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persone centenarie salento

Lucia Pizzolante centenaria

UGENTO. Cento candeline per la nonna più anziana di Ugento. Lucia Pizzolante, classe 1913, ha festeggiato il secolo di vita insieme a figli, nipoti e pronipoti. Una famiglia numerosa e affiatata, alla quale si è unito tutto il vicinato, la parrocchia e l’Amministrazione comunale. In via San Giovanni Capistrano la festa è iniziata già nel mattino, con la messa celebrata in strada dal parroco della cattedrale don Rocco Zocco e da don Agostino Bagnato, alla presenza del sindaco  Lecci e degli assessori Ponzetta, Chiga e Specolizzi. In serata, poi, i figli Antonio, Pina e Ada De Nuzzo hanno continuato a festeggiare la loro mamma insieme ai 15 nipoti e ai 10 pronipoti.

Sposata del 1938 con Luigi De Nuzzo, nonna Lucia ha sempre lavorato nei campi, tra raccolta di olive e di tabacco. Una vita vissuta nella semplicità, la sua, in cui non sono mancati i momenti dolorosi: la morte del marito, 33 anni fa, e quella del figlio Marcello, scomparso in seguito ad un incidente stradale.

«Il segreto di nostra mamma – raccontano emozionati i figli – è stato quello dell’alimentazione. Poca carne e molta verdura, e la sua salute non ha mai vacillato. Anche ora, nonostante l’età e le difficoltà a muoversi, è lucidissima. Quando è venuto a trovarla il vescovo, qualche giorno fa, non smetteva di raccontargli aneddoti e recitare antiche preghiere».

«Quando eravamo piccoli – ricorda una delle tante nipoti – ci raccontava poesie e favole. Ricordo, in particolare, quella ‘dellu rimitaggiu’». Anche dopo la messa celebrata per il suo secolo di vita, nonna Lucia ha deliziato tutti i presenti con i versi riaffiorati dalla sua memoria.

Auguri da tutta la redazione di Piazzasalento! (la foto è di Luigi Mauramati)

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centenaria racaleRACALE. Nonna Antonia Procida ha festeggiato i suoi 100 anni il 26 dicembre scorso, circondata da rose rosse ma soprattutto dal calore della sua numerosa famiglia. L’arzilla centenaria, infatti, che ha recitato per l’occasione pure una commovente poesia, ha cresciuto quattro figli insieme al marito Umberto Reho e può contare, oggi, sull’affetto di ben dieci nipoti, quindici pronipoti e addirittura quattro propronipoti.

Alla festa hanno preso parte proprio tutti, anche il parroco don Tommaso Rizzello, il sindaco Donato Metallo e il vicesindaco Frediano Manni. Alla loro presenza, nonna Tetta ha svelato il segreto della sua longevità: “Fazza Diu!”, “a significare che – spiega il pronipote Massimiliano Palese –  bisogna accettare con coraggio le cose brutte della vita, ma gioire sempre delle cose belle”.

 

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IVAGNES ADDOLORATA002 (2)GALLIPOLI. Ben otto pronipoti, oltre a cinque nipoti e due figli, sono pronti a festeggiare domani, 24 dicembre, nonna Addolorata. Nella sua casa, che si trova nel centro storico della “Città Bella”, la signora Ivagnes spegnerà 105 candeline in compagnia delle persone care e col pensiero rivolto al marito che non c’è più, il signor Generoso Prete.

Nata a Gallipoli il 24 dicembre 1908, Addolorata ha lavorato presso la manifattura tabacchi fino all’età di 55 anni. Così, ha contribuito nel tempo ad assicurare un futuro ai suoi due figli, Marisa e Mimino, che domani non vedono l’ora di tagliare l’importante traguardo insieme a lei.

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Maria Immacolata Antonazzo 100 anni dicembre 2013 parabitaPARABITA. Maria Immacolata Antonazzo (nella foto con il sindaco Alfredo Cacciapaglia) è la quinta e ultima centenaria del  2013  a Parabita. Conosciuta come “Maria ta Gertrude”, seconda di  due fratelli e due sorelle,  sin da giovanissima ha imparato dal padre Grazio a  lavorare nei campi.

