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parrocchia addolorata alezio

Don Antonio Minerba

ALEZIO. Vive giorni di festa la parrocchia S. Maria Addolorata di Alezio. Archiviata la due-giorni di devozione e tradizioni con i festeggiamenti in onore di S. Rocco, ora la comunità si stringe attorno al suo parroco don Antonio Minerba, in occasione dei suoi 25 anni di sacerdozio. Un traguardo che il sacerdote originario di Aradeo vuole condividere con quanti gli sono stati vicino nel suo cammino di fede e amicizia. Martedì 17 ottobre alle 18,30 è prevista la celebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo della diocesi NardòGallipoli mons. Fernando Filograna.

Due le priorità che hanno segnato questi anni di sacerdozio: l’attenzione verso i poveri e la realtà dei giovani che s’interseca con la relazione con le famiglie e la dimensione educativa. E il lavoro portato avanti ad Alezio dal 2012 continua a dare grandi frutti: tante le attività in partenza nell’oratorio, con scuola calcio, teatro, cineforum quindicinali e le domeniche dedicate ai più piccoli. Ma ogni traguardo che si rispetti porta, se non un dono, un desiderio da realizzare con l’aiuto di tutti. «Il 25esimo di un parroco non è la festa di una persona – afferma don Antonio, che lo scorso 10 ottobre ha compiuto 50 anni – ma un momento in cui la comunità si ritrova attorno al proprio pastore per realizzare un sogno che sia di tutti. Il prossimo obiettivo è la ristrutturazione dell’edificio di via Falcone per realizzare una casa di prima accoglienza, che serva da appoggio per dare serenità a persone in difficoltà e istituzioni di fronte a situazioni di emergenza».

«Quando si arriva a queste tappe si rivede il film della propria vita», ricorda. «In questi anni ho sperimentato la grandezza dell’amore del Signore attraverso il dono di tante persone stupende con le quali ho potuto realizzare grandi cose. Accanto alla fiducia in Dio un altro elemento importante nel mio cammino è stato proprio la fraternità sacerdotale. Un ringraziamento va quindi a tanti sacerdoti, a partire da don Luigi Lega, il mio primo parroco che oggi non c’è più, fino a don Emanuele Calabrese, mio attuale collaboratore. Così come due altre figure significative ad Alezio, don Tancredi Falcone, conosciuto e amato negli anni della sua sofferenza, e don Ezio Contaldo, il “nonno” del mio sacerdozio che continua ad insegnarmi tanto».

Una promessa, fatta 25 anni fa, che si rinnova ogni giorno con la vicinanza di amici e fedeli: «Una delle paure di mio padre quando gli comunicai che desideravo diventare prete era quella di rimanere solo, di non avere accanto una famiglia. Ora la comunità è la risposta di Dio, a mio padre e a me».

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