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Rapinatori

Galatone. A Galatone si è tornato a  sparare. Due rapine ad altrettanti distributori di benzina, un uomo derubato in aperta campagna ed il terrore seminato all’interno di un ristorante, hanno riportato il livello di attenzione (e di preoccupazione) a livelli altissimi: i più alti dopo la “domenica di follia” (con sparatoria) dello scorso ottobre in piazza San Demetrio.  Questa volta, però, nessun “regolamento di conti” ma una serie di colpi portati a segno (forse) da un’unica banda che non si fa scrupoli di fare fuoco per far comprendere bene le proprie intenzioni. È quanto accaduto, nel cuore del sabato sera, all’interno della braceria “Gustavo”, sulla strada per Gallipoli, dove due malviventi, armati e con il volto coperto, hanno fatto razzia di soldi e valori, portando via l’incasso della serata, non prima di aver sparato (con una calibro 12) un colpo sul pavimento. Forse “scappato” ad una mano poco “esperta”, come affermato da alcuni testimoni, lo sparo ha, comunque, provocato il ferimento (seppur di striscio)di alcuni clienti. Si è temuto il peggio e gli attimi vissuti nel locale sono stati di “puro terrore”: «Abbiamo temuto di morire tutti», hanno, infatti, affermato gli avventori.

TORNA LA PAURA La stazione di servizio Q8 su via Del Mare e (sopra) il ristorante “Gustavo”: i colpi (forse) opera della stessa banda

Nella stessa giornata, poche ore prima, una rapina al distributore di benzina Q8 (su via Del Mare) aveva fruttato 150 euro mentre due giorni prima un’altra stazione di servizio, questa volta la Ip su via Gallipoli, era stata presa di mira (bottino circa 300 euro) da due malviventi a bordo di un’auto appena rubata ad un 49enne intento a lavorare il proprio uliveto. «Stiamo definendo una linea comune con le autorità di pubblica sicurezza. La situazione è, comunque, sotto il controllo delle forze dell’ordine», ha cercato di tranquillizare tutti il sindaco Livio Nisi garantendo il proprio impegno “nel coinvolgere sulla questione anche la prefettura e la questura”.

Fa pensare il fatto che gli ultimi quattro colpi siano stati messi a segno nella stessa zona, tra contrada Papi e le vie Gallipoli e De Mare. Si tratti di microcriminalità o di bande organizzate emergenti,  per la città impaurita cambia poco.

LADRI PER UN GIORNO: tre dei protagonisti del colpo sfumato

Casarano. Per descrivere la recente rapina al centro Trony di Presicce, messa a segno da due giovanissimi ma rocambolescamente vanificata, qualcuno ha scomodato ironici riferimenti cinematografici. Si è detto: «Neppure i fratelli Coen, o più semplicemente Steno con “Bonnie e Clyde all’italiana” avrebbero scritto una simile sceneggiatura con un colpo svanito per tanta imperizia ed un pizzico di mala sorte».

Al di là di ogni facile battuta rimane, però, il dramma di un 21enne (M.T. di Melissano, ma la famiglia gestisce un bar in città) e di un 15enne (L.D., studente) coinvolti in un “gioco” forse più grande di loro e di due adulti che dovranno regolare ora i loro conti con la giustizia.

I quattro sono stati arrestati con l’accusa di aver compiuto (i primi due) ed ideato (gli altri) un colpo da 15mila euro portando via l’incasso del finesettimana ad un dipendente del magazzino di elettrodomestici.

Ad agire, armi in pugno, i due giovani con il volto coperto da caschi integrali ed a bordo di uno scooter senza targa abbandonato in un casolare vicino dopo il colpo. Qualcosa (per non dire tutto) non è, però, filato nel verso giusto se i due, dopo aver sostato (troppo) a lungo nelle campagne intorno al magazzino,  si sono fatti catturare da carabinieri e vigilantes proprio perchè la loro complice (la 38enne R.D.M.) tardava ad arrivare coinvolta in un incidente sulla superstrada Leuca – Gallipoli attraversata, a piedi, da inseguiti ed inseguitori.

