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Pietro Quinto

Otranto – Nuova sentenza dei giudizi amministrativi su di un principio conteso e contrastato periodicamente: una volta espresso il parere di compatibilità dell’opera con il vincolo paesaggistico da parte della Soprintendenza, la stessa non può escludere tale compatibilità solo per alcuni periodi dell’anno. A meno che non espliciti eventuali ragioni specifiche di tutela ambientale durante le diverse stagioni. Si è pronunciato in tale senso il Consiglio di Stato (ordinanza numero 3691 del 2018), che si è espresso sul caso del lido “Spiaggia Azzurra” che si trova in località Laghi Alimini di Otranto. La magistratura romana ha quindi confermando quanto già stabilito in primo grado dal Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Lecce con una sentenza dell’anno scorso.

In prima istanza, i giudici di Lecce avevano dato ragione alla proprietà circa il mantenimento per tutto l’anno dello stabilimento, affermando che le valutazioni operate dalle Amministrazioni, “pur a fronte della mancata alterazione della struttura, avevano illogicamente prospettato un pregiudizio al contesto paesistico durante il solo periodo invernale, e non anche durante quello estivo”. La tesi dei difensori degli imprenditori idruntini è stata sostenuta davanti al Consiglio di Stato dagli avvocati leccesi Pietro e Antonio Quinto. Il lido in questione  può restare al suo posto per tutto l’anno solare “anche perché il manufatto è sempre stato reputato pienamente compatibile con il vincolo paesaggistico insistente sulla zona costiera”, sottolineano i legali.

“Il Consiglio di Stato – evidenzia l’avvocato Pietro Quinto – dando seguito a un orientamento oramai consolidato, ha espresso il convincimento che l’Amministrazione debba chiarire i profili di incompatibilità, opposti a quelli che hanno consentito la realizzazione ed il mantenimento per la stagione balneare che, per ragioni intrinseche, comporta una maggiore rilevanza in termini di impatto paesaggistico in ragione dei numerosi fruitori dello stesso bene tutelato. Non solo. Si è altresì evidenziato che la Soprintendenza deve esprimere, fin dall’autorizzazione paesaggistica, in maniera precisa, i motivi che potrebbero ostacolare il mantenimento di una struttura balneare per l’intero anno solare, specificando eventuali esigenze di tutela ambientale differenti a seconda dei diversi periodi. In casi come questo – concludono i legali – la motivazione deve essere resa in maniera quanto più esaustiva e completa possibile”.

 

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