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processione ss crocifisso 2014 con l'arciconfraternita del Carmine di tarantoGALLIPOLI. Se non proprio come Taranto, che, grazie ai riti della settimana santa, avanza la propria candidatura a capitale europea della cultura, anche Gallipoli merita un altrettanto titolo blasonato. Entrambe le città, infatti, quanto a tradizioni e confraternite, fanno testo. Fin dal XV secolo, infatti,  sono state proprio le confraternite ad esprimere il meglio della pietà popolare e ad anticipare, anche,importanti  riforme ecclesiali come quella di considerare la Pasqua sintesi di un unico mistero (passione, crocifissione, morte e risurrezione di Cristo).  Nelle due realtà cittadine, infatti, i riti pasquali curati dalle confraternite iniziano con le Ceneri e si concludono a Pasqua.
Gallipoli, più che con Lecce ha un rapporto preferenziale con Taranto, non solo dal punto di vista culturale e urbanistico, ma anche per quanto riguarda le tradizioni religiose soprattutto quelle della Settimana santa: le solenni quarant’ore, il culto dell’Addolorata,la visita ai Repositori, la processione dei Misteri, la consegna augurale de “lu nenatittu”( cesto con uova, pane e arance).
La processione del Venerdì santo è curata a Taranto dall’arciconfraternita del Carmine, a Gallipoli, da due  confraternite, quella del Crocifisso, con le pregevoli e antichissime statue dei Misteri e quella degli Angeli (priore Antonio Carmone) con la Madonna Addolorata.
«Ho sempre intessuto rapporti di amicizia con l’arciconfraternita del Carmine di Taranto, nota in tutto il mondo per la maestosa processione dei Misteri – dice l’avvocato Francesco Zacà, priore del Crocifisso – «Fra i due sodalizi è ormai stabilito un rapporto di fratellanza e collaborazione da diversi anni, nato dal legame speciale che entrambe le confraternite hanno». Le premesse, quindi, ci sono tutte perché Gallipoli, attraverso uno dei suoi fiori all’occhilello, le confraternite, si proponga come capitale italiana della cultura, in una sorta di gemellaggio con Taranto, di fatto già realizzato.

La statua della desolata in processione

La statua della desolata in processione

Gallipoli. Giovedì santo la Chiesa celebra l’istituzione dell’Eucarestia: dalle 21, folle di fedeli  si recano nelle chiese del centro storico per adorare il Santissimo, posto nell’altare della Reposizione, comunemente detto “sepolcro”, mentre le confraternite, ad intervallo l’una dall’altra, con i confratelli incappucciati, in segno di lutto e con lento incedere, iniziano il loro pellegrinaggio, scandito dal rullo di tamburi e dal sibilo della tromba.

Le confraternite di Santa Maria del Monte Carmelo, della S.S. Trinità (delle Anime) e di Santa Maria della Neve (o del Cassopo) godono del privilegio di indossare il cappello  e il bordone del pellegrino. La visita ai sepolcri termina con la confraternita delle Anime di venerdì mattina a mezzogiorno, mentre la città si prepara con fede e raccoglimento alla processione della “Tomba” detta “de l’Urnia”, curata dalle confraternite del SS. Crocefisso e degli Angeli e alla processione della Desolata del sabato a notte, organizzata dalla confraternita della Purità.

Il Venerdì santo, alle 18,30 dalla chiesa del Crocefisso,  si avvia  la processione col Cristo morto,  con l’aggiunta, negli anni, delle statue in cartapesta raffiguranti le diverse fasi della Passione di Cristo. Proprio nell’atto costitutivo di questo sodalizio (1643)  che si chiede ai Confratelli di celebrare “con viva fede” la Passione di Cristo attraverso “la significativa processione del Cristo morto nel giorno di Venerdì santo”. I confratelli vestono saio, cappuccio rosso e mozzetta celeste ed indossano la corona di spine.

La processione della Desolata prende il via alle 3 del mattino del Sabato santo, dalla chiesa che domina la spiaggia della Purità. I confratelli, con saio e cappuccio bianco, mozzetta giallo paglierino e cingolo rosso, precedono le statue del Cristo morto, adagiato in un’urna dorata e della Vergine ai piedi della Croce. Quando il simulacro della Desolata, al rientro nella propria chiesa, incontra  il Figlio morto per l’estremo saluto è un momento suggestivo e toccante con il mare a far da sfondo ad una folla immensa commossa.

festa casaranello 2

CASARANO. Tutto pronto per i festeggiamenti in onore della Madonna della Croce, titolare della chiesa meglio conosciuta con il nome di chiesa Casaranello. Il programma religioso avrà avvio lunedì 14 ottobre e prevede, sino al 19, la recita del rosario alle 17.30 e la celebrazione della messa alle 18.30.

Giovedì 17 ottobre, alle 19 ci sarà il concerto della Schola gregoriana “Cum Jubilo” diretta da Patrizia Durante del conservatorio “Tito Schipa” di Lecce. Sabato 19 , vigilia della festa, dopo la celebrazione della messa delle 18, ci sarà la tradizionale processione che, partendo dalla chiesa di Casaranello, attraverserà via Covile, via Tevere, via Tagliamento, via Isonzo, via Piave, piazza Umberto I, via Roma, via San Giuseppe, piazza San Domenico, corso XX Settembre, via Pola, via Canova e via IV Novembre.  Domenica 21 ottobre le messe saranno celebrate alle 8.30, 10.30 e 18. Ricco anche il programma civile, concentrato nei giorni del 19 e del 20 ottobre. Sabato 19, dopo la processione, in piazzetta Daniela e Paola Bastianutti si esibirà l’orchestra filarmonica “Valente” diretta dal maestro Salvatore Valente.

