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SEDE STORICA La Colopi Vito Antonio srl: sorta nel 1899, è stata premiata per la sua longevità

Galatone. “Tradizione non è culto delle ceneri, ma custodia del fuoco.” È con queste parole del compositore Gustav Mahler che Francesco Lenoci, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha introdotto la sua relazione nell’ambito degli eventi celebrativi dei 150 anni di storia delle Camere di Commercio d’Italia.

Tra le più antiche anche la “Colopi Vito Antonio srl”, azienda che produce  concimi e feritilizzanti, che ha ricevuto in premio diploma e medaglia, attestato della storicità e della longevità della propria attività nel corso di una cerimonia svoltosi di recente al teatro Paisiello di Lecce.

Per iniziare a parlare della ditta Colopi, si deve andare molto indietro nel tempo, precisamente al 1899, anno in cui Luciano Colopi decise di abbandonare l’attività di fornaio, che svolgeva con i suoi genitori, per intraprendere quella di trasportatore di merci e vendita di cereali, attività che all’epoca veniva svolta con i carri trainati dai cavalli. La sede era in via XX Settembre a Galatone ed operava in tutta la provincia.

Quattro dei suoi 14 figli continuarono negli anni seguenti l’attività, aprendo l’azienda anche alla commercializzazione di prodotti per l’agricoltura, alimentari e mangimi. Nel 1986 venne poi chiusa la ditta individuale in seguito alla nascita ufficiale della ditta Colopi Vito Antonio società a responsabilità limitata, che ancora oggi opera a Galatone, in via Tenente Sabato.

Il premio della Camera di Comemrcio rivolge l’attenzione proprio a imprenditori e aziende, di piccole e medie dimensioni, che con impegno e sacrifici continuano a segnare la storia dell’economia italiana in una fase difficile per il sistema produttivo locale e nazionale. Questi esempi di longevità economica sono uno stimolo per tutti ad impegnarsi per la ripresa. Fare sistema con il contributo di esempi positivi contribuisce a guardare con senso di responsabilità alle opportunità di ripresa del territorio.

SR

Alliste. Dopo “Slow Food” si è accorta di loro un’altra importante guida specialistica, “Flos Olei”, da sempre a caccia del fior fiore degli extravergine del mondo.

Ma la strada di Cosimo Adamo, titolare dell’omonima azienda olivicola,  e della sua passione non è di oggi, anzi risale a ben tre generazioni fa. L’avvocato ha ben presto abbandonato la sua professione per seguire le orme del padre, mutuandone soprattutto la cura maniacale dei particolari.

«L’eccellenza sta proprio in questo – spiega Adamo – ed anche nel tentare di restringere quelle maglie troppo larghe della legislazione comunitaria, attraverso cui passano tante furberie».

Il primo dito puntato dall’imprenditore fresco di riconoscimenti è sulla percentuale di acidità: il valore massimo consentito è di 0,8, mentre non dovrebbe superare lo 0,4 con le olive molite entro le 24 ore. Se da qui l’attenzione non si sposta, su altri fronti si può cominciare a stare più tranquilli.

È pronta la bozza per un nuovo regolamento comunitario che pone un limite alla quantità di alchil esteri nell’oro giallo: con questo sbarramento si cerca di porre un freno a recenti procedimenti fisico-chimici truffaldini che “deodorano” oli con difetti organolettici facendoli diventare d’incanto degli extravergine. «Ma 75 milligrammi per chilo è ancora un valore troppo alto – osserva Adamo – non si dovrebbero superare i 15 mg».

Un altro mezzo passo avanti è stato compiuto con il regolamento europeo 182 del 2009 che ha reso obbligatoria l’indicazione dell’origine in etichetta. Ma le frodi restano dietro l’angolo: «Urge l’obbligatorietà dell’esame del Dna che smascheri le false etichette – insiste Adamo – e l’aumento dei  controlli  dei Nas dei carabinieri nelle multinazionali, anche se loro in caso di irregolarità se la caverebbero con il pagamento di una sanzione, mentre aziende come la nostra sarebbero costrette a chiudere».

Come difendere, allora, la qualità e farla apprezzare dal consumatore? «Non abbiamo molti mezzi – spiega Adamo – ma un consiglio è quello di considerare il prezzo dell’olio sugli scaffali che non dovrebbe essere inferiore a 7 euro. Da parte nostra selezioniamo la clientela escludendo la grande distribuzione. Inoltre, cerchiamo di dar prova della nostra eccellenza con eventi di degustazione e con i titoli di cui le più importanti guide del settore ci hanno onorato».

E con proficui incontri ravvicinati con l’artigianato dolciario di qualità: girato l’angolo ecco il “liquido d’oro” intrecciare le proprie preziose caratteristiche con i dolci di un altro allistino, il pasticciere Giovanni Venneri. Al Festival Dieta Med italiana insieme concorreranno per altri ambiti traguardi.

Roberta Rahinò

Corrado Boellisi, Medaglia d’Onore per meriti di guerra

Gallipoli. «Amatissima moglie, dopo tanta attesa riesco a scriverti queste poche righe per dirti che sto bene, così come spero di tutte voi. Mando un forte abbraccio a te ed alle nostre tanto amate figlie. Vostro Corrado».

Reca la data del 20 novembre 1943 la cartolina, ormai sgualcita ma sempre piena di  calore umano, scritta dal campo di prigionia da Corrado Boellisi, 97 anni compiuti lo scorso 13 gennaio, deportato in Germania dai nazisti nella seconda guerra mondiale .