“Zia Maria”, che ha lavorato anche come ricamatrice, sin da piccola è consorella dell’Immacolata, conservando da allora una lunga fede religiosa trasmessa dalla madre Gertrude: infatti trascorre mattina e pomeriggio  a recitare il rosario. Una curiosità: è nata l’8 dicembre ma all’ufficio Anagrafe risulta essere registrata il 13 dicembre 1913.

Nonno Cosimo Lezzi insieme agli alunni della 4B istituto elemenatre R. Gentile - matino

MATINO. Dopo aver raggiunto il primo secolo di vita nel 2012, Cosimo Lezzi riparte da zero (o meglio da uno). Lo scorso 5 novembre ha, infatti, festeggiato il suo 101º compleanno insieme ad alcuni dei suoi “vecchi” amici, ovvero gli alunni della 5ª B (con lui nella foto) dell’Elementare “R. Gentile” che già lo scorso anno gli erano stati accanto. Anche questa volta i ragazzi sono ritornati presso la “Fondazione Filograna” di Casarano, dove l’anziano risiede, consegnandogli dei messaggi. Inaspettata anche la visita del sindaco Tiziano Cataldi il quale, insieme all’assessore Pamela Lecci, ha portato gli auguri della cittadinanza. Auguri “speciali” anche da parte del “Movimento cristiano lavoratori” che, con il presidente Rocco Vitali, ha inteso ricordare la sua lunga militanza consegnadogli una pergamena. Il nonno, circondato dall’affetto dei figli Rosario ed Antonio e dei nipoti, ha poi festeggiato insieme a tutti gli altri ospiti della casa di riposo.

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tommaso d'aprile

ALEZIO. Nato il 21 novembre 1913, ieri Tommaso D’Aprile ha festeggiato i suoi 100 anni, circondato dall’affetto dei suoi cari. Sposato nel 1939 con Dolores Martines, ora 98enne, “l’anno venturo se Dio vuole festeggeremo le nozze… come si chiamano? 75 anni ”; sì, le nozze di platino (non ne esistono di successive sui manuali!). Sempre di buon umore, non perde il gusto per argute battute di spirito. Il segreto? «L’ottimismo, stare bene con tutti e poi … il Padreterno. Noi possiamo pure fare dei progetti, ma poi è Lui che decide».  Auguri da tutta la redazione di Piazzasalento.

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centenaria Alezio

ALEZIO. Ad Alezio Francesca Giuliani ha festeggiato i suoi 107 anni. Nata alle ore cinque del 10 ottobre 1906, come si evince dal certificato di nascita che Il sindaco di Onano (VT), paese natale di Francesca, le ha inviato, insieme alle felicitazioni di tutta la cittadinanza.  Nelle foto insieme al genero Raffaele Mercuri, il sindaco Vincenzo Romano e il parroco don Antonio Minerba.

Elena Miccoli_targa Amministrazione_FOTO VANESSA CHIRIVI - galatoneGALATONE. Galatone conta un’altra centenaria: è la tessitrice Elena Miccoli (nella foto di Vanessa Chirivì), festeggiata nei giorni scorsi da parenti, amici e dall’Amministrazione comunale in rappresentanza dell’intera comunità galatea.

Terza di sette fratelli, quindi sorella di Stella, Mariuccia, Carmine, Giovanni, Vincenza e Rita, Elena nasce il 4 ottobre del 1913 in una piccola abitazione nel cuore di Galatone; dal papà Giuseppe è presto educata al lavoro nei campi, mentre dalla madre Genoveffa Calò, ha la fortuna di apprendere l’arte della tessitura, soprattutto quella del merletto con la tecnica del filet, di cui ora, dopo anni di lavoro ed esperienza, la nonnina galatea risulta particolarmente abile.

Ed è davanti al telaio, nella sua piccola abitazione in piazzetta Sant’Angelo (dove ha sempre vissuto con il marito Luciano De Magistris), che la donna ha trascorso gran parte del suo tempo tessendo con costanza, passione e abilità pezzi unici che ora fanno bella mostra in tante abitazioni galatonesi (e non solo). Per festeggiare il traguardo raggiunto c’è stata una grande festa a sorpresa. Complici parenti ed amici.