Nella due-giorni, ad allietare la festa ci sarà il gran concerto bandistico “Città di San Giorgio Jonico” diretto dal maestro Anna Ciaccia. Infine, domenica 19, a partire dalle 20.45, è previsto il lancio di palloni aerostatici a cura della ditta Fratelli Donadei di Parabita. Le luminarie saranno curate dalla ditta Fratelli Parisi da Taurisano e i gruppi elettrogeni sono forniti dalla ditta Eurogiaffreda da Matino. Il comitato e don Antonio Schito, parroco di “San Domenico”, ringraziano tutti coloro che contribuiranno alla buona riuscita della festa.

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“Inquinare è peccato”: lo pensa il 60 per cento degli uomini  nell’ambito della  ricerca dell’Eurispes Puglia sul tema “Religiosità e credenze nel Sud Salento”. Il campione intervistato colloca, infatti, al primo posto tra i comportamenti ritenuti “moralmente inaccettabili” proprio quelli legati all’inquinamento ambientale, mentre per le donne la cosa “più immorale” resta il tradimento sessuale.

Si tratta di un tema importante espressione di una sensibilità nuova: se i problemi di tipo ambientale potevano essere propri, sino a qualche anno fa, di una cultura laica, oggi la chiesa se ne riappropria a cominciare da Papa Francesco, che nel suo discorso di inizio pontificato ha posto l’attenzione sulla necessità di custodire la “bellezza del Creato”.

Da sette anni a questa parte, inoltre, la Conferenza episcopale italiana organizza la Giornata per la salvaguardia del Creato” per “educare alla custodia del Creato e per sanare le ferite della Terra”. La ricorrenza ufficiale è quella del 1º settembre e sono spesso coinvolte anche autorità civili e forze di polizia, con il Corpo forestale dello Stato ed anche associazioni ambientaliste di ispirazione laica. Per la settima edizione, il 27 e 28 settembre 2012, la diocesi di Nardò-Gallipoli l’ha voluta celebrare, insieme all’Azione cattolica delle arcidiocesi di Lecce e Otranto ed alla diocesi di Ugento-S.Maria di Leuca, presso la chiesa Santa Maria del Canneto e l’isola di S. Andrea, a  Gallipoli, ed il chiostro delle clarisse a Otranto. In quella circostanza, don Salvatore Leopizzi, membro del consiglio nazionale di Pax Cristi, incentrò la questione intorno alle parole:  “annunciare, denunciare, rinunciare”, mentre Maurizio Manna, referente di Legambiente, ebbe modo di affermare: «In questi ultimi tempi sembra esserci un maggior rispetto da parte di chi frequenta i luoghi naturali protetti, ma tanto c’è ancora da fare per aiutare le nuove generazioni al rispetto del creato e noi adulti a saperlo salvaguardare».

In merito alla discussa centrale a biogas in costruzione tra Galatone e Nardò, di recente sono intervenuti (su “Cristiani per l’Italia”, bollettino dell’omonima associazione no-profit neretina) don Giuliano Santantonio, parroco della cattedrale di Nardò (già a Melissano) e vicario episcopale per i beni culturali ecclesiastici e don Salvatore Cipressa, docente di Teologia morale presso l’istituto di Scienze religiose di Lecce.

«Se l’uomo rompe l’equilibrio della natura va contro se stesso. Può esserci un vantaggio immediato di tipo economico ma i danni che si fanno sono estremamente più onerosi», ha affermato don Giuliano; mentre per don Salvatore “da un punto di vista etico, prima di realizzare un progetto è necesario fare una giusta valutazione dei rischi e dei benefici in ordine alla persona umana, alla sua salute e alla sua integrità”.

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Processione per Sant’Agata a Gallipoli. Foto di Emiliano Picciolo

Credi in Dio? Avranno avuto qualche attimo di esitazione a rispondere le 120mila persone dei paesi che fanno parte della diocesi di Ugento  intervistate nell’ambito della ricerca Eurispes su “Religiosità e credenze”. All’indagine ha collaborato il Centro servizi volontariato Salento che ha reso noti i dati parziali già presentati all’apertura della settimana teologica diocesana e che in questo periodo sta elaborando i risultati finali.  Ma già  quello che è venuto fuori merita una riflessione.

“Credo in Dio ma…” sarebbe la risposta sintetica, e dopo questo “ma” tutta una serie di precisazioni che alla fine si traducono in un tipo di religiosità “ad personam”. La percentuale di quanti dicono di credere è altissima, il 90 per cento, ma la prima specificazione è che si crede in una esistenza superiore “che regola la vita e aiuta le persone”, in una divinità che può essere il Dio dei cristiani o qualsiasi altra forza superiore. Vale a dire che il 90 per cento delle persone ha radicato il senso del sacro, della religiosità indifferenziata che è ben altro dalla religione  che si crede rivelata e che deve essere  vissuta e testimoniata.

Il papa emerito Benedetto XVI non perdeva occasione per mettere in guardia contro il relativismo che considerava una delle tentazioni peggiori del nostro tempo. «Avere una fede chiara secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare ‘qua e là da qualsiasi vento di dottrina’ (Ef 4,14), appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie». Su questi concetti espressi all’inizio del suo pontificato, è tornato poi tantissime volte. In altri termini non possiamo costruirci un Dio a nostra immagine e somiglianza a volte per giustificare debolezze o ignoranza.

