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Nardò – Preoccupazione tra i lavoratori per i problemi irrisolti, soprattutto in tema di precari; Cgil e Cisl confermano lo sciopero. Martedì 17 aprile a incrociare le braccia davanti ai cancelli per mezz’ora saranno i dipendenti della “Nardò Technical Center”, la nota pista neretina lunga oltre 12 chilometri che dal 2012 è stata acquisita da “Porsche Engineering” e col suo centro prove accoglie l’industria automobilistica di tutto il mondo. Circa 150 i dipendenti diretti, 135 gli interinali italiani e 300 i trasfertisti tedeschi. Da mesi però, nonostante i buoni propositi inizialmente manifestati dai vertici aziendali, le organizzazioni sindacali denunciano come l’interesse sia ormai quello di ridurre i costi e aumentare l’utilizzo di strumenti sempre più stringenti per controllare i lavoratori, compromettendo irrimediabilmente le relazioni industriali. Da qui trattative bloccate coi sindacati, mancata definizione del contratto di secondo livello e del premio di risultato e ferie, permessi e cambi turno gestiti, denunciano Cisl e Cgil, senza tener conto del Contratto collettivo nazionale.

«Nonostante gli ultimi due incontri avvenuti in questi giorni con i manager, uno in Confindustria e l’altro nella sede di Nardò – dichiarano adesso i segretari generali Maurizio Longo (Fim-Cisl Lecce) e Annarita Morea (Fiom-Cgil Lecce, foto) – i sindacati confermano le loro preoccupazioni. Oggi, dopo aver ascoltato in assemblea i lavoratori, le segreterie provinciali e le Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) di Fim-Cisl e Fiom-Cgil hanno condiviso un percorso di mobilitazione e agitazione che comincerà martedì».

Lo sciopero riguarderà la fascia oraria 13.30-14.30, con mezz’ora di mobilitazione per ogni turno. Nelle scorse settimane Longo e Morea avevano chiesto un incontro urgente all’azienda per manifestare incertezze e preoccupazioni dei lavoratori sui cambiamenti in atto. «Abbiamo apprezzato la disponibilità dell’azienda a incontrarci e riaprire le relazioni industriali. Siamo però profondamente insoddisfatti dell’esito dei due incontri – proseguono i segretari sindacali – e nessun passo in avanti è stato compiuto per la definizione del contratto di secondo livello e del premio di risultato». Quindi nessuno spiraglio? «Dialogo aperto – concludono – a patto che questa disponibilità si traduca in qualcosa di efficace e produttivo e non nel nulla di fatto registrato in queste ore».

Nardò – Potrebbe segnale una svolta la sentenza del Giudice del lavoro di Lecce a proposito di uno dei “precari” del “Nardò Technical center” di Porsche Engineering  (gruppo Audi-Volkswagen) che da anni vi lavorano ma solo con contratti temporanei, “somministrati” cioè all’azienda che gestisce la pista di collaudo da società e agenzie specializzate. Nel caso specifico, il collaudatore interessato ha sottoscritto oltre 110 contratti di questo tipo in cinque anni. “Con sentenza del 14 febbraio 2018, il Giudice del lavoro di Lecce ha riconosciuto in favore di un lavoratore somministrato da Obiettivo Lavoro spa (oggi Ranstad Italia spa) e Manpower srl la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato alle dipendenze dell’utilizzatore Nardò Technical Center srl sin dalla data del primo contratto di somministrazione (settembre 2011)”. Come conseguenza della sentenza, il lavoratore tornerà al lavoro presso la sede di Nardò di Ntc srl dopo quasi tre anni dall’ultimo contratto di lavoro in somministrazione (aprile 2015) e riceverà un’indennità risarcitoria pari a dodici mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.

Ricorso promosso da un lavoratore e dal sindacato. Con il ricorso al Giudice del lavoro di Lecce il lavoratore, che aveva prestato la propria attività lavorativa dal 2011 al 2015, intervallata da periodi di inattività inferiori a 60 giorni, ha chiesto al Tribunale di Lecce di “accertare l’illegittimità dei contratti di somministrazione a tempo determinato e la nullità del termine ivi apposto per violazione delle norme di legge in materia”, con l’assistenza dell’avvocato della Cgil Francesca Cursano; si è rilevata inoltre “la mancanza delle ragioni giustificatrici della somministrazione a termine, l’abuso del ricorso a tale tipologia contrattuale, la mancata effettuazione della valutazione dei rischi da parte dell’utilizzatore e la violazione dei limiti imposti dal contratto collettivo nazionale di lavoro”. Il magistrato ha stabilito che il diretto interessato ha diritto alla costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di Ntc srl con effetto dall’inizio della somministrazione “per aver, la società, violato il divieto imposto dall’art. 20 del d.lgs. 276/2003, che vieta il ricorso alla somministrazione per le aziende che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi ai sensi dell’art. 4 del d.lgs 19 settembre 1994, n. 626, e successive modifiche. Non avendo Ntc srl provato l’adempimento del precetto normativo, il contratto di lavoro in somministrazione è stato convertito a tempo indeterminato alle dipendenze dell’utilizzatore ai sensi dell’art. 27 del d.lgs. 276/2003. Per i motivi suesposti il Giudice del Lavoro ha dichiarato sussistere un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato tra il lavoratore ed NTC srl a far data dal 2011, condannando la società anche al pagamento di una indennità risarcitoria”, si legge in una nota del sindacato.

