Home Tags Posts tagged with "proverbi"

proverbi

Una classe delle scuole elementari di Alezio negli anni cinquanta

Una classe delle scuole elementari di Alezio negli anni cinquanta

Ci siamo, si ricomincia. Per migliaia di ragazzi e centinaia di docenti si apre un nuovo anno scolastico. Si ricomincia in giorni differenti, ogni Regione ha scelto una data con varie motivazioni, ogni istituto può decidere in modo autonomo quando aprire le sue aule. Ogni anno, il corrente non fa eccezione, nasce il dibattito sull’opportunità di far slittare la data ad ottobre, come avveniva in passato, solo che allora questa scelta veniva fatta per dare la possibilità ai ragazzi di partecipare a quel rito gioioso e collettivo che era la vendemmia, ora si pensa al prolungamento dell’estate turistica.
In ogni caso in questi giorni in tantissimi, in prima persona, ma anche indirettamente, come le famiglie, sono coinvolti in un percorso che si concluderà a giugno. Come è scontato, la scuola occupa un posto importante nella “saggezza” popolare rappresentata dai proverbi. Cominciamo con il sottolineare proprio l’importanza “didattica” che si dava ai proverbi. “Proverbiu vecchiu, scola de moi” si diceva quando all’importanza dei proverbi veniva contrapposta l’inconsistenza della scuola. Il fatto è che non si aveva grande fiducia nell’istruzione. A parte la discriminazione di genere (“Masculeddu, lu mannu a lla scola; fimminedda, quasetta me face”) la pratica veniva puntualmente contrapposta alla grammatica. Proverbi come: “La pratica te face mparare”; “La pratica vale cchiui de la scenza”;”La pratica rumpe crammatica”; “La pratica face l’ommu, e nnu la scola”; “Lu munnu è scola, e lu vicinu me mpara”; “Se mpara cchiui ssettati a llu marciapiete, cca ssettati a llu bancu de la scola” ; e infine “Scola fa, ma natura vinge” la dicono lunga su come in passato veniva considerata l’istruzione. Da una parte i libri, dall’altra la vita vera, quella vissuta, l’esperienza di ogni giorno da cui si poteva apprendere meglio e più velocemente: “Fenca lu duttore studia, lu malatu more”.
Se da una parte, però, veniva affermato il primato della pratica, della “strada”, dell’insegnamento trasversale, dall’altra alcuni detti popolari sottolineano l’importanza dello studio. Si inizia con l’affermazione classica della consapevolezza di non sapere mai abbastanza, condizione indispensabile per continuare il percorso di studio al di là dell’età: “Ci presume de sapere, ha spicciatu de mparare” e si va avanti accentuando anche le differenze su un piano molto pratico tra chi studia e chi no: ” Ci studia mangia caddine, ci fatica, mangia lupini” e ancora, sempre del medesimo tenore: “Ci studia mangia caddu e cci nu studia pane taraddu”.
Non mancano i consigli: “Ci troppu studia, perde la capu”;” Ci studia mutu, mpara picca; ci studia picca, nu mpara gnenti” e le esortazioni: “Fiji, sculari e mmujeri, se trattane severi”; “De ci studia sulamente nu libbru, Ddiu tte scampa” (per chi non ama il confronto e il dialogo);”Nu studiare a llu libbru de le quaranta paggine” (sono le carte da gioco napoletane). Documentata anche la poca voglia di studiare degli scolari: “Ttre ccose lu scularu sempre ulìa: feste, tempeste, e ffurestieri a ccasa” e ancora: “Carta, pinna e ccalamaru , su llu nfiernu de lu scularu”. Molto datati questi ultimi due, riferiti a un tempo in cui per fare vacanza bisognava aspettare le feste, tempeste e ospiti a casa, e per scrivere si intingeva il pennino nell’inchiostro del calamaio.
Infine una curiosità: quante ore deve dormire lo studente? Cinque e infatti ecco stabilito il tempo di riposo e non solo per lui:”N’ura dorme lu caddu, ddoi lu cavaddu, ttre lu cavalieri, quattru lu cumuninzieri,cinque lu studiente, sei ogne ggente, sette la signuria, ottu la pultroneria”.

Voce al Direttore

by -
Una buona fetta dell'impegnativa torta chiamata turismi (balneare, religioso, culturale, giovanile, ambientale, crocieristico...) è stata riservata l'altra sera a Gallipoli, durante un'assemblea plenaria, al...