È anche vero che, come ha specificato il cardinale Martini  c’è anche un “relativismo cristiano” cioè  “il leggere tutte le cose in relazione al momento nel quale la storia sarà palesemente giudicata”. Per il cristiano la conoscenza della verità è sempre provvisoria e relativa, per usare un temine in voga “in progress”,  e le acquisizioni sono imperfette perché naturalmente limitate dalle strutture culturali che sono proprie del periodo storico che si vive. In questo senso la verità del cristiano è relativa, ma il percorso è certo  come anche l’obiettivo finale al quale commisurare i comportamenti.

Proprio nell’ambito della morale  si notano le palesi contraddizioni tra la fede e le opere. Se i dati della ricerca saranno confermati  si avrà a disposizione un materiale ricchissimo su cui riflettere. Per la chiesa locale sarà un’opportunità  per orientare l’azione pastorale e fare in modo  che la risposta alla domanda iniziale sia “credo e…” e non “credo ma”.

 

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Don Tommaso Sabato

«Avverto un ritorno all’essenzialità ed al senso vero della festa e della tradizione. Sarà anche la crisi economica così diffusa in questi anni ma credo che gli eccessi tendano a ridimensionarsi». Nelle parole di don Tommaso Sabato, della parrocchia dei Santi Giuseppe e Pio a Casarano, la conferma di un’auspicata inversione di tendenza nel rapporto tra “sacro e profano” a vantaggio di una partecipazione “più  consapevole” della comunità cristiana ai riti religiosi.

«Di per sé la religiosità crea tradizioni che, quando non sono fini a se stesse, sono utili a conservare le radici della fede. Al di là delle convenzioni sociali, le tradizioni vanno preservate e valorizzate: spetta alla Chiesa e all’intera comunità cristiana ricondurre la partecipazione ai riti al loro valore intrinseco. Gli eccessi ci sono stati e, forse in misura minore, ci sono ancora oggi, ma è sempre meglio orientarli nella giusta direzione piuttosto che vedere le tradizioni scomparire, così come accade, ad esempio, per le feste nel nord Italia», afferma, ancora, il delegato vescovile per la formazione del diaconato permanente nominato “Monsignore”, lo scorso dicembre, dall’ex vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli Domenico Caliandro.

«Finché la cultura è stata espressione della fede, la religiosità e l’evidenza esterna si coniugavano perfettamente: oggi non è più così ed il rischio da scongiurare, almeno nelle feste popolari, è quello di trascendere nel folklore», afferma don Gigi De Rosa, rettore del santuario del Canneto a Gallipoli.

«Davanti alle manifestazioni della fede si può avere una partecipazione intima e sentita o solo curiosa: accade a Gallipoli, per esempio, per i riti della Settimana santa che attirano tanti turisti. Anche la curiosità, pur non essendo fede, può suscitare interrogativi e comunque far riflettere. La sfida da vincere – afferma, ancora, il prete di Gallipoli – è  quella di far comprendere a tutti che nella liturgia c’è la Verità del segno, c’è l’incontro con Dio. Per questo la scorsa Pasqua, non potendo celebrare al Canneto i riti del Giovedì e del Venerdì santo, non ho ritenuto di dover allestire il “Repositorio” evitando di trasformare la chiesa, aperta comunque per le confessioni, in una vetrina».

Don Gigi De Rosa

Circa gli eccessi del “profano” nelle celebrazioni dei sacramenti, don Gigi ritiene si debba “educare ad una maggiore sobrietà piuttosto che vietare”.

«Occorre riscoprire l’essenziale. È giusto fare festa per un matrimonio, una cresima o un battesimo ma, soprattutto oggi, pensare anche a risparmiare ed evitare che sia il contorno a prevalere. Per questo ai sacramenti ci si accosta dopo i corsi di preparazione in parrocchia ritenuti superflui pochi decenni fa», conclude don Gigi.

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Galatone. Quelli appena trascorsi sono stati giorni molto intensi per la comunità cristiana di Galatone: dalla messa in “Coena domini” alla visita ai “repositori” sino alla processione dei Misteri ed alla liturgia di Resurrezione (con “Lu sparu ti lu pannu” in chiesa Madre) .

Tra le novità di quest’anno la “Grande Croce” opera (alta più di sei metri) del maestro galatinese Leonardo Sedile esposta nella parrocchia Santi medici. Ritornando alla tradizione, la notte del Giovedì santo, subito dopo il memoriale dell’ultima cena, tanti sono stati i visitatori dei “repositori eucaristici”, noti anche come “sepolcri”. Dalla sera sino a notte, per le vie del paese si è assistito al lento pellegrinare di famiglie e gruppi di devoti diretti verso le quattro parrocchie cittadine e i due santuari.

Nelle aule liturgiche, drappi bianchi, fiori candidi e piccoli lumi hanno creato l’atmosfera giusta per sostare qualche minuto in silenzio prima di riprendere il cammino verso gli altri “repositori”. Il passo svelto delle comitive di giovani ha poi ben presto ceduto il posto al passo lento e mesto delle donne vestite di nero, unite all’Addolorata nel canto di dolore “Inno a Gesù Morto” del Venerdì santo con le varie rappresentazioni dei misteri della Passione e morte di Cristo portate a spalla per il paese, sino a fare ritorno davanti alla chiesa di Sant’Antonio, dove l’assemblea si è poco dopo sciolta in silenzio.

Suggestivo anche quest’anno “Lu sparu ti lu pannu” in chiesa Madre: nella notte che porta alla Pasqua, l’immagine del Risorto è stata svelata grazie ad un complesso (e tuttora segreto) sistema di corde e di forze.