Dipendenti 136, “a tempo” oltre 100. Ma in Ducati e Lamborghini non è così. «Siamo contenti che il Tribunale di Lecce abbia riconosciuto la validità di una battaglia per la stabilizzazione di questi precari che la Cgil combatte da diversi anni. I lavoratori che hanno deciso di affidarsi alla nostra strategia sindacale hanno ottenuto i risultati sperati. Ne è dimostrazione questa sentenza dalla quale si evince che molto spesso dietro rapporti di lavoro a tempo determinato si nascondano rapporti di lavoro in realtà stabili. Inoltre riteniamo grave la certificata assenza del Documento unico per la valutazione rischi da interferenze (Duvri) evidenziata dal giudice del lavoro”, è il commento del segretario generale del Nidil Cgil Lecce (il sindacato che tutela i lavoratori interinali e con contratti atipici), Alessio Colella e la segretaria generale della Fiom Cil Lecce, Annarita Morea. In base a dati del 2016, la Ntc srl occupa stabilmente 136 dipendenti ed oltre cento “precari”, impegnati in collaudi di mezzi sulla pista di Nardò in qualità di drivers. Il sindacato Cgil da tempo chiede che anche a Nardò siano applicate le norme in materia di contratto di lavoro già introdotte in altre aziende italiane del gruppo tedesco, come Ducati e Lamborghini.


Gallipoli
– Obiettivo stabilizzazione: per questo i precari della sanità hanno incontrato in mattinata all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce i rappresentanti provinciali di categoria  Floriano Polimeno (Cgil), Fabio Orsini (Cisl) e Antonio Tarantino (Uil). Tema dell’assemblea l’assunzione in pianta stabile dei tanti operatori della sanità pugliese, che coinvolge oltre 400 persone in provincia di Lecce tra infermieri, operatori sociosanitari (Oss), tecnici di radiologia, fisioterapisti ed altri. Va ricordato che la recente “Legge Madia” (dal nome della Ministra della Pubblica amministrazione Marianna Madia, ndr) stabilisce che tra i destinatari di assunzione a tempo indeterminato nella Pa vanno considerati anche quei lavoratori che al 31 dicembre 2017 abbiano maturato almeno tre anni di servizio negli ultimi otto anni alle dipendenze dell’amministrazione che procede all’assunzione, anche se non continuativi. Una norma della quale sta già beneficiando l’Emilia Romagna ma non ancora applicata in Puglia nonostante i direttori generali delle Asl pugliesi avessero annunciato che da gennaio 2018 si sarebbe potuto procedere con la stabilizzazione. Le tre sigle sindacali presenti all’incontro fanno sapere che se la Regione Puglia continuerà a “tergiversare” si procederà a mobilitazioni anche a Bari.

«I soldi per le stabilizzazioni ci sono – dice Leonardo Rivelli (foto in alto), infermiere precario residente a Nardò in servizio all’ospedale di Copertino – e si tratta di circa venti milioni di euro derivanti dal risparmio sulla spesa farmaceutica. Ci chiediamo se tale somma sia sufficiente a stabilizzare tutte le unità idonee». Nella fine del precariato spera anche Carmine De Marco (foto), 45enne di Tricase, infermiere al “Ferrari” di Casarano. «La legge Madia – dichiara – permette ai precari storici di essere stabilizzati nella Asl in cui operano. Sono precario dal 2007 quindi da ben undici anni. Nel mio bagaglio professionale c’è anche la vincita del “concorsone” di Bari. Eppure non avevo i requisiti per rientrare nella precedente stabilizzazione, perciò sono rimasto in attesa. Ho lavorato un po’ in tutta la Puglia: la Bat, poi tre anni a Taranto e da quattro a Casarano. Ho una famiglia con una figlia, quindi serve stabilità economica. Ho 23 anni di servizio e 45 di età – conclude – e penso di aver raggiunto tutti i requisiti necessari, tra poco anche quello della pensione».

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