L’ex combattente è stato di recente insignito della “Medaglia d’Onore” per meriti di guerra dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Falegname dall’età di 15 anni, sposato con Gelsomina Neve, dalla quale ebbe sette figli, fu “primo aviere montatore” insieme a duecento soldati, di stanza a Taranto,  mandati a combattere a Puntisella, in  Istria.

«Arrivammo alle quattro di mattina, in un giorno del settembre 1943. L’indomani fummo fatti prigioniri dai tedeschi  e condotti a Venezia». Poi il dramma ed una scelta terribile: riacquistare la libertà ma schierati con i nazisti, oppure essere deportati: «Non me la sentiì di combattere contro i miei fratelli italiani ed allora rimasi fermo, senza fare un passo in avanti. Insieme a tanti altri soldati venni, allora, caricato sul treno per la Germania».

«Dopo cinque giorni di viaggio ammucchiati per terra  come sardine, senza poter soddisfare i nostri bisogni corporali, senza cibo e sonno, arrivammo  nel campo di concentramento – continua Boellisi, mentre le immagini scorrono nitide nella sua mente – ci spogliarono dei nostri vestiti e ci diedero degli abiti sottili come una garza. Da mangiare  solo barbabietole, che ci venivano date dopo averne estratto lo zucchero».

Bisognava farsi coraggio ed allora Corrado si rifugia nella fede: «Feci un voto a sant’Antonio: se fossi ritornato vivo a casa avrei dato il nome di Antonio ad mio un figlio».
Così fece perchè nell’autunno del 1945 riuscì a tornare  in Italia seppur dopo mille peripezie. Con i  tedeschi ogni giorno c’era una esecuzione ma dopo la prigionia ecco i russi: «Durante il viaggio per Innsbruck, per vendicarsi dell’uccisione di alcuni parenti di un loro ufficiale  da parte dei fascisti, uccisero a sangue freddo due italiani. Due colpi di pistola in testa ed   i nostri compagni caddero a terra sotto i miei occhi. In quel momento ebbi tanta paura», conclude Corrado mentre i suoi occhi, ancora oggi, si inumidiscono travolti da sensazioni e immagini indelebili.

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Mauro Scozzi nei locali della “New Dem”

Melissano. Campione con forbici e rasoi così come al tavolo verde.

Esperienza da ricordare quella vissuta da Mauro Scozzi, giovane parrucchiere di Melissano, che è stato uno degli oltre 500 partecipanti al prestigioso People poker tour (Ppt), torneo di poker Texas Old’em che si è svolto dall’8 al 12 dicembre a Campione d’Italia, sul lago di Lugano.

Scozzi ha vinto l’iscrizione al Ppt messa in palio da una locale agenzia di scommesse sportive, primeggiando al termine delle tappe eliminatorie che si sono disputate nei mesi scorsi presso i locali dell’associazione “New Dem” di Melissano.

Caso particolare: al secondo posto si è classificata la moglie, Daniela. Il Texas Old’em è ormai abbastanza diffuso, anche per via delle semplici regole di gioco: due carte in mano, cinque carte scoperte e comuni a tutti. Vince la “manche” chi totalizza il punto più alto (o costringe al ritiro gli avversari) al termine di un sottile intreccio di puntate e rilanci. Non basta, perciò, essere dei bravi e fortunati giocatori. Occorre, soprattutto pazienza, sangue freddo ed una strutturata strategia di gioco. Caratteristiche che non sono difettate al giovane pokerista di Melissano che ha concluso la sua avventura classificandosi attorno alla 200ª posizione.

Ottimo risultato, considerando i tanti professionisti che hanno preso parte al torneo: «Esperienza incredibile – ha commentato entusiasta al termine della gara – sedermi al tavolo accanto a campioni del settore e a tanti personaggi famosi».

Durante la kermesse, Scozzi ha avuto, tra l’altro, l’opportunità di conoscere uno dei suo miti, l’ex portiere della Juventus Stefano Tacconi, “persona squisita e disponibile”.

Unica nota stonata, l’alto costo delle bevande somministrate nel bar del casinò, “ma, alla fine – conclude – ne è valsa davvero la pena”.

                                                  MM

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Sandro Portaccio durante la cerimonia d'investitura

Taviano. Sandro Portaccio ha ottenuto l’investitura di cavaliere del Santo sepolcro di Gerusalemme. La cerimonia, presieduta dall’arcivescovo D’Ambrosio è avvenuta in piazza Duomo, a Lecce.

I cavalieri del Santo sepolcro, che a Lecce sono in tutto 75, hanno una missione unica, condivisa con altre 28 mila persone sparse nel mondo: essere testimoni di Cristo in Terra Santa, tutelare attraverso azioni di carità le attività cattoliche a Gerusalemme. L’Ordine risale al 1050, è stato costituito da Goffredo di Buglione, nell’ambito della prima Crociata ed è considerato dagli storici il più antico ordine assistenziale, caritativo, equestre e religioso dell’era cristiana, ancora attivo.

Il tavianese Sandro Portaccio è un imprenditore nei settori del turismo e dell’agroalimentare. «Sono molto contento della mia investitura – ha commentato il neo cavaliere – in quanto è coerente con i valori della Chiesa cattolica, di cui sono un fervente praticante. Credo fermamente nel ruolo del nostro Ordine, che non ci fa gloriare per la carica ricevuta, e dà la possibilità di aiutare i bisognosi in Terra Santa».

Voce al Direttore

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Le immagini che scorrono e scorreranno sugli schermi fino a sera tardi ed in parte anche domani, sono le ultime che hanno il sapore...