A lei l’Amministrazione comunale ha tributato le congratulazioni e gli auguri della città: «Che tu possa aggiungere ancora tante pagine al libro della tua vita», così è stato inciso sulla targa consegnata a nonna Elena.

PARABITA. Coltura Prete, Maria Consolata Garzia e Vincenzo Cocola, sono i tre nuovi centenari che settembre ha aggiunto nella lista dei più longevi del paese. Insieme a loro Anna Leganza che il 31 luglio di anni ne ha compiuti 105. Coltura e Maria Consolata, tra l’altro, sono nate nello stesso giorno del 1913, cioè l’11 settembre. Di origini contadine, dopo aver frequentato la prima elementare, Coltura Prete si dedica al lavoro in campagna. Già in adolescenza diventa consorella della confraternita dell’Immacolata e a 33 anni sposa Rocco, dal quale avrà l’unica figlia, Antonia. Oggi nonna “Tuta”, mangia di tutto e trascorre alcune  ore della giornata lavorando il fuso, con il quale ha realizzato dei piccoli “capolavori” come coperte, sciarpette e scarpe da notte. Anche  Maria Consolata Garzia ha origini contadine ed ha lavorato per venti anni presso le fabbriche di tabacco. Sposata all’età di 24 anni, diventa madre di Antonia, Anna Maria e Gigi.

Dal 1969 è iscritta presso l’ordine Terziario domenicano della Basilica della Coltura,  rimanendo, fino a non pochi anni fa, al servizio della comunità domenicana.  Appassionata della buona  cucina mediterranea, trascorre le ore della giornata dedicandosi alla recita del rosario. Vincenzo Cocola (per tutti “Zinzinu”) è nato, invece, il 24 settembre e già dai 19 anni inizia a praticare la caccia,  accanto al lavoro da fabbro acquisito dal padre Giuseppe. Lucido e vigile, oggi è uno dei soci attivi della sezione cittadina del  “Circolo caccia, tiro e pesca 1946” della quale è anche socio fondatore. Mangia poco e tutto, e viste le sue buone condizioni di salute attende solo che gli venga rinnovato il porto d’armi, risultando tra i cacciatori più longevi d’ Italia. In lui, resta ancora vivo il ricordo di “ mesciu”   Raffaele Piccinno e di Nino Surano, i  suoi due compagni d’avventura amanti della caccia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anna Leganza 105 anni il 31.7.2013  parabita

PARABITA. Donna Anna Leganza, classe 1908, è la donna più longeva di Parabita. Lo scorso 31 luglio, ha compito 105 anni ma solo per l’anagrafe poiché tanta salute, forza e lucidità sono gli elementi che l’hanno da sempre contraddistinta. Il suo lavoro è stato quello di casalinga, accudendo ed educando i due figli Maria ed Ernesto. Anche oggi il suo hobby preferito, coltivato sin da ragazza, resta quello della lettura, con una predilezione per gli autori del primo Novecento, pur non avendo potuto continuare gli studi dopo le elementari.

«È vero che stavamo sempre in casa, ma non c’erano le comodità di oggi», afferma la centenaria, circondata dall’affetto di cinque nipoti e sette pronipoti. Un ricordo speciale va anche al marito   Pasqualino, scomparso da diversi anni. Il segreto della sua longevità: «Stare in pace con se stessi, non avere odio nei confronti del prossimo e  mangiare di tutto, dalle verdure ai legumi alla pasta in genere, rispettando sempre la cucina mediterranea», fa sapere la nonna originaria di Alezio .

