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piano regolatore portuale

Alessano  – Nel pieno della stagione turistica, oggi, 1 agosto 2018, si è data esecuzione ad un’ordinanza comunale che chiude il porticciolo di Novaglie, marina di Alessano. L’ordinanza segue un analogo provvedimento – il numero 96 del 24 luglio scorso – della Capitaneria di porto di Gallipoli, con la quale “ sono vietate la balneazione, la navigazione, la sosta e l’ancoraggio di tutte le unità navali in genere, la pesca professionale e/o sportiva con qualunque tecnica nonché l’espletamento di qualsivoglia attività subacquea e di superficie professionale e/o ludico sportiva connessa agli usi del mare, nonché ogni altra attività direttamente e/o di riflesso connessa agli usi del mare” nello specchio d’acqua individuato (foto).

Proprio ieri in seno al Consiglio comunale di Alessano, il sindaco Francesca Torsello (foto) ha ricordato la storia non breve di questo piccolo specchio d’acqua che offre riparo ad una trentina di imbarcazioni, rimarcando la volontà del Comune, già espressa nelle linee programmatiche, di investire sulla marina. “Per quanto riguarda l’area portuale, la precondizione necessaria per poter adottare qualsiasi tipo di provvedimento sul porto – ha affermato il primo cittadino – è che questo venga connotato come tale”. A tale scopo l’amministrazione comunale ha affidato già da un anno incarico per la redazione del piano regolatore portuale.

Il problema sorto è il coordinamento di questo studio per il piano regolatore portuale ed il piano coste che è, al momento, in fase istruttoria con una interlocuzione fitta con la Regione, inviato dalla precedente Amministrazione. L’intreccio temporale ha lasciato spazio ad un esposto notificato da parte della capitaneria a fine maggio, in cui si paventa un rischio di instabilità della falesia e dei costoni del porto. “Quindi” – continua il Sindaco – noi ci siamo trovati di fronte alla necessità di garantire l’incolumità pubblica, che ci veniva più volte sollecitata dagli atti dalla Capitaneria. Abbiamo fatto un’ordinanza che mirava a garantire la pubblica incolumità, cercando però di salvaguardare le persone, che avevano investito nelle attività economiche, riservando una parte di banchina, che alla luce di un sopralluogo, (un sopralluogo, diciamo così, molto superficiale, per quello che abbiamo potuto fare in questa fase), metteva alla luce un minor rischio, o comunque la quasi assenza di rischio sulla banchina, che poteva essere riservata all’attività di pesca e attività commerciali. Quindi abbiamo fatto un’ordinanza per riservare l’uso del porto a quelle attività commerciali”. La Capitaneria ha obiettato nel merito  ed ha emesso “ordinanza restrittiva su tutto lo specchio acqua”.

Gli altri aspetti del vecchio problema “Ci sono altri due aspetti da considerare – chiarisce il Sindaco Torsello – “il primo è che manca uno strumento di regolamentazione dell’area, che noi stiamo cercando di acquisire; il secondo è che quel porto non è un porto turistico. Per renderlo tale,cioè metterlo in sicurezza, adattarlo alla normativa e renderlo attrattivo, dobbiamo fare un bando e invitare investitori privati o chi ha un interesse economico, a fare un investimento.. La messa in sicurezza del porto richiede un investimento di un milione di euro. L’unica possibilità che abbiamo è attendere un bando regionale o sollecitare la Regione ad una programmazione”. Che fare allora? “Siamo fiduciosi – conclude Francesca Torsello – che la Regione, tenendo conto del problema politico, che come Sindaco, ho posto all’assessore regionale, possa in futuro prevedere degli strumenti di programmazione che si adattino a questo genere di progettazione”.

Sul porticciolo di Novaglie grava una convenzione con Corsano, molto datata, che affidava la gestione del porto al Comune vicino (tanto datata che è difficile acquisire documenti tecnici) e prevedeva che al rilascio del porto, questo doveva trovarsi nelle stesse condizioni in cui era stato consegnato. Di fatto, opinione comune, la gestione è stata praticamente assente e al rispetto della convenzione il Comune di Corsano non sarebbe mai stato richiamato. Dove risiedano le responsabilità dell’attuale situazione del porto, sembra non interessare affatto alle famiglie dei pescatori per i quali quella è l’unica fonte di reddito, adesso addirittura del tutto bloccati dalle ordinanze emesse.

I.D.

Gallipoli – Quella concessione demaniale non andava rinnovata; illegittimo è stato il prolungamento pluriennale delle autorizzazioni (l’ultima era stato fino al 2020): dopo il Consiglio di Stato con i pronunciamenti del 3 agosto dell’anno scorso, è di oggi la sentenza del Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Lecce con cui si respinge il ricorso della “Bleu Salento”, società di Lecce, che gestiva la banchina nell’ultimo tratto del lungomare Marconi. La concessione a privati n. 56 del 2009 non esiste più, insomma. Per la verità, l’annullamento della concessione era stato firmato il 5 settembre 2017 dal dirigente responsabile  del settore Gestione del territorio e reti infrastrutturali, ingegnere Giuseppe Cataldi; tempo per lo sgombero: due mesi. Poi era scattato quest’ultimo tentativo legale davanti al Tar. Come si ricorderà, sul rilascio e sulle  proroghe della concessione demaniale da parte del Comune, sin dal 2011 si era aperto un contenzioso con una società concorrente, la Darsena Santa Caterina.

Ad intervenire subito sulla vicenda politico-giudiziaria è il capogruppo di “Gallipoli Futura”, Flavio Fasano che, per la cronaca, sta seguendo col consigliere Giuseppe Cataldi, la vicenda legata alla portualità gallipolina da tempo. Con un ricorso al Tar, il gruppo di opposizione si era visto respingere il 9 marzo 2017 la richiesta di bloccare la decisione della Giunta di individuare un progettista per l’adozione di un piano regolatore portuale; secondo la tesi dei ricorrenti, tale decisione era di competenza del Consiglio comunale. Il 21 gennaio di quest’anno i due consiglieri aveva presentato una interrogazione al Sindaco Stefano Minerva con cui si chiedeva cosa intendesse fare l’Amministrazione comunale di quell’area portuale dopo l’annullamento della concessione e come intendesse procedere “per una generale programmazione della portualità turistica, mercantile e peschereccia”. Fasano e Cataldi chiedevano anche cosa il Comune intendesse fare per “la salvaguardia delle unità lavorative impegnate nella struttura”. “Ora il Sindaco non ha più alibi – afferma Fasano su Facebook – a lasciare la gestione della darsena al soggetto privato che illegalmente continua a detenerla”. “Nel mentre il Sindaco si affretta a dare il “consenso” alla costruzione di un altro porto provato (Porto Gaio, società di Nardò) – si sostiene dall’opposizione – rinuncia a gestire la darsena che il Consiglio di Stato fin dallo scorso mese di agosto ha sentenziato appartenere al Comune. Cosa aspetta a dire quali sono le sue reali intenzioni?”.

“Procederemo subito allo sgombero, ovviamente – afferma Minerva per tutta risposta – abbiamo in corso un chiarimento sulle caratteristiche  dei punti d’imbarco e dei punto d’ormeggio con la Regione; una volta chiariti questi aspetti, decideremo il futuro della darsena”. Circa la  questione generale della portualità a Gallipoli, il Sindaco a piazzasalento conferma: “Non abbiamo ancora nominato il tecnico che l’ufficio competente aveva avuto l’indirizzo di individuare, ma restiamo fermi sui nostri programmi così come annunciati pubblicamente: è necessario il piano regolatore portuale”.

 

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