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Nardò – Vendita o ristrutturazione? Entro il 22 marzo prossimo soggetti privati potranno decidere le sorti dell’ex gerontocomio di via Aldo Moro. Il Comune di Nardò intende infatti raccogliere eventuali manifestazioni d’interesse finalizzate all’espletamento di lavori di ristrutturazione, adeguamento, completamento e valorizzazione dell’immobile “anche mediante nuove costruzioni compatibili con gli strumenti urbanistici vigenti”.

Sorto su complessivi 1.820 metri quadrati su tre livelli e un piano seminterrato, dalla dichiarata fine dei lavori (1998) la struttura non ha mai avviato la sua attività subendo col tempo un processo di deterioramento delle parti interne ed esterne. Obiettivo principale è la vendita, con base d’asta pari a un milione 800mila euro, come da perizia dell’area tecnica comunale. “Qualora non dovessero pervenire offerte di acquisto – fanno sapere da Palazzo Personè tramite l’avviso pubblico – saranno valutate le manifestazioni di interesse finalizzate a ristrutturazione, completamento e rifunzionalizzazione. In questo caso saranno considerate comunque preferibili proposte che prevedano il passaggio di proprietà finale dell’immobile anche mediante messa a disposizione di servizi pluriennali e/o con realizzazione di opere/infrastrutture e/o con soluzioni ibride per importi congruenti con l’importo di perizia”.

Indipendentemente da come la struttura verrà utilizzata, le opere da realizzare riguarderanno: sistemazione servizi igienici, rifacimento intonaci e tinteggiature di superfici interne ed esterne, infissi, pavimentazioni, rivestimenti, battiscopa, revisione e adeguamento impianti (elevatori, idrico, riscaldamento, antincendio, elettrici, sicurezza, smaltimento acque nere) e allacciamenti.

il Gerontocomio

Nardò – «Mettere in vendita il gerontocomio significherebbe l’ennesima incapacità dell’Amministrazione neretina». Stavolta la polemica travalica Palazzo Personè ed entra nella campagna elettorale in corso. A contestare la decisione della Giunta Mellone di mettere in vendita l’immobile mai ultimato sito in zona 167 che avrebbe dovuto ospitare il gerontocomio, è la senatrice uscente del Movimento Cinque Stelle, la leccese Daniela Donno. «Nel 2016 – ricorda la Donno, ricandidata nel collegio neretino – ho sollevato l’attenzione sull’annosa questione presentando un’interrogazione e una richiesta di accesso agli atti al Comune, ma a parte delle generiche rassicurazioni, non è accaduto granché a livello di azioni locali da parte del primo cittadino Giuseppe Mellone. La Puglia, e il Salento nello specifico, vivono da troppo tempo il dramma delle opere incompiute – prosegue la pentastellata – che, purtroppo, nascondono la totale assenza di una politica di valorizzazione territoriale oltre che di una virtuosa gestione del denaro pubblico». Ma quale sarà il futuro dell’immobile composto da 1800 metri quadri su tre livelli con piano seminterrato, mai ultimato dal 1998 a oggi? Il primo tentativo messo in atto dall’Amministrazione risale ai giorni scorsi ed è la vendita della struttura (l’avviso pubblico esplorativo scade il 20 marzo, ndr) con base d’asta di 1milione e 800mila euro. In assenza di offerte di acquisto, fa sapere Palazzo Personè, saranno valutate manifestazioni di interesse finalizzate alla ristrutturazione. La Donno avrebbe evidentemente preferito una rinascita dell’edificio per mano pubblica.

Altri edifici, altre polemiche. Non è solo il mai nato gerontocomio a generare “contrasti immobiliari” negli ultimi tempi. Un’altra incompiuta, quella di via Incoronata sorta trent’anni fa che avrebbe dovuto ospitare il nuovo Municipio, è stata demolita a gennaio scorso tra le aspre critiche di chi, vedi gli ex sindaci Gregorio Dell’Anna e Marcello Risi, avrebbe voluto un recupero almeno parziale della struttura. Al posto dello scheletro di cemento, ha promesso il sindaco Mellone, sorgerà un parco pubblico entro il 2019. Ancora in zona 167, è poi finita in vendita la farmacia comunale, retta finora da una società mista nata nel 2009 della quale il Comune possiede il 51% del capitale (il restante 49% è della privata “Neritofarma snc”). La farmacia, all’astata per circa 800mila euro, è ritenuta dai contestatori una risorsa per le casse comunali, quindi da mantenere nel patrimonio comunale.

