Home Tags Posts tagged with "Procura della Repubblica"

Procura della Repubblica

Daniele Manni

Melissano – “Gravi e concordanti indizi di colpevolezza” hanno portato il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Carlo Cazzella, a confermare gli arresti per i dieci uomini che sei giorni fa sono stati coinvolti, in misura differente, nell’omicidio di Francesco Fasano, 22 anni, di Melissano. Ad eccezione dei presunti autori dell’uccisione, Daniele Manni (foto sotto), 32enne di Melissano ma residente a Casarano, e Angelo Rizzo, 23 anni, di Melissano, per tutti gli altri il giudice non ha riconosciuto tra le motivazioni addotte per il fermo di polizia quello del pericolo di fuga. Gli otto componenti i gruppi che si stanno fronteggiando per contendersi il mercato della droga nella zona, la sera dell’agguato mortale sulla Provinciale per Ugento, erano stati rintracciati tutti nelle loro case. Non così Daniele Manni e Rizzo, che si sono subito allontanati dal paese, passando per Gallipoli e poi Lecce.

Degli altri otto arrestati, solo due hanno scelto la linea di rispondere alle domande del magistrato, respingendo nettamente ogni accusa: Antonio Librando di 52 anni e Gianni Vantaggiato, 47enne residente in provincia di Asti. Hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere Pietro Bevilacqua 32 anni, Biagio Manni, Luciano Manni di 50 e 65 anni (i due capi dei due gruppi in contrasto fanno parte di una lunga famiglia e sono cugini, non fratelli come erroneamente riportato in un primo momento), Maicol Andrea Manni di 27 anni, Luca Piscopiello37enne e Luca Rimo di 36 anni. I loro avvocati difensori puntano a giocarsi le loro carte nei passaggi successivi del procedimento giudiziario. Che intanto ha visto premiato il lavoro svolto dalla Procura della Repubblica di Lecce e dal procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi, con i carabinieri di Melissano e del Nucleo investigativo di Lecce. Magistrati e forze dell’ordine hanno portato portare all’esame del Gip una mole notevole di intercettazioni ambientali (microspie) e telefoniche.

Gli indizi a carico dei dieci indagati sono  di una gravità tale circa la “partecipazione al sodalizio dedito al traffico di stupefacenti sulla piazza di Melissano (com’è facile da desumere dai discorsi sul prezzo, la qualità della sostanza stupefacente”, che il carcere è l’unica misura cautelare adeguata sia per congiurare l’inquinamento delle prove che il rischio di reiterazione del reato, anche alla luce dell’alta tensione tra i due gruppi e della spregiudicatezza criminale di alcuni di loro, tra pregiudicati e i tre condannati per omicidio.

Il giudice per le indagini preliminare sancisce l’esistenza di due gruppi come descritto da Piazzasalento, in quello che era stato fino al marzo scorso il regno di Manuele Cesari, ferito in un agguato e poi morto in ospedale dopo una settimana. Da allora sono scattate le indagini ma anche le lotte interne a chi doveva prenderne il posto. In lizza Luciano Manni, padre del presunto assassino Daniele, e Biagio Manni. Grazie sempre alle meticolose intercettazioni, il Gip scrive tra l’altro dei “contrasti  insorti tra due fazioni in ordine alle gerarchie interne a seguito della rapida escalation di Manni Daniele, personaggio violento, autoritario e senza scrupoli, che poteva contare sul sostegno del padre Luciano e del fratello Maicol”. Secondo l’accusa, Daniele Mani è anche protagonista del primo tentativo di far fuori Fasano, cinque giorni prima del colpo alla tempia sparato da distanza ravvicinata con una calibro 9.

Gli esami Stub diranno fra qualche giorno se si sono riscontrate tracce di esplosivo sulle mani dei due bloccati per primi, Manni e Rizzo. Oltre a loro due, fanno parte del gruppo di Luciano Manni, l’altro figlio Maicol, Luca Rimo, 35enne. Con Biagio Manni, oltre al defunto  Fasano, ci sono Pietro Bevilacqua, Luca Piscopiello, Antonio Librando, Gianni Vantaggiato. L’autopsia molto probabilmente confermerà che l’omicidio è avvenuto intorno alle 23, orario in cui dal telefonino Francesco Fasano risponde ad una chiamata. Dieci minuti dopo il traffico da quel cellulare finirà.