A risalire (fin troppo facilmente) a lei sono state le numerose telefonate che la donna faceva ai ragazzi proprio mentre questi erano interrogati in caserma. Facile rintracciare lei così come risalire al presunto “basista” (il 54enne A.M.) dipendente della stessa Trony.

Una volta dentro, i quattro si sono rimbalzati a vicenda le responsabilità del colpo: l’uomo dicendo che era la donna a “perseguitarlo” sino ad indurlo ad accettare la sua proposta “anche per tacitare le continue richieste di denaro e la minaccia di rivelare alla moglie una falsa relazione”; la donna negando tutto ed affermando di “essere stata solo coinvolta”.

I ragazzi, da parte loro, hanno ammesso di essere stati soltanto gli autori materiali del colpo.

Lucia Semola, tra gli ultimi commercianti ad essere stata presa di mira dai rapinatori nella sua gioielleria di via Matino

Casarano. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato l’agguato ai coniugi proprietari del ristorante “Il Sorriso” attesi sottocasa (in via Solferino), in piena notte, da due rapinatori incappucciati e armati pronti a sottrargli l’incasso della giornata.

Consapevoli del pericolo, i due ristoratori erano soliti farsi  scortare dala poliza privata e, nelal sera della rapina, addirittura da due dipendenti.  Prima di loro ad essere colpita era stata una  gioielleria di via Matino. In questo caso due  giovani (con il capo camuffato da cappellini da baseball) hanno atteso che la titolare alzasse la saracinesca per l’apertura pomeridiana per entrare in azione. Chiusa in bagno la ragazza, hanno poi arruffato contanti e gioielli per un valore complessivo di circa 3.500 euro, portando via la cassetta con la registrazione della videosorveglianza interna. Il tutto in pieno giorno e nel vivo della zona commerciale della città. Stessa dinamica riscontrata pochi giorni dopo in una gioielleria di Calimera.

«La paura è stata tanta e per fortuna non ci sono state conseguenze», afferma Lucia Semola, la 32enne titolare che, subito dopo l’episodio, ha comunque dovuto far ricorso alle cure del pronto soccorso per riaversi dallo choc. «È una situazione con la quale ormai conviviamo anche se la preoccupazione è sempre tanta. Di certo una maggiore sicurezza gioverebbe», afferma ancora l’esercente.

Per Casarano, insomma, l’incubo rapine continua se è vero che negli ultimi mesi non si contano i colpi messi a segno. Sotto il tiro benzinai e tabaccai ma anche farmacie, piccoli esercizi e chiese. La tecnica è quasi sempre la stessa: ad agire sono quasi sempre in due, muniti di moto e incappucciati, che agiscono in pochissimi secondi sfruttando il fattore sorpresa.

A nulla sono serviti, sinora, gli inviti ad alzare il livello di vigilanza malgrado l’intensificarsi del pattugliamento da parte dei carabinieri. Rimane, dunque, sempre attuale il progetto sulla video sorveglianza rilanciato da ultimo dallo stesso sindaco Gianni Stefàno già al momento del suo insediamento.

«Oltre all’area industriale, il cui progetto sta seguendo il suo iter con buone possibilità di essere finanziato, cercheremo di garantire la sicurezza ad iniziare dalle vie e dalle piazze del centro, dalle zone commerciali e da quelle aree di maggiore interesse», afferma Stefàno per il  quale l’argomento ha rappresentato un vero e proprio cavallo di battaglia in campagna elettorale. Nel suo propgraamma c’è il potenziamento della Polizia municipale con la  videosorveglianza “nei punti strategici” della città.

Biagio Marchese, la vittima

Ugento. Un ladro – forse due – in casa nel cuore della notte, che non si limita «solo» a rubare, ma reagisce con violenza sferrando pugni e calci contro i padroni di casa. È quanto è successo al presidente del Consiglio comunale di Ugento Biagio Marchese e a sua moglie Silvana Stendardo qualche giorno fa, nella notte tra sabato 19 e domenica 20 maggio. Nella foga, però, i rapinatori hanno perso un cellulare, e proprio questo «inconveniente» presto potrebbe incastrarli.