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Virginia tra don Antonio Minerba e il nipote sindaco

Sannicola. Veronica Musica, detta Virginia, ha festeggiato il traguardo dei 100 anni lo scorso 14 gennaio. Accanto a lei parenti e amici, assieme al sindaco di Sannicola Giuseppe Nocera, di cui è zia, e al parroco della chiesa della Madonna Addolorata di Alezio don Antonio Minerba. La festa ha avuto luogo ad Alezio, nella casa della nipote Maria Grazia Petruzzi che da sei anni si occupa di lei. «La nonna è vissuta a Chiesanuova finchè è stato possibile – racconta la nipote – ma poi è stato necessario il trasferimento per poterla assistere. Non parla più, ma comprende tutto ed è molto legata ai miei figli, ovvero i suoi pronipoti». E di pronipoti, Virginia ne ha ben sei avuti da dodici nipoti e sette figli: Maria, Antonietta, Filomena, Salvatore, Ruggero, Cosimo e Domenico.

A segnarle la sua lunga esistenza è stata, nel 1952, la morte del figlio Salvatore, allora ventenne, in un incidente sul lavoro. «Una tragedia terribile che l’ha fatta chiudere molto in se stessa. Da allora il sorriso è diventato raro sul suo volto», afferma ancora la nipote.

Virginia ha vissuto tutta la vita a Chiesanuova, occupandosi della numerosa famiglia e poi del marito, che stava poco bene. «Ha accettato il nostro aiuto solo quando cadde rovinosamente per terra, rompendosi il femore, mentre assisteva suo marito Franco che la amava molto e, in dialetto, le augurava: “cu campi vecchia vecchia”. Qualche giorno fa, portando dei fiori sulla sua tomba, gli ho detto: “Hai visto, nonno? Avevi ragione: la nonna ha raggiunto i 100 anni”. Avendo un bambino con gravi problemi di salute ho ben chiaro come ogni respiro sia un dono e vivere 100 anni è un dono meraviglioso», conclude la nipote. Della famiglia fa parte anche l’altra nonna, Grazia Sabato, anche lei originaria di Sannicola, che ha appena compiuto 98 anni.

MCT

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Vincenza Molle

Parabita. Grande festa lo scorso 14 novembre presso la Casa di riposo “Euroitalia” di Casarano,  per i 100 anni di Vincenza Molle (nella foto di Leonardo Negro). La signora, nata a Parabita in via Gaetano Vinci, è la primogenita di sei figli: sin da ragazza, dunque, le venne affidato il compito di occuparsi dei tre fratelli e delle due sorelle. Assiste allo scoppio dei due conflitti mondiali e a 37 anni sposa Oronzo, l’uomo della sua vita che ricorderà con affetto anche dopo la sua scomparsa. “Innamorata”  della Madonna della Coltura (alla festa era presente il rettore della basilica padre Clemente Angiolillo), nonna Vincenza afferma, con lucidità, di aver “sempre lavorato tutte le arti”, nonostante la sua professione sia stata quella di contadina con dodici anni nella lavorazione del tabacco. Se ben tra mille sacrifici si dice “soddisfatta” di tutto ciò che ha saputo realizzare. Ancora oggi si dedica, comunque, alla lavorazione di maglie, calze e tappeti. «Grazie, grazie a tutti, siete tutti bravi» ha affermato salutando i parenti e quanti hanno preso parte alla festa. A farle gli auguri anche il sindaco Alfredo Cacciapaglia e la vigilessa  Deliana Seclì che le ha consegnato una targa ricordo e un mazzo di fiori a nome di tutta l’Amministrazione comunale.

GF

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Marina Imperiale, classe 1912

Tuglie. «Grazie, grazie a tutti per gli auguri! Oggi ho compiuto 100 anni, adesso sono nella mani del Signore». Marina Imperiale ringrazia così i parenti e gli amici che le sono stati vicini, lo scorso 28 ottobre, nel giorno del suo compleanno più speciale.

Una festa sobria ma molto sentita, partecipata da nipoti, pronipoti e dall’intero quartiere Santa Lucia. A prendervi parte anche il sindaco Daniele Ria per gli auguri a nome dell’intera comunità. Dopo la celebrazione della messa, nella quale “Zia Marina” ha pregato continuamente, la festa si è spostata presso il ristorante “Villa Excelsa” di Sannicola per il pranzo con il taglio della torta finale. Marina Imperiale, classe 1912, ha avuto cinque fratelli. Carattere tranquillo ma molto forte, è da sempre legata ai suoi familiari e, al contempo, al suo paese che non ha abbandonato neppure quando molti nipoti hanno lasciato Tuglie per motivi di lavoro. Da giovane ha anche fatto la tabacchina e, decidendo di non sposarsi, è stata vicina alla sua famiglia ed in particolare alla sorella Lucia.                                             

