intero litorale gallipolino. Per “Giù le mani dal nostro mare”, ha messo in guardia anche dal “rischio trivellazioni in mare”. Il consigliere Piro, “nato e cresciuto a nemmeno 200 metri dalla Purità” come ha tenuto a precisare, ha poi salutato “molto positivamente” la manifestazione, “alla quale partecipo come cittadino”. Massimo Potenza ha stigmatizzato il disinteresse e l’incuria, oltre che per la “Purità” per  tutto il centro storico, “che va salvaguardato nella sua interezza”, Roberto Giurgola, ha sollecitato “ora uno studio approfondito, come ho chiesto al Sindaco già nell’incontro con i tecnici del Genio civile e lo sollecito anche oggi”.

Gli impegni dell’Amministrazione comunale Ha poi concluso il Sindaco Minerva: “Il problema c’è e chi lo nasconde è un bugiardo” ha detto. Il primo cittadino ha però assicurato i presenti che nei prossimi giorni si darà un incarico tecnico per conoscere meglio il problema e per trovare le soluzioni adeguate, e, se necessario, a provvedere anche al ripascimento della sabbia. Ha poi plaudito alla manifestazione, ringraziando gli organizzatori perla riuscita e pacifica manifestazione, concludendo con una assicurazione: “Quella spiaggia non sarà mai privata, almeno sino a che sarò sindaco io, come qualcuno vorrebbe sperare”.

Le ragioni dell’assenza di Legambiente Non sono mancati i passaggi polemici, in particolare riferiti al circolo locale “A. Cederna” di Legambiente ed al suo rappresentante Maurizio Manna, dirigente regionale dell’associazione. Ieri sera dal circolo era stato diffuso un comunicato con cui si spiegavano le ragioni dell’assenza alla manifestazione odierna. Un “no” intanto “perché organizzata da un anonimo gruppo facebook e non da persone fisiche”; seguono appunti sulla consistenza del tratto sabbioso e sulle caratteristiche geologiche e marine di quella zona, fino all’urgenza dei lavori effettuati. La manifestazione sarebbe stata carente, per Manna, anche sul piano delle “rivendicazioni cui dare corso”. Dopo aver ribadito che “è da diversi anni – e non certo nelle poche settimane seguite al deposito delle opere di difesa – che l’azione del mare ha avuto una accelerazione erodendo non solo il tratto al limite sud della Spiaggia della Purità, ma intaccando anche area emersa, costituita prevalentemente da ciottoli di risacca, ai piedi del Baluardo dedicato al Santo di Assisi e di quello delle Saponiere” e che, a suo parere, “non è assolutamente possibile valutare nei tempi immediati l’effetto a lungo termina delle opere di difesa a mare rispetto alla linea di costa risultante, a causa alla complessità delle variabili coinvolte”, Manna chiude così: “Pensiamo che prima di paventare emergenze e convocare adunate, dobbiamo imparare a osservare i tempi della natura e la complessità dei fenomeni per agire se e nella misura necessaria ad evitare danni certi e irreversibili, ma su base scientifica. In quel caso saremo i primi a intraprendere le iniziative opportune, dalla denuncia alla manifestazioni”.

 

 

Gallipoli – Nonostante un vento a 46 nodi che, nella giornata di sabato,  ha rischiato di guastare la festa, la Pasqua a Gallipoli può dirsi soddisfacente in termini di presenze giornaliere e arrivi di turisti e villeggianti. Gli operatori, già nelle settimane precedenti, avevano ricevuto numerose richieste di informazioni e preventivi molte delle quali si sono poi trasformate in arrivi effettivi, se pur con molte conferme all’ultimo momento (il “last minute” a cui sono rimaste appese parecchie agenzie e strutture e che hanno fatto la fortuna dei siti specializzati) e per un massimo di due notti.

Agriturismi, bed and breakfast (qualcuno anche dell’entroterra), campeggi hanno registrato numeri confortanti che lasciano ben sperare per la nuova stagione.  I dati principali arrivano dalle  grandi strutture, che rappresentano numericamente la parte più consistente di posti letto,  come quelle del gruppo Caroli Hotels e dell’azienda Coppola, aperte tutto l’anno, che possono contare su una clientela consolidata anche grazie al grande lavoro di promozione portato avanti con costanza e in tutti i periodi dell’anno. “La vacanza pasquale – afferma Giuseppe Coppola presidente della sezione turismo di Confindustria e titolare di aziende agroenoturistiche – è strettamente legata al meteo e al periodo, non si possono dunque fare paragoni con l’anno precedente. Abbiamo riscontrato un buon interesse per Gallipoli. Tante le richieste nelle settimane precedenti, molte delle quali però si sono concretizzate a partire da sabato prima di Pasqua, quando le previsioni meteo hanno fornito notizie rassicuranti per le giornate di domenica e lunedì”.

Dello stesso avviso Attilio Caputo del gruppo Caroli , impegnato da anni ormai in una promozione legata, oltre che alle festività, ad eventi sportivi di carattere nazionale e internazionale “Stiamo lavorando bene, tante richieste e tanti arrivi alcuni programmati e altri dell’ultima ora”. Qualche flessione pare invece essersi registrata nel settore alberghiero stagionale. “Nel nostro settore – commenta Vito Ria di Hotel Fly e punto di attrazione del cicloturismo della zona – abbiamo registrato un calo del 15%,  con un conseguente e notevole ribasso del prezzo medio a camera; alcuni, considerate le poche richieste, hanno preferito restare addirittura chiusi. Tuttavia ci sono stati diversi arrivi last minute, certo non c’è stato il pienone ma siamo riusciti a lavorare bene”. Qualcuno ha proposto offerte e ribassi in anticipo attraverso i portali di prenotazione online ma anche qui, a causa dell’incertezza del meteo, la maggior parte non ha osato prenotare in anticipo scegliendo di contattare direttamente le strutture prima dell’arrivo.

Taurisano – Lutto cittadino, mercoledì 4 aprile, a Taurisano per la celebrazione dei funerali dei cognati Emanuele Carangelo e Addolorata Schiavano. Risale allo scorso 27 marzo, nei pressi della città tedesca di Sömmerda, il drammatico incidente stradale nel quale i due quarantenni hanno trovato la morte mentre viaggiavano (per motivi di lavoro) a bordo di un furgoncino Ford Courier sulla tangenziale B176 per la collisione con un semirimorchio. Le esequie sono programmate nella parrocchia dei Santi martiri Giovanni battista e Maria Goretti. «Questa prematura e improvvisa scomparsa ha colpito profondamente il sentimento dell’intera comunità taurisanese», si legge nel decreto con il quale il sindaco Raffaele Stasi ha proclamato il lutto cittadino disponendo l’esposizione delle bandiere a mezz’asta sugli edifici pubblici e la partecipazione alla cerimonia funebre da parte della Città di Taurisano con i propri simboli ufficiali in segno di lutto. L’invito rivolto alla cittadinanza è quello di esprimere la propria partecipazione al lutto “nelle forme ritenute più opportune”, e per i negozi con la chiusura delle attività dalle 14 alle 18. In Germania i due cognati erano da anni con le rispettive famiglie: i due avevano sposato i fratelli Consiglia e Clemente Manco e gestivano l’azienda di gelati “Eis Manco”.

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...