«Mi ero alzato per andare in bagno – racconta Marchese, eletto consigliere nella lista dell’attuale sindaco Massimo Lecci e poi riconfermato per la seconda volta presidente del Consiglio – e, quando stavo ritornando a letto, ho sentito due forti rumori, che hanno anche svegliato mia moglie». Inizialmente Marchese pensava si trattasse di un ladro che stava rubando un’auto posteggiata nelle vicinanze di casa. Per questo si è affacciato alla finestra, ma non ha visto nessuno. Tornando indietro, poi, s’è trovato faccia a faccia con il rapinatore.

«Ho cercato di fermarlo, ma lui in tutta risposta ha iniziato a sferrare pugni e calci, tanto che alla fine sono uscito per strada per chiedere aiuto». Fuori, però, non c’era nessuno. Così Marchese è ritornato in casa passando per la sua agenzia assicurativa, ed ha sentito la moglie implorarlo di chiamare i carabinieri. Anche la signora Silvana ha cercato di reagire, ma il rapinatore le ha fatto perdere un dente e le ha procurato alcune contusioni.

«Continuava a urlare “I soldi! I soldi!”. Alla fine, però, siamo riusciti a farlo andare via. L’ho inseguito fino a via Regina Isabella, dove ricordo di aver visto due uomini. Poi sono tornato a casa ed ho allertato i carabinieri e il 118». Marchese e sua moglie se la sono cavata con 15 giorni di prognosi e tanto spavento.

I rapinatori, però, potrebbero avere le ore contate: nella colluttazione, infatti, è stato smarrito un cellulare, che è subito finito sotto le analisi degli investigatori. I carabinieri di Ugento e quelli di Casarano stanno indagando per risalire all’effettivo utilizzatore del telefono. Intanto sono state visionate le immagini delle telecamere di videosorveglianza installate in zona, che, però, non hanno consentito il riconoscimento dei rapinatori, in quanto erano completamente incappucciati.

Il tema dell’ordine pubblico e della sicurezza in città, a seguito degli ultimi fatti di cronaca, è stato discusso nel Consiglio comunale monotematico del 28 maggio scorso, richiesto dai consiglieri di opposizione Giulio Lisi, Carlo Scarcia, Gianfranco Coppola, Pasquale Molle e Angelo Minenna. Durante la seduta hanno preso la parola prima lo stesso presidente del Consiglio Marchese, poi i consiglieri di opposizione e, infine quelli di maggioranza. Alla fine è stato approvato un documento contenente la richiesta dell’incremento delle forze dell’ordine in città, tramite l’istituzione di una tenenza dei carabinieri, e altre misure volte a rafforzare la sicurezza dei cittadini. La lettera è stata inviata al Prefetto di Lecce.

Pierangelo Tempesta

Via Parabita ad Alezio

Alezio. Saranno stati tre, forse quattro minuti, ma di queli che non si dimenticano più. Titolare di questo ricordo, di cui chiunque farebbe volentieri a meno, una coppia di benzinai che lavorano all’impianto di famiglia di via Parabita.

«Sono entrati con lo scooter a gran velocità, provenienti da Parabita – raccontano con in volto ancora  tracce dello choc di quei momenti di un giovedì pomeriggio – e si sono diretti nel chioschetto». Dentro c’era il gestore che si è visto improvvisamente davanti due giovani con la testa completamente coperta dai caschi e con in mano, ben visibili invece, un coltello ed una pistola.

Resisi conto che non stavano lì i soldi che cercavano, i due malviventi si sono diretti agli impianti dove la donna stava riempiendo il serbatoio di un cliente: «Tamme li sordi, tamme li sordi!», le ha gridato quello armato di pistola. «In quegli attimi non sai cosa fare – dice la vittima – non sai come reagire, soprattutto non sai come reagirebbero loro… ti senti come intontita e paralizzata davanti a quella pistola spianata verso di te…».