                                                                   DC 

Gallipoli. Due gli appuntamenti della Settimana santa più attesi dai gallipolini: l’ Addolorata e la visita ai “sepolcri”. Il venerdì che precede la domenica delle Palme, Gallipoli commemora i dolori di Maria, con la regia delle confraternite di Santa Maria del Monte Carmelo e della Misericordia. Tutta la città, a mezzogiorno, si ferma quando la statua dell’Addolorata esce dalla chiesa del Carmine, nella città vecchia, per raggiungere la cattedrale per la celebrazione eucaristica e l’esecuzione dell’oratorio sacro “L’Addolorata” del maestro Vito Cataldi.

Lo squillo di tromba, alternato al rullio del tamburo, accompagna la processione con i fratelli in abito confraternale nero e le candele a quattro luci. Non sagre quindi, né luminarie ma solo partecipazione corale di tutta Gallipoli al dolore di Maria. Il mercoledì della settimana precedente, prima dell’inizio della “settena” il simulacro della Vergine viene portato nel palazzo della nobile famiglia Ravenna, che ha l’antico privilegio, nella cappella privata, di vestire la statua con abito nero con ricami in oro, la corona, ed una spilla d’argento a forma di cuore trafitto da una spada, simbolo del martirio.

La visita ai “sepolcri” nel Giovedì santo è poi manifestazione di culto sancita da ogni statuto delle confraternite: queste, ad intervalli l’una dall’altra, si recano in processione, fino a tarda sera, nelle varie chiese a rendere visita al Cristo morto. La confraternita di Santa Maria del Monte Carmelo lo fa per “vetusto privilegio confermato il 28 marzo 1772 per il pellegrinaggio nel Giovedì santo con speciali insegne di Pellegrini”. I fratelli in abito completamente nero con cappello e bordone, procedono a coppia accompagnati dal “correttore”. La processione successivamente si ricompone e i confratelli, dopo essersi salutati, incrociando il bordone, raggiungono la loro chiesa. Il bordone e il cappello del pellegrino sono privilegio anche delle confraternite della Santissima Trinità  e di Santa Maria della Neve o del Cassopo. Il Sabato santo (dalle 3 alle 11.30), poi, la processione di Maria Desolata e del Cristo morto con la confraternita di S. Maria della Purità.

 

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Ugento. Saranno sette giorni carichi di suggestivi riti religiosi, quelli della Settimana santa a Ugento. Le tre parrocchie del paese si stanno preparando a celebrare gli appuntamenti che ricordano la passione, la morte e la resurrezione del Cristo seguendo le tradizioni di ogni anno. Nella cattedrale le celebrazioni saranno presiedute dal vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, monsignor Vito Angiuli.

Si inizierà domenica 24 marzo, la Domenica delle Palme: alle 10.45 il vescovo benedirà i ramoscelli d’ulivo dei fedeli che si raduneranno nel largo antistante la chiesa della Madonna dell’Assunta e San Biagio. Successivamente, in processione, si raggiungerà la Cattedrale (foto) per il solenne pontificale.

Mercoledì 27, alle 18, sarà sempre la Cattedrale ad ospitare i fedeli di tutta la diocesi, che arriveranno a Ugento per assistere alla Messa del Crisma. Durante la cerimonia, che vede riunita l’intera chiesa diocesana – clero e popolo – attorno al suo pastore, saranno consacrati gli oli santi: il crisma, usato nei battesimi, nelle cresime e nelle ordinazioni sacerdotali ed episcopali; l’olio dei catecumeni, usato nei battesimi; l’olio degli infermi. La giornata di Giovedì santo si aprirà con l’Ufficio delle letture e con le Lodi, alle 8 in Cattedrale. La Messa della Cena si celebrerà alle 19. Successivamente, gli “altari della reposizione”, che, come da tradizione, saranno allestiti con fiori e addobbi in tutte le chiese del paese, saranno aperti ai visitatori. Alle 22, nella cappella del Santissimo della Cattedrale si svolgerà la tradizionale veglia di adorazione.

Anche la giornata di Venerdì santo inizierà con l’Ufficio delle Letture e con le Lodi. Alle 10, poi, ci sarà il Penitenziale e alle 18 la celebrazione della Passione del Signore, seguita, alle 19.30, dalla suggestiva Via Crucis interparrocchiale per le strade della città.

Sabato santo, il giorno delle “chiese chiuse”, alle 8 ci sarà il consueto appuntamento con l’Ufficio delle Letture. Alle 12 il vescovo sarà in visita nella comunità “San Francesco” di Gemini. Alle 22, poi, avrà inizio la solenne Veglia pasquale, con la toccante cerimonia di benedizione del fuoco sul sagrato della chiesa. La mattina di Pasqua monsignor Vito Angiuli presiederà il solenne pontificale alle 11.30.

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Cristo alla colonna nella processione dei Misteri

Casarano. Ha quasi quattro secoli di storia la processione dei “Misteri” allestita dalla confraternita dell’Immacolata. In migliaia i fedeli che si assiepano lungo il percorso cittadino mentre sono quasi un centinaio i portatori di statue che si alternano per il “Getsemani”, la “Colonna”, il “Crocefisso”, la “Bara” e l’”Addolorata” per un rito di circa quattro ore che prende il via alle 21 per concludersi a notte fonda muovendo e facendo ritorno sempre nella chiesa dell’Immacolata.

A caratterizzare il Venerdì santo in città è il silenzio irreale che ammanta di fede il lento sfilare della processione il cui passaggio viene annunciato dal suono lacerante della tromba e dal rumore sordo del tamburo e delle troccole. Segue il “Crocifero dei Misteri” con i simboli della Passione, ovvero l’unica insegna della confraternita che organizza l’evento (la più antica della città fondata addirittura nel 1619): poi la Via Crucis vivente, con i caratteristici soldati romani (foto), le statue e i portatori pronti per il cambio, il coro delle “Pie donne” insieme al concerto bandistico per lo struggente “Vieni o morte”, le squadre dei confratelli in bianco con il “lampione” e senza mozzetta.