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Gallipoli. «Ho dovuto ammalarmi per avere il primo bacio!». Alla faccia incuriosita del cronista risponde: «Ero a letto e mia madre si era allontanata per predermi un bicchiere d’acqua…». Quella emozione è stata tale che è durata cent’anni ed ora riaffiora davanti ad un compleanno che forse non pensava di festeggiare. Albina Corciulo l’ha trascorso nell’istituto delle suore degli Angeli che la ospita.

Albina Corciulo con una suora dell’ Istituto degli Angeli

Sembra quasi che il suo tempo, così lungo, si sia fermato a quell’istante di grande amore. Di quei tempi, s’intende. Lei ci tiene a sottolinearlo, con occhi vivaci dalle pupille imbiancate, quando si arriva a parlare dei suoi due  matrimoni durati pochissimo. Dice poco del secondo. è la perdita del primo ad averla segnata, il suo dolore più grande. I ricordi si accendono e il racconto diventa più caldo, dopo i primi tentennamenti a causa di un istintivo riserbo. Un fidanzamento durato 13 anni poi la morte precoce, a causa di complicazioni post-operatorie, dopo soli quattro anni di matrimonio.

Fidanzamento come si intendeva allora, ovviamente. «Il ragazzo ti vedeva in piazza e ti sceglieva, poi c’era la proposta; se ti piaceva e i genitori erano d’accordo eri fidanzata», racconta divertita. Ma non è che dopo cambiava molto, tutt’altro. Per mesi ci si vedeva solo fuori l’uscio di casa, un saluto e qualche sguardo veloce, poi iniziavano gli incontri ma sempre in presenza di altri familiari. «Ci sedevamo in cerchio e lui non poteva neanche appoggiare la mano sulla mia spalla», prosegue Albina, mentre le viene in mente lo sguardo severo e vigile di suo padre. Deve essere stata una donna fiera e rigorosa pure lei, in un mondo diverso e ormai lontano, scandito dal ritmo del lavoro col tabacco, figlia di un pescatore e di una casalinga, prima di sei sorelle, due delle quali morte da piccole.

«Ho sempre lavorato», ripete, come se nella sua vita non ci fosse poi tanto da raccontare.  Della mamma sì, ne parla volentieri, di “una donna buona e davvero educata, non come quelle di adesso” e dei pranzi modesti con pane e legumi: «Ci si doveva accontentare, quello c’era… Solo d’estate la mamma poteva cucinare qualcosa in più, grazie al lavoro extra del padre in uno stabilimento di  vino». Poi era toccato a lei andare ad accoppiare  foglie di tabacco nella storica fabbrica che c’era una volta su corso Italia. Ma lavorava anche col filo di Vienna, come le aveva insegnato una zia: «Impagliavo sedie per un negozio, me le portavano a casa e poi se le riprendevano». Davvero una vita molto “comune”, dopo quel primo bacio col batticuore.

RdB

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Nonna Francesca col genero Raffaele Mercuri

Alezio. E adesso sono 106 gli anni di nonna Francesca Giuliani, festeggiata anche quest’anno dal genero Raffaele Mercuri, già dirigente delle Poste e amministratore comunale, dai nipoti Massimiliano e Roberto avuti dalla figlia Assuntina scomparsa purtroppo poco tempo fa, dalla signora che affettuosamente l’assiste da tempo; il sindaco Romano gli ha fatto visita nella casa di via Garibaldi per augurargli di conservare la sua incrollabile serenità a nome di tutti gli aletini. Nonna Francesca sorride e saluta, racconta di come trascorre le sue giornate (tanta tv ma quella di Padre Pio) e di come augura a tutti di vivere sereni e magari tanto a lungo. Lei non ci tiene ai primati.

