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Nardò – Il commerciante destinatario di un tentativo di estorsione (“500 euro entro stasera”) è andato in aula ed ha confermato quanto dichiarato ai carabinieri (Compagnia di Gallipoli e stazione di Nardò); il destinatario della pistolettata passata a pochi millimetri dall’aorta ha ribadito di non aver riconosciuto lo sparatore. Anche senza questa prova,  il Tribunale di Lecce ha inflitto 17 anni e tre mesi di reclusione a 67enne Francesco Russo di Nardò per il tentato omicidio di Giovanni Calignano (29 anni) e per la tentata estorsione al commerciante del centro cittadino neretino. Nel diverbio tra la “vittima” del racket e gli esecutori era piombato Calignano con la sua Fiat Croma; era sceso dall’auto per avvicinarsi alla Passat a borde della quale c’erano Russo e Angelo Caci, 50 anni di Gela (Caltanissetta). Tutto era sembrato finire lì, invece poco dopo sarebbe scattata la resa dei conti ( nella foto, carabinieri sul luogo dell’attentato).

Caci è stato condannato a 6 anni; quattro anni sono stati inflitti a Giampiero Russo, 27 anni; Giuseppe Calignano di 30 anni; Rocco Falsaperla di Gela, 47enne. Nel corso del dibattimento è caduta per tutti l ‘aggravante del metodo mafioso. Condannata anche una donna di nazionalità cubana per favoreggiamento (2 anni e 2 mesi); aveva nascosto i due Russo e Caci mentyre erano ricercati dai carabinieri.

Nessuno si è costituito parte civile nel processo, neanche il 29enne Calignano, reo agli occhi degli sparatori di essersi immischiato in una vicenda e in un “territorio” che probabilmente non gli competeva. Da rilevare anche la notevole distanza tra le pene richieste dal pubblico ministero (30 anni per Angelo Caci, 24 per Francesco Russo, 10 per Giuseppe Calignano e per Falsaperla). Scontato il ricorso al Tribunale di Corte d’Appello. L’agguato col colpo di pistola sparato mirando al petto di Calignano, era stato teso alle 11 del 16 maggio 2016.

 

Nardò – Un’auto completamente distrutta; altre due, in uso allo stesso nucleo familiare danneggiate: questo il bilancio dell’incendio sviluppatosi tra domenica e lunedì scorsi intorno alle 2,30 in via Rossini, una strada senza uscita collegata con le vie Secchi e Piccinni. Al centro delle fiamme una Bmw di proprietà di un imprenditore di Nardò, titolare di attività commerciali. Il pronto intervento dei vigili del fuoco di Gallipoli non hanno potuto fare molto per spegnere l’incendio che intanto aveva intaccato anche due auto parcheggiate nei pressi. Sul luogo anche gli agenti del commissariato di polizia che hanno svolto le indagini del caso. Non sembra, al momento, che siano stati riscontrati elementi che inducano ad atti dolosi, anche se gli investigatori non escludono nessuna pista. Quest’ultimo falò di automezzi s’inserisce però in una lunga fila di casi simili che da gennaio ad oggi hanno riguardato veicoli con proprietari impegnati in diversi settori economici della città, dai bar ai ristoranti, dagli artigiani ai commercianti ed imprenditori, ai professionisti. Le indagini solo in un caso sono giunte a conclusione, arrestando l’autore di uno di questi falò da parte della polizia. Difficile non vedere la pesante mano del racket in questa sequela di episodi non altrimenti spiegabile, in una città che certo non è immune da infiltrazioni criminali anche di un certo livello di organizzazione. Ma tutto è reso, finora almeno, più difficile dalla mancanza di denunce e di collaborazione da parte delle presunte vittime.

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Erano davvero in tanti i sostenitori della marcia contro il racket organizzata ieri a Lecce da “Quotidiano” .  Tra i Comuni partecipanti anche Gallipoli, Galatone, Racale, Parabita, Alezio e Ugento. Pieno appoggio è arrivato anche dal Comune di Casarano e dall’istituto “Bottazzi”. Presenti anche gli esponenti della Regione Puglia, della Provincia di Lecce, sindacalisti, docenti universitari e di alcuni istituti scolastici della provincia, gruppi di studenti, associazioni, organi di stampa tra cui “Piazzasalento” con il direttore Fernando D’Aprile e i collaboratori Nicolas Pisanello e Maria Cristina Talà.

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