Gallipoli Porto Cesareo – Duecentocinquanta strutture per ospitare turisti a Porto Cesareo; un centinaio a Gallipoli: questi i risultati di verifiche fatte incrociando dati rilevati sul web, quasi sempre indirizzati a farsi conoscere da villeggianti indirizzati in queste zone, agli elenchi ufficiali delle strutture ricettive operanti sul territorio. E’ questo parte di quel “turismo in nero” che afflige la Puglia per cui, secondo stime dell’Osservatorio regionale, su quattro vacanzieri che arrivano, solo uno è “in bianco”, cioè risulta, è in regola, alimenta l’economia legale. (nella foto Baia verde)

Oggi è stata la volta del Sindaco di Gallipoli, Stefano Minerva; ieri del suo collega di Porto Cesareo, Salvatore Albano. Controlli sul regolare pagamento della tassa di soggiorno e inserimento dei dati per registrarsi sul portale: sono queste due “delle tante attività che vedono  l’Ufficio Turismo impegnato nell’ultimo mese”, come si legge in una nota del Comune di Gallipoli. “Sono state infatti rilevate numerose violazioni per irregolarità  connesse all’imposta di soggiorno. Tra i morosi rintracciati dal Comune, anche qualche struttura  ricettiva che non ha provveduto a versare alcuna tassa di soggiorno  nelle casse comunali. “Il mancato pagamento dell’imposta – si sottolinea – non solo comporta una sanzione  amministrativa che va dai 25 ai 500 euro, ma anche la segnalazione alla  Procura della Repubblica per il reato di peculato”.

Con una operazione parallela si è provveduto anche ad effettuare un  censimento delle strutture tramite social network e annunci  pubblicitari; l’attività ha portato a galla realtà completamente sconosciute  agli uffici comunali. In pochi giorni, sono stati contattati oltre cento  utenti titolari di strutture fantasma i quali hanno provveduto,  immediatamente, all’iscrizione sul sito  apposito ed a mettersi  in regola. Al fine di garantire trasparenza e legalità, ulteriori controlli  saranno effettuati anche dalla Polizia municipale che svolgerà anche indagini e accertamenti anche in merito all’ordinanza contro il  sovraffollamento. “Assicurare il gettito di un tributo connesso al ricettivo è  fondamentale per una città come Gallipoli – commenta il Sindaco Minerva. – Il versamento della tassa di soggiorno da parte di tutti gli  interessati  significa  in primis equità e rispetto per chi è in regola,  ma soprattutto garantire risorse ad una città per cui il settore  turistico è volano per l’economia. La lotta all’evasione non avrà tregua a garanzia di un’accoglienza di qualità”.

Per gli stessi motivi di equità si stanno consegnando in questi giorni a Porto Cesareo, oltre 250 avvisi bonari indirizzati ad altrettante strutture ricettive presenti sui portali immobiliari ma non ancora censite nella banca dati comunale dell’imposta di soggiorno. L’Amministrazione comunale così tutte le strutture interessate a presentarsi presso gli uffici “al fine di regolarizzare la propria posizione ed evitare così conseguenze più gravi. Nella nota del Comune si legge: “Si informa che in mancanza della presentazione della documentazione di cui sopra, il Comune è tenuto a segnalare tale inadempienza sia alla Corte dei Conti che alla Procura della Repubblica, oltre ad effettuare attività accertativa per la sanzione amministrativa derivante dall’omesso versamento e/o dichiarazione dell’imposta di soggiorno”.

 

 

 

 

 

Gallipoli – Vengono da lontano le menti e le mani che nella tarda serata del 17 aprile hanno messo e fatto esplodere una bomba al pianoterra di un albergo in ristrutturazione, il già “Porto d’Oriente” della fallita “Cis Tour”. Quello che in un primo momento poteva sembrare un incidente per lo scoppio di una delle bombole usate dalle maestranze per lavori di saldatura, si era rivelato poco dopo come un vero e proprio attentato. Le indagini condotte dalla Procura della Repubblica, e, in loco, dal commissariato di polizia, hanno preso la direzione dell’asta giudiziaria in cui la struttura, in disuso, era stata acquistata da una società a responsabilità limitata con sede a Lecce ed attività anche a Brindisi.