Chiudono il corteo, il Clero, le autorità cittadine e tantissimi fedeli. Al termine della processione, le statue dell’Addolorata e del Cristo morto sono adagiate sull’altare maggiore della chiesa Immacolata per dare inizio al rito della “Desolata”. Sono centinaia i fedeli che dall’alba fino a sera del Sabato Santo visitano l’emozionante gruppo statuario.

Il lutto e la commozione che hanno caratterizzato i tre giorni di passione si stemperano allo scoccare della mezzanotte quando, nella Chiesa Madre, la statua della Madonna della Campana, compatrona della città, dall’ingresso centrale corre incontro al Figlio risorto, tra applausi, spari di fuochi e marce bandistiche, dando inizio alla Pasqua.

Gallipoli. Ecco il programma dei riti della Settimana santa. Si inizia il Giovedì santo con la  tradizionale visita ai “sepolcri” a partire dalle 19,30.  Gli incappucciati, in processione, visiteranno gli altari della Reposizione, allestiti nel Borgo antico.

Venerdì santo alle ore 18 dalla chiesa del SS. Crocefisso, nel centro storico, avrà inizio la processione dei Misteri e del Cristo Morto, detta de “l’Urnia”, organizzata dalla confraternita del Crocefisso. Vi partecipa anche la confraternita di S. Maria degli Angeli  (foto in alto) con il simulacro di Maria SS.ma Addolorata.

Sabato santo, alle ore 3 avrà inizio la processione di Maria Desolata (in basso)  e del Cristo morto, curata dalla confraternita di S. Maria della Purità. Il rientro nella sua chiesa è previsto per le 11,30.

Pasqua è anche tempo di concerti, mostre e convegni. Eventi messi a punto dall’Amministrazione comunale in collaborazione con la Pro loco di Gallipoli e la partecipazione dei Luoghi di Cultura della Città, di Puglia promozione, delle associazioni Puglia  & Mare, Amart, Gallipoli Nostra, LiberaL’Arte, Fideliter Excubat, Città Nuova, Nantes, Fidas “D. Provenzano”, Agenzia Gallipoli 360, le confraternite SS.Crocefisso,  Maria SS. del Monte Carmelo e della Misericordia,  libreria Nostoi di Gallipoli, Compagnia teatrale Calandra.

Sabato 23 alle 10, nel museo diocesano si terrà un convegno sui riti che precedono la Resurrezione di Cristo. Alle 20 in cattedrale “Musica e poesia della Settimana santa” a cura della filarmonica “Città di Gallipoli” diretta da Pascal Coppola. Domenica 24 alle 19 a cura del Movimento giovanile delle Confraternite e delle associazioni della cattedrale sarà presentata lungo le strade, le piazze e le riviere del centro storico. una “spiritual performance” dal titolo “Una croce… così Dio ti ha amato” Lunedì 25, sempre alle 20 nella chiesa della Madonna del Rosario si esibiranno “I solisti salentini” mentre martedì 26 alle 20 l’associazione musico-culturale “Santa Cecilia” nell’ex mercato coperto di piazza Imbriani terrà un concerto con musiche e marce della Settimana santa. Mercoledì 27 alle 19.30  il coro della parrocchia di San Gabriele dell’Addolorata con “Luce fra nuvole in fuga” al teatro Garibaldi chiuderà gli appuntamenti con le melodie sacre. Spazio anche per le visite guidate (giovedì 28 e venerdì 29 alle 17, sabato 30 alle 9  e domenica 31 alle 10).  Si parte dalla Fontana antica in piazza Aldo Moro per scoprire la città attraverso itinerari guidati.

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Matino. Ritorna la “Passione Vivente”, la suggestiva manifestazione che da quattro anni porta in scena le tappe della Via Crucis (nella foto l’edizione dello scorso anno).

L’evento organizzato da Gianfranco Quintana, con la regia di Alfredo Cataldo, entrambi di Matino e la collaborazione del “Comitato San Giorgio”, si svolgerà sabato 23 a partire dalle ore 20 (e verrà rinviato a domenica 24 in caso di pioggia).

Piuttosto nutrito il cast dei partecipanti con 150 figuranti nei panni dei protagonisti della sacra rappresentazione resa, proprio per questo, ancor più realistica. La “Passione” avrà come palcoscenico  le strade e le piazze del paese. La partenza del corteo sarà presso villa Pellegrino (in via Roma) mentre l’ultima cena, Gesù arrestato nell’orto degli ulivi e poi giudicato dal Sinedrio, con la rinnegazione di Pietro, verranno inscenate presso la villa comunale.

Altre scene forti saranno quella con protagonista Pilato e il tribunale romano, presso piazza Municipio così come la flagellazione e la sentenza di Pilato. L’incontro con la Madonna e la prima caduta saranno in via Roma (angolo Crocefisso), la seconda caduta e Simone di Cirene che aiuta Gesù a portare la croce sempre in via Roma (ma all’altezza dell’incrocio con via Carlo Alberto); la terza caduta e l’incontro con la Veronica presso largo Carlo Alberto e l’incontro con le pie donne presso largo “Riale” mentre la scena della fanciulla che disseta Gesù sarà su via Roma (collina degli Eucalipti) e la Crocefissione in via Ermete (sempre) collina Degli Eucalipti).

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Un momento della processione

Gallipoli. Novità in arrivo per il primo appuntamento della bella stagione, delle vacanze e del relax intrecciato ai sentimenti religiosi.

Con l’obiettivo dichiarato di dare unità e risonanza alle diverse iniziative pasquali, l’Amministrazione comunale e la Pro Loco hanno organizzato un ricco cartellone di eventi che culminerà nelle solenni celebrazioni della settimana santa.

