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Postazioni 118

Lorenzo Siciliano

Nardò – Incontro con i direttori generale delle sei Asl pugliesi; conferenza dei Sindaci e infine riunione della Giunta regionale per la decisione finale: questo il cronoprogramma stabilito dalla Regione per affrontare il passaggi, che si sta rivelando delciato, dei Ppi, i Punti primo intervento ex Pronto soccorso ospedaliero. Venerdì 20 aprile alle ore 15, presso il Dipartimento regionale delle Politiche per la salute (via Gentile 52, Bari), il presidente della Regione Michele Emiliano incontrerà dunque, insieme con la struttura tecnica del Dipartimento delle Politiche per la salute, i direttori generali Asl “per un ulteriore confronto sulla proposta di riordino dei Punti di Primo Intervento, dopo il passaggio informale e preliminare che si è svolto in Giunta con gli assessori”, da cui è scaturita la deliberazione n. 583 del 10 aprile sul riordino dei Ppi. “Tutto ciò è propedeutico -si legge in una nota della Regione – all’organizzazione delle conferenze dei sindaci che si svolgeranno sui territori, prima dell’ulteriore confronto con gli assessori che si svolgerà nuovamente nel corso di una Giunta ordinaria”.

Le reazioni dai territori: cinque consiglieri critici da Nardò “Dall’1 maggio verrà chiuso il punto di primo intervento del presidio territoriale di assistenza (Pta) di Nardò, quello che un tempo era il Pronto soccorso”: inizia così una nota di protesta dei consiglieri comunali (di opposizione) Lorenzo Siciliano (foto a sinistra), Daniele Piccione, Roberto My, Giancarlo Marinaci, Carlo Falangone. “Ciò avviene sotto la folle gestione delle politiche sanitarie regionali di cui è alla guida il presidente Emiliano. Lo stesso Emiliano che Mellone ringraziava pubblicamente attraverso manifesti larghi sei metri ed alti tre adducendo come motivazione quella del ritorno, per Nardò, “al centro delle politiche sanitarie””, prosegue il comunicato dei cinque consiglieri che ricordano poi la perdita “dell’ennesino servizio offerto ai cittadini” dopo l’ufficio di Acquedotto pugliese, quello del giudice di pace, il progetto per la Tenenza della Guardia di finanzia, la scuola elementare di Boncore, nell’arco di 22 mesi di Amministrazione di Mellone e dei suoi, la Città si impoverisce ulteriormente”.

Un passaggio obbligato “per non subire penalizzazioni” dice Emiliano “La conversione dei Punti di primo intervento in postazioni medicalizzate 118 è stata la conditio sine qua non attraverso la quale ci hanno approvato, ai tavoli romani, il piano di riordino ospedaliero. Se a fine 2018 i Ministeri dovessero riscontrare una inadempienza in tal senso, non è escluso che possano utilizzare la circostanza per mandarci, per un altro triennio, in Programma operativo. Non solo: non avremmo le premilalità che invece ci spetterebbero”: lo afferma in una lunga dichiarazione diffusa da Bari lo stesso Emiliano che ricorda le possibili conseguenze qualora si registrassero ritardi e omissioni. “Ricordo che a fine 2015, ci hanno mandato in Programma operativo per molto, molto, ma molto meno. E comunque la riconversione dei Ppi è scritta e dettata dal Decreto ministeriale 70 e, mi preme dirlo e sottolinearlo – insiste Emiliano – non comporta nessun nocumento per i cittadini in termini di assistenza sanitaria perché comunque i cittadini troveranno la loro risposta sul territorio, in alcuni casi, anche con l’auto medicalizzata che invece prima non era presente. Non cambia nulla. Stiamo solo razionalizzando le risorse”. “La struttura tecnica – ha specificato ancora il presidente della Regione – ha illustrato la sua proposta in base allo stato dell’arte e alle predisposizioni elencate dal Dm 70. Ora questa proposta sarà verificata con gli assessori e con i territori, prima di tutto con i sindaci, in un percorso di confronto e condivisione già iniziato nel 2017. Nel processo di condivisione degli interventi che caratterizza questa amministrazione, era importante illustrare lo stato di attuazione del riordino”.

“Non si smantella niente, impariamo a usare meglio il sistema sanitario” Nessuno “smantellamento”, nessun “danno” per cittadini: si tratta soltanto “di attuare una riconversione che ci chiede il Ministero, sempre nell’ottica della messa in sicurezza i cittadini e nell’ottica di condivisione degli interventi con i territori”. “Dobbiamo imparare ad utilizzare meglio i presidi sul territorio e ricorrere alla emergenza urgenza solo per affrontare casi più gravi – è l’indicazione di Emiliano – e per i problemi di minore impatto non dobbiamo rivolgerci né al Pronto soccorso, né ai Ppi: si deve andare dai medici della continuità assistenziale, ovvero presso i presidi territoriali che stiamo attrezzando e rafforzando”. Da Bari si sottolinea che “il 70 per cento degli accessi ai Punti di primo intervento finora ha riguardato proprio i codici bianchi che, vorrei ricordare, da normativa è un codice che va gestito dai medici di continuità assistenziale mentre i gialli e i rossi vanno gestiti dall’emergenza urgenza, quindi dal Pronto soccorso”.

Romano, presidente commissione Sanità: “Ci sono alternative” Nonostante il tono accomodante dei vertici del governo pugliese, non mancano critiche nel merito di quanto si va a fare. Dal presidente della Commissione regionale Sanità, il consigliere Pino Romano (Leu) arrivano appunti e richiami: “Che visione della sanità ha una Regione che, di fronte alla carenza di medici, declassa i Ppi? Eppure soluzioni alternative ce ne sarebbero” E Romano le elenca: creare il Dipartimento regionale del 118 e lavorare sulle economie di scala; accelerare sulla definizione e approvazione della rete delle patologie tempo dipendenti; attivare un modello organizzativo che metta in sinergia rete di 118, pronto soccorso e dipartimenti di emergenza-urgenza. “Occorre poi dire le cose come stanno. L’uscita a dicembre del Piano operativo, che consentirà di sbloccare ed assegnare circa 500 posti letto ospedalieri – atteso che la Puglia è ormai sotto soglia dei parametri del famoso Dm 70 di circa 500 posto letto – non dipende certo dai tagli che si operano sui Punti di Primo Intervento, ma dal buco che creano i 200 milioni di spesa farmaceutica. Questo è il vero problema”.

Le posizioni di M5S e DI – Con una interrogazione anche il gruppo consiliare pentastellato muove le sue critiche:  “I Ppi – sostengono dal Movimento Cinque Stelle – devono essere trasformati in punti di primo intervento territoriali da collocare negli ospedali di comunità, nelle case della salute o nei Pta. Come sono intesi oggi, creano aspettative di cure nei cittadini che poi non possono essere soddisfatte traducendosi in una inutile spesa e, soprattutto, in una perdita di tempo che, per le patologie più gravi può divenire fatale. Con la trasformazione che abbiamo suggerito più volte ad Emiliano i Punti di Primo Intervento creerebbero quel filtro territoriale, la cui assenza oggi intasa i triage dei Pronto soccorso che sono già al collasso”. Dei 39 Ppi in ballo (tre nel Salento) parla anche il gruppo consiliare di “Direzione Italia – Noi con l’Italia”, per il quale così “si infliggono notevoli disagi ai cittadini che dovranno chiamare il 118 o andare all’ospedale più vicino nel caso di malore”.

 

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