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Harold Stevens

GALLIPOLI. C’è un filo sottile che lega le sorti di Gallipoli durante la seconda guerra mondiale ai messaggi in codice delle trasmissioni di Radio Londra. Questi messaggi speciali erano diretti a gruppi di partigiani o si trattava di comunicazioni indirizzate alle missioni inglesi sul territorio italiano. Ma li ascoltavano tutti e anche la gente comune sfidava il regime pur di ascoltarli.
«Sappiamo che l’Italia ha sete di verità e di senso comune; e non è possibile allontanare dall’acqua le labbra degli assetati. Due mesi di arresto e mille lire di multa sono troppo pochi per questi imputati; e di più sarebbe troppo per i giudici. Buona sera».  Così finiva uno dei celebri discorsi del colonnello Harold Stevens, che si impose rapidamente all’attenzione degli ascoltatori.
Era  l’anno 1938 quando la Bbc avviò le trasmissioni radiofoniche in italiano entrando  nelle case degli italiani e portando un vento nuovo. Con lo scoppio della II guerra mondiale nel 1939 nel servizio per l’Italia entrò  Stevens, nato a Napoli, soprannominato “Colonnello Buonasera” per la frase con cui sempre iniziava il suo spazio. Quando la flotta inglese, ferma a largo del golfo di Taranto, bombardò la città di Pitagora risparmiò la Città Bella perché, si narrava,  “l’ammiraglio inglese era nato a Gallipoli”.

Un racconto non privo di fondamento. Il colonnello dell’Air Force britannica Harold Stevens, nipote di Sofia, nota poetessa a cui è dedicata una via cittadina, e di Enrichetta che durante la II guerra mondiale viveva ancora ad Alezio (sepolta nel cimitero di Gallipoli), era figlio del gallipolino ma già suddito inglese Riccardo Antonio Emilio, nato appunto a Gallipoli nel 1843 dall’ultimo viceconsole inglese Henry Stevens,  morto in città nel 1867 e sepolto nella chiesa dei Cappuccini.
Secondo la storia tramandata da diverse generazioni,  la sua influenza e i messaggi criptati delle sue trasmissioni evitarono attacchi diretti a Gallipoli. Non esistono documenti ufficiali che lo attestino ma testimoni ricordano che alcune bombe furono sganciate al largo dell’isola di sant’Andrea  senza sfiorare la città bella, preservadone così i tesori.

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