L’iniziativa si chiama “Le serate delle Muse… aspettando la Pasqua”, un lungo programma che si articolerà a partire dalla seconda settimana di marzo e che, come anticipano dalla Pro loco, vede “la partecipazione attiva dei luoghi di cultura cittadini”;  dell’agenzia regionale “Pugliapromozione”; dell’agenzia “Gallipoli 360”; delle confraternite del Crocefisso e di Santa Maria del monte Carmelo e della Misericordia; della libreria “Nostoi” e delle associazioni territoriali. Fra queste,  “Puglia & mare”, “Gallipoli nostra”, “Libera l’arte”, “Fideliter excubat”, “Città nuova” e la sezione Fidas “Dante Provenzano”.

La presentazione ufficiale della manifestazione è per il 9 marzo nel chiostro dei Domenicani; ci sarà anche l’inaugurazione della mostra di pittura con opere di Mirella Alessandrelli, Mimmo Anteri, Luciana Biaco, Antonio Cavalera, Giorgino Ferilli, Cosimo Liaci, Marcello Gallinaccio, Alvaro Spagnolo, Tonio Tondo e Antonio Tricarico. Oltre a coinvolgere la comunità locale, i suggestivi riti pasquali destano grande curiosità nei turisti organizzati anche stranieri e nei visitatori dell’ultima ora, che negli ultimi anni si riversano in città  per immortalare i riti religiosi.

Si prova pure a destagionalizzare, proponendo un prodotto turistico che coniughi l’attrattività delle tradizioni con quella del territorio. Anche se la vacanza pasquale “non si organizza”, come ripetono da alcune reception delle strutture ricettive, e non ci sono quindi ad oggi grandi prenotazioni. «Troppo presto – dicono – se arriveranno sarà negli ultimi giorni. Da Bari e da Napoli per lo più».

Tuttavia l’attesa è tanta, anche se gli umori sono contrastanti. Sono in molti a dichiararsi fiduciosi, pur in tempi di crisi, e pronti ad accogliere i turisti. Qualcuno invece evidenzia forti preoccupazioni.  Il dato certo, tuttavia, è che il turismo pasquale e culturale rappresenta un trend in forte crescita per Gallipoli. A testimoniarlo anche i numeri dello scorso anno in cui alberghi, B&b e campeggi hanno registrato, complici il bel tempo e il lungo ponte,  una cospicua presenza.

Rita de Bernart

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La chiesa di San Giorgio Martire

Matino. Anche Matino ricorda il Papa dei giovani. Il 22 ottobre ricorre, infatti, la commemorazione del beato Giovanni Paolo II e lo stesso giorno corrisponde anche all’anniversario dell’inizio del suo pontificato che  sarà festeggiato dalla diocesi di Roma e dalle diocesi della Polonia. Proprio lo scorso anno la città di Matino ha intitolato a Giovanni Paolo II un piazzale, adiacente la chiesa della “Santa Famiglia”, in cui sorgerà una statua in onore del beato. In suo onore la parrocchia San Giorgio Martire e il comitato organizzativo, hanno preparato tre giorni di festeggiamenti tra riti civili e religiosi. Dal 18 al 20 ottobre si terrà il triduo di preparazione spirituale e lunedì 22 ottobre, alle 19, la messa.

Il programma civile sarà aperto sabato 20 dal concerto de “Gli Arcuevi”, in piazza San Giorgio alle 20, insieme a Umberto Panico, Enza Magnolo e Angelo Lotti, per una serata al sapore della pizzica e dei piaceri gastronomici con pittule, castagne e vino. Domenica 21, alle 20, invece, la sala della Cooperativa tra produttori agricoli di via Vittorio Veneto, ospiterà  “I Giullari del Marchese”, compagnia teatrale appartenente al circolo-oratorio Anspi con la l’esilerante commedia in vernacolo matinese, scritta e diretta da Alfredo Cataldo, “Per Amore – Damma amoroso moderno”. Lunedì 22, infine, presso la chiesa di San Giorgio, il coro pop gospel “Dove c’è musica” del maestro Tony Frassanito, presenterà il concerto di brani sacri dedicati al beato polacco.

Maria Antonietta Quintana

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Il lato sud della chiesa della Madonna della Strada

Taurisano. La comunità taurisanese attende con la consueta devozione la festa in onore di Santa Maria della Strada, in programma  nei giorni 7 e 8 settembre 2012.
È un culto sentitissimo a Taurisano, ancora di più dall’8 settembre del 2008, quando la chiesa sita in piazza Fontana, di origine bizantina, meta di tanti pellegrinaggi, è stata eretta a Santuario mariano diocesano a vocazione ecumenica dal compianto vescovo Vito De Grisantis, pastore della diocesi Ugento – Santa Maria di Leuca.
L’avvio del rito religioso è fissato per il 30 agosto, quando nel santuario prende avvio la tradizionale “novena” molto   partecipata dai fedeli devoti alla Madonna. Il 7 settembre in santuario è prevista la celebrazione della messa, presieduta vescovo della diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca, mons. Vito Angiuli, mentre a seguire ci sarà la solenne processione per le vie principali del paese, con la statua della Madonna portata a spalla dai “fratelli” della relativa congregazione.
Il programma civile prevede l’intrattenimento musicale a cura del concerto bandistico “Associazione musicale G. Verdi” di Taurisano, nei giorni 7 e 8 settembre, mentre nella serata dell’8 ci sarà un ampio spazio di tempo dedicato alla musica popolare del Canzoniere Grecanico Salentino con lo spettacolo “Focu d’Amore” che è il sedicesimo album nella discografia del gruppo. In altre parole, è un’ antologia circostanziata e ricercata allo stesso tempo, che ripercorre i pezzi storici del Cgs rivitalizzati da Mauro Durante, che con senso estetico nuovo e più moderno propone arrangiamenti suggestivi ed eterogenei, accuratamente supportati da musicisti provenienti da vari percorsi musicali (popolare, classica, antica, jazz, contemporanea).
Le luminarie e gli addobbi della Festa di Santa Maria della Strada sono della “Premiata ditta Fratelli Parisi” di Taurisano.