A quell’asta non doveva partecipare nessuno… “A quell’asta non si doveva presentare nessun acquirente, evidentemente”, confida un investigatore. L’annuncio, all’ultimo giorno utile, di una offerta per l’acquisto di una struttura ricettiva a due passi dai lidi e con vista sulla torre di S. Giovanni della Pedata, avrebbe scombussolato i piani – inconfessabili – di qualcuno che mirava invece a consistenti ribassi del prezzo base. “La mano della criminalità locale non c’entra con questa operazione”, è l’altro elemento che si riesce a cogliere da fonte confidenziale e che sarebbe emerso nel corso delle indagini. Questo dato spiegherebbe un altro particolare della vicenda che aveva suscitato perplessità: l’orario dello scoppio, probabilmente attivato da lontano. Il boato aveva investito la zona, particolarmente affollata durante l’estate, intorno alle 23, non proprio un orario “tranquillo” quale può essere invece la notte fonda. Peraltro, sull’altro lato di via Arioso operano locali di ritrovo e ristoro frequentati da ragazzi a quell’ora. Per fortuna nessuno ha subito conseguenze dalla bomba, anche se qualche calcinaccio è finito per strada, come hanno rilevato vigili del fuoco, poliziotti e vigili urbani accorsi subito sul posto.

Viene da lontano uno dei soci investitori Da lontano sarebbe venuto, infine, anche un socio della società compratrice. Infatti ai due partner salentini si sarebbe aggiunto un socio cinese, un investitore di un certo calibro che ha contribuito a rompere gli indugi ed a chiudere la partita alla prima asta giudiziaria sull’immobile gallipolino. Dove da allora ad oggi i lavori sono proseguiti con notevole lena da parte della impresa edile di Martano, essendo intenzione degli imprenditori aprire l’albergo alle soglie della ormai imminente stagione, anche per onorare le prenotazioni già raccolte.

Porto Cesareo – Prima una serie di intimazioni e segnali preoccupanti, poi un volantino col suo nome messo nero su bianco, naturalmente in forma anonima. Obiettivo dei malviventi un uomo militante molto attivo del comitato ambientalista “La Strea” di Porto Cesareo. Una escalation preoccupante tanto che il Comune scende in campo per invocare una mobilitazione generale; “Chi sa, parli”, è l’appello dal Palazzo di città.

“L’Amministrazione comunale stigmatizza certi atteggiamenti invitando al rispetto della legalità. Nel mirino di ignoti, da tempo, Eliseo Trombetta (foto), fondatore nel 2012 del Comitato e oggi associato. Nei giorni scorsi un volantino è stato diffuso nella marina, al chiaro scopo di intimidire l’uomo, puntando il dito nei confronti di una presunta collaborazione con l’Amministrazione”. “Trombetta Eliseo mette i ginocchio il comune di Porto Cesareo…” è l’insinuazione che apre il testo del messaggio che contiene anche dati e  riferimenti ad altri appartenenti al comitato, oltre a gravi illazioni.

Danni all’auto, rottura delle telecamere di videosorveglianza, pietre contro i pannelli fotovoltaici della sua abitazione alcune delle “attenzioni” verso l’imprenditore che ha sempre denunciato i fatti alla Procura della Repubblica. “Sono un cittadino rispettoso delle leggi – dice Trombetta –  hanno diffuso miei dati privati, provano a farmi paura ma sono abituato a denunciare. Chiedo al Comune, quando ci sono le condizioni, supporto per portare avanti battaglie di civiltà, non personali ma a vantaggio della comunità, insieme ai colleghi del Comitato La Strea”. Il sindaco della marina, Salvatore Albano, ha dichiarato: “Stigmatizziamo questi atteggiamenti vili, ascoltiamo le istanze di Eliseo Trombetta come di qualsiasi cittadino che si rivolga all’Amministrazione pubblica. Confidiamo nell’opera delle forze dell’ordine per fare luce su questo ennesimo gesto a sfondo intimidatorio”.

Voce al Direttore

by -
Una buona fetta dell'impegnativa torta chiamata turismi (balneare, religioso, culturale, giovanile, ambientale, crocieristico...) è stata riservata l'altra sera a Gallipoli, durante un'assemblea plenaria, al...