 

San Simone (Sannicola) – Duemilaottocentodiciannove metri quadrati distribuiti su tre piani con vista mare di Gallipoli e un parco di un ettaro con alberi ad alto fusto; oltre al chiostro, all’auditorium e ad un ampio terrazzo, conta 39 camere di cui 30 con servizi igienici: spogliato da richiami spirituali e dal senso di quiete che ancora oggi ispira, l’Oasi francescana di San Simone viene richiamata in questi giorni citando dati  tipici di uno studio tecnico o commerciale, insomma di qualcuno che ne sta curando la vendita. Perché di questo si tratta.

L’oasi religiosa, denominata precisamente “San Bonavertura, si erge sulla serra accanto al monastero ancora oggi occupato dalle Carmelitane Scalze di Santa Teresa. Quello francescano è invece disabitato da più di cinquant’anni e versa in uno stato di abbandono (alcune iniziative estive si sono tenute negli ultimi anni nell’ampio piazzale davanti al sagrato. “Finito di costruire nel 1917, è stato poi abitato dai frati francescani sino alla fine degli anni ’60 – ricorda l’86enne don Luigi Tarantino, cappellano nell’adiacente monastero delle Carmelitane Scalze – quando anche l’ultimo frate rimasto, (padre Francesco Gaballo il suo nome) non se ne andò pure lui, raggiungendo i confratelli nella vicina Casarano”.

L’imponente struttura è rimasta nella disponibilità della Curia provincializia di S. Antonio a Fulgenzio (Provinciale padre Tommaso Leopizzi), che però non ha le risorse economiche per una radicale manutenzione straordinaria e per un restauro. Del complesso fanno parte anche due garage e la residenza del custode di circa 100 metri quadri, tra cipressi, ulivi, carrubi, eucalipti e pini. Edificato per volontà del frate Damiano Venneri, intorno al 1965 era stato ampliato.

Davanti a questo quadro, reso ancor più oneroso per via del declino delle vocazioni, i francescani hanno cominciato a valutare le offerte. Si para di un imprenditore di Tuglie e di una società di Copertino. La cifra intorno a cui si starebbe trattando è di 900mila euro. Anche davanti a questa cospicua entrata nell’Ordine non mancano le resistenze, in particolare dei frati di Galatone.

Hanno collaborato Maria Cristina Talà e Amleto Abbate  

Santa Cesarea Terme – Dapprima da privatizzare con la vendita del 50,49% delle quote della società per azioni di via Roma; poi da affidare a soggetti privati solo la gestione della spa; quindi di nuovo in vendita, per via anche di una sentenza del Tribunale amministrativo regionale: si potrebbe intitolare “Da Vendola a Vendola, passando per Emiliano” la recente storia vissuta dalle Terme di Santa Cesarea e dalle diverse decisioni intervenute in merito dal 2014 ad oggi. Fino cioè alla decisione della Giunta regionale che ha deciso di tornare alle “origini”, indicendo un nuovo bando di gara ma sempre sulla base dei 17 milioni a base d’asta per acquisire poco più della maggioranza del pacchetto azionario; il restante, come è noto, è in mano al Comune. La Regione, in effetti, già nel settembre scorso aveva rimesso tra le realtà da dismettere anche le terme salentine, tornando alla decisione originaria datata 2014, Giunta Vendola. A Palazzo di città adesso la palla è passata con un problema non di poco conto: l’Ente locale vuole acquisire le Terme, agganciate strettamente alla promozione turistica del territorio ma avrebbe voluto che la Regione abbassasse la valutazione della struttura che si affaccia sul mare. Ma in questo continuo cambiamento di decisioni di fondo, neanche questo adesso potrebbe essere praticabile. Nella prima gara infatti, un raggruppamento di imprese (tutte salentine) avevano avanzata l’offerta congrua attraverso l’unica manifestazione d’interesse ufficializzata. Indietro non si può tornare salvo infilarsi in un ginepraio legale che non conviene ovviamente a nessuno. Non dovrebbe infine riaccendere liti giudiziarie l’indicazione di una nuova gara ex novo, senza partire cioè da dove si era rimasti con l’avviso pubblico di vendoliana memoria. In quell’atto la Regione si era riservata la possibilità di non completare la trattativa di vendita in modo esplicito. A breve si saprà l’orientamento del Comune, che ha il diritto di prelazione nell’acquisto delle storiche e apprezzate Terme.

 

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