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Nonna Rita Nocera ha appena festeggiato i 104 anni. A fare festa all'ex maestra tanti suoi allievi, oggi ultraottantenni

Tuglie. Ha spento 104 candeline Rita Nocera, la cittadina più anziana di Tuglie nata il 29 aprile 1908. Maestra di vita e di scuola, nonna Rita è da sempre punto di riferimento per il paese ed in particolare per tutti quei ragazzi che in passato sono stati suoi alunni e che oggi, alcuni ultraottantenni, passano da casa per un saluto.

Nel 1973, la maestra Rita salutando i suoi alunni scriveva: «La vostra maestra comincia un nuovo periodo di vacanza di cui ignora la durata; ma mi propongo d’interromperlo ogni qualvolta sentirò la nostalgia del vostro sorriso. Allora tornerò per riprendere con voi il dialogo da tempo iniziato e non ancora esaurito».

Il periodo di “vacanza” è stato più lungo del previsto e Rita, insieme alla sorella novantaduenne, trascorre le giornate guardando poca televisione, ma di qualità. I suoi programmi preferiti sono quelli dedicati alla cultura e all’ambiente. Riceve con gioia le visite delle nipoti e di quanti le  vogliono bene. Ama sfogliare i libri letti in passato, come “Piccolo mondo antico”, e visionare lettere e cartoline, ricordi di esperienze indimenticabili.

Il tempo per lei sembra quasi si sia fermato grazie ad una lucidità mentale che le consente di ricordare le tappe principali della sua vita come l’esperienza di insegnante iniziata a Palermo e terminata con il pensionamento a Tuglie oppure l’impegno nella comunità parrocchiale come presidente dell’Azione cattolica femminile, ministra del Terz’Ordine francescano e presidente onoraria dell’associazione delle Guardie d’Onore del Cuore di Gesù.

GP

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Nino Federico, con sette nipoti avuti dai tre figli nati da Rosa

Taviano. Compirà 100 anni il prossimo 25 maggio nonno Giovanni Michelangelo Federico, da tutti conosciuto come “Nino Tringuli”. Un traguardo invidiabile, riservato a pochi.

Nonostante l’età, sta bene, è quasi autonomo, mangia da solo soprattutto gli spaghetti che arrotola con la forchetta come fosse un giovane di 20 anni, ricorda tutto quello che l’ha visto protagonista. Ha accanto la moglie Rosa, 85 anni portati benissimo, con la quale da 64 anni divide la vita di tutti i giorni. La famiglia si completa con tre figli, Carmelina, Donato e Rossana. E poi sette nipoti e tanti parenti. Nonno Nino ricorda i nomi di tutti e non si confonde mai quando deve chiamare qualcuno. Ciò che sorprende di lui è lo sguardo sorridente e limpido, gli occhi vivi e quei capelli bianchi come la neve.

Ripassa con noi gli anni della sua vita, consapevole di aver attraversato il Novecento e di essere approdato nel Terzo Millennio, l’epoca di Facebook e del mondo virtuale. «Dopo la prima guerra mondiale nei paesi del Sud si viveva in estrema povertà – ricorda –  avevano un senso il pane, i fichi secchi, i legumi, le lucerne per rischiarare le lunghe notti trascorse accanto al camino acceso».

Nacque contadino e la passione per la campagna gli è sempre rimasta. «Fino a qualche anno fa si arrampicava sugli alberi per la potatura – ricorda la figlia Rossana – rimaneva in campagna dalla mattina alla sera e, spesso, dovevamo andarlo a prelevare perché eravamo in pensiero per lui».

Poi scoppiò la seconda guerra mondiale e Nino, come altri, fu richiamato per fare il soldato. «Dagli anni della miseria si passò agli anni della disperazione – aggiunge Nino – della morte facile, della vita appesa ad un filo. Ti attaccavi ai ricordi nelle fredde notti combattute sul fronte tra l’Albania e la Grecia. Poi  i Russi ci fecero prigionieri e ci internarono a Danzica, dove cuocevo il pane di grano per gli ufficiali di Stalin. Pensavo sempre a Rosa, la mia fidanzata, della quale per anni non ebbi sue notizie».