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La processione dell’anno scorso (foto Franchetti)

Taviano. Tornano due importanti appuntamenti festivi: la fiera della “Cappeddha” (7/8 sett.) e tre giorni dedicati alla festa della Madonna dell’Addolorata (14/15/16 sett.). Si tratta di eventi festivi molto attesi e a cui i tavianesi tengono tanto, soprattutto per l’Addolorata che, secondo la tradizione popolare, salvò il paese nel 1894 da un’epidemia virulenta  che aveva causato centinaia e centinaia di morti.
La tradizionale fiera della “Cappeddha”, oggetti piccoli e grandi in terracotta, ma soprattutto fischietti in tutte le forme, si perde nella notte dei tempi. Era ed è la ricorrenza che saluta l’estate e il paese torna vivere la quotidianità, affollando le strade del mercato. È una fiera soprattutto contadina perché si espongono anche attrezzi agricoli come scale, zappe e contenitori in terracotta, oggetti tutti costruiti artigianalmente nel Salento. Spiega l’assessore Leonardo Tunno: «Stiamo lavorando perché alla fiera mercato accedano solo artigiani e commercianti made in Salento. Non si tratta di discriminare nessuno ma vorremmo tornare, possibilmente, alle tradizioni di una volta». Il nome della fiera mercato deriva dal fatto che essa si svolgeva e si svolge sul piazzale antistante la chiesetta della “Cappaddhuzza”, sul corso Vittorio Emanuele II°, dedicata alla Madonna delle Grazie. Questa chiesetta è poi stata sconsacrata nel 1870, ma la fiera mercato continua a svolgersi su questo spiazzo e sulle strade contigue. Un tempo i venditori degli oggetti in terracotta arrivavano con i loro carretti o a dorso d’asino e si posizionavano per tutta la notte, alla luce delle acetilene. Oggi si è perso un po’ il fascino della tradizione ma i fischietti in terracotta continuano a trillare, in questi due giorni, per la gioia di grandi e piccini.
Per la tradizionale tre giorni di festività dedicati all’ Addolorata si sono fatte le cose in grande da parte del comitato feste, anche perché, quest’anno, ricorre il 60esimo anniversario della fondazione della parrocchia e del santuario.
Si inizia il 14 con una serata dedicata alla “mennula brustulita” ricoperta anche di zucchero e cannella. Il 15 la grande processione alle 19 per le strade del paese, concerto della banda lirica e sinfonica di Taviano, diretta dal maestro Antonio Mariani e alle 23 l’incendio del campanile del santuario. Il 16, infine il concerto di Luisa Corna, in piazza Convento, alle 21. In tutte e tre le serate si svolgerà la fiera mercato per le strade intorno al Santuario.

Rocco Pasca

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Sannicola. La festa non si fa scoraggiare dalla crisi, perché la Madonna delle Grazie è così preziosa che i sannicolesi mai hanno rinunciato ai suoi festeggiamenti: nè durante la guerra nè l’8 settembre 1943 quando il generale Badoglio annunciò, per radio, l’armistizio.
Per la fine (vera) delle ostilità si dovette attendere altri due anni, ed altri ancora per il rientro a casa dei reduci, ma quell’8 settembre la Madonna aveva fatto la “grazia” e, di certo, non si poteva non festeggiarla. Che festa, sia, dunque, anche quest’anno dal 7 al 9 settembre.
Con Francesco Renga  ospite musicale (il 9 in piazza della Repubblica con ingresso libero), la festa è fatta con le luminarie De Cagna, i concerti bandistici di Conversano, Montescaglioso, Racale (appena reduce dalla Notte della taranta) e la Filarmonica di Gallipoli. Poi i fuochi d’artificio delle ditte Chiarappa di San Severo, Coluccia di Galatina e Maggio di Sannicola, la sfilata dei carrettieri, il fischietto e il tamburo che percorreranno il paese all’alba e al tramonto, così come la meravigliosa infiorata e l’addobbo della chiesa.
«Sottolineiamo – commenta Tiziano Piccione, presidente del comitato Festa – che, in un periodo come questo, riuscire a mantenere alto il livello della nostra festa è merito dei volontari, degli sponsor e delle donazioni dei cittadini. Il comitato è impegnato per due mesi nella raccolta fondi. La festa non si fa con fondi ecclesiastici o pubblici: si fa completamente con le donazioni dei cittadini – continua il presidente del comitato – e con i proventi della sagra cui gli stessi cittadini contribuiscono col loro lavoro». I carrettieri, inoltre, contribuiscono al “fuoco di Coluccia” che viene sparato al termine della sfilata dell’8, mentre Giovanni Cauzo, per devozione, offre il “fuoco di Maggio” al termine dei concerti bandistici. Sempre per devozione Luigi Piccione offre l’infiorata e i Giardini Raimondi l’addobbo della chiesa.