Mentre il conducente che aspettava il rifornimento si chiedeva se, dopo, sarebbe toccato anche a lui mettere mano ai propri denari per evitare possibili guai maggiori, la moglie del titolare ha dovuto sborsare l’incasso della giornata, di poco inferiore ai mille euro. Poi con sollievo per lo scampato pericolo i coniugi e l’automobilista hanno visto i due malviventi  inforcare la moto e fuggire, attraverso un pezzo di strada in senso vietato, verso la circonvallazione di Alezio; raggiunta via Rocci Perrella, sembra che lo scooter abbia ripreso la Provinciale per Parabita.

«Parlavano il nostro dialetto», aggiungono i testimoni che adesso impiegheranno chissà quanto tempo prima di non vedere più, ad ogni moto di passaggio, lo spettro di un’altra rapina.  Come quell’altra, di un anno fa.

Le villette di via Caserta

Matino.  Dopo le rapine ai danni di supermercati e tabacchini, ora la paura è anche nelle abitazioni private. Non che i furti nelle case siano mai mancati, ma il colpo messo a segno di recente in una villetta di via Caserta preoccupa per la “disinvoltura” con il quale è stato messo a segno.

Noncuranti della presenza della proprietaria, una signora di mezz’età di Matino, due malviventi, tra l’altro a viso scoperto, non hanno desistito nel portare a termine il loro intento criminoso.

Alla ricerca di soldi e gioielli, intorno alle 20.30 hanno fatto irruzione nell’appartamento, sito alla periferia sud di Matino, non lontano dal passaggio a livello sulla via vecchia per Casarano.

Dopo aver mandato in frantumi una finestra con gli attrezzi del mestiere, ovvero il classico piede di porco, i due si sono diretti nelle camere da letto collocate al piano superiore della villetta.

La signora, in quel momento sola ed intenta alle faccende di casa, insospettita dai rumori è salita al primo piano e qui si è ritrovata faccia a faccia con i due. I ladri, in tutta tranquillità, le hanno solo “consigliato” di non reagire e per quanto fossero disarmati, hanno continuato a frugare nei cassetti.

Forte è stato lo spavento per la donna che ha dovuto, gioco forza, condividere pochi, ma interminabili minuti, con i malviventi.

Solo quando i ladri sono fuggiti via, facendo perdere le loro tracce, la donna ha potuto allertare i carabinieri accorsi sul posto per gli accertamenti di prassi.

Il bottino è consistito in qualche centinaio di euro in contanti ed in oggetti di valore. Per quanto periferica, l’abitazione non è, comunque, isolata ma ciò non è servito per far desistere i ladri dall’azione.

L’episodio, di per se già preoccupante, è stato preceduto alcune settimane prima da altri colpi messi a segno ai danni del supermercato “A&O” di via Marsala, sempre in serata ma in pieno centro con bottino da 500 euro circa, e nella tabaccheria  “Romano” della centralissima via Roma che, nell’orario di chiusura, ha fruttato all’incirca un migliaio di euro.

Il tracciato del percorso fatto dai malviventi: supermercato Sisa in via Alliste, tabacchino di via Milano e distributore Avio Lamp di via Muraglie

Felline scenario per un giorno di un “film western”, come è stato definito da alcuni sbigottiti spettatori. Anzi, di un cortometraggio durato  appena 15 minuti che poteva però diventare tragico. È bastato tanto, infatti, a tre rapinatori che, in un sabato sera difficile da dimenticare (11 febbraio), hanno messo a segno un triplice colpo ai danni di alcuni esercizi commerciali della frazione di Alliste.

Una sceneggiatura ad alta tensione si è svolta sotto l’“occhio da presa” della gente, che ha fissato la folle andatura di quell’Opel Corsa blu (c’è chi giura di averla vista sfrecciare a 100 all’ora) per le vie del paese intorno alle 19 di un fine settimana. A bordo dell’auto, rubata un paio di giorni prima ad Alezio e usata per un’altra rapina vicino Parabita, hanno sgommato per meno di un chilometro e in una manciata di minuti: troppo pochi per essere intercettati  dai carabinieri, ma abbastanza per seminare terrore nei locali presi di mira.