Il 1948 arriva il matrimonio e il viaggio di nozze a Napoli. Diventa colono della ricca famiglia degli Scategni e gestisce in proprio la masseria “Fontana”, dove lavoravano 75 operaie. «Soprattutto di notte – conclude nonno Nino – rivedo pezzi della mia vita, a cui mi tengo stretto, come un autobus alla sua ultima corsa”. La vita, in fondo, è un regalo divino.

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Alliste. È una donna “d’altri tempi” Maria Barlabà (foto), la vecchietta di Alliste che il 29 ottobre ha festeggiato il suo centoduesimo compleanno. E non lo è certo per la sua età secolare, al contrario perché in controcorrente rispetto alle sue coetanee “superstiti”.

Chiunque “osi” immaginarsela come la tipica nonnina che racconta per ore, in quel dialetto arcaico e quasi incomprensibile, aneddoti e vicissitudini ai propri nipoti, beh, dovrà desistere dal farlo.

Innanzitutto lei le ore le trascorre a cucire, leggere libri di preghiera e recitare rosari. E quando non è impegnata nell’ascolto di prediche religiose, alla radio o in Chiesa, le prediche non manca di farle lei: spaziano da un argomento all’altro i rimproveri che Maria riserva ai suoi due figli, Rita e Giuseppe, e ai suoi 6 nipoti e 8 pronipoti. Zero i rischi di non comprenderla…e di poter fare, dunque, l’“orecchio da mercante”: l’ultracentenaria parla un italiano perfetto.

Niente di più verosimile. Basta conoscere la sua storia: maestra in una fabbrica di tabacco ad Alliste, educata dalle suore fino a trent’anni.

È il “curriculum” a giustificare, perciò, il suo moralismo e rigore. Nel rapporto col cibo: nessun eccesso e pasti consumati sempre agli stessi orari (e forse proprio questo è anche uno dei segreti della sua longevità).

Nel rapporto col marito, morto vent’anni fa e conosciuto proprio all’interno di quella fabbrica di tabacco dove lei, allora residente a Casarano, lavorava. Si sposa a trent’anni, “troppo tardi” per quei tempi, e non è la moglie dimessa che vive all’ombra del marito.

Ha sempre messo tutti in riga e continua farlo. Ha sempre fatto “la festa” a tutti, ma questa volta sono stati gli altri a festeggiarla alla grande.

E non è mancato il classico taglio della torta: nessuna difficoltà per Maria che, da oltre un secolo, è abituata ad avere il coltello dalla parte del manico.

                                                                RR

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Il sindaco Romano, Raffaele, Roberto e Massimiliano Mercuri con la festeggiata, che deve anche rispondere agli auguri telefonici

Alezio. L’unica concessione al peso del tempo è quando dice alla pronipote che telefona da Roma: «Quando vai a Onano (provincia di Viterbo, ndr) salutami tutte le mie amiche». Ma quante avranno avuto la sua fortuna di soffiare su 105 candeline, stavolta simbolicamente racchiuse in una, sulla immancabile torta?

Ma come si fa? Come la nonna di Parabita, Anna Leganza di anni 103, pure Francesca Giuliani  risponde seria: stare in pace con tutti, fare e volere bene, la ricetta di una nonna che  tre anni fa ha saputo superare persino un femore rotto, unica parentesi in cui ha avuto a che fare da vicino con medici e medicinali.

Niente farmaci, nè caffè o vino; attenzione al proprio mondo, drammaticamente più piccolo da quando ha perso la figliola Assuntina, nella casa in via Garibaldi vive da 42 anni; prima c’era anche il marito. E’ rimasta col genero Raffaele Mercuri, già dirigente delle Poste e amministratore comunale, i due nipoti Massimiliano e Roberto. Tre uomini e una donna che ancora si dà da fare nelle faccende domestiche, ma col fondamentale aiuto di una affettuosa assistente: niente più tagliatelle fatte finchè ha potuto, ma asciugare padelle e pelare patate sì. Il suo cruccio è “pesare” il meno possibile in una situazione simile; forse è per questo che non si lamenta mai di niente.

