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PIANO DI RIEQUILIBRIO

Il Consiglio comunale melissanese. In basso il sindaco Roberto Falconieri

Il Consiglio comunale melissanese. In basso il sindaco Roberto Falconieri

roberto falconieri sindaco melissanoMELISSANO. Nel Consiglio comunale del 18 marzo la maggioranza ha approvato una delibera con cui si dà mandato al responsabile del Settore finanziario affinché proceda alla rimodulazione del Piano di riequilibrio pluriennale 2014/2023, approvato il 12 dicembre scorso alla luce delle nuove disposizioni normative per gli Enti locali. Il Piano è attualmente al vaglio della Corte dei conti e del Ministero. Da quest’organo, il 19 febbraio, è stata indirizzata al Comune una richiesta istruttoria in 15 punti da inviare entro 30 giorni. Nella delibera approvata dal Consiglio si legge che “non si ravvisano motivi ostativi” alla richiesta ministeriale, tuttavia “appare opportuno procedere con il riaccertamento straordinario di residui attivi e passivi” e con altre attività di “armonizzazione dei bilanci” da concludere entro il 30 aprile, per poi predisporre un nuovo Piano di riequilibrio entro il 30 giugno “che tenga conto della reale situazione debitoria del Comune e della possibilità di ripianare il disavanzo nell’arco temporale di trent’anni”.

Critiche dalle minoranze. Michele Parata esprime “grosse perplessità” sulla decisione del Comune di “non rispondere ai 15 punti ministeriali”. Ciò, aggiunge, “potrebbe essere percepito con un tentativo di eludere la richiesta istruttoria”. Per Ferruccio Caputo “non ci sono i presupposti per presentare un nuovo Piano”. Per Valeria Marra, la vera questione riguarda il rendiconto 2013 che ha fatto registrare una diminuzione del disavanzo rispetto a quello precedente (condizione improrogabile per ripresentare un nuovo Piano), ma con “alchimie contabili”.
Polemica anche sul nuovo bando per la vendita del 51% della Farmacia comunale srl (base d’asta 450mila euro). Parlano di “svendita clamorosa” sia Marra, sia Parata che chiede un Consiglio comunale monotematico per analizzare a fondo la questione. Roberto Tundo (Fdi-An) commenta:«Dopo la “svendita” dell’Asilo nido, prima valutato 350mila euro e poi ceduto per 150mila euro, il Comune di Melissano si appresta a “svendere” anche la Farmacia comunale…  inizialmente valutata 1 milione di euro per meno della metà del valore iniziale. Infatti la base d’asta sarà di 450mila euro. Insomma….un affarone!».

comune casarano nuove  (3)CASARANO. La Corte dei conti boccia il Piano di riequilibrio pluriennale del Comune di Casarano e ne preannuncia il dissesto. La valutazione degli “obiettivi intermedi” relativi al 2013 porta i magistrati contabili a parlare di “un brusco peggioramento della situazione finanziaria dell’Ente”: ciò è scritto nella deliberazione dello scorso 10 settembre della “Sezione regionale di controllo per la Puglia” che questo pomeriggio il Consiglio comunale si è trovato a dover discutere, per la sua inevitabile presa d’atto, in sessione straordinaria con estrema urgenza. La Corte dei conti, dopo aver elencato una serie di “forti criticità” (“sin dal rendiconto 2007”), anticipa che il “reiterare” dell’attuale situazione porterà all’inevitabile procedura di “dissesto finanziario” con la nomina di un Commissario. In sostanza, “la reale situazione dell’Ente è di molto peggiore rispetto a quella considerata nel Piano di riequilibrio”.

Sotto accusa la “debolezza” degli strumenti messi in campo per ripianare uno squilibrio di Bilancio di oltre 14 milioni di euro ed il ruolo avuto dalla società di cartolarizzazione “Casarano, città contemporanea” costituita nel 2010 per dismettere il patrimonio comunale. “La società – scrive ancora la Corte dei conti – ha pagato al Comune il prezzo dei beni acquistati dallo stesso con soldi prestati dalla banca stessa”. Oltre ad aver venduto “solo due immobili”, la società “ha registrato varie perdite” (oltre due milioni al giugno scorso) che il Comune ha deciso di accollarsi “senza esserne obbligato”. Lo stesso fondo di rotazione concesso con l’approvazione del Piano di riequilibrio, pari ad oltre 5 milioni di euro (“tra l’altro da restituire”) non poteva essere utilizzato per le spese correnti. Malgrado il Comune abbia già comunicato l’intenzione di modificare il Piano stesso (previo parere positivo della Corte), i magistrati contabili sono categorici: “La dichiarazione dello stato di dissesto non è frutto di una scelta discrezionale dell’Ente”. La sola speranza per evitare il commissariamento è quella della “effettiva, rapida, vendita a terzi del patrimonio”.

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