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piano di contrasto

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Paolo Di Castro e Federica De Benedetto

Il piano va molto piano; quasi non si muove se non per le prime operazioni di normale conduzione degli uliveti, cosa che andrebbe appunto fatta ciclicamente per pressi. A frenare il commissario Silletti – che si sgola e non da solo a ripetere che il tempo perso fa il gioco di Xylella e compagnia – ci sono movimenti chiari: il ricorso al Tribunale amministrativo regionale dei proprietari contro gli espianti nel focolaio individuato a Oria (Brindisi), del cui esito si saprà qualcosa in questi giorni; l’analoga iniziativa allo studio delle aziende agrobiologiche schierate contro l’uso di insetticidi; le indagini in corso “contro ignoti” per stabilire la provenienza del batterio nefasto.
Poi ci sono altri movimenti che concorrono a diffondere incertezza in chi dovrebbe operare, come i sospetti di alcuni gruppi di ambientalisti sugli obiettivi veri e soprattutto sulle cause del contagio; il proliferare di comitati uniti da una netta avversione all’eradicamento di alberi; i dissensi al vertice tra Unione europea e Efsa, l’agenzia per la sicurezza aliemntare; una comunicazione da parte delle Istituzioni deficitaria per non dire assente.

Intanto diventa difficilissimo anche rispettare il termine del 30 aprile per completare le vaste azioni di aratura dei terreni, a causa anche delle piogge recenti, così come va rilevato che neppure gli enti istituzionali (Consorzi di bonifica, Arif, Provincia, Comuni…) hanno finora rimosso materiali vegetali dalle aree di risulta stradali, dai viali con oleandri (altra pianta ospite prediletta dalla sottospecie di Xylella), dai cigli dei vanali.
Come richiama il pro memoria qui accanto, aprile sarà un mese decisivo (l’ennesimo?) sia perchè il ciclo biologico dei vettori sta per fare il salto da larva a insetto alato ben più incontrollabile, sia perchè si profila la terza Decisione della Commissione Ue che, stante questa situazione sostanzialmente immobile, non potrà che essere pesante. Prima avvisaglia: l’ok dei commissari europei all’embargo decretato unilateralmente dalla Francia verso 112 specie vegetali importate dall’Italia.

«Pensare di eliminare completamente il batterio dal nostro territorio – ha affermato Donato Boscia, Cnr di Bari, sin dai primi momenti in prima linea nello studio del complesso del disseccamento rapido dell’ulivo – è ormai pura utopia. Adesso è necessario fermare l’epidemia con una diga a nord del Salento». A cominciare da quei 30 ettari intorno a Veglie sotto stretta osservazione: potrebbero essere la linea di sfondamento verso il Tarantino della malattia. «Aspettare ancora vuol dire ecatombe – ha dichiarato Marina Barba, presidente del comitato scientifico nazionale sorto apposta a cura del Ministero dell’Agricoltura – la situazione è sempre più complessa. Se ci sono vie alternative, benissimo. Ma ci portino prove scientifiche».

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IL COMITATO SCIENTIFICO NAZIONALE ORDINA E LA REGIONE ESEGUE: ECCO LA NUOVA MAPPA Il Comitato tecnico scientifico che a Roma, presso il Ministero delle Risorse agricole, sta seguendo l’emergenza pugliese, ha ritenuto necessario – durante la riunione del 6 marzo scorso – di “modificare la perimetrazione delle aree delimitate, collocando la zona cuscinetto al livello dell’attuale cordone fitosanitario” e di estendere la zona di eradicazione da uno a 15 km. Le modifiche intervenute causate dall’espandersi di focolai che hanno attinto ormai anche la parte meridionale del Brindisino. Il cordone fitosanitario, l’ultima barriera a nord della zona infetta, verrà definito successivamente, dopo ulteriori monitoraggi del territorio.

GALLIPOLI. Il “via libera” della Protezione civile è arrivato il 19 marzo ed ora il piano – passato al vaglio del Comitato scientifico nazionale che segue l’emergenza fitosanitaria scoppiata nel Salento – è operativo e in mano al commissario straordinario Giuseppe Silletti, che è capo della Forestale in Puglia. Nelle sue mani anche 13 milioni 610mila euro con queste destinazioni: – 3,9 milioni per attaccare gli insetti vettori adulti (le “sputacchine”) con trattamenti fitosanitari; – 3,6 milioni per contrastare gli insetti vettori in erbe spontanee infestanti; – 1,3 milioni per bonificare canali, bordi stradali, fossi; – 2,9 milioni per l’ estirpazione delle piante infette; – un milione è riservato alla distruzione delle piante infette che si trovano nei vivai. Queste le somme più consistenti, ma ce ne sono altre molto minori per il funzinamento della struttura comissariale (200mila), l’informazione con opuscoli e convegni (260mila). Si parte dai focolai puntiformi, quindi più facili da aggredire, di Veglie, a nord di Nardò, e di Oria (Brindisi). L’uno e l’altro centro sono inseriti nella “zona di eradicazione”, insieme a Arnesano, Campi, Carmiano, Copertino, Guagnano, Lecce, Leverano, Monteroni, Novoli, Porto Cesareo, Nardò, Salice salentino, Squinzano, Surbo, Trepuzzi.

«Si procederà col bisturi circa gli alberi da espiantare e con attacchi mirati nell’uso degli insetticidi», ha promesso Silletti davanti alle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato, ricevendo apprezzamenti bipartisan. Sarà così? Il comitato “Voce dell’ulivo”, che ha partecipato alle audizioni a Roma, ha bocciato alla fine il piano, dicendosi sorpreso del “silenzio di chi dovrebbe rappresentare il mondo agricolo”. «Nelle quattro macro aree – sostengono Federico Manni di Racale, Daniela Specolizzi di Ugento Giovanni Melcarne di Gagliano – c’è in comune un’azione: più di quattro trattamenti insetticidi obbligatori su tutto il territorio, 120 km di lunghezza circa per 50 km con un impatto non trascurabile, oltre ad eradicazioni e interventi di manutenzione, questi ultimi a carico dei produttori». Un punto quest’ultimo che va presto risolto e che alcuni europarlamentari hanno indirizzato a Bruxelles: «Gli agricoltori se la sono trovata qui la Xylella ma non per loro responsabilità – ha sottolineato Paolo De Castro, presidente della Commissione agricolotura dell’Ue – e semmai l’Ue deve interrogarsi sulla validità dei suoi controlli in questo campo».

Sul versante delle operazioni sui terreni ritenute pericolose, sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” interviene Marta Hugas, capo del Dipartimento Valutazione del rischio e assistenza scientifica dell’Efsa, l’ente europeo sulla sicurezza alimentare: «Questa procedura con questi prodotti garantisce un elevato livello di protezione della salute umana e dell’ambiente», ma poi rimanda alle Autorità italiane la valutazione delle misure di emergenza.
Per completare la mappa occorrerà attendere l’individuazione esatta del cordone fitosanitario, a nord della profilassi.

Voce al Direttore

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