Prima vittima è stato il supermercato “Sisa” di via Alliste. Da lì, i tre hanno portato via il registratore di cassa con circa 700 euro e la borsa di una cliente: invano, perché per un caso fortuito il denaro, al momento dello scippo, era nelle mani della donna. Il particolare lo racconta uno dei tanti fellinesi che, il giorno dopo, si sono ritrovati  in piazza a parlare dell’accaduto. Neanche poco, soprattutto dopo la seconda tappa dei rapinatori, quella nel tabacchino di via Milano.

L’azione inizia con il classico “fermi tutti, questa è una rapina!” e la dinamica sembra la stessa del supermercato e di quella che sarà la terza “fermata” della banda, la stazione di servizio Avio Lamp di via Muraglie. Ma qui, colpo di scena, c’è la reazione del titolare: «Avevo la pistola puntata alla testa – racconta Vito Casciaro – mentre uno di loro cercava di impadronirsi del registratore di cassa. Ad un tratto, ho visto entrare mia moglie e il rapinatore ha cambiato bersaglio. Poi lei è scappata ed io ho approfittato della confusione generale per tentare di riprendere il registratore».

È stato allora che uno dei tre l’ha colpito in testa col calcio della pistola, prima di fuggire con circa mille euro. Nessuna ferita grave, ma sarebbe potuto andare molto peggio. «Abbiamo provato la stessa paura di quando, nel 1993 – confessano alcuni fellinesi che hanno vissuto alcuni spezzoni del drammatico film – il salumiere Eugenio Casto, il cui negozio era dove adesso ci sono le Poste, fu ucciso dai suoi rapinatori proprio per aver reagito».

Dopo vent’anni l’immagine serena di Felline è stata sfregiata da una serata di incredibile violenza. L’auto è stata poi rintracciata nelle campagne di Ugento. Il sindaco Antonio Renna ha scritto al Prefetto di Lecce, chiedendo più forze dell’ordine sul teritorio. Preoccupati anche i vigili urbani da questo exploit di criminalità in questa frazione, dove fino a ieri ci si “colpiva” al massimo con le polemiche su quell’isola (pedonale) felice ma non troppo.

Roberta Rahinò

Il distributore di carburante Ip in via Ferrari

Casarano. Tentativi di rapine, rapine sventate, rapine andate a segno. Da mesi ormai la cronaca registra questi fenomeni in aumento nel territorio. A Casarano e nel sud Salento si verificano in successione preoccupante. Gli ultimi la settimana scorsa.

Distributore di carburanti “Ip” di via Ferrari, verso le sette di sera, poco prima della chiusura  in una zona molto frequentata anche per la presenza del mega store Trony e di un bar. Improvvisamente il gestore, di quarantasei anni si è trovato di fronte due giovani scesi da una Fiat 1 bianca,  con il volto nascosto da passamontagna, con pistola alla mano.

Probabilmente una era una pistola giocattolo. Attimi di concitazione e di paura, la richiesta dei soldi e uno sparo in aria. A questo punto il gestore ha consegnato quello che c’era in cassa, circa 2000 euro. La gente che era in zona , probabilmente non si è accorta subito della rapina, perché ha scambiato il colpo di pistola con uno dei botti che i ragazzi hanno già incominciato a sparare. L’allarme è però scattato subito: posti di blocco dei carabinieri in tutta la zona, indagini a tutto campo tra quella che si ritiene la  nuova criminalità sempre più agguerrita.

Non solo, infatti, Casarano, ma  tutto il Salento è sotto tiro della criminalità se è vero che in un solo giorno sono stati registrati nel capoluogo ben sette furti, se nell’ultimo periodo bisogna annotare le rapine avvenute a Tuglie e a Parabita, e infine alla Erg di Ugento sulla via per Taurisano appena qualche giorno fa.