Maria Cristina Talà

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Le luminarie della festa di San Giovanni a Casarano

Le feste patronali e comunque religiose e civili sono un altro lato della poliedrica offerta del Salento e questa parte dello Jonio. Ci si addentra tra rumori, odori profumi, gente che si assiepa e spinge, singolari tradizioni locali e popolari, storie e processioni, scoperte e cose già viste. Le bande musicali sono la loro colonna sonora, condite talvolta da brani lirici eseguiti dal vivo. Madonna del Canneto a Gallipoli e la Madonna dell’Aiuto a Torre San Giovanni sono emerse (la prima) o sono arrivate dal mare. Le più famose del circondario sono la festa della Lizza di Alezio, Santa Cristina a Gallipoli (sopra a sinistra) con i fuochi pirotecnici che si riverberano sull’acqua, ma in ogni paese c’è una ricorrenza, come a Tuglie per la Madonna di Montegrappa e San Giovanni a Casarano (sopra a destra), o i SS Medici di Ugento (a destra nella foto piccola). Molto più laiche sono state le feste a sfondo culturale o gastronomiche: sagre di tutti i tipi, da quelle del pesce a Gallipoli, alle polpette e alle patate di Felline, ai wurstel di Taurisano, alle ‘mpille di Chiesanuova di Sannicola; poi arte in vie e cortili, simboli che si rincorrono nel tempo cone il Toro e la Luna a Taurisano e feste simpatiche come la festa dei raccomandati a Melissano, la sagra del diavolo a Galatone, la Marcia del vino ad Alezio. Tra gusti da scoprire e voglia di stare in mezzo alla gente, le occasioni non sono proprio mancate.

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La processione dello scorso anno

Ugento. Si rinnova l’appuntamento con i festeggiamenti in onore della Madonna dell’Aiuto, patrona di Torre San Giovanni, da secoli protettrice dei pescatori che prendono il largo dal porto della marina di Ugento. Anche quest’anno l’associazione che – insieme alla parrocchia guidata da don Enzo Zecca – organizza i festeggiamenti ha predisposto un programma ricco di iniziative religiose e civili.

Dal 2 all’8 agosto si svolgeranno le celebrazioni rionali in preparazione alla festa, mentre dal 9 all’11 nella chiesa parrocchiale sarà celebrato il triduo, presieduto da padre Roberto Francavilla. Sabato 11, vigilia della festa, alle 7.30 e alle 19.30 saranno celebrate le Messe, mentre alle 20 per le strade della marina si snoderà la solenne processione con la statua della Vergine, alla quale, tradizionalmente, partecipano centinaia di devoti e turisti. Il giorno della festa, domenica 12 agosto, le Messe saranno alle 7.30, alle 9 e alle 10. Alle 17, poi, l’immancabile appuntamento con la suggestiva processione sul mare, che partirà dal Porto e costeggerà la marina (in caso di pioggia o vento, si svolgerà mercoledì 15 o domenica 19 agosto). Alle 21 il vescovo di Ugento, monsignor Vito Angiuli, celebrerà la Messa in piazza del Porto.

Il programma civile prevede la presenza della banda di Scorrano nei due giorni di festa, e la tradizionale fiera mercato nella zona del porto. Domenica 12, poi, alle 22.30 si esibirà il «Gruppo Folk 2000». Il concerto sarà seguito dallo spettacolo pirotecnico della ditta Bruscella Fireworks. Lunedì 13, alle 21.30, nel campo sportivo della parrocchia si esibiranno i «Piccoli cantori di San Francesco», diretti da padre Orazio da Ferrara.

Prevista anche una regata velica riservata ai catamarani, che partirà alle 10 di domenica 12 agosto dal porto per raggiungere il lungomare, l’isola di Pazze e lo scoglio Giurlita. Saranno premiati i primi tre classificati.Un appuntamento molto atteso non solo dai residenti, ma anche dai numerosi turisti che, dato il periodo,sono sempre più numerosi. Appuntamento di fede, quindi, ma anche di aggregazione popolare e festosa.

Pierangelo Tempesta

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Taviano.  Tra le tradizioni legate alla Quaresima e ai riti della Settimana santa, la processione interparrocchiale nei rioni periferici, attuata nel venerdì che precede la festività della Domenica delle Palme  è, senza dubbio, uno dei riti religiosi più pittoreschi  che si possono vedere a Taviano. Il rito della processione vede protagoniste le due parrocchie, San Martino e l’Addolorata.

Anche quest’anno la processione ha toccato tutti i quartieri che sono stati addobbati in maniera pittoresca. Quest’anno, in particolare, sono stati ricordati i poveri, coloro che non hanno niente. I fedeli dei vari rioni hanno regalato abiti e cibo per i più bisognosi. Moltissimi fedeli hanno partecipato commossi all’evento ascoltando il commento dei parroci.

Si è parlato soprattutto di penitenza e di preghiera: sono i giorni del perdono a tutti – hanno sottolineato i due parroci, don Antonio e don Fernando – sono i giorni della rinuncia agli intrattenimenti e agli svaghi, sono giorni improntati sull’accoglienza fraterna e sull’esame di coscienza personale.

«La processione vuole essere – aggiunge la catechista Anna Lia Marzano – una forma di sensibilizzazione della gente nel periodo pasquale e, inoltre, i parroci hanno la possibilità di incontrare i fedeli e di trasmettere il messaggio di Cristo. Nei giorni precedenti ogni chiesa ha organizzato la sua catechesi». Aggiunge Silvana Lupo, responsabile dell’Acr parrocchiale:«Oggi più che mai, che nella nostra vita quotidiana sembrano spariti i valori, queste fasi di riflessione servono all’uomo a far capire quanto grande sia il mistero della fede»

RP

Voce al Direttore

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Una buona fetta dell'impegnativa torta chiamata turismi (balneare, religioso, culturale, giovanile, ambientale, crocieristico...) è stata riservata l'altra sera a Gallipoli, durante un'assemblea plenaria, al...