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produzione olio 2014

olioUn prodotto da primo posto nei concorsi internazionali: è questo il nostro olio nelle sue punte più apprezzate. Una vera e propria eccellenza, che dalla Xylella fastidiosa non ha nulla da temere, almeno per ciò che riguarda la sua qualità. Ad essere attaccate dall’infausto batterio, infatti, sarebbero solo le piante e non le olive. La conferma arriva da più fronti e, in primis, dal presidente di Coldiretti Pantaleo Piccinno (foto qui sotto), originario di Alezio, ora ai vertici di Aprol: «Non c’è alcun riflesso sulle condizioni igienico sanitarie dell’olio», dice sicuro. Dello stesso avviso Giovanni Melcarne, presidente del Consorzio di tutela dell’olio Dop Terra d’Otranto, al quale l’equazione “xylella  uguale olio contaminato” proprio non va giù: «Il nostro è un olio buono, solo da premiare».

Federico Manni, della cooperativa agricola Acli di Racale, in prima linea fin dai primi contagi, ha toccato con mano le conseguenze della Xylella, dai danni veri agli ulivi ai rischi di allarmi ingiustificati. «Il batterio non intacca il frutto – ribadisce – sì, un po’ di preoccupazione c’è stata, soprattutto all’inizio, ma si sono rivelate tutte sciocchezze. Il mondo della ricerca ci ha rassicurati e il livello qualitativo del nostro olio è altissimo».

Semmai danni possono registrarsi sulla capacità produttiva delle piante. Quanto ha inciso su questo versante l’attacco della Xylella? «Non ci sono ancora delle stime certe», piuttosto marginale sulla produzione dell’intera provincia. La zona più colpita resta infatti quella di Gallipoli e dintorni. «In quest’area ci sono dei frantoi che non apriranno proprio – riferisce Piccinno – e anche nel 2015 la situazione potrebbe non migliorare». Quest’anno inciderà di più sulla diminuzione della produzione la cosiddetta “annata di scarica”: l’ulivo, infatti, ha un ciclo di produzione biennale e alterna un anno di “piena” a un altro anno in cui il raccolto è minore.

In attesa di direttive certe, la domanda è sempre la stessa: cosa si può fare per arginare il batterio? La risposta è unanime e Melcarne lo ribadisce: «Bisogna investire nella ricerca. La base di partenza è questa. Solo la scienza può darci una soluzione davanti ad un attacco inedito». Intanto, però, occorre preservare ciò che abbiamo, evitando, per esempio, di far finire per terra le olive. Secondo Piccinno, occorre puntare “a creare il meglio da quanto già esiste: è un primo passo per tentare di convivere con la malattia, in attesa di una soluzione certa”.

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