Se  le rapine e i furti si susseguono, bisogna registrare anche i controlli sempre più frequenti delle forze dell’ordine che riescono a volte a prevenire tentativi di rapine e ad assicurare alla giustizia quelli che vengono colti sul fatto.

Solo a titolo esemplificativo, la compagnia di Casarano ha fermato nei giorni scorsi due uomini di Ugento che avevano tentato di eludere un posto di blocco: la perquisizione dell’auto ha permesso poi di trovare un’attrezzatura di scasso di vario genere, pronta per essere usata. Per i due sono scattate, naturalmente, le denunce e  le indagini.

Come bisogna pure ricordare che un carabiniere della stazione di Taviano, fuori servizio, insospettito dai movimenti di due uomini nei pressi di un cantiere edile, ha fatto intervenire i suoi colleghi in servizio. Così è stato sventato un tentativo di furto di fili di rame.

Tuglie. I distributori di benzina sono spesso presi di mira dai rapinatori

Tuglie. Non si ferma la scia di rapine che da qualche mese sta interessando i comuni salentini, in special modo quelli del basso Salento.

I crimini si consumano soprattutto ai danni dei benzinai e dei negozi di alimentari, siti per lo più fuori dei centri abitati.

Nei giorni scorsi anche Tuglie si è ritrovata sulle pagine di cronaca nera per il medesimo motivo. Due colpi sono stati messi a segno ai danni di altrettanti distributori di benzina. I ladri erano pronti a colpire per la terza volta, ma la rapina non è andata a segno. Il clichè è sempre lo stesso: i banditi si presentano in due, armati di fucile, raggiungono a bordo di una moto di grossa cilindrata, gli esercizi commerciali presi nel mirino.

Per il primo colpo i ladri hanno puntato il distributore Agip di Parabita, dove, dietro la minaccia dell’arma, hanno costretto il personale della stazione di servizio a consegnare loro i soldi. Preso il bottino i due complici sono scappati e pochi minuti dopo, è avvenuta la seconda rapina a Tuglie. Ai danni di un’altra stazione di servizio, la Guido carburanti, in via Circonvallazione.

Dopo aver incassato, i due malviventi si sono dileguati, senza lasciare traccia. Tutto farebbe pensare che in entrambi i casi siano state le stesse persone ad agire.  Pronto l’intervento dei carabinieri che hanno avviato le indagini. I militari dell’Arma hanno ascoltato il racconto delle vittime e perlustrato le zone vicine nella speranza di rintracciare i due rapinatori. Dei banditi, però, nessuna traccia, mentre è incorso di quantificazione il bottino.

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E’ la terza volta in due anni che l’esercizio viene preso di mira. Questa volta Cazzato è riuscito a reagire con rapidità ma è stato ferito alla testa. Negli ultimi periodi nel territorio sono aumentate le rapine ai danni di uffi ci postali, tabaccherie, benzinai. Sulla tentata rapina di via Nizza indaga il commissariato di polizia di Taurisano

Taurisano. Rapine a raffica. Il Basso Salento come il far west. Sarà la crisi o una preoccupante recrudescenza del fenomeno criminoso, sta di fatto che negli ultimi anni è andato crescendo il numero delle rapine messe a segno o solo tentate nei comuni sudsalentini.

Uffici postali, soprattutto. Ma anche tabaccherie. L’ultima, tentata a Taurisano, ai danni di un tabaccaio di via Nizza. È accaduto lo scorso 5 novembre.

Sabato sera, orario di chiusura. Due malviventi, con il volto coperto da un passamontagna fanno irruzione all’interno della tabaccheria di proprietà di Antonio Cazzato e, sotto la minaccia di un fucile a canne mozze, intimano la consegna dell’incasso. Niente da fare. L’uomo, esasperato, afferra una spranga custodita sotto il bancone e cerca di difendersi come può.  Attimi concitati. Uno dei rapinatori spara contro il soffitto, poi, con il calcio dell’arma, sferra un colpo al volto del tabaccaio. Dieci giorni di prognosi. I due, a mani vuote, escono dall’esercizio dileguandosi, non prima d’essersi disfatti dei passamontagna.