Risponde a tono a tutti, al sindaco che le ha portato dei fiori e una targa ricordo, ai parenti che la festeggiano; poi quando arriva anche don Tancredi Falcone, amato e dinamico parroco oggi 92enne, il quadretto d’insieme   intenerisce oltremisura. Un altro parroco, don Giorgio Prete, ogni tanto le porta gruppi di ragazzini che si preparano alla Prima comunione: lei ci parla, ringrazia Dio e augura loro ogni bene.

Come augura a tutti di poter festeggiare traguardi così alti, magari nelle sue eccezionali condizioni; ogni tanto un po’ di ferro e basta. E poca tv, giusto quella di Padre Pio: «Tutte quelle altre chiacchiere non mi piacciono». Del resto, la sua famiglia d’origine è molto religiosa: il fratello è stato un francescano; poi ricorda due suore e un monsignore “rettore del seminario di Montefiascone”.

Accarezza i mazzetti di fiori e pensa serenamente a colei che manca, in questo frangente e sempre: «Questi li portate ad Assuntina poi», dice. Arriva un’altra telefonata; lei s’informa, ringrazia, saluta. Mentre pensa che c’è da cucinare adesso, in questa domenica di ottobre; c’è da preparare per gli uomini di casa, che hanno solo lei.

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Al centro Anna Leganza

Parabita. Quando il medico ha visto le sue analisi del sangue, semplici routine di controllo, stentava a credere ai suoi occhi, controllando e ricontrollando i dati anagrafici. I valori riportati potevano essere quelli di una giovincella,  ma lei aveva appena compiuto 103 anni. Donna Anna Leganza, classe 1908, è la donna più anziana di Parabita.

Centenaria solo sulla carta, perché lei, “ringraziando il Signore” – come dice sempre,  ha salute, forza e lucidità da vendere. Le piace fare i cruciverba, ha una collezione di coroncine benedette ed una passione per Aleksandr Solženicyn, lo scrittore russo autore di “Arcipelago Gulag”, del quale ha letto tutte le opere.

La lettura è stato un suo grande amore sin da quando era ragazza, soprattutto di romanzi. Merito forse di suo padre, Domenico, che era un insegnante. Ma se le si chiede che scuole ha frequentato, risponde con un moto d’orgoglio che “la cultura non si misura a titoli”, perché lei pur non avendo continuato gli studi dopo la scuola elementare, ha sempre fatto tutto da sé, da autodidatta.

Ha anche un sorprendente talento nella scrittura, e le poesie che ha scritto è pronta ancora oggi a recitarle tutte a memoria, con un italiano intessuto di vocaboli forbiti e ricercati, frutto di una delicatezza linguistica che oggi non si usa quasi più. “Noi avevamo D’Annunzio che inventava parole nuove e belle”, ricorda.

Una donna di un’altra epoca, che però ha saputo stare al passo con i tempi. Trova giusto che oggi le donne lavorino ed abbiano l’occasione di realizzarsi nella carriera. Ai suoi tempi non era concesso, e lei è stata una mamma di famiglia a tempo pieno, ricordandone la bellezza, ma anche le difficoltà.

«E’ vero che stavamo sempre in casa, ma non c’erano le comodità di oggi. Non c’erano acqua corrente o elettrodomestici, bisognava fare tutto da sé». Un ricordo speciale va anche a suo marito, scomparso da diversi anni, che lei definisce sempre un galantuomo, perché galante nei modi e nobile nell’animo. Per potersi sposare, nel 1938, dovettero chiedere una dispensa papale, perché erano cugini di primo grado, da parte del padre. Insieme hanno avuto due figli, Maria ed Ernesto, e l’insegnamento più grande che donna Anna ha cercato di dar loro è di essere indipendenti e contare sempre sulle proprie forze. Ma non le piace tanto perdersi nei ricordi, preferisce guardare al presente.

E l’oggi è la sua famiglia. Oltre ai suoi figli, anche 5 nipoti e 7 pronipoti, di cui uno in arrivo, che la riempiono d’affetto. E a chi le chiede il segreto per arrivare così in salute alla sua età, risponde che la serenità dello stare in pace con se stessi e con gli altri, senza far del male a nessuno, sono stati sicuramente la sua medicina migliore.

Daniela Palma

Voce al Direttore

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