Sull’increscioso episodio indaga il commissariato di polizia di Taurisano, ma quanto accaduto ai danni del tabaccaio lascia sgomenti e induce alla riflessione.

Quella dello scorso 5 novembre è solo l’ultima, in ordine cronologico, delle rapine subite dal povero esercente, già vittima, negli anni scorsi, di due episodi simili. Un accanimento che è difficile spiegare, anche in considerazione del fatto che l’esercizio in questione vende solo tabacchi. Un indotto, quindi, tutto sommato modesto. La spiegazione potrebbe derivare dal fatto che la rivendita sorge in una zona quasi periferica, su una strada poco trafficata.

Un anno fa un altro tabaccaio taurisanese, in via Eroi d’Italia, fu vittima di un episodio analogo. Anche in quell’occasione, tre malviventi con il volto coperto fecero irruzione verso l’orario di chiusura. Minacciando il titolare con pistola e fucile riuscirono ad arraffare l’incasso della giornata, qualche blocchetto di gratta&vinci e valori bollati.

Della triste vicenda della tentata rapina di Via Nizza resta l’ammirevole coraggio del tabaccaio, che ha rischiato la  vita pur di difendere il guadagno onesto di una giornata di lavoro come tante e il diritto a lavorare in pace.

Sannicola. Sette minuti, non di più. Tanto è bastato a due rapinatori per entrare nella filiale della banca Monte dei Paschi di Siena, di Sannicola, farsi aprire le casse e poi svanire nel nulla con un bottino da trentamila euro. Il tutto, non solo in pieno giorno – erano più o meno le 11 del 28 febbraio scorso – ma per di più nella piazza centrale del paese, dove si affaccia il municipio, qualche associazione, un ristorante e numerosi bar.

A vederlo mentre beve il caffè in un locale adiacente la banca, il direttore della filiale, Maurizio Baffa, sembra tranquillo. «Ma me la sono vista brutta», racconta, non nascondendo un filo di tensione nella voce «Durante quei minuti terribili ho mantenuto la calma, ma i miei colleghi dopo mi hanno detto che sembravo impietrito, bianco in volto come un foglio di carta. Per fortuna, nessuno si è fatto male. I rapinatori erano in due – prosegue il direttore – e sono entrati col viso travisato, ma senza troppi clamori. Uno è venuto dritto nel mio ufficio e mi ha fatto alzare, l’altro con un salto è passato oltre gli sportelli, dalla parte in cui sono seduti i dipendenti, e con un taglierino in mano si è fatto consegnare il contenuto delle due casse».

Un bottino da trentamila euro, non poco se si considera che si tratta di una filiale di un piccolo paese di provincia che non supera i seimila abitanti.
«Abbiamo delle procedure di sicurezza che, se rispettate, ci garantiscono di venir fuori dalle rapine con il minimo danno possibile per la banca. Ogni filiale – spiega il direttore – ha dei limiti da rispettare riguardo alle somme di denaro da tenere nelle casse. Chi ci ha rapinato, però, ha scelto il momento giusto: un momento in cui le casse erano piene perché non eravamo in periodo di pagamento delle pensioni». Nonostante le banche formino i dipendenti a saper affrontare le emergenze, vedersi puntato un taglierino contro non è un’emozione che si può imparare a gestire. «Le rapine – racconta Baffa – arrivano sempre all’improvviso e, personalmente non ne subivo una dal 1997.

Sono momenti critici, che per fortuna durano pochi minuti. In questa occasione mi ha stupito anche la reazione composta dei clienti, che sono rimasti calmi e non si sono fatti prendere dal panico. Forse anche perché i rapinatori non hanno urlato e non hanno minacciato i clienti, chiedendo loro di sdraiarsi a terra come si vede nei fi lm. Nell’arco di sei o sette minuti, era finito tutto».
Sull’episodio indagano i carabinieri della compagnia di Gallipoli, guidati dal capitano Stefano Tosi, e quelli della stazione locale.

Voce al Direttore

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...